MITI E FATTI
Una
Guida al conlfitto Arabo-Israeliano
di
Mitchell G. Bard
1.Le
radici d'Israele…………………………………………….1
2
Il periodo del mandato……………………………………….14
3
La spartizione…………………………………………………23
4.
La guerra del 1948…………………………………………..28
5.
Verso Suez……………………………………………………35
6.
La Guerra dei Sei Giorni del 1967………………………….39
7.
Tra le guerre…………………………………………………48
8.
La guerra d'attrito 1967-1970………………………………53
9.
La Guerra del Kippur del 1973……………………………..55
10
I confini……………………………………………………..60
11.
Israele ed il Libano…………………………………………70
12.
Le Guerre del Golfo……………………………………….82
13.
Le Nazioni Unite…………………………………………..96
14.
I Profughi…………………………………………………..104
15.
Il trattamento degli Ebrei nei paesi arabo-islamici…………129
16.
I diritti umani nei paesi arabi……………………………….155
17.
I diritti umani in Israele e nei Territori……………………..168
18.
Le rivolte dei Palestinesi…………………………………….181
19.
Gerusalemme…………………………………………………212
20.
La politica medioorientale americana……………………….226
21
Gli insediamenti …………………………………………….261
22.
. L'equilibrio degli armamenti……………………………..276
23.
I media……………………………………………………….
Le
radici d'Israele,
di Mitchell G. Bard
Miti
da confutare
03.a.
"Gli Ebrei non hanno titolo alla terra che chiamano
Israele"
03.b.
"La Palestina e' sempre stata un paese arabo"
03.c.
"La Dichiarazione Balfour non ha dato agli Ebrei il diritto ad
una patria in Palestina"
03.d.
"La 'poszione tradizionale' degli Arabi in Palestina e' stata
messa a
repentaglio
dall'insediamento ebraico"
03.e.
"Il Sionismo e' razzismo"
03.f.
"I Sionisti avrebbero potuto scegliere un'altra contrada in
luogo della Palestina"
03.g.
"Perfino Herzl aveva proposto l'Uganda come lo stato ebraico in
luogo della Palestina"
03.h.
"Tutti gli Arabi si sono opposti alla Dichiarazione
Balfour,
considerandola
un tradimento dei loro diritti"
03.i.
"I Sionisti non hanno fatto sforzo alcuno per stipulare un
compromesso con gli Arabi"
03.j.
"I Sionisti sono stati lo strumento coloniale dell'Imperialismo
occidentale"
03.k.
"Nel carteggio Hussein-MacMahon gli Inglesi avevano promesso
agli Arabi l'indipendenza"
03.l.
"Gli Arabi hanno combattuto per la liberta' nella Prima e nella
Seconda Guerra Mondiale"
[I
miti in dettaglio:]
03.a.
MITO
"Gli
Ebrei non hanno titolo alla terra che chiamano Israele"
03.a.
FATTI
Un
comune fraintendimento e' che gli Ebrei siano stati costretti
alla
diaspora
dai Romani dopo la distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme
nel
70 EV, e che poi, 1.800 anni dopo, siano improvvisamente ritornati
in
Palestina
rivendicando il loro paese. In realta', il popolo ebraico
ha
mantenuto
i legami storici con la terra avita per oltre 3.700 anni, creando
una
lingua nazionale ed una civilta' peculiare.
Il
popolo ebraico fonda la sua rivendicazione alla Terra d'Israele su
almeno
quattro
titoli:
1)
D%o ha promesso la terra al patriarca Abramo;
2)
Il popolo ebraico vi si e' stabilito e l'ha sviluppata;
3)
La comunita' internazionale ha concesso la sovranita' politica
sulla
Palestina
al popolo ebraico;
4)
Il territorio e' stato catturato in seguito a guerre
difensive.
Anche
dopo la distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme e
l'inizio
dell'esilio,
la vita ebraica in Palestina e' continuata e spesso e' anche
fiorita.
Furono ricreate grandi comunita' a Gerusalemme ed a Tiberiade nel
9no
Secolo EV, e nell'11mo Secolo EV nacquero delle comunita' ebraiche
a
Rafa,
Gaza, Ascalona, Giaffa e Cesarea.
I
Crociati massacrarono molti Ebrei nel 12mo Secolo EV, ma le
comunita'
ricuperarono
nei successivi due secoli dacche' un gran numero di rabbini
e
semplici
pellegirini ebrei immigro' a Gerusalemme ed in Galilea.
Eminenti
rabbini
avrebbero fondato delle comunita' a Safed, Gerusalemme ed altrove
nei
successivi 300 anni. All'inizio del 19mo Secolo - molti anni prima
della
nascita
del moderno movimento sionista - piu' di 10.000 Ebrei vivevano
in
quello
che oggi e' Israele [1]. I settantotto anni di
edificazione
nazionale,
che iniziarono nel 1870, culminarono nella rifondazione dello
stato
ebraico.
Il
"certificato di nascita" internazionale di Israele e' stato
convalidato
dalla
promessa della Bibbia, dall'ininterrotto stabilimento ebraico fin
dai
tempi
di Giosue'; dalla Dichiarazione Balfour del 1917; dal mandato
della
Societa'
delle Nazioni, che includeva la Dichiarazione Balfour; la
risoluzione
di spartizione delle Nazioni Unite del 1947; l'ammissione
d'Israele
all'ONU del 1949; il riconoscimento d'Israele dalla maggior
parte
degli
altri stati; e, soprattutto, la societa' creata dal popolo
d'Israele
in
decenni di esistenza nazionale prospera e dinamica.
03.a.
LA FRASE CELEBRE:
"Nessuno
fa un favore ad Israele proclamando il suo
'diritto
all'esistenza'".
Il
diritto d'Israele ad esistere, cosi' come quello degli Stati
Uniti,
dell'Arabia
Saudita, e di altri 152 paesi, e' assiomatico ed assoluto.
La
legittimazione
d'Israele non e' sospesa a mezz'aria in attesa di
riconoscimento.
(...)
Certo
non v'e' altro stato, grande o piccolo, giovane o vecchio,
che
considererebbe
il semplice riconoscimento al suo 'diritto all'esistenza' un
favore,
od una concessione negoziale".
Abba
Eban [2]
03.b.
MITO
"La
Palestina e' sempre stata un paese arabo".
03.b.
FATTI
Si
ritiene che il termine "Palestina" derivi dal nome
"Filistei", un popolo
egeo
che, nel 12mo Secolo AEV, si insedio' lungo la pianura
costiera
dell'attuale
Israele e della Striscia di Gaza. Nel Secondo Secolo EV, dopo
aver
schiacciato l'ultima rivolta giudaica, i Romani applicarono il
nome
"Palestina"
prima alla Giudea (la parte meridionale di quella che ora e'
chiamata
la Riva Occidentale) in un tentativo di ridurre al
minimo
l'identificazione
ebraica con la Terra d'Israele. La parola araba "Filastin"
deriva
da questo nome latino [3].
Le
Dodici Tribu' d'Israele hanno formato la prima monarchia
costituzionale
in
Palestina verso il 1000 AEV. Il secondo re, Davide, fu il primo a
fare di
Gerusalemme
la capitale dello stato. Sebbene la Palestina sia stata divisa
in
due regni separati, l'indipendenza ebraica sotto la monarchia e'
durata
per
oltre 400 anni. Questo e' molto di piu' dell'indipendenza goduta
dagli
Americani
in quello che ora chiamiamo "Stati Uniti" [4].
Quando
gli Ebrei cominciarono ad immigrare in Palestina in gran numero
nel
1882,
ci vivevano meno di 250.000 Arabi, e la maggior parte di loro
era
giunta
di recente. La grande maggioranza della popolazione araba nei
decenni
scorsi
erano in un certo senso dei nuovi venuti - o immigrati di recente,
o
discendenti
di persone che erano immigrate in Palestina negli ultimi 70
anni"
[5].
La
Palestina non e' mai stata un paese esclusivamente arabo, sebbene
l'Arabo
sia
pian piano divenuto il linguaggio di gran parte della popolazione
dopo
le
invasioni Mussulmane del Settimo Secolo EV. Non e' mai esistito uno
stato
indipendente
arabo o palestinese in Palestina. Quando il famoso
storico
arabo-americano,
il cattedratico di Princeton Prof. Philip Hitti,
testimonio'
contro la spartizione davanti al Comitato anglo-americano nel
1946,
egli disse: "Nella storia non c'e' alcuna cosa come la
'Palestina',
proprio
no" [6]. Difatti, la Palestina non e' mai esplicitamente
menzionata
nel
Corano, dove viene invece chiamata "la terra santa"
(al-Arad
al-Muqaddash).
[7]
Prima
della spartizione, gli Arabi palestinesi non si vedevano
come
portatori
di un'identita' separata. Quando fu convocato il primo
congresso
delle
Associazioni Islamico-Cristiane a Gerusalemme nel Febbraio 1919
per
scegliere
i rappresentanti palestinesi alla Conferenza di Pace di Parigi,
fu
adottata
la seguente risoluzione:
"Noi
consideriamo la Palestina parte della Siria araba, dacche' non ne
e'
mai
stata separata in alcun momento. Le siamo legati da legami
nazionali,
religiosi,
linguistici, naturali, economici e geografici". [8]
Nel
1937, un leader arabo locale, Auni Bey Abdul-Hadi, disse
alla
Commissione
Peel, che avrebbe poi suggerito la spartizione della Palestina:
"Non
esiste un paese [detto Palestina]! 'Palestina' e' un termine
coniato
dai
Sionisti! Non c'e' Palestina nella Bibbia. Il nostro paese e' stato
per
secoli
parte della Siria". [9]
Il
rappresentante dell'Alto Comitato Arabo alle Nazioni Unite invio'
una
presa
di posizione all'Assemblea Generale nel Marzo 1947 che sosteneva
che
"la
Palestina era parte della Provincia di Siria" e che
"politicamente, gli
Arabi
di Palestina non erano indipendenti nel senso che formavano
un'entita'
politica
a se' stante". Alcuni anni dopo, Ahmed Shuqeiri,
successivo
presidente
dell'OLP, avrebbe detto al Consiglio di Sicurezza: "Tutti
sanno
che
la Palestina non e' altro che la Siria meridionale". [10]
Il
nazionalismo arabo-palestinese e' soprattutto un fenomeno successivo
alla
Prima
Guerra Mondiale, che non e' divenuto un movimento
politico
significativo
fino a dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967 e la presa
israeliana
della Riva Occidentale.
03.c.
MITO
"La
Dichiarazione Balfour non ha dato agli Ebrei il diritto ad una patria
in
Palestina"
03.c.
FATTI
Nel
1917, la Gran Bretagna emise la Dichiarazione Balfour:
"Il
Governo di Sua Maesta' vede con favore lo stabilirsi in Palestina di
una
dimora
nazionale (national home) per il popolo ebraico, e fara' del
suo
meglio
per facilitare il conseguimento dell'obbiettivo; sia ben inteso
che
non
si fara' nulla che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi
delle
comunita'
non-ebraiche di Palestina od i diritti e la condizione
politica
goduti
dagli Ebrei in qualsiasi altro paese".
Secondo
la Commissione Peel, nominata dal Governo Britannico per
indagare
sulle
cause delle rivolte arabe del 1936, "si era inteso, al tempo
della
Dichiarazione
Balfour, che il campo in cui doveva stabilirsi la Dimora
Nazionale
Ebraica era l'intera Palestina storica, compresa la
Transgiordania".
[11]
Lo
scopo del Mandato per la Palestina era mettere in atto la
Dichiarazione
Balfour.
Esso si riferiva specialemnte ai "legami storici del popolo
ebraico
con
la Palestina" ed al valore morale della "ricostituzione
della loro
dimora
nazionale in quel paese". Il termine "ricostituzione"
mostra il
riconoscimento
del fatto che la Palestina era stata la dimora degli Ebrei.
Inoltre,
i Britannici ricevettero istruzioni di "fare del loro meglio
per
facilitare"
l'immigrazione ebraica, di incoraggiare gli insediamenti sulla
terra
e "garantire" la Dimora Nazionale Ebraica. Nel testo del
mandato non
appare
la parola "Arabo". [12]
Il
mandato fu promulgato dai 52 governi della Societa' delle Nazioni il
24
Luglio
1922.
03.d.
MITO
"La
'posizione tradizionale' degli Arabi in Palestina e' stata messa
a
repentaglio
dall'insediamento ebraico".
03.d.
FATTI
Per
molti secoli, la Palestina e' stata una contrada popolata a
chiazze,
malcoltivata
ed assai trascurata, contrada composta di colline erose,
deserti
sabbiosi e paludi malariche. Perfino nel 1880 il console americano
a
Gerusalemme
riferiva che l'area stava continuando il suo declino storico.
"La
popolazione e la ricchezza della Palestina non sono cresciute
negli
ultimi
quarant'anni", disse. [13]
Il
Rapporto della Commissione Reale Palestine cita una descrizione
della
Piana
Marittima del 1913:
"La
strada che porta da Gaza al nord era solo una pista estiva adatta
al
trasporto
con cammelli e carri. Nessun aranceto, frutteto o vigna uno
puo'
vedere
finche' uno non raggiunge [il villaggio ebraico di] Yabna [Yavne]
...
Le
case sono tutte di fango. Non si vede finestra alcuna ... Gli
aratri
usati
sono di legno ... I raccolti erano magrissimi ... Le
condizioni
sanitarie
del villaggio erano orribili. Non esistevano scuole ... La
parte
occidentale,
verso il mare, era perlopiu' un deserto ... I villaggi in
quest'area
erano pochi e poco popolati. Per tutta l'area erano sparse rovine
di
villaggi, dacche' a causa della prevalenza della malaria, molti
villaggi
erano
stati abbandonati dagli abitanti". [14]
Lewis
French, il direttore britannico dello Sviluppo, scrisse
della
Palestina:
"L'abbiamo
trovata abitata da 'fellahin' che vivevano in casupole di fango
e
soffrivano
gravemente della prevalente malaria ... Vaste zone ... non
erano
coltivate
... I 'fellahin', se non erano essi stessi ladri di bestiame,
erano
sempre pronti a dar ricetto a questi e ad altri criminali.
Gli
appezzamenti
individuali ... cambiavano di mano ogni anno. La sicurezza
pubblica
era scarsa, e la sorte dei 'fellahin' era un alternarsi di
saccheggi
e ricatti da parte dei loro vicini, i Beduini".
[15]
Sorprendentemente,
molte persone che non avevano simpatia per la causa
sionista
credevano gli Ebrei avrebbero migliorato la condizione degli
Arabi
palestinesi.
Per esempio, Dawood Barakat, direttore del giornale egizio
Al-Ahram,
scrisse: "E' assolutamente necessario che nasca un'intesa tra
i
Sionisti
e gli Arabi, perche' gli scontri verbali non possono fare che
danno.
I Sionisti sono indispensabili al paese: il denaro che porteranno,
le
loro
cognizioni e la loro intelligenza, e l'industriosita' che
li
caratterizza
contribuiranno senza dubbio alla rigenerazione del paese".
[16]
Pure
un nazionalista arabo di spicco credeva che il ritorno degli
Ebrei
nella
loro patria avrebbe contribuito alla risurrezione del paese.
Seconso
lo
Sceriffo Hussein, il guardiano dei luoghi santi islamici in
Arabia:
"Le
risorse del paese sono tuttora terreno vergine, e verranno
sviluppate
dagli
immigranti ebrei. Una delle cose piu' stupefacenti fino a poco fa
era
che
il Palestinese avevano l'abitudine di lasciare il suo paese, vagando
per
gli
oceani in ogni direzione. Il suo suolo natio non poteva
trattenerlo,
sebbene
i suoi avi ci avessero vissuto per mille anni. Allo stesso
tempo,
abbiamo
visto gli Ebrei provenienti da paesi stranieri affluire in
Palestina
da
Russia, Germania, Austria, Spagna, America. La causa delle cause non
puo'
sfuggire
a coloro che hanno il dono di una profonda intuizione. Essi
sapevano
che la terra era per i suoi figli originari (abna'ihilasliyin),
ad
onta
di tutte le loro diversita', una patria sacra ed amata. Il ritorno
di
questi
esuli (jaliya) alla loro patria si dimostrera' una
scuola
sperimentale,
materiale e spirituale, per i loro fratelli che sono con loro
nei
cambi, nelle fabbriche, nei commerci ed in ogni cosa legata allo
sforzo
ed
alla fatica. [17]
Come
previsto da Hussein, la rigenerazione della Palestina, e la
crescita
della
sua popolazione, giunsero solo dopo che gli Ebrei erano tornati
in
gran
numero.
03.d.
LA FRASE CELEBRE
Mark
Twain, che visito' la Palestina nel 1867, la descrisse cosi': "...
[un]
paese
desolato il cui suolo e' abbastanza ricco, ma e' dato tutto
alle
erbacce
- una contrada silenziosa e dolente ... C'e' una tal desolazione
che
neppure
l'immaginazione puo' adornarla con la pompa della vita e
dell'azione
...
Non abbiamo mai visto anima viva per tutto il viaggio ... Ovunque
c'era
a
malapena un albero od un cespuglio. Anche l'olivo ed il cactus,
che
rapidamente
attecchiscono nei terreni senza valore, avevano
praticamente
abbandonato
il paese". [18]
03.e.
MITO
"Il
Sionismo e' razzismo"
03.e.
FATTI
Nel
1975 l'Assemblea Generale dell'ONU adotto' una risoluzione
che
calunniava
il Sionismo equiparandolo al razzismo. Nella sua arguta risposta
alla
risoluzione, l'Ambasciatore israeliano all'ONU Chaim Herzog
noto'
l'ironia
della data, dacche' il voto cadeva giusto nel 37mo anniversario
della
Notte dei Cristalli.
Il
Sionismo e' il movimento nazionale di liberazione del popolo ebraico,
che
sostiene
che gli Ebrei, come ogni altra nazione, hanno diritto ad
una
patria.
La
storia ha dimostrato la necessita' di assicurare la sicurezza ebraica
con
una
patria nazionale. Il Sionismo riconosce che l'Ebraicita' e' definita
da
comuni
origini, religione, cultura e storia.
La
realizzazione del sogno sionista e' esemplificata dai quasi
cinque
milioni
di Ebrei, provenienti da piu' di cento paesi, che sono
cittadini
israeliani.
Sono inoltre rappresentati nella popolazione israeliana circa
un
milione
tra Arabi cristiani e mussulmani, Drusi, Baha'i, Circassi ed
altri
gruppi
etnici. La presenza in Israele di migliaia di Ebrei di pelle
scura
provenienti
da Etiopia, Yemen ed India e' la miglior confutazione della
calunnia
contro il Sionismo. In una serie di ponti aereo epici, chiamati
Mose'
(1984), Giosue' (1985) e Salomone (1991), Israele ha soccorso
circa
42.000
membri dell'antica comunita' ebraica etiopica.
Molti
Cristiani per tradizione hanno sostenuto gli scopi e gli ideali
del
Sionismo.
Il carattere aperto e democratico di Israele e la sua
protezione
scrupolosa
dei diritti religiosi e politici dei Cristiani e dei
Mussulmani
confutano
l'accusa di esclusivismo.
03.e.
LA FRASE CELEBRE 1 (la parte 03.e. riprende poi)
Scrivendo
dopo che fu rivelata l'"Operazione Mose'", William
Safire
osservo':
"Per la prima volta nella storia, migliaia di Neri sono portati
in
un
paese non in catene, ma con dignita', non come schiavi, ma
come
cittadini".
[19]
03.e.
CONTINUAZIONE
Di
contro, gli stati arabi definiscono la cittadinanza esclusivamente
in
base
allo "jus sanguinis (native parentage)". E' quasi
impossibile diventare
cittadino
per naturalizzazione in molti stati arabi, specialmente
Algeria,
Arabia
Saudita e Kuwait. Diverse nazioni arabe hanno delle leggi
che
facilitano
la naturalizzazione degli Arabi stranieri, con la precisa
eccezione
dei Palestinesi. Di contro, la Giordania ha istituito la sua
"legge
del ritorno" nel 1954, concedendo la cittadinanza a tutti
gli
ex-residenti
della Palestina, salvo gli Ebrei [20].
Condannare
proprio l'autodeterminazione ebraica e' di per se' una forma
di
razzismo.
"Un mondo che ha chiuso le porte agli Ebrei che volevano
fuggire
dai
forni hitleriani non ha la statura morale per lamentarsi
della
preferenza
data da Israele agli Ebrei", scrisse il famoso avvocato
esperto
in
diritti civili Alan Dershowitz. [21]
Quando
fu avvicinato da uno studente che attaccava il Sionismo,
Martin
Luther
King rispose: "Quando la gente critica i Sionisti, essa intende
gli
Ebrei.
Tu stai facendo un discorso antisemita". [22]
La
risoluzione ONU del 1975 era parte di una campagna
antiisraeliana
arabo-sovietica
risalente alla Guerra Fredda. Quasi tutti coloro che hanno
votato
a favore della risoluzione tra i non-arabi si sono scusati ed
hanno
cambiato
posizione. Quando l'Assemblea Generale ha votato per abrogare
la
risoluzione
nel 1991, solo alcuni stati arabi ed islamici, cosi' come Cuba,
la
Corea del Nord ed il Vietnam si sono opposti.
Nel
2001, le nazioni arabe hanno cercato un'altra volta di
delegittimare
Israele
cercando di fare dell'equiparazione del Sionismo al Razzismo
parte
dell'ordine
del giorno della Conferenza ONU Contro il Razzismo che
doveva
cominciare
il 31 Agosto a Durban, in Sudafrica. Gli uSA hanno minacciato
di
boicottare
la conferenza se la proposta veniva messa all'ordine del
giorno.
03.e.
LA FRASE CELEBRE 2
"...
E' inoltre importante inviare un segnale alle nazioni del mondo
che
amano
la liberta' che non staremo a guardare se il mondo cerca di
descrivere
il
Sionismo come razzismo. Questa e' la cosa piu' sbagliata del mondo,
ed il
Presidente
e' orgoglioso di essere al fianco di Israele e della
Comunita'
Ebraica,
e di inviare un segnale che nessun gruppo al mondo trovera'
rispetto
ed accettazione internazionali se il suo scopo e' equiparare
il
Sionismo
col razzismo".
Il
Portavoce della Casa Bianca Ari Fleisher [23]
03.f.
MITO
"I
Sionisti avrebbero potuto scegliere un altro paese in luogo
della
Palestina"
03.f.
FATTI
Nel
tardo 19mo Secolo, la nascita dell'antisemitismo religioso e razzista
ha
portato
alla recrudescenza dei pogrom in Russia ed in Europa
orientale,
frantumanto
le promesse di eguaglianza e tolleranza. Questo
stimolo'
l'immigrazione
ebraica dall'Europa in Palestina.
Nello
stesso periodo, un'ondata di Ebrei immigro' in Palestina da
Yemen,
Marocco,
Iraq e Turchia. Questi Ebrei erano all'oscuro del Sionismo
politico
di
Theodor Herzl o dei pogrom europei. Essi erano motivati dal
plurisecolare
sogno
di "Tornare a Sion", e dal timore dell'intolleranza. Udendo
che le
porte
di Palestina erano aperte, essi sfidarono i disagi del viaggio
e
vennero
in "Terra d'Israele".
L'ideale
sionista di un ritorno in Israele aveva profonde radici
religiose.
Molte
preghiere ebraiche parlano di Israele, di Sion e della
Terra
d'Israele.
L'ingiunzione a non dimenticare Gerusalemme, il luogo del Tempio,
e'
uno dei principali principi del Giudaismo. Gli Ebrei pregano
verso
Gerusalemme
e recitano le parole "l'anno prossimo a Gerusalemme" ad
ogni
Pasqua.
La religione, la cultura e la storia ebraiche rendono evidente
che
solo
nella Terra d'Israele si puo' costruire la Comunita' ebraica.
Nel
1897 i capi ebraici organizzarono formalmente il movimento
sionista,
chiedendo
il ripristino della dimora nazionale ebraica in Palestina, dove
gli
Ebrei avrebbero potuto trovare rifugio ed autodeterminazione, e
lavorare
per
la rinascita della loro civilta' e cultura.
03.g.
MITO
"Lo
stesso Herzl aveva proposto l'Uganda come stato ebraico in
alternativa
alla
Palestina"
03.g.
FATTI
Theodor
Herzl cerco' sostegno dalle grandi potenze per la creazione di
una
patria
ebraica. Egli si rivolse alla Gran Bretagna, e s'incontro' con
JOseph
Chamberlain,
il Segretario britannico alle Colonie, ed altre persone. I
Britannici
acconsentirono, in linea di principio, ad un insediamento ebraico
in
Africa orientale "a condizioni che consentiranno ai membri di
osservare i
loro
costumi nazionali".
Al
Sesto Congresso Sionista a Basilea il 26 Agosto 1903, Herzl propose
il
Programma
Uganda Britannica come un rifugio temporaneo di emergenza per
gli
Ebrei
russi in pericolo immediato. Mentre Herzl chiariva che
questo
programma
non avrebbe compromesso lo scopo ultimo del Sionismo,
un'entita'
ebraica
in Terra d'Israele, la proposta suscito' una bufera nel Congresso
e
porto'
quasi ad una scissione nel movimento sionista.
L'Organizzazione
Territoriale
Ebraica (ITO) fu formata come risultato dell'unificazione dei
vari
gruppi che avevano sostenuto le proposte ugandesi di Herzl nel
periodo
1903-1905.
Il Programma Uganda fu alla fine rigettato dal movimento sionista
nel
Settimo Congresso Sionista del 1905.
03.h.
MITO
"Tutti
gli Arabi si sono opposti alla Dichiarazione Balfour, ritenendola
un
tradimento
dei loro diritti"
03.h.
FATTI
L'Emiro
Faisal, figlio dello Sceriffo Hussein, il capo della rivolta
araba
contro
i Turchi, firmo' un accordo con Chaim Weizmann ed altri capi
sionisti
alla
Conferenza di Pace di Parigi del 1919. Essa riconosceva "la
parentela
razziale
e gli antichi legami esistenti tra i popoli arabo ed ebraico"
e
concludeva
che "il modo piu' sicuro di esaudire le loro
aspirazioni
nazionali
era attraverso la piu' stretta collaborazione possibile
nello
sviluppo
degli stati arabi e della Palestina". Inoltre, l'accordo
prevedeva
l'adempimento
della Dichiarazione Balfour ed invocava tutte le misure
necessarie
"... ad incoraggiare e stimolare l'immigrazione su larga
scala
degli
Ebrei in Palestina, ed insediare con la maggior rapidita'
possibile
gli
immigranti ebraici sulla terra con insediamenti piu' ravvicinati
ed
un'agricoltura
intensiva". [24]
Faisal
aveva condizionato la sua accettazione della Dichiarazione
Balfour
all'adempimento
delle promesse d'indipendenza agli arabi fatte dagli Inglesi
durante
la guerra. Ma queste promesse non furono mantenute.
I
critici scartano l'accordo Weizmann-Faisal perche' non fu mai
attuato;
eppure,
il fatto che i capi del movimento nazionalista arabo e del
movimento
sionista
potessero mettersi d'accordo e' significativo perche' dimostra che
le
aspirazioni ebraiche ed arabe non si escludevano necessariamente
a
vicenda.
03.i.
MITO
"I
Sionisti non hanno fatto sforzo alcuno per un compromesso con gli
Arabi"
03.i.
FATTI
Nel
1913, la dirigenza sionista riconobbe la desiderabilita' di
raggiungere
un
accordo con gli Arabi. Sami Hochberg, proprietario del
giornale
Le-Jeune-Turc,
rappresento' informalmente i Sionisti in un incontro con il
Partito
del Decentramento, con sede al Cairo, e con la Societa' per
le
Riforme,
con sede a Beirut ed anti-ottomana, e pote' raggiungere un
accordo.
Quest'"intesa
verbale" porto' all'adozione di una risoluzione che
assicurava
agli
Ebrei uguali diritti sotto un governo decentrato. Hochberg
riusci'
anche
a procurarsi un invito al Primo Congresso Arabo tenuto a Parigi
nel
Giugno
1913.
Il
congresso arabo si dimostro' sorprendentemente ricettivo verso
le
asiprazioni
sioniste. Hochberg fu incoraggiato dalla risposta favorevole
del
Congresso
all'intesa verbale. Abd-ul-Hamid Yahrawi, il Presidente
del
Congresso,
riassunse l'atteggiamento dei delegati:
"Tutti
noi, sia Mussulmani che Cristiani, abbiamo i migliori
sentimenti
verso
gli Ebrei. Quando abbiamo parlato nelle nostre risoluzioni dei
diritti
e
dei doveri dei Siriani, questo comprendeva anche gli Ebrei. Poiche'
sono
nostri
fratelli di razza, e li riteniamo come Sirinai che furono forzati
a
lasciare
il paese un tempo, ma i cui cuori battono sempre insieme con
i
nostri,
noi siamo certi che i nostri fratelli ebrei in tutto il
mondo
sapranno
come aiutarci in modo che i nostri interessi comuni trionfino, e
la
nostra
patria comune si sviluppi sia materialmente che moralmente".
[25]
Ma
l'intesa verbale negoziata da Hochberg fu vanificata dagli sviluppi
del
tempo
di guerra. La palese opposizione araba alla Dichiarazione
Balfour
convinse
la dirigenza sionista della necessita' di concentrare gli sforzi
sul
raggiungimento di un'intesa con gli Arabi.
Chaim
Weizmann considerava il compito tanto importante da condurre
una
commissione
sionista in Palestina per spiegare agli Arabi gli scopi
del
movimento.
Weizmann venne prima al Cairo nel Marzo 1918 e s'incontro' con
Said
Shukeir, il Dr. Faris Nimr e con Suleiman Bey Nassif (dei
nazionalisti
arabi
siriani che erano stati scelti dai Britannici come
rappresentanti).
Egli
accentuo' il desiderio di vivere in armonia con gli Arabi in
una
Palestina
britannica.
La
diplomazia di Weizmann ebbe successo. Nassif disse che "c'era
abbastanza
spazio
in Palestina per un altro milione di abitanti senza nuocere
alla
posizione
di quelli che c'erano gia'". [26] Il Dr. Nimr sparse
informazioni
attraverso
il suo giornale cairota per eliminare i fraintendimenti del
pubblico
arabo sugli scopi del Sionismo. [27]
Nel
1921, Winston Churchill tento' di organizzare un incontro tra
i
Palestinesi
ed i Sionisti. Il 29 Novembre 1921 le due parti si incontrarono
con
gli Arabi, che insistevano che la Dichiarazione Balfour fosse
abrogata.
[28]
Weizmann
guido' un gruppo di Sionisti che s'incontro' col nazionalista
siriano
Riad al-Sulh nel 1921. I sionisti acconsentirono a sostenere
le
aspirazioni
nazionalistiche arabe e Sulh disse che era disposto a
riconoscere
la Dimora Nazionale Ebraica. I colloqui ripresero l'anno
successivo
e fecero nascere la speranza di un accordo. Nel Maggio
1923,
comunque,
gli sforzi di Sulh di convincere i capi arabi palestinesi che
il
Sionismo
era un fatto compiuto furono respinti. [29]
Nei
successivi 25 anni, i capi sionisti dentro e fuori la
Palestina
avrebbero
ripetutamente tentato di negoziare con gli Arabi. Allo stesso
modo,
i capi d'Israele sin dal 1948 hanno cercato di stipulare dei
trattati
di
pace con i paesi arabi, ma le uniche nazioni che li hanno firmati
sono
Egitto
e Giordania.
03.j.
MITO
"I
Sionisti erano strumenti coloniali dell'Imperialismo
occidentale"
03.j.
FATTI
"Colonialismo
significa vivere sfruttando gli altri", ha scritto
Yehoshofat
Harkabi,
"Ma che cosa puo' essere piu' lontano dal
colonialismo
dell'idealismo
degli Ebrei che abitavano le citta' che lottano per
divenire
contadini
ed uomini di fatica per vivere dell'opera delle loro mani?"
[30]
Inoltre,
come noto' lo storico inglese Paul Johnson, i Sionisti erano
ben
lontani
dall'essere strumenti dell'imperialismo, data la generale
opposizione
delle grandi potenze alla loro causa. "Dovunque in Occidente,
i
Ministeri
degli Esteri, i Ministeri della Difesa, ed il Grande Capitale
erano
contro i Sionisti". [31]
Inoltre
l'Emiro Faisal vide il movimento sionista come un compagno
del
movimento
nazionalista arabo, che lottava contro l'imperialismo, come
spiego'
in una lettera al Professore di Giurisprudenza ad Harvard e
futuro
Giudice
della Corte Suprema USA Felix Frankfurter il 3 Marzo 1919, il
giorno
dopo
che Chaim Weizmann ebbe presentato la causa sionista alla Conferenza
di
Parigi.
Faisal scrisse:
"Gli
Arabi, specialmente quelli istruiti, guardano con la piu'
profonda
simpatia
al movimento sionista ... Noi daremo agli Ebrei un caloroso
benvenuto
a casa ... Noi stiamo lavorando insieme per un Vicino
Oriente
riformato
e riveduto, ed i nostri due movimenti si completano a vicenda.
Il
movimento
ebraico e' nazionalista e non imperialista. E c'e' spazio in
Siria
per
entrambi. Invero, io credo che nessuno puo' aver davvero successo
senza
l'altro".
[32]
03.j.
LA FRASE CELEBRE
"I
nostri insedianti non vengono qui come i colonizzatori dall'Occidente
che
fanno
fare ai nativi il loro lavoro; essi stessi mettono le loro
spalle
all'aratro
e consumano le loro forze ed il loro sangue per far fruttare
la
terra.
Ma non e' solo per noi che desideriamo la sua fertilita'. I
contadini
ebrei
hanno cominciato ad insegnare ai loro fratelli, i contadini arabi,
a
coltivare
le terre piu' intensivamente; vogliamo inoltre insegnar loro di
piu':
vogliamo coltivare la terra insieme con loro, 'servirla', come si
dice
in
Ebraico. Piu' fertile diviene il suolo, piu' spazio ci sara' per noi
e
per
loro. Non abbiamo desiderio di spossessarli: vogliamo vivere con
loro.
Non
vogliamo dominarli, ma vogliamo servire insieme con loro ..."
Martin
Buber [33]
03.k.
MITO
"I
Britannici promisero agli Arabi l'indipendenza in Palestina nel
carteggio
tra
Hussein e MacMahon".
03.k.
FATTI
La
figura centrale nel movimento nazionalista arabo al tempo della
Prima
Guerra
Mondiale fu Hussein ibn 'Ali, che fu nominato dal Comitato
Turco
dell'Unione
e del Progresso Sceriffo della Mecca nel 1908. Come Sceriffo,
Hussein
era responsabile della custodia dei luoghi sacri islamici
nello
Hegiaz
e, di conseguenza, fu riconosciuto come uni dei capi
spirituali
islamici.
Nel
Luglio 1915 Hussein mando' una lettera a Sir Henry MacMahon,
Alto
Commissario
per l'Egitto, che lo informava dei termini per la
partecipazione
araba
alla guerra contro i Turchi.
Le
successive lettere tra Hussein e MacMahon tracciarono le aree che la
Gran
Bretagna
era pronta a cedere agli Arabi. Il carteggio Hussein-MacMahon
omette
in modo evidente di menzionare la Palestina. I Britannici
sostennero
che
l'omissione era voluta, con cio' giustificando il loro rifiuto di
dare
agli
Arabi l'indipendenza in Palestina dopo la guerra. [34]
MacMahon
spiego':
"Ritengo
mio dovere affermare, e lo faccio in modo definitivo ed enfatico,
che
non intendevo io, nel dare quest'impegno a Re Hussein, includere
la
Palestina
nell'area in cui era promessa l'indipendenza araba. Io avevo
inoltre
ogni ragione di credere in quel momento che il fatto che la
Palestina
non era inclusa nel mio impegno fosse stato ben compreso da
Re
Hussein.
[35]
Eppure,
gli Arabi ritennero allora, cosi' come ora, che le lettere fossero
la
promessa dell'indipendenza agli Arabi.
Il
carteggio lo si puo' leggere
qui:
http://www.us-israel.org/jsource/History/hussmac1.html
03.l.
MITO
"Gli
Arabi hanno combattuto per la liberta' nelle due guerre
mondiali".
03.l.
FATTI
Ad
onta dei romanzi romantici dell'epoca, la maggior parte degli Arabi
non
ha
lottato insieme con gli Alleati contro i Turchi nella Prima
Guerra
Mondiale.
David Lloyd George, Primo Ministro Britannico, noto' che la
maggior
parte degli Arabi ha lottato per i loro dominatori turchi.
I
sostenitori
di Faisal in Arabia furono un'eccezione.
Nella
Seconda Guerra Mondiale, gli Arabi furono lentissimi ad entrare
in
guerra
contro Hitler. Solo la Transgiordania segui' gli Inglesi nel
1939.
L'Irak
subi' un colpo di stato filonazista nel 1941 e si schiero'
con
l'Asse.
Molti dei paesi arabi stettero a guardare, aspettando il 1945
per
sapere
chi avrebbe vinto. Allora, la Germania era condannata, e, poiche'
era
necessario
entrare in guerra per aver titolo ad entrare nelle nascenti
Nazioni
Unite, gli Arabi cominciarono tardivamente a dichiarare guerra
contro
la Germania nel 1945: l'Egitto, il 25 Febbraio; la Siria, il
27
Febbraio;
il Libano, il 28 Febbraio; e l'Arabia Saudita il 2 Marzo. Di
contro,
circa 30.000 Ebrei palestinesi combatterono contro la
Germania
nazista.
Note
[1]
Dan Bahat, ed. Twenty Centuries of Jewish Life in the Holy
Land,
(Jerusalem:
The Israel Economist, 1976), pp. 61-63.
[2]
New York Times, (November 18, 1981).
[3]
Yehoshua Porath, The Emergence of the Palestinian-Arab
National
Movement,
1918-1929, (London: Frank Cass, 1974), p. 4.
[4]
Max Dimont, Jews, God and History, (NY: Signet, 1962), pp. 49-53.
[5]
Carl Voss, The Palestine Problem Today, Israel and Its Neighbors,
(MA:
Beacon
Press, 1953), p. 13.
[6]
Jerusalem Post, (November 2, 1991).
[7]
Il riferimento coranico e': "Entra, popolo mio, la terra santa
che Al%ah
ti
ha assegnato. Non volgerle la schiena, per non esserne scacciato
come
sconfitto"
(Sura 5:21). Vedi Porath (74), p. 2 and 6n on p. 311.
[8]
Yehoshua Porath, Palestinian Arab National Movement: From Riots
to
Rebellion:
1929-1939, vol. 2, (London: Frank Cass and Co., Ltd., 1977),
pp.81-82.
[9]
Jerusalem Post, (November 2, 1991).
[10]
Avner Yaniv, PLO, (Jerusalem: Israel Universities Study Group of
Middle
Eastern
Affairs, August 1974), p. 5.
[11]
Ben Halpern, The Idea of a Jewish State, (MA: Harvard University
Press,
1969),
p. 201.
[12]
Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to
Our
Time,
(NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 129.
[13]
Halpern, p. 108.[14] Palestine Royal Commission Report, p. 233.
[15]
Palestine Royal Commission Report, pp. 259-260.
[16]
Neville Mandel, "Attempts at an Arab-Zionist Entente:
1913-1914,"
Middle
Eastern Studies, (April 1965), p. 243.
[17]
Al-Qibla, (March 23, 1918), quoted in Samuel Katz,
Battleground-Fact
and
Fantasy in Palestine, (NY: Bantam Books, 1977), p. 128.
[18]
Mark Twain, The Innocents Abroad, (London, 1881).
[19]
New York Times, (January 7, 1985).
[20]
Jordanian Nationality Law, Article 3(3) of Law No. 6 of 1954,
Official
Gazette,
No. 1171, February 16, 1954.
[21]
Alan Dershowitz, Chutzpah, (MA: Little, Brown and Company, 1991),
p.241.
[22]
Seymour Martin Lipset, "The Socialism of Fools-The Left, the
Jews and
Israel,"
Encounter, (December 1969), p. 24.
[23]
White House briefing regarding U.S. threat to boycott the UN
Conference
on
racism, (July 27, 2001).
[24]
Chaim Weizmann, Trial and Error, (NY: Schocken Books, 1966),
pp.
246-247;
Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to
Our
Time,
(NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 121.
[25]
Aharon Cohen, Israel and the Arab World, (NY: Funk and Wagnalls,
1970),p. 97.
[26]
Jon Kimche, There Could Have Been Peace: The Untold Story of Why
We
Failed
With Palestine and Again With Israel, (England: Dial Press, 1973),pp.
136-137.
[27]
Aharon Cohen, Israel and the Arab World, (NY: Funk and Wagnalls,
1970),
p.
71-73.
[28]
Yehoshua Porath, The Emergence of the Palestinian-Arab
National
Movement,
1918-1929, (London: Frank Cass, 1974), pp. 65-67.
[29]
Yehoshua Porath, The Emergence of the Palestinian-Arab
National
Movement,
1918-1929, (London: Frank Cass, 1974), pp. 112-114.
[30]
Yehoshofat Harkabi, Palestinians And Israel, (Jerusalem: Keter,
1974),
[31] Paul Johnson, Modern Times: The World from the Twenties to
the
Nineties,
(NY: Harper & Row, 1983), p. 485.[32] Samuel Katz,
Battleground-Fact and Fantasy in Palestine, (NY: Bantam
Books,
1977), p. 55.
[33]
From an open letter from Martin Buber to Mahatma Gandhi in 1939,
quoted
in
Arthur Hertzberg, The Zionist Idea. PA: Jewish Publications
Society1997, p. 464.
[34]
George Kirk, A Short History of the Middle East, (NY: Frederick
Praeger
Publishers,
1964), p. 314.
[35]London
Times, (July 23, 1937).
Il
Periodo del Mandato,
di Mitchell G. Bard
[Miti
da confutare]
04.a.
"I Britannici hanno aiutato gli Ebrei a far sloggiare la
popolazione
araba
nativa della Palestina"
04.b.
"I Britannici hanno permesso agli Ebrei di dilagare in
Palestina
mentre
l'immigrazione araba era strettamente controllata"
04.c.
"I Britannici hanno cambiato la loro politica dopo la Seconda
Guerra
Mondiale
per consentire ai superstiti dell'Olocausto di stabilirsi in
Palestina"
04.d.
"Con la crescita della popolazione ebraica in Palestina, e'
peggiorata
la
sorte degli Arabi palestinesi"
04.e.
"Gli Ebrei hanno rubato la terra araba"
04.f.
"I Britannici hanno aiutato i Palestinesi a convivere
pacificamente
con
gli Ebrei"
04.g.
"Il Mufti non era antisemita"
04.h.
"L'Irgun ha fatto saltare in aria l'Albergo Re Davide
all'interno di
una
campagna di terrore contro i civili"
[I
miti in dettaglio]
04.a.
MITO
"I
Britannici hanno aiutato gli Ebrei a far sloggiare la popolazione
araba
nativa
della Palestina"
04.a.
FATTI
Herber
Samuel, un Ebreo britannico che fu il primo Alto Commissario
di
Palestina,
pose dei limiti all'immigrazione ebraica "nell'interesse
della
popolazione
attuale" e della "capacita' di assorbimento del paese".
[1] Si
diceva
infatti che l'afflusso di insedianti Ebrei stesse scalzando
i
"fellahin"
(contadini del luogo) arabi dalla loro terra. Lo si diceva
quando
meno
di un milione di persone viveva in un'area che ora ne mantiene piu'
di
nove
milioni.
Di
fatto, i Britannici hanno ridotto la capacita' di assorbimento
della
Palestina
con la spartizione del paese.
Nel
1921, il Segretario alle Colonie Winston Churchill ritaglio'
quasi
quattro
quinti della Palestina (circa 35.000 miglia quadrate, cioe'
91.000
kmq)
per creare un Emirato arabo nuovo di zecca, la Transgiordania.
Come
premio
di consolazione per l'Hegiaz e l'Arabia attribuiti alla
famiglia
Saud,
Churchill ricompenso' Abdullah, il figlio dello Sceriffo Hussein,
per
il
suo contributo alla guerra contro la Turchia facendo di lui l'Emiro
di
Transgiordania.
I
Britannici fecero di piu' ponendo restrizioni agli acquisti
immobiliari
ebraici
in quel che restava della Palestina, andando contro il testo
del
Mandato
(Articolo 6), che affermava che "l'Amministrazione della
Palestina
...
incoraggera', cooperando con l'Agenzia ebraica ... degli
insediamenti
ebraici
ravvicinati sul territorio, comprese le terre demaniali e le
terre
incolte
non destinate ad uso pubblico". Nel 1949, i Britannici
avevano
distribuito
dei 187.500 acri di terra coltivabile (cioe' 76.000 ettari)
87.500
acri agli Arabi (cioe' circa 35.500 ettari), e solo 4,250
(1.717
ettari)
agli Ebrei. [2]
Alla
fine, i Britannici ammisero che l'argomento della capacita'
di
assorbimento
del paese era specioso. La Commissione Peel disse: "La
forte
immigrazione
degli anni 1933-36 sembra mostrare che gli Ebrei sono stati
capaci
di accrescere la capacita' di assorbimento del paese per
quanto
riguarda
gli Ebrei". [3]
04.b.
MITO
"I
Britannici hanno permesso agli Ebrei di dilagare in Palestina
mentre
l'immigrazione
araba era strettamente controllata"
04.b.
FATTI
La
risposta britannica all'immigrazione ebraica stabili' il precedente
di
ammansire
gli Arabi che fu seguito per tutta la durata del Mandato.
I
Britannici
posero restrizioni all'immigrazione ebraica, mentre consentivano
agli
Arabi di entrare liberamente nel paese. Sembra che Londra non
abbia
pensato
che un'invasione di immigranti arabi avrebbe nuociuto alla
capacita'
di
assorbimento del paese.
Durante
la Prima Guerra Mondiale la popolazione ebraica in Palestina
diminui'
a causa della guerra, della carestia, delle malattie e
delle
espulsioni.
Nel 1915, vivevano circa 83.000 Ebrei in mezzo a 590.000
Mussulmani
ed Arabi cristiani. Secondo il censimento del 1922, la
popolazione
ebraica era di 84.000 persone, mentre gli Arabi erano 643.000.
[4]
Cosi', la popolazione araba e' cresciuta esponenzialmente, mentre
quella
ebraica
e' stagnata.
A
meta' degli anni '20, l'immigrazione ebraica in Palestina e'
cresciuta
soprattutto
a causa della legislazione economica antiebraica in Polonia
e
dell'imposizione
di quote restrittive da parte di Washington. [5]
Il
numero record degli immigranti nel 1935 (vedi tabella) fu la
risposta
alla
crescente persecuzione degli Ebrei nella Germania
nazista.
L'amministrazione
britannica ritenne pero' tale numero eccessivo, cosi'
l'Agenzia
ebraica fu informata che meno di un terzo della quota
richiesta
sarebbe
stata approvata nel 1936. [6]
I
Britannici cedettero ancora alle richieste arabe annunciando nel
Libro
Bianco
del 1939 che entro dieci anni sarebbe stato uno stato
arabo
indipendente,
e che per i successivi cinque anni, l'immigrazione ebraica
sarebbe
stata limitata a 75.000 persone, dopodiche' sarebbe
completamente
cessata.
Inoltre vieto' la vendita di fondi agli Ebrei nel 95% del
territorio
palestinese. Cionondimeno, gli Arabi rigettarono la proposta.
Immigranti
ebrei in Palestina [7]
Anno
Numero
1919
1.806 -1920 8.223-1921 8.294-1922 8.685-1923 8.175-1924 13.892-1925
34.386
1926
13.855-1927 3.034-1928 2.178-1929 5.249-1930 4.944-1931 4.075-1932
12.533
1933
37.337-1934 45.267-1935 66.472-1936 29.595-1937 10.629-1938
14.675-1939 31.195
1940
10.643-1941 4.592
Di
contro, l'immigrazione araba fu senza limiti per tutto il periodo
del
Mandato.
Nel 1930, la Commissione Hope Simpson, inviata da Lontra ad
indagare
sui tumulti arabi del 1929, disse che la pratica britannica
di
ignorare
l'immigrazione araba incontrollata ed illegale dall'Egitto,
dalla
Transgiordania
e dalla Siria aveva l'effetto di spiazzare i possibili
immigranti
ebrei. [8]
Il
Governatore britannico del Sinai tra il 1922 ed il 1936
osservo':
"Quest'immigrazione
illegale non giungeva solo dal Sinai, ma anche dalla
Transgiordania
e dalla Siria, ed e' molto difficile lamentarsi della miseria
degli
Arabi se non si riesce nel contempo ad impedire ai loro
compatrioti
degli
stati vicini di venire a spartire quella miseria". [9]
La
Commissione Peel riferi' nel 1937 che la "scarsita' di terra e'
dovuta
meno
alla quantita' di terra acquistata dagli Ebrei che alla crescita
della
popolazione
araba". [10]
04.c.
MITO
"I
Britannici hanno cambiato la loro politica dopo la Seconda
Guerra
Mondiale
per consentire ai superstiti dell'Olocausto di stabilirsi
in
Palestina"
04.c.
FATTI
Le
porte della Palestina rimasero chiuse per tutta la durata della
guerra,
arenando
centinaia di migliaia di Ebrei in Europa, molti dei quali
sono
divenuti
vittime della Soluzione Finale di Hitler in Europa. Dopo la guerra,
i
Britannici rifiutarono di consentire ai sopravvissuti dell'incubo
nazista
di
trovare rifugio in Palestina. Il 6 Giugno 1946, il Presidente
Truman
chiese
al governo britannico di venire incontro alle sofferenze degli
Ebrei
confinati
nei campi profughi in Eurpa accettando subito 100.000
immigrati
ebrei.
Il Ministro degli Esteri britannico, Ernest Bevin,
rispose
sarcasticamente
che gli Stati Uniti volevano che i profughi ebrei
emigrassero
in Palestina poiche' non volevano che troppi di loro venissero a
New
York. [11]
Alcuni
Ebrei furono in grado di raggiungere la Palestina, molti a bordo
di
carrette
su cui i membri delle organizzazioni ebraiche di
resistenza
riuscivano
a farli imbarcare clandestinamente. Tra l'Agosto 1945 e la
fondazione
dello Stato d'Israele nel Maggio 1948, 65 navi di
immigranti
"illegali",
che portavano 69.878 persone, arrivarono dalle coste
europee.
Nell'Agosto
1946, pero', i Britannici iniziarono ad internare le persone
che
catturavano
a Cipro. Circa 50.000 persone furono recluse nei campi
dell'isola,
e 28.000 di loro erano ancora internate quando Israele
dichiaro'
l'indipendenza.
[12]
04.d.
MITO
"Con
la crescita della popolazione ebraica in Palestina, e' peggiorata
la
sorte
degli Arabi palestinesi"
04.d.
FATTI
La
popolazione ebraica e' cresciuta di 470.000 unita' tra la Prima e
la
Seconda
Guerra Mondiale, mentre quella non-ebraica e' cresciuta di
588.000
unita'.
[13] Infatti, la popolazione residente araba e' cresciuta del
120%
tra
il 1922 ed il 1947. [14]
Questa
rapida crescita fu il risultato di diversi fattori, uno dei
quali
l'immigrazione
dagli stati vicini - che costituiva il 37% dell'immigrazione
totale
verso un Israele che non era ancora uno stato - di Arabi che
volevano
approfittare
del miglior livello di vita reso possibile dagli Ebrei. [15]
La
popolazione
araba e' cresciuta inoltre grazie alle migliori condizioni di
vita
create dagli Ebrei quando bonificarono le paludi malariche e
portarono
nella
regione migliori condizioni igieniche e cure mediche. Pertanto,
ad
esempio,
la mortalita' infantile mussulmana scese dal 201 per mille del
1925
al
94 per mille nel 1945, e la speranza di vita crebbe dai 37 anni del
1926
ai
49 nel 1943. [16]
La
popolazione araba crebbe soprattutto nelle citta' in cui una
grande
popolazione
ebraica aveva creato nuove opportunita' economiche. Dal 1922 al
1947
la popolazione ebraica crebbe del 290% ad Haifa, del 131% a
Gerusalemme
e
del 158% a Giaffa. La crescita nelle cittadine arabe fu piu' modesta:
42%
a
Nablus, 78% a Jenin, 37% a Betlemme. [17]
04.e.
MITO
"Gli
Ebrei hanno rubato la terra araba"
04.e.
FATTI
Ad
onta della crescita nella loro popolazione, gli Arabi hanno
continuato a
sostenere
di essere stati sloggiati. La verita' e' che dall'inizio della
Prima
Guerra Mondiale, parte della terra palestinese era di proprieta'
di
latifondisti
fannulloni che vivevano al Cairo, a Damasco ed a Beirut. Circa
l'80%
degli Arabi palestinesi erano contadini schiacciati dai
debiti,
seminomadi
e Beduini. [18]
In
realta', gli Ebrei fecero piu' del dovuto per evitare di acquistare
terra
in
zone da cui gli Arabi avrebbero potuto essere sloggiati. Essi
cercavano
terra
perlopiu' incolta, paludosa, di poco prezzo, e, soprattutto,
senza
fittavoli.
Nel 1920 il leader sionista laburista David Ben-Gurion manifesto'
la
sua preoccupazione per i 'fellahin' arabi, che riteneva "la
parte piu'
significativa
della popolazione indigena". Ben-Gurion disse che "per
nessun
motivo
noi dobbiamo toccare la terra che appartiene ai 'fellahin' o
lavorata
da
loro". Egli propose di liberarli dai loro oppressori: "Solo
se un
'fellah'
lascia la sua abitazione", aggiunse Ben-Gurion, "noi
dovremmo
offrirci
di comprare la sua terra, ad un prezzo equo". [19]
Solo
dopo che gli Ebrei ebbero comprato tutta la terra incolta
disponibile
che
essi cominciarono a comprare quella coltivata. Molti Arabi
erano
disposti
a venderla a causa della migrazione alle citta' della costa e
perche'
avevano bisogno di denaro da investire nella coltura del cedro.
[20]
Quando
John Hope Simpson arrivo' in Palestina nel Maggio 1930,
egli
osservo':
"Essi [gli Ebrei] hanno pagato alti prezzo per la terra,
ed
inoltre
hanno pagato ad alcuni degli occupanti di tali terre
una
considerevole
quantita' di denaro che non erano legalmente tenuti a
pagare".
[21]
Nel
1931 Lewis French compi' un'indagine sull'essere privi di terra ed
alla
fine
offri' nuovi appezzamenti a qualsiasi Arabo fosse stato
"spossessato".
I
funzionari britannici ricevettero piu' di 3.000 domande, di cui l'80%
fu
ritenuto
invalido dal consigliere legale del Governo poiche' i richiedenti
non
erano Arabi senza terra. Rimasero percio' appena 600 Arabi senza
terra,
di
cui 100 accettarono l'offerta di terra del Governo. [22]
Nell'Aprile
1936, un guerrigliero siriano chiamato Fawzi alQawukji,
comandante
dell'Esercito di Liberazione Arabo, istigo' una recrudescenza
di
attacchi
arabi contro gli Ebrei. In Novembre, quando i Britannici
finalmente
inviarono
ad indagare una nuova commisisone presieduta da Lord Peel, erano
gia'
stati uccisi 89 Ebrei, e feriti piu' di 300. [23]
Il
rapporto della Commissione Peel trovo' che le lamentele arabe contro
le
acquisizioni
ebraiche di terra erano infondate. Essa rimarco' che "molta
della
terra che ora porta aranceti era fatta di dune sabbiose, o paludosa
ed
incolta
quando fu acquistata ... Ci sono ben poche prove che al momento
dei
precedenti
acquisti i possessori possedessero le risorse o le
competenze
necessarie
per sviluppare la terra". [24] Inoltre, la Commissione trovo'
che
la
scarsita' di terra era "dovuta piu' alla crescita della
popolazione araba
che
alla quantita' di terre acquistate dagli Ebrei". Il rapporto
concludeva
che
la presenza degli Ebrei in Palestina, insieme con il
lavoro
dell'Amministrazione
britannica, aveva portato salari piu' alti, un piu'
alto
livello di vita, e grandi occasioni di lavoro. [25]
Nelle
sue memorie, Re Abdullah di Transgiordania scrisse:
"E'
reso chiaro a tutti, sia dalla mappa tracciata dalla
Commissione
Simpson,
sia dall'altra compilata dalla Commissione Peel, che gli Arabi
sono
tanto
prodighi nel vendere la loro terra quanto lo sono nel piangere
e
lamentarsi
inutilmente". [26]
Anche
al colmo delle rivolte arabe del 1938, l'Alto Commissario
britannico
in
Palestina credeva che i proprietari terrieri arabi si stessero
lamentando
delle
vendite agli Ebrei per tirare sul prezzo delle terre che
volevano
vendere.
Molti proprietari terrieri arabi erano stati tanto terrorizzati
dai
ribelli
arabi da decidere di lasciare la Palestina e vendere il
loro
patrimonio
agli Ebrei. [27]
Gli
Ebrei pagavano prezzi esorbitanti ai ricchi latifondisti per
averne
piccoli
appezzamenti di terra arida. "Nel 1944 gli Ebrei pagarono tra
i
1.000
ed i 1.100 dollari per acro (da 2.475 a 2.722 dollari ad ettaro)
in
Palestina,
e si trattava soprattutto di terra arida o semiarida; nello
stesso
anno, la buona terra nera dello Iowa era venduta a 110 dollari
l'acro
(272
dollari l'ettaro)". [28]
Nel
1947, le proprieta' terriere in Palestina ammontavano a circa
463.000
acri
(187.000 ettari). Circa 45.000 di questi acri (18.200 ettari)
erano
stati
acquistati dal Governo del Mandato; 30.000 acri (12.100 ettari)
da
diverse
chiese, e 387.500 (156.600 ettari) erano stati comprati dagli
Arabi.
Le
analisi degli acquisti di terre tra il 1880 ed il 1948 mostrano che
il
73%
degli appezzamenti ebraici fu comprato da latifondisti, non da
poveri
fellahin.
[29] Tra coloro che avevano venduto le terre c'erano i sindaci
di
Gaza,
Gerusalemme e Giaffa. As'ad elShuqeiri, un dotto religioso
mussulmano
e
padre del presidente dell'OLP Ahmed Shuqeiri, ricevette denaro
ebraico per
la
sua terra. Anche Re Abdullah affitto' terre agli Ebrei. Di fatto,
molti
capi
del movimento nazionalista arabo, compresi i membri del
Consiglio
Supremo
Mussulmano, vendettero terra agli Ebrei. [30]
04.f.
MITO
"I
Britannici hanno aiutato i Palestinesi a convivere pacificamente con
gli
Ebrei"
04.f.
FATTI
Nel
1921, Haj Amin el-Husseini comincio' per primo ad organizzare
piccoli
gruppi
di squadre suicide (i "fedayin") per terrorizzare gli
Ebrei. Haj Amin
sperava
di ripetere il successo di Kemal Ataturk in Turkia scacciando
gli
Ebrei
dalla Palestina proprio come Kemal aveva scacciato gli invasori
greci
dal
suo paese. [31] I radicali arabi poterono diventare influenti
perche'
l'amministrazione
britannica fu poco disposta ad agire contro di loro in
modo
efficace finche' alla fine non si rivoltarono contro il
dominio
britannico.
Il
Colonnello Richard Meinertzhagen, ex capo del Servizio Segreto
Militare
britannico
al Cairo, e poi Supremo Responsabile Politico per la Palestina e
la
Siria, scrisse nel suo diario che i funzionari britannici "propendono
per
l'esclusione
del Sionismo in Palestina".
I
Britannici incoraggiarono i Palestinesi ad attaccare gli Ebrei.
Secondo
Meinertzhagen,
il Colonnello Waters Taylor (consigliere
finanziario
dell'Amministrazione
Militare in Palestina tra il 1919 ed il 1923)
s'incontro'
con Haj Amin alcuni giorni prima di Pasqua [quella cristiana,
visto
che il termine originale e' "Easter" e non "Passover"
- Liang], nel
1920,
e gli disse che "a Pasqua aveva una grande opportunita' per
mostrare
al
mondo ... che il Sionismo era impopolare non
soltanto
nell'Amministrazione
della Palestina, ma anche a Whitehall, e che se
disordini
di sufficiente violenza fossero scoppiati a Gerusalemme a Pasqua,
sia
il Generale Bols (Sommo Amministratore in Palestina) che il
Generale
Allenby
(Comandante delle Forze Egiziane tra il 1917 ed il 1919, e poi
Alto
Commissario
per l'Egitto) avrebbero sostenuto l'abbandono della Dimora
Ebraica.
Waters-Taylor spiego' che solo attraverso la violenza si
sarebbe
ottenuta
la liberta". [32]
Haj
Amir diede ascolto al colonnello ed istigo' una rivolta. I
Britannici
ritirarono
da Gerusalemme i loro soldati e la polizia ebraica, consentendo
alla
marmaglia araba di attaccare gli Ebrei e di saccheggiare i
loro
esercizi.
A causa del manifesto ruolo di Haj Amin nell'istigazione del
pogrom,
i Britannici decisero di arrestarlo. Ma Haj Amin riusci' a fuggire,
e
fu condannato in contumacia a 10 anni di reclusione.
L'anno
dopo, alcuni arabisti britannici convinsero l'Alto
Commissario
Herbert
Samuel di graziare Haj Amin e di nominarlo Mufti'. Di
contro,
Vladimir
Jabotinsky e diversi altri suoi seguaci, che avevano
formato
un'organizzazione
di difesa ebraica durante la rivolta, furono condannati a
15
anni di reclusione. [33]
Samuel
s'incontro' con Haj Amin l'11 Aprile 1921, e fu rassicurato
"che
l'influenza
della sua famiglia, e la sua personale, sarebbero state dirette
verso
la tranquillita'". Tre settimane dopo, dei tumulti a Giaffa ed
altrove
lasciarono
43 morti ebrei. [34]
Haj
Amin consolido' il suo potere ed assunse il controllo di tutti i
fondi
religiosi
mussulmani in Palestina. Egli uso' la sua autorita' per ottenere
il
controllo sulle moschee, le scuole ed i tribunali religiosi. Nessun
Arabo
poteva
conseguire una posizione influente mancando di lealta' verso
il
Mufti'.
Il suo potere era tanto assoluto che "nessun Mussulmano in
Palistina
avrebbe
potuto nascere o morire senza che lo sapesse Haj Hamin". [35]
Gli
sgherri
del Mufti' si assicurarono inoltre che egli non
incontrasse
opposizione
uccidendo sistematicamente i Palestinesi dei clan rivali
che
discutevano
su come cooperare con gli Ebrei.
Come
portavoce degli Arabi palestinesi, Haj Amin non chiese che la
Gran
Bretagna
desse loro l'indipendenza. Al contrario, in una lettera a
Churchill
del
1921, egli chiese che la Palestina fosse riunita alla Siria ed
alla
Transgiordania.
[36]
Gli
Arabi scoprirono che il tumultuare era un'efficace arma politica a
causa
del
lassismo britannico verso la violenza contro gli Ebrei. Ad ogni
tumulo,
i
Britannici fecero tutto quel che poterono per impedire agli Ebrei
di
proteggersi,
ma fecero poco o nulla per impedire agli Arabi di attaccarli.
Dopo
ogni rivolta, una commissione d'inchiesta britannica avrebbe cercato
di
stabilire
le cause della violenza. La conclusione era sempre la stessa:
gli
Arabi
avevano paura di essere sloggiati dagli Ebrei. Per frenare i
tumulti,
la
commissione raccomandava di porre dei limiti all'immigrazione
ebraica.
Cosi'
gli Arabi si resero conto che potevano sempre frenare l'afflusso
degli
Ebrei
inscenando un tumulto.
Questo
ciclo inizio' dopo una serie di tumulti nel Maggio 1921. Dopo
aver
mancato
di proteggere la comunita' ebraica dalle masnade arabe, i
Britannici
nominarono
la Commissione Haycraft per investigare sulla causa della
violenza.
Sebbene la commissione avesse concluso che ad aggredire erano
stati
gli Arabi, razionalizzo' la caus dell'attacco: "La causa
fondamentale
dei
tumulti fu un sentimento tra gli Arabi di scontento ed ostilita'
verso
gli
Ebrei, per motivi politici ed economico, e legato
all'immigrazione
ebraica,
ed al loro concetto di politica sionista ..." [37]. Una
conseguenza
della
violenza fu l'istituzione di un bando temporaneo
all'immigrazione
ebraica.
Il
timore degli Arabi di essere "sloggiati" o "dominati"
fu usato come scusa
per
i loro spietati attacchi ai pacifici insedianti ebraici. Notate
inoltre
che
tali tumultu non furono ispirati da fervore nazionalistico -
dei
nazionalisti
si sarebbero ribellati contro i loro dominiatori britannici -
bensi'
da inimicizia ed incomprensioni razziali.
Nel
1929 dei provocatori arabi riuscirono a convincere le masse che
gli
Ebrei
avevano delle mire sul Monte del Tempio (una tattica che sarebbe
stata
riutilizzata
in numerose occasioni, la piu' recente delle quali nell'anno
2000
EV, dopo la visita di Ariel Sharon). Un rito religioso presso il
Muro
Occidentale,
che fa parte del Monte del Tempio, fu il catalizzatore di un
tumulto
arabo antiebraico che trabocco' da Gerusalemme verso altre citta'
e
villaggi,
come Safed ed Hebron.
Un'altra
volta, l'Amministrazione britannica non fece nulla per prevenire
la
violenza
e, dopo che essa comincio', i Britannici non fecero nulla
per
proteggere
la popolazione ebraica. Dopo sei giorni di caos, alla fine
gli
Inglesi
portarono delle truppe per estinguere i disordini. Ma
allora
praticamente
tutta la popolazione ebraica di Hebron era fuggita od era
stata
uccisa.
133 Ebrei furono uccisi e 399 feriti nei pogrom. [38]
Dopo
la fine dei tumulti, i Britannici ordinarono un'indagine che diede
come
frutto
il Libro Bianco di Passfield. Esso disse che "l'immigrazione,
gli
acquisti
di terre e le politiche di insediamento dell'Organizzazione
Sionista
erano gia', o era probabile che divenissero, di pregiudizio
agli
interessi
arabi. Esso comprese le obbligazioni del Mandato verso la
comunita'
non-ebraica come se significassero che le risorse
palestinesi
dovessero
essere riservate innanzitutto all'economia araba in crescita
..."
[39].
Questo ovviamente significava che non bisognava ridurre
solo
l'immigrazione
ebraica, ma anche gli acquisti di terre.
04.g.
MITO
"Il
Mufti non era antisemita"
04.g.
FATTI
Nel
1941, Haj Amin al-Husseini volo' in Germania e s'incontro' con
Adolf
Hitler,
Heinrich Himmler, Joachim Von Ribbentrop ed altri capi nazisti.
Egli
voleva
convincerli ad estendere il programma antiebraico nazista al
mondo
arabo.
Il
Mufti invio' ad Hitler 15 bozze di dichiarazioni che voleva che
la
Germania
e l'Italia pronunciassero a proposito del Medio Oriente. Una
chiedeva
ai due paesi di dichiarare l'illegaliita' della Dimora Ebraica
in
Palestina.
Inoltre, [cosi' proponeva la dichiarazione - Liang] "essi
accordavano
alla Palestina e ad altri paesi arabi il diritto di risolvere
il
problema
degli elementi ebraici in Palestina e negli altri paesi arabi,
in
accordo
con gli interessi degli Arabi, e con il medesimo sistema con cui
si
sta
risolvendo il problema nei paesi dell'Asse". [40]
Nel
Novembre 1941, il Mufti s'incontro' con Hitler, che gli disse che
gli
Ebrei
erano il suo piu' grande nemico. Il dittatore nazista pero'
respinse
le
richieste del Mufti di una dichiarazione in favore degli
Arabi,
dicendogli
che il tempo non era maturo. Il Mufti offri' ad Hitler i
suoi
"ringraziamenti
per la simpatia che aveva sempre mostrato per la causa araba
e
specialmente quella palestinese, ed alla quale aveva dato
chiara
espressione
nei suoi discorsi pubblici ... Gli Arabi erano gli amici
naturali
della Germania perche' avevano i suoi stessi nemici, cioe' ...
gli
Ebrei
...". Hitler rispose:
"La
Germania aveva dichiarato una guerra senza quartiere contro gli
Ebrei.
Questo
naturalmente significava opporsi alla dimora nazionale ebraica
in
Palestina
... La Germania avrebbe fornito aiuto certo e concreto agli Arabi
che
combattevano la medesima battaglia ... l'obbiettivo della Germania
[e']
...
soltanto la distruzione dell'elemento ebraico residente nella
sfera
araba
... in quel momento il Mufti sara' il portavoce piu' autorevole
del
mondo
arabo". Il Mufti' non risparmio' i ringraziamenti ad Hitler.
[41]
Nel
1945 la Iugoslavia cerco' di accusare il Mufti come criminale di
guerra
per
il suo ruolo nel reclutare 20.000 volontari mussulmani per le SS,
che
parteciparono
all'uccisione degli Ebrei in Croazia ed Ungheria. Ma egli
evase
dalla Francia nel 1946 e continuo' la sua lotta antiebraica dal
Cairo
prima
e da Beirut poi. Egli mori' nel 1974 EV.
La
famiglia Husseini continuo' ad avere un ruolo negli affari
palestinesi
con
Faisal Husseini (il Mufti era zio di suo padre), ritenuto uno
dei
principali
portavoce palestinesi nei Territori fino alla sua morte nel
Maggio
2001 EV.
04.h.
MITO
"L'Irgun
ha fatto saltare in aria l'Albergo Re Davide all'interno di
una
campagna di terrore contro i civili"
04.h.
FATTI
L'Albergo
Re Davide era la sede del comando militare britannico e
della
divisione
britannica indagini criminali. L'Irguno lo scelse come bersaglio
dopo
che le truppe britanniche invasero il 29 Giugno 1946 l'Agenzia
Ebraica
confiscando
grandi quantita' di documenti. All'incirca nello stesso momento,
piu'
di 2.500 Ebrei di tutta la Palestina furono messi agli arresti.
Le
informazioni
sulle attivita' dell'Agenzia Ebraica, comprese le
attivita'
spionistiche
nei paesi arabi, furono portate all'Albergo Re Davide.
La
settimana dopo, le notizie di un massacro di 40 Ebrei in un pogrom
in
Polonia
ricordavano agli Ebrei di Palestina come la restrittiva
politica
britannica
d'immigrazione avesse condannato a morte migliaia di loro.
Il
capo dell'Irgun Menachem Begin accentuo' il desiderio di evitare
vittime
civili,
e disse di aver fatto tre telefonate: una all'albergo, un'altra
al
Consolato
Francese, ed una terza al "Palestine Post", avvertendo
che
sarebbero
presto scoppiate delle bombe nell'Albergo Re Davide.
Le
telefonate furono fatte il 22 Luglio 1946. A quanto pare, la
telefonata
all'albergo
fu ricevuta ed ignorata. Begin cita un ufficiale britannico
che
avrebbe
rifiutato di evacuare l'edificio: "Non prendiamo ordini
dagli
Ebrei".
[42] Risultato: quando le bombe esplosero, il bilancio delle
vittime
fu
altissimo - 91 morti, 45 feriti. Tra le vittime c'erano 15 Ebrei.
Poche
furono
le persone dentro l'Albergo semplicemente ferite. [43]
Al
contrario degli attacchi arabi contro gli Ebrei, che furono
ampiamente
applauditi
come azioni eroiche, il Consiglio Nazionale Ebraico
sconfesso'
l'attentato
dinameitardo dell'Albergo Re Davide. [44]
Per
decenni i Britannici negarono di essere stati avvertiti. Ma nel 1979
EV
un
parlamentare britannico porto' delle prove che l'Irgun aveva
davvero
emesso
l'avvertimento. Egli porto' la testimonianza di un
ufficiale
britannico
che aveva udito altri ufficiali al bar dell'Albergo Re
Davide
scherzare
su una minaccia sionista al quartier generale. L'ufficiale che
udi'
la conversazione fuggi' immediatamente dall'albergo e sopravvisse.
[45]
-Note:
[1]
Aharon Cohen, Israel and the Arab World, (NY: Funk and Wagnalls,
1970),p. 172; Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of
Zionism to OurTime, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 146.[2] Moshe
Auman, "Land Ownership in Palestine 1880-1948," in Michael
Curtis,
et al., The Palestinians, (NJ: Transaction Books, 1975),
p. 25.[3] Palestine Royal Commission Report (the Peel Report),
(London: 1937), p.
300.[Henceforth Palestine Royal Commission
Report].[4] Arieh Avneri, The Claim of Dispossession, (Tel Aviv:
Hidekel Press,
1984), p. 28; and Yehoshua Porath, The Emergence of
the Palestinian-ArabNational Movement, 1918-1929, (London: Frank
Cass, 1974), pp. 17-18.
[5] Porath (1974), p. 18.[6] Cohen, p.
53.[7] Yehoshua Porath, Palestinian Arab National Movement: From
Riots toRebellion: 1929-1939, vol. 2, (London: Frank Cass and Co.,
Ltd., 1977), pp.17-18, 39.[8] John Hope Simpson, Palestine: Report on
Immigration, Land Settlement and
Development,
(London, 1930), p. 126.[9] Palestine Royal Commission Report, p.
291.[10] Palestine Royal Commission Report, p. 242.
[11] George
Lenczowski, American Presidents and the Middle East, (NC:
DukeUniversity Press, 1990), p. 23.[12] Cohen p. 174.
[13] Dov
Friedlander and Calvin Goldscheider, The Population of Israel,
(NY:Columbia Press, 1979), p. 30.[14] Avneri, p. 254.[15] Curtis, p.
38.
[16] Avneri, pp. 264; Cohen p. 60.[17] Avneri, pp. 254-55.[18]
Moshe Aumann, Land Ownership in Palestine 1880-1948,
(Jerusalem:
Academic Committee on the Middle East, 1976), p.
5.[19] Shabtai Teveth, Ben-Gurion and the Palestinian Arabs: From
Peace to
War, (London: Oxford University Press, 1985), p. 32.[20]
Porath, pp. 80, 84.[21] Hope Simpson Report, p. 51.[22] Avneri, pp.
149-158; Cohen, p. 37; based on the Report on AgriculturalDevelopment
and Land Settlement in Palestine by Lewis French, (December1931,
Supplementary; Report, April 1932) and material submitted to
thePalestine Royal Commission.[23] Netanel Lorch, One Long War,
(Jerusalem: Keter, 1976), p. 27; Sachar,
p. 201.[24] Palestine
Royal Commission Report (1937), p. 242.[25] Palestine Royal
Commission (1937), pp. 241-242.[26] King Abdallah, My Memoirs
Completed, (London, Longman Group, Ltd.,1978), pp. 88-89.[27] Porath
(77), pp. 86-87.[28] Aumann, p. 13.[29] Abraham Granott, The Land
System in Palestine, (London, Eyre andSpottiswoode, 1952), p.
278.[30] Avneri, pp. 179-180, 224-225, 232-234; Porath (77), pp.
72-73.
[31] Jon Kimche, There Could Have Been Peace: The Untold
Story of Why WeFailed With Palestine and Again With Israel, (England:
Dial Press, 1973), p.189.[32] Richard Meinertzhagen, Middle East
Diary 1917-1956, (London: TheCresset Press, 1959), pp. 49, 82,
97.[33] Samuel Katz, Battleground-Fact and Fantasy in Palestine, (NY:
BantamBooks, 1977), pp. 63-65; Howard Sachar, A History of Israel:
From the Rise
of Zionism to Our Time, (NY: Alfred A. Knopf, 1979),
p. 97.[34] Paul Johnson, Modern Times: The World from the Twenties to
the
Nineties, (NY: Harper & Row, 1983), p. 438.[35] Larry
Collins and Dominique Lapierre, O Jerusalem!, (NY: Simon andSchuster,
1972), p. 52.
[36] Kimche, p. 211.[37] Ben Halpern, The Idea of a
Jewish State, (MA: Harvard University Press,1969), p. 323.[38]
Sachar, p. 174.
[39] Halpern, p. 201.[40] "Grand Mufti
Plotted To Do Away With All Jews In Mideast," Response,(Fall
1991), pp. 2-3.[41] Record of the Conversation Between the Fuhrer and
the Grand Mufti ofJerusalem on November 28, 1941, in the Presence of
Reich Foreign Minister
and Minister Grobba in Berlin, Documents on
German Foreign Policy,1918-1945, Series D, Vol. XIII, London, 1964,
p. 881ff in Walter Lacquer and
Barry Rubin, The Israel-Arab
Reader, (NY: Facts on File, 1984), pp. 79-84.[42] Menachem Begin, The
Revolt, (NY: Nash Publishing, 1977), p. 224.
[43] J. Bowyer Bell,
Terror Out Of Zion, (NY: St. Martin's Press), p. 172.[44] Anne Sinai
and I. Robert Sinai, Israel and the Arabs: Prelude to the
Jewish
State, (NY: Facts on File, 1972), p. 83.[45] Benjamin Netanyahu, ed.,
"International Terrorism: Challenge AndResponse,"
Proceedings of the Jerusalem Conference on InternationalTerrorism,
July 25, 1979, (Jerusalem: The Jonathan Institute, 1980), p.
45.
Photo Credits: Israeli Government National Photo Collection
La
Spartizione,
di Mitchell G. Bard
[Miti
da confutare]
05.a.
"Le Nazioni Unite hanno spartito la Palestina in modo
ingiusto".
05.b.
"Il piano di spartizione ha dato agli Ebrei gran parte della
terra, e
tutta
quella coltivabile".
05.c.
"Israele ha usurpato tutta la Palestina nel 1948".
05.d.
"Agli Arabi palestinesi non e' mai stato offerto uno stato e
percio' a
loro
e' stato negato il diritto all'autodeterminazione".
05.e.
"La maggioranza della popolazione della Palestina era araba;
percio'
si
sarebbe dovuto creare uno stato arabo unitario".
05.f.
"Gli Arabi erano preparati a far compromessi per evitare
spargimenti
di
sangue".
05.g.
"L'Unione Sovietica si e' vigorosamente opposta alla
spartizione".
[I
miti in dettaglio]05.a.
MITO
"Le
Nazioni Unite hanno spartito la Palestina in modo ingiusto".
05.a.
FATTI
Al
termine della Seconda Guerra Mondiale divenne di dominio
pubblico
l'ordine
di grandezza dell'Olocausto. Questo ha reso piu' urgente la
richiesta
di una soluzione alla questione della Palestina in modo che
i
superstiti
della "Soluzione Finale" di Hitler trovassero rifugio in
una
patria
loro.
I
Britannici tentarono di formulare un accordo accettabile sia agli
Arabi
che
agli Ebrei, ma la loro insistenza sull'approvazione dei primi
li
condanno'
al fallimento perche' gli Arabi non avrebbero fatto
alcuna
concessione.
Essi percio' affidarono la questione alle Nazioni Unite nel
Febbraio
1947.
Le
Nazioni Unite fondarono una Commissione Speciale sulla Palestina
(UNSCOP)
per
trovare una soluzione. I delegati di 11 nazioni (*) si recarono
sul
posto
e scoprirono un'altra volta quello che era evidente gia' da un
pezzo:
le
aspirazioni nazionali degli Ebrei e degli Arabi erano
irrimediabilmente
incompatibili.
Gli
atteggiamenti antitetici dei due gruppi "non potevano evitare di
dare
l'impressione
che gli Ebrei sapevano quel che era giusto ed erano pronti
a
sostenere
la loro causa davanti ad un qualsiasi tribunale imparziale,
mentre
gli
Arabi non erano certi che la loro causa fosse giusta, od avevano
paura
di
sottomettersi al giudizio delle nazioni". [1]
Sebbene
gran parte dei membri della Commissione avessero riconosciuto
la
necessita'
di giungere ad un compromesso, fu difficile per loro formularne
uno
a causa dell'intrattabilita' delle parti. Ad un incontro con un
gruppo
di
Arabi a Beirut, il membro cecoslovacco della Commissione disse ai
suoi
interlocutori:
"Ho ascoltato le vostre richieste e mi pare proprio che
voi
concepiate
cosi' il compromesso: 'Noi vogliamo tutte le nostre
richieste
esaudite,
ed agli altri va quel che resta'". [2]
Quando
essi tornarono, i delegati di sette nazioni - Canada,
Cecoslovacchia,
Guatemala,
Paesi Bassi, Peru', Svezia ed Uruguay - raccomandarono la
formazione
di due stati separati, arabo ed ebraico, legati da
un'unione
economica,
con Gerusalemme come citta' internazionalizzata. Tre nazioni -
India,
Iran ed Iugoslavia - raccomandarono uno stato unitario diviso
in
province
arabe ed ebraiche. L'Australia si astenne.
Gli
Ebrei di Palestina non erano contenti del piccolo territorio
assegnato
loro,
ne' erano felici di vedere Gerusalemme staccata dallo stato
ebraico;
comunque,
diedero il benvanuto al compromesso. Gli Arabi invece respinsero
le
raccomandazioni dell'UNSCOP.
Il
comitato ad hoc dell'Assemblea Generale dell'ONU respinse la
richiesta
araba
di uno stato arabo unitario. Il 29 Novembre 1947 fu percio' adottata
a
maggioranza
(33 a 13, 10 astenuti) la raccomandazione di maggioranza per
la
spartizione.
[3]
05.a.
FRASE CELEBRE
"E'
dura capire come potrebbe il mondo arabo, meno ancora gli Arabi
di
Palestina,
soffrire per quello che non e' altro che il puro riconoscimento
di
un fatto compiuto - la presenza in Palestina di una comunita'
ebraica
compatta,
ben organizzata e virtualmente autonoma".
Editoriale
del Times [4]
05.b.
MITO
"Il
piano di spartizione ha dato agli Ebrei gran parte della terra, e
tutta
quella
coltivabile".
05.b.
FATTI
Il
piano di spartizione fu a macchia di leopardo soprattutto perche'
le
citta'
ed i villaggi ebraici erano sparsi per tutta la Palestina. Questo
non
complico'
il piano quanto il fatto che l'alto livello di vita nelle
citta'
ebraiche
grandi e piccole aveva attirato una grande popolazione araba, il
che
garantiva che ogni spartizione avrebbe prodotto uno stato ebraico
che
avrebbe
compreso una sostanziosa popolazione araba. Riconoscendo
la
necessita'
di consentire un'ulteriore insediamento ebraico, la proposta
di
maggioranza
attribui' agli Ebrei la terra nella parte settentrionale del
paese,
la Galilea, ed il vasto ed ardo deserto del Negev a sud. Il
resto
avrebbe
dovuto formare lo stato arabo.
Questi
confini si basavano solo sulla demografia, senza
alcuna
considerazione
per la sicurezza dello stato ebraico; percio' le frontiere
del
nuovo stato erano virtualmente indifendibili.
A
peggiorare ancora la situazione ci fu l'insistenza della
maggioranza
dell'ONU
che Gerusalemme fosse separata da ambo gli stati e fosse
amministrata
come una zona internazionale. Quest'accordo lascio' piu' di
100.000
Ebrei a Gerusalemme isolati dal loro paese e circondati dallo
stato
arabo.
I
critici sostengono che le Nazioni Unite hanno dato agli Ebrei la
terra
fertile,
mentre agli Arabi fu attribuita terra collinosa ed arida. Questo
non
e' vero. Circa il 60% dello stato ebraico doveva essere l'arido
deserto
del
Negev.
Gli
Arabi erano la maggioranza della popolazione totale della Palestina
-
1,2
milioni di Arabi contro 600.000 Ebrei. Gli Ebrei non ebbero mai
la
possibilita'
di divenire maggioranza nel paese a causa della restrittiva
politica
d'immigrazione dei britannici. Di contro, gli Arabi erano liberi
di
venire
- e lo fecero in migliaia - per approfittare del rapido
sviluppo
stimolato
dall'insediamento sionista. Inoltre, gli Ebrei erano la
maggioranza
nell'area attribuita loro dalla risoluzione ed a Gerusalemme.
Oltre
a circa 600.000 Ebrei, 350.000 Arabi risiedevano nello stato
ebraico
creato
dalla spartizione. Circa 92.000 Arabi vivevano a Tiberiade,
Safed,
Haifa
e Bet Shean, ed altri 40.000 erano Beduini, molti dei quali
vivevano
nel
deserto. Il resto della popolazione araba era sparsa per tutto lo
stato
ebraico
ed occupava la maggior parte della terra coltivata. [5]
Secondo
le statistiche britanniche della Ricognizione della Palestina
del
1948,
l'8,6% della terra dello stato ebraico era nel 1948 di proprieta'
di
Ebrei,
ed il 3,3% di Arabi israeliani. Un altro 16,9% fu abbandonato
dagli
Arabi
che lasciarono il paese. Il resto, piu' del 70%, era nelle mani
della
potenza
mandataria, e passo' al controllo israeliano dopo la partenza
dei
Britannici.
[6]
05.c.
MITO
"Israele
ha usurpato tutta la Palestina nel 1948"
05.c.
FATTI
Quasi
l'80% di quel che era la Palestina storica e la Dimora
Nazionale
Ebraica,
cosi' come definita dalla Societa' delle Nazioni, fu amputata
dai
Britannici
nel 1922 ed assegnata a quella che sarebbe divenuta
la
Transgiordania.
Li' fu proibito l'insediamento ebraico. Le nazioni unite
hanno
spartito il restante 20% della Palestina in due stati.
Con
l'annessione
giordana della riva occidentale nel 1950, gli Arabi
controllavano
circa l'80% del territorio del Mandato, mentre lo stato
ebraico
ne possedeva un misero 17,5% (il resto era Gaza,
occupata
dall'Egitto).
05.d.
MITO
"Agli
Arabi palestinesi non e' mai stato offerto uno stato e percio' a
loro
e'
stato negato il diritto all'autodeterminazione".
05.d.
FATTI
La
Commissione Peel concluse nel 1937 che l'unica risposta logica
alle
aspirazioni
contraddittorie degli Ebrei e degli Arabi era dividere la
Palestina
in due stati separati, ebraico ed arabo. Gli Arabi rifiutarono
il
piano
perche' li obbligava ad accettare la creazione di uno stato
ebraico,
ed
imponeva ad alcuni Palestinesi di vivere sotto "il dominio
ebraico". I
Sionisti
si opposero ai confini stabiliti dal Piano Peel perche'
essi
sarebbero
stati confinati in poco piu' di un ghetto di 1.900 delle
10.310
miglia
quadrate (4.921 kmq su 26.703) che restavano alla
Palestina.
Comunque,
i Sionisti decisero di negoziare con i Britannici, mentre gli
Arabi
si rifiutarono di prendere in considerazione qualsiasi
compromesso.
Di
nuovo, nel 1939, il Libro Bianco britannico invocava la fondazione di
uno
stato
arabo in Palestina entro 10 anni, e la limitazione
dell'immigrazione
ebraica
a non piu' di 75.000 persone nei successivi cinque anni,
dopodiche'
nessuno
sarebbe stato ammesso in Palestina senza il consenso
della
popolazione
araba. Sebbene agli Arabi fosse stata data una concessione nel
campo
dell'immigrazione ebraica, e fosse stata offerta loro l'indipendenza
-
obiettivo
dei nazionalisti arabi - essi rigettarono il Libro Bianco.
Con
la spartizione, ai Palestinesi fu dato uno stato e l'opportunita'
di
autodeterminarsi.
Anche questo fu rifiutato.
05.e.
MITO
"La
maggioranza della popolazione della Palestina era araba; percio'
si
sarebbe
dovuto creare uno stato arabo unitario"
05.e.
FATTI
Al
tempo della risoluzione di spartizione del 1947, gli Arabi avevano
la
maggioranza
nella Palestina Occidentale nel suo complesso (1,2 milioni di
Arabi
contro 600.000 Ebrei) [7]. Ma gli Ebrei erano la maggioranza
nell'area
loro
attribuita dalla risoluzione ed a Gerusalemme.
Prima
del Mandato, nel 1922, la popolazione araba palestinese continuava
a
diminuire;
dopo, gli Arabi cominciarono a venire da tutti i paesi
circostanti;
inoltre, la popolazione araba crebbe esponenzialemnte quando
gli
insedianti ebraici migliorarono le condizioni sanitarie in
Palestina.
La
decisione di spartire la Palestina non era data solo dalla
demografia;
era
basata sulla conclusione che le rivendicazioni territoriali degli
Ebrei
e
degli Arabi erano inconciliabili, e che il compromesso piu' logico
era la
creazione
di due stati. Ironicamente, in quello stesso anno, il 1947, i
membri
arabi delle Nazioni Unite sostennero la spartizione del
subcontinente
indiano
e la creazione del nuovo stato del Pakistan,
prevalentemente
mussulmano.
05.f.
MITO
"Gli
Arabi erano preparati a far compromessi per evitare spargimenti
di
sangue"
05.f.
FATTI
Mentre
si avvicinava il voto sulla spartizione, divenne evidente che
poche
speranze
c'erano per una soluzione politica ad un problema che andava oltre
la
politica: l'indisponibilita' araba ad accettare uno stato ebraico
in
Palestina
ed il rifiuto dei Sionisti di accontentarsi di meno.
L'implacabilita'
degli Arabi fu chiara quando i rappresentanti dell'Agenzia
ebraica
David Horowitz ed Abba Eban fecero l'estremo sforzo di raggiungere
un
compromesso in un incontro col Segretario della Lega Araba Azzam
Pasha il
16
Settembre 1947. Pasha disse brutalmente loro:
"Il
mondo arabo non e' dell'umore adatto al compromesso. Signor Horowitz,
e'
probabile
che il vostro piano sia razionale e logico, ma il destino
delle
nazioni
non e' deciso dalla logica razionale. Le nazioni non concedono,
ma
combattono.
Non avrete alcunche' con mezzi pacifici o col compromesso.
Magari
avrete qualcosa, ma solo con la forza delle vostre armi.
Noi
proveremo
a sconfiggervi. Non sono certo che ci riusciremo, ma ci
proveremo.
Siamo
stati capaci di scacciare i Crociati, ma d'altronde abbiamo perso
la
Spagna
e la Persia. Potrebbe anche capitarci di perdere la Palestina. Ma
e'
troppo
tardi per parlare di soluzioni pacifiche" [8].
05.g.
MITO
"L'Unione
Sovietica si e' vigorosamente opposta alla spartizione"
05.g.
FATTI
Dopo
che i Britannici decisero di portare il problema palestinese
all'ONU,
il
consigliere sulla Palestina del Ministro degli Esteri Ernest Bevin
chiese
ad
un rappresentante dell'Agenzia ebraica perche' gli Ebrei avevano
lasciato
che
fossero le Nazioni Unite a decidere il destino della Palestina.
"Non
sapete",
egli disse, "che l'unica possibilita' perche' sia fondato uno
stato
ebraico
e' che gli USA e l'URSS siano d'accordo. Non e' mai accaduto.
Non
puo'
mai accadere. Non accadra' mai".
Ma
nel Maggio 1947 il delegato sovietico Andrei Gromyko disse:
"Il
fatto che nessuno stato dell'Europa occidentale sia stato capace
di
garantire
la difesa dei diritti elementari del popolo ebraico e di
proteggerlo
dalla violenza dei boia fascisti spiega l'aspirazione degli
Ebrei
di fondare il loro proprio stato. Sarebbe ingiusto non tenerne conto
e
negare
il diritto del popolo ebraico a realizzare quest'aspirazione"
[9].
Alcuni
mesi dopo, l'Unione Sovietica sostenne la spartizione e poi
divenne
la
seconda nazione che riconobbe Israele.
Note
[1]
Aharon Cohen, Israel and the Arab World, (Boston: Beacon Press,
1976),
pp. 369-370.
[2] Cohen, p. 212.
[3]
Favorevoli alla spartizione: Australia, Belgio, Bolivia,
Brasile,
Bielorussia,
Canada, Costa Rica, Cecoslovacchia, Danimarca, Repubblica
Dominicana,
Ecuador, Francia, Guatemala, Haiti, Islanda, Liberia,
Lussemburgo,
Olanda, Nuova Zelanda, Nicaragua, Norvegia, Panama, Paraguay,
Peru',
Filippine, Polonia, Svezia, Ucraina, Unione Sudafricana, URSS,
USA,
Uruguay, Venezuela.
Contrari alla spartizione: Afghanistan,
Cuba, Egitto, Grecia, India, Iran,
Iraq, Libano, Pakistan, Arabia
Saudita, Siria, Turchia, Yemen.
Astenuti: Argentina, Cile,
Cina [cioe' Taiwan], Colombia, El Salvador,
Etiopia, Honduras,
Messico, Gran Bretagna, Iugoslavia. Yearbook of the
United
Nations, 1947-48, (NY: United Nations, 1949), pp. 246-47.
[4]
London Times, (December 1, 1947).
[5] Cohen, p. 238.
[6]
Moshe Aumann, "Land Ownership in Palestine, 1880-1948," in
Michael
Curtis, et al., The Palestinians, (NJ: Transaction Books,
1975), p. 29,
quoting p. 257 of the Government of Palestine,
Survey of Palestine.
[7] Arieh Avneri, The Claim of
Dispossession, (NJ: Transaction Books, 1984),
p. 252.
[8]
David Horowitz, State in the Making, (NY: Alfred A. Knopf, 1953),
p.
233.
[9] United Nations General Assembly, First Special
Session, May 14, 1947, UN
Document A/PV 77.
[*] Australia,
Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, India, Iran, Paesi Bassi,
Peru',
Svezia, Uruguay ed Iugoslavia.
La
Guerra del 1948,
di Mitchell G. Bard
Miti
da confutare
06.a.
"Gli Ebrei hanno cominciato la prima guerra contro gli
Arabi"
06.b.
"Il Piano Bernadotte Plan fu un'alternativa praticabile
alla
spartizione"
06.c.
"Gli Stati Uniti sono stati l'unica nazione ad aver
criticato
l'attacco
arabo ad Israele"
06.d.
"E' stato il sostegno occidentale ad Israele a permettere agli
Ebrei
di
conquistare la Palestina"
06.e.
"Il boicottaggio economico arabo ad Israele e' stato imposto
dopo la
guerra
del 1948"
[I
miti in dettaglio]
06.a.
MITO
"Gli
Ebrei hanno cominciato la prima guerra contro gli Arabi"
06.a.
FATTI
La
violenza in Terrasanta esplose appena dopo l'annuncio della
spartizione
decisa
dall'ONU il 29 Novembre 1947. Jamal Husseini, il portavoce
dell'Alto
Comitato
Arabo, aveva gia' detto all'ONU prima del voto sulla spartizione
che
gli Arabi avrebbero inondato "il sangue del nostro amato paese
con
l'ultima
goccia del nostro sangue" [1].
La
profezia di Husseini comincio' ad avverarsi dopo l'annuncio dell'ONU.
Gli
Arabi
proclamarono uno sciopero di protesta ed sobillarono disordini
che
provocarono
la morte di 62 Ebrei e 32 Arabi. Alla fine della seconda
settimana,
93 Arabi, 84 Ebrei e 7 Inglesi erano stati uccisi, ed i feriti
erano
decine e decine. Tra il 30 Novembre ed il 1 Febbraio 1.427 Arabi,
381
Ebrei
e 46 Britannici vennero uccisi, e 1.035 Arabi, 725 Ebrei e
135
Britannici
furono feriti. Solo in Marzo, 271 Ebrei e 257 Arabi morirono
in
attacchi
arabi e contrattacchi ebraici. [2]
Il
presidente dell'Alto Comitato Arabo disse che gli Arabi
avrebbero
"lottato
per ogni pollice del loro paese". [3] Due giorni dopo,
i
sant'uomini
dell'Universita' Al-Azhar del Cairo si rivolsero al mondo
mussulmano
per proclamare una jihad (guerra santa) contro gli Ebrei. [4]
I
primi attacchi su vasta scala cominciarono il 9 Gennaio 1948, quando
circa
mille
arabi attaccarono le comunita' ebraiche della
Palestina
settentrionale.
In Febbraio, i Britannici dissero che si erano infiltrati
cosi'
tanti arabi che non avevano le truppe necessarie per respingerli.
[5]
Di
fatto, i Britannici cedettero basi ed armi agli irregolari arabi ed
alla
Legione
Araba.
Nella
prima fase della guerra, che duro' dal 29 Novembre 1947 al 1
Aprile
1948,
gli Arabi palestinesi furono all'offensiva, con l'aiuto di
volontari
dei
paesi vicini. Gli Ebrei subirono gravi perdite ed il passaggio su
gran
parte
delle strade principali era impedito.
Il
26 Aprile 1948, il Re di Transgiordania Abdullah disse:
"Tutti
i nostri sforzi per trovare una soluzione pacifica al problema
della
Palestina
sono falliti. L'unica via che ci rimane e' la guerra. Avro'
il
piacere
e l'onore di salvare la Palestina". [6]
Il
4 Maggio 1948, la Legione Araba attacco' Kfar Etzion. I difensori
li
respinsero,
ma la Legione torno' la settimana dopo. Due giorni dopo,
gli
insedianti,
male armati ed inferiori di numero, furono sopraffatti.
Molti
difensori
furono massacrati dopo che si erano arresi. [7] E questo
prima
dell'invasione
degli eserciti arabi regolari che segui' la
Dichiarazione
d'Indipendenza
d'Israele.
Le
Nazioni Unite diedero agli Arabi la colpa della violenza. La
Commissione
ONU
per la Palestina non ebbe mai il permesso, ne' dagli Arabi ne'
dai
Britannici
di recarsi in Palestina per attuare la risoluzione. Il 16
Febbraio
1948 la Commissione riferi' al Consiglio di Sicurezza:
<<Possenti
interessi arabi, sia dentro la Palestina che fuori, stanno
sfidando
la risoluzione dell'Assemblea Generale e sono impegnati in uno
sforzo
deliberato per alterare con la forza la soluzione li'
prefigurata.>>
[8]
Gli
Arabi furono molto diretti nel prendersi la responsabilita'
dell'inizio
della
guerra. Jamal Husseini disse al Consiglio di Sicurezza il 16
Aprile
1948:
<<I
rappresentanti dell'Agenzia Ebraica ci hanno detto ieri che non
erano
loro
gli attaccanti, e che gli Arabi avevano iniziato i combattimenti.
Non
lo
neghiamo. Avevamo detto al mondo intero che eravamo pronti
a
combattere>>.
[9]
Il
comandante britannico della Legione Araba di Giordania, John Bagot
Glubb,
ammise:
<<Ai
primi di Gennaio, i primi distaccamenti dell'Esercito di
Liberazione
Arabo
cominciarono ad infiltrarsi in Palestina dalla Siria. Alcuni
vennero
attraverso
la Giordania ed anche attraverso Amman ... Ma in realta' loro
diedero
il primo impulso alla rovina degli Arabi di Palestina>>.
[10]
Ad
onta dello svantaggio in effettivi, organizzazione ed armi, gli
Ebrei
cominciarono
a prendere l'iniziativa nelle settimane dal 1 Aprile fino
alla
Dichiarazione
d'Indipendenza il 14 Maggio. L'Hagana catturo' diverse grandi
citta'
tra cui Tiberiade ed Haifa, ed apri' temporaneamente la strada
per
Gerusalemme.
La
risoluzione di spartizione non e' mai stata sospesa od abrogata.
Percio'
Israele,
lo Stato Ebraico in Palestina, nacque il 14 Maggio, quando
i
Britannici
lasciarono alla fine il paese. Cinque eserciti arabi (Egitto,
Siria,
Transgiordania, Libano ed Iraq) invasero immediatamente Israele.
Le
loro
intenzioni furono dichiarate da Azzam Pasha, Segretario Generale
della
Lega
Araba: <<Questa sara' una guerra di sterminio ed un colossale
massacro
di
cui si parlera' come dei massacri dei Mongoli e delle Crociate>>.
[11]
06.b.
MITO
"Il
Piano Bernadotte Plan fu un'alternativa praticabile alla
spartizione"
06.b.
FATTI
Nell'estate
del 1948, il Conte Folke Bernardotte fu inviato dalle Nazioni
Unite
in Palestina per mediare una tregua e tentare di negoziare
un
compromesso.
Il piano di Bernardotte chiedeva allo Stato ebraico di
consegnare
il Negev e Gerusalemme alla Transgiordania in cambio della
Galilea
occidentale. Questo piano era simile ai confini che erano
stati
proposti
prima del voto sulla spartizione, e che tutte le parti
avevano
rifiutato.
Ora la proposta veniva offerta dopo che gli Arabi erano andati
in
guerra
per impedire la spartizione ed era stato dichiarato uno
stato
ebraico.
Sia gli Ebrei che gli Arabi rifiutarono il piano.
Ironicamente,
Bernardotte trovo' tra gli Arabi poco entusiasmo per
l'indipendenza.
Egli scrisse nel suo diario:
"Gli
Arabi palestinesi al momento non hanno una volonta' loro. Ne' hanno
mai
sviluppato
un nazionalismo palestinese specifico. La domanda di uno stato
arabo
separato in Palestina e' pertanto relativamente debole.
Semberebbe
proprio
che nelle circostanze attuali gran parte degli Arabi
palestinesi
sarebbe
alquanto contenta di essere incorporata nella Transgiordania"
[12]
Il
fallimento del piano Bernardotte giunse quando gli Ebrei cominciarono
ad
avere
maggior successo nel respingere le forze arabe d'invasione
e
nell'espansione
del loro controllo sui territori esterni ai confini
della
spartizione.
06.c.
MITO
"Gli
Stati Uniti sono stati l'unica nazione ad aver criticato
l'attacco
arabo
ad Israele"
06.c.
FATTI
Gli
Stati Uniti, l'Unione Sovietica e la maggioranza degli altri
stati
riconobbero
Israele subito dopo ch'esso ebbe dichiarato la sua indipendenza
il
14 Maggio 1948, ed accusarono gli Arabi di essere gli aggressori.
Gli
Stati
Uniti proposero una risoluzione che accusasse gli Arabi di
aver
violato
la pace.
Il
delegato sovietico Andrei Gromyko disse al Consiglio di Sicurezza il
29
Maggio
1948:
"Questa
non e' la prima volta che gli Stati arabi, che hanno
organizzato
l'invasione
della Palestina, hanno ignorato una decisione del Consiglio
di
Sicurezza
o dell'Assemblea Generale. La delegazione dell'URSS
ritiene
essenziale
che il consiglio affermi la sua opinione con maggior chiarezza
e
fermezza
a proposito di quest'atteggiamento degli stati arabi verso
le
decisioni
del Consiglio di Sicurezza". [13]
La
fase iniziale del conflitto termino' dopo che il Consiglio di
Sicurezza
ebbe
minacciato il 15 Luglio di citare i governi arabi per aggressione
ai
sensi
dello Statuto. Allora l'Hagana era stata ribattezzata Tzeva
Ha-Hagana
LeYisrael
(o Tzaha"l - Forze di Difesa Israeliane) ed era riuscita
a
bloccare
l'offensiva araba.
06.d.
MITO
"E'
stato il sostegno occidentale ad Israele a permettere agli Ebrei
di
conquistare
la Palestina"
06.d.
FATTI
Gli
Ebrei hanno vinto la loro guerra d'indipendenza con scarso aiuto
da
Occidente.
Anzi, essi hanno vinto ad onta degli sforzi di sminuire la loro
forza
militare.
Sebbene
gli Stati Uniti avessero sostenuto vigorosamente la risoluzione
di
spartizione,
il Dipartimento di Stato non volle dare agli Ebrei i mezzi
per
difendersi.
"Altrimenti", disse il Sottosegretario di Stato Robert
Lovett,
"gli
Arabi potrebbero usare armi di origine americana contro gli Ebrei,
o
gli
Ebrei potrebbero usarle contro gli Arabi". [14] Pertanto, il 5
Dicembre
1947,
gli USA imposero alla regione l'embargo sulle armi.
Molti
nel Dipartimento di Stato videro nell'embargo un altro mezzo
per
ostacolare
la spartizione. Il Presidente Truman comunque lo appoggio'
sperando
che esso fosse un mezzo per evitare spargimenti di sangue. Questa
era
una grave ingenuita', dato il no britannico alla richiesta di Lovett
di
sospendere
l'invio di armi agli Arabi ed i successivi accordi per fornire
armi
supplementari all'Iraq ed alla Transgiordania. [15]
Gli
Arabi non ebbero difficolta' ad ottenere tutte le armi di cui
avevano
bisogno.
Infatti la Legione Araba della Giordania era armata ed addestrata
dai
Britannici, e comandata da un ufficiale britannico. Alla fine del
1948
ed
all'inizio del 1949, aerei britannici della RAF volarono insieme
con
degli
squadroni egiziani lungo il confine israelo-egiziano. Il 7
Gennaio
1949
degli aerei israeliani abbatterono quattro degli aerei britannici.
[16]
Invece
gli Ebrei dovettero ricorrere al contrabbando delle
armi,
specialmente
dalla Cecoslovacchia. Quando Israele dichiaro' la sua
indipendenza
nel Maggio 1948, l'esercito non aveva un solo cannone o carro
armato.
La sua aviazione era composta di nove aerei obsoleti.
Sebbene
l'Hagana
avesse 60.000 combattenti addestrati, solo 18.900 furono
mobilitati,
armati e preparati al combattimento. [17] Alla vigilia della
guerra,
il capo delle operazioni Yigael Yadin disse a David Ben-Gurion:
"Il
meglio
che ti posso dire e' che le nostre possibilita' sono solo al
50%".
[18]
La
guerra araba per distruggere Israele falli'. A dire il vero, proprio
a
causa
della loro aggressione, gli Arabi si trovarono con meno territorio
di
quello
che avrebbero avuto se avessero accettato la spartizione.
Ma
il costo per Israele fu enorme. "Molti dei suoi campi piu'
produttivi
erano
stati devastati e minati. I suoi agrumeti, per decenni la
base
dell'economia
dello Yishuv [la comunita' ebraica], erano stati in gran
parte
distrutti".
[19] Le spese militari totali erano state di circa 500 milioni
di
dollari. Peggio ancora, 6.373 Israeliani erano stati uccisi, circa
l'1%
di
una popolazione ebraica di 650.000.
Se
l'Occidente avesse fatto rispettare la risoluzione di spartizione o
dato
agli
Ebrei la capacita' di difendersi, molte vite avrebbero potuto
essere
salvate.
I
paesi arabi firmarono gli accordi d'armistizio con Israele nel
1949,
iniziando
con l'Egitto (24 Febbraio), proseguendo con il Libano (23 Marzo),
la
Giordania (3 Aprile) e la Siria (20 Luglio). L'Iraq fu l'unico paese
che
non
firmo' un accordo con Israele, decidendo invece di ritirare le
sue
truppe
e di consegnare il suo settore alla Legione Araba della
Giordania.
06.e.
MITO
"Il
boicottaggio economico arabo ad Israele e' stato imposto dopo la
guerra
del
1948"
06.e.
FATTI
Il
boicottaggio arabo fu formalmente dichiarato dal Consiglio della
neonata
Lega
Araba il 2 Dicembre 1945: "I prodotti ed i manufatti ebraici
saranno
ritenuti
indesiderabili nei paesi arabi". A tutte " le istituzioni,
le
organizzazioni,
i mercanti, i commissionari e gli individui" fu rivolto
un
appello
a "rifiutarsi di commerciare in, distribuire o consumare
prodotti o
manufatti
sionisti". [20] Come appare da questa dichiarazione, i
termini
"Ebreo"
e "Sionista" sono stati usati dagli Arabi come sinonimi.
Percio',
ancor
prima della fondazione d'Israele, gli stati arabi hanno dichiarato
un
boicottaggio
economico contro gli Ebrei di Palestina.
Il
boicottaggio, cosi' come si e' evoluto dopo il 1948, e' diviso in
tre
componenti.
La prima vieta commerci diretti tra Israele e le nazioni arabe.
La
seconda e' diretta alle societa' che fanno affari con Israele. La
terza
e'
la lista nera delle compagnie che commerciano con altre che fanno
affari
con
Israele.
Una
volta in lista, e' spesso difficile uscirne, dacche' la compagnia od
un
qualche
garante arabo debbono iniziare la richiesta. Una ditta puo'
ricevere
la
richiesta di dar prova di non far piu' affari con Israele oppure (od
in
aggiunta)
di fare investimenti in paesi arabi uguali a quelli fatti prima
in
Israele.
Un altro modo di uscire dalla lista nera e' ... la mazzetta!
[21]
L'obiettivo
del boicottaggio e' stato quello di isolare Israele dai suoi
vicini
e dalla comunita' internazionale, e negargli del commercio
che
avrebbe
potuto essere usato per accrescere la sua forza militare
ed
economica.
Se ha senza dubbio isolato Israele ed ha separato lo Stato
ebraico
dai suoi mercati piu' naturali, il boicottaggio non e' riuscito
a
nuocere
all'economia israeliana nella misura richiesta.
Nel
1977 il Congresso ha proibito alle aziende americane di ottemperare
al
boicottaggio.
Quando il Presidente Carter promulgo' la legge, egli disse che
il
"problema va al cuore del libero commercio tra le nazioni"
e che la legge
aveva
lo scopo di "terminare le divisioni all'interno della
societa'
americana
causate dal boicottaggio straniero verso i membri ebraici
della
nostra
societa'". [22]
La
Lega Araba minaccio' di prendere posizione contro la nuova legge, che
fu
ritenuta
parte di "una campagna di leggi e proposte di leggi isteriche
...
che
Israele ed il Sionismo mondiale stanno cercando di far rispettare
non
solo
dagli USA, ma anche da alcuni paesi dell'Europa
occidentale".
Contrariamente
all'affermazione che la legge avrebbe portato ad una
drastica
riduzione
nel commercio americano col mondo arabo, le importazioni e
le
esportazioni
sono cresciute notevolmente. Sono migliorate anche le piu'
ampie
relazioni diplomatiche e culturali. Eppure, alcune aziende
americane
sono
state messe sulla lista nera per i loro rapporti con Israele.
Inoltre,
alcune
altre nazioni hanno adottato leggi contro il boicottaggio, ma
invece
hanno
aderito ad esso.
La
capacita' d'Israele di raggiungere il suo pieno potenziale economico
e'
stata
ostacolata per decenni dall'azione della Gran Bretagna, del Giappone
e
di
altri paesi che hanno collaborato col boicottaggio.
Il
30 Settembre 1994 i sei stati del Consiglio di Cooperazione del
Golfo
annunciarono
che essi non avrebbero piu' sostenuto la seconda componente
del
boicottaggio,
che vieta il commercio con aziende che fanno affari con
Israele.
In un incontro a Taba, in Egitto, il 7 e l'8 Febbraio 1995,
i
responsabili
del commercio di Egitto, Stati Uniti, Giordania e Palestina
firmarono
un documento congiunto - la Dichiarazione di Taba - che
appoggiava
"tutti
gli sforzi per terminare il boicottaggio di Israele".
Dopo
la firma degli accordi di pace tra Israele e l'OLP e la Giordania,
il
boicottaggio
si e' gradualmente sbriciolato. La Lega Araba fu costretta
ad
annullare
diversi incontri sul boicottaggio convocati dai padroni di
casa
siriani
a causa dell'opposizione di paesi come il Kuwait, il Marocco e
la
Tunisia.
Il boicottaggio primario - che vieta rapporti diretti tra i
paesi
arabi
ed Israele - si e' lentamente incrinato dato che nazioni come
il
Qatar,
l'Oman ed il Marocco hanno iniziato a trattare con Israele.
Inoltre,
pochi
paesi al di fuori del Medio Oriente continuano ad obbedire
al
boicottaggio.
Per esempio, il Giappone ha accresciuto il suo commercio con
Israele
in modo esponenziale da quando e' iniziato il processo di pace
con
Israele.
Pero' il boicottaggio rimane tuttora tecnicamente in vigore e
diversi
paesi, specialmente l'Arabia Saudita, continuano ad
applicarlo.
--
Note:
[1]
J.C. Hurewitz, The Struggle For Palestine, (NY: Shocken Books,
1976),
p. 308.
[2] Facts on File Yearbook, (NY: Facts on File,
Inc., 1948), p. 231.
[3] New York Times, (December 1, 1947).
[4]
Facts on File 1948, p. 48.
[5] Facts on File 1947, p. 231.
[6]
Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to
Our
Time, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 322.
[7] Netanel
Lorch, One Long War, (Jerusalem: Keter Books, 1976), p. 47;
Ralph
Patai, ed., Encyclopedia of Zionism and Israel, (NY: McGraw
Hill,
1971), pp. 307-308.
[8] Security Council Official
Records, Special Supplement, (1948), p. 20.
[9] Security Council
Official Records, S/Agenda/58, (April 16, 1948), p.
19.
[10]
John Bagot Glubb, A Soldier with the Arabs, (London: Staughton
and
Hodder, 1957), p. 79.
[11] Isi Leibler, The Case For
Israel, (Australia: The Globe Press, 1972),
p. 15.
[12] Folke
Bernadotte, To Jerusalem, (London: Hodder and Stoughton, 1951),
p.
113.
[13] Security Council Official Records, SA/Agenda/77, (May
29, 1948), p. 2.
[14] Foreign Relations of the United States 1947,
(DC: GPO, 1948), p. 1249.
[d'ora in avanti FRUS].
[15] Mitchell
Bard, The Water's Edge And Beyond, (NJ: Transaction Books,
1991),
pp. 171175;
FRUS, pp. 53739;
Robert Silverberg, If I
Forget Thee O Jerusalem: American Jews and the
State of Israel,
(NY: William Morrow and
Co., Inc., 1970), pp. 366, 370;
Shlomo
Slonim, "The 1948 American Embargo on Arms to
Palestine,"
Political Science Quarterly, (Fall 1979), p.
500.
[16] Sachar, p. 345.
[17] Larry Collins and Dominique
Lapierre, O Jerusalem!, (NY: Simon and
Schuster, 1972), p.
352.
[18] Golda Meir, My Life, (NY: Dell, 1975), pp. 213, 222,
224.
[19] Sachar, p. 452.
[20] Terence Prittie and Walter
Nelson, The Economic War Against The Jews,
(London: Corgi Books,
1977), p. 1;
Dan Chill, The Arab Boycott of Israel, (NY: Praeger,
1976), p. 1.
[21] Prittie and Nelson, pp. 47-48;
Sol tern, "On
and Off the Arabs' List," The New Republic, (March 27,
1976),
p. 9;
Kennan Teslik, Congress, the Executive Branch and Special
Interests,
(CT: Greenwood Press, 1982), p. 11.
[22] Bard, pp.
91-115.
Verso
Suez,
di Mitchell G. Bard
Miti
da confutare
01.
"I governi arabi erano pronti ad accettare Israele dopo la
Guerra del 1948"
02.
"L'attacco militare israeliano non era stato provocato"
03.
"Israele e' stato usato da Francia e Gran Bretagna per
promuovere i loro
interessi
imperialistici"
04.
"Durante il conflitto di Suez fu evidente il cieco appoggio
degli Stati
Uniti
ad Israele"
[I
miti in dettaglio]
01.
MITO
"I
governi arabi erano pronti ad accettare Israele dopo la Guerra del
1948"
01.
FATTI
Nell'autunno
del 1948, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU chiese ad Israele
ed
agli stati arabi di negoziare un'armistizio. L'Egitto acconsenti',
ma
solo
dopo che Israele ebbe messo in rotta il suo esercito spingendolo
fino
ad
El Arish nel Sinai. In quel momento i Britannici erano pronti a
difendere
l'Egitto
ai sensi di un trattato anglo-egiziano, ma piuttosto che
accettare
l'umiliazione
dell'assistenza britannica, gli Egizi incontrarono gli
Israeliani
a Rodi.
Il
mediatore ONU Ralph Bunche li porto' tutti e due al tavolo
della
conferenza,
ed avrebbe ricevuto poi il Nobel per la Pace. Egli li ammoni'
che
la delegazione che abbandonava i negoziati sarebbe stata incolpata
del
loro
fallimento.
Nell'estate
del 1949, erano stati negoziati degli armistizi tra Israele
ed
Egitto,
Giordania, Libano e Siria. L'Iraq, che aveva combattuto
anch'esso
contro
Israele, rifiuto' di unirsi al gruppo. Bunche ebbe successo a
Rodi
perche'
insisteva su colloqui bilaterali diretto tra Israele ed ogni
singolo
stato
arabo.
Nel
frattempo, l'11 Dicembre 1948, l'Assemblea Generale adotto'
una
risoluzione
che chiedeva alle parti di negoziare la pace e di creare
una
Commissione
di Conciliazione per la Palestina, composta dagli Stati Uniti,
dalla
Francia e dalla Turchia. Tutte le delegazioni arabe votarono
contro.
Dopo
il 1949, gli Arabi insistettero perche' Israele accettasse i
confini
della
risoluzione di spartizione del 1947 e rimpatriasse i
profughi
palestinesi,
prima di negoziare la fine della guerra che LORO avevano
iniziato.
Questo era un nuovo approccio che avrebbero usato dopo le
sconfitte
successive: la dottrina della guerra a responsabilita'
limitata.
Secondo
questa dottrina, un aggressore puo' respingere una soluzione
di
compromesso
e scommettere su una guerra per conseguire tutto, sapendo che,
anche
se perde, puo' chiedere che venga ripristinato lo status quo.
02.
MITO
"L'attacco
militare israeliano non era stato provocato"
02.
FATTI
L'Egitto
aveva mantenuto il suo stato di belligeranza con Israele anche
dopo
la
firma dell'armistizio. La prima dimostrazione di cio' fu la chiusura
del
Canale
di Suez alle navi israeliane. Il 9 Agosto 1949, la Commissione
Mista
d'Armistizio
accolse il reclamo israeliano contro il blocco illegale del
canale
da parte dell'Egitto. Il negoziatore Ralph Bunche dichiaro':
"Ci
dovrebbe
essere libero movimento per le navi in buona fede e non
dovrebbe
essere
consentito il rimanere di alcun vestigio del blocco bellico, dato
che
contraddice
sia la lettera che lo spirito degli accordi armistiziali".
[1]
Il
1 Settembre 1951 il Consiglio di Sicurezza ordino' all'Egitto di
aprire
il
Canale alle navi israeliane. L'Egitto rifiuto' di obbedire.
Il
Ministro degli Esteri egiziano, Muhammad Salah al-Din, disse
all'inizio
del
1954:
"Il
popolo arabo non ha remora a dichiarare: 'Non saremo soddisfatti
che
dalla
completa cancellazione d'Israele dalla mappa del Medio Oriente'".
[2]
Nel
1955 il Presidente dell'Egitto Gamal Abdel Nasser comincio' ad
importare
armi
dal Blocco sovietico per accumulare il suo arsenale per il
confronto
con
Israele. A breve termine, pero' impiego' una nuova tattica
per
proseguire
la guerra dell'Egitto contro Israele. Egli annuncio' il 31
Agosto
1955:
"L'Egitto
ha deciso di inviare i suoi eroi, i discepoli del Faraone ed i
figli
dell'Islam, e costoro ripuliranno la terra di Palestina ... Non
ci
sara'
pace sul confine israeliano perche' noi esigiamo vendetta, e
la
vendetta
e' la morte d'Israele". [3]
Questi
"eroi" erano i terroristi arabi, o Fedayin, addestrati
ed
equipaggiati
dai servizi segreti egizi per intraprendere attacchi ostili
lungo
il confine ed infiltrarsi in Israele per commettere sabotaggi
ed
omicidi.
I Fedayin operavano soprattutto da basi in Giordania, in modo
che
fosse
la Giordania a subire le rappresaglie israeliane, che non
mancavano
mai.
Gli attacchi terroristici violavano le clausole dell'armistizio
che
vietavano
l'inizio delle ostilita' da parte di forze paramilitari; eppure,
fu
Israele ad essere condannato dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU per
i
suoi
contrattacchi.
L'escalation
continuo' con il blocco egiziano degli Stretti di Tiran, e con
la
nazionalizzazione del Canale di Suez da parte di Nasser nel Luglio
1956.
Il
14 Ottobre, Nasser chiari' il suo intento:
"Non
sto combattendo solo contro Israele. Il mio compito e' liberare
il
mondo
arabo dalla distruzione portata attraverso gli intrighi
israeliani,
che
hanno le loro radici all'estero. Il nostro odio e' fortissimo. Non
ha
senso
parlare di pace con Israele. Non c'e' proprio spazio alcuno per
i
negoziati".
[4]
Meno
di due settimane piu' tardi, il 25 Ottobre, l'Egitto firmo' un
accordo
tripartito
con la Siria e la Giordania che pose Nasser a capo delle forze
armate
di tutti e tre.
La
continuazione del blocco del Canale di Suez e del Golfo di Aqaba
alle
navi
israeliane, insieme con l'accrescersi degli attacchi dei Fedayin e
la
bellicosa
delle recenti dichiarazioni arabe, convinsero Israele, col
sostegno
della Gran Bretagna e della Francia, ad attaccare l'Egitto il
29
Ottobre
1956. L'attacco israeliano all'Egitto ebbe successo, con le
forze
israeliane
che catturarono la Striscia di Gaza, gran parte del Sinai e
Sharm
al-Sheikh.
Nei combattimenti mori' un totale di 231 soldati.
L'ambasciatore
israeliano alle Nazioni Unite Abba Eban spiego' le
provocazioni
al Consiglio di Sicurezza il 30 Ottobre:
"Nei
sei anni in cui e' stata in vigore questa belligeranza in
barba
all'armistizio,
ci sono stati 1.843 rapine a mano armata e furti, 1.339
scontri
con le forze armate egizie, 435 casi di incursioni dal
territorio
controllato
dagli Egizi, 172 sabotaggi perpetrati da unita' militari
egiziane
e dai Fedayin in Israele. Come risultato di questi atti di
ostilita'
egizi dentro Israele, 364 Israeliani furono feriti, e 101
uccisi.
Solo
nel 1956, come risultato di quest'aspetto dell'aggressione egizia,
sono
stati
uccisi 28 Israeliani e 127 sono stati feriti. [5]
Uno
dei motivi per cui queste incursioni erano tanto intollerabili
per
Israele
fu che il paese aveva scelto di creare un esercito
permanente
relativamente
piccolo e di affidarsi soprattutto alle riserve in caso di
guerra.
Questo significava che Israele aveva una piccola forza pronta
a
combattere
in caso d'emergenza, e che le minacce che provocavano
la
mobilitazione
delle riserve possono virtualmente paralizzare il paese, e
che
l'attacco
iniziale del nemico dev'essere contenuto per il tempo necessario
a
completare
la mobilitazione.
03.
MITO
"Israele
e' stato usato da Francia e Gran Bretagna per promuovere i
loro
interessi
imperialistici"
03.
FATTI
Eisenhower
era riuscito a persuadere i Britannici ed i Francesi a non
attaccare
l'Egitto dopo la nazionalizzazione del Canale di Suez da parte
di
Nasser
in Luglio. Quando nelle settimane successive l'accordo sull'uso
del
Canale
si dimostro' efficace, divenne sempre piu' difficile
giustificare
un'azione
militare. Eppure, i Francesi ed i Britannici volevano
disperatamente
rimettere Nasser al suo posto e riconquistare quel
bene
strategico.
I
Francesi si erano avvicinati sempre piu' al nuovo governo israeliano,
dal
punto
di vista politico, diplomatico e militare. Difatti, nei successivi
due
decenni,
i Francesi sarebbero divenuti il principale fornitore
d'armi
d'Israele.
L'atteggiamento britannico verso Israele era cambiato poco
dal
periodo
del Mandato. L'amarezza che rimaneva dalla battaglia lunga quasi
tre
decenni
contro i Sionisti, insieme con la perdurante alleanza con
la
Giordania,
scoraggiavano ogni cambio di politica.
Ma
i Francesi conclusero comunque, che potevano usare il timore
israeliano
di
un'aggressione egiziana e la prosecuzione del blocco dome pretesto
per il
loro
attacco contro Nasser, ed i Britannici non potevano perder
l'occasione
di
aggregarvisi.
Percio'
le tre nazioni si accordarono infine su un piano in cui
Israele
avrebbe
paracadutato delle truppe presso il Canale ed avrebbe mandato le
sue
forze
corazzate attraverso il deserto del Sinai. I Britannici ed i
Francesi
allora
avrebbero richiesto ad entrambi i contendenti di ritirarsi dalla
zona
del
canale, pensando che gli Egiziani avrebbero rifiutato. A quel punto,
le
truppe
britanniche e francesi sarebbero state inviate a "proteggere"
il
canale.
Dal
punto di vista israeliano, la prosecuzione del blocco del Canale di
Suez
e
del Golfo di Aqaba, insieme con la crescita degli attacchi dei
Fedayi, e
la
bellicosita' delle recenti affermazioni arabe, rendevano la
situazione
intollerabile.
Piuttosto che continuare a combattere con i terroristi una
guerra
d'attrito ed aspettare che Nasser ed i suoi alleati riuscissero
ad
accumulare
forze sufficienti per una nuova guerra, Ben-Gurion decise di
lanciare
un attacco preventivo. Egli pensave che il sostegno britannico
e
francese
lo avrebbe riparato dall'opposizione degli Stati Uniti. Aveva
torto.
[6]
04.
MITO
"Durante
il conflitto di Suez fu evidente il cieco appoggio degli Stati
Uniti
ad Israele"
04.
FATTI
Il
Presidente Dwight Eisenhower fu turbato dal fatto che Israele,
Francia e
Gran
Bretagna avevano segretamente pianificato la campagna per
sfrattare
l'Egitto
dal Canale di Suez. Il non aver Israele avvertito gli Stati
Uniti
delle
sue intenzioni, insieme con l'aver ignorato le richieste americane
di
non
entrare in guerra, produssero tensione tra i paesi. Gli Stati Uniti
in
seguito
si unirono all'Unione Sovietica (ironicamente, poco dopo che
i
Sovietici
ebbero invaso l'Ungheria) in una campagna per costringere Israele
a
ritirarsi. Questo comprendeva una minaccia d'interruzione di
tutta
l'assistenza
americana, di sanzioni ONU e dell'espulsione dall'ONU (vedi
il
carteggio
tra Ben Gurion ed Eisenhower).
La
pressione americana porto' alla ritirata israeliana dalle aree che
aveva
conquistato
senza ottenere alcuna concessione dagli Egiziani. Questo semino'
i
semi della Guerra del 1967.
Una
delle ragioni per cui Israele cedette fu l'assicurazione che egli
diede
al
Primo Ministro David Ben Gurion. Prima di evacuare Sharm al-Sheikh,
il
punto
strategico che guardava gli Stretti di Tiran, Israele strappo'
una
promessa
che gli Stati Uniti avrebbero mantenuto la liberta' di
navigazione
sulla
via d'acqua. [7] Inoltre, Washington sponsorizzo' una risoluzione
ONU
che
creava la Forza d'Emergenza delle Nazioni Unite per sorvegliare
i
territori
abbandonati dalle forze israeliane.
La
guerra sospese temporaneamente le attivita' dei Fedayin; pero',
esse
furono
rinnovate alcuni anni dopo da un gruppo di
organizzazioni
terroristiche
con radi legami tra loro che divenne noto come
l'Organizzazione
per la Liberazione della Palestina (OLP).
--
Note:
[1]
Eliezer Ereli," The Bat Galim Case Before the Security Council,"
Middle
Eastern Affairs, (April 1955), pp. 108-9.
[2]
Al-Misri, (April 12, 1954).
[3] Middle Eastern Affairs,
(December 1956), p. 461.
[4] Middle Eastern Affairs, (December
1956), p. 460.
[5] Security Council Official Records, S/3706,
(October 30, 1956), p. 14.
[6] Mitchell Bard, The Complete
Idiot's Guide to Middle East Conflicts. NY:
MacMillan, 1999, pp.
208-209.
[7] Janice Gross Stein and Raymond Tanter, Rational
Decision Making:
Israel*s Security Choices ,(OH: Ohio State
University, 1976), p. 163.
La
Guerra dei Sei Giorni
del 1967, di Mitchell G. Bard
Miti
da confutare
01.
"I Governi arabi erano pronti ad accettare Israele dopo la
Guerra di
Suez".
02.
"L'attacco militare israeliano non era stato provocato".
03.
"Nasser aveva il diritto di chiudere gli Stretti di Tiran alle
navi
israeliane".
04.
"Gli Stati Uniti hanno aiutato Israele a sconfiggere gli Arabi
in sei
giorni".
05.
"Israele attacco' la Giordania per catturare Gerusalemme".
06.
"Israele non avrebbe dovuto attaccare per primo".
07.
"Israele vide i territori che catturo' come terre conquistate
ora parte
d'Israele
e non ebbe intenzione di negoziarne la restituzione".
08.
"Israele espulse dei pacifici paesani arabi dalla Cisgiordania
ed ha
impedito
loro di tornare dopo la guerra".
09.
"Israele ha imposto restrizioni irragionevoli ai Palestinesi
in
Cisgiordania,
a Gaza ed a Gerusalemme Est".
10.
"Durante la Guerra del 1967, Israele ha attaccato
deliberatamente la
nave
americana Liberty".
[I
Miti in Dettaglio]
01.
MITO
"I
Governi arabi erano pronti ad accettare Israele dopo la Guerra di
Suez".
01.
FATTI
Israele
ha sempre espresso il desiderio di negoziare con i suoi nemici. In
un
messaggio all'Assemblea Generale dell'ONU del 10 Ottobre 1960,
il
Ministro
degli Esteri Golda Meir sfido' i capi arabi ad incontrarsi col
Primo
Ministro David Ben-Gurion per negoziare la pace. Nasser rispose il
15
Ottobre
dicendo che Israele stava cercando di gabbare il mondo, e
ripetendo
che
il suo paese non avrebbe mai riconosciuto lo Stato ebraico [1].
Gli
Arabi furono altrettanto irremovibili nel loro rifiuto di negoziare
una
soluzione
separata per i profughi. Come disse Nasser all'Assemblea
della
Repubblica
Araba Unita il 26 Marzo 1964:
"Israele
e l'Imperialismo attorno a noi, che si confronta con noi, sono
due
cose
separate. Ci sono stati dei tentativi di separarle per spezzare
i
problemi
e presentarli in una luce immaginaria come se il problema
d'Israele
fosse
il problema dei profughi, la cui soluzione risolverebbe anche
il
problema
della Palestina e non rimarrebbe altro aspetto del problema
da
affrontare.
Il pericolo di Israele e' nella sua stessa esistenza presente,
ed
in cio' che esso rappresenta [2].
Intanto,
la Siria usava le alture del Golan, che torreggiano ad oltre
3.000
piedi
[1.000 metri circa - Liang] sulla Galilea, per bersagliare le
fattorie
ed
i villaggi israeliani. Gli attacchi siriani divennero sempre
piu'
frequenti
nel 1965 e nel 1966, mentre la retorica di Nasser diveniva
sempre
piu'
bellicosa: "Non entreremo in Palestina col suo suolo coperto
di
sabbia",
disse l'8 Marzo 1965, "Ci entreremo col suo suolo fradicio
di
sangue"
[3].
Alcuni
mesi dopo, Nasser espresse nuovamente le aspirazioni degli
Arabi:
"...
il pieno ripristino dei diritti del popolo palestinese. In
altre
parole,
noi vogliamo la distruzione dello Stato d'Israele.
L'obbiettivo
immediato:
perfezionare la forza militare araba. Lo scopo nazionale:
lo
sradicamento
d'Israele" [4].
02.
MITO
"L'attacco
militare israeliano non era stato provocato".
02.
FATTI
Una
combinazione di retorica araba bellicosa, comportamento minaccioso
e,
infine,
un atto di guerra, non lascio' ad Israele altra scelta che
l'azione
preventiva.
Per aver successo, Israele aveva bisogno della sorpresa. Se
avesse
atteso l'invasione araba, Israele si sarebbe trovato in
svantaggio
potenzialmente
catastrofico.
Mentre
Nasser continuava a fare discorsi che minacciavano la guerra,
gli
attacchi
terroristici Arabi crebbero di frequenza. Nel 1965 furono condotte
35
incursioni contro Israele. Nel 1966 il numero crebbe a 41. Nei soli
primi
quattro
mesi del 1967 furono lanciati 37 attacchi [5].
Intanto,
gli attacchi siriani contro i qibbutzim israeliani dalle Alture
del
Golan
provocarono una ritorsione il 7 Aprile 1967, in cui gli
aerei
israeliani
abbatterono sei Mig siriani. Poco dopo, l'Unione Sovietica -
che
aveva
fornito aiuti militari ed economici sia alla Siria che all'Egitto
-
diede
a Damasco delle informazioni che facevano credere ad una
massiccia
mobilitazione
militare israeliana in preparazione di un attacco. Ad onta
delle
smentite israeliane, la Siria decise di ricorrere al
trattato
difensivo
con l'Egitto.
Il
15 Maggio, Giornata dell'Indipendenza Israeliana, le truppe
egiziane
cominciarono
ad entrare nel Sinai e ad ammassarsi presso il confine
israeliano.
Entro il 18 Maggio le truppe siriane erano pronte a combattere
sulle
alture del Golan.
il
16 Maggio Nasser ordino' alle Forze di Emergenza dell'ONU, disposte
nel
Sinai
sin dal 1956, di ritirarsi. Senza interessare l'Assemblea
Generale,
come
aveva promesso il suo predecessore, il Segretario Generale U
Thant
acconsenti'.
Dopo il ritiro dell'UNEF, la Voce degli Arabi proclamo' (18
Maggio
1967):
"Oggi
non esiste piu' una forza internazionale d'emergenza che
protegga
Israele.
Noi non avremo piu' pazienza. Non ci lamenteremo piu' con l'ONU
di
Israele.
Il solo metodo che adotteremo contro Israele sara' la guerra
totale,
che dara' come risultato lo sterminio dell'esistenza sionista"
[6].
Un'eco
entusiasta fu udita il 20 Maggio dal Ministro della Difesa
siriano
Hafez
Assad:
"Ora
le nostre forze sono affatto pronte non solo a
respingere
l'aggressione,
ma ad iniziare lo stesso atto della liberazione, ed a far
esplodere
la presenza sionista nella patria araba. L'esercito siriano, con
il
dito sul grilletto, e' unito ... Io, da militare, credo che e'
arrivato
il
momento per iniziare una battaglia di annichilimento" [7].
Il
22 Maggio l'Egitto chiuse gli Stretti di Tiran a tutte le navi
israeliane
ed
a tutte le navi dirette ad Eilat. Questo blocco interruppe l'unica
via di
approvigionamento
con l'Asia e blocco' l'afflusso d'olio dal suo fornitore
principale,
l'Iran. Il giorno dopo, il Presidente Johnson espresse
l'opinione
che il blocco fosse illegale e tento' senza riuscirci di
organizzare
una flottiglia internazionale per forzarlo.
Nasser
ben sapeva che pressione stava applicando per forzare la mano
ad
Israele.
Il giorno dopo aver predisposto il blocco, egli disse
spavaldamente:
"Gli Ebrei minacciano la guerra. Io rispondo: Benvenuti!
Siamo
pronti" [8].
Praticamente
tutti i giorni Nasser sfidava Israele a combattere. "Il
nostro
obbiettivo
fondamentale sara' la distruzione d'Israele. Il popolo arabo
vuol
combattere",
disse il 29 Maggio [9]. Il giorno dopo egli aggiunse:
"Non
accetteremo
alcuna ... coesistenza con Israele ... Oggi il problema non e'
lo
stabilire la pace tra gli stati arabi ed Israele ... la guerra
con
Israele
e' in corso dal 1948" [10].
Re
Hussein di Giordania firmo' un patto difensivo con l'Egitto il 30
Maggio.
Nasser
allora annuncio':
"Gli
eserciti di Egitto, Giordania, Siria e Libano sono piazzati ai
confini
d'Israele
... per rispondere alla sfida, mentre dietro di noi ci sono
gli
eserciti
di Iraq, Algeria, Kuwait, Sudan e di tutta la nazione
Araba.
Quest'atto
stupira' il mondo. Oggi sapranno che gli Arabi sono pronti
alla
battaglia,
e l'ora critica e' arrivata. Noi abbiamo raggiunto lo
stadio
dell'azione
seria e non delle dichiarazioni" [11].
Il
Presidente Abdur Rahman Aref dell'Iraq entro' nella mischia
verbale:
"L'esistenza
di Israele e' un errore che dev'essere corretto. Questa e' la
nostra
opportunita' di spazzar via l'ignominia tra noi dal 1948. Il
nostro
obbiettivo
e' chiaro - spazzar via Israele dalla carta geografica" [12].
Il
4
Giugno, l'Iraq si uni' all'alleanza militare con l'Egitto, la
Giordania e
la
Siria.
La
retorica araba fu accompagnata dalla mobilitazione delle forze
armate
arabe.
Circa 250.000 soldati (circa la meta' dei quali nel Sinai), piu'
di
2.000
carri armati e 700 aeroplani accerchiavano Israele [13].
In
quel momento le forze israeliane erano state in allarme per
tre
settimane.
Il paese non poteva rimanere in piena mobilitazione
indefinitamente,
ne' poteva consentire alla sua rotta attraverso il Golfo di
Aqaba
di essere interdetta. La migliore opzione di Israele era colpire
per
primo.
Il 5 Giugno, fu dato l'ordine di attaccare l'Egitto.
03.
MITI
"Nasser
aveva il diritto di chiudere gli Stretti di Tiran alle
navi
israeliane".
03.
FATTI
Nel
1956 gli Stati Uniti hanno dato ad Israele garanzia che
essi
riconoscevano
il diritto dello Stato ebraico ad accedere agli Stretti di
Tiran.
Nel 1957, alle Nazioni Unite, 17 potenze marittime dichiararono
che
Israele
aveva diritto di transitare per gli Stretti. Inoltre, il
blocco
navale
violava la Convenzione sul Mare Territoriale e sulla Zona
Contigua,
che
fu adottata dalla Conferenza ONU sulla Legge dei Mari il 27 Aprile
1958
[14].
La
chiusura dello Stretto di Tiran fu il casus belli del 1967. L'attacco
di
Israele
fu la reazione a questo primo colpo egiziano. Il Presidente
Johnson
lo
riconobbe dopo la guerra (il 19 Giugno 1967):
"Se
un solo atto di follia fu piu' responsabile di ogni altro
di
quest'esplosione,
quello fu l'annuncio della decisione arbitraria e
pericolosa
della chiusura dello Stretto di Tiran. Il diritto di
passaggio
marittimo
innocente dev'essere assicurato ad ogni nazione [15].
04.
MITI
"Gli
Stati Uniti hanno aiutato Israele a sconfiggere gli Arabi in
sei
giorni".
04.
FATTI
Gli
Stati Uniti hanno tentato di impedire la guerra mediante negoziati,
ma
non
poterono convincere Nasser o gli altri stati arabi a desistere
dalle
loro
parole ed azioni bellicose. Ancora, poco prima della guerra,
Johnson
ammoni':
"Israele non sara' solo se non decide di partire da solo"
[16].
Poi,
all'inizio della guerra, il Dipartimento di Stato annuncio': "La
nostra
posizione
e' neutrale in pensieri, parole, opere" [17].
Inoltre,
mentre gli Arabi stavano falsamente accusando gli USA di
inviare
rifornimenti
ad Israele con un ponte aereo, Johnson impose un embargo delle
armi
alla regione (pure la Francia, l'altro fornitore principale di
armi,
aderi'
all'embargo).
Di
contro, i Russi stavano inviando massicce quantita' di armi agli
Arabi.
Allo
stesso tempo, gli eserciti di Kuwait, Algeria, Arabia Saudita ed
Iraq
stavano
contribuendo con truppe ed armi ai fronti egiziano, siriano
e
giordano
[18].
05.
MITO
"Israele
attacco' la Giordania per catturare Gerusalemme".
05.
FATTI
Il
Primo Ministro Levi Eshkol invio' un messaggio a Re Hussein dicendo
che
Israele
non avrebbe attaccato la Giordania a meno che essa non
avesse
iniziato
le ostilita'. Quando i radar giordani inquadrarono uno stormo
di
aeroplani
che volavano dall'Egitto ad Israele, e gli Egizi convinsero
Hussein
che gli aerei erano loro, egli allora ordino' di
bombardare
Gerusalemme
Est. Risulto' che gli aerei erano israeliani, e che stavano
tornando
dalla distruzione dell'aviazione egizia al suolo. Intanto, le
truppe
siriane ed irachene attaccavano la frontiera
settentrionale
israeliana.
Se
la Giordania non avesse attaccato, la condizione di Gerusalemme
non
sarebbe
cambiata nel corso della guerra. Ma quando la citta' cadde sotto
il
fuoco,
Israele dovette difenderla, e cosi' facendo, colse l'occasione
di
unificare
la sua capitale una volta per tutte.
06.
MITO
"Israele
non avrebbe dovuto attaccare per primo".
06.
FATTI
Dopo
soli sei giorni di combattimenti, le forze israeliane
irruppero
attraverso
le linee nemiche ed avevano la possibilita' di marciare sul
Cairo,
su Damasco e su Amman. Fu richiesto il cessate il fuoco il 10
Giugno.
La
vittoria giunse ad altissimo prezzo. Nell'attacco alle alture del
Golan,
Israele
soffri' 115 morti - piu' o meno il numero degli Americani
uccisi
durante
l'Operazione Tempesta nel Deserto. In tutto, Israele perse il
doppio
degli
uomini (777 morti e 2.586 feriti) rispetto alla popolazione di
quanto
gli
USA avessero perso in otto anni di guerra in Vietnam [19]. Inoltre,
ad
onta
dell'incredibile successo della sua campagna dell'aria,
l'Aviazione
israeliana
perse 46 dei suoi 200 caccia [20]. Se Israele avesse atteso che
gli
Arabi colpissero per primi, come sarebbe avvenuto nel 1973, e non
avesse
compiuto
un attacco preventivo, il costo sarebbe stato certamente superiore
e
la vittoria non sarebbe stata garantita.
07.
MITO
"Israele
vide i territori che catturo' come terre conquistate ora
parte
d'Israele
e non ebbe intenzione di negoziarne la restituzione".
07.
FATTI
Alla
fine della guerra, Israele aveva conquistato abbastanza territorio
da
piu'
che triplicare l'area che controllava - da 8.000 a 26.000
miglia
quadrate
[da 20.700 a 67.300 kmq - Liang]. La vittoria consenti' ad Israele
di
unificare Gerusalemme. Le forze israeliane avevano inoltre catturato
il
Sinai,
le alture del Golan, la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. I
leader
israeliani
si aspettarono davvero di poter negoziare un accordo di pace con
i
loro vicini che imponesse alcuni compromessi territoriali.
Percio',
anziche'
annettere la Cisgiordania, fu creata un'amministrazione
militare.
Praticamente
alla fine della guerra, Israele cominciao' le discussioni
che
mostravano
la sua disponibilita' a negoziare la restituzione di almeno parte
dei
territori. Il fatto che Israele abbia poi restituito piu' del 90%
dei
territori
vinti nella guerra difensiva dopo aver negoziato con i vicini
prova
che Israele e' sempre stato pronto a negoziare la terra per la
pace.
08.
MITO
"Israele
espulse dei pacifici paesani arabi dalla Cisgiordania ed ha
impedito
loro di tornare dopo la guerra".
08.
FATTI
Dopo
che la Giordania ebbe lanciato il suo attacco il 5 Giugno,
circa
325.000
Palestinesi che vivevano in Cisgiordania sono fuggiti [21].
Questi
erano
cittadini giordani che si trasferirono da una parte di quella
che
consideravano
la loro terra ad un'altra, soprattutto per non essere tra i
due
fuochi nemici.
Un
profugo palestinese che era amministratore in un campo UNRWA a
Gerico
disse
che dei politici arabi avevano sparso dicerie nel campo.
"Essi
dicevano
che tutti i giovani sarebbero stati uccisi. La gente udiva alla
radio
che questa non sarebbe stata la fine, ma solo l'inizio, cosicche'
essi
pensarono
che forse sarebbe stata una lunga guerra e desiderarono trovarsi
in
Giordania" [22].
Alcuni
dei Palestinesi che partirono preferirono vivere in uno stato
arabo
piuttosto
che sotto il governo militare israeliano. I membri delle
varie
fazioni
dell'OLP fuggirono per evitare la cattura da parte degli
Israeliani.
Nils-Goeran
Gussing, la persona nomintata dal Segretario Generale dell'ONU
per
investigare la situazione, scopri' che molti Arabi temevano inoltre
di
non
poter piu' ricevere il denaro dai membri della famiglia che
lavoravano
all'estero
[23].
Le
forze israeliane ordinarono ad una manciata di Palestinesi di
andarsene
per
"motivi strategici e di sicurezza nazionale". In alcuni
casi, fu loro
concesso
di tornare in pochi giorni, ed in altri Israele si offri' di
aiutarli
a sistemarsi altrove [24].
Israele
ora governava piu' di 750.000 Palestinesi - e la maggior parte
di
loro
era ostile al governo. Nondimeno, piu' di 9.000 famiglie furono
riunite
nel
1967. In totale, piu' di 60.000 famiglie ebbero l'autorizzazione
a
tornare
[25].
09.
MITO
"Israele
ha imposto restrizioni irragionevoli ai Palestinesi in
Cisgiordania,
a Gaza ed a Gerusalemme Est".
09.
FATTI
Nessuna
occupazione e' gradevole per chi la subisce, ma le
autorita'
israeliane
tentarono di minimizzare l'impatto sulla popolazione. Don Peretz,
che
scrive spesso sulla situazione degli Arabi in Israele e
critica
aspramente
il governo israeliano, visito' la Cisgiordania poco dopo la
conquista
da parte delle truppe israeliane. Egli trovo' che loro
stavano
tentando
di ripristinare la vita normale e di impedire ogni incidente
che
avrebbe
potuto incoraggiare gli Arabi a lasciare le loro case [26].
Salvo
che per la richiesta che i testi scolastici nei territori
fossero
purgati
del linguaggio antiisraeliano ed antisemitico, le autorita'
tentarono
di non interferire con gli abitanti. Essi fornirono
assistenza
economica;
per esempio, i Palestinesi della Striscia di Gaza vennero
trasferiti
dai campi a nuove case. Questo provoco' proteste da
parte
dell'Egitto,
che non aveva fatto nulla per i profughi quando aveva il
controllo
della zona.
Agli
Arabi fu data liberta' di movimento. Fu loro concesso di viaggiare
fino
in
Giordania e tornarne. Nel 1972 furono tenute le elezioni in
Cisgiordania.
Le
donne ed i non-possidenti, che non potevano partecipare sotto il
governo
giordano,
poterono allora votare.
Agli
Arabi di Gerusalemme Est fu data l'opzione tra il conservare
la
cittadinanza
giordana od acquisire quella israeliana. Furono
riconosciuti
residenti
della Gerusalemme unificata e fu dato loro il diritto di votare
e
concorrere
al consiglio municipale. Inoltre, i luoghi santi mussulmani
furono
posti sotto la tutela di un Consiglio Mussulmano. Ad onta
del
significato
del Monte del Tempio nella storia ebraica, agli Ebrei fu
vietato
pregarvi.
Dopo
la fine della Guerra dei Sei Giorni, il Presidente Johnson annuncio'
la
sua
opinione sul passo successivo verso la fine del conflitto:
"Certo,
i soldati debbono essere ritirati; ma ci debbono essere anche
diritti
riconosciuti alla vita nazionale, progresso nella soluzione
al
problema
dei rifugiati, liberta' di passaggio marittimo innocente,
limitazioni
alla corsa degli armamenti e rispetto per l'indipendenza
politica
e l'integrita' territoriale" [27].
10.
MITO
"Durante
la Guerra del 1967, Israele ha attaccato deliberatamente la
nave
americana
Liberty".
11.
FATTI
L'attacco
israeliano alla nave americana Liberty fu un doloroso
errore,
attribuibile
soprattutto all'essere accaduto nella confusione di una guerra
totale
nel 1967. Dieci indagini ufficiali americane e tre
inchieste
ufficiali
israeliane hanno tutte stabilito definitivamente che l'attacco fu
un
tragico errore.
L'8
giugno 1967, il quarto giorno della Guerra dei Sei Giorni,
l'Alto
Comando
Israeliano ricevette dei rapporti per cui le truppe israeliane in
El
Arish
erano bombardate dal mare, forse da una nave egizia, come era
accaduto
il
giorno prima. Gli Stati Uniti avevano dichiarato qualche giorno
prima,
davanti
alle Nazioni Unite, che non avevano forze navali a centinaia
e
centinaia
di miglia dal fronte; pero' la nave americana Liberty, una nave
spia
americana con l'ordine di controllare i combattimenti,
arrivo'
nell'area,
a 14 miglia dalla costa del Sinai, a causa di mancate
comunicazioni
americane, in quanto dei messaggi che ordinavano alla nave di
non
avvicinarsi a meno di 100 miglia non furono ricevuti. Gli
Israeli
sbagliarono
credendo che quella fosse la nave che compiva i bombardamenti,
ed
aerei da guerra e navi torpediniere l'attaccarono, uccidendo 34
membri
dell'equipaggio
della Liberty e ferendone 171.
Furono
compiuti numerosi errori sia da parte americana che da
parte
israeliana.
Per esempio, era stato riferito (erroneamente, si sarebbe
scoperto)
che la Liberty stava navigando a 30 nodi (ma furono ricalcolati
e
risultarono
28). La dottrina navale dell'epoca, non solo israeliana ma
anche
americana,
presumeva che una nave tanto veloce fosse una nave da guerra.
Israele
aveva chiesto che le navi americane fossero allontanate dalla
costa,
oppure
che gli venisse comunicata la precisa posizione delle navi
americane
[28].
La Sesta Flotta fu trasferita perche' il Presidente Johnson temeva
di
essere
trascinato in un confrtonto con l'Unione Sovietica, ed egli
aveva
ordinato
inoltre che nessun aereo fosse inviato vicino al Sinai.
Secondo
le memorie del Capo di Stato Maggiore Yitzchaq Rabin, vigeva
l'ordine
di attaccare qualsiasi nave non identificata sottocosta [29]. Il
mare
era calmo e la Corte Navale d'Inchiesta americana scopri' che
la
bandiera
della Liberty era con ogni probabilita' pendula e non
distinguibile.
Inoltre, dei membri dell'equipaggio, tra cui il Comandante
William
McGonagle, testimoniarono che la bandiera fu abbattuta al primo od
al
secondo attacco.
Un
rapporto CIA sull'incidente, datato 13 Giugno 1967, scopri' inoltre
che
un
pilota troppo zelante avrebbe potuto scambiare la Liberty per una
nave
egizia,
la El Quseir. Dopo l'attacco aereo, le torpediniere
israeliane
identificarono
la Liberty come una nave da guerra egiziana. Quando la
Liberty
comincio' a sparare agli Israeliani, essi risposero con i siluri,
che
uccisero 28 marinai.
La
convinzione che l'attacco fosse stato un tragico errore e'
ulteriormente
rinforzata
da una nuova biografia di Yitzchaq Rabin (Dan Kurzman, Soldier
of
Peace:
The Life of Yitzhak Rabin. NY: HarperCollins, 1998), che fu Capo
di
Stato
Maggiore israeliano durante la guerra, che dice che gli
Israeliani
ebbero
paura all'inizio di aver attaccato una nave sovietica, e di
aver
provocato
i Sovietici ad entrare in guerra. Gli Israeliani furono
sollevati
quando
scoprirono che si trattava di una nave americana, sebbene
Rabin
rimanesse
preoccupato che l'errore avrebbe potuto mettere a repentaglio
il
sostegno
americano per Israele [30].
Una
volta che gli Israeliani furono sicuri di quel che era accaduto,
essi
riferirono
l'incidente all'ambasciata americana a Tel Aviv e si offrirono
di
fornire
un elicottero agli Americani per permetter loro di volare alla
nave
ed
ogni aiuto di cui avessero bisogno per evacuare i feriti e salvare
la
nave.
L'offerta fu accettat ed un addetto navale americano fu portato
in
volo
sulla Liberty.
Molti
dei superstiti della Liberty rimangono tuttora amareggiati, e
sono
convinti
che l'attacco fu deliberato, come dicono nel loro sito web
(
http://www.halcyon.com/jim/ussliberty/
) Nel 1991, i giornalisti Rowland
Evans
e Robert Novak diedero risalto alla loro scoperta di un Americano
che
disse
di essere stato nella Sala in cui gli Israeliani presero la
decisione
di
attaccare la nave americana - sapendo quel che facevano [31]. Di
fatto,
quella
persona, Seth Mintz, scrisse una lettera al Washington Post il
9
Novembre
1991 sostenendo che egli fu male citato da Evans e Novak e
che
l'attacco
fu, di fatto, un caso di "identita' fraintesa". Inoltre,
l'uomo di
cui
Mintz un tempo diceva di essere stato accanto a lui, un certo
Generale
Benni
Matti, non esiste.
Inoltre,
contrariamente alle affermazioni per cui un pilota israeliano
aveva
identificato
la nave come americana in una registrazione radio, nessuno ha
mai
mostrato quella registrazione. Di fatti, l'unico nastro esistente
e'
quello
ufficiale dell'Aviazione israeliana, che mostra chiaramente
che
nessun'identificazione
siffatta fu compiuta dai piloti israeliani prima
dell'attacco.
Esso inoltre indica che una volta che i piloti si
preoccuparono
dell'identita' della nave, dopo aver letto il suo numero
sulla
chiglia,
essi interruppero l'attacco. I nastri non contengono
alcuna
affermazione
che suggerisca che i piloti avessero visto una bandiera
americana
prima dell'attacco [32].
Nessuno
degli accusatori d'Israele puo' spiegare perche' Israele
avrebbe
deliberatamente
atttaccato una nave americana in un momento in cui gli USA
erano
l'unico amico e sostenitore d'Israele al mondo. La confusione in
una
lunga
catena di comunicazioni, che avvenne in un'atmosfera densa sia tra
gli
Americani
che tra gli Israeliani (cinque messaggi dai Capi di Stato
Maggiore
Congiunti,
diretti alla nave a cui ordinavano di starsene ad almeno 25
miglia
dalla costa egizia - anzi, gli ultimi quattro dicevano ad almeno
100
miglia
- arrivarono ad attacco finito) e' una spiegazione piu'
probabile.
Capitano
spesso in guerra incidenti dovuti al "fuoco amico". Nel
1988 la
Marina
Americana abbatte' per errore un aereo passeggeri iraniano,
uccidendo
290
civili. Durante la Guerra del Golfo, 35 dei 148 Americani caduti
in
battaglia
furono uccisi dal "fuoco amico". Nell'Aprile 1944, due
elicotteri
americani
Black Hawk con grandi bandiere americane dipinte su ogni
fianco
furono
abbattuti dagli F-15 dell'Aviazione americana in un giornata
serena
nella
"no fly zone" dell'Iraq, uccidendo 26 persone. Difatti, il
giorno
prima
dell'attacco alla Liberty, i piloti israeliani avevano
accidentalmente
bombardato
una delle loro colonne corazzate a sud di Jenin, in
Cisgiordania
[33].
L'Ammiraglio
in congedo Shlomo Erell, che fu Capo di Stato Maggiore della
Marina
in Israele nel Giugno 1967, disse all'Associated Press (5
Giugno
1977):
"Nessuno si sarebbe mai sognato di trovar li' una nave
americane.
Nemmeno
gli Americani sapevano dov'era la loro nave. Le autorita'
qualificate
ci avevano avvisato che non c'erano navi americane entro
cento
miglia".
Il
Segretario della Difesa Robert McNamara disse al Congresso il 26
Luglio
1967:
"E' la conclusione del corpo investigativo, comandato da un
ammiraglio
della
Marina in cui noi abbiamo grande fiducia, che l'attacco non
fu
intenzionale".
Nel
1987 McNamara ripete' la sua opinione che l'attacco fosse stato
un
errore,
dicendo ad un ascoltatore che aveva chiamato il "Larry King
Show"
che
egli non aveva visto nulla nei 20 anni successivi che gli
facesse
cambiare
l'opinione che non c'era stato alcun "insabbiamento"
[34].
Israele
si scuso' per la tragedia e pago' circa 13 milioni di dollari
in
riparazioni
umanitarie agli USA ed alle famiglie delle vittime, secondo le
cifre
stabilite dal Dipartimento di Stato USA. La faccenda fu
ufficialmente
chiusa
tra i due governi con uno scambio di note diplomatiche il 17
Dicembre
1987.
[Note]
[1]
Encyclopedia Americana Annual 1961, (NY: Americana Corporation,
1961),p. 387.[2] Yehoshafat Harkabi, Arab Attitudes To Israel,
(Jerusalem: KeterPublishing House, 1972), p. 27.[3] Howard Sachar, A
History of Israel: From the Rise of Zionism to OurTime, (NY: Alfred
A. Knopf, 1979), p. 616.[4] Samuel Katz, Battleground-Fact and
Fantasy in Palestine, (NY: BantamBooks, 1985), pp. 10-11, 18.[5]
Netanel Lorch, One Long War, (Jerusalem: Keter, 1976), p. 110.[6] Isi
Leibler, The Case For Israel, (Australia: The Globe Press, 1972),p.
60.[7] Ibid.[8] Eban, p. 330.
[9] Leibler, p. 60.[10] Leibler, p.
18.[11] Leibler, p. 60.[12] Leibler, p. 18.[13] Chaim Herzog, The
Arab-Israeli Wars, (NY: Random House, 1982), p. 149.[14] United
Nations Conference on the Law of the Sea, (Geneva: UNPublications
1958), pp. 132-134.[15] Yehuda Lukacs, Documents on the
Israeli-Palestinian Conflict 1967-1983,(NY: Cambridge University
Press, 1984), pp. 17-18; Abba Eban, Abba Eban,(NY: Random House,
1977), p. 358[16] Lyndon B. Johnson, The Vantage Point: Perspectives
of the Presidency1963-1969, (NY: Holt, Rinehart and Winston, 1971),
p. 293.
[17] AP, (5 Giugno 1967).[18] Sachar, p. 629.[19] Katz, p.
3.[20] Jerusalem Post, (23 Aprile 1999).[21] Encyclopedia American
Annual 1968, p. 366.
[22] George Gruen, "The Refugees of
Arab-Israeli Conflict," (NY: AmericanJewish Committee, Marzo
1969), p. 5.[23] Gruen, p. 5.[24] Gruen, p. 4.
[25] Encyclopedia
American Annual 1968, p. 366.[26] Don Peretz, "Israel's New
Dilemma," Middle East Journal (Inverno 1968),pp. 45-46.
[27]
Lyndon B. Johnson, Public Papers of the President, (DC: GPO 1968),
p.683.[28] Yitzhak Rabin, The Rabin Memoirs, CA: University of
California Press,1996, pp. 110.[29] Rabin, p. 108-109.[30] Dan
Kurzman, Soldier of Peace: The Life of Yitzhak Rabin,
(NY:HarperCollins, 1998), pp. 224-227; Rabin, p. 108-109.[31]
Washington Post, (6 Novembre 1991).[32] Hirsh Goodman, "Messrs.
Errors and No Facts," Jerusalem Report
(21 Novembre
1991).[33] Hirsh Goodman and Ze'ev Schiff, "The Attack on the
Liberty," AtlanticMonthly (Settembre 1984).[34] "The Larry
King Show" (per radio) (5 Febbraio 1987).
Tra
le guerre,
di Mitchell G. Bard
Miti
da confutare
01.
"Dopo la Guerra del 1967 Israele rifiuto' di trattare un accordo
con gli Arabi".
02.
"Secondo la Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza,
l'acquisizione
di
territori grazie alla Guerra del 1967 e' _inammissibile_".
03.
"La Risoluzione 242 chiaramente impone ad Israele di ritornare
ai
confini
precedenti al 1967".
04.
"La Risoluzione 242 riconosce un diritto
palestinese
all'autodeterminazione".
05.
"Gli stati Arabi e l'OLP hanno accettato la Risoluzione 242,
mentre
Israele
l'ha rifiutata".
06.
"I Palestinesi erano disposti a trattare un accordo dopo la
Guerra dei Sei Giorni".
I
Miti in Dettaglio
MITO
"Dopo
la Guerra del 1967 Israele rifiuto' di trattare un accordo con
gli
Arabi".
01.
FATTI
Dopo
la sua vittoria nella Guerra dei Sei Giorni, Israele spero' che
gli
stati
arabi iniziassero trattative di pace. Israele segnalo' ai paesi
arabi
la
sua disposizione ad abbandonare praticamente tutti i territori che
aveva
acquisito
in cambio della pace. Come disse Moshe Dayan, Gerusalemme
non
aspettava
che una telefonata dai capi arabi per iniziare i negoziati [1].
Ma
queste speranze furono spazzate via nell'Agosto 1967 quando i capi
arabi
che
s'erano incontrati a Khartoum adottarono la formula dei "Tre
No":
"Re
e presidenti hanno concordato di unificare gli sforzi a
livello
internazionale
e diplomatico per eliminare le conseguenze dell'aggressione e
per
assicurare il ritiro delle forze d'aggressione israeliane dalle
terre
arabe,
ma nei limiti a cui si impegnano gli stati arabi: niente pace
con
Israele,
niente negoziati con Israele, niente riconoscimento d'Israele
e
mantenimento
dei diritti del popolo palestinese nella sua nazione [2].
Come
scrisse l'ex-presidente d'Israele Chaim Herzog: "La speranza
d'Israele
che
la guerra fosse giunta alla fine e che ora ci sarebbe stata la pace
ai
confini
fu presto dissipata. Tre giorni dopo la conclusione delle
ostilita',
avvenne
il primo grave incidente nel Canale di Suez" [3].
02.
MITO
"Secondo
la Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza, l'acquisizione
di
territori
grazie alla Guerra del 1967 e' _inammissibile_".
02.
FATTI
Il
22 NOvembre 1967 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU
approvo'
all'unanimita'
la Risoluzione 242, che stabiliva i principi che avrebbero
dovuto
guidare i negoziati per un accordo di pace arabo-israeliano.
Questa
soluzione
fu un compromesso tortuosamente negoziato tra proposte
concorrenti.
Esaminando cio' che fu scartato, cosi' come il linguaggio
adottato,
e' possibile discernere l'intento del Consiglio di Sicurezza.
Il
primo punto di cui parla la risoluzione e'
l'"inammissibilita'
dell'acquisizione
di territorio mediante la guerra". Alcuni leggono la 242
come
se finisse qui e dimostrasse la necessita' del ritiro totale
d'Israele
dai
territori. Al contrario, questa frase non fa questo, perche'
il
riferimento
e' chiaramente diretto solo ad una guerra offensiva. Se cosi'
non
fosse, la risoluzione fornirebbe un incentivo all'aggressione. Se
un
paese
ne attacca un altro, e l'aggredito respinge l'attacco e nel
mentre
acquisisce
territorio, la prima interpretazione imporrebbe all'aggredito
di
restituire
la terra che ha preso. Percio', l'aggressore avrebbe poco da
perdere
perche' sarebbe assicurato contro la principale conseguenza
della
sconfitta.
Lo
scopo ultimo della 242, come spiegato dal paragrafo 3, e'
il
raggiungimento
di un "accordo pacifico ed accettato". Questo significa
un
accordo
negoziato basato sui principi della risoluzione, anziche'
uno
imposto
alle parti. Questa e' inoltre l'implicazione della Risoluzione
338,
secondo
Arthur Goldberg, l'ambasciatore americano che condusse
la
delegazione
alle Nazioni Unite nel 1967 [4]. Quella risoluzione, adottata
dopo
la guerra del 1973, invocava l'inizio immediato dei negoziati tra
le
parti
e contemporaneamente al cessate il fuoco.
"Questa
e' la prima guerra nella storia che e' finita con i vincitori
che
chiedono
la pace e gli sconfitti la resa incondizionata" - Abba Eban
[5].
03.
MITO
"La
Risoluzione 242 chiaramente impone ad Israele di ritornare ai
confini
precedenti
al 1967".
03.
FATTI
La
clausola piu' controversa della Risoluzione 242 e' la richiesta
di
"ritiro
delle forze armate israeliane da territori occupati nel
recente
conflitto".
Questo e' collegato alla seconda espressione non ambigua che
chiede
la "fine di tutte le rivendicazioni o gli stati di
belligeranza" ed
il
riconoscimento che "ogni Stato dell'area" ha il "diritto
di vivere in
pace
in confini sicuri e riconosciuti libero da minacce od atti di
forza".
La
risoluzione non fa del ritiro israeliano il prerequisito
dell'azione
araba.
Inoltre, non specifica quanto territorio Israele debba cedere.
Il
Consiglio
di Sicurezza non disse che Israele deve ritirarsi da "tutti
i"
territori
occupati dalla guerra dei Sei Giorni. Questo era voluto. Il
delegato
sovietico voleva l'inclusione di queste parole e disse che la
loro
esclusione
significava "che parte di questi territori poteva restare in
mani
israeliane".
Gli stati arabi premettero perche' fosse inclusa la parola
"tutti",
ma questa richiesta fu respinta. Nondimeno essi affermarono
che
avrebbero
letto la risoluzione come se avesse compreso la parola
"tutti".
L'ambasciatore
britannico che abbozzo' la risoluzione approvata, Lord
Caradon,
dichiaro' dopo il voto: "Solo la risoluzione e' vincolante per
noi,
e
le sue parole ci appaiono chiare" [6].
Quest'interpretazione
letterale, senza il "tutti" implicito, fu
ripetutamente
dichiarata quella corretta da tutti coloro che furono convolti
nel
suo abbozzo. Per esempio, il 29 Ottobre 1969, il Ministro degli
Esteri
britannico
disse alla Camera dei Comuni che il ritiro previsto
dalla
risoluzione
non sarebbe stato da "tutti i territori" [7]. Quando gli
fu
chiesto
poi di spiegare la posizione britannica, Lord Caradon
disse:
"Sarebbe
stato uno sbaglio chiedere ad Israele di ritornare alle
sue
posizioni
del 4 Giugno 1967, dacche' tali posizioni erano indesiderabili
ed
artificiali"
[8].
Analogamente,
l'ambasciatore Arthur Goldberg spiego': "Le
rimarchevoli
omissioni
- che non erano accidentali - a proposito del ritiro sono le
parole
'i' oppure 'tutti', e 'i confini del 5 Giugno 1967' ...
La
risoluzione
parla di ritiro da territori occupati senza definire l'ampiezza
del
ritiro" [9].
Le
risoluzioni chiaramente richiedono ai paesi arabi di far pace
con
Israele.
La condizione principale e' che Israele si ritiri da
"territori
occupati"
nel 1967, che significa che Israele deve ritirarsi da alcuni,
tutti
o nessuno dei territori tuttora occupati. Dacche' Israele si
e'
ritirato
dal 91% dei territori quando ha rinunciato al Sinai, esso ha
gia'
adempiuto
parzialmente, se non completamente, ai suoi obblighi secondo
la
242.
Gli
stati arabi si opposero inoltre alla richiesta di "confini
sicuri e
riconosciuti"
poiche' temevano che questo imponesse negoziati con Israele.
La
Lega araba lo ha esplicitamente rifiutato a Khartoum nell'Agosto
1967,
quando
proclamo' i suoi tre "no". L'ambasciatore Goldberg spiego'
che questa
frase
fu espressamente inclusa perche' ci si aspettava che le
parti
facessero
"correzioni territoriali nel loro accordo di pace
che
richiedessero
meno del completo ritiro delle forze israeliane dai
territori
occupati,
dacche' le precedenti frontiere israeliane si erano
dimostrate
notevolmente
insicure".
La
questione, quindi, e' se Israele deve cedere ulteriore territorio.
Ora
che
sono stati firmati accordi di pace con l'Egitto e la Giordania,
ed
Israele
si e' ritirato al confine internazionale col Libano, le
uniche
controversie
territoriali che rimangono sono quelle con i Palestinesi
(neppure
citati nella 242) e con la Siria.
La
controversia con la Siria e' a proposito delle alture del Golan. Il
Primo
Ministro
Yitzchaq Rabin mostro' la disponibilita' a negoziare un
compromesso
in
cambio della pace; ma il Presidente Hafez Assad si rifiuto' perfino
di
prendere
in considerazione un limitato trattato di pace a meno che
Israele
non
avesse previamente acconsentito al completo ritiro. Ma, secondo la
242,
Israele
non ha alcun obbligo di ritirarsi da alcuna parte del Golan
in
mancanza
di un accordo di pace con la Siria.
E'
bene inoltre ricordare capire che altri stati arabi che continuano
a
mantenere
uno stato di guerra con Israele, od hanno rifiutato ad Israele
il
riconoscimento
diplomatico, come l'Arabia Saudita, l'Iraq e la Libia, non
hanno
controversie territoriali con Israele. Essi hanno
nondimeno
condizionato
le loro relazioni (almeno a parole) al ritiro di Israele ai
confini
pre-1967.
Sebbene
siano ignorate dalla maggior parte degli analisti, la
Risoluzione
242
contiene altre disposizioni. Una di queste e' che sia garantita
la
liberta'
di navigazione. Questa clausola fu inserita perche' una
delle
principali
cause della Guerra del 1967 fu il blocco egizio dello Stretto
di
Tiran.
04.
MITO
"La
Risoluzione 242 riconosce un diritto
palestinese
all'autodeterminazione".
04.
FATTI
I
Palestinesi non sono affatto citati nella Risoluzione 242. Si
allude
soltanto
a loro nel secondo comma del secondo articolo della 242, che
invoca
una
"giusta soluzione al problema dei profughi". In nessun
luogo essa chiede
che
siano concessi dei diritti politici od un territorio ai
Palestinesi.
Infatti,
l'uso del termine generico "profugo" fu un
deliberato
riconoscimento
che due erano i problemi di profughi prodotti dal conflitto -
uno
arabo ed uno ebraico. Nel caso di questi ultimi, non meno
Ebrei
fuggirono
dai paesi arabi di quanti Palestinesi lasciarono Israele. Ma
gli
Ebrei
non hanno ricevuto alcun indennizzo dai paesi arabi, ne' e' mai
stata
fondata
un'organizzazione ONU per aiutarli.
05.
MITO
"Gli
stati Arabi e l'OLP hanno accettato la Risoluzione 242, mentre
Israele
l'ha
rifiutata".
05.
FATTI
Gli
stati arabi hanno tradizionalmente sostenuto che accettavano la
242
cosi'
come la definivano, cioe' come se richiedesse il ritiro totale
ed
incondizionato
di Israele dai territori occupati.
In
una dichiarazione all'Assemblea Generale del 15 Ottobre 1968,
l'OLP,
rifiutando
la Risoluzione 242, disse che "l'implementazione della
suddetta
risoluzione
portera' alla fine di ogni speranza di stabilire la pace e
la
sicurezza
in Palestina e nel Medio Oriente".
Di
contro, l'ambasciatore Abba Eban espresse la posizione israeliana
al
Consiglio
di Sicurezza il 1 Maggio 1968: "Il mio governo ha comunicato
la
sua
accettazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza per
la
promozione
di un accordo sulla fondazione di una pace durevole e giusta.
Sono
inoltre autorizzato a riaffermare che noi siamo disposti a cercare
un
accordo
con ogni stato arabo su tutte le questioni comprese in
quella
risoluzione".
Ci
e' voluto quasi un quarto di secolo, ma l'OLP ha alla fine
acconsentito a
che
le risoluzioni 242 e 338 fossero la base per i negoziati con
Israele
quando
essa firmo' la Dichiarazione dei Principi nel Settembre 1993.
06.
MITO
"I
Palestinesi erano disposti a trattare un accordo dopo la Guerra dei
Sei
Giorni".
06.
FATTI
La
Lega Araba creo' l'Organizzazione della Liberazione della Palestina
al
Cairo
nel 1964 come arma contro Israele. Fino alla Guerra dei Sei
Giorni,
l'OLP
si impegno' in attacchi terroristici che aumentarono l'abbrivio
verso
il
conflitto. Ne' l'OLP ne' alcun altro gruppo palestinese condussero
una
campagna
volta a convincere la Giordania o l'Egitto a creare uno
stato
palestinese
indipendente in Cisgiordania ed a Gaza. L'obbiettivo
dell'attivismo
palestinese era la distruzione d'Israele.
Dopo
che gli stati arabi furono sconfitti nel 1967, i Palestinesi
non
mutarono
il loro obbiettivo fondamentale. Con un milione di Arabi venuti
a
trovarsi
sotto dominio israeliano, alcuni Palestinesi credettero che
fossero
cresciute
le prospettive di una guerra popolare di liberazione. A
questo
scopo,
Yassir Arafat istigo' una campagna di terrorismo dalla
Cisgiordania.
Tra
il Settembre ed il Dicembre 1967, furono intrapresi 61 attacchi,
la
maggior
parte dei quali contro obbiettivi civili come fabbriche, cinema
e
case
private [10].
Le
forze di sicurezza israeliane divennero pian piano piu' abili a
stroncare
i
piani terroristici in Israele e nei territori. Di conseguenza,
l'OLP
comincio'
a perseguire una diversa strategia - attaccare i bersagli ebraici
ed
israeliani all'estero. All'inizio del 1968, il primo di molti aerei
fu
dirottato
da terroristi palestinesi.
[Note]
[1]
Walter Lacquer, The Road to War, (London: Weidenfeld and
Nicolson,
1968), p. 297.
[2] Yehuda Lukacs, Documents on
the Israeli-Palestinian Conflict 1967-1983,
(NY: Cambridge
University Press, 1984), p. 213.
[3] Chaim Herzog, The
Arab-Israeli Wars, (NY: Random House, 1982), p. 195.
[4]
Jerusalem Post, (28 Maggio 1984).
[5] Abba Eban, Abba Eban,
(NY: Random House, 1977), p. 446.
[6] Prosper Weil,
"Territorial Settlement in the Resolution of November
22,
1967," in John Moore, ed., The Arab-Israeli Conflict,
(NJ: Princeton
University Press, 1974), p. 321.
[7] Eban,
p. 452.
[8] Beirut Daily Star (12 Giugno 1974).
[9]
Discorso ad una Conferenza Politica dell'AIPAC (8 Maggio
1973).
[10] Netanel Lorch, One Long War, (Jerusalem: Keter,
1976), pp. 139-146.
La
Guerra d'Attrito 1967-1970,
di Mitchell G. Bard
Miti
da confutare
"Israele
fu il responsabile della Guerra d'Attrito".
02.
"L'Egitto termino' la Guerra d'Attrito e cerco' un qualche
accomodamento
con
Israele, solo per vedere tali iniziative disprezzate da
Gerusalemme".
03.
"L'Egitto espresse ripetutamente la disponibilita' di iniziare
i
negoziati
di pace con Israele tra il 1971 ed il 1973. Il rifiuto israeliano
di
queste iniziative porto' alla Guerra del Kippur".
I
Miti in Dettaglio
01.
MITO
"Israele
fu il responsabile della Guerra d'Attrito".
01.
FATTI
Gia'
il 1 Luglio 1967 l'Egitto inizio' a bombardare le posizioni
israeliane
vicino
al Canale di Suez. Il 21 Ottobre 1967, l'Egitto affondo'
il
cacciatorpediniere
israeliano Eilat, causando 47 morti. Poco meno di un anno
dopo,
l'artiglieria egizia comincio' a bersagliare le posizioni
israeliane
lungo
il Canale di Suez. E' da questo punto del 1968 che si fa
abitualmente
cominciare
la guerra.
Nasser
credeva che poiche' la maggior parte delle forze armate
israeliane
consisteva
di riservisti, esse non avrebbero potuto sostenere una
guerra
d'attrito
prolungata. Egli credeva che Israele non sarebbe stato capace
di
sopportare
il peso economico, e lo stillicidio di morti avrebbe nuociuto
al
morale
d'Israele.
La
sanguinosa Guerra d'Attrito duro' circa due anni. Israele perse 15
aerei
da
combattimento, i piu' abbattuti da cannoni e missili antiaerei. Il
numero
dei
morti tra il 15 Giugno 1967 e l'8 Agosto 1970 fu di 1.424 soldati
ed
oltre
100 civili. Altri 2.000 soldati e 700 civili furono feriti [1].
02.
MITO
"L'Egitto
termino' la Guerra d'Attrito e cerco' un qualche accomodamento
con
Israele,
solo per vedere tali iniziative disprezzate da Gerusalemme".
02.
FATTI
Nell'estate
del 1970, gli Stati Uniti persuasero Israele ed Egitto ad
accettare
un cessate il fuoco. Il cessate il fuoco aveva l'intento di
portare
a negoziati sotto gli auspici dell'ONU. Israele dichiaro'
che
avrebbe
accettato il principio di ritirarsi dai territori che
aveva
conquistato.
Ma
il 7 Agosto, i Sovietici e gli Egizi disposero dei sofisticati
missili
terra-aria
SAM-2 e SAM-3 nella ristretta zona di 32 miglia [58 km -
Liang]
lungo
la riva occidentale del Canale di Suez. Questa era una
chiara
violazione
dell'accordo di cessate il fuoco, che vietava l'introduzione o
la
costruzione
di ogni installazione militare nell'area.
La
rivista Time osservo' che la ricognizione americana "mostro'
che i 36
missili
SAM-2 introdotti di soppiatto nella zona del cessate il
fuoco
costituiscono
solo la prima linea del piu' massiccio sistema antiaereo mai
creato"
[2].
Le
foto dei satelliti del Dipartimento della Difesa mostrarono senza
dubbio
alcuno
che i 63 siti SAM-2 vennero installati in una fascia di 78
miglia
[125
km - Liang] tra le citta' di Ismailia e Suez. Tre anni dopo,
questi
missili
fornirono la copertura aerea per l'attacco di sorpresa egizio
contro
Israele.
Per illustrare l'impatto di quest'azione nella guerra del 1973,
"del
totale delle perdite aeree israeliane, il 40% avvenne nelle prime
48
ore
di guerra. Queste ammontavano al 14% delle forze aeree di prima
linea
israeliane"
[3].
Ad
onta delle violazioni egiziane, i colloqui sponsorizzati
dall'ONU
ricominciarono
- ulteriore prova che Israele era ansioso di progredire verso
la
pace. Ma i colluqui furono subito portati in un vicolo cieco
dall'inviato
speciale
dell'ONU Gunnar Jarring, quando egli accetto'
l'interpretazione
egizia
della Risoluzione 242 e chiese il ritiro totale d'Israele alle
linee
di
demarcazione precedenti al 5 Giugno 1967.
Su
questa base, l'Egitto espresse la sua disponibilita' "ad
entrare in un
accordo
di pace con Israele" in una lettera ad Jarring del 20 Febbraio
1971.
Ma
quest'apparente moderazione celava un immutato irredentismo egiziano
ed
un'indisponibilita'
ad accettare una vera pace, come mostrato dalle
fortissime
riserve e precondizioni della lettera.
Le
parole cruciali su un "accordo di pace con Israele" non
furono ne'
pubblicate
ne' trasmesse in Egitto. Inoltre, l'Egitto rifiuto' di
iniziare
colloqui
diretti con lo Stato ebraico. Israele tento' almeno di
trasformare
la
difficoltosa missione Jarring in colloqui indiretti indirizzando
tutte le
lettere
non a Jarring, ma al governo egizio. Ma l'Egitto rifiuto'
di
accettarle.
Appena
dopo la lettera ad Jarring, Anwar Sadat, il nuovo
presidente
dell'Egitto,
tenne un discorso davanti ad un incontro del Consiglio
Nazionale
Palestinese al Cairo. Egli promise sostegno all'OLP "sino
alla
vittoria"
e dichiaro' che l'Egitto non avrebbe accettato la risoluzione
242
[4].
Cinque
giorni dopo Sadat suggeri' che egli fosse pronto a far la pace
con
Israele.
Mohammed Heikal, un confidente di Sadat e direttore del
giornale
semi-ufficiale
Al-Ahram, scrisse:
"La
politica araba a questo punto ha solo due obbiettivi. Il primo
e'
l'eliminazione
delle tracce dell'aggressione del 1967 attraverso un
ritiro
israeliano
da tutti i territori che aveva occupato quell'anno. Il secondo
e'
l'eliminazione
delle tracce dell'aggressione del 1848, attraverso
l'eliminazione
dello stesso Stato d'Israele. Questo e' pero' finora un
obbiettivo
astratto ed indefinito, ed alcuni di noi hano sbagliato a
pensare
prima
al secondo passo che al primo" [5].
03.
MITI
"L'Egitto
espresse ripetutamente la disponibilita' di iniziare i negoziati
di
pace con Israele tra il 1971 ed il 1973. Il rifiuto israeliano di
queste
iniziative
porto' alla Guerra del Kippur".
03.
FATTI
Con
il fallimento della missione Jarring, gli Stati Uniti intrapresero
una
nuova
iniziativa. Essa proponeva un accordo transitorio
israelo-egiziano,
che
chiedeva il parziale ritiro dello Stato ebvraico dal Canale di Suez
e
l'apertura
della via d'acqua.
Israele
era disposto ad iniziare dei negoziati senza precondizioni, ma
Sadat
richiedeva
che gli Israeliani acconsentissero, come parte di un
accordo
transitorio,
a ritirarsi infine ai vecchi confini del 1967. Di fatto, Sadat
stava
cercando di garantirsi in anticipo l'esito dei
"negoziati".
[Note]
[1]
Nadav Safran, Israel The Embattled Ally, (MA: Harvard University
Press,
1981), p. 266.
[2] Time (14 Settembre 1970).
[3]
John Pimlott, The Middle East Conflicts From 1945 to the Present,
(NY:
Crescent Books, 1983), p. 99.
[4] Radio Cairo (27
Febbraio 1971).
[5] Al-Ahram (25 Febbraio 1971).
La
Guerra del Kippur
del 1973, di Mitchell G. Bard
Miti
da confutare
"Israele
fu il responsabile della Guerra del 1973"
02.
"Il Presidente egiziano Anwar Sadat aveva acconsentito alle
proposte di pace USA e non cercava la guerra"
03.
"L'Egitto e la Siria furono gli unici stati arabi coinvolti
nella Guerra del 1973"
04.
"Israele maltratto' i soldati arabi catturati nella Guerra del
1973"
05.
"Le truppe israeliane rasero deliberatamente al suolo con i
bulldozer e
l'esplosivo
l'intera citta' di Kuneitra prima di ritirarsi dall'area nel Giugno
1974"
[I
Miti in Dettaglio]
01.
MITO
"Israele
fu il responsabile della Guerra del 1973"
01.
FATTI
Il
6 Ottobre 1973 - cioe' il 10 Tishre 5734, Yom Kippur, il giorno
piu'
santo
del Calendario ebraico - l'Egitto e la Siria iniziarono un attacco
a
sorpresa
congiunto contro Israele. L'equivalente di tutte le forze NATO
in
Europa
fu ammassato ai confini d'Israele [1]. Sulle alture del Golan,
circa
180
carri armati israeliani erano opposti ad una falange di 1.400
carri
armati
siriani. Lungo il Canale di Suez, meno di 500 difensori
israeliani
furono
attaccati da 80.000 Egiziani.
Messo
sulla difensiva durante i primi due giorni di combattimenti,
Israele
mobilito'
le sue riserve ed alla fine respinse gli invasori e porto' la
guerra
nel profondo di Siria ed Egitto. Gli stati arabi furono
rapidamente
riforniti
per mare e per aria dall'Unione Sovietica, che respinse gli
sforzi
americani
di raggiungere un cessate il fuoco immediato. Come risultato,
gli
Stati
Uniti iniziarono tardivamente il loro ponte aereo verso Israele.
Dopo
due
settimane, l'Egitto fu salvato da una sconfitta disastrosa dal
Consiglio
di
Sicurezza dell'Onu, che non aveva agito finche' gli Arabi erano
sulla
cresta
dell'onda.
L'Unione
Sovietica non mostro' alcun interesse ad agire per la pace
finche'
sembrava
che gli Arabi potessero vincere. E lo stesso valeva per
il
Segretario
generale dell'ONU Kurt Waldheim (l'aver Waldheim prestato
servizio
durante la Seconda Guerra Mondiale in un'unita'
dell'Esercito
tedesco
rea di crimini di guerra nei Balcani porto' al suo divieto di
metter
piede
negli USA dopo che fu eletto Presidente dell'Austria).
Il
22 Ottobre, il Consiglio di Sicurezza adotto' la Risoluzione 338,
che
ingiungeva
"a tutte le parti dell'attuale conflitto di cessare il fuoco e
di
interrompere
immediatamente ogni attivita' militare". Il voto giunse
il
giorno
in cui le forze israeliane avevano circondato ed isolato la
Terza
Armata
egiziana ed avrebbero potuto distruggerla [2].
Ad
onta del successo finale delle Forze di Difesa Israeliane sul campo
di
battaglia,
la guerra fu considerata un insuccesso diplomatico e
militare.
Morirono
2.688 soldati israeliani in tutto.
02.
MITO
"Il
Presidente egiziano Anwar Sadat aveva acconsentito alle proposte di
pace
USA
e non cercava la guerra"
02.
FATTI
Nel
1971, il Presidente egiziano Anwar SAdat ventilo' la possibilita'
di
firmare
un accodo con Israele, purche' tutti i territori occupati
fossero
restituiti
dagli Israeliani. Non ci fu pero' alcun progresso verso la
pace,
cosicche',
l'anno dopo, Sadat disse che la guerra fu inevitabile ed egli
era
pronto
a sacrificare un milione di soldati nello scontro finale con
Israele
[3].
Quell'anno la sua minaccia non si concretizzo'.
Per
tutto il 1972 e gran parte del 1973, Sadat minaccio' la guerra a
meno
che
gli USA non costringessero Israele ad accettare la sua
interpretazione
della
Risoluzione 242 - cioe' il ritiro totale dai territori presi nel
1967.
Nel
contempo, il capo egizio portava avanti un'offensiva diplomatica
in
Europa
ed Africa per ottenere sostegno per la sua causa. Egli si appello'
ai
Sovietici
perche' premessero sugli Stati Uniti e perche' fornissero
all'Egitto
piu' armi offensive per attraversare il Canale di Suez.
L'Unione
Sovietica
era piu' interessata a mantenere l'apparenza della distensione
con
gli
Stati Uniti che in un confronto nel Medio Oriente; percio',
essa
respinse
le richieste di Sadat. E Sadat reagi' espellendo di botto
20.000
consiglieri
sovietici dall'Egitto.
In
un'intervista dell'Aprile 1973, Sadat ammoni' nuovamente che
avrebbe
ricominciato
la guerra [4]. Ma si trattava della stessa minaccia che aveva
fatto
nel 1971 e nel 1972, e la maggioranza degli osservatori
rimase
scettica.
Gli
Stati Uniti furono d'accordo con l'opinione d'Israele che
l'Egitto
avrebbe
dovuto impegnarsi in negoziati diretti. La tregua
sponsorizzata
dagli
USA aveva tre anni, ed il Segretario di Stato Henry Kissinger
aveva
aperto
un nuovo dialogo per la pace nelle Nazioni Unite. Quasi tutti
avevano
fiducia
che le prospettive di una nuova guerra fossero remote.
Sadat
reagi' acidamente all'iniziativa di Kissinger:
"Gli
Stati Uniti sono tuttora sotto pressione sionista. Gli occhiali che
gli
Stati
Uniti hanno sugli occhi sono del tutto sionisti, opachi a
qualsiasi
cosa
salvo cio' che vuole Israele. Questo noi non l'accettiamo [5].
03.
MITO
"L'Egitto
e la Siria furono gli unici stati arabi coinvolti nella Guerra
del
1973"
03.
FATTI
Almeno
nove stati arabi, tra cui quattro nazioni non
medioorientali,
aiutarono
attivamente lo sforzo bellico egiziano-siriano.
Pochi
mesi prima della Guerra del Kippur, l'Iraq trasferi' in Egitto
uno
squadrone
di aerei Hunter. Durante la Guerra, una divisione iraqena di
circa
18.000
uomini e diverse centinaia di carri armati fu dislocata nel
Golan
centrale
e partecipo' all'attacco del 16 Ottobre contro le
posizioni
israeliane
[6]. I Mig iraqeni cominciarono ad agire sulle alture del Golan
gia'
l'8 Ottobre, il terzo giorno di guerra.
Oltre
a fungere da mallevadori, l'Arabia Saudita ed il Kuwait
impegnarono
degli
uomini in battaglia. Una brigata saudita di circa 3.000 soldati
fu
inviata
in Siria, dove partecipo' ai combattimenti lungo la via che
portava
a
Damasco. Inoltre, violando il bando di Parigi al trasferimento di
armi di
fabbricazione
francese, la Libia invio' dei caccia Mirage in Egitto (tra il
1971
ed il 1973, il Presidente libico Muammar Qaddafi diede al Cairo piu'
di
1
miliardo di dollari in aiuti per riarmare l'Egitto e per pagare
i
Sovietici
per le armi consegnate) [7].
"Tutti
i paesi dovrebbero combattere una guerra contro i Sionisti, che
sono
qui
per distruggere tutte le organizzazioni umane e per distruggere
la
civilta'
ed il lavoro che i buoni stanno cercando di fare".
-
Re Faisal dell'Arabia Saudita, in Beirut Daily Star, 17 Novembre
1972.
Altri
paesi nordafricani risposero alle richieste arabe e sovietiche
di
aiutare
gli stati in prima linea. L'Algeria invio' tre squadroni di aerei
da
caccia
e da bombardamento, una brigata corazzata e 150 carri armati.
Circa
1.000-2.000
soldati tunisini vennero posti sul Delta del Nilo. Il Sudan
dispose
3.500 soldati nell'Egitto meridionale, ed il Marocco invio'
tre
brigate
in prima linea, tra cui 2.500 uomini in Siria.
Le
postazioni radar libanesi vennero usate dalla contraerea siriana.
Il
Libano
consenti' inoltre ai terroristi palestinesi di bombardare
gli
insediamenti
civili israeliani dal suo territorio. I Palestinesi
combatterono
sul fronte meridionale insieme con gli Egiziani ed i
Kuwaitiani
[8].
Probabilmente,
il partecipante meno entusiasta al conflitto di Ottobre
fu
probabilmente
Re Hussein di Giordania, che sembra sia stato tenuto
all'oscuro
dei piani bellici egiziani e siriani. Ma Hussein mando due delle
sue
migliori unita' - la 40ma e la 60ma Brigata corazzata- in Siria.
Questa
forza
si attesto' nel settore meridionale, difendendo la strada
principale
tra
Damasco ed Amman, ed attaccando le posizioni israeliane lungo la
via
Kuneitra-Sassa
il 16 Ottobre. Tre batterie di artiglieria giordane
parteciparono
inoltre all'attacco, compiuto da circa 100 carri armati [9].
Il
Ministro della Difesa siriano Mustafa Tlas riferi'
all'Assemblea
Nazionale
siriana, nel Dicembre 1973, di questo esempio di "valore
supremo"
delle
truppe siriane:
"C'e'
lo splendido caso di una recluta di Aleppo che ha ucciso 28
soldati
ebrei
tutti da solo, massacrandoli come pecore. Ne sono testimoni tutti
i
suoi
compagni d'arme. Ne ha macellati tre con un'ascia e li ha
decapitati
...
Ha combattuto faccia a faccia con uno di loro, e gettando la sua
ascia
e'
riuscito a spezzargli il collo ed a divorare la sua carne davanti ai
suoi
compagni.
Questo e' un caso speciale. Devo proprio evidenziarlo per
premiarlo
con la Medaglia della Repubblica. Daro' questa medaglia ad
ogni
soldato
che riesce ad uccidere 28 Ebrei, copriro' di apprezzamento ed
onore
il
suo valore" [10].
04.
MITO
"Israele
maltratto' i soldati arabi catturati nella Guerra del 1973"
04.
FATTI
Numerosi
osservatori hanno riferito che il trattamento israeliano dei
soldati
arabi catturati era irreprensibile. Hugh Baker, rappresentante
di
Amnesty
International, dichiaro': "Sono trattati bene ... sembra che
stiano
ricevendo
le migliori cure mediche" [11].
Poco
dopo il suo rilascio, il colonnello siriano Atnon El-Kodar si
lamento'
di
maltrattamenti da parte dei dottori israeliani, accusandoli di
avergli
amputato
una gamba senza bisogno. Un corrispondente americano, Ed
deFontaine,
che aveva incontrato Kodar in un ospedale israeliano, penso' che
il
colonnello "avesse una memoria cortissima su cio' che si era
fatto per
salvargli
la vita ... Egli mi disse che doveva la vita al dottore"
[12].
Di
contro, i soldati israeliani catturati dalle truppe siriane ed
egiziane
furono
maltrattati. Al momento della resa, dozzine di prigionieri di
guerra
israeliani
furono uccisi, altri torturati in violazione della Convenzione
di
Ginevra
sui Prigionieri di Guerra.
Secondo
un rapporto inviato alla Croce Rossa Internazionale dal
Governo
israeliano
l'8 Dicembre 1973, i soldati israeliani scoprirono corpi di
soldati
israeliani sulle alture del Golan a cui avevano legato mani e
piedi
ed
avevano cavato gli occhi. Essi erano stati uccisi con colpi a
bruciapelo.
Sul
fronte egizio, secondo un rapporto inviato alla Croce Rossa il
9
Dicembre
1973, i soldati israeliani non stavano per nulla meglio. I
soldati
che
si arrendevano venivano pestati, fucilati, sessualmente
abusati,
ustionati
ed affamati - e molti furono uccisi.
Dopo
la guerra, la Siria rifiuto' per mesi di fornire le liste
dei
prigionieri
di guerra ad Israele, alla Croce Rossa od al Segretario di
Stato
americano
Henry Kissinger.
Il
Sunday Times di Londra riferi' che gli ufficiali siriani
avevano
consegnato
i prigionieri israeliani alle squadre militari
d'interrogatorio
sovietiche.
"Gli interroganti ... hanno impiegato tecniche mediche e
di
altro
tipo per spezzare la resistenza degli Israeliani", disse il
Times
[13].
05.
MITO
"Le
truppe israeliane rasero deliberatamente al suolo con i bulldozer
e
l'esplosivo
l'intera citta' di Kuneitra prima di ritirarsi dall'area nel
Giugno
1974"
05.
FATTI
Kuneitra,
una cittadina poco a nord del confine israelo-siriano, fu
gravemente
danneggiata sia nella guerra del 1967 che in quella del 1973.
Nella
Guerra del Kippur, fu bombardata e catturata dalle truppe
siriane,
ripresa
dagli Israeliani e poi difesa contro gli intensi
contrattacchi
siriani.
I carri armati scorrazzavano per la citta', tra gli edifici ed
anche
dentro. Kuneitra fu inoltre danneggiata dagli 81 giorni di
duelli
d'artiglieria
che precedettero il disimpegno.
La
posizione strategica di Kuneitra vicino al confine israeliano si
mostro'
adattissima
per le basi dell'esercito siriano, compresi i centri di comando
e
controllo dell'intera linea del fronte. La Siria concentro' in
questa
regione
con capitale Kuneitra almeno meta' del suo esercito.
Furono
costruite
installazioni militari, caserme, centri di supporto, depositi
di
carburante
e munizioni. Come risultato, la fonte di sussistenza degli
abitanti
cambio' da un'agricoltura primitiva all'impiego militare.
Molto
prima dell'asserita distruzione della citta' da parte israeliana,
il
London
Times riferi' che Kuneita, che una volta "aveva 17.000
residenti piu'
una
guarnigione siriana dell'esercito ... e' in rovina e deserta dopo
sette
anni
di guerra ed abbandono. Essa pare una citta' del selvaggio West
colpita
da
un terremoto ... Quasi tutti gli edifici sono gravemente danneggiati
e
decine
sono crollati ..." [14].
Note:[1]
Chaim Herzog, The Arab-Israeli Wars, (NY: Random House, 1982), p.
230.[2] Herzog, p. 280.
[3] Howard Sachar, A History of Israel:
From the Rise of Zionism to OurTime,(NY: Alfred A. Knopf, 1979), p.
747.
[4] Newsweek, (9 Aprile 1973).[5] Radio Cairo, (28 Settembre
1973).[6] Trevor Dupuy, Elusive Victory: The Arab-Israeli Wars,
1947-1974, (NY:Harper & Row, 1978), p. 462.[7] Dupuy, p. 376;
Herzog, p. 278; Nadav Safran, Israel The Embattled Ally,(MA: Harvard
University Press, 1981), p. 499.[8] Herzog, p. 278, 285, 293; Dupuy,
534.
[9] Herzog, p. 300.[10] Official Gazette of Syria, (11
Luglio 1974).[11] Jerusalem Post, (4 Gennaio 1974).
[12] Group W
Radio, (11 Giugno 1974).[13] London Times, (19 Maggio 1974).[14]
London Times, (5 Maggio 1974).
I
confini,
di Mitchell G. Bard
Miti
da confutare
01.
"La creazione dello Stato d'Israele nel 1948 ha cambiato gli
assetti
politici
e di confine tra stati indipendenti che sono esistiti per
secoli".
02.
"Israele e' stato fin dalla creazione uno stato
espansionista".
03.
"Israele ha sempre cercato di conquistare le terre arabe che
si
estendono
dal Nilo all'Eufrate. C'e' perfino una mappa appesa alla
Knesset
che lo dimostra".
04.
"La Cisgiordania e' parte della Giordania".
05.
"Israele ha preso le alture del Golan in una guerra di
aggressione".
06.
"Israele non ha necessita' strategica di mantenere il
controllo
militare
sulle alture del Golan. L'adesione siriana al cessate il fuoco
sul
Golan prova che Israele non correrebbe pericolo a restituire
quel
territorio".
07.
"Israele ha rifiutato di offrire un qualsiasi compromesso
sulle
alture
del Golan, mentre la Siria era disposta a barattare la terra con
la
pace".
08.
"Israele ha annesso illegalmente le alture del Golan nel
1981,
violando
il diritto internazionale e la risoluzione ONU numero 242".
09.
"Israele puo' ritirarsi dalla Cisgiordania con problemi
appena
maggiori
che nel caso del Sinai".
10.
"La Guerra del Golfo prova che la richiesta israeliana di
confini
difendibili
e' irrealistica in un'epoca di missili balistici e
bombardieri
a grande raggio capaci di attraversare vaste regioni in
pochi
minuti".
11.
"Israele "occupa" la Cisgiordania".
I
Miti in Dettaglio
MITO
"La
creazione dello Stato d'Israele nel 1948 ha cambiato gli
assetti
politici
e di confine tra stati indipendenti che sono esistiti
per
secoli".
01.
FATTI
I
confini dei paesi del Medio Oriente sono stati fissati
arbitrariamente
dalle
potenze occidentali dopo la sconfitta turca nella Prima
Guerra
Mondiale
e la creazione dei mandati francese e britannico. Le aree
assegnate
ad Israele dal Piano di Spartizione dell'ONU erano state sotto
il
controllo degli Ottomani, che avevano retto la Palestina dal 1517
al
1917.
Quando
la Turchia fu sconfitta nella Prima Guerra Mondiale, i
Francesi
s'impossessarono
dell'area ora nota come Libano e Siria. I Britannici
assunsero
il controllo della Palestina e dell'Iraq. Nel 1926 i confini
furono
ridisegnati ed il Libano fu separato dalla Siria.
La
Gran Bretagna insedio' l'Emiro Faisal, che era stato deposto
dai
Francesi
in Siria, come sovrano del nuovo regno dell'Iraq. Nel 1922
i
Britannici
crearono l'emirato di Transgiordania, che comprendeva tutta
la
Palestina ad est del Fiume Giordano. Questo lo si fece per
dare
all'Emiro
Abdullah, la cui famiglia era stata sconfitta nelle guerre
tribali
della penisola araba, un Regno da governare. Nessuno dei
paesi
vicini
ad Israele e' diventato indipendente prima di questo secolo.
Molte
altre nazioni arabe lo sono diventate dopo Israele [1].
02.
MITO
"Israele
e' stato fin dalla creazione uno stato espansionista".
02.
FATTI
I
confini d'Israele sono stati determinati dalle Nazioni Unite
quando
esse
adottarono la risoluzione di spartizione nel 1947. In una serie
di
guerre
difensive, Israele ha catturato del territorio supplementare.
In
diverse
occasioni, Israele si e' ritirato da queste aree.
Come
parte dell'accordo di disimpegno del 1974, Israele ha
restituito
alla
Siria dei territori catturati nelle guerre del 1967 e del
1973.
Secondo
i termini del trattato di pace israelo-egiziano del 1979,
Israele
si e' ritirato dalla penisola del Sinai per la terza volta. Si
era
gia' ritirato da gran parte dell'area deserta che aveva
catturato
nella
sua Guerra d'Indipendenza. Dopo aver catturato tutto il Sinai
nel
conflitto
di Suez del 1956, Israele ha restituito la penisola
all'Egitto
l'anno
dopo.
Nel
Settembre 1983, Israele si e' ritirato da gran parte del Libano
a
posizioni
a sud del fiume Awali. Nel 1985 ha completato il suo ritiro
dal
Libano, salvo che per una stretta fascia di sicurezza appena a
nord
del
confine israeliano. Anche questa e' stata
abbandonata,
unilateralmente,
nel 2000.
Dopo
aver firmato gli accordi di pace con i Palestinesi ed un
trattato
con
la Giordania, Israele ha acconsentito a ritirarsi da gran parte
dei
territori
nella Cisgiordania catturati dalla Giordania nel 1967. Una
piccola
area e' stata restituita alla Giordania, il resto fu
ceduto
all'Autorita'
Palestinese. L'accordo con i Palestinesi ha inoltre
implicato
il ritiro israeliano nel 1994 da gran parte della Striscia di
Gaza,
che era stata catturata dall'Egitto nel 1973 [errore: era il
1967
- Liang].
Continuano
i negoziati a proposito della destinazione finale degli
altri
territori
contesi in mano d'Israele. La volonta' d'Israele di
compiere
concessioni
territoriali in cambio della sicurezza prova che il suo
obiettivo
e' la pace e non l'espansione territoriale.
03.
MITO
"Israele
ha sempre cercato di conquistare le terre arabe che si
estendono
dal Nilo all'Eufrate. C'e' perfino una mappa appesa alla
Knesset
che lo dimostra".
03.
FATTI
Questo
tema e' frequentemente usato dai nemici d'Israele, e
viene
abitualmente
ripetuto nei mondi arabo ed islamico.
In
Iran e' stata inserita una mappa che sosteneva di mostrare i
confini
"sognati"
da Israele (un impero che comprendeva l'Arabia Saudita,
l'Iraq,
il Kuwait e parti della Turchia e dell'Iran) in un'edizione del
1985
dei Protocolli dei Savi di Sion, il noto falso zarista.
In
una conferenza stampa a Ginevra del 25 Maggio 1990, Yassir
Arafat
sostenne
che la moneta israeliana da 10 Agora mostra una mappa di un
Israele
ingranditosi, che comprendeva tutta la Giordania ed il
Libano,
nonche'
grandi porzioni dell'Iraq, della Siria, dell'Arabia Saudita
e
dell'Egitto.
A
dire il vero, l'Agora e' stata coniata avendo come modello
un'antica
moneta
ebraica emessa al tempo di Re Mattatia Asmoneo. La moderna
versione
israeliana mostra la forma della moneta originale, che si
era
corrosa
nel corso di duemila anni. E' questa forma deformata di una
moneta
antica che Arafat sostenne di rappresentare la "mappa"
segreta
dell'espansionismo
israeliano.
Il
Ministra della Difesa siriano Mustafa Tlas ha detto che
un'iscrizione
"La
Terra d'Israele, dall'Eufrate al Nilo" e' cesellata sopra
l'ingresso
della
Knesset [2]. Altri hanno sostenuto che dentro la Knesset una
mappa
mostri
questi confini.
Non
esistono ne' l'iscrizione ne' la mappa. Ma molti nel mondo arabo
si
sono
convinti che sia vero. Gli Arabi che hanno visitato il Parlamento
e
non
hanno visto la mappa talvolta affrmano che fu rimossa in
previsione
della
loro visita [3].
Certo,
la miglior confutazione di questo mito e' la storia dei
ritiri
israeliani
da territorio preso nel 1948, 1956, 1967, 1973 e 1982.
04.
MITO
"La
Cisgiordania e' parte della Giordania".
04.
FATTI
La
Cisgiordania non e' mai stata legalmente parte della
Giordania.
Secondo
il piano di spartizione dell'ONU del 1947 - accettato dagli
Ebrei
e rigettato dagli Arabi - esso avrebbe dovuto essere parte di
uno
stato
arabo indipendente nella Palestina occidentale. Ma
l'esercito
giordano
la invase e la occupo' durante la guerra del 1948. Nel 1950,
la
Giordania
annesse la Cisgiordania.
Solo
due governi - la Gran Bretagna ed il Pakistan -
riconobbero
formalmente
l'annessione giordana. Il resto del mondo, compresi gli
Stati
Uniti, non lo fecero mai.
Durante
il periodo della sua occupazione (1950-1967), la Giordania
consenti'
ai terroristi di lanciare incursioni contro Israele. Amman
perse
la Cisgiordania dopo che l'esercito giordano fu coinvolto
nella
Guerra
del 1967.
05.
MITO
"Israele
ha preso le alture del Golan in una guerra di aggressione".
05.
FATTI
Tra
il 1948 ed il 1967 la Siria controllava le alture del Golan e
le
usava
come fortilizio da cui le sue truppe cecchinavano a casaccio
sui
civili
israeliani nella valle di Hula sottostante, obbligando i bambini
che
vivevano nei kibbutz a dormire nei rifugi. Inoltre, molte
strade
nell'Israele
settentrionale si potevano transitare solo dopo averle
ripulite
con dei veicoli sminatori. Verso la fine del 1966, un
giovanotto
fu fatto a pezzi da una mina mentre giocava a calcio vicino
al
confine libanese. In alcuni casi gli attacchi venivano compiuti
dal
Fatah
di Yassir Arafat, a cui la Siria consentiva di agire dal
suo
territorio
[4].
Israele
protesto' piu' volte senza successo contro i bombardamenti
siriani
presso la Commissione mista ONU per l'armistizio, il cui compito
era
far rispettare il cessate il fuoco. Per esempio, Israele venne
alle
Nazioni
Unite nell'Ottobre 1966 per chiedere di fermare gli attacchi
di
Fatah.
La risposta di Damasco fu provocatoria: "Non e' nostro
dovere
fermarli,
ma anzi di incoraggiarli e rafforzarli", rispose
l'ambasciatore
siriano [5].
Non
fu fatto nulla per bloccare l'aggressione siriana. Una
fievole
risoluzione
del Consiglio di Sicurezza che esprimeva "rammarico"
per
tali
incidenti subi' il veto dell'Unione Sovietica. Invece, Israele
fu
condannata
dall'ONU quando compi' una rappresaglia. "Per quanto
riguardava
il Consiglio di Sicurezza", cosi' scrisse lo storico
Netanel
Lorch,
"la stagione per ammazzare gli Israeliani nel loro
stesso
territorio
era aperta" [6]
Dopo
l'inizio della Guerra dei Sei Giorni, l'aeronautica siriana
tento'
di
bombardare le raffinerie di petrolio ad Haifa. Mentre Israele
stava
combattendo
nel Sinai e nella Cisgiordania, l'artiglieria siriana
bombardo'
le forze israeliane nella Galilea orientale, e truppe
corazzate
spararono ai villaggi della valle di Hula sotto le alture
del
Golan.
Il
9 Giugno 1967 Israele attacco' le forze siriane nel Golan. Nel
tardo
pomeriggio
del 10 Giugno Israele aveva il pieno controllo
dell'altopiano.
La cattura israeliana delle alture strategiche avvenne
dopo
piu' di 19 anni di provocazioni dalla Siria, e dopo sforzi
falliti
di
far agire contro gli aggressori la comunita' internazionale.
06.
MITO
"Israele
non ha necessita' strategica di mantenere il controllo
militare
sulle
alture del Golan. L'adesione siriana al
cessate
il fuoco sul Golan prova che Israele non correrebbe pericolo
a
restituire
quel territorio".
06.
FATTI
E'
vero che la Siria - tenuta a bada da truppe dell'IDF che
possono
cannoneggiare
Damasco - ha mantenuto il Golan alquanto tranquillo fin
dal
1974. Ma nel frattempo, la Siria ha dato rifugio e sostegno
a
numerosi
gruppi terroristici che attaccano Israele dal Libano e da
altri
paesi.
Tra essi ci sono il Fronte Democratico per la Liberazione
della
Palestina,
il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, lo
Hizbollah
ed il Comando Generale del Fronte Popolare per la Liberazione
della
Palestina. Inoltre la Siria ha tuttora dislocato centinaia
di
migliaia
di soldati - circa il 75% del suo esercito - sul fronte
israeliano
presso le alture.
Dal
Golan occidentale, ci sono solo 60 miglia (96 km) - e senza
seri
ostacoli
naturali - ad Haifa e ad Acri, il cuore industriale d'Israele.
Il
Golan - che si eleva dai 400 ai 1700 piedi (120-510 metri) nella
sua
sezione
occidentale, al confine con Israele di prima del 1967, domina
la
Valle
di Hula, la piu' ricca area agricola israeliana. Nelle mani di
un
vicino
amico, la scarpata e' di poca importanza militare. Ma se
e'
controllata
da un paese ostile, il Golan puo' ridiventare un incubo
strategico
per Israele.
Prima
della Guerra dei Sei Giorni, quando gli insediamenti
agricoli
israeliani
in Galilea venivano bersagliati dal Golan, le
possibilita'
israeliane
di contrattaccare erano limitate dalla geografia delle
alture.
"I fuochi di controbatteria erano limitati dalla mancanza
di
punti
d'osservazione dalla valle di Huleh; gli attacchi aerei
avevano
un'efficacia
limitata a causa dei profondi ripari siriani con forte
copertura
dall'alto, ed un attacco terrestre contro quelle posizioni
avrebbe
richiesto ingenti forze col connesso rischio di gravi perdite
e
notevoli
ripercussioni politiche", osservo' il Colonnello (in congedo)
d
ell'Esercito
americano Irving Heymont [7].
Quando
Israele alla fine si accollo' questi rischi ed attacco' le
posizioni
siriane nel 1967, subi' 115 morti - piu' o meno il numero
degli
Americani uccisi nell'Operazione Tempesta nel Deserto.
Come
il processo di pace comincio' a zoppicare nel 1996-1997, la
Siria
comincio'
a rinnovare le minacce di guerra con Israele ed a
compiere
minacciosi
movimenti militari. Alcuni analisti israeliani hanno
avvertito
che e' possibile un attacco lampo dei Siriani volto a
riprendere
il golan. Le Forze di Difesa Israeliane hanno pero' reagito
alle
mosse siriane, e finora hanno mantenuto la pace.
Per
Israele, cedere il Golan ad una Siria ostile potrebbe mettere
a
repentaglio
il suo sistema di primo allarme contro gli attacchi di
sorpresa.
Israele ha costruito dei radar sul Monte Hermon, il punto piu'
alto
della regione. Se Israele si ritirasse dal Golan e dovesse
spostare
queste
basi nei bassipiani della Galilea, essi perderebbero gran
parte
della
loro efficacia strategica.
07.
MITO
"Israele
ha rifiutato di offrire un qualsiasi compromesso sulle alture
del
Golan, mentre la Siria era disposta a barattare la terra con
la
pace".
07.
FATTI
Sotto
Hafez Assad, la posizione della Siria non e' mai cambiata:
Israele
doveva
ritirarsi completamente da tutte le alture del Golan prima che
egli
iniziasse una qualsiasi discussione su quel che avrebbe potuto
fare
in
cambio la Siria. Non ha mai espresso alcuna disponibilita' a far
pace
con
Israele se avesse restituito il Golan in tutto od in parte.
Ed
Israele e' stato altrettanto determinato a non cedere
alcun
territorio
senza sapere che cosa fosse pronta a concedere la Siria.
La
disponibilita'
israeliana a cedere in tutto od in parte il Golan dipende
dal
consenso della Siria a normalizzare le relazioni ed a firmare
un
accordo
che faccia finire lo stato di guerra che la Siria afferma che
c'e'
tra loro.
In
un'intervista concessa al mensile del Ministero della
Difesa
israeliano
_Bitachon_, il Viceministro della Difesa Ephraim Sneh disse
che
le preoccupazioni topografiche associate con il ritiro dal
Golan
potrebbero
essere annullate da una demilitarizzazione. "La nostra
linea
rossa
dev'essere un confine difendibile, un confine di cui il Capo
di
Stato
Maggiore possa dire al Governo oppure alla Commissione Affari
Esteri
e Difesa della Knesset: 'Da questa linea io posso difendere lo
Stato
d'Israele con perdite minime'". Sneh aggiunse: "piu'
grande la
demilitarizzazione,
e piu' efficace la rete di avvistamento, piu'
possiamo
permetterci di essere topograficamente flessibili".
Sneh
aggiunse
anche che Israele non poteva far compromessi sulle
fonti
d'acqua.
Oltre
alla sicurezza militare, una chiave alla pace con la Siria,
disse
Sneh,
sarebbe la normalizzazione delle relazioni tra i due paesi.
"Quando
un Israeliano pensa alla normalizzazione, egli vuole alzarsi
la
mattina,
prendere moglie e figli, portarli a far la spesa a Damasco e
tornare
a casa", disse Sneh. "Ma i Siriani vedono la
normalizzazione
come
uno scambio di ambasciatori e di collegamenti aerei - niente
di
piu'.
Noi dobbiamo chiedere che ci sia una pace piu' calda di quella
con
l'Egitto,
piu' simile a quella che abbiamo con la Giordania".
Nel
frattempo, c'e' una forte opposizione all'interno di Israele
al
ritiro
dalle alture del Golan. Molti si aspettano che l'opinione
pubblica
cambiera' se e quando i Siriani firmano un accordo e
prendono
provvedimenti,
come ad esempio frenando gli attacchi di Hizbollah dal
Libano
meridionale contro Israele, che mostrino un autentico
interesse
nella
pace. E la pubblica opinione determinera' se si concludera'
un
trattato
perche' una legge adottata durante il periodo del Primo
Ministro
Netanyahu richiede che ogni accordo sia approvato da un
referendum
nazionale.
Il
Presidente Assad mori' nel Giugno 2000, e non ci sono ancora
stati
negoziati
da allora, dato che il figlio e successore di Assad, Bashar,
ha
agito soprattutto per consolidare il suo potere in
Siria.
Retoricamente,
Bashar non ha indicato alcun mutamento nella posizione
siriana
sul Golan. In mancanza di cambiamenti drammatici nel governo
siriano
e nel suo atteggiamento verso Israele, la sicurezza dello
Stato
ebraico
dipende dal mantenere il suo controllo militare sulle alture
del
Golan.
"Da
un punto di vista strettamente militare, Israele dovrebbe
conservare
alcuni
dei territori catturati per avere confini
militarmente
difendibili".
-
Memorandum per il Segretario americano alla Difesa dai Capi di
Stato
Maggiore
congiunti del 29 Giugno 1967.
08.
MITO
"Israele
ha annesso illegalmente le alture del Golan nel 1981,
violando
il diritto internazionale e la risoluzione ONU numero 242".
08.
FATTI
Il
14 Dicembre 1981, la Knesset voto' l'annessione delle alture
del
Golan.
La legge estese la legislazione e l'amministrazione
civile
israeliana
ai residenti del Golan in luogo dell'autorita' militare che
aveva
governato l'area fin dal 1967. La legge non previene l'opzione
di
negoziare
un accordo finale sullo stato del territorio.
Dopo
l'approvazione della legge da parte della Knesset, il
Professor
Julius
Stone dello Hastings College of the Law ha scritto "Non
c'e'
nessuna
norma del diritto internazionale che richieda ad un
legittimo
occupante
militare, in questa situazione, di attendere per sempre prima
di
rendere permanente il controllo ed il governo del territorio.
...
Diversi
esperti di diritto internazionale si sono a dire il
vero
meravigliati
per la pazienza che ha fatto attendere Israele cosi'
tanto"
[8].
09.
MITO
"Israele
puo' ritirarsi dalla Cisgiordania con problemi appena maggiori
che
nel caso del Sinai".
09.
FATTI
Diverse
pagine del trattato di pace d'Israele con l'Egitto sono
dedicate
agli
accordi sulla sicurezza. Per esempio, l'Articolo III
dell'Appendice
tratta
delle aree in cui sono concessi i voli di ricognizione, e
l'Articolo
V consente la creazione di sistemi di primo allarme in
alcune
zone.
Le
garanzie di sicurezza, che erano indispensabili per dare ad
Israele
la
fiducia per ritirarsi, erano possibili solo perche' il Sinai
era
smilitarizzato.
Esse offrono ad Israele una larga zona cuscinetto di
oltre
100 miglia [160 chilometri - Liang]. Oggi il confine egiziano e'
a
60
miglia [96 chilometri - Liang] da Tel Aviv ed a 70 miglia
[112
chilometri
- Liang] da Gerusalemme, le citta' israeliane piu' vicine. Il
Sinai
resta un deserto poco popolato, con una popolazione di meno
di
250.000
abitanti.
Ma
la situazione nei territori e' completamente diversa. Piu' di
due
milioni
di Arabi vive in Cisgiordania, molti in citta' affollate ed in
campi
profughi. La maggior parte e' vicino a citta' israeliane come
Tel
Aviv
e Gerusalemme. E' importante per Israele che la Cisgiordania
non
cada
in mano di vicini ostili. L'infiltrazione negli ultimi anni
di
terroristi
dall'Autorita' Palestinese che hanno commesso atti orrendi
come
bombardamenti suicidi mostra quanto sia grave il pericolo.
Ad
onta del pericolo, a partire da Oslo Israele si e' ritirato
dalla
maggior
parte della Cisgiordania ed aveva offerto di cedere piu' del 90%
di
essa in cambio di un accordo finale con i Palestinesi. Israele
non
puo'
pero' tornare ai confini del 1967, come chiedono i
Palestinesi.
L'accordo
che Israele ha firmato con i Palestinesi, ed il trattato con
la
Giordania, contengono molte norme dedicate proprio al minimizzare
i
rischi
per la sicurezza d'Israele.
"Non
e' possibile difendere Gerusalemme se non occupi l'altopiano.
(...)
Un
aereo che decolla da un aeroporto ad Amman arriva sopra
Gerusalemme
in
due minuti e mezzo, percio' e' per me impossibile difendere
l'intero
paese
se io non occupo quella terra".
-
Il Tenente Generale (in congedo) Thomas Kelly, direttore
delle
operazioni
per i Capi di Stato Maggiore Congiunti durante la Guerra del
Golfo
[9].
10.
MITO
"La
Guerra del Golfo prova che la richiesta israeliana di
confini
difendibili
e' irrealistica in un'epoca di missili balistici e
bombardieri
a grande raggio capaci di attraversare vaste regioni in
pochi
minuti".
10.
FATTI
La
storia mostra che gli attacchi aerei non hanno mai sconfitto
una
nazione.
I paesi sono conquistati soltanto dai soldati che occupano la
terra.
L'esempio piu' recente di questo fu l'invasione iraqena del
Kuwait,
in cui quest'ultimo fu travolto ed occupato in poche ore.
Sebbene
la forza multinazionale abbia bombardato l'Iraq per quasi
sei
settimane,
il Kuwait non fu liberato finche' le truppe alleate non
ebbero
marciato dentro quel paese negli ultimi giorni di guerra. I
confini
difendibili sono quelli che possono prevenire o bloccare un
simile
attacco terrestre.
Il
ritorno d'Israele ai confini del 1967, che gli stati arabi
vogliono
imporre,
indurrebbe i potenziali aggressori nella forte tentazione
di
lanciare
attacchi contro lo stato ebraico - come era loro abitudine
prima
del 1967. Israele perderebbe il vasto sistema di radar di
primo
allarme
che ha creato in Giudea e Samaria. Se un nemico ostile riuscisse
ad
impossessarsi di questi monti, il suo esercito potrebbe
dividere
Israele
in due: da li' ci sono solo 15 miglia [24 chilometri - Liang]
senza
ostacoli geografici di rilievo fino al Mediterraneo.
Nel
punto piu' stretto, queste linee del 1967 sono a meno di 9
miglia
[14
chilometri - Liang] dalla costa israeliana, di 11 miglia
[17
chilometri
- Liang], 10 [16 chilometri - Liang] da Be'ersheva, 21
[34
chilometri
- Liang] da Haifa e ... un piede [30 centimetri - Liang]
da
Gerusalemme.
Nel
1989, il Centro Jaffee per gli Studi Strategici, una fondazione
di
ricerca
israeliana ritenuta una "colomba", ha
scritto:
"L'ingresso
nell'arena dei missili terra-terra talvolta suscita
l'interrogativo
se i concetti di profondita' strategica ed accordi di
sicurezza
abbiano ancora un significato in questa nuova era. La risposta
e'
un indubbio si'. Le stazioni di primo allarme e la disposizione
di
batterie
di missili terra-aria possono dare il tempo di suonare
l'allarme
aereo ed avvertire la popolazione di ripararsi da un
attacco
missilistico.
Potrebbero perfino permettere di intercettare i missili
nemici
ancora in volo".
Lo
studio concludeva "Finche' questi missili sono armati con
testate
convenzionali,
possono provocare vittime e danni, ma non possono
decidere
il risultato di una guerra" [10].
In
un rapporto al Segretario della Difesa del 1967, i Capi di
Stato
Maggiore
Congiunti degli Stati Uniti scrissero che, perlomeno,
"Israele
avrebbe
bisogno di una linea di difesa lungo
l'asse
Bardala-Tuba-Nablus-Bira-Gerusalemme,
da li' fino alla parte
settentrionale
del Mar morto. Questa linea amplierebbe la porzione
stretta
di Israele, e fornirebbe ulteriore terreno per la difesa di
Tel
Aviv".
Il
rapporto inoltre fornisce argomenti per una Gerusalemme unita
sotto
controllo
israeliano. Per difendere Gerusalemme, conclusero i Capi di
Stato
Maggiore Congiunti, Israele avrebbe bisogno di avere il suo
confine
"posto ad est della citta'" [11].
"Ad
un Texano, la prima visita in Israele apre gli occhi. Nel punto
piu'
stretto,
ci sono solo 8 miglia [13 chilometri - Liang] tra il
Mediterraneo
e la vecchia linea dell'Armistizio: e' meno della distanza
tra
i due estremi dell'aeroporto di Dallas-Fort Worth. Tutto
l'Israele
di
prima del 1967 e' grande appena sei volte piu' del King Ranch
vicino
a
Corpus Christi".
-
Il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush [12]
11.
MITO
"Israele
"occupa" la Cisgiordania".
11.
FATTI
In
politica le parole contano, e, sventuratamente, il cattivo uso
delle
parole
che si applicano al conflitto arabo-israeliano ha foggiato
gli
atteggiamenti
a danno d'Israele. Come nel caso del termine
"Cisgiordania",
del termine "Occupazione" si sono impossessati coloro
che
intendono dipingere Israele nella luce piu' cruda. Da' anche
agli
apologeti
un modo di spiegare il terrorismo come "resistenza
all'occupazione",
come se le donne ed i bambini uccisi dai bombaroli
omicidi
negli autobus, nelle pizzerie e nei centri commerciali
fossero
responsabili
per la dura condizione degli Arabi. Data la connotazione
negativa
di "occupante", non c'e' da sorprendersi che i portavoce
arabi
usino
quella parola od una sua variante il piu' possibile quando
sono
intervistati
dalla stampa. La descrizione piu' accurata dei territori
della
Giudea e della Samaria e' territori "contesi".
Di
fatto, la maggior parte degli altri territori contesi nel mondo
non
vengono
detti "occupati" da chi li controlla. Questo e' vero,
per
esempio,
della regione contesa in modo rovente del Kashmir
[13].
Tipicamente,
occupazione significa controllo straniero di un'area che
era
sotto la precedente sovranita' di un altro stato. Nel caso
della
Cisgiordania,
non c'era sovrano legittimo perche' il territorio era
stato
occupato illegalmente dalla Giordania dal 1948 al 1967. Sebbene
i
Palestinesi
non avessero mai chiesto la fine dell'occupazione giordana e
la
creazione di uno stato palestinese, solo due paesi - la Gran
Bretagna
ed
il Pakistan - riconobbero l'azione giordana.
E'
anche importante distinguere l'acquisizione di territorio in
una
guerra
di conquista da quella in una guerra di autodifesa. Una nazione
che
ne attacca un'altra e poi trattiene il territorio che conquista
e'
un
occupante. E questo e' il caso di Israele, che aveva
precisamente
detto
a Re Hussein che se la Giordania se ne fosse stata alla larga
dalla
Guerra del 1967, Israele non avrebbe combattuto contro di
lui.
Hussein
ignoro' l'avvertimento ed attacco' Israele nel 1967.
Parando
l'assalto
e respingendo le truppe d'invasione giordane, Israele fini'
col
controllare la Cisgiordania. Se Hussein avesse dato
retta
all'avvertimento,
i Palestinesi della Cisgiordania con ogni probabilita'
sarebbero
tuttora dei felici cittadini giordani.
Respingendo
le richieste arabe che Israele fosse obbligato a ritirarsi
da
tutti i territori conquistati nel 1967, il Consiglio di
Sicurezza
dell'ONU
riconobbe nella Risoluzione 242 che Israele poteva
rivendicarne
almeno
una parte per avere nuovi confini difendibili.
A
partire da Oslo, la possibilita' di etichettare Israele come
potenza
occupante
e' stata ulteriormente indebolita dal fatto che Israele
ha
trasferito
praticamente tutta l'autorita' civile all'Autorita'
Palestinese.
Israele ha mantenuto il potere di controllare la sua
stessa
sicurezza
e quella dei suoi cittadini, ma il 98% della popolazione
palestinese
nella Cisgiordania ed a Gaza e' finita sotto
l'Autorita'
Palestinese.
Quanto Israele sia stato costretto a mantenere una presenza
militare
nei territori e' dovuto alla riluttanza dei Palestinesi a
smettere
con la violenza contro Israele. Il modo migliore per i
Palestinesi
di chiudere la disputa sui territori e' adempiere ai loro
obblighi
secondo gli accordi di Oslo, fermare il terrorismo e negoziare
un
accordo finale.
--
[Note]
[1]
L'Egitto non e' diventato indipendente che nel 1922; il Libano
nel
1946; la Giordania nel 1946; la Siria nel 1946. Molti Stati
del Golfo
sono diventati indipendenti dopo Israele: il Kuwait nel
1961; il Bahrain
nel 1970; gli Emirati Arabi Uniti nel 1971; ed
il Qatar nel 1971.
[2] Al-Jazira (17 Gennaio 1982).
[3]
Washington Jewish Week (6 Luglio 1989).
[4] Netanel Lorch, One
Long War, (Jerusalem: Keter, 1976), pp. 106-110.
[5] Anne Sinai
and Allen Pollack, The Syrian Arab Republic, (NY:
American
Academic Association for Peace in the Middle East, 1976),
p.
117.
[6] Lorch, p. 111.
[7] Sinai and Pollack, pp.
130-31.
[8] Near East Report (29 Gennaio 1982).
[9] Jerusalem
Post (7 Novembre 1991).
[10] Israel's Options for Peace, (Tel
Aviv: The Jaffee Center for
Strategic Studies, 1989), pp.
171-72.
[11] Memorandum per il Segretario alla Difesa, 29 Giugno
1967, citato in
Michael Widlanski, Can Israel Survive a
Palestinian State?, (Jerusalem:
Institute for Advanced Strategic
and Political Studies, 1990), p. 148.
[12] Discorso all'American
Jewish Committee (3 Maggio 2001).
Israele
ed il Libano,
di Mitchell G. Bard
Miti
da confutare
01.
"Israele non puo' sostenere che la sua invasione del Libano
del
1982,
lanciata contro un'OLP male equipaggiata, sia stata una
guerra
difensiva".
02.
"L'OLP non era una vera minaccia per Israele. Quando
Israele
attacco',
l'OLP stava osservando un accordo di cessate il fuoco gia' da
un
anno".
03.
"L'OLP trattava i Libanesi con dignita' e rispetto".
04.
"L'invasione israeliana del Libano ha provocato 10.000 morti
e
600.000
senzatetto nel Libano meridionale".
05.
"L'OLP era disposta a lasciare Beirut nell'estate del 1982
per
proteggere
la popolazione civile da ulteriori attacchi, ma Israele rese
questo
impossibile".
06.
"Israele fu responsabile per il massacro di migliaia di
profughi
palestinesi
innocenti a Sabra e Shatila".
07.
"Le invasioni del Libano del 1978 e del 1982 e la
prosecuzione
dell'occupazione
del territorio libanese sono la prova delle intenzioni
aggressive
d'Israele".
08.
"Israele non ha ancora soddisfatto la richiesta dell'ONU
di
ritirarsi
completamente dal Libano a causa dell'occupazione illegale
delle
fattorie di Shebaa".
09.
"Israele ha lanciato un attacco non provocato alle forze di pace
ONU
in
Libano".
10.
"La Siria e' stata una forza di stabilita' e bonta' nel Libano.
Ne
ha
sempre rispettato sovranita' ed indipendenza".
11.
"La Siria ha fatto tutto quel che poteva per impedire ai
terroristi
libanesi
di mettere a repentaglio la pace nella regione".
12.
"La Siria e' intervenuta in Libano solo perche' le fu chiesto
dalla
Lega
Araba".
13.
"Israele rifiuta di rilasciare i prigionieri che cattura, mentre
i
Siriani
ed i Libanesi rilasciano immediatamente i soldati che
catturano".
14.
"Il rapimento da parte d'Israele dello Sceicco Abdul Karim Obeid
nel
1989
ha prolungato la crisi degli ostaggi. Ed ha pure provocato la
morte
del
Tenente Colonnello William Higgins, un ostaggio che sarebbe stato
poi
ucciso dai suoi carcerieri per rappresaglia".
15.
"Gli attacchi israeliani contro il Libano dimostrano
l'aggressivita'
israeliana
e la sua determinazione ad occupare il territorio libanese".
I
Miti in dettaglio
01.
MITO
"Israele
non puo' sostenere che la sua invasione del Libano del 1982,
lanciata
contro un'OLP male equipaggiata, sia stata una
guerra
difensiva".
01.
FATTI
Nel
Giugno 1982, quando Tzaha"l entro' in Libano, l'OLP aveva
reso
intollerabile
la vita nell'Israele settentrionale con i suoi ripetuti
bombardamenti
delle citta' israeliane.
In
decine di luoghi del Libano era accampata una forza di
15-18.000
membri
dell'OLP. Circa 5-6.000 erano mercenari stranieri, che venivano
da
paesi come Libia, Iraq, India, Sri Lanka, Ciad e Mozambico
[1].
Israele
scopri' in Libano abbastanza armi leggere e di altro tipo
da
equipaggiare
cinque brigate [2]. L'OLP aveva un arsenale che comprendeva
mortai,
razzi Katyusha, ed una vasta rete di postazioni antiaeree.
L'OLP
aveva
inoltre portato nella regione centinaia di carri armati T-34 [3].
La
Siria, che permise che il Libano divenisse un rifugio per l'OLP
ed
altri
gruppi terroristici, porto' missili terra-aria in quel paese,
creando
un ulteriore pericolo per Israele.
Gli
attacchi israeliani e le incursioni dei commando non erano riuscite
a
frenare la crescita di quest'esercito dell'OLP. Israele non aveva
la
pazienza
di attendere ulteriori attacchi letali contro la sua
popolazione
civile prima di agire contro i terroristi.
02.
MITO
"L'OLP
non era una vera minaccia per Israele. Quando Israele attacco',
l'OLP
stava osservando un accordo di cessate il fuoco gia' da un
anno".
02.
FATTI
L'OLP
aveva ripetutamente violato l'accordo del cessate il fuoco del
Lugio
1981. Nei successivi 11 mesi, secondo le accuse Israeliane,
l'OLP
organizzo'
270 attacchi terroristici in Israele, in Cisgiordania ed a
Gaza,
e lungo i confini libanese e giordano. Negli attacchi
morirono
ventinove
israeliani e piu' di 300 furono feriti [4]. La situazione in
Galilea
divenne intollerabile dacche' la frequenza degli attacchi
costringeva
migliaia di residenti a lasciare le loro case od a
trascorrere
molto tempo nei rifugi. In questo periodo, Israele lancio'
attacchi
di rappresaglia contro le basi dell'OLP in Libano.
Dopo
che Israele ebbe lanciato un attacco siffatto il 4-5 Giugno
1982,
l'OLP
rispose con un massiccio attacco di artiglieria e di mortai contro
la
popolazione israeliana della Galilea. Il 6 Giugno, Tzaha"l
entro' in
Libano
per cacciar via i terroristi.
L'ex-Segretario
di Stato Henry Kissinger difese l'operazione israeliana
"Nessuno
stato sovrano puo' tollerare indefinitamente l'accumularsi ai
suoi
confini di una forza militare che lo vuol distruggere e che
persegue
i suoi obbietivi con bombardamenti ed attacchi periodici"
[5].
"In
Libano, e' chiaro che sia noi che Israele cerchiamo la fine
della
violenza
li', ed un Libano sovrano ed indipendente", disse il
Presidente
Reagan
il 21 Giugno 1982, "Noi siamo d'accordo che Israele non
deve
subire
violenza dal nord".
Dei
documenti rinvenuti da Tzaha"l in Libano durante
l'operazione
mostravano
che i gruppi terroristici avevano preparato dei piani
dettagliati
per bombardare le citta' nell'Israele settentrionale.
Seguono
le traduzioni di due documenti trovati al Quartier Generale
dell'OLP
a Sidone. Entrambi recano la data del Luglio 1981:
Nome
del bersaglio bombardato: Kiryat Semona
Numero
di salve: 17 colpi in due parti, ogni parte dal 120 mm.
Unita'
incaricata: L'Artiglieria delle Forze Unite del Sud.
Destinatario:
El-Haj Ismail.
Saluti
per la Rivoluzione!
Il
Consiglio Supremo Militare ha deciso di concentrarsi
sulla
distruzione
di Kiryat Shemona, Metullah, Dan, Shear Yashuv, e Nahariya
ed
il suo vicinato.
Kiryat
Shemona: verra' distribuita tra tutti i plotoni e bombardata
con
proiettili
"Grad" migliorati.
Metullah:
verra' bombardata con mortai da 160 mm (Fronte di Liberazione
della
Palestina - As-Saiqa)
Nahariya
ed il suo vicinato verranno bombardati con cannoni da 130 mm -
1mo
Battaglione d'Artiglieria
Dan
e Shear Yashuv: saranno responsabilita' del settore
orientale.
Rivoluzione
fino alla vittoria! [6]
03.
MITO
"L'OLP
trattava i Libanesi con dignita' e rispetto".
03.
FATTI
Per
i residenti arabi del Libano meridionale, il controllo dell'OLP fu
un
incubo. Dopo che l'OLP fu espulsa dalla Giordania da Re Hussein
nel
1970,
molti dei suoi quadri si recarono in Libano. L'OLP s'impossesso'
di
intere aree del paese, in cui brutalizzava la popolazione ed
usurpava
l'autorita'
del governo libanese.
Il
14 Ottobre 1976 l'Ambasciatore libanese Edward Ghorra
disse
all'Assemblea
generale dell'ONU che l'OLP stava portando il suo paese
alla
rovina: "Elementi palestinesi appartenenti a varie
(...)
organizzazioni
hanno fatto ricorso al rapimento di Libanesi (e talvolta
di
stranieri) facendoli prigionieri, interrogandoli, torturandoli
e
talvolta
uccidendoli" (New York Times, 15 Ottobre 1976).
I
giornalisti Rowland Evans e Robert Novak, che non si sono fatti
la
fama
di filoisraeliani, dichiararono dopo aver visitato il
Libano
meridionale
e Beirut che i fatti "sembrano sostenere
l'affermazione
israeliana
che l'OLP e' stata permeata di malfattori ed
avventurieri"
(Washington
Post, 25 Giugno 1982).
I
giornalisti parlarono ad un dottore la cui fattoria era
stata
espropriata
senza indennizzo dall'OLP, e trasformata in un deposito
militare.
"Ci chiedete ora che ne pensiamo degli Israeliani", disse,
"al
confronto
dell'inferno che abbiamo passato in Libano, gli Israeliani
sono
fratelli". Altri Libanesi - sia cristiani che mussulmani -
hanno
detto
le stesse cose.
Innumerevoli
Libanesi hanno riferito resoconti orripilanti di stupri,
mutilazioni
ed omicidi compiuti dalle forze dell'OLP. L'OLP "uccideva
la
gente
e gettava i loro cadaveri nei cortili. Alcuni di loro erano
mutilati
ed i loro arti amputati. Non uscivamo per paura di fare la
loro
fine",
dissero due donne arabe di Sidone. "Non osavamo andare
alla
spiaggia
perche' ci molestavano armi in pugno". Le donne parlarono di
un
incidente,
che avvenne poco prima dell'invasione israeliana, in cui
degli
uomini dell'OLP stuprarono ed uccisero una donna, gettandone il
corpo
vicino ad una famosa statua. In un giornale locale e'
stata
pubblicata
una foto del corpo mutilato della vittima [7].
Il
Dottor Khalil Torbey, un noto chirurgo libanese, disse ad
un
giornalista
americano che egli era "chiamato di frequente nel cuore
della
notte per curare vittime delle torture dell'OLP. Ho trattato
uomini
i cui testicoli erano stati amputati durante le torture. Le
vittime,
il piu' delle volte erano (...) Mussulmani. Io ho visto degli
uomini,
uomini vivi, trascinati per le strade da auto in corsa a cui
erano
legati per i piedi" [8].
Il
corrispondente del New York Times David Shipler visito' Damour,
un
villaggio
cristiano presso Beirut, che era stato occupato dall'OLP fin
dal
1976, quando Palestinesi e Libanesi di sinistra saccheggiarono
la
citta'
e massacrarono centinaia dei suoi abitanti. L'OLP, scrisse
Shipler,
aveva trasformato la citta' in una base militare, "usando le
sue
chiese come fortilizi ed arsenali". (New York Times, 21
Giugno
1982).
Quando
Tzaha"l scaccio' l'OLP da Damour nel Giugno 1982, il
Primo
Ministro
Menachem Begin annunzio' che i residenti cristiani della
citta'
potevano
tornare a casa e ricostruirla. Gli abitanti trovarono al loro
ritorno
le loro vecchie case insozzate da slogan nazionalisti
palestinesi
dipinti con la bomboletta spray, da materiale
propagandistico
di Al Fatah, e da poster di Yasir Arafat. Essi dissero a
Shipler
quanto felici erano che Israele li avesse liberati.
"Fuori
da Damour, mi sentivo un uomo morto. Ma tornando qui, sono
molto
felice",
disse Walid Azzi, anni 27, la cui casa era stata distrutta.
"Gli
Israeliani sono nostri amici, e spero che stiano con noi per un
po'"
[9].
04.
MITO
"L'invasione
israeliana del Libano ha provocato 10.000 morti e
600.000
senzatetto nel Libano meridionale".
04.
FATTI
"E'
chiaro a chiunque abbia viaggiato nel Libano meridionale, come
hanno
fatto
molti giornalisti e soccorritori, che le cifre originali di
10.000
morti
e 600.000 senza tetto (....) erano esagerazioni estreme",
scrisse
il
giornalista del New York Times David Shipler, un acuto critico
dello
sforzo
bellico israeliano [10].
La
cifra di 600.000 senzatetto nacque a meta' del Giugno
1982
all'interno
della Mezzaluna Rossa palestinese, comandata dal fratello di
Yasir
Arafat Fathi. Francesco Noseda del Comitato Internazionale
della
Croce
Rossa, che aveva in origine usato la cifra falsa, la disconobbe
in
futuro.
Il Washington Post riferi' poi che Noseda aveva portato la cifra
vera
dei senzatetto a circa 200.000. Ma Noseda aggiunse che il numero
era
assai diminuito dacche' i combattimenti in quella zona erano
cessati.
In un'intervista, Noseda nego' che il suo ufficio fosse
responsabile
per la cifra di 10.000 morti [11].
Certo,
ci sarebbero stati zero morti e nessun senzatetto se l'OLP non
avesse
usato il Libano meridionale come base da cui minacciare Israele.
05.
MITO
"L'OLP
era disposta a lasciare Beirut nell'estate del 1982 per
proteggere
la popolazione civile da ulteriori attacchi, ma Israele rese
questo
impossibile".
05.
FATTI
Per
oltre un mese l'OLP si e' dimostrata intransigente, nel tentativo
di
trarre
una vittoria politica dalla sua sconfitta militare. Arafat
si
dichiaro'
"in linea di principio" disponibile a lasciare Beirut, ma
poi
si
rifiuto' di recarsi in qualsiasi paese. Arafat tento' inoltre
di
spingere
gli Americani a riconoscere l'OLP. Per tutta la durata
dell'assedio,
l'OLP si nascondeva dietro civili innocenti, calcolando
che
se Israele avesse attaccato, sarebbe stata
condannata
internazionalmente.
Infatti ...
A
meta' Giugno, le truppe israeliane avevano circondato
6.000-9.000
terroristi
che si erano appostati in mezzo alla popolazione civile di
Beirut
Ovest. Per prevenire vittime civili, Israele acconsenti' ad
un
cessate
il fuoco che consentisse ad un diplomatico americano,
l'Ambasciatore
Philip Habib, di mediare un pacifico ritiro dell'OLP dal
Libano.
Come gesto di buona volonta', Israele acconsenti' a permettere
alle
forze dell'OLP di lasciare Beirut con le loro armi individuali
[12].
Ma l'OLP continuava a rilanciare.
Per
settimane l'OLP parlava di ritiro, ma a condizioni che lo
rendevano
impossibile.
L'OLP adotto' una strategia di violazioni controllate del
cessate
il fuoco, allo scopo di causare perdite ad Israele e di
provocare
ritorsioni israeliane sufficienti da far incolpare Tzaha"l
per
aver
turbato i negoziati ed aver nuociuto ai civili.
"Gli
Israeliani bombardavano degli edifici che da fuori
sembravano
innocui,
dove pero' il loro spionaggio diceva che erano nascosti gli
uffici
dell'OLP", scrisse l'analista del Medio Oriente Joshua
Muravchik.
"Il
loro spionaggio raccontava inoltre loro dell'enorme rete
di
santebarbare
sotterranee che sarebbe stata poi scoperta dall'Esercito
libanese.
Senza dubbio Israele getto' delle bombe nella speranza di
penetrare
in quelle santebarbare e far esplodere le munizioni. L'OLP
aveva
artiglieria campale ed antiaerea semovente, che sparava
agli
Israeliani
e poi fuggiva" [13]. Gli Israeliani reagivano e
talvolta
sbagliavano
mira, colpendo involontariamente bersagli civili.
Spesse
volte, i media hanno erroneamente riferito che Israele stava
colpendo
bersagli civili in aree dove non ce n'era di militari vicino.
Una
notte di Luglio, dei proiettili israeliani colpirono sette
ambasciate
a Beirut. L'NBC trasmise un dispaccio che sembrava dar
credito
alle affermazioni dell'OLP secondo cui essa non aveva
postazioni
militari
nella zona. Come osservo' Muravchik, Israele "presto
divulgo'
delle
foto aeree che mostravano che l'area delle ambasciate era un favo
di
carri armati, mortai, mitragliatrici pesanti e postazioni
antiaeree"
[14].
06.
MITO
"Israele
fu responsabile per il massacro di migliaia di profughi
palestinesi
innocenti a Sabra e Shatila".
06.
FATTI
Fu
la milizia libanese cristiana falangista la responsabile dei
massacri
che
avvennero nei due campi profughi il 16-17 Settembre 1982. Le
truppe
israeliane
consentirono ai Falangisti di entrare a Sabra e Shatila per
sradicare
le cellule terroristiche che si credeva che vi fossero. Si
era
stimato
che potessero esserci fino a 200 uomini armati nei campi,
che
facevano
uso degli innumerevoli bunker costruiti dall'OLP nel corso
degli
anni, bunker zeppi di munizioni [15].
Quando
i soldati israeliani ordinarono ai Falangisti di uscire,
essi
trovarono
centinaia di morti (le stime variano dai 460 secondo la
Polizia
libanese ai 700-800 calcolati dallo spionaggio Israeliano).
Secondo
i Libanesi, i morti comprendevano 35 donne e bambini. Il resto
erano
uomini: Palestinesi, Libanesi, Pakistani, Iraniani, Siriani
ed
Algerini.
Le uccisioni coronarono i 95.000 morti stimati della guerra
civile
libanese 1975-1982 [16].
Gli
assassinii furono perpetrati per vendicare gli assassinii
del
Presidente
libanese Bashir Gemayel e di 25 dei suoi seguaci, uccisi
qualche
giorno prima da una bomba [17].
Israele
aveva consentito ai Falangisti di entrare nei campi come parte
di
un piano per trasferire l'autorita' ai Libanesi, ed accetto'
la
responsabilita'
di quella decisione. La Commissione d'Inchiesta Kahan
formata
dal governo israeliano in risposta all'indignazione ed al dolore
del
pubblico, riscontro' che Israele era indirettamente responsabile
per
non
aver previsto la possibilita' che i Falangisti ricorressero
alla
violenza.
Israele segui' le raccomandazioni della commissione, tra cui
la
destituzione del Ministro della Difesa Ariel Sharon e del
Generale
Raful
Eitan, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito.
La
Commissione Kahan, dichiaro' l'ex-Segretario di Stato
Henry
Kissinger,
fu "un gran tributo alla democrazia israeliana (...) ci
sono
pochissimi
governi nel mondo di cui si possa immaginare che facciano una
simile
indagine pubblica su un episodio tanto difficile e
vergognoso"
[18].
Ironicamente,
mentre 300.000 Israeliani manifestavano in Israele per
protestare
contro gli omicidi, nel mondo arabo di reazioni ce ne furono
poche
o nulle. Al di fuori del Medio Oriente, proruppe una
fortissima
protesta
internazionale contro Israele. I Falangisti invece, che
avevano
perpetrato
il crimine, furono risparmiati dalla condanna.
Di
contro, poche voci si levarono nel Maggio 1985, quando dei
miliziani
mussulmani
attaccarono i campi profughi palestinesi di Shatila e
Burj-el
Barajneh.
Secondo i funzionari ONU, 635 furono i morti e 2.500 i feriti.
In
un conflitto durato due anni tra la milizia sciita di
Amal,
appoggiata
dai Siriani, e l'OLP, piu' di 2.000 persone, tra cui molti
civili,
si dice siano stati uccisi. Nessuno ha protestato contro l'OLP
od
i Siriani ed i loro alleati per il massacro. Le
reazioni
internazionali
sono state inoltre mute nell'Ottobre 1990, quando le
forze
siriane travolsero le aree controllate dai Cristiani in Libano.
Nella
battaglia di otto ore, 700 Cristiani persero la vita - la
peggiore
battaglia
della Guerra Civile libanese [19].
07.
MITO
"Le
invasioni del Libano del 1978 e del 1982 e la
prosecuzione
dell'occupazione
del territorio libanese sono la prova delle intenzioni
aggressive
d'Israele".
07.
FATTI
Israele
ha da molto tempo cercato un confine settentrionale pacifico.
Ma
l'essere
il Libano un rifugio per i gruppi terroristici lo ha
reso
impossibile.
Nel Marzo 1978, dei terroristi dell'OLP s'infiltrarono in
Israele.
Dopo aver assassinato un turista americano che passeggiava
vicino
alla
spiaggia, dirottarono un autobus civile. Quando i soldati
israeliani
intercettarono
l'autobus, i terroristi aprirono il fuoco. In totale, 34
ostaggi
morirono nell'attacco. Come ritorsione, le forze
israeliane
attraversarono
il Libano e travolsero le basi terroristiche della parte
meridionale
del paese, allontanando i terroristi dal confine. Tzaha"l
si
ritiro'
dopo due mesi, consentendo alle forze ONU di entrare. Ma le
truppe
dell'ONU
non riuscirono ad impedire ai terroristi di infiltrarsi nuovamente
e
di introdurre nuove armi piu' pericolose. Fu quest'escalation che
condusse
all'invasione
israeliana del 1982.
Gerusalemme
ha ripetutamente sottolineato che Israele non desiderava un
solo
pollice
del territorio libanese. Il ritiro israeliano del 1985 lo
ha
confermato.
La piccola forza israeliana di soli mille effettivi, disposta su
una
striscia di territorio che si estendeva per otto miglia (11
chilometri),
proteggeva
le citta' ed i villaggi dell'Israele del Nord dagli attacchi.
Inoltre
Israele ripete' piu' volte che si sarebbe completamente ritirato
dal
Libano
in cambio di una situazione di stabile sicurezza sul suo
confine
settentrionale.
Israele
ha ritirato tutte le sue truppe dal Libano meridionale il 24
Maggio
2000,
terminando cosi' una presenza militare di 22 anni. Tutti gli
avamposti
di
Tzaha"l e dell'Esercito del Libano del Sud furono evacuati. Il
ritiro
israeliano
fu concluso in coordinamento con lo'ONU, e fu l'adempimento
delle
obbligazioni
israeliane secondo la Risoluzione 425/1978 del Consiglio
di
Sicurezza.
Israele
spero' che il governo libanese disponesse poi il suo esercito
lungo
il
confine meridionale per disarmare i terroristi e mantenere l'ordine,
ma
questo
non e' accaduto, ad onta delle critiche dagli USA, dall'ONU e
da
Israele
[20]. Percio' gli Hezbollah continuano ad essere a briglia sciolta
ed
a minacciare il confine settentrionale d'Israele.
08.
MITO
"Israele
non ha ancora soddisfatto la richiesta dell'ONU di
ritirarsi
completamente
dal Libano a causa dell'occupazione illegale delle fattorie
di
Shebaa".
08.
FATTI
Ad
onta del verdetto dell'ONU secondo cui Israele ha completato il suo
ritiro
dal
Libano meridionale [21], Hizballah ed il Governo libanese insistono
che
Israele
possiede tuttora un territorio sul versante orientale del Monte
Dov,
un
appezzamento di cento miglia quadrate [259 chilometri quadri -
Liang]
chiamato
"fattorie di Shebaa". Questa rivendicazione da' il pretesto
ad
Hizballah
di continuare le sue attivita' antiisraeliane. Percio' dopo
aver
catturato
tre soldati israeliani in quel luogo, esso annunzio' di
averli
catturati
sul suolo libanese.
"Loro
non ce lo dicono e noi non lo sappiamo" - cosi' disse il
Ministro della
Difesa
libanese Khalil Hrawi degli sforzi di Hizbollah di liberare le
Fattorie
di
Shebaa da Israele. "La resistenza puo' compiere azioni che un
governo non
puo'
compiere. Il nostro governo non vuole apparire come se facesse
qualcosa
di
illecito ... da un punto verso nord siamo noi ad imporre le regole,
ma da
un
punto verso sud, non c'e' presenza alcuna delle forze armate, ed
Hizballah
coordina
le sue azioni con se stesso" [22].
Israele,
che ha costruito una serie di posti d'osservazione su delle
alture
strategiche
sul luogo, sostiene che la terra fu presa dalla Siria. I
Siriani
hanno
sostenuto la rivendicazione di Hizballah. Secondo il Washington Post,
la
controversia
giova ad ognuna delle parti arabe. "Per la Siria,
questo
significa
che Hizballah puo' essere ancora usato per sbilanciare Israele;
per
il
Libano, questo da' modo di premere su questioni come il ritorno
dei
prigionieri
libanesi ancora nelle carceri israeliane. Per Hezbollah, e'
una
ragione
per tenere la sua milizia armata ed attiva, fornendo un
nuovo
obbiettivo
bell'e pronto ad un movimento di resistenza che altrimenti
non
avrebbe
piu' nulla a cui resistere" [23].
09.
MITO
"Israele
ha lanciato un attacco non provocato alle forze di pace ONU
in
Libano".
09.
FATTI
Nell'Aprile
1995 Tzaha"l inizio l'"Operazione Furore" per bloccare
i
bombardamenti
di Hizballah contro la frontiera settentrionale israeliana.
Durante
l'operazione, l'artiglieria israeliana colpi' per errore una base
ONU
a
Kafr Kana, uccidendo quasi cento civili. Dopodiche' fu creata
una
"Macchinazione
Congiunta di Controllo", comprendente rappresentanti
americani,
francesi,
siriani e libanesi, per prevenire attacchi non provocati contro
la
popolazione
civile e l'uso di civili come scudi per attivita' terroristiche.
10.
MITO
"La
Siria e' stata una forza di stabilita' e bonta' nel Libano. Ne ha
sempre
rispettato
sovranita' ed indipendenza".
10.
FATTI
Damasco
ha una storia lunga e sanguinosa di interventi in Libano, e non ha
mai
nascosto
la sua speranza di fare del suo piu' debole vicino una parte
della
Siria.
Dalla creazione del Libano contemporaneo nel 1920, "la maggior
parte
dei
Siriani non ha mai accettato il Libano moderno come uno stato sovrano
ed
indipendente"
[24]. Lo scoppio della guerra civile libanese nel 1975 diede
a
Damasco
l'opportunita' di realizzare il suo credo che il Libano e la
Siria
sono
una cosa sola.
Nel
1976, la Siria intervenne nella guerra civile libanese in pro
dei
Cristiani
libanesi. Nel 1978, Damasco volto' gabbana, e sosteneva
una
coalizione
di sinistra ed anticristiana di Palestinesi, Drusi e Mussulmani.
Alla
fine, le truppe siriane occuparono due terzi del Libano.
Il
posizionamento
di batterie di missili terra-aria in Libano, e la sua politica
di
consentire all'OLP ed ad altri gruppi terroristici di attaccare da
li'
Israele,
contribui' ad innescare la guerra del Libano del 1982 [25].
Nella
prima settimana dell'"Operazione Pace in Galilea", nel
Giugno 1982, le
truppe
siriane si scontrarono con le forze israeliane. Gli
Israeliani
distrussero
o danneggiarono 18 delle 19 batterie di missili, ed in un giorno
solo
abbatterono 29 caccia MIG siriani senza perdere un solo aereo. Siria
ed
Israele
evitarono attentamente gli scontri per il resto della
guerra.
Cionondimeno,
la Siria trovo' altri modi di nuocere ad Israele. Nel 1982,
degli
agenti siriani uccisero il presidente eletto Bashir Gemayel, che
voleva
la
pace con Israele. Due anni dopo, la Siria obbligo' il Presidente
Amin
Gemayel,
fratello di Bashir, a denunciare un trattato di pace che
aveva
firmato
l'anno prima con Israele [26].
Le
attivita' siriane non erano dirette solo contro Israele, ma anche
contro
l'Occidente.
Nell'Aprile del 1983, i terroristi degli Hizballah, che agivano
da
territorio controllato dalla Siria, bombardarono l'ambasciata
americana a
Beirut,
uccidendo 49 persone e ferendone 120. Sei mesi dopo, dei
terroristi
Hizballah
guidarono due camion carichi di esplosivi dentro le caserme
dei
Marines
e dei Francesi a Beirut, uccidendo 241 Americani e 56 Francesi.
Nel
1985 gli agenti di Hizballah cominciarono a rapire degli Occidentali
dalle
strade
di Beirut e di altre citta' libanesi. Fin dall'inizio fu chiaro che
i
Siriani
ed i loro complici iraniani potevano ordinare in ogni momento
il
rilascio
degli ostaggi occidentali. Per esempio, quando un Francese fu
rapito
nell'Agosto
1991, i Siriani chiesero che egli fosse liberato. Ed in pochi
giorni
lo fu. Gran parte degli ostaggi erano tenuti nella Valle della Bekaa
o
nei
sobborghi di Beirut. Ambo le aree sono controllate dalla Siria.
Dal
1985 al 1988, i miliziani sciiti di Amal, strettamente allineati
alla
Siria,
uccisero centinaia di civili palestinesi in attacchi ai campi
profughi.
Nell'Ottobre
1990, mentre l'attenzione dell'Occidente era concentrata sul
Kuwait,
le truppe siriane fecero un'incursione nella roccaforte di
Beirut
dell'insorto
cristiano Generale Michel Aoun. A parte le morti in battaglia,
furono
massacrate circa 700 persone [27]. Con questa guerra lampo
Damasco
spazzo'
via l'ultima minaccia alla sua egemonia in Libano.
Il
22 Maggio 1991, il Presidente libanese Elias Hrawi viaggio' a Damasco
per
firmare
un "Trattato di fratellanza, cooperazione e coordinamento"
col
Presidente
siriano Hafez Assad. L'accordo afferma che la Siria assicurera'
la
"sovranita'
ed indipendenza" del Libano, anche se Damasco ha il permesso
di
tenere
il suo esercito d'occupazione in quel paese.
Un
accenno alle vere intenzioni della Siria e' venuto dal Ministro
della
Difesa
Mustafa Tlas diverse settimane prima della firma del trattato.
Tlas
previde
che l'unita' tra i due paesi si sarebbe ottenuta "presto, od
almeno
nella
nostra generazione" (al-Hayat, 9 Maggio 1991).
Oltre
ad approvare attivita' terroristiche in Libano, la Siria e'
pesantemente
coinvolta
nel traffico di stupefacenti nella Valle della Bekaa. Il
Dipartimento
di Stato USA ha ripetutamente criticato la Siria per non
aver
adottato
dei controlli contro gli stupefacenti e per non aver cooperato
con
gli
sforzi americani di bloccare i flussi di droga [28].
11.
MITO
"La
Siria ha fatto tutto quel che poteva per impedire ai terroristi
libanesi
di
mettere a repentaglio la pace nella regione".
11.
FATTI
Hizballah
riceve finanziamenti ed armi dall'Iran, normalmente
attraverso
Damasco.
Hizballah - che all'inizio si era limitato a lanciare attacchi
verso
l'Israele
settentrionale con razzi Katyusha ed a tendere imboscate ai
soldati
israeliani
nella zona di sicurezza - ha negli ultimi anni elevato il
livello
degli
attacchi contro i civili israeliani.
L'esercito
libanese, sostenuto dai Siriani, deve ancora agire contro
Hizballah
od
altre organizzazioni terroristiche, come il Fronte Popolare per
la
Liberazione
della Palestina (FPLP), il Comando Generale del Fronte Popolare
per
la Liberazione della Palestina (CG-FPLP), che hanno delle basi
nell'area
controllata
dalla Siria della Valle della Bekaa, nel Libano orientale.
Infatti,
la Siria ha dato a queste organizzazioni sostegno illimitato. Ad
una
domanda
sul suo sostegno ad organizzazioni terroristiche come Hizballah,
Assad
rispondeva
che essi erano a dire il vero "patrioti e militanti che
combattono
per
la liberta' e l'indipendenza del loro paese (...) non si puo' dare
del
terrorista
a queste persone" [29].
Gli
analisti credono che la Siria usi questi terroristi come surrogati
per
mantenere
un certo livello di violenza contro Israele e premere
sugli
Israeliani
per negoziare sulle Alture del Golan.
12.
MITO
"La
Siria e' intervenuta in Libano solo perche' le era stato chiesto
dalla
Lega
Araba".
12.
FATTI
La
Siria porto' il suo esercito in Libano prima di ricevere
l'approvazione
della
Lega Araba. Damasco intervenne nell'Aprile 1976 dopo che il
Signore
della
Guerra Druso Libanese Kemal Jumblatt respinse la richiesta
del
Presidente
siriano Hafez Assad di un cessate il fuoco nella guerra. Il
rifiuto
di
Jumblatt di frenare gli attacchi delle sue forze contro i
Cristiani
libanesi
diede ad Assad il pretesto che gli serviva per intervenire.
Nel
Giugno 1976, il Segretariato della Lega Araba convoco' un incontro a
cui
la
Siria, la Libia, l'Arabia Saudita ed il Sudan acconsentirono ad
inviare
delle
truppe per "far rispettare la pace". Assad invio' ulteriori
truppe nel
paese,
mentre gli altri inviarono solo contingenti simbolici [30]. In
breve,
l'"avallo"
della Lega Araba non era altro che la presa datto del
fatto
compiuto.
13.
MITO
"Israele
rifiuta di rilasciare i prigionieri che cattura, mentre i Siriani
ed
i
Libanesi rilasciano immediatamente i soldati che catturano".
13.
FATTI
Il
Libano e la Siria maltrattano abitualmente i soldati israeliani
che
catturano.
E' difficile per Israele ottenere una qualsivoglia informazione
sui
suoi
soldati, ed i Libanesi ed i Siriani hanno abitualmente negato alla
Croce
Rossa
il permesso di visitare i prigionieri di guerra. Inoltre, anche i
corpi
degli
Israeliani che sono stati uccisi sono tenuti in ostaggio nel
tentativo
di
usarli come merce di scambio. Per esempio, nel Settembre 1991
Israele
rilascio'
quasi cento prigionieri libanesi sciiti, in cambio dei resti
di
quattro
soldati israeliani uccisi in Libano.
Il
pilota Ron Arad si e' schiantato nel 1986 e fu catturato da
terroristi
sciiti.
Israele si e' offerto di rilasciare centinaia di prigionieri
libanesi
in
cambio di informazioni su Arad, ma Hizballah si e' rifiutata di
collaborare
ed
Arad e' stato considerato fin da allora "disperso in
missione".
Il
7 Ottobre 2000 tre soldati israeliani - il sergente Adi Avitan, il
Sergente
maggiore
Benyamin Avraham ed il Sergente Maggiore Omar Sawaid furono rapiti
da
Hizballah.
Essi furono catturati mentre pattugliavano la parte
meridionale
(quella
israeliana) del confine israelo-libanese. Il 16 Ottobre il
Segretario
Generale
di Hizballah annuncio' che la sua organizzazione stava trattenendo
un
cittadino
israeliano, Elhanan Tenenboim, che lo si e' ritenuto
catturato
durante
un viaggio d'affari in Europa.
Dal
momento del loro rapimento, i quattro Israeliani sono stati tenuti
in
isolamento
da Hizballah in un luogo ignoto. I sequestratori hanno negato
al
Comitato
Internazionale della Croce Rosse e ad altri il permesso di
visitarli
per
informarsi del loro stato di salute e delle condizioni della
loro
detenzione.
14.
MITO
"Il
rapimento da parte d'Israele dello Sceicco Abdul Karim Obeid nel 1989
ha
prolungato
la crisi degli ostaggi. Ed ha pure provocato la morte del
Tenente
Colonnello
William Higgins, un ostaggio che sarebbe stato poi ucciso dai
suoi
carcerieri
per rappresaglia".
14.
FATTI
Il
Tenente Colonnello William Higgins, un Marine che faceva parte della
Forza
di
Pace ONU in Libano, fu catturato ed ucciso dal gruppo terrorista
sciita
libanese
Hizballah. Colpevoli erano anche l'Iran e la Siria, dei paesi
che
danno
ricetto ai terroristi.
"Dobbiamo
stare attenti a ricordare che non sono stati gli USA a
causare
l'omicidio.
Non e' stato Israele", disse l'Ambasciatore Paul Bremer, gia'
capo
dell'Ufficio
Antiterrorismo del Dipartimento di Stato. "E' stato un gruppo
di
assassini
nel Libano meridionale" [31].
La
cattura dello Sceicco Obeid, che e' ritenuto responsabile del
rapimento di
diversi
soldati israeliani, non dev'essere messa a confronto con il
rapimento
di
civili innocenti da parte di terroristi, nonche' di un membro delle
Forze
di
Pace ONU. Visto che l'Occidente non mostra di preoccuparsi granche'
degli
ostaggi
israeliani, trattenere Obeid puo' essere l'unico modo per Israele
per
riavere
i suoi prigionieri di guerra.
15.
MITO
"Gli
attacchi israeliani contro il Libano dimostrano
l'aggressivita'
israeliana
e la sua determinazione ad occupare il territorio libanese".
15.
FATTI
Le
Nazioni Unite hanno verificato che Israele ha adempiuto alla
sua
obbligazione
di ritirarsi dal Libano; pero' Hizballah, armato di una vasta
gamma
di armi, e piazzatosi lungo il confine internazionale, ha
ripetutamente
attaccato
dei bersagli israeliani, teso imboscate e rapito dei soldati,
e
molestato
gli abitanti ebraici dei villaggi nell'Israele settentrionale con
lo
scopo
di provocare un'escalation nelle ostilita'.
Israele
ha ripetutamente richiesto, col sostegno dell'ONU e delle
Nazioni
Unite,
che il Libano disponesse il suo esercito nel Sud e disarmasse
i
guerriglieri.
Dacche' la Siria davvero controlla il Libano, Israele ritiene
ambo
i governi responsabili del non aver impedito le provocazioni
di
Hizballah.
La loro mancanza ha obbligato Israele a ricorrere a misure
preventive
e di rappresaglia per proteggere i suoi cittadini ed i
suoi
soldati.
Note:[1]
Jillian Becker, The PLO, (London: Weidenfeld and Nicolson, 1984),pp.
202, 279.[2] Jerusalem Post, (28 Giugno 1982).
[3] Raphael
Israeli. Ed., PLO in Lebanon, (London: Weidenfeld andNicolson, 1983),
p. 7.[4] Becker, p. 205.[5] Washington Post, (16 Giugno 1982).[6]
Israeli, pp. 26-28.[7] Intervista alla TV israeliana, (23 Luglio
1982).[8] Los Angeles Herald-Examiner, (13 Luglio 1982), citato in
Becker, p.153.[9] New York Times, (21 Giugno 1982).[10] New York
Times, (14 Luglio 1982).[11] Washington Post, (25 Giugno 1982).[12]
New York Times, (3 Luglio 1982).[13] Joshua Muravchik, "Misreporting
Lebanon," Policy Review, (Winter1983), p. 60.[14] Muravchik, p.
60.[15] Zeev Schiff and Ehud Yaari, Israel's Lebanon War, (NY: Simon
andSchuster, 1984), p. 70.[16 Becker, p. 212.[17] Schiff and Yaari,
p. 257.[18] Washington Post, (8 Febbraio 1983).
[19]
New York Times, (19 Ottobre 1990).[20] Washington Post, (30 Gennaio
2001).[21] Il Consiglio di Sicurezza approva la Conclusione del
SegretarioGenerale sul Ritiro Israeliano dal Libano alla data del 16
Giugno,Comunicato Stampa ONU, (18 Giugno 2000).[22] Washington Post,
(30 Gennaio 2001).[23] Washington Post, (30 Gennaio 2001).[24] Daniel
Pipes, Damascus Courts The West, (DC: The WashingtonInstitute for
Near East Policy, 1991), p. 26.[25] Becker, pp. 204-205.[26] Patrick
Seale, Asad, (Berkeley: University of California Press,1988), p.
417.[27] Pipes, p. 27.[28] Rapporto del Dipartimento di Stato USA
sulle pratiche dei DirittiUmani per il 1999; Rapporto sulle Strategie
Internazionali di Controllodegli Stupefacenti, 1999.[29] Al-Baath,
(18 Febbraio 1992); Washington Post, (31 Luglio 1991).[30] Becker, p.
131.[31] Near East Report, (7 Agosto 1989).
Le
Guerre del Golfo,
di Mitchell G. Bard
Miti
da confutare
14.a.
"La Guerra del Golfo del 1991 fu combattuta per Israele"
14.b.
"Il basso profilo d'Israele nella Guerra del Golfo mostra che
esso
non ha importanza strategica per gli USA"
14.c.
"Israele ha guadagnato dalla Guerra del Golfo senza pagare
alcun
prezzo"
14.d.
"Israele non ha fatto nulla per proteggere i Palestinesi
dagli
attacchi
degli Scud"
14.e.
"L'Iraq non è mai stato una minaccia per Israele"
14.f.
"Saddam Hussein non ha mai avuto interesse ad acquisire
armi
nucleari"
14.g.
"L'OLP è stata neutrale durante la Guerra del
Golfo"
14.h.
"La Guerra del Golfo ha dimostrato che gli stati arabi
hanno
bisogno
di più armi americane"
14.i.
"L'Iraq ha smesso di essere una minaccia per Israele dopo
la
Guerra
del Golfo del 1991"
14.j.
"Gli Ebrei americani hanno indotto gli Stati Uniti ad entrare
in
guerra
contro l'Iraq nel 2003 per aiutare Israele"
I
miti in dettaglio
14.a.
MITO
"La
Guerra del Golfo del 1991 fu combattuta per Israele"
14.a.
FATTI
Prima
dell'annuncio dell'Operazione Tempesta nel Deserto del
Presidente
George
Bush, i critici d'Israele sostenevano che lo Stato Ebraico ed i
suoi
sostenitori stavano spingendo Washington ad iniziare una
guerra
contro
l'Iraq per eliminarne la minaccia militare. Il Presidente Bush
chiarì
comunque la posizione americana nel suo discorso del 2 Agosto
1990,
affermando che gli Stati Uniti hanno "da lungo tempo
interessi
vitali"
nel Golfo Persico. Inoltre, la "spudorata aggressione"
iraqena
violava
la Carta dell'ONU. Il Presidente si mostrò preoccupato per
le
altre
piccole nazioni dell'area, così come per i cittadini americani
che
vivevano
o lavoravano nella regione. "Ritengo responsabilità
fondamentale
della mia Presidenza proteggere i Cittadini americani"
[1]
Durante
la Crisi del Golfo, il Presidente ed altri ufficiali
superiori
dell'Amministrazione
chiarirono che degli interessi americani -
specialmente
le forniture di petrolio - erano minacciate
dall'invasione
iraqena
del Kuwait.
La
maggior parte degli Americani era d'accordo con la decisione
del
Presidente
di andare alla guerra. Per esempio, il sondaggio del
Washington
Post/ABC News del 16 Gennaio 1991 mostrò che il 76%
degli
Americani
approvava l'entrata in guerra degli Stati Uniti contro
l'Iraq
ed
il 22% disapprovava [2]
È
vero che Israele ritenne l'Iraq una seria minaccia alla sua
sicurezza
dacché
esso guidava il "fronte del rifiuto". Le preoccupazioni
d'Israele
si
dimostrarono giustificate dopo l'inizio della guerra e l'Iraq
lanciò
39
missili Scud contro i suoi centri abitati.
Israele
non ha mai chiesto ai soldati americani di combattere le
sue
battaglie.
Sebbene le forze israeliane fossero in grado di partecipare
alla
Guerra del Golfo, esse non lo fecero perché questo avevano
chiesto
loro
gli Stati Uniti. Anche dopo la provocazione degli attacchi con
i
missili
Scud, Israele acconsentì a non rispondere, come chiedevano
gli
USA.
14.b.
MITO
"Il
basso profilo d'Israele nella Guerra del Golfo mostra che esso non
ha
importanza strategica per gli USA"
14.b.
FATTI
Nessuno
si aspettava che Israele giocasse mai un ruolo
importante
nelle
ostilità
nel Golfo. I funzionari americani sapevano che gli Arabi
non
avrebbero
mai permesso ad Israele di aiutarli a difenderli; essi
sapevano
inoltre che le truppe americane avrebbero dovuto intervenire
perché
gli Stati del Golfo non sarebbero stati in grado di
difendersi
da
sé.
L'atteggiamento
israeliano rifletteva una decisione politica
deliberata
in
risposta alle richieste americane. Comunque, Israele contribuì
alla
vittoria
della campagna americana per respingere l'aggressione
iraqena.
Per
esempio:
-
Le Forze di Difesa Israeliane erano l'unica forza militare
della
regione
che potesse farcela contro l'esercito iraqeno. Questo, che
Saddam
Hussein aveva ben capito, fu un deterrente contro
ulteriori
aggressioni
iraqene.
-
Ammonendo che avrebbe risposto militarmente se delle truppe
iraqene
fossero
entrate in Giordania, Israele di fatto garantì
l'integrità
territoriale
del vicino contro l'aggressione iraqena.
-
Gli Stati Uniti trassero benefici dall'uso dei missili
israeliani
Have
Nap
installati sui bombardieri B52. E la Marina usò intanto
degli
aerei
senza
pilota israeliani Pioneer per compiere ricognizioni nel Golfo.
-
Israele fornì degli apparecchi sminatori che furono usati per
aprire
varchi
per le forze alleate nei campi minati iraqeni.
-
Dei ponti mobili portati in volo da Israele in Arabia Saudita
furono
usati
dai Marines americani.
-
Le raccomandazioni israeliane, basate da misurazioni
delle
prestazioni
del
sistema, portarono a diverse modifiche software che resero il
Patriot
un sistema antimissile più efficace.
-
Le Industrie Aeronautiche Israeliane svilupparono
serbatoi
supplementari
conformati che accrebbero l'autonomia degli F15. Essi
furono
usati nel Golfo.
-
La General Dynamics, un'industria militare americana,
ha
implementato
diverse
modifiche israeliane per migliorare tutta la flotta degli F16,
tra
cui miglioramenti strutturali, modifiche software,
carrelli
d'atterraggio
di maggior portata, miglioramenti alla radio e
modifiche
all'avionica.
-
Un sistema di puntamento di produzione israeliana fu usato
per
migliorare
le capacità di combattimento notturno
dell'elicottero
Cobra.
-
Israele fornì la custodia dell'eccellente missile Tomahawk.
-
Gli occhiali per la visione notturna usati dalle forze
americane
erano
stati
forniti da Israele.
-
Un sistema di allarme per le basse quote prodotto e sviluppato
in
Israele
fu utilizzato negli elicotteri Blackhawk.
-
Israele fornì ulteriore equipaggiamento alle forze americane,
tra
cui
uniformi
antiproiettile, maschere antigas e sacchi di sabbia.
-
Israele offrì agli Stati Uniti l'uso delle basi e degli
ospedali
militari.
Le navi americane usarono l'arsenale del porto di Haifa
per
la
manutenzione
e l'appoggio mentre si recavano nel Golfo.
-
Israele aveva distrutto il reattore nucleare iraqeno nel
1981.
Pertanto,
le truppe americane non dovettero affrontare un Iraq con
l'arma
atomica.
-
Anche tenendo un basso profilo, la collaborazione israeliana
fu
estremamente
utile: nel corso degli anni i servizi segreti militari
israeliani
si erano molto più concentrati sull'Iraq di
quelli
americani.
Così
gli Israeliani poterono fornire a Washington dettagliate
informazioni
segrete sulle attività militari iraqene. Il
Segretario
alla
Difesa
Richard Cheney disse ad esempio, che gli Stati Uniti hanno
usato
le
informazioni israeliane sull'Iraq occidentale mentre
cercavano
lanciamissili
Scud [3].
14.c.
MITO
"Israele
ha guadagnato dalla Guerra del Golfo senza pagare alcun
prezzo"
14.c.
FATTI
È
vero che Israele ha guadagnato dalla distruzione della
potenza
militare
iraqena da parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti,
ma
i
costi sono stati enormi. Anche prima dello scoppio delle
ostilità,
Israele
ebbe da aumentare il bilancio della difesa per mantenere le
sue
forze
ad un livello d'allarme superiore. Gli attacchi missilistici
iraqeni
giustificarono la precauzione israeliana di tenere la sua
aviazione
in volo 24 ore al dì. La guerra impose di accrescere
il
bilancio
della difesa di oltre 500 milioni di Dollari. Altri 100
milioni
di
aumento furono necessari per la difesa civile.
I
danni provocati dai 39 missili Scud iraqeni che caddero a Tel Aviv
ed
Haifa
furono notevoli. Circa 3.300 appartamenti ed altri edifici
furono
coinvolti
nell'area metropolitana di Tel Aviv. Circa 1.150 persone che
furono
evacuate dovettero essere ospitate in una dozzina di alberghi
al
costo
di 20.000 Dollari a notte.
Oltre
ai costi diretti della preparazione bellica e dei danni
materiali,
l'economia
israeliana fu inoltre danneggiata dall'impossibilità di
molti
Israeliani
di lavorare in quelle condizioni di emergenza. L'economia
funzionò
a non più del 75% della sua capacità durante la
guerra,
producendo
una perdita netta per il paese di 3,2 miliardi di Dollari
[4].
Il
costo più elevato fu in vite umane. In totale 74 persone
morirono
in
conseguenza
degli attacchi degli Scud. Due perché direttamente
colpite,
quattro
perché soffocate dalle maschere antigas, il resto per attacco
di
cuore
[5].
Una
commissione ONU che trattava le richieste di risarcimento
all'Iraq
che
risalivano alla Guerra del Golfo del 1991 approvò un
indennizzo di
oltre
31 milioni di dollari da pagarsi ad imprese e persone
israeliane.
La
decisione del 1999 derivò da una decisione del Consiglio di
Sicurezza
del
1992 che chiedeva che l'Iraq risarcisse le vittime della Guerra
del
Golfo
[6]. Nel 2001, la Commissione per i Risarcimenti delle Nazioni
Unite
attribuì 74 milioni di Dollari ad Israele per i costi
sostenuti
a
causa
degli attacchi con i missili Scud Iraqeni durante la Guerra
del
Golfo.
La Commissione respinse gran parte del miliardo di Dollari
che
Israele
aveva chiesto [7].
14.d.
MITO
"Israele
non ha fatto nulla per proteggere i Palestinesi dagli
attacchi
degli
Scud"
14.d.
FATTI
Il
Los Angeles Times comprese il dilemma israeliano nel distribuire
le
maschere
antigas alla sua popolazione:
"La
distribuzione delle maschere antigas in tutto Israele fu
calcolata
secondo
le stime (basate in parte sulle stesse minacce prebelliche di
Saddam
Hussein) su dove fosse la più grave minaccia per
la
popolazione.
Priorità
fu data alla zona costiera tra Tel Aviv ed Haifa, con la sua
elevata
densità di popolazione, soprattutto ebraica, nonché
a
Gerusalemme,
la seconda città del paese. Le aree urbane minori
ebbero
priorità
appena inferiore, seguite dalle aree rurali dell'Israele
vero
e
proprio,
ed infine dai territori occupati. L'esperienza ha mostrato
la
validità
di questa gradazione. Quelli che rischiano di più a
causa
delle
armi
proibite dell'Iraq sono i cittadini d'Israele, non i
Palestinesi
della
Cisgiordania, che sono sostenitori di Saddam" [8].
La
grande maggioranza dei Palestinesi non fece mistero del
loro
appoggio
all'Iraq,
e molti li si vide sui tetti delle case giubilanti quando
gli
Scud
piovevano sulle città israeliane [9]. A causa del loro
sostegno
per
Saddam
Hussein, e l'asserita preoccupazione del dittatore iraqeno
per
i
Palestinesi,
Israele non riteneva probabile che i Territori
venissero
attaccati.
In
seguito i tribunali israeliani ordinarono ai militari
di
distribuire
le
maschere antigas a tutti i residenti dei Territori. Lo si
fece,
sebbene
la guerra terminasse prima che tutti i Palestinesi le
avessero
ricevute.
Nessun Palestinese si è fatto male a causa degli
attacchi
degli
Scud.
14.e.
MITO
"L'Iraq
non è mai stato una minaccia per Israele"
14.e.
FATTI
Sin
dall'ascesa al potere, il Presidente dell'Iraq Saddam Hussein è
stato
un capo del Fronte del Rifiuto ed uno dei più bellicosi
nemici
d'israele.
Il 2 Aprile 1990 la retorica di Saddam divenne più
minacciosa:
"Giuro a D%o che il nostro fuoco divorerà mezzo Israele
se
tenta
di far qualsiasi cosa all'iraq". Saddam disse che il
suo
potenziale
bellico chimico era paragonabile solo a quello americano e
sovietico,
e che egli avrebbe annichilito chiunque minacciasse l'Iraq
con
la bomba atomica usando il "doppio composto" [10].
Diversi
giorni dopo, Saddam disse che la guerra con Israele non
sarebbe
terminata
finché tutto il territorio in mano d'Israele non fosse
stato
rimesso
in mani arabe. Egli aggiunse che l'Iraq poteva lanciare armi
chimiche
su Israele da diversi luoghi differenti [11]. Il capo iraqeno
fece
inoltre l'allarmante rivelazione che i suoi comandanti
avevano
facoltà
di lanciare attacchi contro Israele senza consultare il
comando
supremo
se Israele avesse attaccato l'Iraq. Il capo dell'aviazione
iraqena
avrebbe detto in seguito che egli aveva l'ordine di colpire
Israele
se lo Stato ebraico avesse iniziato un'incursione contro
l'Iraq
o
contro un qualsiasi altro paese arabo [12].
Il
18 Giugno 1990, Saddam disse ad un incontro della Conferenza
Islamica
a
Baghdad: "Colpiremo [gli Israeliani] con tutte le armi in
nostro
possesso
se loro attaccano l'Iraq o gli Arabi". Egli dichiarò che
"la
Palestina
è stata rubata", ed esortò il mondo arabo a
"ricuperare i
diritti
usurpati in Palestina ed a liberare Gerusalemme dalla
cattività
sionista"
[13].
La
minaccia di Saddam venne sulla scia di rivelazioni che la
Gran
Bretagna
e gli Stati Uniti sventarono un tentativo di contrabbandare
in
Iraq
dei detonatori nucleari "krytron" di fabbricazione
americana
[14].
Il
servizio segreto britannico MI6 aveva preparato una
valutazione
segreta
tre anni prima che affermava che Hussei aveva ordinato uno
sforzo
a tutto campo per sviluppare armi nucleari [15]. Dopo che
Saddam
ebbe
usato armi chimiche contro la sua stessa popolazione curda ad
Halabja
nel 1988, poche persone dubitarono che egli fosse disposto ad
usare
armi nucleari contro gli Ebrei in Israele se ne avesse avuto
la
possibilità.
I
timori israeliani furono accresciuti da notizie nella stampa
araba,
che
a partire dal Gennaio 1990 riferivano che la Giordania e
l'Iraq
avevano
formato "battaglioni militari congiunti" traendoli da
varie
unità
terrestri, navali ed aeree. "Questi battaglioni serviranno
come
forze
d'emergenza per affrontare ogni sfida straniera o minaccia ad
uno
dei
due paesi", disse un giornale [16]. Inoltre, si diceva che i
due
paesi
avevano formato uno squadrone aereo congiunto [17]. Questo
doveva
essere
il primo passo verso un corpo militare arabo unificato, rivelò
il
giornalista
giordano Mu'nis al-Razzaz. "Se non ci affrettiamo a
formare
una
forza militare araba unificata, non saremo in grado di reggere
il
confronto
con le ambizioni sioniste sostenute dall'aiuto americano",
egli
disse [18]. Data la storia delle alleanze arabe che si formavano
come
preludio alla pianificazione di un attacco, Israele
trovò
preoccupanti
questi sviluppi.
Nell'Aprile
1990, i doganieri britannici trovarono dei tubi da
caricarsi
su
una nave di nazionalità iraqena che furono ritenuti parte di
un
gigantesco
cannone che avrebbe consentito a Baghdad di scagliare
missili
ad
ogiva nucleare o chimica in Israele od in Iran [19]. L'Iraq negò
che
stava
costruendo un "supercannone", ma dopo la guerra si seppe
che
l'Iraq
un'arma simile l'aveva costruita [20].
L'Iraq
emerse dalla guerra con l'Iran con una delle forze militari
più
grandi
e meglio equipaggiate del mondo. Infatti l'Iraq aveva un
milione
di
soldati temprati in battaglia, più di 700 aerei da
combattimento,
6.000
carri armati, missili balistici ed armi chimiche. Sebbene gli
USA
ed
i loro alleati avessero vinto rapidamente, le
dimensioni
dell'arsenale
di Hussein divennero evidenti solo dopo la fine della
guerra,
quando gli investigatori ONU scoprirono le prove di un
ambio
programma
di costruzione di armi chimiche e nucleari [21].
L'Iraq
fu anche base di diversi gruppi terroristici che
minacciavano
Israele,
come l'OLP ed il Consiglio Rivoluzionari Fatah di Abu Nidal.
Dopo
l'invasione iraqena del Kuwait, Saddam Hussein continuò
a
minacciare
di colpire Israele se il suo paese fosse stato attaccato.
Se
gli
USA agiscono contro l'Iraq, disse nel Dicembre 1990, "allora
Tel
Aviv
riceverà il prossimo attacco, vi partecipi o no Israele"
[22]. Ad
una
conferenza stampa, dopo il suo incontro del 9 Gennaio 1991
col
Segretario
di Stato James Baker, al Ministro degli Esteri iraqeno
Tariq
Aziz
fu chiesto se, qualora fosse iniziata la guerra, l'Iraq
avrebbe
attaccato
Israele. Egli replicò bruscamente: "Sì.
Certamente. Sì"
[23].
Ed
alla fine Saddam attuò la sua minaccia.
14.f.
MITO
"Saddam
Hussein non ha mai avuto interesse ad acquisire armi nucleari"
14.f.
FATTI
Nel
1981, Israele si convinse che l'Iraq stava per diventar capace
di
produrre
armi nucleare. Per prevenire la costruzione di un'arma che
loro
ritennero che sarebbe stata indubbiamente diretta contro di
loro,
gli Israeliani lanciarono il loro attacco a sorpresa che
distrusse
il centro atomico Osirak. All'epoca Israele fu ampiamente
criticato.
Il 19 Giugno, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condannò
il
raid all'unanimità. I critici minimizzarono l'importanza
del
programma
nucleare iraqeno, sostenendo che poiché Baghdad aveva
firmato
il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare e consentiva
ispezioni
alle sue strutture, le paure israeliane erano infondate.
Fu
solo dopo l'invasione iraqena del Kuwait che i funzionari
USA
cominciarono
ad ammettere pubblicamente che Baghdad stava sviluppando
armi
nucleari e che era ben più vicina a raggiungere lo scopo di
quel
che
si pensava. Nuovamente, molti critici ribatterono
che
l'Amministrazione
stava solo cercando una giustificazione per una
guerra
con l'Iraq.
Mesi
dopo, dopo che le forze alleate avevano annunziato la
distruzione
degli
impianti nucleari iraqeni, gli ispettori ONU scoprirono che
il
programma
di Saddam per lo sviluppo di armi atomiche era ben più
ampio
perfino
di quel che ritenevano gli Israeliani. Gli analisti avevano
ritenuto
l'Iraq incapace di arricchire l'uranio per le bombe, ma i
ricercatori
di Saddam usarono diversi metodi (perfino uno ritenuto
obsoleto)
che si ritenne avrebbero permesso all'Iraq di costruire
almeno
una bomba.
14.g.
MITO
"L'OLP
è stata neutrale durante la Guerra del Golfo"
14.g.
FATTI
L'OLP,
la Libia e l'Iraq sono stati i soli membri ad opporsi ad
una
risoluzione
della Lega Araba che richiedeva il ritiro iraqeno dal
Kuwait.
I capi dell'Intifada inviarono un telegramma di
congratulazioni
a
Saddam Hussein, descrivendo l'invasione del Kuwait il primo
passo
verso
la "liberazione della Palestina" [24].
Il
capo dell'OLP Yasser Arafat giocò un ruolo cruciale nel
sabotare
una
conferenza
al vertice araba che si sarebbe dovuta convocare in Arabia
Saudita
per trattare dell'invasione. Secondo il New York Times, Arafat
"deviò
l'attenzione dal summit proposto e contribuì al suo
naufragio"
apparendo
in Egitto con un "piano di pace" escogitato dal
dittatore
libico
Muammar Qaddafi [25].
Secondo
il testimone oculare Ibrahim Nafei, direttore di Al-Ahram,
Arafat
fece molto per "annacquare" qualsiasi risoluzione
anti-Iraq
all'incontro
della Lega Araba dell'Agosto 1990 al Cairo.
Arafat
"andava
di
delegazione in delegazione, mano nella mano con Tariq Aziz,
il
Ministro
degli Esteri iraqeno, che minacciava apertamente alcuni
delegati
del Golfo e di altri paesi arabi che l'Iraq li avrebbe
rovesciati",
scrisse Nafei [26].
Ad
Amman, in Giordania, un funzionario dell'OLP avvertì che
dei
combattenti
palestinesi erano arrivati in Yeme. "Noi ci aspettiamo
che
intraprendano
azioni suicide contro i soldati americani in Arabia
Saudita
se gli Americani attaccano l'Iraq", dichiarò. "Ci
sono più di
50.000
combattenti palestinesi" sia in Kuwait che in Iraq, egli
disse,
che
"difenderanno gli interessi dell'Iraq" [27]. Abul Abbas, un
membro
del
Comitato Esecutivo dell'OLP, minacciò che "qualsiasi
bersaglio
americano
diverrà vulnerabile" se gli Stati Uniti attaccano l'Iraq
[28].
A
Jenin, il 12 Agosto, 1.000 Palestinesi marciarono gridando:
"Saddam,
eroe,
attacca Israele con armi chimiche" [29].
Secondo
alcune fonti, l'OLP giocò un ruolo attivo nel facilitare
la
conquista
iraqena del Kuwait. La pianificazione logistica
dell'invasione
iraqena
fu almeno in parte basata sullo spionaggio dei funzionari e
dei
sostenitori
OLP in Kuwait. Nel London Independent fu citato un
diplomatico
arabo, che avrebbe detto che, arrivando in Kuwait, i
funzionari
iraqeni "andarono dritti alle loro case, li prelevarono
ed
ordinarono
loro di andare al lavoro". L'Ambasciata Iraqena aveva
compilato
la sua lista di personale kuwaitiano chiave, disse il
diplomatico,
"ma chi li ha aiutati? Chi erano i tecnici esperti
che
lavoravano
insieme con i Kuwaitiani e sapevano tutto questo?", si
chiese,
e rispose: "I Palestinesi" [30].
I
capi del movimento per la pace d'Israele espressero il loro
disgusto
per
le azioni dell'OLP. Uno avrebbe avuto bisogno della maschera
antigas
per
sopportare il "fetore velenoso e repellente"
dell'atteggiamento
dell'OLP
verso Saddam Hussein, disse Yossi Sarid [31]. Un altro
attivista,
Yaron Londo, scrisse in una lettera aperta ai Palestinesi
nei
Territori:
"Questa settimana mi avete dimostrato che per molti anni
sono
stato
un gran cretino. Quando mi chiederete un'altra volta il mio
aiuto
per
i vostri 'legittimi diritti', scoprirete che le vostre strida
di
incoraggiamento
a Saddam mi hanno turato le orecchie" [32].
Quando
gli USA iniziarono ad ammassare truppe in Arabia Saudita,
Arafat
lo
definì una "nuova crociata" che "preconizza i
più gravi pericoli e
disastri
per la nostra nazione araba ed islamica". Egli palesò
inoltre
la
sua posizione sul conflitto: "Noi possiamo solo essere nella
trincea
ostile
al Sionismo ed ai suoi alleati imperialisti che ora
stanno
mobilitando
i loro carri armati, aerei e tutta la loro macchina da
guerra
avanzata e sofisticata contro la nostra nazione araba"
[33].
Una
volta iniziata la guerra, il Comitato Esecutivo dell'OLP riaffermò
il
suo sostegno all'Iraq: "Il popolo palestinese sta saldo a
fianco
dell'Iraq".
Il giorno dopo Arafat inviò a Saddam un messaggio
salutando
la
lotta dell'Iraq contro "la dittatura americana" e
descrivendo
l'Iraq
come
"il difensore della nazione araba, dei Mussulmani e degli
uomini
liberi
ovunque" [34].
L'entusiasmo
di Arafat per Hussein non fu smorzato dal risultato della
guerra.
"Gradire approfittare dell'occasione per nuovamente esprimere
a
Sua
Eccellenza il grande orgoglio che sono per noi i legami di
fraternità
ed il comune destino che ci unisce", disse nel Novembre
1991.
"Lavoriamo
insieme finché non giungereme alla vittoria e non
riprenderemo
la Gerusalemme liberata" [35].
14.h.
MITO
"La
Guerra del Golfo ha dimostrato che gli stati arabi hanno bisogno
di
più
armi americane"
14.h.
FATTI
L'Iraq
aveva uno degli eserciti più imponenti e potenti del mondo
prima
dell'invasione
del Kuwait. Nessuno degli Stati del Golfo avrebbe
potuto
affrontare
gli Iraqeni senza il diretto intervento americano. Il
Kuwait
è
una nazioncina, che aveva ricevuto armi per 5 miliardi di Dollari,
ma
non
aveva comunque alcuna possibilità di fermare l'Iraq.
Allo
stesso modo, gli Stati Uniti avevano venduto all'Arabia Saudita
più
di
40 miliardi di Dollari di armi ed aiuti militari nel
decennio
precedente,
eppure nemmeno lei avrebbe potuto impedire un'invasione
iraqena.
Fu l'aver capito questo che convinse infine Re Fahd a
consentire
ai soldati americani di insediarsi nel suo paese. Nessun
mucchio
di ferramenta militare avrebbe potuto rimediare ai ridotti
ranghi
degli eserciti permanenti in quegli stati.
Inoltre,
la rapidità con cui l'Iraq travolse il Kuwait rammentò
che le
armi
USA potevano facilmente cadere in mano nemica. Per esempio,
l'Iraq
catturò
in Iraq 150 missili antiaerei di fabbricazione americana HAWK
e
dei
veicoli corazzati.
14.i.
MITO
"L'Iraq
ha smesso di essere una minaccia per Israele dopo la Guerra
del
Golfo
del 1991"
14.i.
FATTI
Non
è che l'Iraq confini con Israele, ma sin dal 1948 è
stato uno dei
più
tenaci nemici d'Israele. L'Iraq fece d'Israele uno dei
bersagli
principali
durante la Guerra del Golfo. Mentre buona parte
dell'arsenale
iraqeno
non convenzionale è stato distrutto, l'Iraq rimane tuttora
una
minaccia
a lungo termine alla sicurezza israeliana. Rivelazioni
recenti
che
l'Iraq aveva testate biologiche all'antrace ed al botulino
pronte
all'uso
nel 1990, ed era prossimo a compiere il suo programma per
acquisire
capacità nucleari, sottolineano quanto prossimi fossero
al
disastro
Israele e la coalizione alleata. Di buona parte
dell'arsenale
batteriologico
di Baghdad non si hanno notizie.
Saddam
sta ancora chiaramente provando a riarmare l'Iraq. Buona
parte
dell'arsenale
chimico, degli impianti nucleari e centinaia di missili
balistici
mobili è sopravvissuto al conflitto intatto e l'Iraq
continua
a
resistere agli sforzi ONU di distruggerli. Sebbene l'Iraq fosse
stato
obbligato
a distruggere molti dei suoi residui missili Scud, una volta
rimosse
le sanzioni, Baghdad potrebbe riprodurre un'arma nucleare
in
tre-cinque
anni, ed accumulare i suoi mortali agenti chimici in meno
di
due
anni.
Gli
ispettori ONU agli armamenti furono espulsi dall'Iraq nel 1998
e,
dopo
due anni, l'Iraq lanciò una serie di missili balistici a
corto
raggio
in prove di perfezionamento di un nuovo sistema che potrebbe
essere
usato per costruire missili con gittata superiore [36].
I
complessi militari ed i centri di ricerca missilistici in cui
il
missile,
detto As-Samoud [il Saldo - Liang], viene sviluppato
furono
pesantemente
bombardati nel Dicembre 1998 dagli aerei alleati durante
l'Operazione
Volpe del Deserto. Il Pentagono, allora, ritenne che la
nuova
attività missilistica di Saddam Hussein fosse messa fuori
gioco
per
almeno un anno o due. Ma il primo lancio di missili seguì a
soli
sei
mesi
di distanza.
Nel
Gennaio 2001, un disertore iraqeno disse al Sunday Telegraph
di
Londra
che l'Iraq aveva ottenuto due bombe nucleari
perfettamente
funzionanti
e stava adoperandosi a costruirne ancora.
Quest'affermazione
è
stata smentita, ma numerosi studi hanno riferito che Saddam
Hussein
può
essere a pochi mesi come a pochi anni dalla produzione di
armi
nucleari,
e che l'ostacolo principale è stato il procurarsi il
materiale
fissile
necessario [37]. Nessuno mette in dubbio che Hussein desideri
avere
armi di distruzione di massa.
Nel
Febbraio 2003, il Segretario di Stato Colin Powell diede
un'ampia
presentazione
al Consiglio di Sicurezza dell'ONU in cui documentò
come
l'Iraq
avesse nascosto le sue armi, ingannato gli ispettori, ed
avesse
continuato
a perseguire un programma per sviluppare armi di
distruzione
di
massa in violazione diretta delle risoluzioni ONU. Sebbene egli
non
avesse
fornito la prova che l'Iraq avesse armi nucleari, egli fornì
la
prova
che esso possiede armi chimiche e biologiche, ed ha continuato
il
suo
lavoro di sviluppo di armi nucleari [38].
Intanto,
ad onta dell'assenso Iraniano alla Risoluzione ONU 687, che
gli
vieta
di consentire a qualsiasi organizzazione terroristica di agire
nel
suo
territorio, Baghdad tiene tuttora dei contatti con, ed offre
rifugio
a,
diversi gruppi e persone coinvolte nel terrorismo. Hussein ha
inoltre
promesso
pubblicamente di pagare 25.000 Dollari alle famiglie dei
terroristi
palestinesi.
14.j.
MITO
"Gli
Ebrei americani hanno indotto gli Stati Uniti ad entrare in
guerra
contro
l'Iraq nel 2003 per aiutare Israele"
14.j.
FATTI
Uno
degli argomenti più assurdi usati dagli oppositori della
guerra
guidata
dagli Stati Uniti contro l'Iraq nel 2003 fu che gli Ebrei
americani
erano in qualche modo responsabili per aver persuaso il
Presidente
George W. Bush ad iniziare la campagna militare - in pro
d'Israele.
La verità è che il Presidente Bush decise che l'Iraq
era
una
minaccia
per gli Stati Uniti perché possedeva armi di distruzione
di
massa
e stava perseguendo una capacità nucleare che avrebbe
potuto
essere
usata direttamente contro gli Americani, od avrebbe potuto
essere
ceduta
a dei terroristi che l'avrebbero usata contro dei bersagli
americani.
La rimozione di Saddam Hussein aveva inoltre l'obiettivo di
eliminare
uno dei principali sponsor del terrorismo.
La
guerra in Iraq ha liberato il popolo iraqeno da uno dei regimi
più
oppressivi
del mondo. Perfino nel mondo arabo, dove molte persone
obiettarono
all'azione militare americana, nessun capo arabo è
intervenuto
in difesa di Saddam Hussein.
È
vero che Israele ci guadagnerà dall'eliminazione di un regime
che
lanciò
contro di lui 39 missili nel 1991, pagava i Palestinesi
per
incoraggiarli
ad attaccare gli Israeliani, e guidava una coalizione di
stati
arabi impegnati a distruggere Israele. È pure vero, comunque,
che
molti
stati arabi hanno guadagnato dalla rimozione di Saddam
Hussein,
specialmente
l'Arabia Saudita ed il Kuwait. Questo è il motivo per
cui
queste
nazioni consentirono alle forze alleate di usare i loro paesi
come
basi operative.
Per
quanto riguarda il ruolo degli Ebrei americani, è bene
ricordare
che
gli
Ebrei sono meno del 3% della popolazione americana, e non si può
dire
che siano stati i più sonori sostenitori della guerra.
Al
contrario,
la comunità ebraica aveva divisioni simili a quelle del
paese
tutto
e la maggior parte delle organizzazioni ebraiche ha evitato
di
proposito
di prendere posizione sulla guerra. Inoltre, i sondaggi
d'opinione
mostravano che una maggioranza significativa di tutti gli
americani
sosteneva la politica del Presidente verso l'Iraq.
Alcuni
critici hanno suggerito che dei funzionari ebrei di
rango
dell'Amministrazione
Bush hanno spinto verso la guerra. A dire il
vero,
solo
una manciata di funzionari dell'Amministrazione è ebrea, e
nessuno
dei
principali consiglieri del Presidente - il Segretario della
Difesa,
il
Segretario di Stato, il Vicepresidente, od il Consigliere per
la
Sicurezza
Nazionale - è ebreo.
Il
suggerimento che gli Ebrei americani siano più leali ad
Israele che
agli
Stati Uniti, o che essi abbiano un'indebita influenza dulla
politica
medioorientale americana, è un esempio di
antisemitismo.
Sfortunatamente,
alcuni critici della guerra all'Iraq hanno scelto
l'antica
tattica di incolpare gli Ebrei di una politica che
disapprovavano
anziché confutarla nel merito.
[Note]
[01]
Washington Post, (3 Agosto 1990).
[02] Washington Post, (17
Gennaio 1991).
[03] UPI, (8 Marzo 1991).
[04] Near East Report,
(4 Febbraio 1991).
[05] Jerusalem Post, (17 Gennaio 1992).
[06]
Jewish Telegraphic Agency, (14 Aprile 1999).
[07] Jewish
Telegraphic Agency, (21 Giugno 2001).
[08] Los Angeles Times, (28
Gennaio 1991).
[09] New York Post, (4 Febbraio 1991).
[10]
Reuters, (2 Aprile 1990).
[11] Reuters, (18 Aprile 1990).
[12]
UPI, (22 Aprile 1990).
[13] Baghdad Domestic Service, (18 Giugno
1990).
[14] Washington Post, (29 Marzo 1990).
[15] Washington
Times, (3 Aprile 1990).
[16] Al-Ittihad, (26 Gennaio 1990).
[17]
Radio Monte Carlo, (17 Febbraio 1990).
[18] Al-Dustur, (18
Febbraio 1990).
[19] Reuters, (17 Aprile 1990).
[20] Washington
Post, (14 Agosto 1991).
[21] Washington Post, (8 Agosto
1991).
[22] Reuters, (26 Dicembre 1990).
[23] Trascrizione di
una conferenza stampa del 9 Gennaio 1991.
[24] Mideast Mirror, (6
Agosto 1990).
[25] New York Times, (5 Agosto 1990).
[26]
Al-Ahram, (12 Agosto 1990).
[27] UPI, (10 Agosto 1990).
[28]
Reuters, (4 Settembre 1990).
[29] Associated Press, (12 Agosto
1990).
[30] Jerusalem Post, (8 Agosto 1990).
[31] Ha'aretz, (17
Agosto 1990).
[32] Yediot Aharonot, (Augosto 1990).
[33] Sawt
al-Sha'b, (4 Settembre 1990).
[34] Agenzia France-Presse, (26
Febbraio 1991).
[35] Baghdad Republic of Iraq Radio Network, (16
Novembre 1991).
[36] New York Times, (1 Luglio 2000).
[37]
Jerusalem Post, (29 Gennaio 2001).
[38] Segretario di Stato USA
Colin Powell, discorso al Consiglio di Sicurezza dell'ONU (5 Febbraio
2003).
Le Nazioni Unite
Miti da confutare
15.a.
"Le Nazioni Unite hanno da molto tempo giocato un
ruolo
costruttivo
negli affari medioorientali. La sua tradizione di
imparzialità
ed equilibrio la rende un forum ideale per comporre la
controversia
arabo-israeliana".
15.b.
"I Palestinesi non hanno voce all'ONU".
15.c.
"Israele gode dei medesimi diritti di tutti gli altri membri
delle
Nazioni
Unite".
15.d.
"Le Nazioni Unite e le istituzioni ad esse affiliate criticano
le
politiche
israeliane, ma non attaccano mai gli Ebrei e non si impegnano
mai
in retorica antisemita".
15.e.
"L'abrogazione del 1991 della risoluzione che diffamava
il
Sionismo
prova che l'ONU non ha più preconcetti contro Israele".
15.f.
"Anche se l'Assemblea Generale è prevenuta, il Consiglio
di
Sicurezza
è sempre stato equilibrato nel suo modo di trattare il
Medio
Oriente".
15.g.
"Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto Israele all'ONU e si
può
sempre
contare su di loro perché diano il veto ad ogni
risoluzione
critica.
15.h.
"Gli alleati arabi dell'America d'abitudine sostengono
le
posizioni
USA all'ONU".
15.i.
"Israele, non implementando le risoluzioni ONU, viola il
diritto
internazionale".
[I
Miti in dettaglio]
15.a.
[Mito]
"Le
Nazioni Unite hanno da molto tempo giocato un ruolo costruttivo
negli
affari medioorientali. La sua tradizione di imparzialità
ed
equilibrio
la rende un forum ideale per comporre la
controversia
arabo-israeliana".
15.a.
[Fatti]
A
partire dalla metà degli anni '70 Arabi, Sovietici e Paesi del
Terzo
Mondo
formarono insieme una lobby filopalestinese alle Nazioni
Unite.
Questo
era vero soprattutto nell'Assemblea Generale, in cui questi
paesi
(quasi
tutti dittature od autocrazie) frequentemente votavano insieme
per
l'approvazione di risoluzioni che attaccavano Israele e
sostenevano
l'OLP.
Nel
1974, ad esempio, l'Assemblea Generale invitò Yasser Arafat
a
parlarle.
Arafat lo fece, con la fondina di un'arma al fianco. Nel
suo
discorso,
Arafat parlò di portare un'arma da fuoco ed un ramo
d'ulivo
(l'arma
l'aveva lasciata fuori prima di entrare nella sala). Un anno
dopo,
su istigazione dei Paesi arabi e del Blocco sovietico,
l'Assemblea
approvò
la Risoluzione 3379, che diffamava il Sionismo dichiarandolo
una
forma
di razzismo.
L'Ambasciatore
USA Daniel Moynihan dichiarò la risoluzione un "atto
osceno".
L'Ambasciatore d'Israele Chaim Herzog disse ai suoi
colleghi
delegati,
che la risoluzione era "basata sull'odio, la falsità
e
l'arroganza".
Hitler, egli dichiarò, si sarebbe sentito a casa
sua
ascoltando
il dibattito ONU sulla misura [1].
Il
16 Dicembre 1991 l'Assemblea Generale votò 111-25 (con 13
astensioni
e
17 delegazioni assenti o non votanti) per abrogare la
Risoluzione
3379.
Nessun Paese arabo votò per l'abrogazione. L'OLP denunziò
il voto
ed
il ruolo degli USA.
Come
notò Herzog, l'organizzazione ha assunto una prospettiva su
Israele
degna
di Alice nel Paese delle Meraviglie. "Nel Palazzo di Vetro
...
[Alice]
non avrebbe che da indossare una Stella di Davide per udire ad
ogni
curva un imperioso 'Tagliatele la testa!'". Herzog notò
che l'OLP
aveva
citato una risoluzione ONU del 1974 che condannava Israele
come
giustificazione
per aver fatto esplodere una bomba a Gerusalemme [2].
Il
votare in blocco consentì inoltre la creazione nel 1975 del
filo-OLP
"Commissione
sui Diritti Inalienabili del Popolo Palestinese". La
commissione
divenne, di fatto, parte dell'apparato propagandistico
dell'OLP,
che stampava francobolli, organizzava conferenze, preparava
film
e bozze di risoluzione a sostegno dei "diritti"
palestinesi.
Nel
1976 la commissione raccomandò "la piena implementazione
dei diritti
inalienabili
del popolo palestinese, compreso il loro ritorno nella
parte
israeliana della Palestina". Esso raccomandò inoltre che
il 29
Novembre
- il giorno in cui l'ONU votò per la spartizione
della
Palestina
nel 1947 - fosse dichiarato "Giornata Internazionale
di
Solidarietà
con il Popolo Palestinese". Da allora, lo si è visto
all'ONU
con
discorsi, film e mostre antiisraeliane. Ad onta delle obiezioni
degli
Stati Uniti, fu creata come parte della Segreteria dell'ONU
un'unità
speciale sulla Palestina.
Israele
è l'oggetto di più commissioni d'inchiesta,
rappresentanti
speciali
e commissari inquirenti di ogni altro stato dell'ONU.
Il
rappresentante
speciale del Direttore Generale dell'UNESCo ha visitato
Israele
51 volte in 27 anni di attività. Una "Missione Speciale"
è stata
inviata
dal Direttore Generale dell'ILO-OIL [Organizzazione Generale
del
Lavoro
- Liang] in Israele e nei Terrritori ogni anno per tutti i
trascorsi
17 anni.
La
Commissione sui Diritti Umani adotta abitualmente
risoluzioni
sproporzionate
contro Israele. Di tutte le condanne di quest'ente, il
26%
si riferisce al solo Israele, mentre stati canaglia come la Siria
e
la
Libia non sono mai criticati [3].
Gli
USA hanno reagito con vigore agli sforzi di politizzare l'ONU.
Nel
1977
gli USA si ritirarono dall'Organizzazione Internazionale del
Lavoro
per
due anni a causa delle sue posizioni anti-israeliane. Nel 1984
gli
USA
lasciarono l'UNESCO, in parte a causa del suo
pregiudizio
antiisraeliano,
ma annunziò nel Settembre 2002 che sarebbero
tornati
nell'organizzazione.
Dal 1982-1989, i Paesi arabi cercarono di negare ad Israele un seggio
nell'Assemblea Generale o posero condizioni speciali per la
partecipazione israeliana. Solo una decisa campagna lobbistica
americana impedì loro di riuscirvi. Nel 2001, gli USA si
unirono ad Israele nel boicottare la Conferenza Mondiale ONU contro
il Razzismo,quando fu chiaro che essa era divenuta poco più di
un happening anti-israeliano.
Mentre
il processo di pace arabo-israeliano che fu varato a Madrid nel 1991
è strutturato sulla base del negoziato diretto tra le parti,
l'ONU lo sabota sempre. Gli accordi di Oslo si basano sull'idea di
colloqui bilaterali per risolvere le controversie tra gli Israeliani
ed i Palestinesi. L'Assemblea Generale comunque adotta abitualmente
delle risoluzioni che tentano di imporre soluzioni su problemi
critici come Gerusalemme, le Alture del Golan e gli insediamenti.
Ironicamente, le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza ONU 242 e 338
proponevano i negoziati bilaterali che sono sempre sabotate dalle
risoluzioni dell'Assemblea Generale.
Pertanto,
la sua storia mostra che finora l'ONU non ha giocato un ruolo utile
per risolvere il conflitto arabo-israeliano.
Quel
che accade nel Consiglio di Sicurezza "assomiglia ben più
ad una rapina che ad una discussione politica o ad uno sforzo di
risolvere problemi" - L'ex-Ambasciatore all'ONU Jeane
Kirkpatrick
[4].
15.b.
[Mito]
"I
Palestinesi non hanno voce all'ONU".
15.b.
[Fatti]
A
parte il sostegno che i Palestinesi ricevono dal mondo arabo
ed
islamico,
e da parte della maggioranza degli altri membri dell'ONU, ai
Palestinesi è stato fornito un trattamento speciale all'ONU
sin dal 1975. Quell'anno l'Assemblea Generale insignì l'OLP
della condizione di rappresentante permanente, ed essa aprì un
ufficio a Manhattan.
Nel
1988 la condizione dell'OLP migliorò quando l'Assemblea
Generale designò l'OLP "Palestina". Dieci anni dopo,
l'Assemblea Generale votò per dare ai Palestinesi una
condizione unica, come membro senza diritto di voto dell'Assemblea di
185 membri. Il voto a favore fu travolgente, 124 a favore, 4 contro,
10 astenuti. I paesi contrari erano Israele, gli Stati Uniti, la
Micronesia e le Isole Marshall.
I
rappresentanti palestinesi ora possono sollevare
nell'Assemblea
Generale
la questione del processo di pace, appoggiare bozze di
risoluzione
sulla Pace nel Medio Oriente ed hanno diritto di replica.
Essi
non hanno ancora il diritto di voto e non possono
proporre
candidature
per commissioni ONU come il Consiglio di Sicurezza. Gli Arabi avevano
inizialmente chiesto potrei più ampi, come il diritto di
sedere insieme con altri stati indipendenti e di presentare
risoluzioni.
Essi
accettarono il compromesso dopo che gli Europei ebbero detto agli
Arabi che essi avrebbero sostenuto la risoluzione se fossero stati
soppressi i punti politicamente più controversi. Eppure, la
loro condizione dà ai Palestinesi privilegi procedurali
superiori a quelli di altri gruppi che sono all'ONU come osservatori
come la Svizzera od il Vaticano.
15.C.
[Mito]
"Israele
gode dei medesimi diritti di tutti gli altri membri delle
Nazioni
Unite".
15.C.
[Fatti]
Una
svolta nella cinquantennale esclusione dagli organismi delle Nazioni
Unite ci fu il 30 Maggio 2000, quando Israele accettò l'invito
a diventare membro temporaneo del gruppo regionale Europa Occidentale
ed Altri (WEOG). Sebbene solo temporaneo, questo passo storico
potrebbe finalmente terminare le discriminazioni dell'ONU contro
Israele ed aprire la porta alla partecipazione israeliana al
Consiglio di Sicurezza.
Israele
è stato l'unico stato dell'ONU escluso da un gruppo
regionale.
Geograficamente,
esso appartiene al Gruppo Asia; però i Paesi arabi hanno
impedito che ne facesse parte. Se non appartiene ad un gruppo
regionale, Israele non può sedersi nel Consiglio di Sicurezza
od in altri organismi chiave dell'ONU.
Il
WEOG è l'unico gruppo regionale che non è puramente
geografico, ma semmai geopolitico, ovvero un gruppo di stati il cui
denominatore comune è la democrazia occidentale. Il WEOG ha 27
membri: tutti gli stati dell'Europa Occidentale, e gli "altri"
sono l'Australia, il Canada, la Nuova Zelanda e gli Stati
Uniti.
L'appartenenza
d'Israele al WEOG ha forti limiti. Ogni quattro anni egli deve
rinnovare la domanda d'adesione, dacché la sua condizione è
solo temporanea. Non è stato permesso ad Israele di presentare
candidature per seggi vacanti in alcun organismo ONU per due anni, e
non può competere per i principali organismi ONU (come il
Consiglio Economico e Sociale) per un periodo più lungo.
Inoltre, per i primi due anni, non è stato concesso ai
rappresentanti israeliani di concorrere per posizioni
nel
Consiglio dell'ONU.
Oltre
a queste limitazioni, ad Israele è permesso partecipare solo
alle attività WEOG nell'ufficio di New York dell'ONU. Israele
è escluso dalle discussioni e dalle consultazioni del WEOG
negli uffici ONU di Ginevra, Nairobi, Roma e Vienna; pertanto Israele
non può partecipare alle discussioni ONU sui diritti umani,
sul razzismo e su diverse altre questioni trattate in quegli
uffici.
Nel
Febbraio 2003 Israele è stato eletto al Gruppo di Lavoro sul
Disarmo dell'Assemblea Generale dell'ONU, il suo primo posto in una
commissione dal 1961 (dopo il 1961 l'ONU ha diviso i suoi membri in
gruppi regionali e così fu che Israele fu isolato). Un
rappresentante israeliano fu eletto come uno dei tre vicepresidenti e
ricevette dei voti dall'Iran e da diversi Paesi arabi. D'altronde,
nello stesso mese un candidato israeliano non fu eletto alla
Commissione ONU sui diritti dei bambini.
L'anno
precedente dei candidati israeliani non ebbero voti sufficienti per
essere eletti alla Commissione ONU sui Diritti Umani, alla
Commissione ONU sull'Eliminazione della Discriminazione Contro le
Donne,
e
la Commissione ONU sulla Discriminazione Razziale [4a].
Per
il futuro, Israele spera ancora di riuscire ad aderire al
gruppo
Asia.
15.d.
[Mito]
"Le
Nazioni Unite e le istituzioni ad esse affiliate criticano
le
politiche
israeliane, ma non attaccano mai gli Ebrei e non si impegnano mai in
retorica antisemita".
15.d.
[Fatti]
L'ONU
ha virtualmente condannato ogni forma immaginabile di razzismo. Ha
fondato dei programmi per combattere il razzismo in ogni
sfaccettatura - compresa la xenofobia - ma ha sempre rifiutato di
fare lo stesso contro l'antisemitismo. Fu soltanto il 24 Novembre
1998, più di 50 anni dopo la fondazione dell'ONU, che la
parola "antisemitismo"
fu citata per la prima volta in una risoluzione ONU, verso la fine
della GA Res.
A/53/623,
"Eliminazione del Razzismo e della Discriminazione
Razziale"
[5].
Sin
dai primi anni '70, la stessa ONU è stata impregnata di
sentimenti antisemitici ed antisionistici. Gli esempi che seguono
mostrano quanto è divenuta orribile l'atmosfera:
"Come?
Non sono gli Ebrei che sfruttano il popolo americano e cercano di
disonorarlo?" - Il rappresentante libico all'ONU Ali Treiki
[6].
"Il
Talmud dice che se un Ebreo non beve ogni anno il sangue di
un
non-Ebreo,
egli sarà condannato in eterno" - Il delegato saudita
Marouf al-Dawalibi, davanti alla conferenza del 1984 sulla tolleranza
religiosa della Commissione ONU sui Diritti Umani [7]. Un simile
commento fu fatto dall'ambasciatore siriano ad un incontro del 1991;
egli sosteneva che gli Ebrei uccidevano bambini cristiani per usare
il loro sangue per fare le azzime [8].
L'11
Marzo 1997 il rappresentante palestinese alla Commissione ONU sui
Diritti Umani ha sostenuto che il governo israeliano aveva inoculato
il virus dell'AIDS a 300 fanciulli palestinesi. Ad onta degli sforzi
d'Israele, degli Stati Uniti e di altri,quest'"accusa del
sangue" resta nei verbali ONU [9].
15.e.
[Mito]
"L'abrogazione
del 1991 della risoluzione che diffamava il Sionismo prova che l'ONU
non ha più preconcetti contro Israele".
15.e.
[Fatti]
Il
voto non ha segnalato la fine dei preconcetti dell'ONU
contro
Israele.
Lo stesso mese l'Assemblea Generale approvò quattro
nuove
risoluzioni
unilaterali sul Medio Oriente. Il 9 Dicembre 1991 la
gestione
dell'Intifada da Israele fu condannata 150 a 2. L'11 si votò
104 a 2 una risoluzione che chiedeva una conferenza di pace sotto
l'egida dell'ONU a cui avrebbe dovuto partecipare l'ONU, e si votò
142 a 2 per condannare il comportamento d'Israele verso i Palestinesi
nei Territori. Il 16 Dicembre - lo stesso giorno in cui fu abrogata
la risoluzione contro il Sionismo - l'ONU votò 152 a 1, con
l'astensione americana, per chiedere ad Israele di abrogare una
risoluzione della Knesset che dichiarava Gerusalemme la sua capitale,
e per chiedere il ritiro d'Israele dai "Territori Occupati",
compresa Gerusalemme, e per denunciare 'amministrazione israeliana
delle Alture del Golan. Un'altra risoluzione esprimeva sostegno
all'autodeterminazione palestinese e per il diritto al ritorno dei
profughi palestinesi.
Il
voto abrogativo fu guastato dal fatto che 13 dei 19 paesi arabi
-
compresi
quelli che stavano trattando con Israele, la Siria, il Libano e la
Giordania - votarono per mantenere la risoluzione, così come
l'Arabia Saudita. Sei, compreso l'Egitto, che organizzò una
lobby contro l'abrogazione, erano assenti.
Gli
Arabi "votarono un'altra volta per impugnare addirittura il
diritto ad esistere dello Stato ebraico", osservò il New
York Times, "Che pure adesso la maggior parte degli stati arabi
si aggrappino ad una dottrina meschina e maligna rovina quello che
altrimenti sarebbe un seppur tardivo trionfo del buon senso e della
buona coscienza" [10].
C'è
abbondanza di giustificazioni per le conclusioni della Professoressa
Anna Bayefsky
dell'Università di York, Canada, che così ha scritto
del sistema dei Diritti Umani dell'ONU: "Esso è lo
strumento di chi vuol fare d'Israele l'archetipo del violatore dei
diritti umani nel mondo d'oggi. È un terreno di coltura
dell'antisemitismo. È il rifugio di chi professa il
relativismo morale. In una parola, è uno scandalo"
[11].
15.f.
[Mito]
"Anche
se l'Assemblea Generale è prevenuta, il Consiglio di Sicurezza
è sempre stato equilibrato nel suo modo di trattare il Medio
Oriente".
15.f.
[Fatti]
Un'attenta
analisi delle azioni del Consiglio di Sicurezza sul Medio Oriente
mostra che esso è stato appena appena migliore dell'Assemblea
Generale nel modo con cui tratta Israele.
I
candidati al Consiglio di Sicurezza sono proposti dai
blocchi
regionali,
e questo significa che nel Medio Oriente sono abitualmente inclusi la
Lega Araba ed i suoi alleati. Israele, che è entrato nell'ONU
nel 1949, non è mai stato eletto al Consiglio di Sicurezza,
mentre almeno 16 membri della Lega Araba lo sono stati. La Siria, una
nazione della lista americana dei paesi che sponsorizzano il
terrorismo, ha iniziato un mandato di due anni al Consiglio di
Sicurezza nel 2002, ed è stata presidentessa dell'organo nel
Giugno 2002.
Abbondano
i dibattiti su Israele, ed il Consiglio di Sicurezza ha
ripetutamente
condannato lo stato ebraico, ma mai una volta che abbia adottato una
risoluzione critica dell'OLP o degli attacchi arabi ad Israele. Sono
rare le sessioni speciali di emergenza dell'Assemblea Generale.
Nessuna di queste sessioni è stata mai convocata a proposito
dell'occupazione cinese del Tibet, dell'occupazione indonesiana di
Timor Est, dell'occupazione siriana del Libano, dei massacri in
Ruanda, le sparizioni nello Zaire o gli orrori della Bosnia. Per
quasi due decenni
queste
sessioni sono state convocate soprattutto per condannare
Israele.
15.g.
[Mito]
"Gli
Stati Uniti hanno sempre sostenuto Israele all'ONU e si può
sempre contare su di loro perché diano il veto ad ogni
risoluzione critica.
15.g.
[Fatti]
Molti
pensano che si possa sempre contare sugli Stati Uniti
perché
sostengano
Israele ponendo il veto al Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
Ma
i verbali mostrano invece che gli USA si sono spesso opposti
ad
Israele
nel Consiglio.
Per
esempio, nel 1990 Washington votò una risoluzione del
Consiglio di Sicurezza che condannava la gestione israeliana dei
tumulti del Monte del Tempio avvenuti nello stesso meso. Mentre
elencava distintamente "gli atti di violenza commessi dalle
forze di sicurezza israeliane", la risoluzione non dava menzione
alcuna della violenza araba che li precedè.
Nel
Dicembre 1990, gli USA continuarono condannando Israele per aver
espulso quattro capi di Hamas, un gruppo terrorista islamico. La
deportazione fu la risposta a numerosi crimini commessi da Hamas
contro Arabi ed Ebrei, il più recente dei quali era stato
l'assassinio di tre civili israeliani in uno stabilimento di Giaffa
diversi giorni prima. La risoluzione non diceva una parola di Hamas e
dei suoi crimini. Essa descriveva Gerusalemme "territorio
occupato", dichiarava che i Palestinesi dovessero essere
"protetti" da Israele, e chiedeva ai firmatari della
Convenzione di Ginevra di garantirne il rispetto da parte d'Israele.
Fu la prima volta che il Consiglio di Sicurezza invocò
la
Convenzione contro un paese membro.
Nel
Gennaio 1992, gli Americani appoggiarono una risoluzione unilaterale
che condannava Israele per aver espulso 12 Palestinesi, membri di
gruppi terroristici responsabili di aver perpetrato violenza contro
sia gli Ebrei che gli Arabi. La risoluzione, che descriveva
Gerusalemme "territorio occupato", non fece menzione degli
eventi che innescarono l'espulsione - l'uccisione di quattro civili
ebrei da parte di radicali
palestinesi
a partire da Ottobre.
Nel
1996 gli USA continuarono con una condanna d'Israele ispirata dai
Sauditi per l'apertura di un tunnel "nei paraggi" della
moschea di Al-Aqsa. Di fatto, il tunnel, che consente ai visitatori
di vedere in tutta la lunghezza l'interno del Muro Occidentale del
Monte del Tempio, non si avvicina mai alla Moschea. Israele fu
incolpato per aver reagito
ai
violenti attacchi di Palestinesi che protestarono contro l'apertura
del tunnel.
Gli
Stiati Uniti non lanciarono il loro primo veto fino al 1972, su una
lagnanza siro-libanese contro Israele. Dal 1967 al 1972 gli USA
votarono a favore o si astennero su 24 risoluzioni, perlopiù
critiche d'Israele.
Dal
1973 al 2000 il Consiglio di Sicurezza adottò circa 100
risoluzioni sul Medio Oriente, anch'esse perlopiù critiche
d'Israele. Gli USA vietarono in tutto 35 risoluzioni, e pertanto
appoggiarono le critiche d'Israele da parte del Consiglio con il loro
voto di approvazione od astensione circa due terzi delle volte
[12].
Nel
Luglio 2002, gli Stati Uniti cambiarono politica ed annunziarono che
avrebbero vietato qualsiasi risoluzione del Consiglio di Sicurezza
sul Medio Oriente che non condannasse il terrorismo palestinese e non
nominasse Hamas, la Jihad islamica e la Brigata Martiri di Al-Aqsa
come i gruppi responsabili degli attacchi. Gli USA dissero inoltre
che le risoluzioni debbono rimarcare che ogni ritiro israeliano è
collegato alla situazione della sicurezza, e che ad ambo le parti si
deve chiedere
di
ricercare una soluzione negoziata (Washington Post, 26 Luglio
2002).
Gli
Arabi possono ancora aggirare gli Stati Uniti portando le questioni
all'Assemblea Generale, dove le risoluzioni non vincolanti sono
approvate a maggioranza, ed è garantito il sostegno per
praticamente tutte le risoluzioni anti-israeliane.
15.h.
[Mito]
"Gli
alleati arabi dell'America d'abitudine sostengono le
posizioni
USA all'ONU".
15.h.
[Fatti]
Nel
2001 l'Arabia Saudita ed il Kuwait votarono insieme con gli Stati
Uniti solo su due risoluzioni considerate importanti dal Dipartimento
di Stato. Gli altri paesi arabi, compresi la Giordania e l'Egitto,
non hanno votato insieme con gli Stati Uniti in neppure una
questione.
L'anno
prima, i Paesi arabi votarono contro gli Stati Uniti su più
del 70% dei voti importanti. Di contro, Israele è sempre stato
il migliore alleato degli USA all'ONU. Israele ha votato con gli USA
il 100% delle volte nel 2001, superando il livello di sostegno dei
principali alleati degli USA come Gran Bretagna, Francia e Canada
[13].
"L'ONU
ha l'immagine di un'organizzazione mondiale basata sui principi
universali della giustizia e dell'uguaglianza. Però, quando si
viene al dunque, non è altro che il comitato esecutivo delle
dittature del Terzo Mondo" - L'ex-Ambasciatore all'ONU Jeane
Kirkpatrick [14].
15.i.
[Mito]
"Israele,
non implementando le risoluzioni ONU, viola il
diritto
internazionale".
15.i.
[Fatti]
Le
risoluzioni dell'ONU sono documenti emessi da organi politici e vanno
interpretati alla luce della costituzione di tali organi. Essi
rappresentano le opinioni politiche di coloro che li sostengono
anziché incarnare particolari principi o norme giuridiche. Le
risoluzioni possono avere forza morale e politica quando si
percepiscono come l'espressione del consenso della comunità
internazionale, o le opinioni di nazioni avanzate, potenti e
rispettate.
La
Carta dell'ONU (Articoli 10 e 14) dà nel caso specifico
facoltà
all'Assemblea
Generale di emettere solo "raccomandazioni" non
vincolanti.
Le risoluzioni dell'Assemblea sono ritenute vincolanti
soltanto
a proposito di questioni di bilancio e procedura interna.
La
legalità delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza è
più ambigua.
Non
è chiaro se tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza
siano vincolanti o solo quelle adottate ai sensi del Capitolo 7 della
Carta dell'ONU [15]. Secondo l'Articolo 25 della Carta, gli stati
membri dell'ONU sono obbligati da applicare "le decisioni del
Consiglio di Sicurezza ai sensi della presente Carta", ma non è
chiaro quali tipi di risoluzione siano coperti dal termine
"decisioni". In ogni caso, sarebbe difficile dimostrare che
Israele ha mai violato la lettera di una qualsiasi risoluzione del
Consiglio di Sicurezza ed il Consiglio non ha mai sanzionato Israele
per inadempimento.
[Note]
[1]
Chaim Herzog, Who Stands Accused?, (NY: Random House, 1978),
pp.4-5.
[2] Herzog, p. 130.
[3] La Missione Israeliana
all'ONU.
[4] New York Times , New York Times (31 Marzo 1983).
[4a]
Anne Bayefsky, "Israel second-class status at the UN",
National
Post (18 Febbraio 2003).
[5] Israel and the UN - An
Uneasy Relationship", la Missione Israeliana
all'ONU.
[6]
Discorso all'ONU dell'8 Dicembre 1983, citato in Harris
Schoenberg,
Mandate for Terror, (NY: Shapolsky, 1989), p. 296.
[7]
Discorso al Seminario ONU sulla tolleranza religiosa e la
libertà,
emesso il 5 Dicembre 1984, citato in
Anti-Defamation League, News, (7Febbraio 1985).
[8] Morris Abram,
"Israel Under Attack: Anti-Semitism in the UnitedNations,"
The Earth Times, (16-31 Dicembre 1997).
[9] Ibid.
[10] New York
Times (17 Dicembre 1991).
[11] Morris B. Abram, "Anti-Semitism
in the United Nations," UN Watch,(Febbraio 1998).
[12]
Dipartimento di Stato USA.
[13] Voting Practices at the United
Nations - 2001, Dipartimento diStato USA.
[14] Jerusalem Post (5
Settembre 2001).
[15] Bruno Simma, ed., The Charter of the United
Nations: A Commentary,
(NY: Oxford University Press, 1994), pp.
237-241; 407-418.
I
Profughi
Miti da confutare
16.a.
"Un milione di Palestinesi è stato espulso da Israele tra
il 1947
ed
il 1949".
16.b.
"Gli Ebrei chiarirono fin dall'inizio che non avevano
alcuna
intenzione
di vivere in pace con i loro vicini arabi".
16.c.
"Gli Ebrei hanno creato il problema dei profughi espellendo
i
Palestinesi".
16.d.
"L'invasione araba ha fatto poco danno agli Arabi
palestinesi".
16.e.
"I capi arabi non hanno mai incoraggiato i Palestinesi a
fuggire".
16.f.
"Gli Arabi palestinesi sono dovuti fuggire per non
essere
massacrati
come era accaduto ai pacifici abitanti di Deir Yassin".
16.g.
"Israele si è rifiutato di consentire ai Palestinesi di
tornare
alle
loro case in modo che gli Ebrei potessero rubare i loro beni".
16.h.
"Le risoluzioni dell'ONU chiedono ad Israele di rimpatriare
tutti
i
profughi palestinesi".
16.i.
"Israele ha bloccato i negoziati della Commissione
di
Conciliazione
sulla Palestina".
16.j.
"I Palestinesi che volevano tornare a casa non erano un
pericolo
per
la sicurezza d'Israele".
16.k.
"I profughi palestinesi sono stati ignorati da un
mondo
noncurante".
16.l.
"I Paesi arabi hanno fornito gran parte dei fondi per l'aiuto
ai
profughi
palestinesi".
16.m.
"I Paesi arabi hanno sempre dato il benvenuto ai Palestinesi
ed
hanno
fatto del loro meglio per risistemarli".
16.n.
"Milioni di Palestinesi sono confinati in squallidi
campi
profughi".
16.o.
"Israele ha costretto i profughi palestinesi a rimanere nei
campi
della
Striscia di Gaza".
16.p.
"I profughi sono sempre stati rimpatriati, soltanto ai
Palestinesi
è
stato impedito di tornare a casa".
16.q.
"Se i profughi palestinesi fossero stati rimpatriati, il
conflitto
arabo-israeliano
sarebbe potuto terminare".
16.r.
"Israele ha espulso altri Palestinesi nel 1967".
16.s.
"L'UNRWA è un'organizzazione puramente umanitaria che non
ha
responsabilità
alcuna per il terrore e l'istigazione che nascono nei
campi
profughi".
[I
Miti in dettaglio]
16.a.
[Mito]
"Un
milione di Palestinesi è stato espulso da Israele tra il
1947
ed
il 1949".
16.a.
[Fatti]
I
Palestinesi lasciarono le loro case nel 1947-1949 per diverse
ragioni.
Migliaia
di ricchi Arabi partirono prevedendo una guerra, altre
migliaia
risposero
agli appelli dei capi arabi di levarsi dal percorso delle
armate
d'invasione, una manciata fu espulsa, ma la maggior parte
è
semplicemente
fuggita per non trovarsi nel bel mezzo di una battaglia.
Molti
Arabi sostengono che da 800.000 ad 1.000.000 di Palestinesi
sono
diventati
profughi nel 1947-1949. L'ultimo censimento fu compiuto
dai
Britannici
nel 1945. Esso rinvenne circa 1.200.000 residenti permanenti
arabi
in _tutta_ la Palestina. Un censimento del 1949 compiuto dal
Governo
d'Israele contò 160.000 Arabi viventi nel paese dopo la
guerra.
Nel
1947 viveva un totale di 809.100 Arabi nel medesimo territorio
[1].
Questo
significa che non più di 650.000 Arabi palestinesi
sarebbero
potuti
diventare profughi. Un rapporto del Mediatore ONU sulla
Palestina
totalizzò
una cifra ancora minore - 472.000, e calcolò che
soltanto
360.000
profughi arabi avevano chiesto aiuto [2].
Sebbene
si sia sentito parlar molto sulle sventure dei profughi
palestinesi,
si dice molto poco degli Ebrei fuggiti dai paesi arabi. La
loro
situazione è stata per molto tempo precaria. Durante i
dibattiti
ONU
del 1947, i capi arabi li minacciariono. Per esempio, il
delegato
egiziano
disse all'Assemblea Generale: "Le vite di un milione di
Ebrei
nei
paesi islamici sarebbero messe in pericolo dalla spartizione"
[3].
Il
numero degli Ebrei fuggiti dai Paesi arabi in Israele negli
anni
seguiti
all'indipendenza d'Israele fu quasi il doppio del numero di
Arabi
che lasciarono la Palestina. A molti Ebrei fu consentito di
portar
via
poco più della camicia che indossavano. Questi profughi
non
desideravano
affatto essere rimpatriati. Si sente parlar poco di loro
perché
non sono rimasti profughi a lungo. Degli 820.000 profughi ebrei
tra
il 1948 ed il 1972, 586.000 furono sistemati in Israele con
grande
spesa,
e senz'offerta alcuna di risarcimento da parte dei governi arabi
che
avevano confiscato i loro beni [3a]. Israele ha pertanto
sempre
sostenuto
che ogni accordo per risarcire i profughi palestinesi
deve
comprendere
anche un risarcimento arabo per i profughi ebrei. Finora i
Paesi
arabi si sono rifiutati di pagare qualsiasi risarcimento
alle
centinaia
di migliaia di Ebrei che furono obbligati ad abbandonare i
loro
beni prima di fuggire da quei paesi.
Il
contrasto tra le accoglienze dei profughi ebrei e dei palestinesi
è
reso
ancora più evidente quando uno pensa alla differenza tra
gli
spaesamenti
geografici e culturali esperiti dai due gruppi. La maggior
parte
dei profughi ebrei ha viaggiato per centinaia (ed alcuni
per
migliaia)
di miglia verso un paesucolo i cui abitanti parlavano una
lingua
diversa. La maggior parte dei profughi arabi non ha mai lasciato
la
Palestina: essi viaggiarono per poche miglia fino all'altra
parte
della
linea d'armistizio, rimanendo in seno all'ampia nazione araba a
cui
appartenevano linguisticamente, culturalmente ed etnicamente.
16.b.
[Mito]
"Gli
Ebrei chiarirono fin dall'inizio che non avevano alcuna intenzione
di
vivere in pace con i loro vicini arabi".
16.b.
[Fatti]
In
molte occasioni i capi ebrei chiesero agli Arabi di rimanere
in
Palestina
e di diventare cittadini d'Israele. L'Assemblea degli Ebrei
di
Palestina
emise quest'appello il 2 Ottobre 1947:
"Faremo
tutto quel che potremo per mantenere la pace e stabilire
una
cooperazione
vantaggiosa per entrambi [Ebrei ed Arabi]. È adesso, qui
ed
ora,
proprio da Gerusalemme, che un appello deve uscire verso le
nazioni
arabe
perché uniscano le loro forze con gli Ebrei e lo Stato ebraico
che
nascerà
e lavorino spalla a spalla per il nostro bene comune, per la
pace
ed il progresso di [paesi] sovrani ed eguali [4].
Il
30 Novembre, il giorno dopo il voto di spartizione
dell'ONU,
l'Agenzia
Ebraica annunziò: "Il tema principale dietro le
celebrazioni
spontanee
a cui stiamo assistendo oggi è il desiderio della
nostra
comunità
di cercare la pace e la sua determinazione ad ottenere una
fruttuosa
cooperazione con gli Arabi" [5].
La
Proclamazione d'Indipendenza d'israele, emessa il 14 Maggio
1948,
invitò
inoltre i Palestinesi a rimanere nelle loro case e divenire
eguali
cittadini del nuovo Stato:
Nel
mezzo di un'aggressione assurda, noi chiamiamo comunque gli
abitanti
arabi
dello Stato d'Israele a mantenere le vie della pace ed a fare la
loro
parte nello sviluppo dello Stato, sulla base di una piena ed
uguale
cittadinanza
ed adeguata rappresentatività in tutti i suoi corpi
ed
istituti
... Noi porgiamo la nostra mano in pace e da buoni vicini a
tutti
i paesi vicini ed ai loro popoli, e li invitiamo a cooperare con
la
nazione ebraica indipendente per il bene comune di tutti.
16.c.
[Mito]
"Gli
Ebrei hanno creato il problema dei profughi espellendo
i
Palestinesi".
16.c.
[Fatti]
Se
gli Arabi avessero accettato la risoluzione ONU del 1947,
nessun
Palestinese
sarebbe divenuto un profugo, ed esisterebbe uno stato
arabo
indipendente
accanto ad Israele. La responsabilità del problema
dei
profughi
è degli Arabi.
L'inizio
dell'esodo arabo si può far risalire alle
settimane
immediatamente
seguenti all'annuncio della risoluzione di spartizione
dell'ONU.
I primi a partire erano circa 30.000 ricchi Arabi che
previdero
la guerra imminente e fuggirono nei paesi arabi vicini
aspettandone
la fine. Degli Arabi meno ricchi dalle città a
popolazione
mista
della Palestina si trasferirono in cittadine completamente arabe
per
restare con i parenti o gli amici [6]. Alla fine del Gennaio
1948,
l'esodo
fu così allarmante che l'Alto Comitato Arabo-Palestinese
chiese
ai
paesi arabi vicini di rifiutare il visto a questi profughi e
di
rendere
i confini a loro impenetrabili [7].
Il
30 Gennaio 1948 il giornale di Giaffa Ash-Sha'ab, riferì: "I
primi
della
nostra quinta colonna sono coloro che abbandonano le loro case
ed
attività
e vanno a vivere altrove ... Al primo segno di guai essi se la
filano
per evitare di portare la loro parte del peso della lotta"
[8].
Un
altro giornale di Giaffa, As-Sarih (30 Marzo 1948) fustigò
gli
abitanti
dei villaggi arabi presso Tel Aviv per aver "attirato
la
disgrazia
su di noi 'abbandonando i villaggi'" [9].
Intanto,
un capo del Comitato Nazionale Arabo ad Haifa, Hajj Nimer
el-Khatib,
disse che i soldati arabi a Giaffa stavano maltrattando i
residenti.
"Essi rapianvano persone e case. La vita valeva ben poco,
e
l'onore
delle donne veniva profanato. Questo stato di cose indusse
molti
residenti
[arabi] a lasciare la città sotto la protezione dei
carri
armati
britannici" [10].
John
Bagot Glubb, il comandante della Legione Araba di Giordania,
disse:
"I
villaggi venivano frequentemente abbandonati prima ancora che
fossero
minacciati
dall'avanzare della guerra" [11].
I
resoconti della stampa contemporanea di grandi battaglie in cui
un
gran
numero di Arabi fuggì mancano in modo palese di citare
qualsiasi
espulsione
forzata da parte delle forze ebraiche. Si descrivono di
solito
gli Arabi come "in fuga" od "evacuando" le loro
case. Quando si
accusano
i Sionisti di "espellere e spossessare" gli abitanti arabi
di
città
come Tiberiade ed Haifa, la verità è ben diversa. Ambo
le città
erano
nei confini dello Stato ebraico secondo lo schema di
spartizione
dell'ONU
e per entrambe combatterono sia gli Ebrei che gli Arabi.
Le
forze ebraiche si impossessarono di Tiberiade il 19 Aprile 1948
e
l'intera
popolazione araba di 6.000 persone fu evacuata sotto la
supervisione
militare britannica. Il Consiglio della Comunità
Ebraica
avrebbe
poi emesso un comunicato: "Noi non li abbiamo spossessati:
loro
hanno
scelto da sé questa via ... Che nessun cittadino tocchi i
loro
beni"
[12].
Ai
primi di Aprile, 25.000 Arabi (si stima) lasciarono l'area di
Haifa
in
seguito ad un'offensiva delle forze irregolari capitanate da
Fawzi
al-Qawukji,
ed a voci che l'aviazione araba avrebbe presto bombardato le
zone
ebraiche intorno al Monte Carmelo [13]. Il 23 Aprile l'Haganah
prese
Haifa. Un rapporto di polizia britannico da Haifa, datato 26
Aprile,
spiegò che "gli Ebrei compiono ogni sforzo per persuadere
la
popolazione
araba a restare ed a continuare le loro vite normali, a
mantenere
aperti i loro esercizi ed i loro affari, e di stare certi che
le
loro vite ed i loro possedimenti saranno al sicuro" [14].
Infatti,
David
Ben-Gurion aveva manadato Golda Meir ad Haifa per tentare
di
persuadere
gli Arabi a restare, ma ella non riuscì a convincerli
perché
essi
temevano di essere considerati traditori della causa araba [15].
Alla
fine della battaglia, più di 50.000 Palestinesi se n'erano
andati.
"Decine
di migliaia di uomini, donne e bambini arabi fuggirono verso
la
periferia
est della città in auto, camion, carretti ed a piedi in
un
tentativo
disperato di raggiungere il territorio arabo finché gli
Ebrei
non
catturarono il Ponte Rushmiya verso la Samaria e la Palestina
del
Nord
e non li tagliarono fuori. Migliaia spinsero ogni
natante
disponibile,
anche delle barche a remi, in acqua dalla costa per fuggire
via
mare verso San Giovanni d'Acri". - New York Times (23 Aprile
1948)
A
Tiberiade ed Haifa, l'Haganah diede ordine che nessuno dei beni
degli
Arabi
fosse toccato, ed ammonì che i trasgressori sarebbero
stati
severamente
puniti. Ad onta di questi sforzi, tutti gli Arabi, salvo
5.000
o 6.000 evacuarono Haifa, e molti partirono con l'assistenza
dei
trasporti
militari britannici.
Il
delegato della Siria all'ONU, Faris el-Khouri, interruppe
il
dibattito
all'ONU sulla Palestina per descrivere la presa di Haifa come
un
"massacro" e disse che quest'azione era "ulteriore
prova che il
'programma
sionista' è annichilire gli Arabi all'interno dello
stato
ebraico
se si compie la partizione" [16].
Però
il giorno dopo il rappresentante britannico all'ONU, Sir
Alexander
Cadogan,
disse ai delegati che i combattimenti ad Haifa erano stati
provocati
alcuni giorni prima dai continui attacchi degli Arabi contro
gli
Ebrei, e che i resoconti di massacri e deportazioni erano
erronei
[17].
Lo
stesso giorno (23 Aprile 1948) Jamal Husseini, il
presidente
dell'Alto
Comitato Palestinese, disse al Consiglio di Sicurezza dell'ONU
che
invece di accettare l'offerta di tregua dell'Haganah, gli
Arabi
"preferivano
abbandonare le loro case, le loro proprietà ed ogni cosa
che
possedevano al mondo e lasciare la città" [18].
Il
Console Generale USA ad Haifa, Aubrey Lippincott, scrisse il
22
Aprile
1948, ad esempio, scrisse che "i capi arabi locali, dominati
dal
Muftì"
stavano ordinando "a tutti gli Arabi di lasciare la città,
e
molti
lo hanno fatto" [19].
Un
ordine dell'esercito emesso il 6 Luglio 1948 chiarì che le
città ed i
villaggi
arabi non si dovevano demolire o bruciare, e che gli abitanti
arabi
non dovevano essere espulsi dalle loro case [20].
Certo,
l'Haganah impiegò la guerra psicologica per incoraggiare
gli
Arabi
ad abbandonare alcuni villaggi. Yigal Allon, il comandante
del
Palmach
(la "forza d'urto dell'Haganah") disse di aver fatto sì
che
degli
Ebrei parlassero agli Arabi nei villaggi vicini e dicessero loro
che
una grande forza ebraica era in Galilea con l'intenzione di
bruciare
tutti
i villaggi arabi nella regione del Lago Hula. Agli Arabi fu detto
di
andarsene finché erano in tempo e, secondo Allon, fecero
proprio
quello
[21].
Nell'esempio
più drammatico, nell'area Ramle-Lod, le truppe israeliane
che
cercavano di proteggere i loro fianchi ed alleviare la
pressione
sulla
Gerusalemme assediata, costrinsero una parte della popolazione
Araba
a recarsi in un'area ad alcune miglia di distanza che era
occupata
dalla
Legione Araba. "Le due cittadine avevano funto da base per
le
unità
irregolari arabe, che avevano frequentemente attaccato i
convogli
ebraici
e gli insediamenti vicini, bloccando al traffico ebraico la
via
principale
per Gerusalemme" [22].
Come
fu chiaro dalle descrizioni di ciò che accadde nelle città
con la
più
grande popolazione araba, questi casi erano chiaramente le
eccezioni,
che spiegano solo una piccola parte dei profughi palestinesi.
16.d.
[Mito]
"L'invasione
araba ha fatto poco danno agli Arabi palestinesi".
16.d.
[Fatti]
Una
volta iniziata l'invasione nel Maggio 1948, la maggior parte
degli
Arabi
rimasti in Palestina partirono per i paesi vicini.
Sorprendentemente,
anziché agire come una "quinta colonna"
strategicamente
rilevante che avrebbe combattuto gli Ebrei da dentro il
paese,
i Palestinesi scelsero di fuggire verso la sicurezza degli
altri
paesi
arabi, confidando ancora di poter tornare. Uno dei
principali
nazionalisti
palestinesi dell'epoca, Musa Alami, rivelò
l'atteggiamento
degli
Arabi in fuga:
Gli
Arabi di Palestina lasciarono le loro case, furono dispersi e
persero
tutto. Ma lì rimaneva una solida speranza: gli eserciti
arabi
erano
alla vigilia del loro ingresso in Palestina per salvare il paese
e
riportare
le cose al loro stato normale, punir l'aggressore e
gettare
l'oppressivo
Sionismo con i suoi sogni e pericoli in mare. Il 14 Maggio
1948
folle di Arabi erano in piedi lungo le strade che portavano
alle
frontiere
della Palestina, dando un benvenuto entusiasta agli eserciti
che
avanzavano. Passarono i giorni e le settimane, sufficienti
per
adempiere
alla sacra missione, ma gli eserciti arabi non salvarono il
paese.
Non fecero altro che lasciarsi scappar di mano San Giovanni
d'Acri,
Sarafand, Lod, Ramle, Nazaret, gran parte del sud ed il resto
del
nord. Ed allora la speranza svanì (Middle East Journal,
Ottobre
1949).
Come
i combattimenti raggiunsero aree che erani prima rimaste
tranquille,
gli Arabi iniziarono a vedere la possibilità della
sconfitta.
Come la possibilità divenne realtà, la fuga degli
Arabi
crebbe
- più di 300.000 partirono dopo il 15 Maggio - lasciando
circa
160.000
Arabi nello Stato d'Israele [23].
Sebbene
la maggior parte degli Arabi fosse fuggita prima del Novembre
1948,
ce n'erano ancora che scelsero di partire perfino dopo la fine
delle
ostilità. Un esempio interessante è stato l'evacuazione
di 3.000
Arabi
da Faluja, un villaggio tra Tel Aviv e Bersabea:
Gli
osservatori pensano che se fosse stata ben consigliata
dopo
l'armistizio
israelo-egiziano, la popolazione araba avrebbe potuto
restare,
guadagnandoci. Essi affermano che il Governo israeliano
aveva
garantito
la sicurezza delle persone e dei beni. Ma nessuno sforzo fu
fatto
dall'Egitto, dalla Transgiordania o perfino dalla Commissione
di
Conciliazione
sulla Palestina per consigliare gli Arabi di Faluja ad
agire
in un modo o nell'altro (New York Times, 4 Marzo 1949).
"Il
problema [dei profughi] fu una conseguenza diretta della guerra che
i
Palestinesi - e ... i Paesi arabi confinanti - avevano iniziato"
- Lo
storico
israeliano Benny Morris, The Guardian, (21 Febbraio 2002).
16.e.
[Mito]
"I
capi arabi non hanno mai incoraggiato i Palestinesi a
fuggire".
16.e.
[Fatti]
C'è
una congerie di prove che dimostrano che i Palestinesi
furono
incoraggiati
a lasciare le loro case per aprire la strada agli eserciti
arabi
d'invasione.
The
Economist, che spesso criticava i Sionisti, riferì il 2
Ottobre
1948:
"Dei 62.000 Arabi che una volta vivevano ad Haifa non ne
sono
rimasti
più di 5.000 o 6.000. Diversi fattori hanno contribuito
alla
loro
decisione di cercar scampo nella fuga. Ci sono pochi dubbi ormai
che
il fattore più potente è stato l'annuncio radiofonico
dell'Alto
Comitato
Arabo, che ordinava agli Arabi di andarsene ... Fu
chiaramente
intimato
che quegli Arabi che fossero rimasti ad Haifa ed avessero
accettato
la protezione ebraica sarebbero stati trattati da rinnegati".
Il
resoconto di Time della battaglia di Haifa (3 Maggio 1948)
era
simile:
"L'evacuazione di massa, in parte stimolata dalla paura,
in
parte
dagli ordini dei capi arabi, ha fatto del quartiere arabo di
Haifa
una
città fantasma ... Ritirando i lavoratori arabi i loro
capi
speravano
di paralizzare Haifa".
Benny
Morris, lo storico che documentò casi in cui dei
Palestinesi
furono
espulsi, scoprì anche che i capi arabi incoraggiarono i
loro
fratelli
ad andarsene. Il Comitato Nazionale Arabo a Gerusalemme,
seguendo
le istruzioni dell'8 Marzo 1948 dell'Alto Comitato Arabo,
ordinò
che le donne, i bambini ed i vecchi di diverse parti di
Gerusalemme
abbandonassero le loro case: "Ogni opposizione a
quest'ordine
... è un ostacolo alla guerra santa ... e nuocerà
alle
operazioni
dei combattenti in questi distretti" (Middle Eastern
Studies,
Gennaio
1986).
Morris
disse inoltre si dice che ai primi di Maggio delle unità
della
Legione
Araba ordinarono l'evacuazione di tutte le donne ed i bimbi
dalla
cittadina di Beisan. Si dice che l'Esercito di Liberazione
Arabo
avesse
ordinato l'evacuazione di un altro villaggio a sud di Haifa.
La
partenza
delle donne e dei bambini, dice Morris, "infiacchì il
morale
degli
uomini rimasti a guardare le case ed i campi, contribuendo
infine
all'evacuazione
definitiva dei villaggi. Una simile evacuazione a due
stadi
- prima le donne ed i bambini, e gli uomini settimane dopo -
si
verificò
a Qumiya nella Valle di Izreel, tra i Beduini di Awarna nella
Baia
di Haifa ed in diversi altri luoghi".
Chi
diede simili ordini? Capi come il Primo Ministro iraqeno Nuri
Said,
che
dichiarò: "Frantumeremo il paese con le nostre armi e
distruggeremo
ogni
posto in cui gli Ebrei cercheranno rifugio. Gli Arabi
dovrebbero
portare
le loro mogli ed i loro figli in zone sicure finché
i
combattimenti
non saranno terminati" [24].
Il
Segretario delll'Ufficio della Lega Araba a Londra, Edward
Atiyah,
scrisse
nel suo libro "The Arabs": "Quest'esodo all'ingrosso
fu dovuto
in
parte alla credenza degli Arabi, incoraggiati dalle millanterie
di
una
stampa araba irrealistica e dalle irresponsabili esternazioni
di
alcuni
capi arabi che sarebbe stata solo una questione di settimane
prima
che gli Ebrei fossero sconfitti dagli eserciti dei Paesi arabi e
gli
Arabi palestinesi avessero la possibilità di rientrare e
riprendere
possesso
del loro paese" [25].
Nelle
sue memorie, anche Haled al Azm, il Primo Ministro siriano
del
1948-1949,
ammise il ruolo arabo nell'aver persuaso i profughi a
partire:
"Sin dal 1948 noi abbiamo continuato a chiedere il ritorno
dei
profughi
alle loro case. Ma siamo stati proprio noi ad incoraggiarli
ad
andarsene.
Soltanto alcuni mesi separavano la nostra richiesta a loro
perché
se ne andassero ed il nostro appello alle Nazioni Unite
perché
emanassero
una risoluzione sul loro ritorno" [26].
"I
profughi confidavano che la loro assenza non sarebbe durata a
lungo,
e
che sarebbero tornati entro una o due settimane", disse
Monsignor
George
Hakim, un Vescovo cattolico greco-ortodosso [sic!] di Galilea,
al
giornale
di Beirut Sada al-Janub (16 Agosto 1948). "I loro capi
avevano
promesso
loro che gli eserciti arabi avrebbero schiacciato le 'bande
sioniste'
assai rapidamente e che non c'era motivo di farsi prendere dal
panico
o di temere un lungo esilio".
Il
3 Aprile 1949 la Near East Broadcasting Station (Cipro) disse:
"Non
si
deve dimenticare che l'Alto Comitato Arabo incoraggiò la fuga
dei
rifugiati
dalle loro case a Giaffa, Haifa e Gerusalemme" [27].
"I
Paesi arabi incoraggiarono gli Arabi di Palestina a lasciare le
loro
case
temporaneamente in modo da essere lontani dall'itinerario
degli
eserciti
arabi d'invasione", secondo il giornale giordano Filastin
(19
Febbraio
1949).
Un
profugo citato nel giornale giordano Ad Difaa (6 Settembre
1954)
disse:
"I Governi arabi ci dissero: uscite cosicché noi si
possa
entrare.
Usciti noi siamo, ma entrati non sono".
"Il
Segretario Generale della Lega Araba, Azzam Pasha, rassicurò
i
popoli
arabi che l'occupazione della Palestina e di Tel Aviv sarebbe
stata
tanto semplice quanto una passeggiata militare", disse Habib
Issa
nel
giornale libanese di New York Al Hoda (8 Giugno 1951). "Egli
rimarcò
che
essi erano già alla frontiera e che tutti i milioni che gli
Ebrei
avevano
speso per la terra e lo sviluppo economico sarebbero stati
facile
bottino, poiché sarebbe stata una cosa semplice gettare gli
Ebrei
nel
Mediterraneo ... Fu dato fraterno consiglio agli Arabi di
Palestina
di
lasciare la loro terra, le loro case ed i loro beni e di
stare
temporaneamente
negli stati fratelli e confinanti, per evitare che le
armi
degli eserciti arabi invasori li falciassero".
Il
timore degli Arabi fu naturalmente esacerbato da panzane di
atrocità
ebraiche
seguite all'attacco di Deir Yassin. La popolazione nativa non
aveva
capi che li calmassero; i loro portavoce, come l'Alto Comitato
Arabo,
agivano dalla sicurezza degli stati confinanti ed agirono più
per
suscitare
timori che per placarli. I capi militari locali furono
di
consolazione
scarsa o nulla. In un caso, il comandante delle truppe
arabe
a Safed si recò a Damasco. Il giorno dopo, i suoi soldati
si
ritirarono
dalla città. Quando i residenti si resero conto di
essere
senza
difesa, fuggirono in preda al panico [28].
Secondo
il Dr. Walid al-Qamhawi, un ex-membro del Comitato
Esecutivo
dell'OLP,
"furono il timore collettivo, il disintegrarsi del morale ed
il
caos in ogni campo ad esiliare gli Arabi di Tiberiade, Haifa e
di
dozzine
di cittadine e villaggi" [29].
Come
il panico si diffuse per tutta la palestina, il rivoletto di
profughi
divenne un fiume, arrivando ad oltre 200.000 al momento in cui
il
Governo provvisorio dichiarò l'indipendenza dello Stato
d'Israele.
Perfino
Re Abdullah di Giordania, scrivendo nelle sue memorie, incolpò
i
capi
palestinesi del problema dei profughi:
"La
tragedia dei Palestinesi fu che la gran parte dei loro capi li
aveva
paralizzati
con promesse false ed infondate che essi non erano soli; che
80
milioni di Arabi e 400 milioni di Mussulmani sarebbero venuti in
loro
soccorso
all'istante e per miracolo" [30].
"Gli
eserciti arabi entrarono in Palestina per proteggere i
Palestinesi
dalla
tirannia sionista, ma invece li abbandonarono, li costrinsero
ad
emigrare
ed a lasciare la loro patria, e li rinchiusero in prigioni
simili
ai ghetti in cui vivevano un tempo gli Ebrei" - Il
Portavoce
dell'OLP
Mahmud Abbas ("Abu Mazen") [31].
16.f.
[Mito]
"Gli
Arabi palestinesi sono dovuti fuggire per non essere massacrati
come
era accaduto ai pacifici abitanti di Deir Yassin".
16.f.
[Fatti]
Le
Nazioni Unite avevano deciso che Gerusalemme fosse una
città
internazionalizzata
separata dagli stati arabo ed ebraico demarcati
nella
risoluzione di partizione. I 150.000 abitanti ebrei erano
sotto
costante
pressione militare; i 2.500 Ebrei che vivevano nella Città
Antica
furono vittime di un blocco arabo che durò cinque mesi prima
che
fossero
costretti alla resa il 29 Maggio 1948. Prima della resa, e per
tutto
l'assedio a Gerusalemme, i convogli ebraici tentarono di
raggiungere
la città per alleviare la scarsità di cibo, che in
Aprile
era
divenuta critica.
Intanto
le forze arabe, che si erano impegnate in imboscate sporadiche
e
disorganizzate
fin dal Dicembre 1947, iniziarono un tentativo
organizzato
di tagliare la strada maestra che collegava Tel Aviv a
Gerusalemme
- l'unica via per i rifornimenti alla città. Gli
Arabi
controllavano
diversi punti strategici che guardavano sulla strada e
consentivano
loro di sparare ai convogli che cercavano di portare
rifornimenti
alla città assediata. Deir Yassin era posto su una collina,
ad
un'altezza di poco meno di 800 metri, con una splendida vista
sui
dintorni,
ed era posto a meno di un miglio dai sobborghi di Gerusalemme.
La
popolzione era di 750 abitanti [32].
Il
6 Aprile iniziò l'Operazione Nachshon, volta ad aprire la
strada per
Gerusalemme.
Il villaggio di Deir Yassin fu compreso nella lista dei
villaggi
arabi che si dovevano occupare nel quadro dell'operazione. Il
giorno
dopo il comandante dell'Haganah David Shaltiel scrisse ai capi
del
Lehi e dell'Irgun:
"Ho
saputo che avete in programma un attacco a Deir Yassin. Vorrei
far
notare
che la presa e la tenuta di Deir Yassin sono una sola fase del
nostro
piano strategico. Non mi oppongo a che siate voi a
condurre
l'operazione,
purché siate capaci di tenere il villaggio. Se non ci
riuscite
vi diffido dal farlo saltare in aria, perché i suoi abitanti
lo
abbandonerebbero,
e le sue rovine e le sue case abbandonate verrebbero
occupate
da forze straniere ... Per giunta, se delle forze straniere
lo
rilevassero,
questo ostacolerebbe il nostro piano strategico per la
creazione
di un campo d'aviazione" [33].
L'Irgun
decise di attaccare Deir Yassin il 9 Aprile, mentre l'Haganah
era
ancora impegnata nella battaglia di Kastel. Questo fu il primo
grande
attacco dell'Irgun contro gli Arabi. Prima l'Irgun ed il Lehi
avevano
concentrato i loro attacchi contro i Britannici.
Secondo
il capo dell'Irgun Menachem Begin, l'attacco fu condotto da
100
membri
di quell'organizzazione; altri autori dicono che c'erano 132
uomini
di ambo i gruppi. Begin affermò che un camioncino dotato di
un
altoparlante
fu guidato fino all'ingresso del villaggio prima
dell'attacco,
ed emise un'avviso ai civili di evacuare la zona, cosa che
molti
fecero [34]. La maggior parte degli autori sostiene che l'avviso
non
fu mai emesso perché il camioncino con l'altoparlante finì
in un
fossato
prima che potesse trasmetterlo [35]. Uno dei combattenti disse
che
il fossato fu colmato ed il camioncino proseguì verso il
villaggio.
"Uno
di noi parlò all'altoparlante in Arabo, dicendo agli abitanti
di
gettar
le armi e svignarsela. Non so se udirono, ma so che questi
appelli
non fecero effetto" [36].
Contrariamente
a ciò che sostengono le storie revisioniste per cui la
città
era piena di pacifici innocenti, i residenti e dei soldati
stranieri
aprirono il fuoco sugli attaccanti. Un combattente descrisse
la
sua esperienza:
"La
mia unità si lanciò all'attacco e superò la
prima fila di case. Fui
tra
i primi ad entrare nel villaggio. C'eranno alcuni altri ragazzi
con
me,
ognuno incoraggiando l'altro ad avanzare. In cima alla strada vidi
un
uomo con abiti color cachi che stava correndo in avandi. Pensai
che
fosse
uno dei nostri e gli dissi: 'Avanza verso quella
casa'.
Improvvisamente
si voltò, prese la mira col fucile e sparò. Era
un
soldato
iraqeno, ed io fui colpito al piede" [37].
La
battaglia fu feroce e durò diverse ore. L'Irgun subì 41
perdite, tra
cui
quattro morti.
Sorprendentemente,
dopo il "massacro", l'Irgun scortò per tutta
la
cittadina
un rappresentante della Croce Rossa e tenne una conferenza
stampa.
La successiva descrizione della battaglia compiuta dal New York
Times
fu in sostanza uguale a quella di Begin. Il Times disse che oltre
200
Arabi furono uccisi, 40 catturati e 70 donne e bambini poi
liberati.
Nell'articolo
non si faceva cenno alcuno ad un massacro.
"Paradossalmente,
gli Ebrei dicono che circa 250 dei 400 abitanti del
villaggio
[furono uccisi], mentre i superstiti arabi dicono solo 110 di
1.000"
[38]. Uno studio dell'Università di Bir Zeit, basato
su
discussioni
con ogni famiglia del villaggio, giunse ad una cifra di 107
civili
arabi morti e 12 feriti, insieme con 13 "combattenti",
prova che
il
numero dei morti fu inferiore al proclamato e che nel villaggio
si
erano
acquartierati dei soldati [39]. Altre fonti arabe hanno poi
suggerito
che il numero avrebbe potuto essere anche inferiore [40].
Di
fatto, gli attaccanti lasciarono aperta una via di fuga
dal
villaggio,
ed oltre 200 residenti se ne andarono illesi. Per esempio,
alle
9:30 del mattino, circa cinque ore dopo l'inizio del
combattimento,
il
Lehi evacuò 40 vecchi, donne e bambini su un camion e li portò
ad una
base
a Sheikh Bader. Poi gli Arabi furono portati a Gerusalemme
Est.
Vedendo
gli Arabi in mano agli Ebrei sollevò il morale della gente
di
Gerusalemme,
che era in quel momento demoralizzata dagli impasse nei
combattimenti
[41]. Un'altra fonte dice che 70 donne e bambini furono
portati
via e consegnati ai Britannici [42]. Se l'intento fosse
stato
massacrare
gli abitanti, non si sarebbe evacuato nessuno.
Dopo
che gli Arabi rimasti finsero la resa e poi spararono ai
soldati
ebrei,
alcuni Ebrei uccisero indiscriminatamente soldati e civili
arabi.
Nessuna
delle fonti specifica quante donne e bambini furono uccisi
(il
resoconto
del Times dice che si trattò di circa la metà delle
vittime;
le
cifre originali sulle perdite vennero dalla fonte Irgun), ma
ce
n'erano
tra le vittime.
Almeno
alcune delle donne che furono uccise erano divenute dei bersagli
a
causa di alcuni uomini che tentarono di camuffarsi da donna.
Il
comandante
dell'Irgun riferì, ad esempio, che gli attaccanti
"trovarono
degli
uomini vestiti da donna e pertanto iniziarono a sparare alle
donne
che
non si affrettavano ad andare al luogo designato per raccogliere
i
prigionieri"
[43]. Un'altra storia fu raccontata da un membro
dell'Haganah
che udì un gruppo di Arabi di Deir Yassin che dicevano:
"Gli
Ebrei scoprirono che i guerrieri arabi si erano camuffati da
donne.
Gli
Ebrei perquisivano anche le donne. Una delle persone che
veniva
controllata,
capì di essere stato scoperto, prese una pistola e colpì
il
comandante
ebreo. I suoi nemici, pazzi di rabbia, spararono in ogni
direzione
ed uccisero gli arabi della zona" [44].
Al
contrario di alcune affermazioni dei propagandisti arabi dell'epoca
e
qualcuna
anche dopo, non si è mai potuto provare che una qualsiasi
delle
donne
sia stata stuprata. Al contario, tutti gli abitanti del
villaggio
intervistati
hanno negato l'accusa. Come molte affermazioni, questo fu
un
trucco propagandistico deliberato, ma che si ritorse contro i
suoi
autori.
Hazam Nusseibi, che lavorava per il Servizio Radiodiffusione
della
Palestina nel 1948, ammise che gli fu detto da Hussein Khalidi,
un
capo
arabo palestinese, di inventarsi le accuse di atrocità. Abu
Mahmud,
un
residente a Deir Yassin nel 1948, disse a Khalidi: "Non c'è
stato
stupro",
ma Khalidi rispose: "Noi dobbiamo dir questo, cosicché
gli
eserciti
arabi vengano a liberare la Palestina dagli Ebrei".
Nusseibeh
disse
alla BBC 50 anni dopo: "Questo è stato il nostro errore
più grave.
Non
ci rendemmo conto di come avrebbe reagito il nostro popolo.
Non
appena
essi udirono che delle donne erano state stuprate a Deir Yassin,
i
Palestinesi fuggirono terrorizzati" [45].
L'Agenzia
Ebraica, non appena avuta notizia dell'attacco,
espresse
immediatamente
il suo "orrore e disgusto". Essa inviò inoltre
una
lettera
che esprimeva lo shock e la disapprovazione dell'agenzia al Re
di
Transgiordania Abdullah.
L'Alto
Comitato Arabo sperava che dei resoconti esagerati su un
"massacro"
a Deir Yassin avrebbero scosso la popolazione dei paesi arabi
e
li avrebbe indotti a premere sui loro governi per intervenire
in
Palestina.
Invece, l'impatto immediato fu stimolare un nuovo
esodo
palestinese.
Appena
quattro giorni dopo la pubblicazioni degli articoli su Deir
Yassin,
una forza araba tese un'imboscata ad un convoglio ebraico che
si
recava
all'Ospedale Hadassah, uccidendo 77 Ebrei, tra cui
dottori,
infermiere,
pazienti, ed il direttore dell'ospedale. Altre 23 persone
furono
ferite. Questo massacro non ricevette molta attenzione, e non
viene
mai citato da chi è lesto a tirar fuori Deir Yassin. Comunque,
ad
onta
di attacchi come questo contro la comunità ebraica in
Palestina, in
cui
più di 500 Ebrei furono uccisi nei primi quattro mesi dopo
la
decisione
di spartizione, gli Ebrei non fuggirono.
I
Palestinesi sapevano, ad onta di tutta la loro retorica contraria,
che
gli
Ebrei non stavano tentando di annichilirli; altrimenti non
sarebbe
stato
permesso loro di evacuare Tiberiade, Haifa, od qualsiasi altra
città
catturata dagli Ebrei. Inoltre, i Palestinesi poterono trovar
rifugio
negli stati vicini. Ma gli Ebrei non avevano nessun luogo in
cui
rifugiarsi
se lo avessero voluto. Erano pronti a combattere fino alla
morte
per il loro paese. E così fu per molti, dacché gli
Arabi erano
interessati
ad annichilire gli Ebrei, come palesò il Segretario
Generale
della
Lega Araba Azzam Pasha in un'intervista alla BBC alla vigilia
della
guerra (15 Maggio 1948): "Gli Arabi intendono condurre una
guerra
di
sterminio ed uno straordinario massacro di cui si parlerà come
dei
massacri
mongoli e delle Crociate".
I
riferimenti a Deir Yassin sono rimasti per decenni un
argomento
fondamentale
della propaganda anti-israeliana proprio perché l'incidente
fu
un caso unico.
16.g.
[Mito]
"Israele
si è rifiutato di consentire ai Palestinesi di tornare
alle
loro
case in modo che gli Ebrei potessero rubare i loro beni".
16.g.
[Fatti]
Israele
non poteva semplicemente consentire a tutti i Palestinesi di
tornare,
ma ha sempre cercato una soluzione al problema dei profughi.
La
posizione
d'Israele fu espressa da David Ben Gurion (1 Agosto 1948).
"Quando
i Paesi arabi sono pronti a concludere un trattato di pace
con
Israele,
questo problema potrà ricevere una soluzione costruttiva
come
parte
della sistemazione generale, e con la giusta considerazione per
le
nostre
controrichieste a proposito della distruzione di vite e beni
ebraici,
degli interessi a lungo termine delle popolazioni ebraica ed
araba,
della stabilità dello Stato d'Israele e della durevolezza
delle
basi
della pace tra esso ed i suoi vicini, l'attuale posizione e
destino
delle
comunità ebraiche nei paesi arabi, le responsabilità
dei governi
arabi
per la loro guerra di aggressione e le loro responsabilità per
le
riparazioni,
tutto questo conterà nella questione se, fino a che punto,
ed
a che condizioni, gli ex-residenti arabi del territorio
d'Israele
avranno
il permesso di tornare [46].
Il
Governo d'Israele non era indifferente alla piaga dei profughi;
fu
approvata
un'ordinanza che creava un Amministratore delle Proprietà
Abbandonate
"per prevenire l'occupazione illegale di case vuote e
sedi
commerciali,
per amministrare le proprietà senza padrone, e per
garantire
la coltivazione dei campi abbandonati, e salvare i raccolti
..."
[47].
Il
pericolo implicito nel rimpatrio non impedì ad Israele di
consentire
ad
alcuni rifugiati di ritornare, e di offrirsi di riprenderne un
numero
sostanzioso
come condizione per firmare un trattato di pace. Nel 1949
Israele
si offrì di consentire alle famiglie che furono separate
durante
la
guerra di ritornare, di sbloccare i conti dei profughi
congelati
nelle
banche israeliane (furono alla fine sbloccati nel 1953), di
risarcire
le terre abbandonate e di rimpatriare 100.000 profughi [48].
Gli
Arabi respinsero tutti i compromessi israeliani. Essi non
intendevano
compiere alcuna azione che potesse essere interpretata
come
riconoscimento
d'Israele. Essi fecero del rimpatrio una precondizione
per
i negoziati, cosa che Israele rifiutò. Il risultato fu
il
confinamento
dei profughi nei campi.
Ad
onta della posizione presa dai Paesi arabi, Israele sbloccò i
conti
bancari
congelati dei profughi arabi, il cui totale superava 10 milioni
di
Dollari, risarcì in contanti migliaia di richiedenti, e
diede
migliaia
di ettari di terreno come proprietà alternative.
16.h.
[Mito]
"Le
risoluzioni dell'ONU chiedono ad Israele di rimpatriare tutti
i
profughi
palestinesi".
16.h.
[Fatti]
Le
Nazioni Unite presero in mano il problema dei profughi ed
adottarono
la
Risoluzione 194 l'11 Dicembre 1948. Essa chiedeva ai Paesi arabi e
ad
Israele
di risolvere tutti i problemi aperti o direttamente, o con
l'aiuto
della Commissione di Conciliazione sulla Palestina creata da
questa
risoluzione. Inoltre, il Punto 11 sancisce:
"
... che ai profughi desiderosi di ritornare alle loro case _e
di
vivere
in pace_ con i loro vicini si dovrebbe permettere di farlo non
appena
sia praticamente possibile, e che si dovrebbe pagare un
risarcimento
per i beni di coloro che scelgono di non tornare e per la
perdita
od il danno di beni che secondo i principi del diritto
internazionale
o dell'equità dovrebbero essere risarciti dai Governi o
dalle
autorità competenti. Ordina alla Commissione di Conciliazione
di
facilitare
il rimpatrio, la _risistemazione_ e la riabilitazione
economica
e sociale dei profughi ed il pagamento dei risarcimenti ...
"
(sottolineature
aggiunte).
Le
parole sottolineate dimostrano che l'ONU ammetteva che non ci
si
poteva
aspettare che Israele rimpatriasse una popolazione ostile che
avrebbe
potuto mettere la sua sicurezza a repentaglio. La soluzione
al
problema,
come a tutti i precedenti problemi di profughi, richiedeva
che
almeno
alcuni Palestinesi si risistemassero in terra araba; inoltre
la
risoluzione
coniuga il verbo "dovere" al condizionale [should]
anziché
all'indicativo
[shall], cosa che dal punto di vista giuridico lo svuota
del
valore imperativo.
La
risoluzione accoglieva gran parte delle preoccupazioni d'Israele
a
proposito
dei profughi, ritenuti una potenziale quinta colonna se si
consentiva
loro di tornare senza condizioni. Gli Israeliani
considerarono
la soluzione del problema dei profughi una parte
negoziabile
di un complessivo piano di pace. Come spiegò il
Presidente
Chaim
Weizmann: "Noi siamo ansiosi di aiutare queste
risistemazioni,
purché
si stabilisca una vera pace ed i Paesi arabi facciano la loro
parte.
La soluzione del problema arabo si può ottenere solo
attraverso
uno
schema di sviluppo di tutto il Medio Oriente, a cui le Nazioni
Unite,
i Paesi arabi ed Israele daranno ognuno il suo contributo"
[49].
All'epoca
gli Israeliani non si aspettavano che il problema dei
profughi
diventasse
tanto importante; essi pensavano che i Paesi arabi
avrebbero
risistemato
la maggior parte e che si potesse mettere a punto un
compromesso
sul resto nel contesto di un accordo complessivo. Ma gli
Arabi
non avevano più voglia di compromessi nel 1949 di quanta
ne
avessero
nel 1947. Infatti, essi rigettarono la risoluzione
ONU
all'unanimità.
La
discussione dell'ONU sui profughi era cominciata nell'estate
del
1948,
prima che Israele avesse ottenuto la piena vittoria
militare;
pertanto
gli Arabi credevano ancora di poter vincere la guerra e
consentire
ai profughi di tornare trionfanti. La posizione araba fu
espressa
da Émile Ghoury, Segretario dell'Alto Comitato Arabo:
"È
inconcepibile che si debbano rimandare i profughi alle loro
case
finché
sono occupate dagli Ebrei, dacché questi ultimi li
prenderebbero
in
ostaggio e li maltratterebbero. Questa proposta non è che
un'evasione
dalle
responsabilità da parte dei responsabili. Sarà il primo
passo per
il
riconoscimento arabo dello Stato d'Israele e della spartizione
[50].
Gli
Arabi chiesero che le Nazioni Unite affermassero il "diritto"
dei
Palestinesi
di tornare alle loro case, e non intendevano accettare
niente
di meno finché la loro sconfitta non divenne a tutti
evidente.
Allora
gli Arabi reinterpretarono la Risoluzione 194 come se avesse dato
ai
profughi il diritto assoluto al rimpatrio e da allora hanno
sempre
chiesto
che Israele accettasse quest'interpretazione. In ogni caso,
qualunque
sia l'interpretazione, la 194, come le altre
risoluzioni
dell'Assemblea
Generale, non è legalmente vincolante.
"La
richiesta palestinese del 'diritto al ritorno' è
completamente
irrealistica
e la si sarebbe potuta risolvere con risarcimenti monetari
e
la risistemazione nei Paesi arabi" - Il Presidente egizio
Hosni
Mubarak
[51].
16.i.
[Mito]
"Israele
ha bloccato i negoziati della Commissione di Conciliazione
sulla
Palestina".
16.i.
[Fatti]
Ai
primi del 1949, la Commissione di Conciliazione sulla Palestina
aprì
i
negoziati a Losanna. Gli Arabi insistettero che Israele cedesse
il
territorio
perduto nei combattimenti del 1948 ed acconsentisse al
rimpatrio.
Gl Israeliani dissero alla commissione che la soluzione del
problema
dei profughi dipendeva dalla conclusione della pace.
Israele
fece una sostanziosa offerta di rimpatrio durante questi
negoziati.
Il governo disse che avrebbe accettato 100.000 profughi nel
quadro
di una soluzione generale del problema. Israele sperava che
ogni
stato
arabo prendesse un simile impegno. L'offerta fu respinta.
Il
1 Aprile 1950 la Lega Araba adottò una soluzione che vietava
ai suoi
membri
di negoziare con Israele.
La
CCP fece un'altro sforzo per riunire le parti nel 1951, ma alla
fine
gettò
la spugna. Essa riferì:
"I
Governi arabi ... non sono del tutto pronti ad implementare
il
paragrafo
5 della suddetta risoluzione, che richiede la completa
composizione
di tutte le questioni aperte tra loro ed Israele. I Governi
arabi
nei loro contatti con la commissione non hanno dimostrato
alcuna
disponibilità
ad arrivare ad un simile accordo di pace con il Governo
d'Israele
[52].
16.j.
[Mito]
"I
Palestinesi che volevano tornare a casa non erano un pericolo per
la
sicurezza
d'Israele".
16.j.
[Fatti]
Quando
si fecero i piani per costituire uno stato ai primi del 1948, i
capi
ebraici della Palestina si aspettarono che la nuova nazione
avrebbe
incluso
una significativa popolazione araba. Dal punto di vista
israeliano
ai profughi era già stata data la possibilità di stare
nelle
loro
case ed essere parte del nuovo stato. E circa 160.000 Arabi
avevano
scelto
di farlo. Rimpatriare quelli che erano fuggiti sarebbe stato,
nelle
parole del Ministro degli Esteri Moshe Sharret, "pazzia
suicida"
[53].
Nel
mondo arabo, i profughi furono visti come una potenziale
quinta
colonna
dentro Israele. Come scrisse un giornale libanese:
"Il
ritorno dei profughi dovrebbe creare una grande maggioranza araba
che
servirà come il più efficace dei mezzi per ripristinare
il carattere
arabo
della Palestina, formando una possente quinta colonna per il
giorno
della vendetta e della resa dei conti" [54].
Gli
Arabi credevano che il ritorno dei profughi avrebbe
virtualmente
garantito
la distruzione d'Israele, un desiderio espresso dal Ministro
degli
Esteri Egizio Muhammad Salah ad-Din:
"È
beninteso e ben noto che gli Arabi, chiedendo il ritorno dei
profughi
in
Palestina, intendono il loro ritorno come signori della
Madrepatria,
non
come schiavi. Ad essere più schietti, essi intendono la
liquidazione
dello
Stato d'Israele" (Al Misri, 11 Ottobre 1949).
La
sventura dei profughi non cambiò dopo la Guerra di Suez. Anzi,
anche
la
retorica rimase invariata. Nel 1957, la Conferenza dei Profughi
ad
Homs,
in Siria, approvò una risoluzione che affermava:
"Ogni
discussione volta alla soluzione del problema palestinese che non
si
basi sull'assicurare il diritto dei profughi ad annientare
Israele
sarà
ritenuta una profanazione del popolo arabo ed un atto di
tradimento"
(Beirut al Massa, 15 Luglio 1957).
Si
può tracciare un parallelo con l'epoca della Rivoluzione
Americana,
durante
la quale molti coloni fedeli all'Inghilterra fuggirono in
Canada.
I Britannici vollero che la neonata repubblica consentisse
ai
lealisti
di tornare per rivendicare le loro proprietà. Benjamin
Franklin
respinse
la proposta in una lettera a Richard Oswald, il
negoziatore
britannico,
datata 26 Novembre 1782:
"I
Vostri ministri esigono che noi si debba ricevere ancora nel
nostro
seno
coloro che sono stati i nostri più amari nemici e restituire
le
loro
proprietà a coloro che hanno distrutto le nostre: e questo
quando
le
ferite che ci hanno inflitto sanguinano ancora!" [55].
16.k.
[Mito]
"I
profughi palestinesi sono stati ignorati da un mondo
noncurante".
16.k.
[Fatti]
L'Assemblea
Generale in seguito votò, il 19 Novembre 1948, la
fondazione
del
Sollievo delle Nazioni Unite per i Profughi Palestinesi (UNRPR)
per
somministrare
aiuti ai profughi. L'UNRPR fu sostituita l'8 Dicembre
1949
dall'Agenzia
per il Sollievo ed i Lavori delle Nazioni Unite (UNWRA), a
cui
fu dato un bilancio di 50 Milioni di Dollari.
L'UNWRA
fu progettata per continuare il programma di sollievo
iniziato
dall'UNRPR,
sostituire le erogazioni dirette con lavori pubblici e
promuovere
lo sviluppo economico. Nell'ideale dei proponenti il piano,
le
erogazioni dirette sarebbero state quasi completamente sostituite
da
lavori
pubblici, e l'assistenza residua sarebbe stata fornita dai
governi
arabi.
L'UNRWA
aveva poche possibilità di successo però, dacché
cercava di
risolvere
un problema politico con mezzi economici. A metà degli
anni
'50
era diventato evidente che né i profughi né i Paesi
Arabi erano
disposti
a cooperare ai progetti di sviluppo su larga scala
originariamente
previsti dall'Agenzia come strumento per alleviare la
situazione
dei Palestinesi. I Governi arabi, e gli stessi profughi, non
erano
disposti a contribuire ad un qualsiasi piano che si
potesse
interpretare
come un incoraggiamento a risistemarsi. Essi preferirono
aggrapparsi
alla loro interpretazione della Risoluzione 194, che essi
ritenevano
avrebbe alla fine portato al rimpatrio.
Profughi
palestinesi registrati dall'UNRWA [56]:
............
(1) - (2) - ..... (3) - ..... (4)
Giordania
...... - .10 - 1.639.718 - ..287.951
Libano
......... - .12 - ..382.973 - ..214.728
Siria
.......... - .10 - ..391.651 - ..109.466
Cisgiordania
... - .19 - ..607.770 - ..163.139
Striscia
di Gaza - ..8 - ..852.626 - ..460.031
Totale
......... - .59 - 3.874.738 - 1.235.315
(1)
= Zona di operazioni
(2)
= Campi ufficiali
(3)
= Rifugiati censiti
(4)
= Rifugiati censiti nei campi
16.l.
[Mito]
"I
Paesi arabi hanno fornito gran parte dei fondi per l'aiuto
ai
profughi
palestinesi".
16.l.
[Fatti]
Mentre
i profughi ebrei dai Paesi arabi non ricevettero
aiuti
internazionali,
i Palestinesi ricevettero milioni di dollari attraverso
l'UNRWA.
All'inizio, gli Stati Uniti diedero un contributo di 25 Milioni
di
Dollari, ed Israele di appena 3 Milioni. L'impegno totale
arabo
ammontò
a circa 600.000 Dollari. Per i primi 20 anni, gli Stati Uniti
hanno
fornito più di due terzi dei fondi, mentre i Paesi
arabi
continuarono
ad offrirne solo una porzioncella. Israele ha dato più
soldi
all'UNRWA della maggior parte dei Paesi arabi. I Sauditi non
hanno
raggiunto
il contributo israeliano fino al 1973, il Kuwait e la Libia
non
lo raggiunsero fino al 1980. Addirittura, nel 1994 Israele ha
dato
più
denaro all'UNRWA di tutti i Paesi arabi salvo l'Arabia Saudita,
il
Kuwait,
il Marocco.
Gli
Stati Uniti sono di gran lunga il maggior
contribuente
all'organizzazione,
che ha donato quasi 90 Milioni di Dollari, circa il
31%
delle entrate dell'organizzazione (293 Milioni di Dollari).
Intanto,
pur
con tutta la retorica sul sostegno alla Palestina, i paesi
arabi
hanno
contribuito solo per il 2% al bilancio dell'UNRWA [57].
Dopo
aver trasferito la responsabilità per praticamente tutta
la
popolazione
palestinese in Cisgiordania ed a Gaza all'Autorità
Palestinese,
Israele non controlla più alcun campo profughi ed ha smesso
di
contribuire all'UNRWA. Nel frattempo, oltre a ricevere
un'erogazione
annuale
dall'UNRWA per i profughi, l'AP ha ricevuto miliardi di dollari
in
aiuti internazionali, eppure non è ancora riuscita a costruire
una
sola
casetta per consentire ad una sola famigliola di uscire da un
campo
profughi
ed avere una residenza permanente. Dato l'ammontare degli
aiuti
(circa
5 Miliardi e mezzo di Dollari fin dal 1993) che l'AP ha ricevuto,
è
scioccante ed offensivo che più di mezzo milione di
Palestinesi sia
obbligato
dai suoi stessi capi a rimanere in squallidi campi.
16.m.
[Mito]
"I
Paesi arabi hanno sempre dato il benvenuto ai Palestinesi ed
hanno
fatto
del loro meglio per risistemarli".
16.m.
[Fatti]
La
Giordania è stata l'unico paese arabo a dare il benvenuto
ai
Palestinesi
ed ad offrir loro la cittadinanza (fino ad oggi la Giordania
è
l'unico paese arabo dove i Palestinesi, intesi come gruppo,
possono
diventare
cittadini). Re Abdullah considerava gli Arabi palestinesi ed
i
Giordani
un popolo solo. Nel 1950 egli annesse la Cisgiordania e vietò
l'uso
del termine "Palestina" nei documenti ufficiali
[58].
Sebbene
la demografia mostrasse che c'era ampio spazio per il
reinsediamento
in Siria, Damasco rifiutò di prendere in
considerazione
l'accettare
qualsiasi profugo, salvo quelli che avrebbero potuto
rifiutare
il rimpatrio. La Siria ha inoltre rifiutato di risistemare
85.000
profughi nel 1952-1954, sebbene le fossero stati offerti
aiuti
internazionali
a questo scopo. Anche dall'Iraq ci si aspettava che
accettasse
un gran numero di profughi, ma si dimostrò riluttante.
Il
Libano
insisteva che spazio per i Palestinesi non ne aveva. Nel 1950
l'ONU
tentò di risistemare 150.000 profughi da Gaza in Libia, ma
ebbe un
altolà
dall'Egitto.
Dopo
la guerra del 1948, l'Egitto controllava la Striscia di Gaza ed
i
suoi
abitanti (più di 200.000), ma rifiutò di lasciar
entrare i
Palestinesi
in Egitto o di consentir loro di trasferirsi altrove. Il
modo
in cui l'Egitto trattava i Palestinesi a Gaza era tanto orribile
che
la radio dell'Arabia Saudita paragonò il regime di Nasser a
Gaza al
dominio
hitleriano nell'Europa occupata durante la 2^ Guerra
Mondiale
[59].
Nel
1952 l'UNWRA costituì un fondo di 200 Milioni di Dollari per
offrire
casa
e lavoro ai profughi, ma esso rimase intatto.
"I
Paesi Arabi non vogliono risolvere il problema dei profughi.
Vogliono
mantenerlo
come una piaga aperta, come affronto alle Nazioni Unite ed
arma
contro Israele. Non gliene importa nulla ai capi arabi se i
profughi
vivono o muoiono" - L'ex-direttore dell'UNRWA Ralph
Garroway,
Agosto
1958 [60].
Negli
anni seguenti è cambiato ben poco. I governi arabi hanno
spesso
offerto
lavoro, casa, terra ed altri benefici ad Arabi e non-Arabi,
salvo
i Palestinesi. Per esempio, l'Arabia Saudita decise di non
adoperare
i profughi palestinesi per alleviare la sua carenza di
manodopera
a cavallo tra gli anni '70 ed '80, ed reclutò invece
migliaia
di
Sud-coreani ed altri Asiatici per coprire i posti.
La
situazione è addirittura peggiorata dopo la [Prima] Guerra del
Golfo.
Il
Kuwait, che impiegava un gran numero di Palestinesi, ma aveva
negato
loro
la cittadinanza, ne espulse più di 300.000. "Se della
gente è una
minaccia
per la sicurezza, come stato sovrano abbiamo il diritto di
escludere
chiunque non vogliamo", disse l'Ambasciatore kuwaitiano
negli
Stati
Uniti Saud Nasir As-Sabah (Jerusalem Report, 27 Giugno 1991).
Al
giorno d'oggi, i profughi palestinesi in Libano non hanno
diritti
sociali
e civili, ed un accesso assai limitato alle cure mediche
ed
all'istruzione.
La maggior parte si affida esclusivamente all'UNRWA come
unica
fornitrice di istruzione, sanità, sussidi e servizi
sociali.
Considerati
stranieri, ai profughi palestinesi la legge vieta di
lavorare
in oltre 70 mestieri e professioni [61].
I
profughi palestinesi ritennero l'ONU responsabile del
miglioramento
della
loro condizione; eppure, molti Palestinesi erano infelici
del
trattamento
ricevuto dai loro fratelli arabi. Alcuni, come il leader
nazionalista
palestinese Musa Alami, erano increduli: "È vergognoso
che
i
Governi arabi impediscano ai profughi arabi di lavorare nei loro
paesi
e
chiudano loro le porte in faccia e li imprigionino nei campi"
[62]. Ma
la
maggior parte dei profughi concentrò il loro scontento
sui
"Sionisti",
incolpando della loro sventura loro, anziché gli
eserciti
arabi
sconfitti.
16.n.
[Mito]
"Milioni
di Palestinesi sono confinati in squallidi campi profughi".
16.n.
[Fatti]
A
metà del 2001, il numero dei profughi palestinesi nei ruoli
UNRWA era
salito
a 3,9 milioni, cinque o sei volte il numero che aveva lasciato
la
Palestina
nel 1948. Un terzo dei profughi palestinesi registrati, circa
1,2
milioni, vive in 59 campi profughi riconosciuti in Giordania,
Libano,
Siria, Cisgiordania e Gaza. Gli altri due terzi dei
profughi
registrati
vivono nelle città e cittadine (o nei loro paraggi) dei
paesi
ospiti,
ed in Cisgiordania ed a Gaza, spesso nei paraggi dei campi
profughi
ufficiali [63].
16.o.
[Mito]
"Israele
ha costretto i profughi palestinesi a rimanere nei campi
della
Striscia
di Gaza".
16.o.
[Fatti]
Durante
gli anni in cui Israele ha controllato la Striscia di Gaza, si
è
fatto
uno sforzo consistente per dare una residenza stabile ai
Palestinesi.
I Palestinesi si opposero perché gli abitanti frustrati
ed
amareggiati
dei campi fornivano manodopera alle diverse fazioni
terroristiche.
Inoltre, i Paesi arabi abitualmente spingevano per
l'adozione
di risoluzioni ONU che chiedessero ad Israele di desistere
dal
trasferire i profughi palestinesi dai campi a Gaza ed
in
Cisgiordania.
Essi preferivano tenere i Palestinesi come simbolo
dell'oppressione
israeliana.
Ora
i campi sono nelle mani dell'Autorità Palestinese, ma poco si
fa per
migliorare
la condizione dei Palestinesi che ci vivono. La giornalista
Netty
Gross visitò Gaza e chiese ad un funzionario perché i
campi del
luogo
non erano stati smantellati. Le si rispose che l'Autorità
Palestinese
aveva preso la "decisione politica" di non far nulla per
gli
oltre
400.000 Palestinesi che vivevano nei campi finché non
avessero
luogo
i negoziati conclusivi con Israele (Jerusalem Report, 6 Luglio
1998).
Fino ad oggi, l'AP non ha usato un cent dei miliardi di dollari
di
aiuti stranieri che ha ricevuto per costruire alloggi permanenti
per
i
profughi.
16.p.
[Mito]
"I
profughi sono sempre stati rimpatriati, soltanto ai Palestinesi
è
stato
impedito di tornare a casa".
16.p.
[Fatti]
Ad
onta dell'intransigenza araba, nessuno pensava che il problema
dei
profughi
sarebbe durato. John Blandford Jr., il Direttore dell'UNRWA,
scrisse
nel suo rapporto del 29 Novembre 1951 che egli si aspettava che
i
Governi arabi si assumessero la responsabilità dei sussidi
entro il
Luglio
1952. Inoltre, Blandford evidenziava la necessità di por fine
ai
sussidi:
"La continuazione dei sussidi porta inevitabilmente in sé
il
germe
del deterioramento umano" [64].
Ed
infatti i Palestinesi sono gli unici profughi divenuti i
pupilli
della
comunità internazionale.
L'assenso
d'Israele ad indennizzare i Palestinesi fuggiti nel 1948 si
può
confrontare con il trattamento dei 12 milioni e mezzo di Tedeschi
in
Polonia
e Cecoslovacchia, che furono espulsi dopo la Seconda Guerra
Mondiale,
e fu permesso loro di portar con sé solo ciò che
potevano
trasportare.
Essi non ricevettero alcun indennizzo per i patrimoni
confiscati.
Gli effetti della Seconda Guerra mondiale sui confini e
sulla
popolazione della Polonia furono considerati "fatto compiuto"
che
non
si poteva annullare dopo la guerra.
Un
altro paese notevolmente colpito dalla guerra fu la Finlandia, che
fu
obbligata
a cedere quasi un ottavo del suo territorio e ad assorbire
oltre
400.000 profughi (l'11% della popolazione del paese)
dall'Unione
Sovietica.
Al contrario d'Israele, questi erano gli _sconfitti_ della
guerra.
Non ci fu aiuto alcuno per risistemarli.
Forse
una delle migliori analogie si può trovare nell'integrazione
di
150.000
profughi turchi dalla Bulgaria nel 1950. La differenza tra
il
trattamento
dei loro profughi da parte dei Turchi ed il trattamento
dei
Palestinesi
da parte degli Arabi era l'atteggiamento dei rispettivi
governi.
"La
Turchia ha avuto un problema di profughi più grave della Siria
o del
Libano,
e quasi altrettanto grave dell'Egitto. Ma raramente ne senti
parlare
perché i Turchi hanno fatto un così buon lavoro a
risitemarli
...
La grande differenza è nello spirito. I Turchi, pur assai
riluttanti
ad
assumersi quel fardello, lo accettarono come una responsabilità
e si
misero
all'opera per risolverlo il più in fretta possibile [65].
Se
i Paesi arabi avessero voluto alleviare le sofferenze dei
profughi,
avrebbero
potuto facilmente adottare un atteggiamento simile a quello
della
Turchia.
Un
altro massiccio trasferimento di popolazione derivò dalla
spartizione
dell'India
e del Pakistan nel 1947. Gli otto _milioni_ di Indù
che
abbandonarono
il Pakistan, ed i sei _milioni_ di Mussulmani che
lasciarono
l'India temevano di divenire una minoranza nei loro
rispettivi
paesi. Come i Palestinesi, queste persone non volevano
trovarsi
nel mezzo della violenza che si era impadronita delle loro
nazioni.
Contrariamente al conflitto arabo-israeliano però, lo
scambio
di
popolazioni fu considerato la miglior soluzione al problema
delle
relazioni
tra le due comunità all'interno di ognuno dei due stati.
Ad
onta
dell'enorme numero di profughi e della relativa povertà delle
due
nazioni
coinvolte, non furono create organizzazioni speciali
internazionali
di sussidio per aiutarli nel reinsediamento.
"...
Se ci fosse uno Stato palestinese, perché mai vorrebbero i
suoi
capi
che i loro potenziali cittadini fossero rimpatriati in un
altro
stato?
Dal punto di vista della costruzione della nazione, non ha
senso
alcuno.
Infatti, le prime discussioni sul rimpatrio ci furono in un
periodo
in cui non c'era speranza alcuna di uno Stato palestinese. Ora
che
emerge la possibilità che quello stato nasca, i Palestinesi
devono
decidere
se essi vogliono considerarsi uno stato legittimo od è per
loro
più
importante conservare la loro autodefinizione di profughi oppressi
e
senza
stato. Non possono proprio essere ambo le cose" - Fredelle
Spiegel
[66].
16.q.
[Mito]
"Se
i profughi palestinesi fossero stati rimpatriati, il
conflitto
arabo-israeliano
sarebbe potuto terminare".
16.q.
[Fatti]
Israele
ha sempre cercato una soluzione al problema dei profughi,
ma
semplicemente
non poteva consentire a tutti i Palestinesi di ritornare.
"Nessun
paese, qualunque siano le ragioni ed i torti passati,
potrebbe
pensare
di accogliere una quinta colonna di quelle dimensioni. E
sarebbe
proprio
una quinta colonna: gente per vent'anni [nel 1967] allevata
nell'odio
e totalmente dedita alla sua distruzione. Riammettere i
profughi
equivarrebbe all'ammissione negli USA di circa 70 milioni di
nemici
giurati della nazione" [67].
Nel
frattempo gli Arabi rifiutavano inflessibilmente di negoziare
un
accordo
separato. Il punto cruciale era la riluttanza dei Paesi arabi
ad
accettare
l'esistenza d'Israele. Questo era esemplificato dagli atti
bellicosi
del Presidente egizio Nasser verso lo Stato ebraico, che non
avevano
nulla a che fare con i Palestinesi. Egli era interessato ai
profughi
solo in quanto potessero contribuire al suo scopo ultimo. Come
disse
in un'intervista del 1 Settembre 1961: "Se i profughi tornano
in
Israele,
Israele cesserà di esistere" [68].
16.r.
[Mito]
"Israele
ha espulso altri Palestinesi nel 1967".
16.r.
[Fatti]
Dopo
aver ignorato gli avvertimenti israeliani a star fuori dalla
guerra,
Re Hussein lanciò un attacc a Gerusalemme, la
capitale
d'Israele.
L'UNRWA ha stimato che durante i combattimenti 175.000 dei
suoi
assistiti sono fuggiti per la seconda volta e circa 350.000
sono
fuggite
per la prima volta. Circa 200.000 si trasferirono in
Giordania,
115.000
in Siria e circa 35.000 lasciarono il Sinai per l'Egitto. La
maggior
parte degli Arabi che partì veniva dalla
Cisgiordania.
Israele
consentì ad alcune famiglie cisgiordane di tornare. Nel
1967
furono
riunite più di 9.000 famiglie, e fino al 1971 Israele
aveva
riammesso
40.000 profughi. Di contro, nel Luglio 1968 la Giordania
proibì
alle persone che volevano restare in Transgiordania di emigrare
dalla
Cisgiordania e da Gaza [69].
Quando
il Consiglio di Sicurezza autorizzò U Thant ad inviare
un
rappresentante
per indagare sul benessere dei civili dopo la guerra,
egli
ordinò alla missione di indagare sul trattamento delle
minoranze
ebraiche
nei paesi arabi, non solo su quello degli Arabi nel
territorio
occupato
da Israele. La Siria, l'Iraq e l'Egitto rifiutarono di
consentire
al rappresentante ONU di compiere la sua indagine [70].
16.s.
[Mito]
"L'UNRWA
è un'organizzazione puramente umanitaria che non
ha
responsabilità
alcuna per il terrore e l'istigazione che nasce nei
campi
profughi".
16.s.
[Fatti]
Il
Capo dell'Ufficio Pubbliche Informazioni dell'UNRWA, Paul McCann,
ha
sostenuto
che "l'UNRWA è scrupolosa nel proteggere le sue
strutture
dall'abuso
da parte di qualsiasi persona o gruppo. Solo una volta, in
Libano,
nel 1982, ci sono state prove credibili di tale abuso da parte
dei
Palestinesi, ed abbiamo prontamente affrontato il problema"
[71].
Il
fatto è che i campi profughi sono stati a lungo dei nidi
di
terrorismo,
ma la prova non è stata resa pubblica che dopo
l'Operazione
Scudo
di Difesa condotta da Israele ai primi del 2002. Si è scoperto
che
i
campi gestiti dall'UNRWA in Cisgiordania avevano delle fabbriche
di
armi
leggere, laboratori per esplosivi, riserve di armi ed un gran
numero
di bombaroli suicidi ed altri terroristi che si facevano scudo
dei
profughi.
L'aver
mancato l'UNRWA di riferire queste attività o di prevenirle
viola
le
stesse convenzioni delle Nazioni Unite. Le risoluzioni del
Consiglio
di
Sicurezza impongono ai rappresentanti dell'UNRWA di
intraprendere
"azioni
appropriate per contribuire a creare un ambiente sicuro"
in
tutte
"le situazioni in cui i profughi [sono] ...
vulnerabili
all'infiltrazione
di elementi armati". A proposito dell'Africa, il
Segretario
Generale dell'ONU Kofi Annan disse che i campi profughi
dovrebbero
"essere tenuti liberi da ogni presenza od
equipaggiamento
militare,
comprese le armi e le munizioni" [72]. La stessa norma vale
per
i territori contesi.
Anche
le scuole sotto la giurisdizione dell'UNRWA sono
problematiche.
L'UNRWA
si prende il merito di aver aiutato lo sviluppo dei
curricula
palestinesi
che, tra l'altro, non mostrano Israele in alcuna mappa. Le
scuole
sono inoltre piene di poster e tabernacoli [shrines] dedicati
ai
bombaroli
suicidi. Nel 1998, il Dipartimento di Stato chiese all'UNRWA
di
indagare sulle accuse che i testi di studio dell'Autorità
Palestinese
contenevano
frasi antisemitiche. Un libro insegnava che "Tradimento
e
slealtà
sono tratti caratteriali degli Ebrei", ma l'UNRWA rispose
che
questa
non era un'offesa perché descriveve "fatti storici"
realmente
accaduti.
Il Dipartimento di Stato alla fine riferì al Congresso
che
"l'indagine
dell'UNRWA rivelava casi di caratterizzazione e contenuto
antisemita"
nei libri di testo dell'AP [73].
[Note]
[1]
Arieh Avneri, The Claim of Dispossession, (NJ: Transaction
Books,
1984),
p. 272;
Kedar,
Benjamin. The Changing Land Between the Jordan and the Sea.
(Israel:
Yad Izhak Ben-Zvi Press, 1999), p. 206;
Paul
Johnson, A History of the Jews, (NY: Harper & Row, 1987), p.
529.
[2]
Rapporto sui progressi del Mediatore delle Nazioni Unite
sulla
Palestina,
presentato al Segretario Generale per l'inoltro ai membri
delle
Nazioni Unite, Verbali Ufficiali dell'Assemblea Generale:
Terza
Sessione,
Supplemento No.11 (A\648), Parigi 1948, p. 47 e Supplemento
No.
11A (A\689, and A\689\Add.1, p. 5;
"Conclusioni
dal Rapporto sui progressi del Mediatore delle Nazioni
Unite
sulla Palestina" (16 Settembre 1948), U.N. doc. A/648 (parte
uno,p. 29; parte due, p. 23 e parte tre, p. 11), (18 Settembre
1948).
[3]
New York Times, (25 Novembre 1947).
[3a]
Avneri, p. 276.
[4]
David Ben-Gurion, Rebirth and Destiny of Israel, (NY:
Philosophical
Library,
1954), p. 220.
[5]
Isi Liebler, The Case For Israel, (Australia: The Globe Press,
1972),
p. 43.
[6]
Joseph Schechtman, The Refugee in the World, (NY: A.S. Barnes and
Co., 1963), p. 184.
[7]
I.F. Stone, This is Israel, (NY: Boni and Gaer, 1948), p. 27.
[8]
Ash Sha'ab, (30 Gennaio 1948).
[9]
As Sarih, (30 Marzo 1948).
[10]
Avneri, p. 270.
[11]
London Daily Mail, (12 Agosto 1948).
[12]
New York Times, (23 Aprile 1948).
[13]
Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to Our
Time, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 332; Avneri, p. 270.
[14]
Memorandum segreto datato 26 Aprile 1948, del Sovraintendente della
Polizia, sulla situazione generale ad Haifa. Vedasi anche il suo
memorandum del 29 Aprile.
[15]
Golda Meir, My Life, (NY: Dell, 1975), pp. 267-268.
[16]
New York Times, (23 Aprile 1948).
[17]
London Times, (24 Aprile 1948).
[18]
Schechtman, p. 190.
[19]
Foreign Relations of the U.S. 1948 [Relazioni internazionali degli
USA nel 1948], Vol. V, (DC: GPO, 1976), p. 838.
[20]
Tom Segev, 1949: The First Israelis, (NY: The Free Press, 1986),pp.
27-28.
[21]
Yigal Allon in Sefer ha-Palmach, citato in Larry Collins
and
Dominique
Lapierre, O Jerusalem! [titolo italiano: "Gerusalemme,
Gerusalemme"],
(NY: Simon and Schuster, 1972), p. 337;Yigal Allon, My Father's
House, (NY: W.W Norton and C
ompany,
Inc.,
1976), p. 192.
[22] Benny Morris,"Operation Dani and
the Palestinian Exodus from Lydda and Ramle in1948," Middle East
Journal,Inverno 1986)pp.8283.
[23] Terence Prittie, "Middle
East Refugees," in Michael Curtis, et al.,The Palestinians, (NJ:
Transaction Books, 1975), p. 52.
[24] Myron Kaufman, The Coming
Destruction of Israel, (NY: The American Library Inc., 1970), pp.
26-27.
[25] Edward Atiyah,The Arabs,London: Penguin Books, 1955),
p. 183.
[26] The Memoirs of Haled al Azm,(Beirut,1973),Part1pp.
386-387.
[27] Samuel Katz, Battleground-Fact and Fantasy in
Palestine, (NY:
Bantam Books, 1985), p. 15.
[28] King Abdallah,
My Memoirs Completed, (London: Longman Group, Ltd.,1978), p. xvi.
[Normalmente è scritto Abdullah, nelle sue memorie è
scritto Abdallah - NdA].
[29] Schechtman, p. 186.
[30]
Yehoshofat Harkabi, Arab Attitudes To Israel, (Jerusalem: Israel
Universities Press, 1972), p. 364.
[31] Falastin a-Thaura, (Marzo
1976).
[32] "Dayr Yasin," Bir Zeit University.
[33]
Dan Kurzman, Genesis 1948, (OH: New American Library, Inc., 1970), p.
141.
[34] Menachem Begin, The Revolt, (NY: Nash Publishing, 1977),
pp.
xx-xxi, 162-163.
[35] Vedansi ad esempio:
Amos
Perlmutter, The Life and Times of Menachem Begin, (NY:
Doubleday,1987), p. 214;J. Bowyer Bell, Terror Out Of Zion, (NY: St.
Martin's Press, 1977), p.292-96; Kurzman, p. 142.
[36] Uri
Milstein, History of Israel's War of Independence. Vol. IV,(Lanham:
University Press of America. 1999), p. 262.
[37] Milstein, p.
262.
[38] Kurzman, p. 148.
[39] Sharif Kanaana and Nihad
Zitawi, "Deir Yassin," Monograph No. 4,Destroyed
Palestinian Villages Documentation Project, (Bir Zeit:
Documentation
Center of Bir Zeit University, 1987), p. 55.
[40] Sharif Kanaana,
"Reinterpreting Deir Yassin," Bir Zeit University,(Aprile
1998).
[41] Milstein, p. 267
[42] Rami Nashashibi, "Dayr
Yasin," Bir Zeit University , (Giugno 1996).
[43]
Testimonianza di Yehoshua Gorodenchik negli Archivi Jabotinsky.
[44]
Milstein, p. 276.
[45] "Israel and the Arabs: The 50 Year
Conflict," BBC.
[46] Sachar, p. 335.
[47] Schechtman, p.
268.
[48] Prittie in Curtis, pp. 66-67.
[49] New York Times,
(17 Luglio 1949).
[50] Telegraph(Beirut) Agosto 1948)quoted in
Schechtmanp.210-211.
[51] Jerusalem Post, (26 Gennaio 1989).
[52]
Rapporto della Commission di Conciliazione sulla
Palestina,
Supplemento 18 ai verbali ufficiali della Sesta
Sessione dell'Assemblea (A/1985 [sic!]), citati in: Pablo Azcarate,
Mission in Palestine 1948-1952, (DC: Middle East Institute, 1966), p.
177.
[53] Moshe Sharett, "Israel's Position and Problems,"
Middle Eastern Affairs, (Maggio 1952), p. 136.
[54] Il giornale
libanese Al Said, (6 Aprile 1950), citato in Prittie in Curtis, p.
69.
[55] The Writings of Benjamin Franklin, (NY: The Macmillan
Company,1905), p. 626.
[56] UNRWA, (situazione al Giugno
2001).
[57] Rapporto del Commissario Generale dell'Agenzia delle
Nazioni Unite per i Sussidi ed i Lavori per i Profughi Palestinesi
nel Vicino Oriente, 1 Luglio 2000-30 Giugno 2001.
[58] Discorso al
Parlamento, 24 Aprile 1950, Abdallah memoirs, p. 13; Aaron Miller,
The Arab States and the Palestine Question, (DC: Center for Strategic
and International Studies, 1986), p. 29.
[59] Leibler, p. 48.
[60]
Prittie in Curtis, p. 55.
[61]
UNRWA.
[62] Musa Alami, "The Lesson of Palestine,"
Middle East Journal,
(October 1949), p. 386.
[63] UNRWA.
[64]
Schechtman, p. 220.
[65] Articolo di fondo del Des Moines
Register, (16 Gennaio 1952).
[66] Jerusalem Report, (26 Marzo
2001).
[67] Articolo di fondo del New York Times, (14 Maggio
1967).
[68] Leibler, p. 45.
[69] Rapporti annuali dell'UNRWA:(1
Luglio 1966 - 30 Giugno 1967), pp. 11-19;(1 Luglio 1967 - 30 Giugno
1968), pp. 4-10;(1 Luglio 1968 - 30 Giugno 1969), p. 6;(1 Luglio 1971
- 30 Giugno 1972),p.3.
[70] Maurice Roumani, The Case of the Jews
from Arab Countries: A
Neglected Issue, (Tel Aviv: World
Organization of Jews from Arab
Countries, 1977), p. 34.
[71]
Paul McCann, lettera al direttore di The Weekly Standard, (28
Maggio
2002).
[72] Isabel Kershner, "The Refugees'Choice?,"Jerusalem
Report, (12
Agosto 2002), p. 24.
[73] David Tell, risposta a
McCann, The Weekly Standard, (28 Maggio2002).
Il
trattamento degli Ebrei nei paesi arabo/islamici,
di Mitchell G.Bard
Miti
da confutare
17.a.
"Gli arabi non possono essere antisemiti essendo semiti
essi
stessi"
17.b.
"Le moderne nazioni arabe sono solo anti-israeliane e non sono
mai
state
anti-ebraiche"
17.c.
"Gli Ebrei vissuti nei paesi islamici furono
trattati
correttamente
dagli arabi"
17.d.
"Essendo 'Popolo del Libro', Ebrei e cristiani sono protetti
dalla
legge
islamica"
17.e.
"Le scuole musulmane negli Stati Uniti insegnano la tolleranza
nei
confronti
dell'Ebraismo e delle altre fedi, e promuovono la coesistenza
con
Israele"
17.f.
La situazione attuale
[I
miti in dettaglio]
17.a.
MITO
"Gli
arabi non possono essere antisemiti essendo semiti essi
stessi"
17.a.
FATTI
Il
termine "antisemita" fu coniato in Germania nel 1879 da
Wilhelm Marr
per
riferirsi alle manifestazioni anti-ebraiche del periodo e per dare
un
nome più scientifico all'ostilità nei confronti degli
Ebrei.[1]
"Antisemitismo"
è stato accettato ed inteso come vocabolo per
indicare
l'avversione
al popolo ebraico. I dizionari definiscono il termine come
"Teoria,
azione o pratica volta contro gli Ebrei" e "Ostilità
contro gli
Ebrei
come gruppo religioso o razziale, spesso accompagnata
da
discriminazione
sociale, economica e politica" [2]
La
pretesa che gli arabi in quanto "semiti" non possano
essere
antisemiti
è una distorsione semantica che ignora la realtà
delle
discriminazioni
e delle ostilità contro gli Ebrei.
Gli
arabi, come ogni altro popolo, possono infatti essere
antisemiti.
17.a.
LA FRASE CELEBRE:
"Il
mondo arabo è l'ultimo bastione di un antisemitismo
sfrenato,
sfrontato,
aperto e inconcepibile. I miti Hitleriani vengono pubblicati
sulla
stampa popolare come verità incontrovertibili. L'Olocausto
viene
minimizzato
o negato... E' difficile immaginare come il mondo arabo
possa
mai giungere ad accordi con Israele quando gli Israeliani
stessi
vengono
ritratti come l'incarnazione del diavolo"
Opinionista
Richard Cohen
Washington
Post (30 Ottobre 2001)
17.b.
MITO
"Le
moderne nazioni arabe sono solo anti-israeliane e non sono mai
state
anti-ebraiche"
17.b.
FATTI
I
leader arabi hanno ripetutamente esplicitato la propria ostilità
nei
confronti
degli Ebrei e dell'ebraismo.
Ad
esempio, il 23 Novembre 1937, il re dell'Arabia Saudita Ibn
Saud
disse
al Colonnello britannico H.R.P. Dickson: "Il nostro odio per
gli
Ebrei
ha le sue radici nella condanna di Dio nei loro confronti per
la
persecuzione
e il rifiuto di Isa (Gesù) e il conseguente rifiuto del
Suo
Profeta
prescelto". Aggiunse anche "che per un musulmano uccidere
un
ebreo,
o essere ucciso da un ebreo assicura l'ingresso immediato in
paradiso
presso la venerabile presenza di Dio Onnipotente" [3]
Allorché
Hitler introdusse le leggi razziali di Norimberga nel 1935,
ricevette
dei telegrammi di congratulazioni da parte di tutti gli angoli
del
mondo arabo.
In
seguito, durante la guerra, uno dei suoi maggiori sostenitori fu
il
Muftì
di Gerusalemme.
Agli
Ebrei non fu mai consentito di vivere in Giordania. La legge
civile
N.6,
che vigeva nella Cisgiordania occupata dalla Giordania,
afferma
chiaramente:
"Chiunque sarà considerato un suddito Giordano
purché
questi
non sia Ebreo" [5]
I
paesi arabi si dedicarono a ciò fino ad educare nelle scuole i
bambini
all'odio
verso gli Ebrei. Il ministro siriano dell'educazione scrisse
nel
1968: "L'odio con cui indottriniamo le menti dei nostri figli
fin
dalla
loro nascita è sacro " [6]
Dopo
la guerra dei sei giorni nel 1967, gli Israeliani trovarono dei
testi
pubblici scolastici utilizzati per educare i bambini arabi
nella
Cisgiordania.
Erano farciti di ritratti razzisti e odiosi nei confronti
degli
Ebrei:
"Gli
Ebrei sono disseminati alla fine del mondo, dove vivono esiliati
e
disprezzati,
essendo per loro natura vili, avidi e nemici dell'umanità;
per
loro natura sono stati tentati di rubare una terra come asilo per
le
loro
disgrazie" [7]
"Analizza
le seguenti frasi:
1.
Il mercante viaggiò attraverso il continente africano.
2.
Espelleremo tutti gli Ebrei dai paesi arabi" [8]
"Gli
Ebrei del nostro tempo sono discendenti degli Ebrei che
recarono
danno
al profeta Maometto. Lo tradirono e ruppero il patto con lui e
si
unirono
ai suoi nemici per combatterlo" [9]
"Gli
Ebrei in Europa furono perseguitati e disprezzati a causa della
loro
corruzione, cattiveria e falsità" [10]
Un
manuale del 1977 per gli insegnanti della prima classe
elementare
utilizzato
nella Cisgiordania istruisce gli educatori ad "impiantare
nell'anima
degli scolari la regola dell' Islam secondo la quale se i
nemici
occupassero anche un solo centimetro delle terre islamiche, il
jihad
(guerra santa) diverrebbe un imperativo per ogni musulmano".
Aggiunge
anche che gli Ebrei complottarono per l'assassinio di Maometto
quando
era un bambino. Un altro testo giordano, un libro di sociologia
del
1982, afferma che Israele ordinò il massacro dei palestinesi
di
Sabra
e Chatila durante la guerra in Libano, ma non menziona che gli
Arabi
Cristiani furono coloro che lo perpetrarono. [11]
17.b.
LA FRASE CELEBRE
“Abbiamo
trovato libri con brani così antisemiti che, se
fossero
pubblicati
in Europa, i loro editori sarebbero denunciati in base alle
normative
antirazziste.”
Francois
Zimeray, avvocato francese e membro del Parlamento
europeo
(commentando
i testi Palestinesi, siriani ed Egiziani)
Jerusalem
Post (16 Ottobre 2001)
Secondo
uno studio dei testi siriani, "il sistema educativo
siriano
espande
l'odio per Israele e il Sionismo a un antisemitismo diretto
verso
tutti gli Ebrei. Questo antisemitismo evoca antichi temi islamici
che
descrivono l'immutata e infida natura degli Ebrei". La
sua
inevitabile
conclusione è che gli Ebrei devono essere annullati."
[12]
Per
citare un esempio, un libro di testo dell’undicesima classe
afferma
che
gli Ebrei odiavano i musulmani ed erano guidati dall'invidia
per
incitare
l'ostilità verso di loro:
Gli
Ebrei non risparmiano alcuna energia per ingannarci, negare il
nostro
profeta, esortare contro di noi, e distorcere le sacre
scritture.
Gli
Ebrei cooperano con i politeisti e gli infedeli contro i
musulmani
perché
sanno che l'Islam rivela i loro modi prepotenti e le
loro
caratteristiche
abiette. [13]
Una
traduzione in arabo del Mein Kampf di Adolf Hitler fu distribuita
a
Gerusalemme
est e nei territori controllati dall'autorità palestinese
e
divenne
un bestseller. [14]
Di
quando in quando l'antisemitismo arabo è affiorato alle
Nazioni
Unite.
Nel marzo 1991, ad esempio, un delegato siriano alla commissione
per
i diritti umani delle Nazioni Unite lesse un discorso
raccomandando
che
i membri della commissione leggessero un "libro di valore"
chiamato
le
“Matzot di Sion”, scritto dal ministro della difesa
siriano Mustafa
Tlas.
Il libro giustifica le accuse di omicidi rituali nei confronti
degli
Ebrei nel libello " Accusa del Sangue di Damasco" del 1840.
[15]
(Con
la frase accusa del sangue ci si riferisce all'accusa secondo cui
gli
Ebrei uccidono i bambini cristiani per utilizzarne il sangue al
fine
di
preparare il pane azzimo per la Pasqua ebraica)
Re
Faisal dell'Arabia Saudita espresse una calunnia simile in
un
intervista
nel 1972:
Israele
ha avuto sin dai tempi antichi intenzioni maligne. Il suo
obiettivo
è la distruzione di tutte le altre religioni...
Essi
considerano
le altre religioni inferiori alla propria e le altre genti
inferiori
al loro livello. Per quanto riguarda la vendetta - hanno un
giorno
stabilito in cui mischiano il sangue dei non Ebrei nel loro pane
e
lo mangiano. E' accaduto che due anni fa, mentre ero in viaggio
a
Parigi,
la polizia scoprì cinque bambini assassinati. Il loro sangue
era
stato
drenato, e fu scoperto che alcuni Ebrei li avevano uccisi
per
prenderne
il sangue e mischiarlo con il pane che mangiano nel giorno
suddetto.
Questo mostra quale sia la portata del loro odio e della
loro
cattiveria
nei confronti dei non Ebrei. [16]
L'11
novembre 1999 durante un'apparizione con la First Lady Hillary
Rodham
Clinton, Suha Arafat, moglie del presidente dell'Autorità
Palestinese
Yasser Arafat, affermò: " Il nostro popolo è stato
oggetto
di
un uso quotidiano ed estensivo di gas velenosi da parte delle
forze
armate
Israeliane, che ha portato ad un incremento nei casi di cancro
fra
le donne e i bambini". Simili speciose affermazioni furono fatte
da
altri
ufficiali palestinesi. [17]
La
stampa arabo/musulmana, che è controllata quasi esclusivamente
dai
governi
delle nazioni Mediorientali, pubblica regolarmente articoli
e
vignette
antisemite. Oggi, è comune trovare in Egitto
pubblicazioni
antisemite.
Ad esempio l'establishment del giornale Al-Ahram ha
pubblicato
un articolo che dava uno sfondo storico alla tradizione
dell'utilizzo
del sangue, accusando Israele di usare al giorno d'oggi il
sangue
dei bambini palestinesi per cucinare il pane azzimo. [18]
Articoli
antisemiti appaiono regolarmente anche sulla stampa in
Giordania
e in Siria. Molti degli attacchi riguardano la
negazione
dell'Olocausto
e il suo sfruttamente da parte del Sionismo, e il
confronto
fra Sionismo ed Israele col nazismo.
Nel
novembre 2001 uno sketch satirico, andato in onda sul più
popolare
canale
televisivo arabo, che rappresentava un personaggio, inteso
essere
come
Ariel Sharon, mentre beveva il sangue dei bambini arabi ed un
Ebreo
Ortodosso,
di aspetto grottesco, che lo osservava. La televisione di Abu
Dhabi
inoltre mandò in onda uno sketch in cui Dracula appare per
mordere
Sharon,
ma muore poiché il sangue di Sharon è avvelenato. Le
proteste
per
il fatto che questi show erano antisemiti sono state ignorate
dalle
reti
televisive. [19]
I
media dell'Autorità Palestinese hanno anche ospitato
materiale
antisemita
ed incitatorio. Un venerdì un sermone nella moschea di
Zayed
bin
Sultan Aal Nahyan a Gaza che incitava all'assassinio di tutti
gli
Ebrei
e gli Americani, fu messo in onda dal vivo dalla
televisione
ufficiale
dell'Autorità Palestinese:
Non
abbiate pietà degli Ebrei, non importa dove siano, in
qualunque
paese.
Combatteteli, ovunque voi siate. Ovunque li incontriate,
uccideteli.
Ovunque voi siate, uccidete quegli Ebrei e quegli Americani
che
sono come loro e quelli che gli stanno a fianco; sono tutti
insieme
contro
gli arabi e i musulmani perché hanno stabilito Israele qui,
nel
cuore
pulsante del mondo arabo, in Palestina... [20]
Anche
le parole crociate palestinesi vengono usate per
delegittimare
Israele
e attaccare gli Ebrei, fornendo prove, ad esempio, suggerendo
che
la peculiarità ebraica è la falsità.
17.b.LA
FRASE CELEBRE
"Il
presidente siriano Bashar Assad ha offerto sabato [5 Maggio]
una
chiara,
se non vile, dimostrazione del perchè lui e il suo governo
sono
indegni
di rispetto e di buone relazioni con gli Stati Uniti o una
qualunque
altra nazione democratica. Salutando il Papa Giovanni Paolo II
a
Damasco, Assad ha lanciato un attacco sugli Ebrei che si
può
considerare
come il più crudo e ignorante discorso pronunciato prima
del
papa,
nelle due decadi di viaggi per il mondo effettuati dal papa
stesso.
Comparando le sofferenze dei palestinesi a quelle di Gesù
Cristo,
Assad ha affermato che gli Ebrei 'hanno tentato di uccidere
i
princìpi
di tutte le religioni con la stessa mentalità con cui
hanno
tradito
Gesù Cristo e nello stesso modo con cui hanno cercato di
tradire
e
uccidere il profeta Maometto'. Con quel discorso, il
presidente
siriano
ha disonorato sia il suo paese che il papa..."
Editoriale
del Washington Post (8 Maggio 2001)
17.c.
MITO
"Gli
Ebrei vissuti nei paesi islamici furono trattati correttamente
dagli
arabi"
17.c.
FATTI
Sebbene
le comunità ebraiche presenti nei paesi islamici siano
state
trattate
complessivamente meglio rispetto alle comunità presenti
nei
paesi
cristiani d’ Europa, agli Ebrei non furono
risparmiate
persecuzioni
ed umiliazioni fra gli arabi.
Come
scrisse lo storico Bernard Lewis della Princeton University:
"L'Età
d'Oro
di uguali diritti fu un mito, e la fiducia in esso fu il
risultato,
più che la causa, della comprensione ebraica per
l'Islam"
[22]
Maometto,
il fondatore dell' Islam si recò a Medina nel 622 d.C.
per
attrarre
dei seguaci verso la sua nuova fede. Quando gli Ebrei presenti
a
Medina si rifiutarono di riconoscere in Maometto il loro Profeta,
due
delle
maggiori tribù ebraiche furono espulse.
Nel
627 i seguaci di Maometto uccisero tra i 600 e i 900 uomini, e
si
spartirono
tra loro le donne e i bambini Ebrei sopravvissuti.
[23]
L'atteggiamento
musulmano nei confronti degli Ebrei si riflette in vari
versi
del Corano, il libro sacro della fede islamica. " Loro [i
figli
d'Israele]
furono consegnati all'umiliazione e alla miseria. Hanno
portato
la collera di Dio su di loro, e questo perché hanno negato
i
segni
di Dio e hanno ucciso i Suoi profeti ingiustamente e poiché
hanno
disobbedito
furono trasgressori" (Sura 2:61)
Secondo
il Corano, gli Ebrei tentano di introdurre la corruzione (5:64)
sono
sempre stati disobbedienti (5:78) e sono tutti nemici di Allah,
del
Profeta
e degli angeli (2:97-98)
Gli
Ebrei fuorono visti generalmente con disprezzo dai loro
vicini
musulmani;
una coesistenza pacifica tra i due gruppi implicava sempre
una
subordinazione ed una degradazione degli Ebrei. Nel nono secolo,
il
califfo
di Baghdad al-Mutawakkil istituì un cartellino giallo per
gli
Ebrei,
stabilendo così un precedente che sarebbe stato seguito
nei
secoli
a venire dalla Germania nazista.
In
diverse volte, Ebrei in terre musulmane vissero in relativa pace e
le
comunità
fiorirono culturalmente ed economicamente. La posizione degli
Ebrei
non era mai sicura, comunque, e i cambiamenti politici o il
clima
sociale
hanno spesso portato a persecuzioni, violenze e morte.
Allorché
si percepiva che gli Ebrei avevano raggiunto una posizione
troppo
onorevole nella società islamica, l'antisemitismo
riaffiorava,
spesso
con risultati devastanti. Il 30 dicembre 1066, Joseph HaNagid,
un
visir
Ebreo di Granada, in Spagna, fu crocefisso da una folla di arabi
che
procedeva per radere al suolo il quartiere ebraico della città
e per
trucidarne
i suoi 5000 abitanti.
La
rivolta fu incitata dai predicatori musulmani che si
opponevano
rabbiosamente
a ciò che vedevano come un eccessivo potere
politico
ebraico.
Similmente,
nel 1465, nella città di Fez, una moltitudine di
arabi
massacrò
migliaia di Ebrei lasciandone solo 11 vivi, a seguito del fatto
che
un rappresentante Ebreo del visir aveva trattato una donna
musulmana
in
un "modo offensivo". Gli assassinii seguirono una simile
ondata in
tutto
il Marocco. [25]
Altri
omicidi di massa di Ebrei in terre arabe si verificarono
nell'ottavo
secolo in Marocco, mentre intere comunità venivano
annientate
dal sovrano Musulmano Idris I; nel Nord Africa nel 12mo
secolo,
dove gli Almohad convertirono forzatamente o decimarono
diverse
comunità;
in Libia nel 1785, dove Ali Burzi Pasha uccise centinaia di
Ebrei;
in Algeria dove gli Ebrei furono massacrati nel 1805, 1815 e
nel
1830;
e a Marrakesh, in Marocco, dove più di 300 Ebrei furono uccisi
tra
il
1864 e il 1880. [26]
Decreti
che ordinavano la distruzione di sinagoghe furono emessi in
Egitto
e Siria (1014, 1293-4,1301-2), Iraq (854-859,1344) e Yemen
(1676).
Nonostante la proibizione coranica, gli Ebrei erano costretti
a
convertirsi
all'Islam o ad affrontare la morte nello Yemen (1165 e
1678),
in Marocco (1275, 1465 e 1790-02) e a Baghdad (1333 e 1344) [27]
La
situazione degli Ebrei nelle terre arabe toccò il fondo nel
19mo
secolo.
Gli Ebrei nella maggior parte del Nord Africa (inclusi
Algeria,
Tunisia,
Egitto, Libia e Marocco) erano costretti a vivere nei ghetti.
In
Marocco, il quale ospitava la più grande comunità
ebraica della
diaspora
islamica, gli Ebrei erano costretti a camminare scalzi o ad
indossare
scarpe di paglia fuori dal ghetto. Anche i bambini
musulmani
partecipavano
all'umiliazione degli Ebrei, tirando loro pietre o
insultandoli
in altri modi. La frequenza della violenza antiebraica
crebbe,
e molti ebrei furono giustiziati per accuse di eresia. Le accuse
di
omicidio rituale contro gli Ebrei divennero un luogo
comune
nell'impero
ottomano. [28]
Come
scrisse l'eminente orientalista G.E. von Grunebaum:
"Non
sarebbe difficile mettere insieme un numero significativo di nomi
di
Ebrei, sudditi o cittadini, dell'area islamica che hanno
raggiunto
cariche
di alto rango, il potere, una grande influenza economica, un
successo
intellettuale significativo e riconosciuto; e lo stesso si
potrebbe
fare per i cristiani. Ma non sarebbe difficile anche compilare
una
lunga lista di persecuzioni, confische arbitrarie, tentativi
di
conversioni
forzate o pogrom" [29]
Il
pericolo per gli Ebrei divenne maggiore quando ci fu un
confronto
alle
Nazioni Unite. Il delegato siriano, Faris el-Khouri, avvertì:
"A
meno
che il problema palestinese sia risolto, noi avremo difficoltà
nel
proteggere
e salvaguardare gli Ebrei nel mondo arabo" [30]
Più
di mille Ebrei furono uccisi durante le rivolte antiebraiche del
1940
in Iraq, Libia, Egitto, Siria e Yemen. [31]
Tutto
ciò contribuì ad innescare un esodo di massa degli
Ebrei dai paesi
arabi.
17.d.
MITO
"Essendo
'Popolo del Libro', Ebrei e cristiani sono protetti dalla
legge
islamica"
FATTI
Questo
argomento ha le sue radici nel concetto tradizionale di
"dhimma"
(decreto
di protezione), che fu esteso dai conquistatori musulmani
ai
cristiani
e agli ebrei in cambio della loro subordinazione ai
musulmani.
Eppure,
come osservò l'esperto francese Jacques Ellul:
"Bisogna
chiedersi:
'protetti da chi'? quando lo 'straniero' vive nei paesi
arabi,
la risposta può essere solo questa: dai musulmani stessi"
[32]
Le
persone soggette al dominio musulmano dovevano scegliere tra la
morte
e
la conversione, ma agli Ebrei e ai Cristiani, che seguivano
le
Scritture,
era generalmente permesso di praticare la loro fede essendo
"dhimmi"
(persone protette).
Questa
"protezione" serviva a poco, comunque, per assicurare agli
ebrei
e
ai cristiani di essere trattati in modo corretto dai musulmani.
Al
contrario,
l'aspetto essenziale della "dhimma" era che,
essendo
infedele,
doveva riconoscere apertamente la superiorità del
vero
credente,
il musulmano.
Durante
i primi anni della conquista islamica, il "tributo" (o
jizya),
pagato
come una tassa annuale, simboleggiva la subordinazione del
"dhimmi"
[33]
In
seguito, lo stato di inferiorità di ebrei e cristiani fu
rinforzato
tramite
una serie di norme che regolavano il comportamento del "dhimmi".
Ai
"dhimmi", pena la morte, era probito deridere o criticare
il Corano,
l'Islam
o Maometto, fare proselitismo fra musulmani, o toccare una
donna
musulmana
(sebben un uomo musulmano potesse prendere in moglie una donna
non
musulmana)
I
"dhimmi" erano esclusi dal servizio pubblico e dal servizio
militare,
e
gli era proibito produrre armi. Non gli era permesso cavalcare
cavalli
o
cammelli, costruire sinagoghe e chiese più alte delle
moschee,
costruire
case più alte di quelle dei musulmani o bere vino in
pubblico.
Erano
costretti a indossare abiti che li distinguessero e non gli
era
permesso
pregare o lamentarsi a voce alta - poiché avrebbero
potuto
offendere
in questo modo i musulmani.
I
"dhimmi" dovevano mostrare anche una pubblica deferenza nei
confronti
dei
musulmani, ad esempio, cedendogli sempre il centro della strada.
Il
"dhimmi" non poteva testimoniare in tribunale contro un
musulmano e
il
suo giuramento sarebbe stato inaccettabile in una corte islamica.
Per
difendersi
il dhimmi doveva acquistare un testimone musulmano con grandi
spese.
Questo lasciava il dhimmi con esigue risorse legali quando
veniva
danneggiato
da un musulmano.
Nel
20mo secolo, lo stato di dhimmi nelle terre musulmane non
migliorò
significativamente.
Il vice console britannico a Mosul, H.E.W. Young
scrisse
nel 1909:
Il
comportamento dei musulmani verso ebrei e cristiani è come
quello del
padrone
nei confronti degli schiavi, che li tratta con una certa
tolleranza
signorile finché mantengono il loro posto. Un qualunque
segno
di
pretesa di uguaglianza viene prontamente represso. [35]
17.e.
MITO
"Le
scuole musulmane negli Stati Uniti insegnano la tolleranza
nei
confronti
dell'Ebraismo e delle altre fedi, e promuovono la coesistenza
con
Israele"
17.e.
FATTI
Mentre
si sa molto bene che le scuole dei paesi arabi ed
islamici
indottrinano
i propri studenti con l'odio verso gli Ebrei ed Israele, si
è
scoperto solo di recente che insegnamenti analoghi sono
prevalenti
anche
negli Stati Uniti.
Le
scuole islamiche in Virgina, ad esempio, hanno mappe del
Medio
Oriente
in cui lo stato d'Israele non è presente. Su una mappa,
Israele
è
stato annerito e sostituito con la "Palestina" . Un libro
per
insegnanti
dell’11ma classe spiega che uno dei segnali del Giorno
del
Giudizio
sarà quello in cui i musulmani combatteranno e uccideranno
gli
Ebrei,
che si nasconderanno dietro gli alberi i quali diranno "Oh
musulmano,
oh servo di Dio, qui c'è un Ebreo che si nasconde dietro
di
me,
vieni ed uccidilo" [36]
Gli
attacchi non sono solo volti contro gli Ebrei ma anche contro
i
cristiani.
Agli studenti viene insegnato ad esempio che il Giorno del
Giudizio
non arriverà finché Gesù Cristo non tornerà
sulla Terra,
romperà
la croce, e convertirà chiunque all'Islam.
Alle
scuole private è legalmente consentito di insegnare qualunque
cosa
vogliano
finché incontrano i requisiti dello Stato.
Una
fondazione musulmana a Los Angeles insinuò punti di vista
simili
intrisi
di odio nelle scuole pubbliche. La fondazione Omar Ibn Khattab
donò
300 copie di una traduzione del corano contenente delle note a piè
di
pagina che descrivevano gli ebrei come "arroganti" e come
"persone
senza
fede" [37].
Dopo
la scoperta di questi brani antisemiti il libro fu rimosso.
17.f.
LA SITUAZIONE ATTUALE
1..
Gli Ebrei in Algeria
1948
Popolazione ebraica: 140.000
2001:
Meno di 100
Gli
insediamenti ebraici al giorno d'oggi in Algeria possono
essere
ricondotti
ai primi secoli dell'Era Volgare.
Nel
14mo secolo, con il deterioramento delle condizioni in Spagna,
molti
Ebrei
spagnoli emigrarono in Algeria.
Fra
loro era presente un certo numero di scolari eminenti, inclusi
Rav
Yitzchak
ben Sheshet Perfet (il Ribash) e Rav Shimon ben Zemah Duran
(il
Rashbatz).
A
seguito dell'occupazione francese del paese nel 1830, gli
Ebrei
adottarono
gradualmente la cultura francese e gli fu garantita la
cittadinanza
francese. [1]
Nel
1934, i musulmani, incitati dagli eventi della Germania
nazista,
imperversarono
a Constantine uccidendo 25 Ebrei e ferendone molti altri.
Dopo
aver ottenuto l'indipendenza nel 1962, il governo algerino
perseguitò
la comunità ebraica, privando gli Ebrei dei loro
diritti
economici.
Come
risultato, quasi 130.000 Ebrei algerini immigrarono in Francia.
Dal
1948,
25.681 Ebrei algerini sono immigrati in Israele.
La
maggioranza degli Ebrei rimasti vive ad Algeri, ma ci sono
anche
singoli
Ebrei presenti ad Oran e Blida. Gli Ebrei praticano liberamente
la
loto religione, e i capi delle comunità ebraiche sono inclusi
nelle
cerimonie
di stato. Non c'è un rabbino presente. [2]
Nel
1994, il Gruppo Islamico Armato, terrorista, ha dichiarato la
sua
intenzione
di eliminare gli Ebrei dall'Algeria, ma, finora, non è
stato
riportato
alcun attacco.
Seguendo
le comunicazioni, molti Ebrei lasciarono l'Algeria e le
rimanenti
sinagoghe furono abbandonate. [4] Tutte le altre sinagoghe
erano
state prese per utilizzarle come moschee.
Note:
1.
World Jewish Congress, Jewish Communities of the World.
2.
Country Reports on Human Rights Practices for 1991, (DC:
Department
of
State, 1992), p. 1339.
3.
U.S. State Department Report on Human Rights Practices for 1997.
4.
U.S. Department of State, 2000 Annual Report on
International
Religious
Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,and Labor
Washington, DC, September 5, 2000.
2..
Gli Ebrei in Egitto1948 Popolazione ebraica: 75.000 2001: 100 [1]Tra
il giugno e il novembre 1948, le bombe fatte esplodere
nel quartiere
ebraico
del Cairo uccisero più di 70 Ebrei, e ferendone quasi
200.[2]Nel 1956, il governo egiziano, utilizzò la campagna del
Sinai come un
pretesto
per espellere quasi 25.000 Ebrei egiziani e confiscarne le proprietà.
Oltre 1.000 Ebrei furono mandati in prigione e in campi di
prigionia.
Il 23 novembre 1956 un decreto firmato dal ministero degli affari
religiosi, declamata nelle moschee in tutto l'Egitto, dichiarava che
"tutti gli Ebrei sono sionisti e nemici dello stato", e
prometteva che sarebbero stati presto espulsi.
A
migliaia di Ebrei fu ordinato di abbandonare il paese. Gli fu
concesso di portare via con loro solamente una valigia e una esigua
somma di denaro, e furono obbligati a firmare dichiarazioni in cui
"donavano" le loro proprietà al governo egiziano.
Osservatori stranieri riportarono che i membri delle famiglie
ebraiche venivano presi come ostaggi, apparentemente per assicurare
che le persone costrette a partire non avrebbero in seguito
testimoniato contro il governo egiziano. [3] Quando scoppiò la
guerra nel 1967, le case ebraiche e le varie proprietà
furono
confiscate. L'atteggiamento dell'Egitto nei confronti degli Ebrei in
quel tempo si rifletteva nel trattamento riservato agli ex-
nazisti.
A
centinaia di loro fu consentito risiedere in Egitto ed
ottenere
collocazioni
all'interno del governo.
Il
capo della Gestapo, Leopold Gleim (il quale fu condannato a morte
in
contumacia),
controllava la polizia segreta egiziana.
Nel
1979, la comunità ebraica egiziana fu la prima, nel mondo
arabo, a
stabilire
un contatto ufficiale con Israele.
Israele
ora ha un ambasciata al Cairo e un consolato generale ad
Alessandria.
Al giorno d'oggi, ai pochi Ebrei rimasti è
consentito
praticare
l'ebraismo senza alcune restrizione o persecuzione.
Shaar
Hashamayim è l'unica sinagoga attiva al Cairo. Delle
diverse
sinagoghe
presenti ad Alessandria, solo la Eliahu Hanabi è aperta per
la
pratica
del culto [4]
L'antisemitismo
nella stampa egiziana si trova soprattutto, ma non solo,
nella
stampa non ufficiale dei partiti all'opposizione. Il governo
ha
condannato
l'antisemitismo e ha raccomandato i giornalisti e i
vignettisti
ad evitare contenuti antisemiti. Non ci sono stati
incidenti
antisemiti
indirizzati nei confronti dell'esigua comunità ebraica
negli
ultimi
anni. [5].
Durante
il settembre del 2002 si diede avvio alla costruzione di un
ponte
autostradale attraverso l'antico cimitero di Basatin al Cairo.
I
fondi
e la cooperazione sono stati forniti dal Ministero egiziano per
l’
edilizia
abitativa ed un gruppo ebraico ultra-ortodosso americano,
Athra
Kadisha.
I piani non recheranno danni ad alcuna tomba e rispetteranno le
leggi
ebraiche concernenti i cimiteri.
L'antisemitismo
è dilagante nella stampa di regime, ed è aumentato nel
tardo 2000 e nel 2001 a seguito dello scoppio delle violenze in
Israele e nei territori.
Nell'aprile
2001, l'opinionista Ahmed Ragheb, rimpianse il fallimento di
Hitler
nella conclusione del lavoro di annientamento degli Ebrei. Nel maggio
2001, un articolo apparso su Al-Akhbar attaccò gli europei e
gli americani per aver creduto nel finto Olocausto.[6]
Note
1.
David Singer, Ed. American Jewish Year Book 2001. NY: American Jewish
Committee, 2001.
2.
Howard Sachar, A History of Israel, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p.
401.
3.
AP, (November 26, 1956); New York World Telegram, (November
29,
1956).
4.
Jewish Communities of the World.
5.
U.S. Department of State, 2000 Annual Report on
International
Religious
Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,
and
Labor Washington, DC, (September 5, 2000).
6.
U.S. Department of State, 2001 Annual Report on
International
Religious
Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,
and
Labor Washington, DC, (October 26, 2001).3.. Gli Ebrei in Iran
1948
Popolazione ebraica: 100.000 2001: 11.500 [1]
La
comunità ebraica di Persia, il moderno Iran, è una
delle più vecchie ella Diaspora, e le sue radici storiche
risalgono al sesto secolo a.C. ,nel periodo del Primo Tempio.
La
storia nel periodo pre-islamico è intrecciata con quella degli
Ebrei
e
dei vicini babilonesi. Ciro. il primo della dinastia degli
archemidi,
conquistò
Babilonia nel 539 d.C. e permise agli Ebrei esuli di ritornare
nella
Terra d'Israele, portando a termine il Primo Esilio. Le
colonie
ebraiche
erano diffuse dai centri in Babilonia alle province persiane,
fino
a città quali Hamadan e Susa. I libri Ester, Ezra, Nehemiah
e
Daniel
danno una descrizione ottimale delle relazioni intercorse fra
gli
Ebrei
e la corte degli achemenidi a Susa.
Sotto
la dinastia sassanide (226-642 d.C.), la popolazione ebraica
in
Persia
crebbe considerevolmente e si diffuse in tutta la regione;
nonostante
ciò, gli Ebrei soffrirono oppressioni e
persecuzioni
intermittenti.
L'invasione degli arabi musulmani nel 642 d.C. mise
fine
all'indipendenza
della Persia, instaurò l'Islam come religione di stato
ed
ebbe un profondo impatto sugli Ebrei cambiandone il loro
stato
sociopolitico.
Durante
tutto il 19mo secolo, gli Ebrei furono perseguitati e
discriminati.
Alcune volte intere comunità furono forzate a
convertirsi.
Durante
il 19mo secolo, ci fu una considerevole emigrazione verso la
terra
d'Israele, e il movimento sionista si diffuse in tutta
la
comunità.
Sotto
la dinastia Palhevi, stabilitasi nel 1925, il paese fu
secolarizzato
e orientato verso l'Occidente. Questo portò un
enorme
beneficio
per gli Ebrei, i quali furono emancipati ed ebbero un
ruolo
importante
nella vita economica e culturale.
Nell'era
della rivoluzione islamica nel 1979, in Iran vivevano 80.000
Ebrei.
Alla nascita della sommossa, decine di migliaia di
Ebrei,
specialmente
i più abbienti, lasciarono il paese, abbandonando
vaste
quantità
di beni.
Il
Concilio della comunità ebraica, stabilito dopo la seconda
guerra
mondiale,
è l'organo rappresentativo della comunità. Gli Ebrei
hanno
anche
un parlamento rappresentativo, obbligato per legge a supportare
la
politica
estera iraniana e la sua posizione antisionista.
Nonostante
la distinzione ufficiale fra "Ebrei", "Sionisti"
ed
"Israele",
l'accusa più comune verso gli Ebrei è quella di
mantenere i
rapporti
coi sionisti. La comunità ebraica gode di libertà
religiosa ma
deve
spesso affrontare il sospetto costante di cooperare con lo
stato
sionista
e con l' "America imperialista" - attività entrambe
punibili
con
la pena di morte.
Gli
Ebrei che richiedono un passaporto per viaggiare all'estero
devono
farlo
presso un ufficio speciale e vengono immediatamente posti
sotto
sorveglianza.
Il governo non consente in genere di viaggiare all'estero
a
tutti i membri di una famiglia contemporaneamente, per
evitare
l'emigrazione
ebraica. Ancora, gli Ebrei vivono sotto lo stato di
dhimmi,
con le conseguenti restrizioni imposte sulle minoranze
religiose.
I
leader Ebrei temono le rappresaglie di governo in conseguenza di
un
eventuale
messa in evidenza del maltrattamento ufficiale nei confronti
della
loro comunità.
I
media ufficiali iraniani, controllati dal governo, fanno
spesso
propaganda
antisemita. Un primo esempio di ciò è la pubblicazione
del
Protocollo
dei Savi di Sion, un noto falso della propaganda zarista, nel
1994
e nel 1999. [2]
Gli
Ebrei subiscono inoltre vari gradi di discriminazione
ufficialmente
sancita,
in particolare nel settore dell'impiego, dell'educazione e
nelle
agevolazioni pubbliche.[3]
L'islamizzazione
del paese ha portato a un controllo ferrato le
istituzioni
educative ebraiche. Prima della rivoluzione erano circa 20
le
scuole ebraiche attive nel paese. Negli anni recenti, la
maggior
parte
di esse, sono state chiuse.
Nelle
restanti scuole, i presidi Ebrei sono stati sostituiti con
dei
musulmani.
A Teheran sono ancora presenti tre scuole in cui gli Ebrei
formano
la maggioranza.
Il
programma di studi è islamico, il persiano proibito essendo
una
lingua
usata nell'istruzione per l'educazione ebraica.
Lezioni
speciali d'ebraico vengono impartite di venerdì
dall'organizzazione
ortodossa Otzar ha-Torah, responsabile
dell'educazione
religiosa ebraica. Ci sono tre sinagoghe a Teheran, ma
dal
1994, non ci sono rabbini in Iran, e il bet din è inattivo.
[4]
A
seguito del rovesciamento dello scià e della dichiarazione di
uno
stato
islamico nel 1979, l'Iran interruppe le relazioni con Israele.
Il
paese
ha in seguito supportato diverse organizzazioni terroristiche il
cui
obiettivo erano gli Ebrei e gli Israeliani, in particolare
gli
Hezbollah,
presenti in Libano.
Nonostante
cioè la comunità ebraica in Iran è una delle più
grandi del
medio-oriente
eccezion fatta per Israele.
Alla
vigilia della Pasqua ebraica del 1999, 13 Ebrei da Shiran e
Isfahan,
nel sud dell'Iran, furono arrestati e accusati di spionaggio
per
Israele e gli Stati Uniti. Tra gli arrestati, erano presenti
un
rabbino,
un macellaio rituale ed alcuni insegnanti. Nel settembre
2000,una
corte d'appello iraniana appoggiò la decisione di
imprigionare
dieci
dei tredici ebrei accusati di spionaggio con Israele.
Nelle
corti d'appello, dieci degli accusati furono riconosciuti
colpevoli
di cooperare con Israele e furono condannati alla prigione per
un
periodo fra i due e i nove anni. Tre degli accusati furono
reputati
innocenti
nel primo processo. [5]. Nel marzo 2001, uno degli Ebrei
imprigionati
fu rilasciato, un secondo fu liberato nel gennaio 2002, i
restanti
otto furono liberati nel tardo ottobre 2002.
Gli
ultimi cinque furono apparentemente rilasciati in
libertà
condizionata,
lasciandoli nella possibilità di essere nuovamente
arrestati
in futuro.
Secondo
quanto riferito, altri tre furono perdonati dal leader
supremo
iraniano,
l'Ayatollah Ali Khamenei. [6]
Almeno
13 Ebrei sono stati giustiziati in Iran dall'inizio della
rivoluzione
islamica 19 anni fa, la maggior parte di loro per motivi
religiosi
o per legami con Israele. Ad esempio, nel maggio 1998,
l'uomo
d'affari
Ruhollah Kakhodah-Zadeh, Ebreo, fu impiccato in prigione senza
una
pubblica accusa o un procedimento legale, apparentemente
per
assistenza
all'emigrazione ebraica. [7]
Note:
1.
There is a major difference between the numbers given for the
Jewish
population.
According to the American Jewish Committee (David Singer,
Ed.
American Jewish Year Book, NY: American Jewish Committee,
2001.)
there
are 12,500, while according to the U.S. Department of State,
2000
Annual
Report on International Religious Freedom, Released by the Bureau
for
Democracy, Human Rights, and Labor Washington, DC, (September
5,
2000.)
there may be as many as 40,000 Jews living in Iran.
2.
U.S. State Department Report on Human Rights Practices for
1997.
3."Many
Jews Choose to Stay in Iran," Associated Press, (Jan. 18,
1998).
4.
Jewish Communities of the World. Reprinted with permission of
the
World
Jewish Congress (WJC). Copyright 1997; Institute of the World
Jewish
Congress. U.S. State Department Report on Human Rights Practices
for
1997.
5.
Schneider, Howard. "Iran Court Reduces Penalties for
Jews."
Washington
Post, (September 22, 2000).
6.
Jerusalem Post, (January 16, 2002); Washington Jewish Week,
(October
31,
2002).
7.
U.S. Department of State, 2001 Annual Report on
International
Religious
Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,
and
Labor Washington, DC, (October 26, 2001).
3.a
Ebrei arrestati in Iran come spie
Israele
e gli USA stanno entrambe richiedendo il rilascio immediato di
13
Ebrei arrestati in Iran con accuse di spionaggio, dicendo che
le
accuse
sono montate e potrebbero essere motivate dall'antisemitismo. I
13
Ebrei, da Shiran e Isfahan nel sud dell'Iran, fuorono arrestati
alla
vigilia
della Pasqua ebraica, accusati di spiare per il "regime
sionista"
e l'"arroganza mondiale"- riferendosi rispettivamente
ad
Israele
e agli USA.
Comunque,
gli arresti sono divenuti di pubblica conoscenza il 7 giungo.
Tra
gli arrestati, erano presenti un rabbino, un macellaio rituale
ed
alcuni
insegnanti.
Nel
1997, l'Iran ha impiccato due persone giudicate colpevoli
di
spionaggio
per Israele e gli USA. Il ministro degli esteri Ariel
Sharon,
ieri a New York ha negato con determinazione che alcuno
degli
arrestati
fosse coinvolto in attività del genere. Washington ieri
ha
denunciato
gli arresti e ha invitato il governo iraniano a rilasciare
i
prigionieri.
Fonti superiori di governo hanno detto che
l'amministrazione
stava anche lavorando per far pressione sull'Iran
attraverso
terze parti.
Gli
Ebrei di New York che mantengono stretti contati con gli
attivisti
Ebrei
in Iran hanno affermato al quotidiano Ha'aretz che gli arresti
a
Shiraz,
che per gli standard iraniani è una comunità ebraica
sicura,
potrebbero
essere un tentativo per prevenire tale sicurezza dallo
spargersi
in altre località iraniane.
Come
esempio della voglia di farsi valere della Comunità di Shiraz,
una
fonte
che per motivi di affari deve marcare stretto l’Iran notò
che la
comunità
si era rifiutata di ottemperare ad una richiesta governativa
di
tenere
aperte le attività economiche ebraiche di Sabato e di
chiuderle
invece
il Venerdì. Questo ha fatto infuriare il governo, disse, e
sembra
che
sia stato il motivo degli arresti.
Comunque
altri ufficiali Ebrei a New York hanno affermato che
condividono
la visione diplomatica in cui gli arresti sono il risultato
di
una lotta di potere fra le forze di governo iraniano pro e contro
le
riforme.
L'insieme di organizzazioni per gli Ebrei iraniani in Israele
ha
affermato che la Francia spera nel rilascio dei prigionieri, a
causa
delle
sue buone relazioni con l'Iran. Gli Ebrei statunitensi
hanno
privatamente
detto che affiancano le loro speranze a quelle della
Francia
per la stessa ragione.
Nomi
degli Arrestati:
1,
2. David (25) and Doni Tefilin (brothers) - 28 - arrested in
Shiraz.
3.
Javid Beth Jacob - 40 - arrested in Shiraz.
4.
Farhad Seleh - community leader arrested in Isfahan and
transferred
to
Shiraz.
5.
Nasser Levi Haim - 45 - community leader arrested in Isfahan
and
transferred
to Shiraz.
6.
Asher Zadmehror - 48 - community leader arrested in Isfahan
and
transferred
to Shiraz.
7.
Navid Bala Zadeh - 16 - arrested in Isfahan and transferred
to
Shiraz.
8.
Nejat Beroukkhim (uncle) - 35 - religious leader arrested in
Isfahan,
transferred
to Shriaz.
9.
Arash Beroukhim (nephew) - religious leader arrested in Isfahan
and
transferred
to Shiraz.
10,
11. Farhad (30) and Faramaz Kashi (brothers) - 34 - arrested
in
Shiraz.
12.
Shahrokh Pak Nahad - 29 - arrested in Isfahan and transferred
to
Shiraz.
13.
Ramin Farzam - 35
4..
Gli Ebrei in Iraq
1948
Popolazione ebraica: 150.000
2001:
Circa 100 [1]
Una
delle comunità sopravvissute più a lungo risiede ancora
oggi in
Iraq.
Nel 722.d.C. ,le tribù a settentrionali d'Israele furono
sconfitte
dagli
assiri e alcuni Ebrei furono deportati in quello che al giorno
d'oggi
è l'Iraq.
Una
comunità più grande nacque nel 596 d.C. , allorché
i babilonesi
conquistarono
le tribù meridionali d'Israele e schiavizzarono gli
Ebrei.
Negli
ultimi secoli, la regione divenne più ospitale nei confronti
degli
Ebrei
e
divenne
inoltre la sede di alcuni degli scolari più insigni del
mondo
che
produssero il talmud babilonese tra il 500 e il 700 d.C.
L'Iraq
divenne uno stato indipendente nel 1932. La comunità
ebraiche
irachena,
presente da 2700 anni, subì terribili persecuzioni da
quel
momento,
in particolare quando la spinta sionista per uno stato
si
intensificò.
Nel
giugno del 1941, il colpo di stato filo-nazista di Rashid
Ali,
ispirato
dal Muftì, provocò numerosi tumulti e un pogrom a
Baghdad.
Folle
armate irachene, con la complicità della polizia e
dell'esercito,
uccise
180 Ebrei e ne ferì almeno 1000.
Ulteriori
esplosioni di rivolte antiebraiche si verificarono tra il 1946
e
il 1949. Dopo la fondazione dello stato d'Israele nel 1948,
il
sionismo
divenne un reato punibile con la pena capitale.
Nel
1950, gli Ebrei iracheni poterono lasciare il paese a patto
di
rinunciare
alla cittadinanza. Un anno dopo, comunque, le proprietà
degli
Ebrei
emigrati furono congelate e furono imposte restrizioni
economiche
sugli
Ebrei che avevano deciso di rimanere in Iraq.
Dal
1949 al 1951, 104.000 Ebrei evacuarono l'Iraq durante le
operazioni
Ezra
& Nechemia; altri 20.000 furono fatti uscire in segreto
attraverso
l'Iran.
Nel
1952, il governo iracheno vietò agli Ebrei di emigrare e
impiccò
pubblicamente
due Ebrei dopo averli ingiustamente accusati di aver
gettato
un ordigno esplosivo all'ufficio di Baghdad dell'agenzia
di
informazione
statunitense.
Con
l'ascesa delle fazioni concorrenti Ba'ath nel 1963, furono
imposte
ulteriori
restrizioni ai rimanenti Ebrei. La vendita di proprietà
era
proibita
e tutti gli Ebrei erano costretti ad avere carte d'identità
gialle.
Dopo la guerra dei sei giorni, furono imposte delle misure ancor
più
repressive: fu espropriata la proprietà ebraica; i conti in
banca
degli
ebrei furono congelati; gli Ebrei furono licenziati dagli
impieghi
pubblici;
gli affari furono chiusi;
i
permessi di commercio furono cancellati; i telefoni vennero
staccati.
Gli
Ebrei venivano posti agli arresti domiciliari per lunghi periodi
di
tempo
o venivano limitati a muoversi in alcune città.
Il
momento peggiore della persecuzione arrivò alla fine del
1968.
Svariate
decine furono imprigionate a causa della scoperta di uno "spy
ring"
locale composto dagli uomni d'affari Ebrei. Quattordici
uomini-
undici
dei quali Ebrei - furono condannati a morte dopo processi fittizi
e
impiccati nelle piazze pubbliche di Baghdad:
altri
morirono sotto tortura. Il 27 gennaio 1969, Radio Baghdad invitò
gli
iracheni a festeggiare. Circa 500.000 tra uomini, donne e
bambini
passeggiavano
e danzavano per le strade seguendo i patiboli dove
ciondolavano
i corpi appesi degli Ebrei; la folla cantava "morte a
Israele"
e "morte a tutti i traditori". Questa esposizione dei
corpi
portò
ad un indignazione mondiale che Radio Baghdad
respinse
dichiarando:"Abbiamo
impiccato le spie, ma gli Ebrei crocefissero
Gesù".
[3]
Gli
Ebrei rimasero sotto costante sorveglianza del governo iracheno.
Un
ebreo
iracheno (fuggito in seguito) scrisse nel suo diario nel
febbraio
1970:
Ulcere,
attacchi di cuore e collassi divengono sempre più frequenti
fra gli Ebrei. La disumanizzazione della personalità ebraica
che deriva da
un'umiliazione
continua e dal tormento... ci ha portato al più basso
livello
delle nostre capacità fisiche e mentali, e ci ha privato
del
potere
di riaverci.
In
risposta alle pressioni internazionali, il governo di
Baghdad
consentì
tranquillamente agli Ebrei restanti di emigrare agli inizi
degli
anni '70, pur lasciando in vigore le altre limitazioni. La
maggior
parte degli Ebrei rimasti ora sono troppo anziani per partire.
Sono
stati obbligati dal governo a trasformare in titoli,
senza
ricompenso,
gli oltre 200 milioni di dollari di proprietà della
comunità
ebraica.
Il
governo inoltre si avvale di una retorica antisemita. Una
frase
utilizzata
dal governo nel 2000 si riferiva agli ebrei come ai
"discendenti
delle scimmie e dei maiali, adoratori del tiranno
infedele".[6]
Nel
1991, prima della Guerra del Golfo, il dipartimento di stato
disse
"non
c'è una evidenza recente di persecuzione di Ebrei, ma il
regime
restringe
i viaggi, in particolare in Israele e i contatti con gli
Ebrei
all'estero."
Un
articolo del Jerusalem Post sottolinea che 75 Ebrei sono
fuggiti
dall'Iraq
negli ultimi 5 anni, la maggior parte dei quali si è
distribuita
in Olanda e in Inghilterra. Circa 20 sono emigrati in
Israele.
[7]
Solo
una sinagoga continua ad essere attiva in Iraq, "un
edificio
friabile
nascosto in un passaggio" a Bataween, un tempo il
principale
quartiere
ebraico a Baghdad.
Secondo
il gestore della sinagoga "pochi bambini devono fare
il
bar-mitzvah,
e poche coppie devono sposarsi. Gli Ebrei possono praticare
la
religione ma non gli è consentito occupare lavori in imprese
di stato
o
presso l'esercito". [8]
Il
rabbino è morto nel 1996 e nessuno dei rimanenti Ebrei
può
interpretare
la liturgia e solo un paio fra loro conoscono l'ebraico.
L'ultimo
matrimonio si è tenuto nel 1980.
Il
governo iracheno ha rinnovato le tombe del profeta Ezechiele e
dello
scrivano
Ezra, che erano considerate sacre anche per i musulmani. La
tomba
del profeta Giona è stata anch'essa rinnovata. Saddam Hussein
ha
assegnato
anche delle guardie per proteggere i luoghi sacri.
Una
tempo, Baghdad era per un quinto ebraica; altre comunità si
erano
installate
2500 anni fa. Oggi, sono circa 38 gli Ebrei che vivono a
Baghdad,ed
una manciata di più nella parte settentrionale del
paese
controllata
dai curdi.
Note:
1.
David Singer , Ed. American Jewish Year Book 2001. NY:
American
Jewish
Committee, 2001.
2.
Jerusalem Post, (Dec. 13, 1997); Arieh Avneri, The Claim
of
Dispossession,
(Tel Aviv: Hidekel Press, 1984), p. 274; Maurice Roumani,
The
Case of the Jews from Arab Countries: A Neglected Issue, (Tel
Aviv:
World
Organization of Jews from Arab Countries, 1977), pp. 29-30;
Norman
Stillman,
The Jews of Arab Lands in Modern Times, (NY: Jewish
Publication
Society, 1991), pp. 117-119; Howard Sachar, A History of Israel, (NY:
Alfred A. Knopf, 1979), p. 399.
3.
Judith Miller and Laurie Mylroie, Saddam Hussein and the Crisis in
the Gulf, (NY: Random House, 1990), p. 34.
4.
Max Sawadayee, All Waiting to be Hanged, (Tel Aviv: Levanda Press,
1974), p. 115.
5.
New York Times, (February 18, 1973).
6.
U.S. State Department Report on Human Rights Practices for 1997.
7.
Jerusalem Post (Dec. 13, 1997).
8.
New York Times Magazine, (February 3, 1985).
9.
Associated Press, (March 28, 1998).
10.
Jerusalem Post (September 28, 2002).
5..
Gli Ebrei in Libano
1948
Popolazione ebraica: 20.000
2001:
Meno di 100
Quando
gli arabi cristiani governarono in Libano, gli Ebrei godettero di
una
relativa tolleranza. Nella metà degli anni '50, circa 7.000
Ebrei
vivevano
a Beirut. Essendo Ebrei in un paese arabo, comunque, la
loro
situazione
non era mai sicura e la maggior parte di loro partì nel
1967.
La
guerra civile fra musulmani e cristiani combattuta nel 1975-76,
anche
intorno
al quartiere ebraico a Beirut, danneggiò molte case
ebraiche,
negozi
e sinagoghe. La maggior parte dei rimanenti 1.800 Ebrei
libanesi
emigrò
nel 1976, temendo che la crescente presenza siriana in Libano
avrebbe
ridotto la loro libertà di emigrazione.
Nella
metà degli anni '80, gli Hezbollah rapirono diversi Ebrei
di
spicco
da Beirut - la maggior di essi erano capi di ciò che
restava
della
minuta comunità ebraica del paese.
Quattro
Ebrei fra loro furono trovati uccis. Quasi tutti i rimanenti
Ebrei
si trovano a Beirut, dove è presente una commissione
che
rappresenta
la comunità. [1]
A
causa della situazione politica corrente, gli Ebrei
sono
impossibilitati
a praticare apertamente l'ebraismo.
Note:
1.
Maariv, (June 21, 1991); JTA, (July 22, 1993); Jewish Communities
of
the
World.
6..
Gli Ebrei in Libia
1948
Popolazione ebraica: 38.000
2002:
0
Nel
novembre 1945, un selvaggio pogrom a Tripoli uccise più di 140
Ebrei
e
ne ferì altre centinaia. Quasi tutte le sinagoghe furono
depredate.
Nel
giugno 1948, dei rivoltosi uccisero altri 12 Ebrei e distrussero
280
case
ebraiche.
Migliaia
di Ebrei fuggirono dal paese dopo che la Libia ottenne
l'indipendenza
ed entrò a far parte della lega araba nel 1951.
Dopo
la guerra dei sei giorni, la popolazione ebraica, che contava
7.000
individui,
subì altri pogrom in cui furono uccisi 18 Ebrei, molti
altri
furono
feriti, causando un esodo così esteso che rimasero meno di 100
Ebrei in Libia.
Allorché
il colonnello Gheddafi raggiunse il potere nel 1969, tutte
le
proprietà
degli Ebrei vennero confiscate e tutti i debiti cancellati.
Nel
1999, la sinagoga di Tripoli fu rinnovata ma non fu riaperta.
[2]
L'ultima
Ebrea vivente in Libia, Esmeralda Meghnagi, morì nel
febbraio
2002.
Questo ha segnato la fine dei una delle più antiche
comunità
ebraiche,
che affondava le sue radici nel terzo secolo d.C. [3]
Note:
1.
Howard Sachar, A History of Israel, (NY: Alfred A. Knopf, 1979),
p.
400;
Norman Stillman, The Jews of Arab Lands in Modern Times, (NY:
Jewish
Publication Society, 1991), p. 145.
2.
U.S. Department of State, 2000 Annual Report on
International
Religious
Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,
and
Labor Washington, DC, September 5, 2000.
3.
Jerusalem Report, (March 11, 2002).
7..
Gli Ebrei in Marocco
1948
Popolazione ebraica: 265.000
2001:
5.700
Nel
giugno 1948, sanguinose rivolte a Oujda e Djerada uccisero 44 Ebrei
e
ne ferirono molti altri. Nello stesso anno, fu istigato
un
boicottaggio
economico non ufficiale nei confronti degli Ebrei
marocchini.
Nel
1956 il Marocco dichiarò la sua indipendenza, e
l'immigrazione
ebraica
verso Israele venne sospesa. Nel 1963, l'emigrazione fu
ripresa,
consentendo
a oltre 100.000 Ebrei marocchini di raggiungere Israele. [2]
Nel
1965, lo scrittore marocchino Said Ghallab descrisse l'attitudine
dei
suoi compagni nei confronti dei loro vicini Ebrei:
Il
peggior insulto che un marocchino poteva fare era quello di
trattare
un
suo compagno come un Ebreo... I miei amici d'infanzia sono
rimasti
antisemiti.
Nascondono il loro violento antisemitismo sostenendo che lo
stato
d'Israele era la creatura dell'imperialismo occidentale...
Un
intero mito hitleriano è stato coltivato fra la popolazione.
I
massacri
degli Ebrei da parte di Hitler sono stati esaltati
entusiasticamente.
Viene anche dato credito al fatto che Hitler non è
morto,
ma è vivo e sta bene, e il suo arrivo è atteso al fine
di
liberare
gli Arabi da Israele. [3]
Nonostante
ciò, prima della sua morte nel 1999, il re Hassan tentò
di
proteggere
la popolazione ebraica ed al momento il Marocco è uno
degli
ambienti
più tolleranti per gli Ebrei nel mondo arabo.
Gli
Ebrei marocchini emigrati, anche quelli con la
cittadinanza
israeliana,
sono liberi di visitare amici e parenti in Marocco. Gli
Ebrei
marocchini hanno anche occupato posizioni rilevanti nella
comunità
economica
e governativa. La maggiore organizzazione ebraica
rappresentante
della comunità è il "Conseil des Communautes
Israelites"
a
Casablanca.
Le
sue funzioni includono relazioni esterne, affari pubblici
generali,
patrimonio
pubblico, finanze, mantenimento dei luoghi sacri, attività
giovanili,
vita culturale e religiosa. [4]
"Gli
Ebrei non risiedono più nelle tradizionali mellahs ebraiche,
ma il
matrimonio
misto è quasi sconosciuto. Tre comunità sono sempre
state
religiose
e tolleranti... La generazione più giovane
preferisce
continuare
i suoi studi più alti all'estero e tende a non ritornare
in
MArocco.
Così la comunità sta subendo un processo di
invecchiamento" [5]
Ci
sono sinagoghe, bagni rituali, case per anziani e ristoranti Kosher
a
Casablanca,
Fez,Marrakesh, Mogador, Rabat, Tetuan e Tangier. Nel 1992,
comunque,
la maggioranza delle scuole ebraiche venne chiusa. Solo quelle
a
Casablanca - il Chabad, ORT, Alliance e Otzar HaTorah -
rimasero
attive.
Tutte e quattro ricevono finanziamenti governativi.
"La
comunità ebraica ha sviluppato una tradizione affascinante
di
rituali
e pellegrinaggi presso le tombe dei sacri saggi. Ci sono 13
luoghi
famosi di questo genere, centinaia di anni antichi, ben
conservati
dai musulmani. Ogni anno, i giorni speciali, folle di
Ebrei
marocchini
provenienti da tutto il mondo, Israele inclusa, affollano
tali
sepolcri.
Un
unicà festività marocchina, la mimunah, viene celebrata
in Marocco ed
in
Israele". [6]
Il
Marocco è forse l'alleato più vicino ad Israele
all'interno del mondo
arabo.
Re Hassan ha tentato ripetutamente di essere il catalizzatore
dietro
le quinte nel processo di pace arabo-israeliano. Nel 1986, ospitò
il
primo ministro israeliano Shimon Peres in uno sforzo di stimolo
del
progresso.
Due mesi dopo, Hassan incontrò una delegazione di Ebrei
di
origine
marocchina, includente un membro della Knesset israeliana.
Nel
1993, dopo aver firmato l'accordo con l'OLP, il primo ministro
Ytzhak
Rabin si recò in visita formale in Marocco.
Nel
maggio 1999, re Hassan organizzò il primo incontro
degl'unione
mondiale
degli Ebrei marocchini, a Marrakesh.
Nell'aprile
e maggio 2000, il governo marocchino patrocinò una serie
di
eventi
e conferenze per promuovere il rispetto fra le religioni. [7]
Andre
Azoulay, consigliere reale e cittadino di spicco Ebreo, parlò
a
proposito
della necessità di un dialogo e del rispetto tra le
religioni.
Nell'ottobre
2000, due giovani marocchini tentarono di danneggiare la
sinagoga
di Tangeri. Il 6 novembre, Re Mohamed VI dichiarò
pubblicamente
in
un discorso televisivo che il governo non avrebbe tollerato
un
maltrattamento
degli Ebrei in Marocco. I giovani furono in seguito
condannati
ad un anno di carcere. [8]
Note:
1.
David Singer, Ed. American Jewish Year Book 2001. NY: American
Jewish
Committee,
2001.
2.
Maurice Roumani, The Case of the Jews from Arab Countries:
A
Neglected
Issue, (Tel Aviv: World Organization of Jews from Arab
Countries,
1977), pp. 32-33.
3.
Said Ghallab, "Les Juifs sont en enfer," in Les Temps
Modernes,
(April
1965), pp. 2247-2251.
4.
U.S. State Department Report on Human Rights Practices for
1996;
Jewish
Communities of the World; U.S. State Department Report on
Human
Rights
Practices for 1997.
5.
Jewish Communities of the World.
6.
Jewish Communities of the World.
7.
U.S. Department of State, 2000 Annual Report on
International
Religious
Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,
and
Labor Washington, DC, (September 5, 2000).
8.
U.S. Department of State, 2001 Annual Report on
International
Religious
Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,
and
Labor Washington, DC, (October 26, 2001).
8..
Gli Ebrei in Siria
1948
Popolazione ebraica: 3.000
2001:
Meno di 100
Nel
1944, dopo che la Siria ottenne l'indipendenza dalla Francia,
il
nuovo
governo proibì agli Ebrei l'immigrazione in Palestina, e
restrinse
severamente
l'insegnamento dell'ebraico nelle scuole ebraiche. Il numero
di
attacchi contro gli Ebrei salì, e si invitò a
boicottare i loro
affari.
Quando
fu dichiarata la partizione nel 1947, delle rivolte arabe ad
Aleppo
devastarono la comunità ebraica, antica di 2500 anni. Decine
di
Ebrei
furono uccisi e oltre 200 case, negozi e sinagoghe furono
distrutti.
Migliaia di Ebrei fuggirono dalla Siria per andare in
Israele.
[1]
Poco
dopo, il governo siriano intensificò le sue persecuzioni
contro la
popolazione
ebraica. La libertà di movimento fu ristretta severamente.
Gli
Ebreic he tentavano di fuggire, affrontavano la pena di morte o la
condanna ai lavori forzati. Agli Ebrei non era consentito lavorare
per il governo o le banche, non potevano acquistare telefoni o
patenti, e gli era vietato comprare beni.
I
conti nelle banche degli ebrei furono congelati. Una strada
per
l'aereoporto
fu costruita sopra il cimitero ebraico a damasco; le scuole
ebraiche
furono chiuse e affidate ai musulmani.
L'atteggiamento
siriano nei confronti degli Ebrei si rifletteva nella
protezione
di Alois Brunner, uno dei più conosciuti criminali
nazisti.
Brunner,
un aiutante capo di Adolf Eichmann, fu utilizzato come
consigliere
nel regime di Assad.[2]
Nel
1987-88 la polizia segreta siriana catturò dieci Ebrei
sospettati di
violare
le leggi dell'emigrazione e di viaggio, pianificando di fuggire
e
avendo fatto viaggi all'estero non autorizzati. Diversi tra coloro
che
furono
rilasciati hanno riportato di essere stati torturati mentre erano
in
prigione.[3]
Nel
novembre 1989, il governo siriano promise di facilitare
l'emigrazione
di più di 500 donne Ebree single, che
sovrastavano
numericamente
gli uomini nella comunità ebraica e non potevano
quindi
trovare
un marito adatto. A 24 di loro fu permesso di emigrare
nell'autunno
del 1989 e ad altre 20 nel 1991.[4]
Per
anni, gli Ebrei in Siria vissero in un grande terrore. Il
quartiere
ebraico
di Damasco era sotto sorveglianza costante dalla polizia
segreta,
che era presente durante le funzioni religiose in sinagoga,
nei
matrimoni,
nei bar-mitzvah e negli altri raduni ebraici.
Il
contatto con gli stranieri era monitorato rigorosamente. I
viaggi
all'estero
erano concessi solo in casi eccezionali, ma solo se veniva
lasciata
una cauzione di 300-1000 dollari, insieme ai membri familiari
che
venivano utilizzati come ostaggi.
Le
pressioni statunitensi fatte durante le negoziazioni di pace, sono
servite a convincere il presidente Hafez Assad ad abolire queste
restrizioni e quelle che proibivano agli Ebrei di comprare o vendere
proprietà, nei primi anni '90.
In
una operazione segreta nel tardo 1994, 1262 Ebrei siriani
furono
portati
in Israele. Il leader spirituale della comunità ebraica
Rabbi
Avraham
Hamra, presente da 25, era fra coloro che lasciarono la Siria e
si
recò a New York (ora vive in Israele).La Siria ha garantito
visti di
uscita
a condizione che gli Ebrei non vadano in Israele. [5]
La
decisione di liberare definitivamente gli Ebrei si
ottenne
sostanzialmente
come risultato di pressioni da parte degli USA a seguito
della
conferenza di pace a Madrid del 1991.
Alla
fine del 1994, la sinagoga Joab Ben Zeruiah ad Aleppo, in
uso
continuo
da più di 1.600 anni era deserta.
Un
anno dopo, circa 250 Ebrei erano rimasti a Damasco,
tutti
apparentemente
per loro scelta. [6]
Nella
metà del 2001, Rabbi Huder Shahada Kabariti stimò che
circa 150
Ebrei
vivevano a Damasco, 30 a Haleb e 20 a Kamashili.
Ogni
due o tre mesi un rabbino viene in visita da Istanbul
per
supervisionare
la preparazione della carne kosher, che i residenti
congelano
e utilizzano fino alla sua prossima visita.
Due
sinagoghe sono ancora aperte a Damasco.[7]
Nonostante
gli Ebrei siano stati occasionalmente oggetto di violenze
dai
contestatori
palestinesi in Siria, il governo ha preso strette misure
protettive,
arrestando anche gli assalitori e sorvegliando le restanti
sinagoghe.
[8]
Secondo
il dipartimento di stato, gli Ebrei hanno ancora una scuola
primaria
separata per l'istruzione religiosa all'ebraismo e gli è
concesso
insegnare ebraico in alcune scuole.
Circa
una dozzina di studenti seguono ancora alla scuola ebraica, che aveva
500 studenti come nel 1992.
Ebrei
e curdi sono le uniche minoranze cui non è concesso
partecipare al
sistema
politico.
Inoltre
"ai pochi Ebrei rimanenti sono generalmente vietati gli
impieghi
di
governo e non hanno obblighi di servizio militare. Sono la
sola
minoranza
i cui passaporti e le cui carte d'identità denotano la
loro
religione."
[9]
Note:
1.
Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to Our
Time., (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 400; Maurice Roumani, The Case
of the Jews from Arab Countries: A Neglected Issue, (Tel Aviv: World
Organization of Jews from Arab Countries, 1977), p. 31; Norman
Stillman, The Jews of Arab Lands in Modern Times, (NY: Jewish
Publication Society, 1991), p. 146.
2.
Newsday, (November 1, 1987); information provided by Rep. Michael
McNulty.
3.
Middle East Watch, Human Rights in Syria, (NY: Middle East Watch,
1990), p. 94.
4.
Country Reports on Human Rights Practices for 1991, (DC:
Department
of
State, 1992), p. 1610.
5.
Jerusalem Post, (Oct. 18, 1994).
6.
Jerusalem Post, (May 27, 1995).
7.
Associated Press, (January 27, 2000).
8.
U.S. Department of State, 2000 Annual Report on
International
Religious
Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,and Labor
Washington, DC, (September 5, 2000).
9.
U.S.State Department Report on Human Rights Practices for 2001.
Gli
Ebrei in Tunisia
1948
Popolazione ebraica: 105.000
2001:
1.500 [1]
Dopo
che la Tunisia ottenne l'indipendenza nel 1956, ci fu una serie
di
decreti
antiebraici che vennero promulgati dal governo.
Nel
1958, il consiglio della comunità ebraica tunisina fu abolito
dal
governo
e molte sinagoghe antiche, cimiteri e quartieri ebraici
vennero
distrutti
per un "rinnovo urbano". [2]
La
crescente situazione instabile causò l'immigrazione di 40.000
Ebrei
tunisini
in Israele. Nel 1967 la popolazione ebraica si era ridotta a
20.000
persone.
Durante
la guerra dei sei giorni, gli ebrei furono attaccati da sommosse
di
arabi, e molte sinagoghe e negozi furono bruciati.
Il
governo denunciò la violenza e il presidente Habib Bourguiba
si scusò
col
rabbino capo. Il governo si appellò agli ebrei pregandoli di
restare
ma
non gli proibì di lasciare il paese. Di conseguenza 7.000
ebrei
immigrarono
in Francia.
Nel
1982 ci furono altri attacchi contro gli ebrei nelle città di
Zarzis
e
Ben Guardane. Secondo il dipartimento di stato, il governo
tunisino
"si
comportò con decisione per fornire protezione alla
comunità
ebraica".
[3]
Nel
1985, una guardia tunisina aprì il fuoco sui pellegrini
nella
sinagoga
di Djerba, uccidendo cinque persone, quattro delle quali Ebree.
Da
allora il governo ha cercato di prevenire ulteriori tragedie
dando
agli
ebrei tunisini una stretta protezione quando necessario. A
seguito
del
bombardamento da parte d'Israele del quartier generale dell'OLP il
1
ottobre
1985 vicino Tunisi, il governo prese straordinarie misure
per
proteggere
la comunità ebraica. [4]
Dopo
la tragedia sul monte del Tempio nell'ottobre 1990, "il governo
ha
imposto
una pesante sicurezza attorno alla sinagoga principale di
Tunisi"
[5]
Djerba
ha uno dei maggiori asili ebraici. Ci sono anche sei scuole
primarie
ebraiche, (tre collocate a Tunisi, due Djerba e una sulla
città
costiera di Zarzis) e quattro scuole secondarie (due a Tunisi e
due
Djerba).
Ci
sono anche delle yeshivot a Tunisi e a Djerba. La comunità ha
due
case
di riposo. Il paese ha diversi ristoranti kosher e cinque
rabbini
ufficianti:
il rabbino capo a Tunisi, un rabbino a Djerba, e altri
quattro
a Tunisi. La maggior parte della comunità ebraica osserva
le
regole
della Kashrut.
"Molti
turisti vengono a visitare la sinagoga di Djerba El Ghriba, nel
villaggio di Hara Sghira. Nonostante la struttura presente sia stata
costruita nel 1929, si crede che ci sia sempre stato un continuo
utilizzo del luogo come sinagoga da 1900 anni. Gli ebrei tunisini
hanno rituali e celebrazioni unici e colorati , che includono il
pellegrinaggio annuale a Djerba che ha luogo durante Lag BaOmer.
Il
Museo Bardo di Tunisi contiente un 'esposizione che
tratta
esclusivamente
degli oggetti rituali ebraici" [6]
Oggi,
i 1.300 Ebrei comprendono la minoranza religiosa più estesa.
"il
Governo
assicura libertà di culto per la comunità ebraica e
paga lo
stipendio
del rabbino capo" della comunità. [7]
Nell'ottobre
1999 la comunità ebraica ha eletto il nuovo Consiglio
dei
direttori
per la prima volta dall'indipendenza tunisina del 1956. Hanno
dato
anche al Consiglio un nuovo nome :"La commissione ebraica
della
Tunisia"
[8]
L'11
aprile 2002 un camion contenente gas naturale esplose presso il
muro
esterno della sinagoga di Ghriba, nel ritrovo di Djerba.
Gli
ufficiali
tunisini dissero che il camion aveva accidentalmente colpito
il
muro della sinagoga, ma un gruppo collegato ad Al Qaeda di Osama
Bin
Laden
rivendicò la responsabilità di aver portato a termine
un attacco
terroristico
in una delle sinagoghe piu antiche in Africa.
L'esplosione
uccise 17 persone, inclusi 11 turisti tedeschi. [9]
Note:
1.
David Singer, Ed. American Jewish Year Book 2001. NY: American Jewish
Committee, 2001.
2.
Maurice Roumani, The Case of the Jews from Arab Countries:
A
Neglected
Issue, (Tel Aviv: World Organization of Jews from Arab
Countries,
1977), pp. 33; Norman Stillman, The Jews of Arab Lands in Modern
Times, (NY: Jewish Publication Society, 1991), p. 127.
3.
Country Reports on Human Rights Practices for 1982, (DC: Department
of State, 1983), pp. 1290-91.
4.
Country Reports on Human Rights Practices for 1985, (DC: Department
of State, 1986), p. 1321.
5.
Country Reports on Human Rights Practices for 1990, (DC: Department
of State, 191), pp. 1664-65.
6.
Jewish Communities of the World.
7.
U.S. State Department Reporton Human Rights Practices for 1997.
8.
U.S. Department of State, 2000 Annual Report on
International
Religious
Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,and Labor
Washington, DC, September 5, 2000.
9.
Washington Post, (April 17 & 23, 2002).
Gli
Ebrei in Yemen
1948
Popolazione ebraica: 55.000 (ad Aden altri 8.000)
2001:
Meno di 200 [1]
Nel
1992 il governo dello Yemen reintrodusse un'antica legge islamica
che
richiedeva che gli Ebrei orfani al di sotto dei 12 anni
venissero
forzatamente
convertiti all'islam.
Nel
1947, dopo il voto di partito, rivoltosi musulmani raggiunti
dalle
forze
di polizia locale, effettuarono un pogrom sanguinoso ad Aden
che
uccise
82 ebrei e distrusse centinaia di case ebraiche.
La
comunità ebraica di Aden era economicamente paralizzate,
poiché la
naggiore
parte degli affari ebraici e dei negozi furono distrutti.
All'inizio
del 1948 la falsa accusa di omicidio rituale di due bambine
portò
al subimento di saccheggi [2].
Questa
situazione crescente in modo pericoloso portò ad una
emigrazione
virtuale
di quasi l'intera tutta la comunità ebraica yemenita-
quasi
50.000-
tra il giugno 1949 e il settembre 1950 durante l'operazione
"Tappeto
Magico". Una migrazione continua e minore fu concessa durante
il
1962, quando una guerra civile pose un brusco alt a susseguenti
esodi
ebraici.
Fino
al 1976, quando un diplomatico americano arrivò presso una
piccola
comunità
ebraica in una remota regione dello Yemen settentrionale, si
creeva
che la comunità ebraica yemenita fosse estinta. Di
conseguenza,
la
condizione di Ebreo yemenita era disconosciuta nel mondo esterno.
Si
scoprì che alcune persone non aderirono all'operazione
"tappeto
magico"
perché i membri familiari non volevano lasciare malati o
parenti
anziani.
A questi Ebrei era proibito emigrare e non gli era concesso
avere
contatti coi parenti all'estero. Erano isolati e intrappolati,
sparsi
attraverso le regioni montagnose del nord dello Yemen, senza
cibo,
vestiti, cure mediche e utensili religiosi.
Perciò
alcuni Ebrei yemeniti abbandonarono la loro fede per
convertirsi
all'Islam.
Per
un breve periodo di tempo, alle organizzazioni ebraiche fu
permesso
di
viaggiare apertamente verso lo Yemen, distribuendo libri d'ebraico
e
materiale
per la comunità ebraica.
Oggi,
gli Ebrei sono solo una minoranza religiosa indigena dietro un
esiguo
nnumero di cristani, indù e bahai.
La
piccola comunità rimasta nel nord è tollerata e gli è
concesso
praticare
l'ebraismo. Comunque i suoi membri sono ancora trattati
come
cittadini
di seconda classe e non possono fare il servizio militare o
essere
eletti per cariche politiche.
Agli
ebrei è concesso vivere in una sezione di una città o
di un
villaggio
e spesso sono confinati a una scelta limitata di impiego,
tipicamente
relativo all'allevamento o all'artigianato. Gli ebrei
possono,
e lo fanno, possedere proprietà. [4]
Gli
Ebrei sono sparsi e non esiste più una struttura comunitaria.
Gli
Ebrei
yemeniti hanno una vaga interazione sociale con i loro
vicini
musulmani
e non possono comunicare col mondo ebraico. Si crede che ci
siano
due sinagoghe ancora funzionanti a Saiqaya e ad Amlah.
La
vita religiosa non ha cambiato molto le leggi alimentari
ebraiche,
gli
Ebrei non possono mangiare i pasti coi musulmani. Inoltre,
il
matrimonio
è assolutamente proibito con religioni esterne.
Durante
gli ultimi anni, circa 400 Ebrei sono immigrati in Israele
nonostante
il divieto ufficiale di emigrazione. [5]
Lo
stato ha riportato che a metà del 2000 "il governo ha
sospeso la
politica
di concedere agli israeliani di origine yemenita di viaggiare
verso
lo yemen .
Comunque
yemeniti, israeliani e altri ebrei possono viaggiare
liberamente
verso e dentro lo Yemen con passaporti non israeliani"
Nel
gennaio 2001, il "General's people party" attualmente al
governo ha
proposto
per la prima volta la candidatura di un Ebreo yemenita per
le
elezioni
parlamentari.
Il
candidato Ibrahim Ezer, era raccomandato dal presidente Ali
Abdallah
Salah
come un gesto di benvenuto verso l'amministrazione Bush nel
tentativo
di ricevere un aiuto economico per lo Yemen.
La
commissione generale dell'elezione, ha in seguito rifiutato
la
candidatura
di ezer per il fatto che un candidato deve essere figlio di
due
genitori musulmani. Gli analisti politici hanno congetturato che
la
vera
ragione era il desiderio di non stabilire un precedente per
consetire
ad un Ebreo di concorrere per la carica. [7]
Note:
1.
David Singer, Ed. American Jewish Year Book 2001. NY: American Jewish
Committee, 2001.
2.
Howard Sachar, A History of Israel, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), pp.
397-98; Maurice Roumani, The Case of the Jews from Arab Countries: A
Neglected Issue, (Tel Aviv: World Organization of Jews from Arab
Countries, 1977), pp. 32-33; Norman Stillman, The Jews of Arab Lands
in Modern Times, (NY: Jewish Publication Society, 1991), p. 498.
3.
Jerusalem Post, (February 15, 1992); Jewish Telegraphic
Agency,
(February
26, 1992).
4.
Jewish Communities of the World; U.S. State Department Report on
Human Rights Practices for 1997.
5.
Jewish Communities of the World.
6.
U.S. Department of State, 2001 Annual Report on
International
Religious
Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,
and
Labor Washington, DC, (October 26, 2001).
7.
Jerusalem Post, (January 30, 2001).
Note
[1]
Vamberto Morais, A Short History of Anti-Semitism, (NY: W.W Norton
and Co., 1976), p. 11; Bernard Lewis, Semites & Anti-Semites,
(NY: WW Norton & Co., 1986), p. 81.
[2]
Oxford English Dictionary; Webster's Third International
Dictionary.
[3]
Official British document, Foreign Office File No. 371/20822
E
7201/22/31;
Elie Kedourie, Islam in the Modern World, (London: Mansell, 1980),
pp. 69-72.
[4]
Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to Our
Time, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 196.
[5]
Jordanian Nationality Law, Official Gazette, No. 1171, Article 3(3)
of Law No. 6, 1954, (February 16, 1954), p. 105.
[6]
From a letter sent to M. Rene Mheu, Director General of UNESCO, and
reproduced in Al-Thawra, (May 3, 1968).
[7]
The Religious Ordinances Reader, (Syrian Ministry of Education,
1963-1964), p. 138.
[8]
Basic Syntax and Spelling, Syrian Ministry of Education, 1963.
[9]
Religious Teaching, Egyptian Ministry of Education, 1966.
[10]
ModernWorld History,JordanianMinistry ofEducation1966, p.150.
[11]
David K.ShiplerAraband Jew(NY: Times Books1986pp167170, 203.
[12]
Meyrav Wurmser, The Schools of Ba'athism: A Study of
Syrian
Schoolbooks,
(Washington, D.C.: Middle East Media and Research Institute(MEMRI),
2000), p. xiii.
[13]
Wurmser, p. 51.
[14]
Middle East Media and Research Institute (MEMRI); Parade, (June
23,2002), p. 13.
[15]
Jewish Telegraphic Agency, (March 4, 1991).
[16]
Al-Mussawar, (August 4, 1972).
[17]
Middle East Media and Research Institute (MEMRI),
[18]
Al-Ahram (October 28, 2000)
[19]
Jerusalem Post (November 19, 2001)
[20]
Palestinian Authority television, (October 14, 2000)
[22]
Palestinian Media Watch, http://www.pmw.org/
(March 15, 2000)
[22]
Bernard Lewis,"The Pro-IslamicJews"Judaism(Fall
1968)p401.
[23]
Bat Ye'or,The Dhimmi, (NJ: Fairleigh Dickinson University
Press,1985), pp. 43-44.
[24]
Bat Ye'or, pp. 185-86, 191, 194.
[25]
Norman Stillman, The Jews of Arab Lands, (PA: The Jewish
Publication
Society of America, 1979), p. 84; Maurice Roumani, The Caseof the
Jews from Arab Countries: A Neglected Issue, (Tel Aviv:
WorldOrganization of Jews from Arab Countries, 1977), pp. 26-27; Bat
Ye'or,p. 72; Bernard Lewis, The Jews of Islam, (NJ: Princeton
UniversityPress, 1984) p. 158.
[26]
Stillman, pp. 59, 284.
[27]
Roumani, pp. 26-27.
[28]
Von GrunebaumEastern Jewry Under IslamViator, (1971)p.369.
[29]
New York Times, February 19, 1947).
[30]
Roumani, pp. 30-31; Norman Stillman, The Jews of Arab Lands inModern
Times, (NY: Jewish Publication Society1991), pp. 119-122.
[31]
Bat Ye'or, p. 61.
[32]
Bat Yeor, p. 30
[33]
Louis Gardet, La Cite Musulmane: Vie sociale et politique,
(Paris:Etudes musulmanes,1954), p. 348.
[34]
Bat Ye'or, pp. 56-57.
[35]
Middle Eastern Studies, (1971), p. 232.
[36]
Washington Post, (February 25, 2002).
[37]
Esquire, (February 2003).
I
diritti umani nei paesi arabi,
di Mitchell G.Bard
Miti
da confutare
18.a.
"I governi arabi affermano di garantire i diritti umani di base
ai
loro cittadini"
18.b.
"I diritti delle donne sono attualmente protetti nel mondo
arabo"
18.c.
"La libertà per i palestinesi nell'Autorità
palestinese include
anche
il diritto di vendere terre agli Ebrei"
[I
miti in dettaglio]
18.a.
MITO
"I
governi arabi affermano di garantire i diritti umani di base ai
loro
cittadini"
18.a.
FATTI
Mentre
è stata posta grande attenzione sulle presunte violazioni dei
diritti
umani da parte di Israele in Cisgiordania e Gaza, la stampa
popolare
ha deciso di ignorare potienzialmente le violazioni
dei
diritti umani fondamentali che si verificano quotidianamente in
quasi
tutte le nazioni arabe. Secondo il rapporto annuale compilato
dal
Dipartimento di Stato, la maggioranza degli stati arabi
sono
governati da regimi dittatoriali e oppressivi, che negano ai
loro
cittadini le libertà di base di espressione politica, parola,
stampa
e giusti processi. Il rapporto sullo sviluppo umano arabo
pubblicato
da un gruppo di ricercatori arabi del programma di
sviluppo
dell'ONU ha concluso che, fatte salve sette regioni del
mondo,
i paesi arabi si collocano nelle posizioni più basse in una
graduatoria
di libertà concesse nei paesi. Hanno anche il più basso
punteggio
per "opinione e responsabilità", una misura di vari
aspetti
del
processo politico, libertà civile, diritti politici ed
indipendenza
dei media. [1]
18.b.
MITO
"I
diritti delle donne sono attualmente protetti nel mondo arabo"
18.b.
FATTI
Nella
maggior parte dei paesi arabi, la Shari'a, o legge islamica,
definisce
le regole del tradizionale comportamento sociale. Sotto
questa
legge, alle donne viene dato un tuolo inferiore rispetto a
quello
dell'uomo, e perciò sono discriminate per ciò che
riguarda i
diritti
personali e la libertà individuale.
Un
esperto di medioriente, Daniel Pipes, spiega: "Dal punto di
vista
islamico...
la sessualità femminile si considera essere così
potente
da
costituire un effettivo pericolo per la società". Perciò,
le donne
non
dominate costituiscono "la più pericolosa minaccia da
affrontare
per
gli uomini per rispettare i comandi divini". Inoltre,
il
"desiderio femminile e il loro fascino irresistibile da alla
donne
un
potere sull'uomo che concorre con quello di Dio." [2]
"Lasciati
a se stessi", continua Pipes, "gli uomini potrebbero cadere
vittime
delle donne ed abbandonare Dio", portando di conseguenza a un
disordine
civile fra i credenti.
Tradizionalmente
le donne arabe si sposano in giovane età con un uomo
scelto
dal loro padre. Un marito ha il diritto di divorziare in
qualunque
momento, anche contro la volontà della moglie, dichiarando
semplicemente
a voce la sua intenzione.
Nonostante
l'immagine di una donna con uguali diritti si stia
lentamente
diffondendo attraverso alcuni stati laici arabi, questa
idea
resta confinata ai centri urbani e alle sfere di estrazione
sociale
superiore.
La
mutilazione sessuale rituale delle donne è ancora diffusa in
aree
rurali
dell'Egitto, della Libia, dell'Oman e dello Yemen.
Inoltre
le leggi che restringono i diritti della donna restano
affermati
in quasi tutte le nazioni arabe. In Siria, un uomo può
impedire
alla moglie di lasciare il paese. In Egitto, Libia, Iraq,
Marocco,
Giordania, Oman e Yemen, le donne sposate devono avere il
permesso
scritto del marito
per
viaggiare all'estero, e comunque glielo si può impedire per
una
ragione
qualunque.
In
Arabia Saudita, le donne devono ottenere il permesso dal parente
maschio
più stretto per lasciare il paese o per viaggiare sui mezzi
pubblici
nelle diverse parti del paese.
Secondo
l'ONU, "l'utilizzo delle possibilità delle donne arabe
attraverso
la partecipazione economica e politica resta la più bassa
al
mondo in termini quantitativi... In alcuni paesi con assemble
elette
dalla nazione, alle donne è ancora negato il diritto di votare
o
di ricoprire cariche di servizio. E una donna araba su due non sa
né
leggere né scrivere" [2a]
In
una corte saudita di Shari'a, la testimonianza di un uomo equivale
a
quella di due donne. In Kuwait, la popolazione maschile può
votare,
mentre
le donne sono ancora prive di tale diritto. Egitto, Marocco,
Giordania
e Arabia Saudita hanno ancora leggi che affermano che
l'eredità
di una donna deve essere inferiore rispetto a quella dei
suoi
fratelli (tipicamente circa la metà).
La
legge Marocchina giustifica l'omicidio o il ferimento di una donna
colta
in fallo in un atto di adulterio; nonostante ciò le donne sono
punite
per aver danneggiato i loro mariti nelle stesse
circostanze.
Picchiare
la moglie è una pratica relativamente comune nei paesi
arabi,
e una donna maltrattata ha un piccolo ricorso.
Il
dipartimento di stato ha sottolineato relativamente alla Giordania
(e
alla maggior parte del mondo arabo): "Picchiare la moglie è
tecnicamente
una ragione di divorzio, ma il marito può cercare di
dimostrare
che ha l'autorità per farlo in base al corano per
correggere
una moglie non religiosa o disobbediente picchiandola" [3]
In
Arabia Saudita le restrizioni contro le donne sono fra le più
estremiste
nel mondo arabo. Le donne saudite non possono sposare un
non
saudita senza il permesso del governo (che viene concesso
raramente);
gli è proibito guidare macchine o biciclette; non possono
usare
servizi pubblici se sono presenti degli uomini; sono obbligate
a
sedersi sul fondo degli autobus pubblici; sono segregate dagli
uomini.
All'Università
di Riyadh King Saud, i professori danno lezioni in
aule
di uomini mentre le donne osservano in classi femminili distanti
attraverso
una televisione a circuito chiuso. [3a]
"Le
rubriche di consigli [islamici]" nella stampa saudita
raccomandano
come parte del proprio matrimonio di educare
rigorosamente
le donne.
Le
donne devono coprire interamente il corpo e il viso in pubblico, e
quelle
che non lo fanno sono soggette a un' umiliazione pubblica da
parte
della polizia religiosa saudita, conosciuta anche come
Mutaaw'in.
I sauditi estendono il loro trattamento discriminatorio
anche
alle donne all'estero. Durante una visita negli Stati Uniti da
parte
del Principe Abdullah, ad esempio, gli assistenti del principe
hano
richiesto che non vi fossero controllori di volo donne atte a
controllare
il volo del principe in Texas per visitare il presidente
Bush.
Hanno anche richiesto che non ci fossero donne sulla pista
d'atterraggio
del jet. [3b]
L'ONU,
le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non
governative
locali premono costantemente sui regimi arabi per
migliorarne
i diritti umani, in particolare quelli delle donne.
Secondo
i dati ONU, la proporzione di donne rappresentata nei
parlamenti
arabi è del 3,4% (a confronto con l'11,4% del resto del
mondo).
Inoltre, il 55% delle donne arabe sono analfabete.
L'assistente
del Vice segretario generale delle nazioni unite, Angela
King,
ha pubblicamente richiamato gli stati arabi a garantire alle
donne
i loro diritti. [4]
I
regimi arabi trovano diversi modi per affrontare le pressioni
internazionali
volte al miglioramento dei diritti delle donne. Spesso
preferiscono
introdurre dei lievi miglioramenti nello status delle
donne
piuttosto che intraprendere riforme radicali che potrebbero
contraddire
la loro ideologia e inimicarsi gli elementi conservatori
del
paese.
18.c.
MITO
"La
libertà per i palestinesi nell'Autorità palestinese
include
anche
il diritto di vendere terre agli Ebrei"
18.c.
FATTI
Nel
1996, il Mufti dell'autorità palestinese, Ikremah Sabri, emanò
una
fatwa (decreto religioso), vietando la vendita delle proprietà
degli
arabi e dei musulmani agli Ebrei.
Chiunque
avesse violato tale ordine sarebbe stato ucciso. Almeno
sette
proprietari terrieri furono uccisi quell'anno. Sei anni dopo,
il
capo dell'Intelligence palestinese in Cisgiordania,il generale
Tawfik
Tirawi, ammise che i suoi uomini erano i responsabili degli
omicidi.
[4a]
Il
5 maggio 1997, il ministro di giustizia dell'Autorità
Palestinese
Freih
Abu Middein annunciò che la pena di morte sarebbe stata
imposta
su
chiunque fosse stato giudicato colpevole di cedere "un
centimetro"
ad
Israele. In seguito in quel mese, due proprietari terrieri furono
uccisi.
Gli ufficiali dell'Autorità palestinese negarono ogni
connessione
con gli omicidi. Un anno dopo, un altro palestinese,
sospettato
di vendere le terre agli Ebrei fu ucciso. L'autorità
palestinese
ha anche arrestato dei proprietari terrieri sospettati di
violare
le leggi giordane (in vigore nella Cisgiordania), che
proibiscono
la vendita delle terre agli stranieri. [5]
DIRITTI
UMANI NEI PAESI ARABI
(se
non evidenziato, tutte le informazioni provengono dai rapporti
del
dipartimentio di stato statunitense sull'esercizio dei diritti
umani
2000-2001)
ARABIA
SAUDITA
Nonostante
la commissione internazionale statunitense sulla libertà
religiosa
abbia dichiarato che, con il declino dei talebani, l'Arabia
Saudita
è probabilmente il peggiore oppressore dei diritti religiosi
nel
mondo, l'amministrazione Bush ha deciso su ragioni politiche di
lasciare
il regno fuori dalla sua lista annuale dei "paesi di
interesse
particolare", una lista nera americana dei paesi conivolti
in
"sistematiche, perpetrate ed enormi" violazioni dei diritti
delle
minoranze
religiose. [5]
L'Arabia
Saudita è una monarchia dinastica, governata dal re Fahd Bin
and
Al-Aziz Al Saud. La costituzione del paese è il Corano e la
sunna
(tradizione)
del profeta Maometto, e il governo quindi è governato da
una
interpretazione rigorosa della legge islamica. Poiché non sono
presenti
istituzioni democratiche, i cittadini non hanno ruolo nel
governo.
La sicurezza nel paese viene fatta rispettare sia dalla
forza
di sicurezza laica, e dai Mutawwai'n, la polizia religiosa, che
comprende
la
commissione per promuovere la virtù e la prevenzione della
depravazione.
Poiché il punto di vista tradizionale islamico sui
diritti
umani non coincide con quello moderno, il governo ha concesso
a
entrambe le sicurezze, religiose e laiche, di commettere gravi
abusi.
Diritti
Legali:
Tortura,
percosse, ed altri abusi sui prigionieri sono commessi
regolarmente
sia dai Mutawaa'in che dagli ufficiali del ministro
degli
Interni. Inoltre, almeno una persona è stata uccisa
recentemente
dai Mutawwa'in per una violazione religiosa minore.
Altre
esecuzioni durante l'anno 2000 sono state per crimini che
variavano
da un "comportamento sessuale deviato" alla stregoneria, ed
erano
accompagnate da lapidazioni, decapitazioni, o da plotoni
d'esecuzione;
inoltre alcuni prigionieri venivano puniti con
amputazioni
o con la perdita di un occhio. I prigionieri a volte
vengono
detenuti per lunghi periodi di tempo senza processi o accusa.
La
libertà di parola e di stampa sono severamente limitate in
Arabia
Saudita
- criticare l'Islam o la famiglia reale è illegale, e di
conseguenza
si può ottenere un imprigionamento prolungato senza
processo.
TV, radio, internet e la letteratura sono censurate
pesantemente.
La libertà di associazione e riunione sono limitate,
soggette
a regolamenti come la separazione degli uomini e delle donne
negli
incontri.
Trattamento
delle Donne:
Le
donne sono vittime di una discriminazione sistematica in Arabia
Saudita.
La violenza domestica e lo stupro sono problemi diffusi e le
donne
non hanno alcun risarcimento per tali crimini.
Le
donne non possono viaggiare, essere ammesse in un ospedale o
guidare
una macchina senza il permesso del loro marito. Gli autobus
sono
separati, le donne devono sedere in fondo. Quelle donne che non
indossano
un abaya (un indumento che copre tutto il corpo) e che non
coprono
il loro volto e i loro capelli sono perseguitate dai
Mutawaa'in.
Le leggi che discriminano le donne includono quelle
relative
alla proprietà, alla testimonianza in una corte, alla
custodia
dei bambini in caso di divorzio. Solo il 5% delle donne
occupa
un posto di lavoro, ed è quasi impossibile per una donna
essere
impiegata in altro che non sia uno dei lavori più
semplici.
Inoltre,
la mutilazione genitale femminile è legale ed è
praticata in
alcune
zone dell'Arabia Saudita.
Le
donne di paesi stranieri devono rispettare le leggi ristrette
dell'Arabia
Saudita e l'esercito statunitense è arrivato al punto di
chiedere
alle donne soldato di indossare vestiti casti, di viaggiare
sul
sedile posteriore delle macchine, di farsi scortare da uomini
fuori
dalle basi. Nel 2001, il pilota donna col più alto grado della
flotta
aerea USA ha citato in giudizio il governo americano allo
scopo
di far cessare questa politica perché essa discrimina le
donne,
viola
la loro libertà religiosa, e le obbliga a seguire usanze
richieste
da altre religioni che non gli appartengono.
Il
Pentagono ha in seguito abolito l'ordine che le donne indossassero
l'abayas
nero indossato dalle donne saudite, ma ci sono ancora altre
restrizioni
che vengono applicate. [6]
Diritti
dei Lavoratori:
Non
ci sono leggi sul lavoro, unioni o contratti collettivi in Arabia
Saudita.
poiché il lavoro forzato è tecnicamente illegale, i
lavoratori
stranieri e i domestici del posto sono forzati a volte a
lavorare
fino a sedici ore al giorno, sette giorni alla settimana. La
paga
è spesso trattenuta per settimane o per mesi. Rapporti non
confermati
indicano che le donne sono a volte costrette a lavorare
come
prostitute, e i bambini sono costretti a chiedere l'elemosina.
Ufficialmente
la tratta di persone è illegale per la legger
saudita.
Trattamento
delle Minoranze:
Non
c'è libertà religiosa in Arabia Saudita. Tutti i
cittadini devono
essere
musulmani, e solo la branca sunnita dell'Islam può essere
praticata
pubblicamente. C'è una discriminazione istituzionale contro
i
musulmani sciiti. Altre religioni all'infuori dell'Islam sono
tollerate
se praticate con discrezione; alcuni Cristiani furono
deportati
nel 2000 perché praticavano "apostasia" in una
maniera
troppo
pubblica.
GIORDANIA
Il
regno ascemita della Giordania è una monarchia costituzionale
governata
da re Abdullah bin Hussein. Mentre le elezioni dirette sono
usate
per stabilire i rappresentanti della casa inferiore del
Parlamento,
costituita dai 104 deputati della camera, la casa
superiore,
di 40 posti in senato, viene stabilita dal re. Il potere è
virtualmente
concentrato nelle mani del re, che può destituire
qualunque
rappresentante o anche sciogliere il parlamento, come fece
nel
giugno 2001. Infatti i cittadini giordani non possono cambiare
il
loro governo. Molte violazioni dei diritti umani sono presenti in
Giordania
e vengono trascurate dal governo.
Diritti
Legali:
Le
forze di sicurezza giordane usano regolarmente le torture, che
hanno
portato recentemente a diversi decessi. I prigionieri sono
spesso
imprigionati senza accusa, non gli è concesso incontrare i
loro
avvocati, sono tenuti in condizioni antigieniche; questo viene
fatto
anche nei confronti dei giornalisti accusati di "diffamazione",
intendendo
con ciò una critica al governo o al re.
Le
espulsioni forzate sono rare in Giordania, e sono usate in
generale
solo per terroristi sospetti; i gruppi terroristici sono ben
rappresentati
in Giordania. Ad esempio, il monvimento islamico della
giordania
("il gruppo del Ahmed al daganesh") e i Nobili della
Giordania
hanno rivendicato la responsabilità nell'agosto 2001 di
aver
assassinato un uomo d'affari israeliano ad Amman.
Il
governo ha negato che l'uccisione fosse politica e non ha fatto
alcun
arresto in questo caso.
La
libertà di assemblea, associazione, stampa e parola sono
ristrette
tutte
dal governo; gli autori di articoli sul governo critici o
satirici
sono spesso arrestati e imprigionati.
Nell'Agosto
2002, la licenza della stazione televisiva al-jazeera è
stata
revocata per aver mandato in onda punti di vista critici nei
confronti
del governo. [6a]
Trattamento
delle Donne:
Le
donne giordane sono in netto svantaggio legale. Lo stupro
coniugale
è legale, le percosse alla moglie sono diffusissime, e
spesso
permesse dalla legge, e i crimini d'onore (violenza domestica
contro
le donne accusate da uomini che credono che la donna abbia
minato
il loro onore con un "comportamento immorale") ricevono
condanne
minime.
Tali
crimini d'onore sono diventati così comuni che comprendono il
25%
degli omicidi totali in Giordania nel 2000, secondo uno studio.
Anche
finanziariamente, le donne sono svantaggiate. La sicurezza
sociale,
l'eredità, il divorzio e la testimonianza sono tutte leggi
che
favoriscono l'uomo. Le donne guadagnano meno degli uomini a
parità
di lavoro, e sono meno rappresentate sul posto di lavoro.
La
mutilazione genitale femminile, una volta praticata ampiamente in
Giordania
è stata ampiamente interrotta. Alcune tribù comunque
mantengono
questa pratica.
Molto
più comune è l'abuso sulle bambine, specialmente
sessuale.
Mentre
la legge prevede una punizione decisa per questi casi, pochi
vengono
poi in realtà investigati.
Diritti
dei Lavoratori:
Le
leggi sul lavoro sono generalmente buone; ma ci sono comunque
delle
eccezioni. Nonostante il lavoro forzato sia illegale in
Giordania
molti domestici stranieri lavorano sotto condizioni pari a
quelle
di un lavoro forzato.
Inoltre
il lavoro minorile è estremamente diffuso nonostante il
governo
abbia intrapreso alcuni passi per ridurlo.
Trattamento
delle Minoranze:
La
libertà religiosa è una delle parti più
rispettate in Giordania.
Mentre
solo le tre "religioni monoteiste principali" (islam,
Ebraismo
e
Cristianesimo) sono ufficialmente riconosciute dal governo, tutte
le
altre religioni possono essere liberamente praticate, e hanno pari
diritti.
L'unica
eccezione è quella che regola la fede Baha'i i cui membri
affrontano
una discriminazione sistematica. Possono comunque
praticarla
apertamente. Dopo la guerra del 1948 e dopo quella del
1967
la Giordania ha garantito la cittadinanza ai rifugiati
palestinesi
in fuga da Israele. I rifugiati arrivati in seguito non
sono
stati riconosciuti cittadini e sono ampiamente
discriminati.
LIBANO
Dalla
fine della guerra civile, durata 16 anni, nel 1991, il Libano è
stato
controllato sostanzialmente dalla Siria, che staziona circa
25.000
soldati nel paese.
Così,
nonostante il Libano sia tecnicamente una repubblica
parlamentare,
né i cittadini né i governanti ufficiali hanno molta
rilevanza
nel cambiamento del loro governo, poiché la Siria prende
tutte
le decisioni politiche ed influenza pesantemente le elezioni.
Il
governo libanese e l'esercito non rispettano i diritti umani, e
diverse
organizzazioni terroristiche che sono stabilite in Libano
commettono
anch'esse abusi.
Diritti
Legali:
Mentre
i delitti di politici sono sconosciuti in Libano, ci sono
state
diverse morti e sparizioni di prigionieri politici in prigione
in
attesa di giudizio.
Gli
arresti arbitrari sono comuni,e alcuni prigionieri sono tenuti
per
lunghi periodi di tempo senza processo o accuse. L'uso della
tortura
è ampiamente documentato.
Nelle
aree del paese controllate dalla milizia degli Hezbollah,
supportata
dalla Siria, viene applicata solo la legge islamica; nei
campi
profughi palestinesi indipendenti al sud, non c'è un sistema
legislativo
specifico applicato. In entrambe le locazioni, le
violazioni
di diritti umani sono diffuse.
La
libertà di parola e di stampa sono garantite dalla legge, e
sono
rispettate
quasi ovunque; comunque sono comuni casi di censura.
Il
diritto di riunione garantito dalla legge è relativo al solo
governo.
Nell'agosto 2001 la maggior parte degli studenti cristiani
ha
promosso una protesta non violenta contro il ruolo della Siria in
Libano
e sono stati caricati dalle forze di sicurezza.
Alcuni
giorni prima altri attivisti anti-siriani furono arrestati.
[7]
Nell'agosto
2001, le forze di sicurezza libanesi hanno arrestato un
giornalista
cristiano in una fase di indurimento contro i dissidenti
cristiani
anti-siriani. La settimana prima circa 200 membri dei
gruppi
dell'opposizione guidati dai cristiani contro il controllo
della
Siria sul Libano sono stati arrestati. [8]
Gli
abitanti del Libano hanno sofferto della presenza di numerose
organizzazioni
terroristiche che operano all'interno del Libano.
Questi
gruppi attaccano sia obiettivi all'interno del paese, che
Israele
dal Sud; nel secondo caso la popolazione libanese è obbligata
a
subire la violenza delle rappresaglie. Comunque, gli attacchi su
Israele
sferrati dagli Hezbollah e da altri gruppi terroristici sono
diminuiti
significativamente dal ritiro di Israele dal Libano
meridionale
nel maggio 2000.
Trattamento
delle Donne:
La
violenza domestica e lo stupro sono problemi sociali significativi
e
affliggono larga parte della popolazione. I crimini d'onore sono
illegali,
ma vengono applicate sentenze ridotte in tali casi.
Mentre
una donna può tecnicamente intraprendere la professione che
desidera,
c'è una forte pressione sociale che previene la maggior
parte
delle donne dal fare ciò. Molte altre leggi in Libano sono
basate
sulle leggi islamiche e sono discriminatorie nei confronti
delle
donne e dei bambini.
Diritti
dei Lavoratori:
Il
lavoro forzato non è illegale, e molti domestici stranieri,
donne
e
bambini sono costretti a lavorare contro la loro volontà. Il
lavoro
minorile
è generalmente diffuso. I bambini soffrono sotto la legge
libanese
anche in altri modi: abuso sui bambini, rapimenti, e anche
la
vendita dei bambini per le agenzie di adozione sono relativamente
comuni,
e ignorati dal governo.
Trattamento
delle Minoranze:
La
libertà religiosa è generalmente rispettata, nonostante
alcune
discriminazioni
siano presenti nel sistema legale: ad esempio, alcune
posizioni
governative possono essere ricoperte solo da musulmani. I
rifugiati
palestinesi che vivono in Libano non hanno diritti, e non
possono
diventare cittadini dello stato.
SIRIA
Tecnicamente
la Siria è una democrazia parlamentare in cui i
rappresentanti
sono stabiliti con elezioni dirette; in pratica, il
presidente
Bashar Assad esercita un potere assoluto.
Quando
suo padre Hafez Assad morì il 10 giugno 2000 dopo 30 anni di
regnanza,
Bashar concorse senza oppositori per il mandato, di
conseguenza,
l'età minima richiesta per legge per un presidente fu
decrementata
da 40 a 34 anni, l'età di Bashar.
A
causa di una legge marziale approvata d' urgenza nel 1963, il
potere
dei servizi di sicurezza e militari operano indipendentemente
l'una
dall'altra e senza ostacoli da parte del governo.
I
diritti umani sono significativamente ristretti dal governo, e i
servizi
di sicurezza commettono anche pesantissimi abusi.
Diritti
Legali:
A
causa del potere dei servizi di sicurezza, i diritti legali dei
cittadini
siriani non sono fatti rispettare. Arresti arbitrari,
torture
e scomparse dei prigionieri accadono regolarmente. I
prigionieri
politici siriani, libanesi e giordani sono trattenuti e
segregati
dal governo per lunghi periodi di tempo, così come i
soldati
israeliani catturati dalla Siria e dagli Hezbollah,
l'organizzazione
terroristica che supporta in Libano. I prigionieri
catturati
venti anni fa restano ancora nelle carceri senza motivo. La
libertà
di parola e di stampa sono garantite dalla legge ma diverse
sono
le restrizioni. La pubblicazione di una qualsiasi "informazione
falsa"
che si oppone "all'obiettivo della rivoluzione" è
punibile con
sentenze
di lunga prigionia.Tutte le società di stampa sono possedute
e
manovrate dal governo.
Nel
2001, 10 attivisti pro-democratici furono arrestati e accusati di
incitamento
alla ribellione, propagazione di bugie e tentativo di
cambiare
forzatamente la costituzione. [9]
La
libertà di associazione è severamente ristretta dal
governo e la
libertà
di assemblea non esiste.
Trattamento
delle Donne:
La
violenza domestica è presente in Siria, nonostante sia poco
conosciuta
la sua presenza. Non è illegale lo stupro coniugale e si
verificano
crimini d'onore. Legalmente molte leggi finanziarie, come
l'eredità
e la sicurezza sociale, discriminano le donne e la
punizione
per adulterio per le donne è doppia rispetto all'uomo. Le
donne
non possono viaggiare fuori dal paese senza il permesso del
marito.
Sono impiegate in tutte le aree ma poco rappresentate nella
maggior
parte dei campi.
Diritti
dei Lavoratori:
Il
lavoro minorile è comune nonostante la contrarietà
delle leggi.
Inoltre,
i diritti a formare unioni e contratti collettivi sono
ristretti.
Trattamento
delle Minoranze:
La
libertà religiosa è generalmente rispettata, con due
eccezioni:
gli
Ebrei sono sistematicamente esclusi dalle cariche governative, e
mancano
loro molti diritti di base; e i gruppi estermisti islamici
sono
frequentemente bersaglio di discriminazioni e attacchi, dovuti
ai
nuomerosi gruppi terroristici islamici che si oppongono al governo.
I
curdi sono oppressi sistematicamente in Siria: non possono
diventare
cittadini, hanno pochi diritti e l'insegnamento della loro
lingua
e della loro cultura è fuori legge.
IRAQ
La
costituzione irachena garantisce il potere al partito socialista
arabo
ba'ath, dominato da Saddam Hussein e dai suoi parenti.
Hussein
tenta di legittimare il suo potere riferendosi a
un
"referendum" dell'Ottobre 1995 in cui ricevette il 99.9%
dei voti.
Questa
elezione, comunque, non ha avuto né voto segreto né
altri
candidati
all'opposizione, e i cittadini iracheni hanno riportato di
temere
le rappresaglie
se
avessero espresso un voto dissidente. Il record dell'Iraq sulla
violazione
dei diritti umani, indica che questa paure era garantita -
il
governo iracheno commette serie violazioni di diritti umani -
principalmente
attraverso l'uso di svariate milizie che operano nello
stato.
Tali
milizie sono lo strumento per il mantenimento di un'atmosfera di
paura
e repressione.
Diritti
Legali:
Le
tattiche politiche del governo sono tra le più brutali al
mondo. I
cittadini
sono periodicamente arrestati e giustiziati per crimini
come
la diserzione, la critica al governo e la prostituzione.
Inoltre,
i criminali accusati di crimini minori sono periodicamente
uccisi
in massa come parte di un sistema di "pulizia delle prigioni"
disegnato
per ridurre la popolazione carceraria.
Figure
politiche o religiose considerate comeuna minaccia verso
Saddam
o altri esponenti sono uccisi senza esitazione, e senza accusa
di
un crimine specifico.
Coloro
che sono accusati di un determinato crimine ricevono di rado
dei
processi corretti, poiché la decisione di una qualunque delle
corti
può essere calpestata dal Presidente. A volte i processi non
sono
tenuti per niente. La tortura viene usata sistematicamente nelle
prigioni
irachene.
Mentre
il governo rispetta ufficialmente i diritti di parola, stampa,
riunione
e associazione, tutti questi diritti sono ristretti in
pratica.
Il governo possiede tutti i giornali del paese e li manipola
come
strumento di propaganda. Qualunque frase critica nei confronti
del
governo viene punita duramente e cittadini che si riuniscono
pacificamente
vengono repressi, e avolte attaccati dalle milizie
governative.
Testimonianze
di pesanti crimini di guerra sono state spesso dirette
verso
l'Iraq. Le atrocità commesse durante la guerra tra Iran e Iraq
dal
1980 al 1988, e durante la guerra del Golfo nel '91, si
rispecchiano
oggi che, mentre le forze irachene combattono contro
l'esercito
curdo il quale controlla il nord dell'Iraq, vengono
colpiti
civili, e si piantano mine in aree civili.
Gli
ispettori ONU che monitoravano gli impianti di armi chimiche e
militari
dell'Iraq sono stati definitivamente esplusi nel '97.
Trattamento
delle Donne:
Si
verifica la violenza domestica in Iraq ma non sono presenti
statistiche
relative alla loro frequenza. I cirmini d'onore sono
legittimi
secondo la legge irachena, e i crimini come la
prostituzione
sono spesso puniti con la decapitazione. Numerose sono
le
leggi presenti per la garanzia dei diritti delle donne sul posto
di
lavoro, ma è difficile determinare quanto successo abbiano
prodotto
in termini di uguaglianza.
Diritti
dei Lavoratori:
I
lavoratori non hanno potenzialmente diritti in Iraq. Le unioni sono
illegali,
e nonostante il lavoro forzato sia tecnicamente illegale,
rinunciare
a un lavoro può portare al carcere. Il lavoro minorile è
comune,
nonostante il governo legiferi contro di esso.
Trattamento
delle Minoranze:
Libertà
religiose sono tecnicamente concesse, ma non rispettate dal
governo.
Mentre la maggior parte della popolazione consiste di
sciiti,
la minoranza sunnita controlla il partito Ba'ath. Infatti, i
leader
religiosi sciiti sono spesso assassinati o repressi. La
piccola
comunbità cristiana è stata soggetta anch'essa ad
abusi.
I
curdi che controllano la parte settentrionale dell'Iraq sono stati
duramente
oppressi. Ai curdi è proibito vivere in Iraq propriamente,
e
quelli presenti nel nord sono stati soggetti ad atrocità da
parte
dell'esercito
iracheno, incluse torture, esecuzioni sommarie e
attacchi
sui centri civili utilizzando armi chimiche.
EGITTO
Secondo
la sua costituzione, l'Egitto è una democrazia sociale in cui
l'Islam
è la religione di stato. Il Presidente e il suo Partito
Nazionale
Democratico, comunque, controllano la scena politica con
un'estensione
tale che i cittadini non hanno una possibilità
significativa
di cambiare il loro governo.
C'è
stata una legge di emergenza in vigore dal 1981, che consentiva
al
governo di trattenere in carcere delle persone senza accusa, e di
negare
regolarmente i diritti legali ai cittadini egiziani.
Diritti
Legali:
La
libertà di stampa e di parola sono garantite dalla
costituzione,
ma
spesso sono negati in pratica. Il governo possiede e controlla le
tre
maggiori testate giornalistiche e detiene il monopolio di stampa
e
distribuzione. Così, i giornali criticano di rado il governo,
e la
posizione
dei partiti all'opposizione è spesso limitata sui
giornali.
Gli
studenti e gli ufficiali che criticano il governo sono spesso
incriminati
con accuse di diffamazione, calunnia o di "diffusione di
informazioni
false sull'Egitto", e vengono imprigionati. Le libertà
di
associazione e riunione sono severamente ristrette.
Le
torture fisiche e psicologicaùhe, nonostante siano
ufficialmente
fuori
legge, sono comunque comuni, ed è documentato che almento otto
prigionieri
sono stato torturati a morte nel 2000. Le prigioni sono
in
condizioni squallide. La polizia egiziana arresta arbitrariamente
e
periodicamete dei prigionieri, spesso trattenendoli per lunghi
periodi
senza accusa, processi o contatto con gli avvocati.
LA
FRASE CELEBRE
"[L'Egitto]
è un regime autocratico, stabilito mezzo secolo fa sotto
il
segno del nazionalismo e del socialismo arabo, è politicamente
esausto
ed è moralmente fallito. Mubarak, che ha frenato gli
estremisti
islamici in Egitto solo attraverso la tortura e i
massacri,
non ha un programma politico moderno né tantomeno una
visione
progressista da offrire al suo popolo come alternativa al
vittimismo
islamico di Osama bin Laden. Gli egiziani che hanno
tentato
di promuovere un simile programma... sono ingiustamente
imprigionati.
Invece, Mubarak si sostiene con i due miliardi di
dollari
americani di aiuti, mentre consente ed incoraggia i media e i
clericali
controllati dallo stato a promuovere una propaganda degli
estremisti
islamici, anti-occidentale, anti-ebraica e anti-moderna.
La
politica serve al suo proposito deviando la frustrazione popolare
con
la mancanza di libertà politica o di sviluppo economico in
Egitto.
Spiega inoltre perché così tanti arruolati di Osama bin
Laden
sono
egiziani."
Editoriale
Washington Post,
11
Ottobre 2001
Trattamento
delle Donne:
La
violenza domestica è un serio problema sociale in Egitto; un
rapporto
concluse che una donna sposata su tre è stata picchiata dal
marito.
Inoltre lo stupro coniugale è legale. La mutilazione genitale
femminile
viene ancora praticata, ma ci sono forti pressioni sociali
contro
le donne impiegate. Legalmente, molte leggi, in particolare
sull'eredità,
favoriscono gli umini, e un uomo che uccide una donna
in
omicidi d'onore riceve una sentenza molto più leggera rispetto
a
una
donna che uccide un uomo in circostanze simili.
Diritti
dei Lavoratori:
Le
leggi sul lavoro in Egitto non sono adeguate per i membri delle
unioni;
gli scioperi sono illegali e punibili con il carcere. Molte
leggi
del governo sul lavoro non sono rafforzate, così come il
minimo
salario
e il massimo numero di ore. Mentre il lavoro minorile è stato
un
problema in Egitto in passato, c'è stato un netto
miglioramento
ultimamente.
Trattamento
delle Minoranze:
L'Egitto
garantisce la libertà di religione, e gli Ebrei e le
comunità
cristiane sono in generale trattate bene. Nonostante ciò la
minoranza
cristana ha riportato di essere stata discriminata, e ci
sono
rapporti di conversioni forzate all'Islam. Ai membri di fede
Baha'i
è categoricamente proibito di vivere o praticare la loro
religione
in Egitto.
AUTORITA'
PALESTINESE
Il
record già scarso di diritti umani dell'ANP è
peggiorato
dall'Intifada
di al-Aqsa. Nel Settembre 2000 i membri dei servizi di
sicurezza
palestinesi e i tanzim di fatah partecipavano ad attacchi
contro
i civili e soldati israeliani. Poiché i palestinesi armati
hanno
spesso lanciato i loro attacchi vicino alle case dei civili
palestinesi,
i residenti di tali case si sono spesso trovati sulla
linea
del fuoco quando Israele ha intrapreso le rappresaglie. Le
forze
di sicurezza palestinesi non sono riuscite ad impedire ai
Palestinesi
armati di fare fuoco sugli Israeliani in luoghi dove si
trovavano
degli estranei.
Diritti
Legali:
Nel
dicembre 2001, il presidente dell'ANP Yasser Arafta ha dichiarato
lo
stato d'emergenza e si è garantito ampi poteri legali.
Le
forze di sicurezza palestinesi arrestano arbitrariamente e
detengono
le persone, prolungano la detenzione e la mancanza di un
processo
sono elementi frequenti.
Le
corti non assicurano processi corretti e veloci. Le forze di
sicurezza
ed esecutive dell'ANP spesso ignorano o non riescono a far
rispettare
le decisioni delle corti.
L'ANP
non proibisce per legge l'utilizzo di tortura o di forza contro
i
detenuti, e le forze di sicurezza spesso sono state responsabili di
torture
e di abuso esteso dei detenuti palestinesi.
I
gruppi di monitoraggio dei diritti umani internazionali hanno
documentato
una diffusa condotta arbitraria ed abusiva da parte
dell'ANP.
Queste organizzazioni affermano che c'è un uso di tortura
diffuso
e non ristretto a quelle persone detenute con accuse di
sicurezza.
Almeno cinque palestinesi sono morti nel 2001 durante la
prigionia
sotto l'ANP. Le forze di sicurezza palestinesi infrangono i
diritti
dei cittadini alla privacy ed è stata imposta una ristretta
libertà
di stampa e di parola, chiudendo i punti vendita dei media,
bandendo
le pubblicazioni o la radiodiffusione, e imprigionando o
perseguitando
periodicamente i membri dei media.
Ad
esempio, dopo il brutale assassinio dei due soldati riservisti
dell'IDF
alla stazione di polizia a Ramallah, il 12 ottobre 2000 la
polizia
palestinese ha confiscato i filmati a molti giornalisti che
erano
presenti sulla scena. Il 4 ottobre, un giornalista straniero
filmò
tre membri delle forze di sicurezza palestinese distribuire
Molotov
a diversi bambini.
Le
forze di sicurezza hanno trattenuto il giornalista e la sua troupe
per
diverse ore, e hanno poi distrutto il filmato. Le molestie
dell'ANP
hanno contribuito alla pratica di auto-censura da parte di
diversi
commentatori, reporter e critici palestinesi.
Violenza
contro gli Israeliani:
La
violenza palestinese durante l'"intifada di al-Aqsa" ha
incluso
violente
dimostrazioni, sparatorie e incidenti in cui i palestinesi
spesso
tiravano pietre e molotov ai checkpoint dell'esercito
israeliano.
I
civili israeliani ed ebrei nei territori sono diventati spesso
bersaglio
di sparatorie e agguati, suicidi e altre esplosioni,
attacchi
di mortaio, attacchi armati negli insediamenti e nelle basi
militari.
I palestinesi agendo individualmente o in piccoli gruppi
non
organizzati, inclusi alcuni membri dei servizi di sicurezza
palestinese,
hanno ucciso 87 israeliani nei territori nel 2001. I
membri
fuori dovere delle forze di sicurezza dell'ANP e i membri
della
fazione Fatah di Arafat hanno partecipato in alcuni di questi
attacchi.
Diversi
gruppi terroristici palestinesi, inclusi Hamas, Jihad
islamica,
il fronte popolare per la liberazione della palestina, il
fronte
democratico per la liberazione della palestina e i gruppi
affiliati
di Fatah, come le brigate di al-Aqsa, hanno anche
rivendicato
le responasibilità di attacchi contro civili Israeliani.
L'ANP
ha fatto alcuni arresti relativi a tali assassini alla fine
dell'anno.
Circa
340 sospetti collaborazionisti e da 180 a 200 prigionieri
politici
sono stati messi nelle carceri palestinesi dalla fine del
2001.
Un certo numero di palestinesi sospetto di collaborazionismo
con
Israele è stato arrestato, processato e giustiziato.
Dozzine
di loro sono state semplicemente assassinate. [10]
Trattamento
delle Donne:
L'abuso
coniugale, l'abuso sessuale, uccisioni d'onore sono presenti,
ma
la pressione sociale fa sì che molti incidenti non vengano
riportati
e nella maggioranza dei casi viene trattata dai familiari
coinvolti,
tipicamente i maschi dei membri della famiglia.
Le
donne palestinesi sopportano varie forme di pregiudizi sociali e
di
repressioni all'interno della loro società. Poiché il
matrimonio
avviene
in giovane età, le donne spesso non finiscono la scuola
obbligatoria.
Le
restrizioni culturali a volte prevengono le donne dal frequentare
college
o università.
Mentre
è presente un movimento attivista di donne in Cisgiordania,
l'attenzione
si è spostata solo di recente da aspirazioni
nazionaliste
a questioni che affliggono enormemente le donne, come la
violenza
domestica, l'accesso paritario all'educazione e all'impiego,
e
le leggi concernenti l'eredità e il matrimonio. Le donne che
si
sposano
con un non correligionario, in particolare una donna cristana
che
sposa un uomo musulmano, sono spesso disconosciuti dalle loro
famiglie
e a volte perseguitati e minacciati di morte.
Un
numero crescente di donne palestinesi lavorano fuori casa, dove
tendono
ad incontrare una certa discriminazione. Non ci sono leggi
speciali
che forniscono i diritti delle donne nel posto di lavoro. Le
donne
non sono rappresentate nella maggior parte degli aspetti della
vita
professionale.
Diritti
dei Lavoratori:
Non
c'è un salario minimo in Cisgiordania o nella striscia di Gaza
e
non
ci sono leggi che proteggono il diritto di sciopero dei
lavoratori.In
pratica questi lavoratori hanno pochissima o alcuna
protezione
dalla retribuzione del datore di lavoro.
All'inizio
del 2000, gli insegnanti della Cisgiordania hanno fatto
uno
sciopero. Il 5 maggio 2000 gli ufficiali dell'ANP hanno arrestato
uno
dei leader dello sciopero per aver criticato in un'intervista
alla
radio l'ANP. Anche la stazione radio è stata chiusa. Gli
insegnanti
hanno sospeso lo sciopero il 17 maggio, nonostante il
fatto
che nessuna delle loro richieste fosse stata considerata.
Anche
il lavoro minorile è un problema.
Trattamento
delle Minoranze:
Non
c'è una legge che assicura una libertà religiosa;
comunque l'ANP
rispetta
in generale la libertà religiosa. Negli scorsi anni, ci sono
state
testimonianze che diversi convertiti dall'Islam al
Cristianesimo
subiscono a momenti delle discriminazioni sociali e
persecusioni
da parte degli ufficiali palestinesi. Comunque non c'è
un
esempio di discriminazione da parte dell'ANP nei confronti dei
cristiani.
Note:
1.
Arab Human Development Report 2002, NY: UN, 2002.
2.
Daniel Pipes, In the Path of God: Islam and Political Power, (NY:
Basic
Books, 1983), p. 177.
2a,
Arab Human Development Report 2002, NY: UN, 2002.
3.
U.S. State Department, Reports on Human Rights Practices for
1999.
3a.
Martin Peretz, "Remembering Saudi Arabia," The New
Republic,
(January
28, 2002).
3b.
USA Today, (April 29, 2002).
4.
Al-Quds Al-Arabi (London), (December 4, 1999).
4a.
Jerusalem Post, ,(August 19, 2002).
5.
State Department. Human Rights Report for the Occupied
Territories,
1997, 1998.
5a.
Newsweek, (March 10, 2003).
6.
Washington Post, (December 4, 2001).
6a.
Jewish Telegraphic Agency, (August 9, 2002).
7.
Jerusalem Report, (March 25, 2002).
8.
CNN, (August 16, 2001).
9.
Jerusalem Post, (July 1, 2002); BBC News, (August 11, 2002).
10.
Isabel Kershner, "Below the Law," Jerusalem Report, (April
22,
2002),
pp. 32-33.
I
diritti umani in Israele e nei Territori
di
Mitchell G. Bard
Miti
da confutare
19.a.
"Israele compie discriminazioni a danno dei suoi cittadini
arabi".
19.b.
"Israel compie discriminazioni a danno degli Arabi
israeliani
impedendo
loro di comprare la terra".
19.c.
"Gli Arabi Israeliani subiscono discriminazioni nel mondo
del
lavoro".
19.d.
"Gli Arabi nelle prigioni israeliane sono torturati, pestati
ed
uccisi".
19.e.
"Israele usa la detenzione amministrativa per imprigionare
degli
Arabi
pacifici senza processo".
19.f.
"Israele ha a lungo cercato di denegare i diritti politici
ai
residenti
della Cisgiordania e di Gaza".
19.g.
"Israele sta rubando l'acqua dagli Arabi nei Territori.
Israele
consente
agli Ebrei di scavar pozzi, ma lo impedisce agli Arabi".
19.h.
"Il modo in cui Israele usa le deportazioni viola la
Quarta
Convenzione
di Ginevra".
19.i.
"Il trattamento israeliano dei Palestinesi è simile al
trattamento
dei Neri nel Sudafrica dell'Apartheid".
19.j.
"Le nazioni dell'Africa nera hanno interrotto le relazioni
con
Israele
a causa delle sue politiche razziste verso i Palestinesi".
19.k.
"Israele sta perseguendo una politica di genocidio verso
i
Palestinesi
paragonabile al trattamento nazista degli Ebrei".
19.l.
"Le politiche israeliane nei territori hanno provocato una
crisi
umanitaria
fra i Palestinesi".
19.m.
"Le lagnanze israeliane sui terroristi palestinesi nascosti tra
i
civili
non sono che un tentativo di giustificare il loro uccidere
persone
innocenti".
[I
miti in dettaglio]
19.a.
[Mito]
"Israele
compie discriminazioni a danno dei suoi cittadini arabi".
19.a
[Fatti]
Israele
è una delle più aperte società del mondo. Su una
popolazione
di
6,3
milioni, circa 1,1 milioni (il 18% della popolazione) non sono
ebrei
(945.000
Mussulmani, 130.000 Cristiani e 100.000 Drusi) [1].
Gli
Arabi in Israele anno eguale suffragio; anzi, è uno di pochi
luoghi
del
Medio Oriente in cui le donne arabe possono votare. Gli
Arabi
attualmente
detengono 8 seggi nella Knesset (che ne ha 120). Gli Arabi
israeliani
hanno anche avuto diversi incarichi governativi, e tra essi
ci
sono stati un ambasciatore israeliano in Finlandia e
l'attuale
vicesindaco
di Tel Aviv. Il primo governo Sharon comprendeva il primo
ministro
arabo, il druso Salah Tarif, ministro senza portafoglio. Un
Arabo
è anche giudice della Corte Suprema.
L'Arabo,
come l'Ebraico, è lingua ufficiale in Israele. Più di
300.000
bimbi
arabi frequentano le scuole israeliane. Al momento della
fondazione
d'Israele, non c'era un liceo arabo. Ora ci sono centinaia
di
scuole
arabe [2].
L'unica
distinzione legale tra i cittadini ebrei ed arabi d'Israele è
che
questi ultimi non sono coscritti nell'Esercito israeliano. Questo
è
per
risparmiare ai cittadini arabi la necessità di impugnare le
armi
contro
i loro fratelli. Comunque, i Beduini hanno servito tra
i
paracadutisti
ed altri Arabi si sono arruolati volontari. Per loro
richiesta,
la coscrizione si applica anche alle comunità druse
e
circasse.
Alcuni
dei divari economici e sociali tra gli Ebrei e gli Arabi
israeliani
sono causati dal fatto che questi ultimi non vanno sotto le
armi.
I veterani infatti hanno diritto a benefici che gli altri non
hanno;
ed inoltre il servizio militare aiuta a socializzare.
D'altro
canto, gli Arabi hanno un vantaggio nell'ottenere alcuni
lavori
negli
anni in cui gli Israeliani sono sotto le armi. Inoltre, settori
come
le costruzioni e gli autotrasporti hanno finito con l'essere
dominati
dagli Arabi israeliani.
Sebbene
alle volte degli Arabi israeliani siano stati coinvolti in
attività
terroristiche, essi si sono generalmente comportati da
leali
cittadini.
Nelle guerre del 1967, 1973, 1982, nessuno ha commesso atti
di
sabotaggio o slealtà. Talvolta, a dire il vero, degli Arabi si
sono
offerti
di assumere le funzioni civili dei riservisti. Durante lo
scoppio
della violenza nei Territori che iniziò nel Settembre 2000,
gli
Arabi
israeliani per la prima volta si sono dati ad ampie proteste con
una
certa violenza.
Gli
Stati Uniti sono stati indipendenti per 226 anni [computo dal 1776
al
2002 - Liang] eppure non hanno ancora integrato tutte le loro
diverse
comunità.
Anche oggi, circa 40 anni dopo che fu adottata la
legislazione
sui
diritti civili [nel 1963 - Liang], non si è ancora sradicata
la
discriminazione.
Non c'è da stupirsi che in soli 54 anni [computo dal
1948
al 2002 - Liang] Israele non abbia risolto tutti i suoi
problemi
sociali.
19.b.
[Mito]
"Israele
compie discriminazioni a danno degli Arabi israeliani
impedendo
loro
di comprare la terra".
19.b.
[Fatti]
All'inizio
del [20°] secolo, il Fondo Nazionale Ebraico fu costituito
dal
Congresso Sionista Mondiale per acquistare in Palestina la terra
per
l'insediamento
ebraico. Questa terra, e quella acquisita dopo la
Guerra
d'Indipendenza
d'Israele, fu rilevata dal governo. Di tutta la
superficie
d'Israele, il 92% appartiene allo Stato ed è gestita
dall'Ente
di Gestione della Terra. Non può essere venduta a nessuno,
sia
egli
ebreo od arabo. Il restante 8% del territorio è proprietà
di
privati.
Per esempio, il Waqf arabo (la fondazione caritatevole
mussulmana)
è proprietario di terreni ad uso e beneficio specifico
degli
Arabi
mussulmani. La terra del governo può essere concessa a
chiunque,
indipendentemente
dalla razza, dalla religione o dal sesso. Tutti i
cittadini
arabi d'Israele possono ottenere terra del governo
in
concessione.
19.c.
[Mito]
"Gli
Arabi Israeliani subiscono discriminazioni nel mondo del
lavoro".
19.c.
[Fatti]
La
legge israeliana vieta le discriminazioni nel mondo del
lavoro.
Secondo
il Dipartimento di Stato, tutti i lavoratori
israeliani
"possono
fondare
organizzazioni sindacali liberamente ed aderirvi". La
maggior
parte
dei sindacati fa parte dell'_Histadrut_ o della più
piccola
_Histadrut
Ha-'Ovedim Ha-Leumit - Federazione Nazionale del Lavoro_,
entrambe
separate dal Governo.
19.d.
[Mito]
"Gli
Arabi nelle prigioni israeliane sono torturati, pestati ed
uccisi".
19.d.
[Fatti]
La
prigione non è un luogo di villeggiatura ed abbondano le
lagnanze
sul
trattamento
dei detenuti nelle carceri americane. Le prigioni
israeliane
sono
probabilmente tra quelle marcate più strettamente di tutto
il
mondo,
ed un motivo è che il Governo consente ai rappresentanti
della
Croce
Rossa e di altri gruppi di ispezionarle regolarmente.
La
legge israeliana vieta l'arresto arbitrario dei cittadini, e
gli
imputati
sono considerati innocenti fino a prova contraria, hanno il
diritto
al decreto di _habeas corpus_ [ovvero di scarcerazione
immediata
perché
l'arresto non si è dimostrato legale - Liang] e ad altri mezzi
di
tutela
processuali. Israele non ha prigionieri politici e la
sua
magistratura
è indipendente.
Alcuni
prigionieri, specialmente Arabi sospetti di coinvolgimento
nel
terrorismo,
sono stati interrogati con metodi duri che sono stati
criticati
come eccessivi. La Corte Suprema d'Israele ha emesso una
sentenza
fondamentale nel 1999 che ha proibito l'uso di diverse
modalità
abusive
d'interrogatorio.
La
pena capitale si è applicata una volta soltanto, nel caso di
Adolf
Eichmann,
l'uomo in gran parte responsabile della Soluzione Finale. A
nessun
Arabo è mai stata inflitta la pena capitale, nemmeno dopo i
più
barbari
atti di terrorismo.
19.e.
[Mito]
"Israele
usa la detenzione amministrativa per imprigionare degli
Arabi
pacifici
senza processo".
19.e.
[Fatti]
Israele
ha ereditato e mantenuto alcune leggi promulgate dai
Britannici;
una
è l'uso della detenzione amministrativa, che è lecita
in alcune
circostanze
quando c'è di mezzo la sicurezza. Il detenuto ha
diritto
all'assistenza
di un avvocato, e può interporre appello alla Suprema
Corte
d'Israele. L'onere di giustificare il processo a porte chiuse
spetta
all'accusa. Spesso i funzionari temono che esibire le prove in
un
processo
a porte chiuse comprometterebbe i loro metodi spionistici e
mettere
in pericolo le vite delle persone che hanno fornito
informazioni
sulle
attività terroristiche pianificate.
In
buona parte del mondo arabo la detenzione amministrativa è
superflua,
perché
le autorità arrestano frequentemente la gente e la sbattono
in
galera
senza alcuna garanzia processuale. Non possono protestare
gli
avvocati,
le organizzazioni per i diritti umani o dei media
indipendenti.
Perfino negli Stati Uniti, che sono estremamente
generosi
a
concedere la libertà su cauzione, la gente può essere
trattenuta in
custodia
preventiva senza processo, e si sono applicati degli
standard
giuridici
speciali per consentire la prolungata carcerazione dei
Talebani
e dei membri di Al-Qaida catturati in Afghanistan.
"Non
si giudica una democrazia dal modo in cui i suoi soldati,
giovani
maschi
e femmine, reagiscono d'impulso ad una tremenda provocazione.
Si
giudica
una democrazia dal modo in cui reagiscono i suoi tribunali,
nel
fresco
spassionato delle camere di consiglio. E la Corte Suprema
israeliana
e le altre hanno reagito magnificamente. Per la prima volta
nella
storia del Medio Oriente, c'è una magistratura
indipendente
disposta
ad ascoltare le lagnanze degli Arabi - Questa magistratura è
detta
Corte Suprema d'Israele" - Alan Dershowitz [3].
19.f.
[Mito]
"Israele
ha a lungo cercato di denegare i diritti politici ai
residenti
della
Cisgiordania e di Gaza".
19.f.
[Fatti]
Mentre
difendeva la sua esistenza contro delle forze arabe ostili,
Israele
si impadronì della Cisgiordania e della Striscia di
Gaza.
Nell'affrontare
una violenta insurrezione, Israele è stato costretto
a
limitare
alcune attività dei Palestinesi. Israele non può
offrire ai
Palestinesi
tutti i diritti che gli Americani danno per scontati in
una
nazione
che non è in guerra, mentre i Paesi arabi mantengono uno
stato
di
belligeranza con Israele, ed i Palestinesi si danno al
terrorismo
contro
gli Israeliani.
Dato
il vincolo delle esigenze di sicurezza d'Israele, si sono fatti
degli
sforzi fin dall'inizio per dare ai Palestinesi la più
grande
libertà
possibile. Dopo la Guerra dei Sei Giorni, la tradizionale
leadership
filogiordana continuò ad occupare molti impieghi pubblici,
e
ad
essere pagata dalla Giordania. Si tennero le elezioni comunali
nel
1972
e nel 1976. Per la prima volta fu consentito alle donne ed a chi
non
era proprietario terriero di votare.
Le
elezioni del 1976 portarono al potere i sindaci arabi
che
rappresentavano
diverse fazioni dell'OLP. Muhammad Milhem di Halhoul,
Fahd
Kawasmeh di Hebron e Bassam Shaka di Nablus erano affiliati al
Fatah.
Karim Khalaf di Ramallah rappresentava il Fronte Popolare per
la
Liberazione
della Palestina, ed Ibrahim Tawil di El-Bireh era
associato
col
Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina [4].
Nel
1978 questi sindaci ed altri radicali formarono il Comitato
Nazionale
di Guida, che si opponeva vigorosamente ad ogni accordo con
Israele,
tentò di raccogliere ampi consensi per l'OLP in Cisgiordania
ed
incitò
al rigetto del trattato di pace israelo-egiziano. Nel 1981
Israele
espulse Milhem e Kawasmeh. Fu concesso loro di tornare per
appellarsi
contro l'ordine di espulsione, che però fu confermato
dalla
Corte
Suprema d'Israele.
Due
settimane dopo la sua espulsione, Milhem disse: "Non c'è
spazio
per
l'esistenza
dei Sionisti in una situazione di vera pace. Loro sono
capaci
di esistere solo in una situazione di tensione e di guerra ...
e
questo
vale per tutti i partiti ... [essi] non sono né falchi
né
colombe,
ma solo suini" [5].
Kawasmeh
fu nominato al Comitato Esecutivo dell'OLP nel 1984. Ma in
quello
stesso anno fu ucciso ad Amman da radicali palestinesi.
Come
parte dei negoziati di Camp David, Israele propose un piano
di
autonomia
per concedere ai Palestinesi maggior controllo sui loro
affari.
I Palestinesi respinsero però l'opzione dell'autonomia,
perché
continuavano
a sperare nella creazione di uno stato palestinese.
Per
il resto del decennio, Israele tentò nondimeno di spostare
sempre
più
grandi responsabilità dagli amministratori militari a quelli
civili,
ed
ai Palestinesi. Gli sforzi per dare ai Palestinesi
maggiori
responsabilità
nei loro affari furono danneggiati dall'intifada.
Durante
la
rivolta, gli Arabi palestinesi che desideravano cooperare con
Israele
furono
attaccati e vennero azzittiti o con l'intimidazione o con
l'omicidio.
I funzionari governativi israeliani tentarono di mantenere
un
dialogo con molti Palestinesi, ma coloro di cui divenne
nota
l'identità
divennero dei bersagli.
Nei
negoziati segreti di Oslo, Norvegia, nel 1993, i
negoziatori
israeliani
e palestinesi si accordarono su un piano che avrebbe dato a
questi
ultimi un limitato autogoverno. I negoziati successivi hanno
portato
al ritiro israeliano da circa metà della Cisgiordania e da
gran
parte
della Striscia di Gaza, e ad un sempre crescente controllo
dei
Palestinesi
sui loro propri affari. L'Autorità Palestinese ora
governa
praticamente
su tutti gli affari civili di circa il 98% dei
Palestinesi
nei
territori. Ci si attende che un accordo politico finale porti
alla
creazione
di uno stato palestinese in gran parte delle aree una
volta
controllate
da Israele.
19.g.
[Mito]
"Israele
sta rubando l'acqua dagli Arabi nei Territori. Israele
consente
agli
Ebrei di scavar pozzi, ma lo impedisce agli Arabi".
19.g.
[Fatti]
Negli
anni appena successivi alla guerra del 1967, le risorse idriche
della
Cisgiordania sono notevolmente migliorate. La rete idrica
della
regione
meridionale di Hebron, ad esempio, fu accresciuta. Si
scavarono
nuovi
pozzi presso Jenin, Nablus e Tulkarm. Più di 60 cittadine
in
Cisgiordania
hanno ricevuto nuove reti idriche, od ebbero le antiquate
ammodernate
dall'amministrazione israeliana nei territori.
A
cavallo degli anni '70 ed '80, però, il Medio Oriente ha
sofferto di
una
delle più gravi siccità della storia moderna. L'acqua
nel Fiume
Giordano
e nel Lago di Tiberiade è scesa a livelli critici.
La
situazione
si è ulteriormente aggravata all'inizio degli anni '90
e
continua
ad essere problematica nel nuovo millennio.
A
queste condizioni, il governo israeliano ha limitato lo scavo di
nuovi
pozzi
in Cisgiordania. Non aveva altra scelta perché la Cisgiordania
ed
Israele
usano la stessa falda acquifera, e l'[eccessivo] emungimento
di
acqua
dolce potrebbe provocare l'infiltrazione di acqua salata.
I
contadini della Cisgiordania sono serviti da circa 100 fonti e
300
pozzi
- molti scavati decenni addietro ed ora sovrautilizzati.
Le
limitazioni
sul supersfruttamento dei pozzi poco profondi avevano lo
scopo
di impedire l'infiltrazione di acqua salata od il totale
esaurimento
del pozzo. Alcuni pozzi sono stati scavati perché i
villaggi
ebrei
potessero attingere a falde nuove e più profonde mai
prima
sfruttate.
Normalmente queste falde non attingono alle meno profonde
falde
arabe.
Alla
fine del 1991 fu programmata una conferenza in Turchia per
discutere
il problema regionale dell'acqua. L'incontro fu silurato
dalla
Siria;
ed i Siriani, i Giordani ed i Palestinesi boicottarono tutti e
tre
i colloqui multilaterali di Mosca del Gennaio 1992, che
comprendevano
un gruppo di lavoro sui problemi dell'acqua.
Dopo
gli accordi di Oslo, i Palestinesi erano più interessati
a
cooperare
sulla questione dell'acqua. All'incontro del gruppo di
lavoro
multilaterale
in Oman dell'Aprile 1994, fu approvata una proposta
israeliana
di riparare e migliorare le reti idriche nelle comunità
di
medie
dimensioni (della Cisgiordania/Gaza, d'Israele ed altrove
nella
regione).
Allo stesso tempo, fu creato un Ente Palestinese per le
Acque,
come
richiesto dalla Dichiarazione dei Principi Israelo-Palestinese.
Nel
Novembre 1994 il gruppo di lavoro si incontrò in Grecia
ed
Israeliani,
Giordani e Palestinesi si accordarono per iniziare a
discutere
sui principi o sulle linee guida per la cooperazione sui
problemi
idrici. Ulteriori progressi si ebbero su diverse questioni
durante
l'incontro del 1995 ad Amman e l'incontro del 1996 in Tunisia.
Da
allora i gruppi di lavoro non si sono più
reincontrati.
Israele
non ha tagliato la quantità d'acqua assegnata
all'Autorità
Palestinese
(AP) e sta valutando la possibilità di aumentarla ad onta
dei
tagli nell'assegnazione dell'acqua in Israele e la necessità
di
fornirne
considerevoli quantità in Giordania, come richiesto
dal
trattato
di pace.
Contrariamente
alle affermazioni di parte palestinese, Israele non ha
neppure
determinato la quantità d'acqua da fornire ai territori.
La
quantità
fu specificata in negoziati tra le parti, con la
partecipazione
americana.
Col consenso di ambo le parti, la quantità d'acqua
fu
accresciuta
rispetto alla situazione prima dell'Accordo ad Interim. Ed
allo
stesso modo, si decise una formula per accrescere
gradualmente
l'assegnazione
d'acqua durante il periodo interinale.
I
negoziati portarono inoltre a degli accordi sul numero dei pozzi
che
Israele
deve scavare, ed il numero che debbono scavare l'AP ed
organismi
internazionali.
Fu definita anche la cooperazione su problemi come i
liquami
e l'ambiente. Fu inoltre deciso che la giurisdizione sulle
acque
sarebbe
stata trasferita ai Palestinesi nel quadro del trasferimento
dei
poteri
civili, e che la situazione idrica sarebbe stata controllata
da
squadre
di verifica congiunte.
Israele
ha adempiuto a tutti i suoi obblighi ai sensi dell'Accordo
ad
Interim.
Si somministra la razione d'acqua convenuta, ed anche di più.
La
giurisdizione sull'acqua fu trasferito completamente ed al
momento
convenuto,
ed Israele ha approvato lo scavo dei pozzi aggiuntivi.
Israele
e l'AP hanno costituito pattuglie congiunte per individuare
casi
di
furto d'acqua ed altri problemi ad essa legati.
Il
problema idrico dei Palestinesi in verità non ha molto a che
vedere
con
Israele. Secondo l'Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale,
"la
Cisgiordania
e Gaza soffrono di cronica penuria d'acqua, che impedisce
una
soddisfacente crescita economica e che nuoce all'ambiente ed
alla
salute
dei Palestinesi. La scarsa acqua disponibile è usata in
modo
inefficiente".
L'analisi aggiunge che "le fonti palestinesi d'acqua
sotterranea
sono divenute sempre più inquinate a causa
dell'inadeguato
trattamento
dei liquami e del sovraemungimento dei pozzi. I liquami
grezzi
vengono scaricati nelle vallate e nel Mar Mediterraneo,
riducendo
la
già insufficiente qualità dell'acqua sotterranea
estratta, ed
inquinando
il suolo, il mare, e la costa" [5a].
19.h.
[Mito]
"Il
modo in cui Israele usa le deportazioni viola la Quarta
Convenzione
di
Ginevra".
19.h.
[Fatti]
Lo
scopo della Convenzione di Ginevra, approvato nel 1949,
era
l'impedire
la ripetizione della politica nazista di deportazioni in
massa
di civili innocenti in campi di lavoro e di concentramento.
Israele,
ovviamente, queste cose non le fa. Quello che talvolta fa è
espellere
alcuni individui scelti che istigano alla violenza sia
contro
gli
Ebrei che contro gli Arabi.
La
stessa Convenzione di Ginevra consente ad una potenza occupante
di
"intraprendere
l'evacuazione parziale o totale di una data area se la
sicurezza
della popolazione od imprescindibili necessità militari
lo
esigono".
La Corte Suprema Israeliana ha interpretato questo
intendendo
che
Israele può espellere gli istigatori alla violenza se
necessario
per
mantenere
l'ordine pubblico o per proteggere la popolazione da
violenze
future.
Tutti i deportati hanno il diritto di interporre appello
avverso
gli
ordini di espulsione presso i tribunali israeliani, ma
molti
Palestinesi
preferiscono di no.
19.i.
[Mito]
"Il
trattamento israeliano dei Palestinesi è simile al trattamento
dei
Neri nel Sudafrica dell'Apartheid".
19.i.
[Fatti]
Anche
prima della fondazione dello Stato d'Israele, i capi
ebraici
cercarono
coscientemente di evitare la situazione che vigeva in
Sudafrica.
Come disse David Ben-Gurion al nazionalista palestinese
Musa
Alami
nel 1934:
"Non
vogliamo creare una situazione come quella del Sudafrica, in cui
i
Bianchi
sono i proprietari ed i sovrani, ed i Neri sono i lavoratori.
Se
non
facciamo tutti i tipi di lavoro, facile e duro, qualificato
e
generico,
se diveniamo dei semplici proprietari terrieri, allora
questa
non
sarà la nostra patria" [6].
Oggi
nell'Israele proprio gli Ebrei sono la maggioranza, ma la
minoranza
araba
è composta di cittadini a pieno titolo che godono di
eguali
diritti.
Gli Arabi sono rappresentati alla Knesset, hanno fatto parte
del
Governo, sono stati ambasciatori di alto rango (come ad esempio
in
Finlandia)
e giudici nella Corte Suprema. Sotto l'Apartheid, i
Sudafricani
neri non potevano votare e non erano cittadini del paese
in
cui
essi erano la schiacciante maggioranza della popolazione. Delle
leggi
sancivano dove potevano vivere, lavorare e muoversi. Ed in
Sudafrica
il Governo uccideva i neri che protestavano contro la sua
politica.
Di contro, Israle consente libertà di movimento, di
riunione
e
di
parola. Alcuni dei più aspri critici del Governo sono gli
Arabi
israeliani
che fanno parte della Knesset.
Diversa
è la situazione dei Palestinesi nei territori. I requisiti
di
sicurezza
della nazione, ed una violenta insurrezione nei territori,
costrinse
Israele ad imporre delle restrizioni ai residenti arabi
della
Cisgiordania
e della Striscia di Gaza che non sono necessarie
all'interno
dei confini israeliani precedenti al 1967. Tipicamente, i
Palestinesi
dei Territori mettono in discussione il diritto d'Israele
ad
esistere,
mentre i Neri non cercavano la distruzione del Sudafrica, ma
solo
del regime di Apartheid.
Se
Israele desse piena cittadinanza ai Palestinesi,
questo
significherebbe
che i Territori sono stati annessi, e nessun Governo
israeliano
è mai stato disposto a fare questo passo. Invece, grazie a
dei
negoziati, Israele ha acconsentito a dare ai Palestinesi
sempre
maggiore
autorità sui loro affari. È probabile che un accordo
finale
consentirà
alla maggior parte dei Palestinesi di diventare cittadini
del
loro
proprio stato.
"C'è
ancora un'altra questione che nasce dal disastro delle nazioni
che
rimane
tuttora irrisolta, e la cui profonda tragicità solo un Ebreo
può
capire:
la questione africana. Non avete che da richiamare alla mente
tutti
quei terribili episodi della tratta degli schiavi, degli esseri
umani
che, solo perché erano neri, furono sottratti come bovini,
presi
prigionieri,
catturati e venduti. I loro figli sono cresciuti in terre
straniere,
oggetto di disprezzo ed ostilità perché di
diversa
carnagione.
Non mi vergogno a dire, sebbene possa rendermi con ciò
ridicolo,
che non appena avrò assistito alla redenzione degli Ebrei,
il
mio
popolo, vorrei aiutare inoltre a redimere gli Africani" -
Theodor
Herzl
[7]
19.j.
[Mito]
"Le
nazioni dell'Africa nera hanno interrotto le relazioni con
Israele
a
causa
delle sue politiche razziste verso i Palestinesi".
19.j.
[Fatti]
Le
nazioni dell'Africa nera non hanno interrotto le relazioni
con
Israele
per motivi antirazzistici; la maggior parte ha interrotto i
rapporti
con lo Stato Ebraico nel 1973 a causa della pressione da
parte
dei
paesi arabi produttori di petrolio. Soltanto il Malawi, il
Lesotho
e
lo
Swaziland hanno proseguito nella pienezza delle
relazioni
diplomatiche,
mentre alcuni altri paesi hanno mantenuto i loro
collegamenti
attraverso gli "uffici per gli interessi israeliani"
delle
ambasciate
straniere. Neppure i rapporti commerciali furono
completamente
interrotti; molti studenti dell'Africa nera
continuarono
a
formarsi
in Israele e [molti] esperti israeliani rimasero attivi
in
Africa.
Israele
ha avuto una lunga storia di rapporti amichevoli con i
paesi
dell'Africa
nera. Dal 1957 al 1973 Israle ha formato migliaia di
Africani
in ogni aspetto della vita, tra cui l'agricoltura, la salute
pubblica
e l'economia. Migliaia di Africani sono venuti in Israele
per
formarsi,
ed un analogo numero di Israeliani è stato mandato in
Africa
ad
insegnare [8].
Golda
Meir, l'architetto della politica africana d'Israele, credeva
che
le
lezioni apprese dagli Israliani potessero essere trasmesse
agli
Africani
che, specialmente durante gli Anni '50, erano impegnati nello
stesso
processo di edificazione di una nazione. "Come loro",
ella
disse",
noi ci siamo scossi di dosso il dominio straniero; come loro
abbiamo
dovuto imparare da noi a dissodare la terra, ad accrescere la
resa
dei raccolti, come irrigare, come allevare il pollame, come
vivere
insieme
e come difenderci da soli". Israele poteva fornire un
miglior
modello
per gli Stati africani appena divenuti indipendenti, pensava
la
Meir,
perché gli Israeliani "sono stati costretti a trovare
soluzioni
a
problemi
di un genere che gli stati grandi ricchi e potenti non hanno
mai
avuto" [9].
Una
volta che il potere coercitivo dei paesi arabi produttori di
petrolio
fu eroso, i paesi africani cominciarono a riallacciare i
rapporti
con Israele ed a cercare nuovi progetti di cooperazione.
Questa
tendenza
accelerò con gli attuali negoziati per la pace tra Israele
ed
i
suoi
vicini arabi. Ora 40 paesi africani mantengono relazioni
diplomatiche
con Israele, e frequentemente avvengono scambi di visite
tra
capi di stato e ministri dei governi. Nel Maggio 1994 il
Presidente
d'Israele
Ezer Weizman partecipò allo storico insediamento di
Nelson
Mandela
come primo Presidente nero del Sudafrica.
19.k.
[Mito]
"Israele
sta perseguendo una politica di genocidio verso i
Palestinesi
paragonabile
al trattamento nazista degli Ebrei".
19.k.
[Fatti]
Questa
è forse la più odiosa delle accuse dei detrattori
d'Israele.
L'obbiettivo
dei Nazisti era lo sterminio sistematico di tutti gli
Ebrei
d'Europa.
Israele sta invece cercando la pace con i suoi vicini
palestinesi.
Più di un milione di Arabi vivono da liberi ed
eguali
cittadini
d'Israele. Dei Palestinesi nei Territori, il 98% vive
sotto
l'amministrazione
civile dell'Autorità Palestinese. Mentre Israele
talvolta
adopera aspre misure contro i Palestinesi dei Territori
per
proteggere
i cittadini israeliani - ebrei e non-ebrei -
dall'incessante
campagna
di terrore portata avanti dall'AP e dai radicali islamici,
non
c'è
piano alcuno per perseguitare, sterminare od espellere il
popolo
palestinese.
In
risposta ad un siffatto confronto, opera di un poeta che
aveva
parlato
di "SS sioniste", il critico letterario di "The New
Republic"
Leon
Wieseltier osservò:
"L'opinione
che il Sionismo è Nazismo - non c'è altro senso
possibile
per
la locuzione "SS sioniste" - non è di tipo diverso
da quella che
la
Luna
è una forma di formaggio. Non è solo chiaramente
errata, è anche
chiaramente
stupida. Non mi abbasserò (sarebbe un esempio di "odio
di
sé"!)
a spiegare pazientemente perché lo Stato d'Israele è
diverso dal
Terzo
Reich, salvo che per dire che nulla di quel che è accaduto
ai
Palestinesi
sotto il dominio israeliano può ragionevolmente
confrontarsi
con
ciò che è accaduto agli Ebrei sotto il dominio della
Germania, e
che
un
gran numero di coloro che hanno sgobbato per dare pace e giustizia
ai
Palestinesi,
ed una soluzione a questo barbaro conflitto, erano
israeliani,
alcuni addirittura primi ministri israeliani. Non c'è tipo
di
appoggio alla causa palestinese, né forma di decenza, che
giustifichi
la
locuzione "SS sioniste" [10].
19.l.
[Mito]
"Le
politiche israeliane nei territori hanno provocato una
crisi
umanitaria
fra i Palestinesi".
19.l.
[Fatti]
È
bene ricordare che Israele si era offerto di ritirarsi dal 97%
della
Cisgiordania
e dal 100% di Gaza, e che è stato il rigetto della
proposta,
insieme con l'incessante terrorismo palestinese, ad aver
costretto
i soldati israeliani a compiere operazioni nei territori.
Sebbene
queste azioni abbiano provocato disagi alla popolazione
palestinese,
le Forze di Difesa Israeliane hanno continuato ad
assicurare
che fosse fornita assistenza umanitaria ai Palestinesi che
ne
avevano
bisogno. Per esempio, in sole 48 ore (il 5 e 6 Gennaio 2003)
le
Forze
di Difesa Israeliane:
-
hanno coordinato il trasporto dei Palestinesi che avevano bisogno
di
cure
mediche, aiutando 40 di loro ad andare in ospedale, compresi
quattro
pazienti da Gaza che erano stati trasferiti in Israele per
ricevere
cure mediche;
-
hanno coordinato il trasferimento di 284 Palestinesi in
Cisgiordania,
trasportati
in ambulanza;
-
hanno coordinato il passaggio di materiale per la costruzione di
un
ospedale
a Kalkilya;
-
hanno coordinato il passaggio di generi di conforto a Betlemme;
-
hanno coordinato l'ingresso delle tessere annonarie inviate
da
un'organizzazione
caritatevole internazionale ai residenti di Azoun;
-
hanno consentito la distribuzione di tessere annonarie della
Croce
Rossa
a Salfit;
-
hanno coordinato il passaggio di prodotti agricoli e cibo tra
Muassi
e
Khan
Yunis;
-
hanno coordinato il passaggio di una squadra UNRWA a Gaza per
aiutare
la
raccolta dell'immondizia;
-
hanno organizzato l'ingresso a Kalkilya di una famiglia
araba
israeliana
di Gerusalemme Est per partecipare al matrimonio del
loro
figlio.
Perfino
al colmo dell'azione militare, come l'operazione per ripulire
il
nido
di terroristi nel campo profughi di Jenin, le forze israeliane
sono
andate
oltre il loro dovere per assistere i Palestinesi non
combattenti.
Nel
caso dell'operazione di Jenin, ad esempio, l'ospedale del luogo
fu
tenuto
in funzione con l'aiuto di un generatore consegnato sotto il
fuoco
nemico da un ufficiale israeliano [11].
Il
miglior modo per migliorare la situazione dei Palestinesi
nei
territori
è per l'Autorità Palestinese fare i passi
delineati
dall'Amministrazione
Bush - finirla con la violenza, riformare le sue
istituzioni,
eleggere nuovi capi - cosicché ricomincino i colloqui di
pace
e si possa negoziare una soluzione.
19.m.
[Mito]
"Le
lagnanze israeliane sui terroristi palestinesi nascosti tra i
civili
non
sono che un tentativo di giustificare il loro uccidere
persone
innocenti".
19.m.
[Fatti]
Israele
non bersaglia mai dei civili. Sventuratamente, i
terroristi
palestinesi
hanno a bella posta tentatodi nascondersi in mezzo alla
popolazione
civile nel tentativo di ritorcere l'etica militare
d'Israele
a
suo danno. Gli stessi terroristi non badano alla vita dei
Palestinesi
innocenti,
e questo è il perché non esitano a farsene scudo.
Questo
comportamento
è una violazione del diritto internazionale. L'Articolo
51
dell'Emendamento
del 1977 delle Convenzioni di Ginevra del 1949
proibisce
espressamente l'uso di scudi umani:
"La
presenza od i movimenti della popolazione civile o di singoli
civili
non
si dovranno usare per rendere alcuni punti o zone immuni
dalle
operazioni
militari, ed in particolar modo tentativi di proteggere
gli
obbiettivi
militari dagli attacchi, o di proteggere, favorire od
ostacolare
delle operazioni militari" [12].
Pertanto,
sono i terroristi palestinesi i responsabili ultimi per
l'uccisione
od il ferimento dei non-combattenti in seguito
all'abitudine
dei
terroristi di nascondersi in mezzo ai civili per farsene
scudo.
[Note]
[1]
Israeli Central Bureau of Statistics.
[2]
Israeli Central Bureau of Statistics.
[3]
Discorso alla Conferenza Politica dell'AIPAC(23Maggio1989)
[4]
Newsview, (23 Marzo 1982).
[5]
El-Wahda, (Abu Dhabi).
[5a]
"Water Resource Development," USAID West Bank and Gaza.
[6]
Shabtai Teveth, Ben-Gurion and the Palestinian Arabs: From Peace
toWar, (London: Oxford University Press, 1985), p. 140.
[7]
Golda Meir, My Life, (NY: Dell Publishing Co1975),pp.308-309.
[8]
Moshe Decter, To Serve. To Teach. To Leave. The Study of Israel's
Development Assistance Program in Black Africa, (NY: American Jewish
Congress, 1977), pp. 7-8.
[9]
Meir, p. 306.
[10]
The New Republic, (30 Dicembre 2002).
[11]
Jerusalem Report, (20 Dicembre 2002).
[12]
Washington Times, (20 Febbraio 2003).
Le
rivolte palestinesi,
di Mitchell G. Bard
Miti
da confutare
20.01.
"L'Intifada è stata una rivolta spontanea, prodotta
soltanto
dall'ira
araba per le atrocità israeliane".
20.02.
"L'Intifada costituiva resistenza passiva. Al peggio, non
ha
significato
niente di più che dei bimbi che lanciavano pietre
contro
soldati
pesantemente armati".
20.03.
"La copertura mediatica dell'Intifada è stata onesta
ed
equilibrata".
20.04.
"L'OLP non ha avuto alcun ruolo nel fomentare la
violenza
nell'Intifada".
20.05.
"I Palestinesi morti nell'Intifada sono stati uccisi tutti
dagli
Israeliani".
20.06.
"Israele ha chiuso le scuole della Cisgiordania
durante
l'Intifada
per privare i Palestinesi dell'istruzione".
20.07.
"L'erompere della violenza nel tardo 2000, chiamato dagli
Arabi
'l'Intifada
di Al-Aksa', fu provocato dalla visita di Ariel Sharon al
Monte
del Tempio".
20.08.
"Una manciata di Israeliani sono stati uccisi nella
rivolta,
mentre
migliaia di Palestinesi innocenti sono stati assassinati dalle
truppe
israeliane".
20.09.
"La violenza è una reazione comprensibile e legittima
alle
politiche
israeliane".
20.10.
"La rivolta di Al-Aksa è stata portata avanti solo nei
territori
contesi,
e non ha impatto nell'Israele proprio".
20.11.
"Israele usa della forza esagerata per rispondere a bimbi che
non
fanno
che scagliar pietre".
20.12.
"L'Autorità Palestinese sta cercando di prevenire la
violenza
arrestando
i terroristi e confiscando le armi illegali".
20.13.
"L'uccisione di un figlio protetto dal padre, mostrata in
TV,
mostra
che Israele non esita ad uccidere bimbi palestinesi
innocenti".
20.14.
"Israele usa proiettili di gomma per mutilare ed
uccidere
Palestinesi
disarmati".
20.15.
"Il Rapporto Mitchell rese chiaro che la politica
israeliana
degli
insediamenti è altrettanto da biasimare per il fallimento
del
processo
di pace quanto la violenza palestinese, e che un congelamento
degli
insediamenti è indispensabile per por fine alla
violenza".
20.16.
"L'uso da parte di Israele dei caccia F-16 esemplifica
l'uso
sproporzionato
della forza impiegata da Israele contro degli innocenti
civili
palestinesi".
20.17.
"Arafat non può controllare i radicali
palestinesi".
20.18.
"Israele ha sempre rifiutato di prendere qualsiasi passo
per
calmare
la situazione, ed i suoi continui attacchi hanno provocato
la
violenza
palestinese".
20.19.
"Israele non ha giustificazioni per trattenere le tasse
dovute
all'Autorità
Palestinese".
20.20.
"I Palestinesi attaccano le forze israeliana in
spontanee
esplosioni
di frustrazione".
20.21.
"I Palestinesi hanno osservato il cessate-il-fuoco negoziato
dal
Direttore
della CIA George Tenet".
20.22.
"La politica israeliana di assassinare i terroristi
palestinesi
è
immorale
e controproducente".
20.23.
"Israele ammazza indiscriminatamente terroristi e
civili
palestinesi".
20.24.
"L'uso da parte d'Israele di armi di fabbricazione americana
in
rappresaglie
contro i Palestinesi è illegale".
20.25.
"Israele ha perpetrato un massacro nel campo profughi di
Jenin
nell'Aprile
2002".
20.26.
"Israele si è opposto ad un'indagine da parte delle
Nazioni
Unite
perché
voleva celare i crimini che aveva commesso a Jenin".
20.27.
"Israele impedisce alle ambulanze palestinesi di portare
i
palestinesi
malati e feriti in ospedale".
20.28.
"Le forze israeliane nell''Operazione Scudo Difensivo' avevano
lo
scopo
di distruggere l'Autorità Palestinese e di rioccupare
la
Cisgiordania".
20.29.
"Israele ha chiuso tre _colleges_ nell'Autorità
Palestinese nel
Gennaio
2003 per punire ed umiliare i Palestinesi".
20.30.
"Israele usa i posti di blocco per denegare i diritti
dei
Palestinesi
ed umiliarli".
20.31.
"Le lamentele d'Israele sui terroristi palestinesi che
si
nascondono
tra i civili non sono che uno sforzo di giustificare il
loro
uccidere
persone innocenti".
20.32.
"Le donne palestinesi stanno entrando nei ranghi dei
bombaroli
suicidi
solo perché impegnate a 'liberare' la Palestina".
[I
miti in dettaglio]
20.01.
[Mito]
"L'Intifada
è stata una rivolta spontanea, prodotta soltanto dall'ira
araba
per le atrocità israeliane".
20.01.
[Fatti]
Le
false accuse di atrocità israeliane e l'istigazione da parte
del
clero
mussulmano nelle moschee ha giocato un ruolo importante
nell'avviare
l'intifada (popolarmente tradotta come "rivolta", ma
letteralmente
significa "scuotersi"). Il 6 Dicembre 1987 un
Israeliano
fu pugnalato ed ucciso mentre faceva la spesa a Gaza. Il
giorno
dopo, quattro residenti del campo profughi di Jabalya morirono
in
un incidente stradale. Cominciarono a diffondersi tra i
Palestinesi
delle voci secondo cui i quattro erano stati
deliberatamente
uccisi dagli Israeliani per vendetta [1]. Scoppiò un
ammutinamento
a Jabalya la mattina del 9 Dicembre, durante il quale
un
dicassettenne fu ucciso da un soldato israeliano dopo aver
scagliato
una Molotov contro una pattuglia dell'esercito [2]. Questo
innescò
presto un'ondata di tumulti che travolse la Cisgiordania,
Gaza
e Gerusalemme.
20.02.
[Mito]
"L'Intifada
costituiva resistenza passiva. Al peggio, non ha
significato
niente di più che dei bimbi che lanciavano pietre contro
soldati
pesantemente armati".
20.02.
[Fatti]
L'Intifada
è stata violenta fin dall'inizio. Durante i primi quattro
anni
della rivolta le Forze di Difesa Israeliane hanno riferito di
3.600
lanci di Molotov, 100 lanci di bombe a mano, e 600 attacchi con
armi
da fuoco ed esplosivo. Tale violenza era diretta tanto contro i
soldati
quanto contro i civili. Tra il 9 Dicembre 1987 e la firma
degli
accordi di Oslo (13 Settembre 1993), sono stati uccisi 160
Israeliani,
tra cui 100 civili. Molte migliaia sono stati i feriti
[6].
20.03.
[Mito]
"La
copertura mediatica dell'Intifada è stata onesta ed
equilibrata".
20.03.
[Fatti]
I
membri più sinceri dei media hanno ammesso che la copertura
dell'Intifada
era sbilanciata. Secondo Steven Emerson, che era allora
un
corrispondente della CNN, i giornalisti USA hanno acconsentito al
controllo
palestinese su quel che veniva filmato. Un operatore
israeliano
che lavorava per diverse reti USA disse ad Emerson che "se
puntiamo
la telecamera alla scena sbagliata, siamo morti". In altri
casi,
le reti distribuirono dozzine di telecamere ai Palestinesi
perché
potessero riprendere sciopri, rivolte e funerali. "Non c'è
modo
alcuno di accertarsi dell'autenticità di ciò che è
ripreso, né
c'è
modo di impedire alle videocamere di essere usate come uno
strumento
per indire una dimostrazione", scrisse [8]
Sebbene
circa un terzo di tutti i Palestinesi uccisi nel 1989 fossero
stati
uccisi dai loro fratelli arabi, solo 12 degli oltre 150 servizi
invitati
dalle reti USA dalla Cisgiordania quell'anno trattarono
della
lotta intestina. "Mentre il terrorismo politico palestinese
nella
Cisgiordania fatica a fare notizia", scrisse Emerson, "panzane
vere
e proprie sulla brutalità israeliana sono riferite
acriticamente".
Per
esempio, all'inizio del 1988 dei giornalisti furono chiamati
all'Ospedale
El-Mokassed a Gerusalemme per riprendere l'agonia di un
ragazzo
palestinese. Il suo dottore palestinese lo mostrò con in
corpo
i tubi e le cannule dell'apparecchio rianimatore, e sostenne
che
il bimbo era stato selvaggiamente pestato dai soldati israeliani.
L'8
Febbraio 1988 Peter Jennings dell'ABC presentò il servizio
dicendo
che dei funzionari ONU "dicono che gli Israeliani hanno
ammazzato
di botte un altro Palestinese nei Territori". Anche l'NBC e
la
CBS hanno dato ampia pubblicità all'accusa.
Ma
la storia non era vera. Secondo l'autopsia e la cartella clinica
del
ragazzo, egli morì di emorragia cerebrale. Era stato malato
per
oltre
un anno. Insomma, scrisse Emerson, le reti USA "sono state
complici
di un massiccio inganno sul conflitto in Cisgiordania".
Martin
Fletcher, il capo dell'ufficio di Tel Aviv dell'NBC,
riconosceva
che l'intifada poneva un problema di equità. Egli notò
che
i Palestinesi manipolavano i media occidentali facendosi credere
dei
"Davide" contro il "Golia" israeliano, una
metafora usata dallo
stesso
Fletcher in un servizio del 1988.
"L'intera
ribellione è stata rivolta verso i media e, senza dubbio,
continuò
grazie ai media", egli disse. Fletcher ammise apertamente di
aver
accettato degli inviti da giovani Palestinesi a filmare attacchi
violenti
contro i residenti ebrei della Cisgiordania.
"È
davvero una questione di manipolazione dei media. E la domanda è:
Quanto
giochiamo a questo gioco? [Lo facciamo] allo stesso modo in
cui
ci presentiamo a tutte le opportunità di fotografare Bush o
Reagan.
Noi giochiamo a quel gioco perché ci servono le immagini"
[9].
20.04.
[Mito]
"L'OLP
non ha avuto alcun ruolo nel fomentare la violenza
nell'Intifada".
20.04.
[Fatti]
Per
tutta l'Intifada, l'OLP ha giocato un ruolo guida
nell'orchestrare
l'insurrezione. Per esempio, la Leadership Unificata
dell'Intifada
(UNLI), dominata dall'OLP, emetteva spesso dei
volantini
che dettavano in che giorni occorreva accrescere la
violenza,
e chi doveva esserne il bersaglio.
Per
esempio, nel 1989 l'OLP dichiarò il 13 Febbraio una data
per
"accrescere gli attacchi contro i collaboratori" ed i
"traditori"
che
lavorano per l'Amministrazione Civile dei Territori. La stazione
radio
dell'OLP a Baghdad descriveva metodi di incendio doloso con
cui
"i frutteti ed i campi del nemico sionista si possono mandare a
fuoco"
[11].
Il
New York Times descrisse la scoperta di "un deposito di
dettagliati
documenti segreti che mostravano che l'OLP aveva
assoldato
dei killer del luogo per assassinare altri Palestinesi e
compiere
'attività militari' contro gli Israeliani". Un documento
descriveva
come l'OLP voleva che gli attacchi fossero attribuiti a
gruppi
fantasma per non disturbare il dialogo USA-OLP [12].
Yasser
Arafat difendeva l'uccisione di Arabi convinti di "collaborare
con
Israele". Egli delegò l'autorità di compiere
esecuzioni alla
leadership
dell'intifada. Dopo gli omicidi, lo squadrone della morte
dell'OLP
locale inviava il fascicolo del caso all'OLP. "Abbiamo
studiato
i fascicoli dei giustiziati, ed abbiamo trovato che solo due
dei
118 giustiziati erano innocenti", disse Arafat. Le vittime
innocenti
sono state dichiarate "martiri dela rivoluzione
palestinese"
dall'OLP [13].
I
Palestinesi venivano uccisi col coltello, con l'ascia, con armi da
fuoco,
a bastonate e bruciati con l'acido. Varie erano le
giustificazioni
per gli omicidi. Alcune volte essere impiegati
nell'Amministrazione
Civile in Cisgiordania ed a Gaza era motivo
sufficiente.
In altri casi, il contatto con gli Ebrei garantiva una
condanna
a morte. Nell'Ottobre 1989, un padre palestinese si sette
figli
fu ucciso col coltello a Gerico dopo aver venduto degli
ornamenti
floreali a degli Ebrei che stavano costruendo una "sukkah"
(capanna
- esiste appunto la Festa delle Capanne). Accuse
di
"collaborazione" con Israele furono talvolta usate come
pretesto
per
atti di vendetta personale. Anche delle donne convinte di essersi
comportate
"in modo immorale" furono tra le vittime [14].
Gli
appelli alla violenza dell'UNLI crebbero dopo la rivolta del
Monte
del Tempio del 1990 in cui furono uccisi 17 Arabi. Yasser Abd-
Rabbo
- un tempo l'interlocutore dell'OLP nel suo dialogo con gli
USA
- dichiarò che "la guerra degli accoltellamenti contro
gli
usurpatori
di Gerusalemme sta soltanto cominciando" [15].
L'OLP
continuò i suoi sforzi per fomentare la violenza per tutto il
1991.
Il 3 Marzo l'UNLI emise un comunicato che chiedeva "un più
alto
livello
di confronto" con le forze israeliane in Cisgiordania ed a
Gaza.
Un altro volantino OLP, emesso in Settembre, invocò
l'"esecuzione"
di chiunque vendesse delle proprietà in Gerusalemme
agli
Ebrei [16].
Secondo
il governo israeliano, l'FPLP da solo compì 122 attacchi
terroristici
nel 1998, che hanno portato all'omicidio di 18 residenti
in
Israele e nei territori. I crimini commessi da Fatah comprendevano
l'omicidio,
il 4 Luglio, di un Arabo di 61 anni che abitava in un
villaggio
vicino a Jenin; l'omicidio in Settembre del Sergente
israeliano
Yoram Cohen e l'omicidio, in Ottobre, di un uomo trovato
pugnalato
in una strada di Gaza, con la testa dentro un sacco. Un
biglietto
con le parole "Forza-17", la guardia del corpo personale di
Arafat,
fu trovato sul corpo [17].
Nelle
fasi successive dell'Intifada, Hamas cominciò a contendere
all'OLP
il controllo della rivolta. Nel Dicembre 1992, per esempio,
Hamas
ha iniziato a bersagliare i soldati delle Forze di Difesa
Israeliane,
uccidendone quattro in diverse audaci imboscate.
20.05.
[Mito]
"I
Palestinesi morti nell'Intifada sono stati uccisi tutti dagli
Israeliani".
20.05.
[Fatti]
All'inizio,
più Palestinesi morivano in scontri con le truppe
israeliane
- battaglie normalmente innescate da attacchi arabi contro
i
soldati - di quanti fossero uccisi dai loro compagni palestinesi
nell'"intrafada".
Questo cambiò drammaticamente all'inizio del 1990.
In
quell'anno, il numero dei Palestinesi che moriva negli scontri con
gli
Israeliani scese a meno della metà. Più Palestinesi
venivano
uccisi
dai Palestinesi nell'"intrafada" in quel periodo. Le
uccisioni
intestine
crebbero nel 1991, con 238 Palestinesi (prima erano 156)
morti
nell'"intrafada", più del triplo del numero dei
morti per mano
israeliana
[18].
Oltre
200 Palestinesi furono uccisi dai loro compagni palestinesi nel
1998,
più del doppio del numero degli uccisi negli scontri con le
forze
di sicurezza israeliane. I metodi di uccisione, riferì Steven
Emerson,
comprendevano la decapitazione, la mutilazione, il taglio
delle
orecchie, l'amputazione degli arti e versare acido sul volto
delle
vittime [19].
Il
regno del terrore divenne così serio che alcuni Palestinesi
espressero
pubbliche preoccupaizoni sui disordini. L'OLP iniziò ad
invocare
la fine della violenza, ma continuarono gli omicidi ad opera
dei
suoi membri e rivali.
Come
riferì il New York Times, quando molti Palestinesi udivano
bussare
alla porta a tarda notte, essi erano sollevati quando
trovavano
un soldato israeliano alla porta anziché un Palestinese
mascherato
[20]. Anche dopo il raffreddarsi dell'Intifada seguito
alla
firma della Dichiarazione dei Principi nel 1993, la guerra
intestina
tra i Palestinesi continuò, e persiste tuttora.
20.06.
[Mito]
"Israele
ha chiuso le scuole della Cisgiordania durante l'Intifada
per
privare i Palestinesi dell'istruzione".
20.06.
[Fatti]
Le
opportunità d'istruzione nei Territori sono notevolmente
cresciute
sotto
il dominio israeliano. Il numero delle scuole elementari e
secondarie
è cresciuto di oltre un terzo tra il 1967 ed il 1988. Le
donne
sono state le principali beneficiarie del boom. Dal 1970 al
1986,
ad esempio, la percentuale delle donne che non frequentava la
scuola
fu più che dimezzata, facendola scendere dal 67% al 32%. Prima
del
1967, non c'erano università in Cisgiordania; sei sono state
costruite
sotto l'amministrazione israeliana.
Ad
onta dell'intifada, gli asili nido e le scuole materne, e buona
parte
degli istituti professionali della Cisgiordania rimasero aperti
perché
nessuna venne usata per istigare alla violenza. Anche le
scuole
di Gaza sono rimaste aperte perché i fondamentalisti islamici
radicali
lì usavano le moschee, non le scuole, per incitare i loro
seguaci.
Ma
l'OLP ha usato molte scuole per elicitare attacchi contro gli
Israeliani.
Si sono trovati depositi di coltelli, bastoni e sbarre di
ferro
nascosti negli edifici scolastici. "Le scuole sono il luogo
naturale
per far iniziare una dimostrazione", scrisse il giornalista
palestinese
Daoud Kuttab. "Nelle scuole, le dimostrazioni ed i lanci
di
pietre sono parte di una tradizione ... Colpire un'auto israeliana
significa
diventare un eroe" [21].
Nel
1988 Israele ha chiuso alcune scuole secondarie e collegi in
Cisgiordania
che venivano usati per orchestrare l'insurrezione. Dopo
che
ebbe annunciato le chiusure, Israele si offrì di riaprire ogni
scuola
il cui preside avesse garantito che le sue scuole sarebbero
state
usate per istruire i ragazzi, non per incoraggiare i tumulti.
Ma
gli educatori, molti dei quali intimiditi dalla leadership della
rivolta,
rimasero in silenzio. Quando la violenza diminuì, Israele
riaprì
tutte le scuole superiori, i collegi e le università.
È
interessante notare che quando la coalizione guidata dagli USA
attaccò
l'Afghanistan nell'Ottobre del 2001, l'Autorità Palestinese
reagì
alle violente proteste dei Palestinesi nella Striscia di Gaza
chiudendovi
le università e le scuole [23].
20.07
[Mito]
"L'erompere
della violenza nel tardo 2000, chiamato dagli Arabi
'l'Intifada
di Al-Aksa', fu provocato dalla visita di Ariel Sharon al
Monte
del Tempio".
20.07
[Fatti]
Secondo
i portavoce palestinesi, la violenza è stata causata
dalla
sconsacrazione
di un posto santo musulmano - Al-Sharif di Haram(il
Monte
del
Tempio) – del leader del Likud Ariel Sharon e di "migliaia
di
soldati
israeliani" che lo hanno accompagnato. La violenza è
stata
compiuta
dalle forze Israeliane attraverso attacchi non provocati,
hanno
invaso
i territori controllati dai Palestinesi e "massacrato" i
civili
palestinesi
indifesi, che hanno soltanto gettato pietre per
autodifesa.
L'unico
modo per fermare la violenza, quindi, è che Israele cessi
il
fuoco
e rimuova le sue truppe dalle zone palestinesi.
La
verità è drammaticamente differente.
Imad
Faluji, ministro delle comunicazioni dell'autorità
palestinese,
mesi
dopo la visita di Sharon, ha ammesso che la violenza era
stata
progettata
a luglio, molto prima della "provocazione" di Sharon.
Questa
[
la sommossa ] era stata progettata fin dal ritorno del
presidente
Arafat
da Camp David, quando ha rovesciato la situazione a danno
dell'ex
presidente
degli Stati Uniti ed ha rifiutato le condizioni
americane."
1
"la
visita di Sharon non ha causato "l'Intifada Al-Aksa."
-
conclusione del rapporto Mitchell (4 maggio 2001)
La
violenza è cominciata prima del 28 settembre 2000, data della
visita
di
Sharon al Monte del Tempio. Il giorno prima, per esempio, un
soldato
israeliano
è stato ucciso alla stazione di Netzarim. Il soldato è
stato
ucciso
dopo l'esplosione di una bomba al bordo della strada. Il
giorno
seguente
dentro la città di Kalkilya in Cisgiordania, un ufficiale
della
polizia
palestinese, lavorando con la polizia israeliana in
una
perlustrazione
congiunta, ha aperto il fuoco ed ucciso il suo omologo
israeliano.
I
media ufficiali dell'autorità palestinese hanno esortato i
Palestinesi
alla
violenza. Il 29 settembre, la "Voce della Palestina", la
stazione
radiofonica
ufficiale dell'autorità palestinese ha richiamato "tutti
i
Palestinesi
per venire a difendere la moschea di Al-Aksa".
L'autorità
palestinese
ha chiuso le sue scuole ed ha trasportato gli allievi
palestinesi
al Monte del Tempio per partecipare ai tumulti
organizzati.
Appena
prima di Rosh Hashanah (il 30 settembre), il capodanno
ebraico,
quando
centinaia di israeliani stavano pregando al muro occidentale
(il
Muro
del Pianto), migliaia degli Arabi hanno cominciato a gettare
mattoni
e rocce verso la polizia israeliana e gli ebrei che pregavano.
Allora
i tumulti si allargarono alle città e ai villaggi
attraverso
Israele,
alla Cisgiordania ed alla striscia di Gaza.
Il
Ministro della sicurezza interna Shlomo Ben-Ami ha consentito
a
Sharon
di andare al Monte del Tempio - luogo più santo
dell'ebraismo,
che
i musulmani hanno rinominato Haram Al-Sharif e considerano come
il
terzo
luogo più santo dell'islam - solo dopo aver chiamato il capo
della
sicurezza
palestinese Jabril Rajoub ed aver ricevuto la sua
assicurazione
che se Sharon non fosse entrato nelle moschee, non ci
sarebbe
stato nessun problema. La necessità di proteggere Sharon si
è
presentata
quando Rajoub, successivamente, ha affermato che la
polizia
palestinese
non avrebbe fatto niente per impedire la violenza durante
la
visita.
Sharon
non ha tentato di entrare in alcuna moschea e la sua visita di
34
minuti
al Monte del Tempio è stata fatta durante le ore normali in
cui
la
zona è aperta ai turisti. Giovani palestinesi –
successivamente
contati
intorno a 1.500 – hanno gridato slogan nel
tentativo
d'infiammare
la situazione. Circa 1.500 poliziotti israeliani erano
presenti
alla scena per prevenire la violenza.
C'erano
disturbi limitati durante la visita di Sharon,
principalmente
consistenti
nel gettare pietre. Durante il resto del giorno, il lancio
di
pietre sono continuati sul Monte del Tempio e nelle vicinanze,
che
hanno
causato il ferimento di 28 poliziotti israeliani, tre dei quali
sono
stati ricoverati. Non ci sono notizie di lesioni ai palestinesi
quel
giorno. La significativa e organizzata violenza è iniziata
da
Palestinesi
il giorno che segue le preghiere di venerdì.
"non
è un errore che il Corano ci avverte dell'odio degli ebrei
e
li
ha messi all'inizio della lista dei nemici dell'islam. Oggi gli
ebrei
reclutano
il mondo contro i musulmani ed usano tutti i generi di armi.
Stanno
saccheggiando il posto più caro ai musulmani, dopo Mecca e
Medina
e
minacciano il posto che i musulmani hanno guardato inizialmente
quando
hanno
pregato e la terza città più santa dopo Mecca e Medina.
Desiderano
erigere
il loro tempio su quel posto.... I musulmani sono pronti
a
sacrificare
le loro vite e il sangue per proteggere la natura islamica
di
Gerusalemme e del EL Aksa!"
-
sceicco Hian Al-Adrisi, brano del discorso nella moschea di
Al-Aksa
(29 settembre 2000) 2
La
reale sconsacrazione dei posti santi è stata perpetrata
dai
Palestinesi,
non dagli israeliani. Nel mese di ottobre del 2000, le
folle
palestinesi hanno distrutto uno santuario ebraico a Nablus –
la
tomba
di Joseph – strappando e bruciando libri ebraici di
preghiera.
Hanno
lapidato chi pregava alla parete occidentale ed hanno attaccato
la
tomba
del Rachel a Betlemme con bombe incendiarie e armi
automatiche.
Nessuno
dei violenti attacchi sono stati iniziati dalle forze di
sicurezza
Israeliane, che in tutti i casi hanno risposto alla
violenza
palestinese
che è andata ben oltre lo gettare pietre. Incluso
massicci
attacchi
con le armi automatiche e il linciaggio dei soldati
israeliani.
La
maggior parte degli attacchi armati erano dei membri di Tanzim
–
propria
milizia di Arafat .
Il
numero sproporzionato di incidenti palestinesi era
l'inevitabile
risultato
di una milizia irregolare e male addestrata che attacca un
esercito
normale ben allenato e il frequente uso del Tanzim di
civili
palestinesi
come scudi per i suoi attacchi.
Poiché
tutti gli attacchi sono stati iniziati da Palestinesi sotto
gli
ordini
di Arafat, solo Arafat ha il potere di concludere la
violenza.
Israele
e gli Stati Uniti lo hanno invitato a fare così e rinnovare
il
processo
di pace .
"le
questioni di Gerusalemme, dei rifugiati e della sovranità
sono
una
e saranno finite sul campo e non nelle trattative. A questo punto
è
importante
preparare la società palestinese per la sfida del
prossimo
punto
perché ci troveremo inevitabilmente in un confronto violento
con
Israele
per creare nuovi fatti sul campo... Credo che la situazione
in
avvenire
sara più violenta dell' Intifada."
--
Abu-Ali Mustafa dell'autorità palestinese, (23 luglio 2000)
3
20.08.
[Mito]
"Una
manciata di Israeliani sono stati uccisi nella rivolta, mentre
migliaia
di Palestinesi innocenti sono stati assassinati dalle truppe
israeliane".
20.08
[Fatti]
Durante
l'"Intifada di Al-Aksa", il numero delle vittime
palestinesi
è
stato superiore al numero delle vittime israeliane; però il
divario
si
è ristretto dato che i bombaroli suicidi palestinesi hanno
usato
bombe
sempre più potenti per uccidere sempre più Israeliani
nei loro
attacchi
terroristici. A metà Febbraio 2003, erano stati uccisi 2075
Palestinesi
e 727 Israeliani.
Lo
sproporzionato numero di vittime palestinesi è soprattutto il
risultato
del numero dei Palestinesi coinvolti nella violenza ed è il
risultato
inevitabile di un attacco da parte di una milizia di
irregolari
male addestrati contro un esercito regolare ben
addestrato.
La sfortunata morte di non-combattenti è dovuta in buona
parte
all'abitudine degli uomini d'arme e dei terroristi di farsi
scudo
dei civili.
Cosa
più significativa dei tragici totali è però la
scomposizione
delle
vittime. Secondo uno studio, i non-combattenti palestinesi
erano
soprattutto adolescenti maschi e giovanotti maschi. "Questo
contraddice
completamente le accuse che Israele
abbia
'indiscriminatamente preso a bersaglio donne e bambini'",
secondo
lo studio. "Sembra che ci sia una sola spiegazione
ragionevole
per questi risultati: che gli adulti ed i ragazzi maschi
palestinesi
si siano comportati in modo da mettersi in conflitto con
le
forze armate israeliane".
Di
contro, il numero delle donne e dei vecchi tra le vittime
non-
combattenti
israeliane mostra la casualità degli attacchi
palestinesi,
e fino a che punto i terroristi hanno ucciso degli
Israeliani
per il "crimine" di essere israeliani [3b]. I soldati
israeliani
non bersagliano Palestinesi innocenti, ma i terroristi
palestinesi
bersagliano i civili israeliani.
20.09.
[Mito]
"La
violenza è una reazione comprensibile e legittima alle
politiche
israeliane".
20.09.
[Fatti]
La
base del processo di pace è che le dispute dovrebbero essere
risolte
con
le trattative. Una delle condizioni che Israele ha posto prima
di
acconsentire
a negoziare con l'OLP era che l'organizzazione
rinunciasse
al
terrorismo. Formalmente lo ha fatto; tuttavia, l'OLP ed altri
gruppi
ed
individui palestinesi hanno ricorso costantemente alla violenza
da
quando
il processo dI Oslo è cominciato nel 1993. Sia che Israele
abbia
fatto
o non le concessioni, i Palestinesi ancora hanno commesso
gli
attacchi
efferati. In alcuni casi le atrocità sono state perpetrate
a
causa
di maltrattamento presunto; in altri casi, sono intenzionali
sforzi
di sabotare le trattative. Con noncuranza, l'autorità
palestinese,
che ha quasi una forza di polizia di 40,000 persone (più
grande
di quanto consentito dagli accordi di pace) e multiple agenzie
di
intelligence,
deve essere considerata responsabile per il mantenimento
della
pace.
Dalla
firma della dichiarazione dei principi 4
(13
settembre 1993 -11 Agosto 1999)
Attività
Terroristiche - Giudea e Samaria - Striscia Di Gaza
Soldati
dell'Idf uccisi - 20 - 32
Soldati
dell'Idf feriti - 617 - 419
Civili
israeliani uccisi - 43 - 5
Civili
israeliani feriti - 567 - 86
Bombe
Molotov - 1.784 - 715
Sparatorie
- 305 - 453
Casi
di incendio doloso - 102 - 13
Dispositivi
esplosivi - 157 - 181
Granate
a frammentazione - 58 - 62
Accoltellamenti
- 284 - 214
Civili
israeliani e soldati israeliani uccisi nell'"Intifada
Al-Aksa"
(29
Settembre 2000 - 13 Febbraio 2003)
Modalità
omicide - Civili - Militari - Totale
Sassate
- 2 - 0 - 2
Accoltellamenti
- 5 - 0 - 5
Investimenti
stradali - 1 - 7 - 8
Linciaggi
- 14 - 2 - 16
Spari
- 83 - 80 - 163
Spari
da un veicolo - 27 - 9 - 36
Spari
ad un veicolo - 53 - 10 - 63
Spari
a città e paesi - 13 - 3 - 16
Spari
a basi militari - 0 - 25 - 25
Attentati
dinamitardi - 23 - 30 - 53
Attentati
suicidi - 269 - 28 - 297
Autobombe
- 15 - 23 - 38
Tiri
di mortaio - 0 - 1 - 1
Altre
- 1 - 3 - 4
Totale
- 506 - 221 - 727
20.10.
[Mito]
"La
rivolta di Al-Aksa è stata portata avanti solo nei
territori
contesi,
e non ha impatto nell'Israele proprio".
20.10.
[Fatti]
La
violenza palestinese in Cisgiordania e Gaza ha ucciso numerosi
civili
e
soldati. In più, i terroristi che si comportano in nome della
sommossa
hanno
effettuato atroci attacchi all'interno d'Israele. La violenza
inoltre
ha effetto collaterale sulla psiche israeliana, sui militari
e
sull'economia
israeliani.
Gli
israeliani devono ora essere attenti a viaggiare attraverso
molte
parti
d'Israele e dei territori che dovrebbero essere sicuri. I
Palestinesi
inoltre sparano agli ebrei da nascondigli, in città quale
Gilo
che sono fuori dei territori. La violenza ha insidiato
severamente
la
fede degli israeliani che se facessero le concessioni
territoriali,
la
pace con i Palestinesi sarebbe possibile.
La
sommossa, inoltre, interessa la prontezza militare perché le
truppe
devono
essere deviate dall'addestramento e dalla preparazione contro
le
minacce
dalle nazioni ostili e invece deve focalizzarsi sulla
repressione
dei tumulti e sulla lotta al terrorismo.
Per
concludere, la violenza ha causato una riduzione marcata del
turismo
ed
ha danneggiato le relative industrie. Circa 64.000 israeliani
hanno
perso
i loro lavori a causa della rivolta palestinese. 5
È
non sono soltanto gli israeliani che soffrono. La perdita del
turismo
danneggia
anche i Palestinesi. Il numero di turisti, per esempio, che
visitano
normalmente Betlemme per natale è significativamente
diminuito.
Lo
stesso è in altri luoghi di pellegrinaggio nell'autorità
palestinese
.
Anche i commercianti palestinesi in luoghi come la città
vecchia
sono
influenzati
dal calo del turismo. Gli attacchi terroristici, inoltre,
costringono
Israele a proibire periodicamente agli operai palestinesi
di
entrare
in Israele, danneggiando gli individui che provano a fare una
vita
ed a provvedere alle loro famiglie.
"L'Autorità
palestinese si è trasformata in un entità
terrorista.
Gli
attacchi terroristici contro di noi non sono solo portati da
corpi
non
ufficiali, ma anche livelli ufficiali stanno giocando attivamente
il
loro
ruolo."
—
Shaul Mofaz Capo dello Staff israeliano6
20.11.
[Mito]
"Israele
usa della forza esagerata per rispondere a bimbi che non
fanno
che
scagliar pietre".
20.11.
[Fatti]
Palestinesi,
giovani e vecchi, attaccano civili e militari israeliani
con
diverse armi. Quando loro lanciano pietre, queste non sono
sassolini,
ma grandi sassi che possono essere causa di serie ferite.
Immagina
te stesso colpito alla testa da un masso.
Generalmente,
le truppe israeliane sotto attacco ne hanno contate meno
di
20, mentre i loro assalitori , muniti di bombe
Molotov,pistole,
fucili
d'assalto, mitragliatrici, bombe a mano ed esplosivi, ne
hanno
contate
centinaia. Inoltre, mescolati fra i lanciatori di pietre ci
sono
stati Palestinesi, spesso poliziotti, armati di pistole.
Scontrandosi
con folla arrabbiata, violenta, la polizia israeliana ed
i
soldati
spesso non hanno altra scelta che difendersi sparando
pallottole
di
gomma e, nelle situazioni in cui si è minacciata la vita,
pallottole
vere.
L'uso
di fuoco vivo dei Palestinesi ha significato che le forze
israeliane
sono dovute rimanere ad una certa distanza da quelli che
iniziano
la violenza. In più, la minaccia di forza contro
gli
israeliani
è stata una minaccia mortale. Entrambi i fattori
hanno
impedito
l'uso dei metodi tradizionali di controllo dei tumulti.
Secondo
le regole di combattimento per le truppe israeliane nei
territori,
l'uso di armi è autorizzato solamente nelle situazioni
di
minaccia
mortale o, con significative limitazioni, durante l'arresto
d'un
individuo ritenuto sospetto di commettere una grave offesa
alla
sicurezza.
In tutti i casi, le attività dell'IDF sono state governate
da
una prioritaria politica di contenimento, dal requisito
della
proporzionalità
e dalla necessità di approntare tutte le misure
possibili
per evitare danni ai civili non colpevoli.
Nel
frattempo, i Palestinesi hanno intensificato i loro attacchi
violenti
contro gli israeliani usando i mortai ed i missili
anti-carro
introdotti
illegalmente nella striscia di Gaza. I Palestinesi hanno
sparato
colpi di mortaio sulle Comunità ebraiche a Gaza e in Israele
e
i
rapporti
dell'IDF indicano che missili anti-carro sono stati sparati
alle
forze israeliane a Gaza.
Il
capo del personale dell'IDF Shaul Mofaz ha detto alle
associazioni
ebraiche
americane in visita il 28 febbraio 2001, che l' autorità
palestinese
sta accumulando le armi introdotte di nascosto a Gaza dal
mare
e dai trafori sotterranei collegati all'Egitto.
Il
possesso e l'uso dei Palestinesi di queste armi e di altri
armamenti
viola
gli impegni che hanno preso in vari accordi con Israele. Sotto
gli
accordi
di Oslo, le uniche armi permesse nelle zone controllate
dai
Palestinesi
sono le pistole, fucili e mitragliatrici e queste devono
essere
tenute soltanto dagli ufficiali di sicurezza
dell'autorità
palestinese.
Dalle recenti violenze è chiaro che oltre alla polizia,
anche
civili palestinesi ed i membri delle milizie, quale il
Tanzim,sono
in
possesso di tali armi. 7
Il
numero di palestinesi feriti negli scontri è spiacevole, ma
è
importante
ricordare che nessun Palestinese sarebbe in alcun pericolo
o
rischierebbe
di essere ferito se non attaccassero gli israeliani.
Ancora,
se i bambini fossero a scuola o a casa con le loro
famiglie,
piuttosto
che gettare pietre nelle vie, non avrebbero niente da
preoccuparsi.
Inoltre, mentre il numero di Palestinesi morti è più
grande,
quello non dovrebbe minimizzare i traumatici incidenti mortali
dal
lato israeliano. Dal 29 settembre 2000 fino al 28 ottobre 2001,
191
ebrei
israeliani, incluso almeno 83 civili, sono stati uccisi
dai
Palestinesi
e più di 1.300 sono stati feriti.8
È
egualmente degno considerare come la polizia negli Stati Uniti ed
in
altre
nazioni, reagisce alla violenza di piazza. Gli abusi a volte
accadono
quando la polizia è attaccata, ma nessuno li invita
ad
aspettare
e permettere che le loro vite siano messe in pericolo per
placare
l'opinione internazionale. Per esempio dopo che la coalizione
degli
Stati Uniti ha attaccato l'Afghanistan, Hamas ha organizzato
un
raduno
nella striscia di Gaza in cui i migliaia di Palestinesi
hanno
marciato
a sostegno del sospetto terrorista ideatore Osama bin Laden.
La
polizia Palestinese ha ucciso due contestatori quando hanno
provato
a
disperderli.
9
È
soltanto agli israeliani che è negato il diritto
all'autodifesa o
che
lo
vedono usato come arma di propaganda contro di loro.
20.12.
[Mito]
"L'Autorità
Palestinese sta cercando di prevenire la violenza
arrestando
i
terroristi e confiscando le armi illegali".
20.12.
[Fatti]
Occasionalmente
la cooperazione fra le forze di sicurezza israeliane e
palestinesi
è stata buona e Israele ha lodato pubblicamente
l'autorità
palestinese.
Più spesso, tuttavia, l'autorità palestinese non riesce
ad
approntare
le misure sufficienti per impedire gli attacchi contro
gli
israeliani.
Mentre alcuni terroristi sono stati arrestati, questi
solitamente
sono stati liberati poco dopo e, almeno alcuni di
loro
successivamente
sono stati coinvolti negli assalti contro gli ebrei.
Nel
maggio
2001, per esempio, Arafat ha liberato più di una dozzina
di
radicali
islamici che erano stati in prigione dopo un'ondati di
bombardamenti
suicidi che hanno ucciso 60 israeliani in otto giorni
sanguinosi
nel 1996.10
L'autorità
palestinese è anche piena di armi illegali, compreso
le
mitragliatrici,
bombe a mano, esplosivi e mortai. Malgrado le ripetute
promesse,
nessuno sforzo è stato fatto per raccogliere le armi.
Al
contrario,
l'autorità palestinese si è attivata per accumularle.
Ciò è
una
seria violazione degli accordi firmati con Israele, che
provoca
diffidenza
e minaccia la sicurezza israeliana.
20.13.
[Mito]
"L'uccisione
di un figlio protetto dal padre, mostrata in TV, mostra
che
Israele
non esita ad uccidere bimbi palestinesi innocenti".
20.13.
[Fatti]
Forse
l'immagine più vivida dell'"Intifada al-Aqda" è
stata il filmato
di
un padre palestinese che tenta inutilmente di proteggere il
figlio
dal
fuoco. Israele è stato universalmente incolpato della morte
del
dodicenne
Mohamed Aldura, ma le successive indagini hanno mostrato che
il
ragazzo è stato con ogni probabilità ucciso da
pallottole
palestinesi.
L'immagine
che vedete qui
http://www.us-israel.org/jsource/images/netzarim.jpg
mostra una
ripresa
aerea
delle Forze di Difesa Israeliane dell'incrocio di Netzarim,
nella
Striscia
di Gaza, in cui fu ucciso il dodicenne Mohamed Aldura. I
tratti
di
penna mostrano la posizione del padre e del figlio, che si
coprirono
presso
una postazione di Palestinesi che sparavano, all'incrocio. Dopo
che
i poliziotti palestinesi spararono da lì e da lì vicino
contro una
postazione
delle Forze Armate Israeliane di fronte a loro, i soldati
delle
Forze Armate risposero al fuoco sparando alla fonte degli
spari.
Durante
la sparatoria, il bimbo palestinese fu colpito ed
ucciso.
Contrariamente
a quel che comunemente si crede, che cioè il
filmato
dell'evento
era integrale, esso era stato invece montato prima che
fosse
trasmesso
intorno al mondo. Sebbene ci fossero dei diversi cameramen
nella
zona, soltanto uno, un Palestinese che lavorava per France
2,
registrò
la sparatoria. Il filmato grezzo della giornata mostra un
quadro
ben più complesso di quello che stava accadendo e solleva
degli
interrogativi
sull'universale assunto che fosse stato Israele ad
uccidere
il ragazzo.
Un'indagine
delle Forze di Difesa Israeliane sull'incidente, di cui
furono
pubblicati i risultati il 27 Novembre 2000, scoprì che Aldura
fu
ucciso
con ogni probabilità da un poliziotto palestinese e non dal
fuoco
delle
Forze di Difesa Israeliane. Questo rapporto fu confermato
da
un'indagine
indipendente della Televisione tedesca ARD, che diceva che
il
filmato della morte di Aldura fu censurato dai Palestinesi per
far
credere
che egli fosse stato ucciso dagli Israeliani, mentre invece la
sua
morte fu causata dal fuoco palestinese [11a]
Più
recentemente, James Fallows ha riveduto la storia ed ha scoperto
che
"le
prove fisiche della sparatoria erano completamente incongruenti
con
spari
che venivano dall'avamposto delle Forze di Difesa
Israeliane".
Inoltre,
egli cita diversi interrogativi senza risposta, che hanno
indotto
alcuni a concludere che l'intero incidente fosse stato
montato.
Per
esempio, Fallows si chiede: "Perché non c'è un
filmato del ragazzo
dopo
che fu colpito? Perché sembra che stia muovendosi in grembo
al
babbo,
ed ad afferrare una mano sopra i suoi occhi dopo che egli
sarebbe
dovuto
essere morto? Perché mai un Palestinese sta indossando
un
auricolare
del tipo adottato dai Servizi Segreti? Perché mai si mostra
un
altro Palestinese che agita le braccia e grida, come se
stesse
"dirigendo"
una scena drammatica? Perché mai il funerale sembra
(a
giudicare
dalla lunghezza delle ombre) essere avvenuto prima dell'ora
apparente
della sparatoria? Perché mai non si vede sangue sulla
camicia
del
babbo dopo che essi vengono colpiti? Perché una voce che
semba
quella
del cameraman di France 2 strilla, in Arabo, "Il bimbo è
morto",
prima
che egli fosse stato colpito? Perché le ambulanze sembra
che
appaiano
istantaneamente per tutti tranne che per al-Dura?" [11b]
20.14.
[Mito]
"Israele
usa proiettili di gomma per mutilare ed uccidere Palestinesi
disarmati".
20.14.
[Fatti]
Le
pallottole di gomma sono mezzi imperfetti per sedare le violenze
di
piazza. Sono destinate a minimizzare il rischio di serie ferite ma
non
possono anche alleviarle. Nella stragrande maggioranza dei casi,
le
pallottole di gomma non provocano la morte o ferite serie. In
molte
circostanze, possono essere l' unico opzione disponibile al
fuoco-vivo.
I bambini usando delle pistole, l' intenzione o di
causare
il ferimento o la morte al loro obiettivo previsto attraverso
alcuni
altri mezzi, pongono una minaccia mortale, specialmente quando
quella
minaccia prende la forma d'un attacco su grande scala.
"In
opposizione [ai provvedimenti concreti di Ariel Sharon per
facilitare
difficoltà economiche dei Palestinesi] non abbiamo visto
assolutamente
risposta da Arafat alle nostre esortazioni a lui per
portare
ora ad un arresto della violenza. Non ha rilasciato
istruzioni
che indicassero che anche lui desidera vedere che queste
finiscano.
Infatti, ha richiesto la continuazione dell'intifada. Non
ha
dato alcun ordine, segreto o non, alle sue forze che porterebbero
alcune
misure di controllo della situazione. "
Assistente
del Segretario di Stato degli Stati Uniti per gli affari
del
Medio Oriente, Edward Walzer, testimoniando ad un' udienza
congressuale
12
Molte
forze di polizia nel mondo usano le pallottole di gomma per
disperdere
le folle violente. Per esempio, a seguito della vittoria
dei
Los Angeles Lakers nella finale nazionale del 2001 della National
Basketball
Association, la polizia di Los Angeles ha usato pallottole
di
gomma per concludere gli scoppi violenti dei turbolenti fans13. La
polizia
si è sentita costretta ad usare questo metodo di controllo
della
folla con un gruppo di fan di pallacanestro eccessivamente
esuberanti
che hanno trasformato in celebrazioni violente la vittoria
della
loro squadra, mentre Israele lo usa contro una popolazione
ostile
con la quale è essenzialmente in guerra.
20.15.
[Mito]
"Il
Rapporto Mitchell rese chiaro che la politica israeliana
degli
insediamenti
è altrettanto da biasimare per il fallimento del processo
di
pace quanto la violenza palestinese, e che un congelamento
degli
insediamenti
è indispensabile per por fine alla violenza".
20.15.
[Fatti]
Nel
novembre 2000, l'ex senatore degli Stati Uniti George Mitchell
è
stato
nominato per condurre un comitato di inchiesta per studiare la
causa
dell' Intifada al-Aksa ed individuare come impedire la
violenza
futura.
Il rapporto è stato pubblicato il 30 aprile 2001, ha
suggerito
un
congelamento degli insediamenti - come una di più di 15
differenti
misure
che portino ad una maggiore fiducia tra le parti - ma Mitchell
e
Warren
Rudman, un altro membro del comitato, hanno indicato
esplicitamente
in una lettera che chiarisce il loro punto di vista:
"desideriamo
andare più avanti ed indicare chiaramente che in alcun
modo
non
poniamo sullo stesso piano il terrorismo palestinese con
attività
israeliana
di insediamenti, ' apparentemente ' o al contrario."
Mitchell
e Rudman hanno anche discusso l' idea che la cessazione
della
costruzione
di insediamenti ed il terrorismo erano collegati. " lo
scopo
immediato deve essere l'immediata interruzione
della
violenza....Parte
dello sforzo per concludere la violenza deve
includere
una
ripresa immediata della cooperazione sulla sicurezza fra il
governo
d'Israele
e l'autorità palestinese che punti ad evitare la violenza e
a
combattere
il terrorismo." Hanno aggiunto, "per quanto
riguarda
terrorismo,
noi invitano l'autorità palestinese, come misura
di
instaurazione
della fiducia, a chiarire con azioni concrete, agli
israeliani
ed i Palestinesi, che il terrore è riprovevole
ed
inaccettabile
e l'autorità palestinese deve fare uno sforzo totale
per
impedire
operazioni terroristiche e punire i responsabili che agiscono
nella
sua giurisdizione." 14
20.16.
[Mito]
"L'uso
da parte di Israele dei caccia F-16 esemplifica l'uso
sproporzionato
della forza impiegata da Israele contro degli innocenti
civili
palestinesi".
20.16.
[Fatti]
Come
determinate l'uso proporzionale di forza militare? Quando
terroristi
palestinesi mettono le bombe nei centri commerciali
israeliani
ed uccidono e feriscono dozzine di civili, la risposta
proporzionale
sarebbe che gli israeliani mettessero bombe nei centri
commerciali
palestinesi ? Nessuno in Israele crede che questo sarebbe
un
uso di forza legittimo. Quindi, Israele ha la necessità
di
intraprendere
l'azione misurata contro gli obiettivi specifici in uno
sforzo
per contenere la violenza palestinese o fermarla.
Nel
caso specifico di uso d'Israele di F-16, il Generale maggiore
Giora
Eiland,
capo delle operazioni dell'Idf, ha spiegato il
ragionamento
d'Israele:
So
che gli F-16 non sono destinati ad attaccare obiettivi nelle
città
palestinesi.
Ma dobbiamo ricordarci che anche se usiamo questo genere
di
velivolo, questo è molto accurato. Tutti gli obiettivi
erano
obiettivi
militari.... erano piuttosto una decisione tattica,
semplicemente
perché gli obiettivi erano abbastanza grandi, o
abbastanza
forti
che l'attacco con elicotteri è stato considerato non
abbastanza
efficace
per penetrare o colpire questi specifici obiettivi. Così
quando
abbiamo
deciso o scelto questi obiettivi abbiamo cercato le armi
migliori
per questi ed in questo caso specifico erano gli F-16. Non
implica
che questa sia una nuova fase e d'ora in poi l'unico mezzo che
per
schierare le nostre forze o la nostra aeronautica è soltanto
l'
F-16.
Effettivamente
lo vediamo come qualcosa che non sia usato molto
facilmente.
16
Lo
schieramento d'Israele dei combattenti è venuto dopo che
88
israeliani
già avevano perso le loro vite, compresi 55 civili. I
civili
non
sono stati uccisi casualmente, sono stati deliberatamente
colpiti.
Nei
due mesi e mezzo precedenti , i Palestinesi avevano tentato
di
piazzare
28 bombe all'interno d'Israele. L'attacco degli F-16 è
stato
una
risposta diretta ad una bomba che è esplosa ad un centro
commerciale
di
Netanya il 18 maggio 2001, uccidendo cinque israeliani .
Un
mese prima di schierare gli F-16, il dipartimento di stato
americano
ha
accusato Israele di una "eccessiva e sproporzionata"
risposta alla
violenza
palestinese quando hanno sparato colpi in aria contro gli
obiettivi
a Gaza, anche se il portavoce ha ammesso che la rappresaglia
"è
precipitata per gli attacchi provocatori palestinesi con i mortai
a
Israele"
. La posizione degli Stati Uniti è ironica data la
cosiddetta
dottrina
Powell enunciata dal Segretario di Stato Colin Powell, che
sostiene
che "l'America apra il fuoco con ogni mezzo di forza
disponibile
o per niente" 17
Considera
alcuni esempi dell'applicazione di questa dottrina:
·
Il Generale Powell ha insistito sullo schiacciante spiegamento
di
forze prima di andare in guerra contro Baghdad nella guerra
del
Golfo.
·
Powell ha anche sovrinteso all'invasione di Panama, che ha
richiesto
uno spiegamento di 25.000 truppe e l'uso dei bombardieri
Stealth
F-117 per la prima volta. Migliaia di civili panamensi sono
stati
feriti e ci sono stati almeno 100 morti. Egli, successivamente,
ha
detto
"l'uso di tutta la forza in alcuni casi è necessario. La
forza
decisiva
chiude le guerre velocemente e nel lungo termine salva le
vite"
18
·
In reazione al tentativo di assassinare il Presidente Bush nel
1993,
gli Stati Uniti hanno sparato 23 missili Cruise contro la base
dei
servizi
segreti iracheni e hanno colpito un quartiere civile nelle
vicinanze.
Powell successivamente ha affermato che questa è stata
una
risposta
"appropriata e proporzionata". 19
·
Gli Stati Uniti hanno anche fatto un enorme spiegamento di
forze
nei Balcani e nel 1999, hanno accidentalmente bombardato
l'
ambasciata
cinese a Belgrado uccidendo tre persone e ferendone 20.
·
Gli Stati Uniti hanno fatto molto uso di aerei da caccia e
da
bombardamento
nella loro guerra successiva all'11 Settembre in
Afghanistan.
Si sono riferiti poi alcuni incidenti in cui sono stati
uccisi
dei civili, tra cui il bombardamento di una festa nuziale che
ha
ucciso
48 persone [19b].
Gli
Stati Uniti non hanno esitato ad usare uno schiacciante uso
della
forza
contro i suoi avversari, anche se le minacce erano distanti ed
in
nessun
modo avrebbero messo in pericolo l'esistenza della nazione o
la
sicurezza
dei propri cittadini.
Anche
se gli obiettivi militari statunitensi sono stati portati a
termine,
questi sono abitualmente accompagnati da errori e danni
collaterali
che hanno provocato la perdita di vite umane.
Israele
è in una posizione diversa,. La minaccia che affronta
è
immediata
nel tempo e fisicamente vicina e mette in serio pericolo i
cittadini
israeliani. Tuttavia, Israele non ha usato tutta la sua
potenza
come detta la dottrina Powell. L'uso della forza è
stato
giudizioso
e preciso. In quei casi in cui ci sono stati degli errori –
come
inevitabilmente accade in in guerra – ci sono state delle
inchieste
sugli
incidenti.
La
conclusione è che Israele non avrebbe avuto bisogno di
rispondere
con
la
forza militare se i palestinesi non avessero attaccato i cittadini
e
i
soldati.
20.17.
[Mito]
"Arafat
non può controllare i radicali palestinesi".
20.17.
[Fatti]
La
premessa del processo di pace fu che raggiungendo un accordo con
Yasser
Arafat, si potesse controllare la violenza. Se egli non può
controllare
il comportamento delle persone sotto la sua autorità,
allora
gli accordi non hanno valore. D'altro canto, se egli ha il
controllo,
allora è chiaro che lo sta usando per fomentare la
violenza
anziché prevenirla.
Le
prove suggeriscono che Arafat ha il controllo su gran parte delle
attività
dei Palestinesi in Cisgiordania ed a Gaza. Arafat si è
dimostrato
abile a disfarsi rapidamente dei Palestinesi che sfidano
il
suo dominio arrestandoli e, talvolta, giustiziandoli. Quando
vuole,
ha anche arrestato dei membri di gruppi terroristici, ma li ha
abitualmente
rilasciati in modo che potessero continuare ad attaccare
Israele.
Ha consentito alle organizzazioni terroristiche di produrre
esplosivi,
costruire mortai, addestrare membri e reclutare giovanotti
per
delle missioni suicide. Uno degli esempi più chiari della
riluttanza
di Arafat ad agire è il fatto che il capo di Hamas,
l'organizzazione
che pubblicamente rivendica molti attentati suicidi,
non
è in galera. Anzi, egli tiene regolarmente e pubblicamente
adunate
dei suoi sostenitori a Gaza.
20.18.
[Mito]
"Israele
ha sempre rifiutato di prendere qualsiasi passo per calmare
la
situazione,
ed i suoi continui attacchi hanno provocato la
violenza
palestinese".
20.18.
[Fatti]
Il
22 maggio 2001 il Primo Ministro Ariel Sharon ha dichiarato
un
cessate-il-fuoco
unilaterale per tentare di calmare la situazione, e
nella
speranza che i palestinesi si comportassero ugualmente mettendo
fine
agli attacchi contro gli israeliani. Invece i palestinesi
hanno
intensificato
il livello della violenza, particolarmente contro i
civili
israeliani.
Più di 70 attacchi sono stati registrati nei successivi
10
giorni,
durante i quali Israele ha frenato il suo fuoco e ha evitato
ogni
ritorsione. La campagna terroristica palestinese durante
il
cessate-il-fuoco
israeliano è culminata con l'attacco suicida alla
discoteca
di Tel Aviv l'1 giugno, che ha ucciso 20 persone e ferito
più
di
90, la maggior parte dei quali adolescenti. Di fronte alle
forti
pressioni
internazionali causate dall'orribile attacco e alla paura di
una
risposta israeliana, Arafat alla fine ha dichiarato
il
cessate-il-fuoco.
Non che sia durato.
20.19.
[Mito]
"Israele
non ha giustificazioni per trattenere le tasse dovute
all'Autorità
Palestinese".
20.19.
[Fatti]
All'inizio
del 2001, Israele ha deciso di trattenere più di 50
milioni
di dollari in tasse che doveva all'autorità palestinese in
risposta
alla violenza in corso. Funzionari statunitensi, e altri,
hanno
fatto pressioni su Israele per trasferire i soldi a causa delle
grossi
difficoltà economiche dell'autorità palestinese e
l'incapacità
di
pagare alcuni dei suoi conti. Israele ha riconosciuto che l'azione
era
dura ma la credeva necessaria per dimostrare ai palestinesi che
l'incapacità
o la non volontà di fermare la violenza aveva un costo.
Israele
deve usare qualunque potere possibile per proteggere i suoi
cittadini
e le sanzioni economiche erano una risposta più leggera
rispetto
a quella militare.
Mentre
le sanzioni israeliane sono state criticate per il pietoso
stato
dell'economia palestinese, la verità era che gli Stati arabi
hanno
sospeso il trasferimento di centinaia di milioni di dollari,
raccolti
come donazioni, destinati all'autorità palestinese. La
giustificazione
per l'azione degli Stati arabi era la loro
preoccupazione
che questi fondi sarebbero stati indebitamente
appropriati
e avrebbero incoraggiato ulteriormente la corruzione
nell'autorità
palestinese. [20a] Per esempio, un giornale kuwaitiano
riferì
che Arafat rubò più di 5 Milioni di Dollari di aiuti
stranieri
diretti
ai Palestinesi bisognosi [20b].
Nel
Luglio 2002, Israele acconsentì a trasferire una parte del
gettito
fiscale ai Palestinesi come prova di fiducia dopo che era
diminuita
la violenza palestinese, e fu raggiunto un accordo per
creare
un comitato di rappresentanti americani per sovraintendere
alla
transazione. In Ottobre, Israele acconsentì a rilasciare
ulteriori
fondi dopo che gli Stati Uniti acconsentirono a verificare
come
l'AP avrebbe usato i
fondi.
A partire dal Dicembre 2002, Israele ha iniziato a pagare
regolarmente
e mensilmente le tasse dovute all'AP e porzioni del
denaro
congelato sin dai primi giorni della violenza [20c].
Il
caso di studio:
Il
Presidente del Consiglio Legislativo Palestinese, Ahmed Karia, ha
improvvisamente
lasciato la villa che aveva costruito per un milione
e
mezzo di dollari a Gerico, dopo che il Presidente Bush ebbe
sollevato
il problema della corruzione dell'AP. Fu posto un cartello
sulla
porta che affermava che la villa era divenuta un'istituzione
benefica
per i parenti dei palestinesi uccisi negli attacchi
terroristici
[20d].
20.20.
[Mito]
"I
Palestinesi attaccano le forze israeliana in spontanee esplosioni
di
frustrazione".
20.20.
[Fatti]
Occasionalmente,
i Palestinesi si sollevano spontaneamente per una
serie
di
motivi, dalla frustrazione alla rabbia. Più spesso, tuttavia,
la
violenza
palestinese è premeditata e pianificata dalle
cellule
terroristiche
all'interno dell'autorità palestinese o dai leader
della
stessa
autorità. Nell'estate del 2001, per esempio, i
comandanti
palestinesi
hanno fatto circolare le istruzioni su come affrontare le
truppe
israeliane. Gli ordini includevano la preparazione di bombe
Molotov,
di bombe a mano e delle barricate. Le "cinture"
esplosive
dovevano
essere preparate per "centinaia di giovani suicidi che
sarebbero
stati disposti a affrontare le truppe avanzanti." Le
istruzioni
inoltre hanno suggerito di conservare le munizioni e di
attaccare
i carri soltanto con "le armi adatte" e non con le
pistole
leggere.
"le posizioni avanzate dovrebbero essere costituite
dai
combattenti
che vogliono sacrificare le loro vite per fermare il
nemico
avanzante."
21
Israele
è in guerra con un nemico che rifiuta, nella sua
accortezza
e nella sua codardia, di combattere i soldati israeliani,
ma
preferisce
i suoi civili, le sue donne ed i bambini.
—
Michael Kelly22
20.21.
{Mito]
"I
Palestinesi hanno osservato il cessate-il-fuoco negoziato
dal
Direttore
della CIA George Tenet".
20.21.
[Fatti]
Nel
giugno 2001 il direttore della CIA George Tenet è andato in
Medio
Oriente
per fare il possibile per dichiarare un cessate-il-fuoco fra
Israele
e l' autorità palestinese e porre il fondamento per una
ripresa
dei
colloqui di pace. Il programma di Tenet ha richiesto una
cessazione
di
tutte le attività violente. Nelle sei settimane seguenti
la
richiesta
di Tenet, tuttavia, i Palestinesi hanno effettuato 850
attacchi
terroristici con conseguenti 94 vittime israeliane, 17 di
loro
sono
morti.23
"il
presidente dell'autorità palestinese Arafat deve
condannare
questo
terribile attacco terroristico, agisca ora per arrestare e
portare
a giudizio quei responsabili, e compia immediatamente,
concrete
azioni
per impedire futuri attacchi terroristici."
—
Presidente George W. Bush, dopo un attacco suicida di
un
palestinese
che
ha ucciso 15 persone, di cui sei bambini, e ferite 90
facendosi
esplodere in un ristorante al centro di Gerusalemme .24
20.22.
[Mito]
"La
politica israeliana di assassinare i terroristi palestinesi
è
immorale
e controproducente".
20.22.
[Fatti]
Israele
è messo di fronte ad una situazione quasi impossibile
nel
tentare
di proteggere la sua popolazione civile dai Palestinesi che
sono
preparati
perfino a farsi esplodere per uccidere ebrei non colpevoli.
Una
strategia per occuparsi del problema è stata il processo di
pace.
Dal
1993, Israele ha creduto che negoziare fosse il modo di
raggiungere
la
pace con i Palestinesi, ma dopo che Israele ha dato indietro
gran
parte
della Cisgiordania e della striscia di Gaza e di fatto ha
offerto
tutto
il resto, i Palestinesi hanno rifiutato le loro concessioni ed
hanno
scelto di usare la violenza per provare a forzare Israele a
cedere
a
tutte le loro richieste.
Una
seconda strategia è per Israele "esercitare
l'autocontrollo" cioè
non
rispondere alla violenza palestinese. La Comunità
internazionale
loda
Israele quando semplicemente porge l'altra guancia dopo i
feroci
attacchi.
Mentre questo autocontrollo potrebbe vincere l'elogio dai
leader
del mondo, non fa niente per alleviare il dolore delle vittime
o
impedire
ulteriori attacchi. Inoltre, le stesse nazioni che
sollecitano
l'autocontrollo
d'Israele hanno reagito spesso con la forza, una volta
che
si sono trovate in situazioni simili. Per esempio, i Britannici
hanno
assassinato i nazisti dopo la seconda guerra mondiale ed
hanno
designato
come bersaglio i terroristi dell'IRA in Irlanda del Nord.
"Per
esempio, se hai un' organizzazione che ha progettato o
sta
progettando
un certo tipo di attacco suicida, e [ gli israeliani ]
hanno
prova
sicura di chi è e di dove sono, penso che ci sia una
certa
giustificazione
nel provare a proteggersi in anticipo."
—
Vice Presidente degli Stati Uniti Dick Cheney25
Nel
mese di aprile del 1986, dopo che gli Stati Uniti hanno accertato
che
la Libia aveva diretto l'attacco terroristico ad una discoteca
di
Berlino
Ovest, che ha ucciso un americano e ne ha feriti altri 200,
ha
lanciato
un'incursione su una serie di obiettivi libici, compresa la
casa
del presidente Muammar Gheddafi. Ciò generalmente è
considerato
come
un assassinio tentato. Il presidente Reagan lo ha negato, ma
più
tardi
ha ammesso "era possibile, forse probabile, che potesse essere
lì
nei
pressi o vicino al centro dei servizi segreti quando i nostri
aerei
hanno
colpito". Gheddafi è scappato, ma la sua figlia minore è
stata
uccisa
e due dei suoi altri bambini sono stati feriti. Inoltre, un
missile
è andato fuori rotta ed ha causato degli infortuni mortali in
un
quartiere
civile vicino. Reagan ha giustificato l'azione come un
autodifesa
contro il terrorismo di Stato appoggiato dalla Libia.
"essendo
autodifesa ogni Stato colpito dal terrorismo ha un proprio
diritto
a rispondere con forza come deterrente a nuovi atti
terroristici.
Ho ritenuto che dovessimo mostrare a Gheddafi che c'era
un
prezzo
che doveva pagare per questo tipo di comportamento e che non
l'
avremmo
lasciato fare" 26
Israele
ha scelto la terza opzione – quella di eliminare gli
strateghi
degli
attacchi terroristici. Questa è una politica che ha creato
un
grande
dibattito in Israele, ma è appoggiata da una vasta
maggioranza
(il
70% nel sondaggio di Ha'aretz dell'agosto 2001). Questa politica
è
appoggiata
anche dagli americani secondo il sondaggio dell'agosto
2001
dell'America
Middle East Information Network. Il sondaggio mostra che
il
73
percento degli intervistati ritiene che Israele sia giustificato
ad
uccidere
i terroristi se hanno la prova che stanno pianificando
esplosioni
o attacchi che possano uccidere israeliani. 27
Il
vice capo di Stato Maggiore, il generale Moshe Ya'alon ha
spiegato
questa
linea di condotta: "Non ci sono esecuzioni senza processo. Non
ci
si
sta vendicando con qualcuno che ha compito un attentato un mese
fa.
Noi
stiamo agendo contro chi sta portando terrore contro di noi.
Noi
preferiamo
arrestarli ed averne detenuti più di 1000. Ma se non
possiamo
e
i palestinesi non lo vogliono, allora non abbiamo altra scelta
che
difenderci"
28
Avere
come obiettivo i terroristi ha diversi benefici. Primo, mette
un
costo
al terrore: Israele non può essere colpita con l'impunità
di
nessuno,
i terroristi sanno che se prendono di mira qualcuno, verranno
loro
stessi presi di mira. Secondo, questo è un metodo di
autodifesa:
colpire
preventivamente elimina persone che altrimenti ucciderebbero
Ebrei.
Mentre è vero che ci sono altri che prendono il loro posto,
lo
fanno
con la consapevolezza che anche loro stessi diventeranno
obiettivi.
Terzo, fa perdere l'equilibrio ai terroristi. Gli
estremisti
non
possono più pianificare un operazione disinvoltamente;
inoltre
devono
muoversi, guardarsi alle spalle in ogni momento, e lavorare
più
duramente
per raggiungere il loro obiettivi. Quarto, l'eliminazione
dei
terroristi
può prevenire attacchi.
"Penso
che quando sei attaccato da un terrorista, sai chi è
il
terrorista
e puoi individuare la causa del terrore,
dovresti
rispondere."
—Segretario
di Stato degli Stati Uniti Colin Powell29
Ovviamente,
questa politica ha dei costi. Oltre alla condanna
internazionale,
Israele rischia di far scoprire gli informatori che
forniscono
spesso le informazioni necessarie per trovare i terroristi.
Inoltre
i soldati devono prendere parte a delle operazioni che alcune
volte
sono ad alto rischio e che occasionalmente causano tragici
danni
collaterali
alla proprietà e alle persone.
La
critica più comune delle "uccisioni mirate" è
che non fanno bene
perché
perpetuano un ciclo di violenza per cui i terroristi cercano
la
vendetta.
Ciò è probabilmente l'argomento meno convincente
contro
questa
politica, perché la gente che si fa saltare fino a
diventare
martire
potrebbe sempre trovare una giustificazione per le loro
azioni.
Sono
determinate a cacciare gli ebrei dal Medio Oriente e non
si
arresteranno
finché non realizzeranno il loro obiettivo.
"Penso
che ogni volta che ci sono esplosioni suicide e che la tua
gente
salta in aria alla stazione dell'autobus e nei ristoranti,
certamente
tu non puoi sederti e tollerarlo"
—Segretario
della difesa degli Statu Uniti Donald Rumsfeld 30
Benchè
gli Stati Uniti abbiano una legge che proibisce l'assassinio,
dopo
l'attacco omicida di terroristi al World Trade Center e al
Pentagono,
è stato rivelato che l'amministrazione Clinton, in effetti,
ha
tentato di assassinare terrorista saudita Osama bin Laden nel
1998
come
rappresaglia per il suo ruolo nelle esplosioni alle ambasciate
degli
Stati Uniti in Tanzania e Kenia. Questi attacchi hanno ucciso
più
di
200 persone. Gli ex funzionari di Clinton ora dicono che c'è
un
espediente
nella legge che proibisce l'assassinio, che lo permette in
caso
di "autodifesa". L'amministrazione di George W.
Bush
successivamente
ha espresso un' opinione simile. 31
Case
Study
Una
storia del Washington Post sul "ciclo della morte"
in
Cisgiordania
includeva un intervista con Raed Karmi, un funzionario di
Fatah,
la fazione dominante nell'Organizzazione per la Liberazione
della
Palestina.
Il servizio inizia con l'osservazione che Karmi sta uscendo
di
corsa per unirsi ad una battaglia contro i soldati israeliani
e
afferra
un fucile d'assalto M-16. Quello che la storia manca di
menzionare
è che si suppone che solo la polizia palestinese sia
armata.
La
storia indica che la violenza israeliana e palestinese è
equivalente
in
questo "ciclo" perché Karmi dice che stava agendo
per vendicare la
morte
di un palestinese che gli Israeliani hanno assassinato per
aver
organizzato
attacchi terroristici. Karmi ammette di aver partecipato
al
rapimento
e all'omicidio stile esecuzione di due Israeliani che
stavano
pranzando
in un ristorante di Tulkarem. Karmi è stato arrestato
dall'
autorità
palestinese, ma è stato rilasciato dopo appena quattro mesi
e
successivamente
ha ucciso altri quattro Israeliani, incluso un uomo
che
stava
facendo la spesa e un automobilista in un imboscata. "Io
continuerò
ad attaccare Israeliani", ha detto al Jerusalem Post32
20.23.
[Mito]
"Israele
ammazza indiscriminatamente terroristi e civili palestinesi".
20.23.
[Fatti]
È
sempre una tragedia quando dei civili innocenti sono uccisi in
un'operazione
antiterrorismo. Ma i civili non avrebbero corso rischi
se
l'Autorità Palestinese avesse arrestato i terroristi, gli
assassini
non avessero scelto di nascondersi tra i non-combattenti,
ed
i civili si fossero rifiutati di proteggere gli assassini.
Israele
non attacca indiscriminatamente le aree palestinesi. Al
contrario,
l'IDF mette molta cura nel mirare alle [sole] persone che
stanno
pianificando attacchi terroristici contro i civili israeliani.
Le
forze israeliane hanno una tradizione di accuratezza in questi
attacchi;
eppure si commettono talvolta degli errori. Mentre i
terroristi
non chiedono certo scusa per i loro attacchi ai civili, e
li
bersagliano a bella posta, Israele investiga sempre sulle ragioni
di
ogni errore e prende inizitative per evitare che si ripetano.
Non
è mica solo Israele ad usare la forza militare contro i
terroristi,
o a colpire talvolta involontariamente le persone che non
sono
i bersagli. Per esempio, nello stesso giorno in cui dei
funzionari
americani stavano condannando Israele perché alcuni civili
erano
morti quando Israele aveva assassinato il capo dell'ala
militare
di Hamas, i notiziari informavano che gli Stati Uniti
avevano
bombardato un villaggio in un'operazione diretta ad un capo
talebano
che invece aveva ammazzato 48 civili afghani ad una festa
nuziale.
In ambo i casi, un errore dello spionaggio ha contribuito ai
tragici
errori.
"La
settimana scorsa a Gaza, torme di bimbi gioivano e cantavano
mentre
gli adulti lanciavano loro dei dolci. Che celebravano?
L'uccisione
a sangue freddo di almeno sette persone - cinque delle
quali
americane - e la mutilazione di altre 80 ad opera di una bomba
terroristica
sul campus dell'Università Ebraica di Gerusalemme".
—
Lo studioso israeliano Michael Oren, "Palestinians Cheer
Carnage,"
Wall
Street Journal, (7 Augosto 2002)
20.24.
[Mito]
"L'uso
da parte d'Israele di armi di fabbricazione americana in
rappresaglie
contro i Palestinesi è illegale".
20.24.
[Fatti]
Gli
Stati Uniti hanno monitorato da vicino le azioni israeliane.
Il
parlamentare
John Conyers ha scritto una lettera al Segretario di
Stato
Colin
Powell chiedendo se Israele stava violando la legge degli Stati
Unit
i,
usando armi americane nei suoi attacchi contro i
terroristi
palestinesi.
Powell ha risposto, in una lettera datata 17 agosto 2001,
che
le azioni di Israele non violano la legge degli Stati Uniti. La
legge
in questione è la Arms Export Control Act (AECA) e stabilisce
che
gli
articoli di difesa saranno usati solo per scopi specificati,
incluso
la
sicurezza interna e la legittima autodifesa. Israele ha affermato
che
sta
agendo per autodifesa e l'amministrazione Bush concorda.33
20.25.
[Mito]
"Israele
ha perpetrato un massacro nel campo profughi di Jenin
nell'Aprile
2002".
20.2.
[Fatti]
Il
Segretario di Stato Colin Powell ha concisamente confutato le
affermazioni
palestinesi secondo cui Israele era colpevole di
atrocità
a Jenin. "Non vedo prova che mostri che è avvenuto un
massacro"
[34a]. L'opinione di Powell fu successivamente confermata
dalle
Nazioni Unite, da Human Rights Watch e da un'indagine
dell'Unione
Europea [35a].
Nei
giorni successivi alla battaglia i Palestinesi hanno
ripetutamente
sostenuto che era stato commesso un massacro. Il
portavoce
Saeb Erekat, ad esempio, disse alla CNN il 17 Aprile che
almeno
500 persone erano state masascrate, e 1.600 persone, tra cui
donne
e bambini, erano scomparsi. I Palestinesi fecero rapidamente
marcia
indietro quando divenne evidente che essi non potevano fornire
alcuna
prova di quest'accusa indecente, e la loro stessa commissione
d'indagine
riportò un totale di 56 morti, di cui 34 combattenti.
Nessuna
donna e nessun bambino sono stati dati per dispersi [36a].
Israele
non ha scelto arbitrariamente di compiere l'incursione nel
campo
profughi di Jenin. Aveva ben poca scelta dopo una serie di
attentati
dinamitardi suicidi che avevano terrorizzato i civili
israeliani
per i precedenti 18 mesi. Per difendersi e dare speranza
alla
pace, le forze israeliane entrarono a Jenin per sradicare una
delle
principali basi terroristiche.
Gli
stessi documenti dell'Autorità Palestinese chiamano Jenin
la
"capitale dei suicidi". Il campo ha una lunga storia come
base per
gli
estremisti, e non meno di 28 attacchi suicidi sono stati lanciati
da
questo nido di terrore durante l'ondata di violenza che precedette
l'azione
d'Israele. Questi terroristi violavano il cessate-il-fuoco a
cui
aveva acconsentito Israele e danneggiavano gli sforzi israeliani
di
ricominciare i negoziati politici verso un accordo finale di pace.
I
cecchini palestinesi bersagliavano i soldati da una scuola
femminile,
una moschea, ed un edificio dell'UNRWA, e nel rispondere
al
fuoco e nell'inseguire i terroristi, sono stati colpiti dei non
combattenti.
Ogni perdita civile è una tragedia, ma alcune erano
inevitabili
perché i terroristi palestinesi usavano i civili a mo' di
scudo.
La maggior parte delle vittime era armata.
Israele
tenne inoltre in funzione l'ospedale di Jenin. Il Tenente
Colonnello
Fuad Halhal, il comandante druso del corpo distrettuale di
coordinamento
per le Forze di Difesa Israeliane, consegnò
personalmente
un generatore all'ospedale, sotto il fuoco, durante
l'operazione
militare [36b].
Israele
avrebbe potuto decidere di bombardare il campo intero, la
strategia
impiegata dagli USA in Afghanistan, ma le Forze di Difesa
Israeliane
deliberarono di scegliere una via più rischiosa per
ridurre
il rischio di nuocere ai civili. I soldati andavano casa per
casa
e 23 furono uccisi in aspri scontri con i Palestinesi che
usavano
bombe, granate, trabocchetti e mitragliatrici per fare del
campo
una zona di guerra.
Anche
le immagini televisive hanno dato una prospettiva distorta del
danno
al campo. Jenin non è stata distrutta. Le operazioni
israeliane
sono
state condotte in un'area limitata del campo profughi, che di
per
sé si estende su una piccola frazione della città. La
distruzione
che
avvenne sul campo fu in gran parte causata da bombe palestinesi.
I
Palestinesi hanno imparato dalla loro esperienza in panzane che
inventare
false accuse contro Israele attrarrà immediatamente
l'attenzione
dei media e simpatie per la loro causa. Le correzioni
che
inevitabilmente seguono a queste accuse speciose raramente
vengono
viste, lette, o notate.
20.26.
[Mito]
"Israele
si è opposto ad un'indagine da parte delle Nazioni Unite
perché
voleva celare i crimini che aveva commesso a Jenin".
20.26
[Fatti]
Israele
non aveva nulla da nascondere ed ha invitato una commissione
d'indagine
imparziale a visitare Jenin [37a]. Ma la storica animosità
delle
organizzazioni ONU verso Israele ha sollevato però degli
interrogativi
sull'equanimità dei suoi rappresentanti. Questi dubbi
vennero
rinforzati quando l'ONU si rifiutò di inserire nella
commissione
proposta degli esperti militari o di antiterrorismo che
avrebbero
potuto stimare la minaccia terroristica proveniente da
Jenin
che Israele stava affrontando. Un delegato cooptato nella
commissione
ONU aveva in precedenza confrontato la Stella di Davide
con
una svastica [38a].
L'ipocrisia
dell'ONU e di altri che si preoccupano di Jenin è
evidente
dal fatto che non condannano mai e non fanno mai inchieste
sui
massacri ripetuti ad opera dei bombaroli suicidi palestinesi.
20.27.
[Mito]
"Israele
impedisce alle ambulanze palestinesi di portare i
palestinesi
malati e feriti in ospedale".
20.27.
[Fatti]
Uno
degli sfortunati risultati della violenza durante l'"Intifada
al-
Aqsa"
è stato l'accusa di abusi israeliani ai danni delle ambulanze
della
Mezzaluna Rossa palestinese, che, si accusa, hanno portato ad
inconvenienti,
complicazioni mediche ed anche alla morte dei malati
trasportati.
Questi racconti tendono a mostrare i ritardi come
arbitrari
atti di crudeltà da parte dei soldati israeliani contro i
Palestinesi
che hanno bisogno di cure mediche.
In
una cosa queste accuse sono vere: le ambulanze vengono davvero
fermate
e perquisite ai posti di blocco israeliani. Ma esse non
mettono
i fatti nel loro contesto. La ragione per cui le ambulanze
vengono
trattenute e perquisite è il pericolo molto serio che pongono
ad
Israele ed ai suoi cittadini. Le ambulanze sono state spesso usate
come
mezzo per portare bombe ai terroristi, e molti dei militanti che
hanno
compiuto attentati suicidi sono entrati in Israele a bordo od
al
volante di ambulanze della Mezzaluna Rossa. Per esempio:
-
Nell'Ottobre 2001, Nidal Nazal, un operativo Hamas a Kalkilya, fu
arrestato
dalle Forze di Difesa Israeliane. Egli guidava le ambulanze
della
Mezzaluna Rossa palestinese, e delle informazioni indicano che
egli
avesse sfruttato la possibilità di viaggiare ovunque per fare
da
portaordini
tra i comandi di Hamas in diverse città della
Cisgiordania.
[39a]
-
Nel Gennaio 2002, Wafa Idris si fece saltare in aria nell'affollata
Via
Giaffa a Gerusalemme, divenendo una delle prime bombarole
suicide.
Ella guidava ambulanze per la Mezzaluna Rossa, così come
Mohammed
Hababa, l'operativo Tanzim che l'aveva mandata in missione.
Ella
lasciò su un'ambulanza la Cisgiordania [40a].
-
Il 27 marzo 2002 un membro dei Tanzim che per lavoro guidava
ambulanze
per la Mezzaluna Rossa fu preso con degli esplosivi sulla
sua
ambulanza. Sull'ambulanza c'era un bambino camuffato da paziente,
insieme
con la famiglia. Gli esplosivi furono trovati sotto la
lettiga
su cui giaceva il presunto malatino. [40b]
-
Il 17 Maggio 2002 si trovò una cintura esplosiva in
un'ambulanza
della
Mezzaluna Rossa in un posto di blocco presso Ramallah. La
bomba,
dello stesso tipo normalmente usato negli attentati suicidi,
era
nascosto sotto un lettuccio su cui giaceva un bimbo malato. Il
conducente,
Islam Jibril, era già ricercato dalle Forze di Difesa
Israeliana,
ed ammise che questa non era la prima volta che
un'ambulanza
era stata usata per portare esplosivi o terroristi.
La
bomba fu levata dall'ambulanza e fatta esplodere alla presenza di
un
rappresentante del Comitato Internazionale della Croce Rossa. In
un
comunicato emesso nel medesimo giorno, l'ICRC disse che
essa
"comprende le preoccupazioni per la sicurezza delle autorità
israeliane,
ed ha sempre riconosciuto il loro diritto di controllare
le
ambulanze, purché ciò non ritardi indebitamente i
ricoveri". I
passeggeri
malati dell'ambulanza furono portati dai soldati in un
ospedale
vicino. [41a]
-
Il 30 Giugno 2002 dei soldati isreaeliani trovarono 10 sospetti
terroristi
palestinesi nascosti in due ambulanze a Ramallah. Furono
catturati
quando i soldati fermarono i veicoli per i controlli di
routine.
[42a]
Le
accuse lanciate contro Israele dai suoi critici sono state spesso
basate
su fonti del diritto internazionale, come la Quarta
Convenzione
di Ginevra. È vero che la Convenzione di Ginevra pone
particolare
enfasi sull'immunità e sulla neutralità delle ambulanze
e
del
personale medico di emergenza. Ma la conclusione che Israele, se
non
ignora un pericolo evidente ed immediato per i suoi cittadini,
viola
il diritto internazionale, è una distorzione. Usando delle
ambulanze
per contrabbandare esplosivi in Israele, sono i terroristi
palestinesi
a compromettere l'immunità e la neutralità della
Mezzaluna
Rossa.
20.28.
[Mito]
"Le
forze israeliane nell''Operazione Scudo Difensivo' avevano lo
scopo
di distruggere l'Autorità Palestinese e di rioccupare la
Cisgiordania".
20.28.
[Fatti]
Curiosamente,
non esiste più il paragrafo.
Evidentemente,
l'Operazione Scudo Difensivo ha avuto un effetto di
maggior
rilievo rispetto al previsto.
20.29.
[Mito]
"Israele
ha chiuso tre _colleges_ nell'Autorità Palestinese nel
Gennaio
2003 per punire ed umiliare i Palestinesi".
20.29.
[Fatti]
Ad
onta di oltre due anni di violenze e provocazioni, in parte
emanati
dai collegi della Cisgiordania, Israele non ha interferito
con
i corsi. La speranza era che i Palestinesi si concentrassero sui
loro
studi che sulle attività politiche. Sventuratamente, queste
scuole
hanno sempre più diretto le loro energie alla promozione della
violenza
anziché all'istruzione. Israele ha agito contro i collegi
solo
dopo che fu divenuto chiaro che essi erano divenuti centri di
incitamento
ed indottrinamento anziché di istruzione.
Quando
le forze israeliane sono entrate nelle scuole esse hanno
trovato
striscioni, poster, bandiere, nastri e taccuini adorni delle
immagini
dei bombaroli suicidi. Le aule erano zeppe di poster che
lodavano
il terrorismo e glorificavano i bombaroli suicidi. E non si
trattava
solo di materiale portato a scuola dagli studenti, una parte
era
stato distribuito dai collegi.
La
situaizone dei campus palestinesi illustra la difficoltà di
perseguire
un processo di pace mentre ai giovani palestinesi si
insegna
a scuola di perseguire il terrore e la distruzione del loro
prossimo.
Il materiale distribuito, e che è parte del curriculum,
viola
anche gli accordi di pace che hanno firmato i Palestinesi, e
che
vieta tale istigazione.
Israele
ha preso queste misure per proteggere i suoi cittadini, non
per
punire od umiliare i Palestinesi. Incidentalmente, anche
l'Autorità
Palestinese ha chiuso dei collegi nei Territori nelle
occasioni
in cui i suoi funzionari ritenevano che gli studenti
stessero
comportandosi in modi che minacciavano la loro autorità.
20.30.
[Mito]
"Israele
usa i posti di blocco per denegare i diritti dei Palestinesi
ed
umiliarli".
20.30.
[Fatti]
Non
è insolito che le nazioni guardino i loro confini e piazzino
dei
posti
di blocco per impedire alla gente di entrare illegalmente nei
loro
paesi. Gli Stati Uniti hanno posti di blocco ai confini e negli
aeroporti,
e, come hanno visto gli Americani l'11 Settembre, sono
precauzioni
indispensabili ma non infallibili.
Nel
caso d'Israele, la necessità dei posti di blocco è
stata creata
dai
Palestinesi. Perseguendo una violenta campagna terroristica
contro
i cittadini d'israele, essi hanno costretto Israele a
predisporre
delle barriere che rendano il più difficile possibile ai
terroristi
entrare in Israele o viaggiare per i territori per
compiere
atti di violenza. I posti di blocco sono un inconveniente
per
i Palestinesi innocenti, ma di fatto prevengono il terrore e
salvano
delle vite.
Per
esempio, il 2 Novembre 2002 un furgone che portava scatole di
jeans
si presentò ad un posto di blocco. I soldati controllarono i
documenti
delle persone nel furgone e scoprirono che uno dei
passeggeri
era ricercato. Il furgone fu scaricato e soltanto
all'apertura
dell'ultima scatola si scoprì una cintura esplosiva che
veniva
recapitata ad un bombarolo suicida. Due settimane dopo si
presentò
un tassì allo stesso posto di blocco. Nel bagagliaio i
soldati
trovarono due computer che sembravano insolitamente pesanti.
Li
aprirono e trovarono due cinture esplosive. Essi trovarono inoltre
una
borsa con un'arma da fuoco [43].
Le
merci, il cibo, le medicine, le ambulanze e le squadre mediche
continuano
a circolare liberamente, ostacolate solo dai continui
attacchi.
Anche i lavoratori palestinesi che vanno a lavorare in
Israele
possono passare per i posti di blocco se hanno i documenti in
regola;
le restrizioni sono imposte solo quando richieste da problemi
di
sicurezza.
Le
barriere non sono poste per umiliare i Palestinesi, ma per
assicurare
la sicurezza dei cittadini israeliani. Sventuratamente,
ogni
volta che Israele ha abbassato la guardia e rimosso i posti di
blocco,
i terroristi palestinesi ne hanno approfittato per lanciare
nuovi
attacchi agli Israeliani innocenti.
20.31.
[Mito]
"Le
lamentele d'Israele sui terroristi palestinesi che si nascondono
tra
i civili non sono che uno sforzo di giustificare il loro uccidere
persone
innocenti".
20.31.
[Fatti]
Israele
non fa mai dei civili un bersaglio. Sfortunatamente, i
terroristi
palestinesi hanno tentato di nascondersi a bella posta in
mezzo
alla popolazione civile nel tentativo di far ritorcere l'etica
militare
israeliana contro Israele. Gli stessi terroristi non si
curano
delle vite dei Palestinesi innocenti, e per questo non esitano
a
farsene scudo. Questo comportamento è una violazione del
diritto
internazionale.
L'articolo 51 dell'emendamento del 1977 alle
Convenzioni
di Ginevra del 1977 proibisce espressamente l'uso di
scudi
umani:
"La
presenza od i movimenti della popolazione civile o di singoli
civili
non sarà usata per rendere certi luoghi o zone immuni dalle
operazioni
militar, specialmente tentativi di proteggere obbiettivi
militari
da attacchi, o di proteggere, favorire od impedire
operazioni
militari" [44].
Perciò,
sono i terroristi palestinesi i responsabili ultimi per i
non-
combattenti
che sono inavvertitamente uccisi o feriti come risultato
della
pratica terroristica di nascondersi tra i civili per farsene
scudo.
20.32.
[Mito]
"Le
donne palestinesi stanno entrando nei ranghi dei bombaroli
suicidi
solo perché impegnate a 'liberare' la Palestina".
20.32.
[Fatti]
Può
anch'essere che alcune donne palestinesi condividano l'ideologia
malata
dei terroristi che credono che facendo saltare in aria degli
uomini,
delle donne e dei bimbi innocenti conseguiranno i loro
obiettivi
politici, ma molte altre sono costrette col ricatto a
compiere
attacchi suicidi da Palestinesi sadici e manipolatori.
Più
di 20 donne palestinesi si sono impegnate in attacchi suicidi e
le
organizzazioni terroristiche che le reclutano lo fanno in parte
perché
credono che le donne susciteranno meno sospetti, e che i
soldati
israeliani saranno più riluttanti a perquisirle.
Alcune
delle donne sono state convinte ad intraprendere attacchi
terroristici
per rifarsi la reputazione nella loro comunità se si
sono
fatte una cattiva fama od hanno fatto qualcosa che ha
svergognato
la loro famiglia. La vergogna è una forza potente nella
società
araba, e le donne che sono promiscue, commettono adulterio,
concepiscono
fuori del matrimonio o si comportano in altri modi
ritenuti
inadatti possono essere ostracizzate o severamente punite
(per
esempio, i mariti possono uccidere le mogli che li hanno
svergognati
nei cosiddetti "delitti d'onore").
Le
organizzazioni terroristiche hanno usato dei ricatti emotivi
contro
queste donne spesso vulnerabili per convincerle che compiendo
un
attacco suicida contro gli Ebrei, esse possono riabilitare il loro
onore
o quello della loro famiglia. Lo spionaggio israeliano ha tolto
il
segreto ad un rapporto che diceva che gli operativi di Al Fatah
arrivavano
al punto da sedurre le donne e che, dopo averle messe
incinte,
usavano la loro condizione per ricattarle e far commettere
loro
orrendi crimini. Il rapporto citava due casi specifici, uno che
coinvolgeva
una 21enne di Betlemme che si era fatta saltare nel
mercato
di Mahane Yehuda a Gerusalemme, uccidendo sei persone e
ferendono
più di 60, e l'altra era una 18-enne del campo profughi di
Dehaishe
che fece esplodere un supermercato di Gerusalemme ed uccise
due
persone e ne ferì altre 22. [45]
Questi
esempi mostrano il modo spietato con cui i terroristi
palestinesi
trattano non solo le loro vittime, ma il loro stesso
popolo.
[Note]
[1]
New York Times, (14 Dicembre 1987).
[2]
UPI, (9 Dicembre 1987).
[3]
New York Times, (13 Dicembre 1987).
[4]
Washington Post, (14 Dicembre 1987).
[5]
Washington Post, (14 Dicembre 1987).
[6]
Al-Hamishmar, (6 Dicembre 6, 1991);B'Tselem.
[7]
Sidney Zion"Intifada Blues," Penthouse, (Marzo 1990)pp56
63.
[8]
Wall Street Journal, (21 Febbraio 1990).
[9]
Near East Report, (5 Agosto 1991).
[10]
Il Patto di Hamas.
[11]
Baghdad Voice of the PLO, (12 Maggio 1989).
[12]
New York Times, (24 Ottobre 1989).
[13]
Al-Mussawar, (19 Gennaio 1990).
[14]
Wall Street Journal, (21 Febbraio 1990).
[15]
Radio Monte Carlo, (23 Ottobre 1990).
[16]
Jerusalem Post, (14 Settembre 1991).
[17]
Jerusalem Post, (6 Luglio e 5 Ottobre 1991).
[18]
Near East Report, Rapporti annuali, (1991-1993).
[19]
The New Republic, (23 Novembre 1992).
[20]
New York Times, (12 June 1991).
[21]
Daoud Kuttab, "A Profile of the Stonethrowers," Journal
of
Palestine
Studies, (Primavera 1988), p. 15.
[22]
Jerusalem Post, (7 Agosto 1991).
[23]
AP, (10 Ottobre 2001).[1a] Jerusalem Post, (4 Marzo 2001).
[2a]
Citato in "Commissione di rilevamento dei fatti di
Sharm
El-Sheikh
- Prima affermazione del Governo d'Israele, Ministero degliEsteri
Israeliano , (28 Dicembre 2000).
[3a]
Ibidem.
[3b]
"Una tragedia macchinata: Analisi statistica delle vittime
delconflitto palestinese-israliano, Settembre 2000-Giugno
2002,"
International
Policy Institute for Counter-Terrorism, (June 2002).
[4a]
Forze di Difesa Israeliane .
[5a]
Jerusalem Post, (22 Febbraio 2001).
[6a]
Ha'aretz, (1 Marzo 2001).
[7a]
Near East Report , (5 Marzo 2001).
[7b]
Almazen [Kuwait], (20 Giugno 2002).
[8a]
Jerusalem Report, (25 Febbraio, 2002);
Ma'ariv,
(31 Luglio 2002);
Le
Forze Armate Israeliane.
[9a]
Jewish Telegraphic Agency, (8 Ottobre 2001).
[10a]
Jerusalem Report, (21 Maggio 2001).
[11a]
CNN;
Le
Forze di Difesa Israeliane;
Jerusalem
Post (28 Novembre 2000);
Jewish
Telegraphic Agency, (21 Marzo 2002).
[12a]
Citato nel Jerusalem Post, (1 Aprile 2001).
[13a]
Washington Post, (17 Giugno 2001).
[14a]
Lettera di George Mitchell e Warren Rudman al Direttore
dell'ADLAbraham Foxman, (11 Maggio 2001).
[15a]
Conferenza del Maggiore Generale Giora Eiland, Capo della
SezioneOperativa
delle Forze Armate Israeliane, all'Associazione della StampaEstera,
Gerusalemme, (20 Maggio 2001).
[16a]
Conferenza del Dipartimento di Stato, (17 Aprile 2001).
[17a]
Time, (19 Aprile 2001).
[18a]
Collin Powell, My American Journey, (NY: Random House, 1995),
p.434.
[19a]
Washington Post, (28 Giugno 1993).
[19b]
CNN, (16 Luglio 2002).
[20a]
Ha'aretz, (11 Febbraio 2001).
[20b]
Al-Watan [Kuwait], (7 Giugno 2002).
[20c]
Jerusalem Post, (21 Luglio 2002 e 5 Febbraio 2003), ed
il
Dipartimento
di Stato USA .
[20d]
Jewish Telegraphic Agency, (11 Giugno 2002).
[21a]
Foreign Report, (26 Luglio 2001).
[22a]
Washington Post, (15 Agosto 2001).
[23a]
Jerusalem Post, (2 Agosto 2001).
[24a]
Reuters, (9 Agosto 2001).
[25a]
Fox News, (3 Agosto 2001).
[26a]
RonaldReagan.com , Washington Post ed altre fonti.
[27a]
Jewish Telegraphic Agency, (30 Agosto 2001).
[28a]
Jerusalem Post, (10 Agosto 2001).
[28b]
Jewish Telegraphic Agency, (30 Novembre 2001).
[29a]
Conferenza stampa, (12 Settembre 2001).
[30a]
Jerusalem Post, (10 Settembre 2001).
[31a]
Washington Post, (14 e 18 Settembre 2001).
[32a]
Washington Post, (7 Settembre 2001).
[33a]
Jerusalem Post, (24 Agosto 2001).
[34a]
Jerusalem Post, (25 Aprile 2002).
[35a]
Jerusalem Post, (25 Aprile 2002);
Forward,
(28 Giugno 2002);
MSNBC,
(31 Luglio 2002).
[36a]
New York Post, (3 Maggio 2002).
[36b]
Jerusalem Report, (30 Dicembre 2002).
[37a]
New York Times, (20 Aprile 2002).
[38a]
Washington Post, (26 Aprile 2002).
[39a]
Ministero degli Esteri Israeliano
[40a]
Washington Post, (31 Gennaio 2002).
[40b]
Ministero degli Esteri Israeliano.
[41a]
"Bomb found in Red Crescent Ambulance," Ha'aretz, (12
Giugno
2002).
[42a]
Jewish Telegraphic Agency, (30 Giugno 2002).
[43]
Ha'aretz, (28 Novembre 2002).
[44]
Washington Times, (20 Febbraio 2003).
[45]
"Blackmailing Young Women into Suicide Terrorism,"
Ministero
degli
Esteri Israeliano , (12 Febbraio
2003).
Gerusalemme,
di Mitchell G.Bard
[Miti
da confutare]
21.a.
"Gerusalemme è una città araba"
21.b.
"Non è necessario che Gerusalemme sia la capitale
d'Israele"
21.c.
"Gli arabi volevano accettare l'internazionalizzazione
di
Gerusalemme.
Gli Ebrei si sono opposti all'idea.A causa della loro intransigenza,
oggi Israele occupa illegalmentel'intera città"
21.d.
"La Giordania ha accettato l'internazionalizzazione"
21.e.
"Dal 1948 al 1967, la Giordania ha assicurato la libertà
di
culto
per tutte le religioni a Gerusalemme"
21.f.
"La Giordania ha salvaguardato i luoghi sacri ebraici"
21.g.
"La Giordania si è adoperata per migliorare le condizioni
nella Gerusalemme Est araba. Al contrario, le autorità
israeliane hanno abbattuto coi bulldozer centinaia di case arabe in
quella parte della città, lasciando molti residenti arabi
senza casa"
21.h.
"Sotto la legge israeliana, è stata limitata la libertà
religiosa
a Gerusalemme"
21.i.
"Israele nega l'accesso libero ai cristiani e ai musulmani ai
luoghi sacri"
21.l.”La
politica israeliana incoraggia gli attacchi deifanatici
ebrei
contro gli abitanti musulmani e cristiani e i loro luoghi
sacri".
21.m.
"Israele ha ristretto i diritti politici ai palestinesi arabi a
Gerusalemme"
21.n.
"Secondo la risoluzione ONU 242, Gerusalemme Est è
considerata 'territorio occupato'. L'annessione di Gerusalemme da
parte di Israele è quindi una violazione a tale
risoluzione"
21.o.
"Gerusalemme Est dovrebbe far parte di uno stato
palestinese
perché
tutti i suoi abitanti sono arabi palestinesi e nessun ebreo ha mai
vissuto lì"
21.p.
"Il trasferimento nell'Aprile del 1990 di 20 famiglie
ebraiche
nell'ospizio
di St. John - un palazzo nel quartiere cristiano di
Gerusalemme,
collocato vicino alla Chiesa del S. Sepolcro - è un
esempio
dell'intento Israeliano di cacciare i non ebrei dalle loro
parti
di città."
21.q.
"In un attacco non provocato, la polizia israeliana ha ucciso 17
fedeli arabi sul monte del tempio nel 1990"
21.r.
"Gli USA non credono che Gerusalemme debba essere la capitale
unita d'Israele"
21.s.
"Il Monte del Tempio è sempre stato un luogo sacro
musulmano e l'ebraismo non ha legami con questo luogo"
21.t.
"Israele non dovrebbe poter controllare il monte del Tempio
perché
nega ai musulmani l'accesso ai loro luoghi sacri"
21.u.
"I palestinesi sono stati attenti nel conservare i
resti
archeologici
del monte del Tempio"
21.v.
"Quando Israele ha scavato il tunnel del Muro Occidentale, ha
minacciato l'integrità del Monte del Tempio e della moschea di
AlAksa,perciò è stato condannato dal consiglio di
sicurezza dell' ONU"
21.z.
"L'internazionalizzazione è la soluzione migliore per
risolvere il conflitto sulle rivendicazioni su Gerusalemme"
21.w.
"Israele ha tentato di bruciare la moschea di Al-Aksa nel
1969"
I
miti in dettaglio
21.a.
MITO
"Gerusalemme
è una città araba"
21.a.
FATTI
Gli
ebrei hanno vissuto a Gerusalemme continuamente per quasi
due
millenni.
Hanno costituito il gruppo più grande di abitanti in quel
luogo dal 1840. Gerusalemme ospita il Muro Occidentale e il Monte del
Tempio, i luoghi più sacri nell'ebraismo.
Gerusalemme
non è mai stata capitale di alcuna entità araba.
Difatti, è un luogo trascurato nella maggior parte della
storia araba.
Gerusalemme
non è mai stata utilizzata come capitale sotto le leggi
islamiche né è mai stata un centro culturale per i
musulmani.
Per
gli Ebrei, la città intera è sacra, mentre per i
musulmani un solo luogo lo è, ovvero il Duomo della Roccia, e
non la città intera.
"Per
un musulmano ", osserva lo scrittore inglese Christopher Sykes,
"c'è una profonda differenza tra Gerusalemme e Medina o
la Mecca. Gli due ultimi sono posti sacri che contengono luoghi
sacri". A parte il Duomo della Roccia,ha sottolineato,
Gerusalemme non ha ulteriore significato per l'Islam.
[1]
POPOLAZIONE
DI GERUSALEMME [2]
Anno
1844
1876
1896
1922
1931
Ebrei
7120 12000 28,112 33,971 51,222
Musulmani
5000 7560 8,560 13,411 19,894
Cristiani
3390 5470 8,748 4,699 19,335
Totale
15.510 25030 45,420 52,081
90,451
1948
1967
1987
1990
2000
Ebrei
100,000
195,700 340,000 378,200 530,400
Musulmani
40,000 54,963
121,000
131,800 204,100
Cristiani
25,000
12,646 14,000 14,400 14,700
Totale
165,000
263,309 475,000 524,400 758,300
21.b.
MITO
"Non
è necessario che Gerusalemme sia la capitale d'Israele"
21.b.
FATTI
Sin
da quando il re David fece di Gerusalemme la capitale di
Israele,
oltre
3000 anni fa, la città ha sempre avuto un ruolo
centrale
nell'esistenza
degli Ebrei.
Il
muro Occidentale nella Città Vecchia - l'ultimo muro
rimasto
dell'antico
Tempio Ebraco, il luogo più sacro per l'ebraismo - è
oggetto
di venerazione e punto di riferimento della preghiera ebraica.
Tre
volte al giorno, per migliaia di anni, gli Ebrei hanno pregato "A
Gerusalemme, tua città, torneremo con gioia" e hanno
ripetuto il giuramento dei salmi: "se ti dimentico, O
Gerusalemme , si paralizzi la mia mano destra".
Gerusalemme
"ha conosciuto solo due periodi di reale grandezza, e
questi
sono
separati tra loro da duemila anni. La grandezza è stata
evidente
solo
sotto il regno ebraico", come scrissero Leon e Jill Uris
in
"Gerusalemme
". "Questo è perché gli Ebrei l'hanno amata
maggiormente,
e
sono
rimasti legati al lei attraverso le centinaia di anni della
loro
dispersione....
è la più lunga e profonda storia d'amore della
storia."
[3]
21.b.
LA FRASE CELEBRE
"Per
tremila anni, Gerusalemme è stata il centro della speranza e
del desiderio ebraico. Nessun 'altra città ha avuto un ruolo
così
dominante
nella storia, nella cultura, nella religione e nella coscienza di un
popolo così come Gerusalemme lo ha avuto nella vita degli
Ebrei e dell'ebraismo. Attraverso secoli di esilio, Gerusalemme è
rimasta viva nei cuori degli Ebrei dovunque, come il punto focale
della storia ebraica, il simbolo della gloria antica, il riempimento
spirituale ed il rinnovamento moderno. Questo cuore e quest'anima del
popolo ebraico fanno nascere il pensiero che se si volesse
simboleggiare la storia ebraica in una sola e semplice parola, questa
parola sarebbe
`Gerusalemme
` ".
Teddy
Kollek [4]
21.c.
MITO
"Gli
arabi volevano accettare l'internazionalizzazione di Gerusalemme.
Gli
Ebrei si sono opposti all'idea. A causa della loro
intransigenza,
oggi
Israele occupa illegalmente l'intera città"
21.c.
FATTI
Quando
l'ONU affrontò la questione della Palestina nel 1947,
fu
suggerito
di internazionalizzare Gerusalemme. Il Vaticano e le
predominanti
delegazioni cattoliche premettero per questo status, ma una ragione
chiave per la decisione dell'ONU fu la volontà del blocco
sovietico di ostacolare il re Abdullah della Transgiordania e i suoi
protettori inglesi negando ad Abdullah il controllo della città.
L'agenzia
ebraica, dopo una profonda riflessione,
accettò
l'internazionalizzazione
nella speranza che questo proteggesse
nell'immediato
la città da spargimenti di sangue e il nuovo Stato da un
conflitto. Poiché la risoluzione della spartizione stabiliva
che si doveva fare un referendum sullo status della città dopo
10 anni, e gli Ebrei avrebbero quindi costituito la maggioranza
sostanziale, l'aspettativa era quella che in seguito la città
sarebbe stata incorporata in Israele.
Gli
stati arabi erano tanto amaramente
contrari
all'internazionalizzazione
di Gerusalemme quanto lo erano verso il
resto
del piano di spartizione.
Nel
maggio 1948, la Giordania invase ed occupò Gerusalemme
Est,
dividendo
la città, per la prima volta nella storia, e
ontringendo
migliaia
di Ebrei - le cui famiglie vivevano da secoli nella città
all'esilio. Il piano di spartizione dell'ONU, che
includeva
l'internazionalizzazione
di Gerusalemme, fu sopraffatto dagli eventi.
Dopo
il rifiuto della risoluzione 181 da parte degli stati arabi e, dopo
l'11 dicembre 1948 in cui la risoluzione ONU 194, che stabiliva una
commissione di conciliazione per la Palestina, il primo ministro
David Ben Gurion dichiarò che Israele non avrebbe più
accettato l'internazionalizzazione di Gerusalemme.
Dal
1948 al 1967 la città fu divisa tra Israele e la Giordania.
Israele
fece della parte occidentale di Gerusalemme la sua capitale; la
Giordania occupò la sezione ad est.
Poiché
la Giordania - come anche gli stati arabi all'epoca – manteneva
uno stato di guerra con Israele, la città si tramutò,
in sostanza, in due campi di battaglia, pieni di muri e bunker,
recinti con filo spinato, campi minati ed altre fortificazioni
militari.
21.c.
LA FRASE CELEBRE
"Dovreste
lasciare che gli Ebrei possiedano Gerusalemme; sono stati loro a
renderla famosa"
Winston
Churchill al diplomatico Evelyn Shuckburgh, 1955 [6]
Nel
1967, la Giordania ignorò l'invito israeliano a tenersi fuori
dalla
guerra dei sei giorni ed attaccò la parte occidentale della
città.
I
giordani furono instradati dalle forze israeliane ed espulsi
dal
Gerusalemme
Est, consentendo alla città di ritrovare l'unità. Teddy
Kollek, sindaco di Gerusalemme per 28 anni, chiamò la
riunificazione della città "la realizzazione pratica
degli obiettivi del movimento sionista".
Poiché
Israele si stava difendendo dall'aggressione nelle guerre del 1948 e
del 1967, l'esperto di diritto internazionale Steven Schwebel scrisse
che esso ha più diritto alla sovranità su Gerusaleme
dei suoi vicini arabi.
21.d.
MITO
"La
Giordania ha accettato l'internazionalizzazione"
21.d.
FATTI
La
Giordania si oppose all'internazionalizzazione dall'inizio, quando si
unì agli altri stati arabi rifiutando la spartizione.
Il
delegato giordano Fawzi Pasha Malki, disse, il 6 dicembre 1949,
senza
mezzi termini ad una commissione politica ad hoc presso le Nazioni
Unite:
"La
mia delegazione crede che nessuna forma di
internazionalizzazione...
possa
servire ad un qualche scopo, poiché i luoghi sacri sono sotto
la protezione del mio governo e sono sicuri e salvaguardati, senza
nessuna necessità di un regime speciale". [8]
Quando
il consiglio di amministrazione fiduciaria si incontrò a
Ginevra
all'inizio del 1950 per disegnare un nuovo governo legislativo a
Gerusalemme, la Giordania si rifiutò di permettere la
supervisione dell'ONU, di nessun genere. [9]
Quell'anno
la Giordania annesse tutto il territorio occupato
dall'ovest
del fiume Giordano, inclusa Gerusalemme Est. Le altre nazioni arabe
negarono un riconoscimento formale alla mossa giordana, e la Lega
Araba considerò l'eventualità di espellere la Giordania
dall'associazione.
Alla
fine, si trovò un compromesso con cui i governi arabi
accettarono di vedere tutta la Cisgiordania e Gerusalemme Est, come
"conservata" dalla Giordania per i Palestinesi.
21.e.
MITO
"Dal
1948 al 1967, la Giordania ha assicurato la libertà di culto
per tutte le religioni a Gerusalemme"
21.e.
FATTI
In
violazione all'accordo di armistizio del 1949, la Giordania ha
negato
agli israeliani di accedere al muro occidentale e al cimitero del
Monte degli Olivi, dove gli Ebrei avevano sepolto i loro morti da più
di 2500 anni.
Sotto
il paragrafo otto dell'accordo, la Giordania e Israele
concordavano
di stabilire delle commissioni per preparare la ripresa del normale
funzionamento delle istituzioni culturali ed umanitarie sul Monte
Scopus e l'accesso libero a quell'area; l'uso del cimitero del Monte
degli Olivi, e l'accesso libero ai luoghi sacri e alle istituzioni
culturali.
Sotto
la legge giordana, "gli israeliani e i cristiani erano soggetti
a diverse restrizioni durante il pellegrinaggio stagionale verso il
loro luoghi sacri" a Gerusalemme, evidenzia Teddy Kollek. "Solo
ad un numero limitato di essi era concesso malvolentieri di visitare
per breve tempo la città vecchia e Betlemme durante Natale e
Pasqua" [10]
Nel
1955 e nel 1964, la Giordania approvò leggi che imponevano
uno
stretto
controllo sulle scuole cristiane, incluse restrizioni relative
all'apertura delle scuole, il controllo di stato sui finanziamenti
alle scuole e la nomina degli insegnanti e la richiesta di insegnare
il Corano. Nel 1953 e nel 1965, la Giordania ha adottato leggi che
abrogavano il diritto dei cristiani religiosi e le istituzioni di
carità ad acquistare case a Gerusalemme.
Nel
1958, la polizia catturò il patriarca armeno e lo deportò
in
Giordania,
spianando la strada per l'elezione di un patriarca
supportato
dal governo di Re Hussein. A causa della loro politica repressiva,
molti cristiani emigrarono da Gerusalemme. I loro numeri crollarono
da 25.000 nel 1949 a meno di 13.000 nel giugno 1967. [11]
Queste
leggi discriminatorie furono abolite nel 1967 dallo Stato
d'Israele
dopo che la città fu nuovamente riunita.
21.f.
MITO
"La
Giordania ha salvaguardato i luoghi sacri ebraici"
21.f.
FATTI
La
Giordania ha sconsacrato il luoghi sacri ebraici. Il re Hussein ha
permesso la costruzione di una strada verso l'Hotel Intercontinental
attraverso il cimitero del Monte degli Olivi.
Centinaia
di tombe ebraiche sono state distrutte dall'autostrada che poteva
essere facilmente costruita da un'altra parte.
Le
pietre tombali che onoravano la memoria di saggi e di rabbini, sono
state usate dal corpo degli ingegneri della legione arabo giordana
come pavimento e come latrine nei campi militari (le iscrizioni sulle
pietre sono ancora visibili da quando Israele ha liberato la
città).
L'antico
quartiere ebraico e la Città vecchia furono devastate,
58
sinagoghe
- alcune di alcuni secoli antiche - furono distrutte o
rovinate,
altre mutate in stabili o in stie per il pollame. Le
abitazioni
dei bassifondi sono state costruite limitrofe al Muro
Occidentale
[12].
21.g.
MITO
"La
Giordania si è adoperata per migliorare le condizioni
nella
Gerusalemme
Est araba. Al contrario, le autorità israeliane
hanno
abbattuto
coi bulldozer centinaia di case arabe in quella parte della città,
lasciando molti residenti arabi senza casa"
21.g.
FATTI
Così
come i precedenti regnanti islamici, re Hussein ha
trascurato
Gerusalemme.
Dopo la presa della Città Vecchia nel 1967, la portata della
sua irriverenza divenne chiara quando Israele scoprì che la
maggior parte della città era carente della maggior parte dei
servizi municipali di base - un rifornimento d'acqua stabile,
impianti d'acqua ed elettricità [13]. Come risultato della
riunificazione, questi ed altri servizi municipali fortemente
necessari furono estesi anche alle case e ai negozi arabi di
Gerusalemme Est.
Le
autorità israeliane scoprirono che centinaia di abusivi
avevano
preso
le case nel quartiere ebraico. Gli ingegneri civili israeliani
rimossero le rovine per ricostruire il quartiere, ma solo dopo aver
offerto una ricompensa o una casa alternativa agli abusivi.
21.h.
MITO
"Sotto
la legge israeliana, è stata limitata la libertà
religiosa a Gerusalemme"
21.h.
FATTI
Dopo
la guerra del 1967, Israele abolì tutte le leggi
discriminatorie promulgate dalla Giordania e adottò il suo
standard, deciso per la salvaguardia degli accessi ai luoghi
sacri.
"Chiunque
faccia qualcosa che somigli a una violazione di libertà di
accesso per i membri delle varie religioni ai luoghi a loro sacri",
stipula la legge israeliana, "è passibile di carcere fino
a cinque anni".
Israele
affidò inoltre l'amministrazione dei luoghi sacri
alle
rispettive
autorità religiose. Così, ad esempio, il Waqf musulmano
ha la responsabilità delle moschee sul Monte del Tempio.
Les
Filles de la Charite de l'Hospice Saint Vincent de Paul
di
Gerusalemme
hanno rinnegato gli attacchi contro la condotta di
Israele
a Gerusalemme pochi mesi dopo che Israele aveva preso il controllo
della città:
"Il
nostro lavoro qui è stato reso particolarmente felice e il
suo
percorso
è più sereno grazie alla buona volontà delle
autorità
israeliane....
è più sereno non solo per noi stessi, ma (più
importante)
per gli arabi in nostra cura." [14]
L'ex
presidente Jimmy Carter riconobbe che la libertà religiosa era
stata resa possibile sotto la legge israeliana. Oggi "non c'è
dubbio" che Israele abbia fatto un lavoro migliore sulla
salvaguardia agli accessi dei luoghi santi della città di
quanto non abbia fatto la Giordania. "C'è un accesso
libero oggi", sottolineò Carter. "Questo non c'era
dal 1948 al 1967" [15]
Il
Dipartimento di Stato evidenzia che nonostante Israele non abbia
costituzione, la legge fornisce libertà di culto, e il Governo
rispetta tale diritto. [16]
21.i.
MITO
"Israele
nega l'accesso libero ai cristiani e ai musulmani ai luoghi
sacri"
21.i.
FATTI
Sin
dal 1967 migliaia di musulmani e di cristiani- molti di
loro
provenienti
dai paesi arabi che restano in stato di guerra con
Israele
-
sono
venuti a Gerusalemme per visitare i loro luoghi sacri.
I
leader arabi sono liberi di visitare Gerusalemme e pregare se
lo
desiderano,
così come fece il presidente Anwar Sadat alla moschea di
al-Aksa.
Per
ragioni di sicurezza, a volte vengono imposte temporaneamente
delle
restrizioni, ma il diritto di culto non viene ridotto e altre moschee
rimangono accessibili anche in tempi di forte tensione.
Secondo
l'Islam, il prefeta Maometto fu miracolosamente trasportato dalla
Mecca a Gerusalemme, e da lì egli fece la sua ascesa verso il
cielo. Il Duomo della Roccia e la moschea di al-Aksa, costruite
entrambe nel settimo secolo, resero definitiva l'identificazione di
Gerusalemme come il "luogo remoto" menzionato nel corano, e
quindi un luogo sacro dopo Medina e La Mecca.
I
diritti dei musulmani sul Monte del Tempio, il posto dei due luoghi
sacri, non sono stati infranti. Nonostante sia il luogo più
sacro per l'ebraismo, Israele ha lasciato il Monte del Tempio sotto
il controllo dell' autorità religiosa musulmana.
Per
i cristiani, Gerusalemme è il luogo dove Gesù, visse,
predicò,
morì
e risorse. Nonostante sia la Gerusalemme terrestre ad essere
enfatizzata
piuttosto che quella celeste, i luoghi menzionati nel Nuovo
Testamento come luoghi del ministero di Gesù hanno attirato
per secoli i pellegrini e i devoti.
Tra
questi luoghi vi sono la Chiesa del Santo Sepolcro, il Giardino di
Gethsemane, il luogo dell'ultima cena e la Via Dolorosa, con le
quattordici stazioni della croce.
I
diritti delle varie chiese cristiane alla custodia dei luoghi sacri
cristiani presenti a Gerusalemme furono definiti nel corso del
diciannovesimo secolo, mentre Gerusalemme era parte dell'Impero
Ottomano. Conosciuto come "accordo dello status quo dei luoghi
sacri dei cristiani a Gerusalemme" questi diritti sono rimasti
durante il periodo del mandato britannico e sono ancora oggi
rispettati in Israele.
21.l.
MITO
"La
politica israeliana incoraggia gli attacchi dei fanatici ebrei
contro
gli abitanti musulmani e cristiani e i loro luoghi sacri".
21.l.
FATTI
Le
autorità israeliane hanno tentato in maniera evidente di
fermare i fanatici - di tutte le fedi - dallo sconsacrare i luoghi
religiosi o dal commettere atti di violenza nelle loro
vicinanze.
Quando
non è stato capace di fermare tali atti, Israele ha
punito
severamente
coloro che li perpetravano. Allen Goodman, un israeliano squilibrato
che nel 1982 si diresse con una furiosa sparatoria sul Monte del
Tempio, ad esempio, fu condannato all'ergastolo.
Nel
1984, le autorità israeliane si infiltrarono in un gruppo di
Ebrei che progettava di commettere atti di violenza contro luoghi e
civili non ebrei. I terroristi furono processati ed
imprigionati.
Nel
1990, i fedeli del Tempio del Monte, un gruppo estremista ebraico,
tentarono di marciare sul Monte del tempio durante Sukkot per
depositare la pietra angolare per il Terzo Tempio. La polizia,
preoccupata che questa marcia potesse far infuriare i musulmani ed
esacerbare una situazione già tesa creata dall'intifada e
dagli eventi nel golfo persico, gli negò il diritto a tale
marcia.
Questa
decisione era supportata dalla Corte Suprema Israeliana, un
fatto
immediatamente comunicato ai leader religiosi musulmani e alla stampa
araba. Nonostante l'azione preventiva israeliana, "i leader
musulmani e gli attivisti dell'intifada continuarono ad incitare i
loro fedeli ad un confronto."[17]
Come
risultato si ebbe una tragica rivolta in cui furono uccisi
17
arabi.
Da
quel momento, Israele è stato un vigilante speciale, e ha
fatto
ogni
cosa possibile per prevenire qualsiasi provocazione dai gruppi o
dagli individui che avrebbero potuto minacciare la santità dei
luoghi sacri di qualunque fede.
21.m.
MITO
"Israele
ha ristretto i diritti politici ai palestinesi arabi
a
Gerusalemme"
21.m.
FATTI
Insieme
con le libertà religiose, i palestinesi arabi a Gerusalemme
sono stati dati diritti politici senza precedenti. Agli abitanti
arabi veniva data la scelta se essere cittadini israeliani o meno.
Molti di loro scelsero di rimanere cittadini giordani. Inoltre,
trascurando il fatto se sono propri cittadini o meno, agli arabi di
Gerusalemme è data la possibilità di votare nelle
elezioni municipali e di giocare quindi un ruolo nell'amministrazione
della città.
21.n.
MITO
"Secondo
la risoluzione ONU 242, Gerusalemme Est è
considerata
'territorio
occupato'. L'annessione di Gerusalemme da parte di
Israele
è quindi una violazione a tale risoluzione"
21.n.
FATTI
Un'estensore
della risoluzione ONU fu l'ambasciatore USA presso le
Nazioni
Unite, Arthur Goldberg.
Secondo
Goldberg, "La risoluzione 242 non si riferisce in alcun modo a
Gerusalemme e l'omissione è voluta
deliberatamente...Gerusalemme era una questione notevole, non
collegata con la Cisgiordania". In diversi discorsi all'ONU, nel
1967, Goldberg disse: "Ho affermato ripetutaemnte che le linee
di armistizio del 1948 erano intese come temporanee.
Questo,
ovviamente, era particolarmente vero per Gerusalemme. In
questi
discorsi non mi sono mai riferito a Gerusalemme Est come a un
territorio occupato." [18]
Dopo
il 1948, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, votò
tre
risoluzioni
che richiedevano l'internazionalizzazione di Gerusalemme.
La
questione cadde dopo che Israele prese il controllo della città.
Dal 1967, l'ONU, che per 19 anni ha ignorato l'occupazione giordana
della città, ha adottato numerose risoluzioni criticando
Israele per aver alterato lo status di Gerusalemme.
21.n.
LA FRASE CELEBRE
"La
base della nostra posizione resta che Gerusalemme non debba più
essere una città divisa. Non approvammo lo status quo prima
del 1967; in alcun modo sosteniamo un ritorno ad esso
ora"
Presidente
George Bush [19]
21.o.
MITO
"Gerusalemme
Est dovrebbe far parte di uno stato palestinese perché tutti i
suoi abitanti sono arabi palestinesi e nessun ebreo ha mai vissuto
lì"
21.o.
FATTI
Prima
del 1865 l'intera popolazione di Gerusalemme viveva dentro le mura
della Città Vecchia (quella che oggi viene considerata la
parte orientale città). In seguito, la città si
cominciò ad espandere oltre le mura della città a causa
della crescita della popolazione e sia arabi
che
ebrei iniziarono a costruire nuove aree della città.
Al
tempo della spartizione, una fiorente comunità ebraica viveva
nella parte orientale di Gerusalemme, in un'area che includeva il
Quartiere ebraico e la città vecchia. Quest'area della città
contiene anche molti luoghi di importanza per la religione ebraica,
inclusa la città di Davide, il Monte del Tempio e il Muro
Occidentale. Inoltre, le istituzioni maggiori come l'Università
Ebraica e l'Ospedale Hadassah originale sono sul Monte Scopus, nella
Gerusalemme orientale.
L'unico
periodo in cui questa parte di Gerusalemme era esclusivamente araba
fu tra il 1949 e il 1967, e questo perché la Giordania aveva
occupato quella zona ed espulso forzatamente tutti gli Ebrei.
21.p.
MITO
"Il
trasferimento nell'Aprile del 1990 di 20 famiglie
ebraiche
nell'ospizio
di St. John - un palazzo nel quartiere cristiano di
Gerusalemme,
collocato vicino alla Chiesa del S. Sepolcro - è un
esempio
dell'intento Israeliano di cacciare i non ebrei dalle loro
parti
di città."
21.p.
FATTI
Israele
ha sempre rispettato i diritti di tutte le religioni di
praticare
liberamente. L'atto di trasferimento nell'ospizio non ha
infranto
in nessun modo tali diritti.
Il
palazzo in questione non era una chiesa né un luogo sacro di
nessun tipo. Né questi ebrei né il governo israeliano
hanno avuto intenzione di interferire con l'accesso dei cristiani
alla Chiesa del Santo Sepolcro, o ad un qualsiasi altro posto della
Città Vecchia.
Il
governo israeliano fu preso di mira per il suo presunto ruolo di
finanziamento dell'affitto. Il governo mantiene un assetto esteso di
programmi di assistenza all'alloggio attraverso tutto Israele. E'
stato all'interno di questo quadro che fu fornita l'assistenza
finanziaria ad Ateret Kohanim, un'associazione privata che possiede
svariati edifici nella Città Vecchia.
La
leadership dell'intifada, sostenuta dall'OLP emanò un ordine
di
uccidere
l'uomo d'affari armeno che aveva venduto il palazzo alle
famiglie
ebraiche. [20]
Un
gruppo che si rese conto che si cercava di approfittare di questa
delicata situazione fu l'Ambasciata della Chiesa Internazionale a
Gerusalemme. "Così come gli arabi musulmani vivono nel
quartiere ebraico della Città Vecchia, non c'è ragione
per cui - se i tenutari in quel quartiere volevano affittare le loro
proprietà agli Ebrei, questi ultimi non avrebbero dovuto avere
il diritto di prendere lì la residenza", disse
l'ambasciata in una frase. "Crediamo che in Israele così
come in tutte le altre nazioni democratiche, cristiani, musulmani ed
Ebrei debbano poter vivere ovunque decidano di farlo." Negare
agli Ebrei il diritto di vivere ovunque a Gerusalemme, disse, era
"assurdo". [21]
Il
patriarca greco ortodosso andò in Israele per presentare
una
lamentela
contro l'ospizio. Il fatto che la Chiesa affrontò la
questione
per vie legali, dimostra la sua fede nel sistema di giustizia
israeliano. Nel 1995 fu raggiunto un compromesso in cui l'affitto del
palazzo veniva assegnato alla città di Gerusalemme.
21.q.
MITO
"In
un attacco non provocato, la polizia israeliana ha ucciso 17
fedeli
arabi sul Monte del Tempio nel 1990"
21.q.
FATTI
La
ragione apparente per cui l'8 ottobre 1990 una rivolta portò
alla morte di 17 arabi, era che le frange di un gruppo ebraico
conosciuto come i Fedeli del Monte del Tempio stavano tentando di
posare la pietra d'angolo per la ricostruzione del Tempio.
Il
gruppo aveva ottenuto il permesso riluttante della polizia
di
marciare
intorno al Monte del Tempio portando bandiere Israeliane. Ma vedendo
una grande folla di musulmani radunarsi sul luogo, la polizia revocò
il permesso di marciare.
Quando
scoppiò la rivolta, i "fedeli" stavano pregando
pacificamente a circa un miglio di distanza.
I
radicali arabi aiutarono a spianare la strada per la violenza. Capi
di Fatah e di Hamas stavano lottando per "mobilitare una rivolta
dell'intifada nei quartieri di Gerusalemme." [22] Quando i
membri del loro gruppo sentirono i richiami degli sceicchi a
difendere i luoghi sacri islamici, si mobilitarono verso il Monte del
Tempio. "Una volta cominciata la violenza", riporta il
Washington Post, "i giovani palestinesi attaccarono la polizia
con una ferocia ed una persistenza senza precedenti a Gerusalemme,
durante i primi tre anni dell'intifada.
Fonti
arabe dicono che il fervore dei giovani si può ricollegare ad
una campagna orchestrata dai leader palestinesi a Gerusalemme, nelle
settimane recenti, per incrementare il livello degli attacchi,
soprattutto contro la polizia".
Durante
la confusione a seguire, i rivoltosi tirarono pietre in
direzione
dei pellegrini Ebrei, che stavano pregando tranquillamente per
Sukkot, di fronte al Muro Occidentale.
Jamal
Nusseibah, il figlio di un eminente professore palestinese,
ammise
che il popolo aveva portato con sè le pietre al Monte del
Tempio nei loro zaini di scuola. [23]
Due
documenti ufficiali israeliani furono redatti per giudicare
la
tragedia.
Il primo era la Commissione Zamir, stabilita dal governo, che
concluse che una sommossa rivoltosa aveva tirato pietre e proiettili
metallici verso la polizia da distanza ravvicinata, e che le vite dei
poliziotti erano in pericolo e che avevano aperto il fuoco per
difendersi.
Il
rapporto aveva criticato la polizia israeliana per il suo modo di
controllare l'incidente, in particolare la loro mancanza di
preparazione
in una situazione che avrebbero potuto prevedere che sarebbe divenuta
violenta.
E'
difficile immaginare un qualunque documento arabo che faccia una tale
critica feroce e pubblica sulla prestazione delle sue stesse forze di
polizia.
Le
descrizioni dei media hanno riportato inaccuratamente che il
secondo
rapporto, contraddiceva le considerazione della Commissione Zamir. Le
indagini del giudice Ezra Kama, confermavano
Zamir sui punti chiave.
Kama
non concluse che Israele aveva "provocato" la rivolta".
Il
rapporto
dice comunque che "3000 arabi, la maggioranza dei quali giovani,
aveva dato importanza al richiamo [dei predicatori Musulmani di
venire al monte del Tempio e di 'difenderlo']; le pietre erano
preparate in partenza; la leadership musulmana sapeva che nessuno dei
Fedeli del Monte del Tempio avrebbe potuto andare in zone vicine
all'area ed infatti si è visto chiaramente lasciare da essi il
luogo un'ora prima dell'inizio della rivolta." [24]
21.r.
MITO
"Gli
USA non credono che Gerusalemme debba essere la capitale unita
d'Israele"
21.r.
FATTI
Sono
presenti solo due ambasciate a Gerusalemme - Costa Rica ed
El
Salvador.
Delle 180 nazioni in cui l'America ha relazioni diplomatiche, Israele
è l'unica la cui capitale non è riconosciuta dal
governo statunitense.
L'ambasciata
americana, come moltre altre, si trova a Tel Aviv, a 40 miglia da
Gerusalemme. Gli USA hanno un consolato a Gerusalemme Est, comunque,
che tratta coi palestinesi nei territori e lavora
indipendentemente
dall'ambasciata, relazionandosi direttamente con
Washington.
Oggi,
quindi, abbiamo un'anomalia per cui i diplomatici americani si
rifiutano di incontrare gli israeliani nella loro capitale perché
lo status di Gerusalemme è sindacabile, ma intraprendono
contatti coi palestinesi nella città stessa.
Nel
1990, il Congresso passò una risoluzione dichiarando
che
"Gerusalemme
è e deve restare la capitale dello Stato d'Israele"
e
"deve rimanere città non divisa in cui i diritti di ogni
etnia ed ogni gruppo religioso sono protetti". Durante la
campagna presidenziale del 1992, Bill Clinton disse: "Riconosco
Gerusalemme come una città indivisibile, capitale eterna
d'Israele, e credo che nel principio di dover spostare la nostra
ambasciata a Gerusalemme". Come presidente non è mai
ritornato su questo punto; di conseguenza, la politica ufficiale
americana è rimasta allo stato per cui Gerusalemme è
una questione per i negoziati.
In
un tentativo di cambiare la sua politica, il congresso approvò
in maniera schiacciante l'Atto dell'Ambasciata di Gerusalemme del
1995.
Questa
pietra miliare dichiarava che, come affermazione ufficiale
della
politica ufficiale USA, Gerusalemme doveva essere riconosciuta come
non divisa, eterna capitale di Israele e richiedeva che l'Ambasciata
USA in Israele si stabilisse a Gerusalemme non oltre il Maggio del
1999.
La
legge includeva anche un atto scritto che permetteva al Presidente di
ignorare essenzialmente la legislazione se avesse ritenuto questo
atto essere nell'interesse degli Stati Uniti. Il Presidente Clinton
esercitò tale opzione.
Durante
la campagna presidenziale del 2000, George W. Bush promise che come
presidente avrebbe "immediatamente seguito il processo
di
traslocare
l'ambasciatore statunistense nella città che Israele aveva
scelto come sua capitale." [25]
Nel
giugno 2001, comunque, Bush seguì il precedente di Clinton e
usò il potere presidenziale per prevenire che l'ambasciata
venisse spostata.
Mentre
gli sforzi del Congresso forzano l'amministrazione a
riconoscere
Gerusalemme come capitale d'Israele, i critici insistono nel dire che
tale mossa sarebbe nociva per il processo di pace, mentre i
sostenitori della legislazione sostengono che il contrario sia
vero.
Rendendo
chiara la posizione degli USA per Gerusalemme debba rimanere unita
sotto la sovranità israeliana, dicono, le aspettative non
realistiche palestinesi relative alla città si possono
moderare e quindi intensificare le prospettive per un accordo
finale.
21.s.
MITO
"Il
Monte del Tempio è sempre stato un luogo sacro per i musulmano
e l'ebraismo non ha legami con questo luogo"
21.s.
FATTI
Durante
il summit di Camp David del 2000, Yasser Arafat disse che
nessuno
Tempio ebraico era mai esistito sul Monte del Tempio. [25a]
Un
anno dopo, il muftì di Gerusalemme nominato
dall'autorità
palestinese,
Ikrima Sabri, disse al quotidiano tedesco Die Welt "Non c'è
nemmeno la più piccola indicazione dell'esistenza di un tempio
ebraico in questo posto nel passato. Nell'intera città non c'è
nemmeno una singola pietra che testimoni la storia ebraica."
Queste
considerazioni, sono contraddette da un libro intitolato "Una
guida breve a al-Haram al Sharif", pubblicato dal Consiglio
Supremo Musulmano del 1930. Il Consiglio, il corpo supremo dell'Islam
durante il mandato britannico, diceva nella guida che il Monte del
Tempio "è uno dei luoghi più antichi del mondo. La
sua santità è datata nei tempi più lontani. La
sua identità col sito del Tempio di Salomone è
indiscussa.
Questo,
inoltre, è il punto secondo una credenza universale secondo
cui David costruì lì un altare a Dio, e offrì
delle offerte bruciate e delle oblazioni di pace."
In
una descrizione dell'area delle scuderie di Salomone, che
gli
ufficiali
islamici Waqf convertirono in una nuova moschea nel 1996, la guida
afferma: "si conosce poco di certo a proposito della storia
dell'area stessa. E' datata probabilmente tanto lontano nei tempi
quanto la costruzione del Tempio di Salomone... Secondo Josephus, era
esistente ed era utilizzata come luogo di rifugio dagli Ebrei ai
tempi della conquista di Gerusalemme da parte di Tito, nel 70 D.C."
[26]
Una
fonte più autorevole - il Corano - il libro sacro dell'Islam
-
descrive
la costruzione del Primo Tempio di Salomone (34:13) e narra della
distruzione del Primo e del Secondo Tempio (17:7).
La
connessione ebraica col Monte del Tempio risale a più di 3000
anni fa e ha le sue radici nella tradizione e nella storia. Quando
Abramo legò suo figlio Isacco sull'altare per sacrificarlo a
Dio, si crede che lo fece sul Monte Moriah, l'odierno Monte del
Tempio.
Il
Santo dei Santi del Primo Tempio conteneva l'Arca del
Patto
originaria,
e sia il Primo che il Secondo Tempio erano i centri della vita
sociale e religiosa ebraica fino alla distruzione del Secondo Tempio
da parte dei romani.
Dopo
la distruzione del Secondo Tempio, il controllo del Monte del
Tempio
passò attraverso diversi poteri di conquista. Era durante il
periodo iniziale del controllo musulmano che il Duomo della Roccia fu
costruito sul sito dei templi antichi.
Gli
Ebrei strettamente osservanti non visitano il Monte del Tempio per
paura di camminare sopra Il Santo dei Santi per sbaglio, che ospitava
l'Arca del Patto, poiché la sua esatta collocazione non è
nota sul Monte. Altri Ebrei e non musulmani lo visitano sotto la
conoscenza e il permesso del Waqf, rispettando i tempi delle
preghiere e i modi di vestire e senza minacciare la "sconsacrazione"
del posto.
21.t.
MITO
"Israele
non dovrebbe poter controllare il Monte del Tempio perché
nega
ai musulmani l'accesso ai loro luoghi sacri"
21.t.
FATTI
Israele
ha condiviso il Monte del Tempio dal 1967, quando il Ministro della
Difesa Moshe Dayan, sulla riunificazione di Gerusalemme, permise
all'autorità islamica, il Waqf, di continuare a esercitare la
sua autorità civile sul Monte del Tempio. Il Waqf sorveglia
tutte le attività giorno per giorno lì. Una presenza
israeliana è presente all'ingresso del Monte del Tempio per
assicurare l'accesso alle persone di tutte le religioni.
Le
uniche volte che Israele ha impedito ai musulmani di andare al
Monte
del Tempio sono state durante i periodi di alta tensione quando il
timore di violenze impose restrizioni di accesso dentro l'area.
Queste misure sono state prese per proteggere i praticanti di tutte
le fedi e i luoghi sacri della Città Vecchia.
Questi periodi sono durati tipicamente uno o due giorni.
21.u.
MITO
"I
palestinesi sono stati attenti nel conservare i resti archeologici
del monte del Tempio"
21.u.
FATTI
Nonostante
il rifiuto di riconoscere la sovranità d'Israele sul Monte del
Tempio, il Waqf ha cooperato con gli ispettori israeliani quando sono
stati fatti dei lavori sul luogo sacro. Dopo gli accordi di Oslo del
1993, comunuqe, il Waqf controllato dalla Giordania fu sostituito con
dei rappresentanti appartenenti all'Autorità
Palestinese.
Seguendo
le rivolte che hanno accompagnato la decisione israeliana di aprire
un'uscita del tunnel del Muro Occidentale, il Waqf cessò di
cooperare con Israele.
In
seguito il Waqf ha impedito agli ispettori israeliani di
controllare
il lavoro fatto sul Monte che sembra abbia causato danni irreparabili
ai
resti archeologici del periodo del Primo e del Secondo Tempio.
Gli
archeologi israeliani denunciano il fatto che durante i lavori di
costruzione, migliaia di tonnellate di ghiaia - che potevano
contenere resti importanti - sono stati rimossi dal Monte e gettati
via. Gli esperti dicono che anche se i manufatti non sono stati
distrutti saranno resi archeologicamente inutili poiché gli
operai palestinesi stanno mischiando reperti di diverse epoche mentre
scavano la terra coi bulldozer. [27]Data la sensibilità del
Monte del Tempio e la tensione preesistente
tra
israeliani e palestinesi su Gerusalemme, il governo israeliano non ha
interferito con le attività del Waqf. Nel frattempo, prosegue
la distruzione del passato.
21.u.
LA FRASE CELEBRE
"Il
movimento sionista ha inventato che questo era il luogo del Tempio di
Salomone. Ma questa è tutta una menzogna."
Sceicco
raed Salah, uno dei leader del Movimento islamico in
Israele.
[28]
21.v.
MITO
"Quando
Israele ha scavato il tunnel del Muro Occidentale, ha
minacciato
l'integrità del monte del Tempio e della moschea di Al-
Aksa,
perciò è stato condannato dal consiglio di sicurezza
dell' ONU"
21.v.
FATTI
La
parte più conosciuta delle costruzioni rimanenti del Monte del
Tempio
di Erode è l'area della preghiera tradizionale ebraica del
Muro Occidentale, che è stata esposta, sopra il livello del
suolo, per duemila anni.
La
presa della Città Vecchia durante la Guerra dei Sei Giorni ha
fornito
un'opportunità di esplorare attraverso la continuazione del
Muro Occidentale dal luogo di preghiera verso nord.
Lunghe
sezioni del muro meridionale del Monte del Tempio e gli angoli
sudoccidentali furono esposte durante il 1970, fornendo un quadro
delle monumentali mura di Erode che circondavano il Monte del Tempio
e le estese aree spianate di costruzioni pubbliche fuori da esse.
Un
tunnel consente ai pedoni di camminare su pietre di 2000 anni,
lungo
uno dei più antichi percorsi sotteranei a Gerusalemme,
cominciando dalla piazza del Muro Occidentale per finire sulla Via
Dolorosa. Per anni Israele ha mantenuto chiusa l'uscita per evitare i
provocatori palestinesi, già irritati per gli scavi.
Questo
ha costretto i visitatori del tunnel a ritornare seguendo lo stesso
percorso dell'ingresso, a volte dovendosi letteralmente girare di
fianco e spingersi attraverso le persone che venivano dall'altra
direzione.
Nel
settembre 1996, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu decise di
aprire
l'uscita. Questo fu fatto a tarda notte per minimizzare
le
possibilità
di violenze, ma questo diede invece l'impressione di fare qualcosa di
nascosto.
I
palestinesi (e i musulmani in altre parti) videro quest'azione come
una violazione provocatoria degli accordi di pace e come parte della
campagna israeliana di minacciare i luoghi sacri musulmani.
I
palestinesi si ribellarono in reazione all'azione israeliana.
Il
consiglio di Sicurezza dell'ONU adottò la risoluzione 1093
dopo che il rappresentante saudita si lamentò del fatto che
Israele aveva aperto un tunnel "nelle vicinanze della moschea di
Al-Aksa". In realtà, il tunnel è un sito
archeologico che non ha niente a che vedere con la moschea.
Il
restauro del Muro Occidentale fu intrapreso come parte di uno
sforzo
ulteriore da parte israeliana per mostrare maggiori ritrovamenti
archeologici a Gerusalemme e per migliorare le infrastrutture
turistiche nella Città Vecchia.
Inoltre
il restuaro del tunnel non violava l'accordo ad interim tra Israele e
Palestinesi poichè i restauri a Gerusalemme non sono coperti
dal documento.
La
controversia infine si estinse ed oggi il tunnel può essere
visitato
dai turisti. Aprendo l'uscita, i turisti hanno un accesso più
comodo alla Via Dolorosa dalla piazza del Muro Occidentale, che, allo
stesso tempo, beneficia i mercanti del quartiere musulmani da dove
partono i visitatori.
21.z.
MITO
"L'internazionalizzazione
è la soluzione migliore per risolvere il
conflitto
sulle rivendicazioni su Gerusalemme"
21.z.
FATTI
L'apparente
intrattabilità di risoluzione del conflitto di
rivendicazioni
su Gerusalemme ha portato alcune persone a rievocare l'idea di
internazionalizzare la città.
Ironicamente,
l'idea ebbe molto poco seguito durante i 19 anni in cui la Giordania
controllò la Città Vecchia e impedì agli Ebrei e
ai musulmani israeliani di accedere ai loro luoghi sacri.
Il
fatto che Gerusalemme sia contesa, o che sia di importanza per un
altro popolo che non siano gli Ebrei israeliani, non significa che la
città appartenga agli altri o debba essere governata da un
regime internazionale.
Non
ci sono precedenti per un simile assetto. La cosa più vicina
ad una città internazionale era la Berlino del dopoguerra
quando i quattro poteri condivisi controllavano la città e
questo esperimento si dimostrò essere un disastro.
Anche
se Israele era disponibile verso una tale idea, quale
gruppo
internazionale
concepibile potrebbe essere affidabile per proteggere le libertà
che Israele già garantisce? Di sicuro non le Nazioni Unite che
hanno dimostrato di non capire le preoccupazioni israeliani verso la
spartizione.
Israele
può contare solo supporto degli Stati Uniti, ed è
l'unico che nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU può proteggere
col suo veto Israele dai torti politici delle altre nazioni.
21.x.
MITO
"Israele
ha tentato di bruciare la moschea di Al-Aksa nel 1969"
21.x.
FATTI
La
prontezza dei leader arabi di utilizzare le falistà nella
loro
propaganda
fu dimostrata quando Nasser e gli altri leader invocarono a una
Guerra santa contro Israele quando un incendiario diede fuoco alla
moschea di Al-Aksa nell'Agosto 1969. La colpa era di un turista
cristiano australiano che confessò
il crimine. L'accusato fu processato e dichiarato malato
mentalmente.
21.x.
LA FRASE CELEBRE
"Sarei
cieco a negare il legame ebraico con Gerusalemme"
Sari
Nusseibeh, rappresentante dell'Autorità Palestinese a
Gerusalemme.
Note:
1.
Encounter, (February 1968).
2.
John Oesterreicher and Anne Sinai, eds., Jerusalem, (NY: John
Day,
1974),
p. 1; Israel Central Bureau of Statistics; Jerusalem
Foundation;
Municipality
of Jerusalem. The figures for 2000 include 9,000 with no
religion
classified.
3.
Leon and Jill Uris, Jerusalem, (New York: Doubleday and
Company,
1981),
p. 13.
4.
Teddy Kollek, Jerusalem, (DC: Washington Institute For Near
East
Policy,
1990), pp. 19-20.
5.
Kollek, p. 24
6.
Sir Eveyln Shuckburgh, Descent to Suez; Diaries 1951-56,
(London,
1986).
7.
American Journal of International Law, (April 1970), pp.346-47.
8.
New York Times, (December 7, 1949).
9.
Special Report of the Trusteeship Council, (June 14, 1950).
10.
Kollek, p. 15.
11.
Kollek, p. 16.
12.
Kollek, p. 15.
13.
Meron Benvenisti, Jerusalem, The Torn City, (MN: University
of
Minnesota
Press, 1976), pp. 44, 60-61.
14.
atholic Herald of London, (October 6, 1967).
15.
Near East Report, (April 2, 1990).
16.
U.S. Department of State, "2001 Annual Report on
International
Religious
Freedom, Released by the Bureau for Democracy, Human Rights,and
Labor, (Washington, D.C., December 2001).
17.
Kollek, p. 62.
18.
New York Times, (March 12, 1980).
19.
Letter from President George Bush to Jerusalem Mayor Teddy
Kollek,(March 20, 1990).
20.
Reuters, (April 19, 1990).
21.
Statement by International Christian Embassy, (April, 18, 1990).
22.
Washington Post, (October 14, 1991).
23.
"60 Minutes," (December 2, 1990).
24
Jerusalem Post, (August 17, 1991).
25.
Speech to AIPAC Policy Conference, (May 22, 2000).
25a.Interview
with Dennis Ross, Fox News Sunday, (April 21, 2002).
26.
Jerusalem Post, (January 26, 2001).
27.
Jewish Telegraphic Agency, (February 12, 2001).
28.
Jewish Telegraphic Agency, (February 12, 2001).
29.
Jerusalem Post, (November 12, 2001).
La politica medioorientale americana
Miti
da confutare
22.01.
"La creazione d'Israele è stata solo il risultato delle
pressioni
americane"
22.02.
"Gli Stati Uniti hanno preferito Israele agli Arabi nel 1948 a
causa
delle pressioni della Lobby Ebraica"
22.03.
"La maggior parte degli Americani si oppone ad una stretta
relazione
degli USA con Israele"
22.04.
"La politica USA è sempre stata ostile agli
Arabi"
22.05.
"Sin dal 1948 gli USA hanno sostenuto Israele
automaticamente"
22.06.
"Gli USA hanno sempre dato armi ad Israele per essere certi
che
avesse un margine qualitativo sugli Arabi"
22.07.
"L'aiuto americano in Medio Oriente è sempre stato
unilaterale,
con gli Arabi che non prendono praticamente nulla"
22.08.
"Gli USA hanno sempre dato ad Israele miliardi di dollari a
fondo
perduto"
22.09.
"Israele continua a chiedere un mucchio di aiuti economici
sebbene
esso sia ora un paese ricco che di aiuto non ha più
bisogno"
22.10.
"Israele si vanta di essere la quarta potenza del mondo,
quindi
non ha certo bisogno dell'aiuto militare americano"
22.11.
"L'aiuto militare americano sussidia l'industria bellica
israeliana
a spese di quella americana"
22.12.
"Le malleverie usa hanno dato ad Israele miliardi di dollari
dei
contribuenti americani usati per costruire insediamenti in
Cisgiordania
ed a Gaza per ospitare gli Ebrei sovietici"
22.13.
"Non si è mai creduto che Israele avesse un qualche
valore
strategico
per gli Stati Uniti"
22.14.
"Gli Israeliani vivono comodamente grazie all'aiuto americano,
e
non vedono motivo per riformare il sistema economico del loro
paese"
22.15.
"Israele prende misure protezionistiche che ostacolano il
commercio
americano"
22.16.
"Il reclutamento di Jonathan Pollard come spia contro gli
Stati
Uniti dimostra che Israele opera a danno degli interessi
americani"
22.17.
"Israele ha raggirato gli USA convincendoli a vendere armi
all'Iran
in cambio degli ostaggi, ed ha aiutato a dirottare i
profitti
verso i Contras."
22.18.
"La dipendenza americana dal petrolio arabo è diminuita
nel
corso
degli anni"
22.19.
"Le principali compagnie petrolifere americane non prendono
mai
posizione sul conflitto arabo-israeliano"
22.20.
"Gli Stati Uniti ed Israele non hanno nulla in comune"
22.21.
"Il sostegno dell'America ad Israele è la ragione per cui
i
terroristi
hanno attaccato il World Trade Center ed il Pentagono l'11
Settembre
2001"
22.22.
"Il dirottamento di quattro aerei di linea in un solo giorno,
l'11
Settembre, è stato un atto terroristico senza
precedenti"
22.23.
"I gruppi come Hizballah, Jihad Islamica, Hamas e l'FPLP
dovrebbero
essere esclusi dalla guerra USA al terrorismo perché sono
combattenti
per la libertà e non terroristi"
22.24.
"Il Mossad d'Israele ha compiuto il bombardamento del World
Trade
Center per suscitare odio americano verso gli Arabi"
22.25.
"Mohammad Atta, il terrorista che ha mandato l'aereo contro il
World
Trade Center, fece saltare un autobus in Israele nel 1986.
All'epoca
Israele arrestò, processò, condannò, imprigionò
Atta, ma fu
convinto
dagli USA a rilasciarlo come parte dell'accordo di pace di
Oslo"
22.26.
"Le università americane dovrebbero disinvestire dalle
compagnie
che fanno affari in Israele per costringerlo a por fine
all''occupazione'
ed agli abusi nei diritti umani"
22.27.
"I sostenitori d'Israele tentano di azzittire i critici
etichettandoli
come antisemiti"
[I
miti in dettaglio]
22.01.
[Mito]
"La
creazione d'Israele è stata solo il risultato delle
pressioni
americane"
22.01.
[Fatti]
Quando
l'ONU si occupò della questione della Palestina, il
Presidente
Harry
Truman affermò esplicitamente che gli Stati Uniti non
avrebbero
dovuto
"usare minacce o pressioni indebite di alcun tipo sulle
altre
delegazioni"
[1]. Ciononostante furono esercitate delle pressioni, e
gli
USA
giocarono un ruolo chiave nel garantire il sostegno alla
risoluzione
di
spartizione. L'influenza USA fu comunque limitata, come
divenne
chiaro
quando dei "clienti" americani come Cuba e la Grecia
votarono
contro
la spartizione, ed El Salvador e l'Honduras si astennero.
Molti
membri dell'Amministrazione Truman si opponevano alla
Spartizione,
compreso
il Segretario alla Difesa James Forrestal, che riteneva che
le
mire
sioniste ponessero una minaccia alle forniture di petrolio
americane
ed alla sua posizione strategica nella regione. I Capi di
Stato
Maggiore Uniti erano preoccupati che gli Arabi si sarebbero
allineati
con i Sovietici se estraniati dall'Occidente. Questi
oppositori
interni fecero molto per indebolire il sostegno americano
alla
creazione di uno stato ebraico [2].
Sebbene
si sia scritto molto sulle tattiche dei sostenitori
della
spartizione,
il comportamento degli stati arabi è stato in gran
parte
ignorato.
Essi erano, a dire il vero, attivamente impegnati nei loro
bracci
di ferro all'ONU nel tentativo di affondare la spartizione
[3].
22.02.
[Mito]
"Gli
Stati Uniti hanno preferito Israele agli Arabi nel 1948 a causa
delle
pressioni della Lobby Ebraica"
22.02
[Fatti]
Truman
sostenne il movimento sionista perché riteneva che la
comunità
internazionale
avesse l'obbligo di adempiere alla promessa della
Dichiarazione
Balfour e perché credeva che fosse la cosa umana da fare
per
migliorare la condizione dei superstiti ebrei dell'Olocausto.
Egli
non
credeva che i diritti degli Arabi sarebbero stati compromessi,
od
avrebbero
dovuto esserlo. Il senso del suo atteggiamento si può
cogliere
da
un commento che fece a proposito dei negoziati sui confini di
uno
stato
ebraico:
"L'intera
regione attende di svilupparsi, e se fosse gestita nel modo
in
cui
abbiamo sviluppato il Bacino del Fiume Tennessee, potrebbe
sostenere
20-30
milioni di persone in più. Aprire le porte a questo tipo di
futuro
sarebbe
in effetti la cosa costruttiva ed umanitaria da fare,
e
riscatteerebbe
inoltre i pegni che furono dati all'epoca della Prima
Guerra
Mondiale [4].
Il
pubblico americano sostenne la politica del Presidente. Secondo
i
sondaggi
d'opinione, il 65% degli Americani sosteneva la creazione di
uno
stato ebraico; soltanto nel terzo trimestre del 1947,
65.850
cartoline,
1.100 lettere e 1.400 telegrammi inondarono la Casa Bianca,
la
maggior parte dei quali implorava che il Presidente
usasse
l'influenza
americana all'ONU [5].
Questo
pubblico sostegno si rifletté nel Congresso quando fu
adottata
nel
1922 una risoluzione che approvava la Dichiarazione Balfour. Nel
1944
ambo i partiti nazionali chiesero il ripristino dello Stato
Ebraico,
e nel 1945 una simile risoluzione fu adottata dal
Congresso.
Piuttosto
che cedere alla pressione, Truman tendeva a reagire
negativamente
alla "Lobby ebraica". Egli si lamentava ripetutamente
delle
pressioni che subiva e parlava di mettere la propaganda che
veniva
dagli
Ebrei in un mucchio a cui dare fuoco. In una lettera al Membro
della
Camera dei Rappresentanti Claude Pepper, Truman Scrisse: "Se
non
fosse
stato per l'inutile interferenza dei Sionisti, avremmo avuto
il
problema
risolto un anno e mezzo fa" [6]. Non è
esattamente
l'attaggiamento
di un politico che pensa troppo ai voti ebraici.
22.03.
[Mito]
"La
maggior parte degli Americani si oppone ad una stretta
relazione
degli
USA con Israele"
22.03.
[Fatti]
Non
è solo la comunità ebraica a sostenere Israele. Gli
Americani di
tutte
le età, razze e religioni simpatizzano con Israele.
Questo
sostegno
è inoltre indipendente dalle scelte politiche, con
una
maggioranza
di Democristiani e Repubblicani che favoriscono
regolarmente
Israele
con largo margine sugli Arabi.
Il
migliore indicatore dell'atteggiamento americano verso Israele
si
trova
nella risposta alla domanda più spesso posta sul Medio
Oriente:
"Nella
situazione medioorientale, le sue simpatie sono più verso
Israele
o
verso le nazioni Arabe?". L'organizzazione che ha condotto la
maggior
parte
delle indagini è la Gallup. Il sostegno per Israele nei
sondaggi
Gallup
è rimasto sempre intorno al 50% sin dal 1967.
In
63 sondaggi Gallup, che risalgono al 1967, Israele ha avuto
il
sostegno
di una media del 46% del popolo americano, confrontato con il
poco
più del 12% degli stati arabi e dei Palestinesi. Gli
Americani
hanno
una simpatia appena maggiore per i Palestinesi che per i paesi
arabi,
ma i risultati dei sondaggi che chiedevano agli intervistati
di
scegliere
tra Israele ed i Palestinesi non erano molto differenti
dalle
altre
inchieste.
Alcune
persone sbagliano a credere che la simpatia per Israele fosse
più
alta
un tempo; la verità è che prima della [Prima] Guerra
del Golfo il
picco
era stato il 56%, raggiunto appena dopo la Guerra dei Sei
Giorni.
Nel
Gennaio 1991 la simpatia per Israele raggiunse il culmine del
64%,
secondo
la Gallup. Intanto, il sostegno per gli Arabi scese all'8% ed
il
margine
raggiunse un record di 56 punti.
Il
sondaggio più recente, riportato da Gallup nel Giugno 2002,
trovò
che
la
simpatia per Israele era del 49% a confronto con il solo 14%
dei
Palestinesi.
Questo supera il sostegno medio per Isrele, ma è
comunque
sotto
il record raggiunto durante la [Prima] Guerra del Golfo (64%).
La
maggior parte degli intervistati non crede che gli USA
dovrebbero
prendere
posizione nel conflitto, ma quelli che prendono posizione
scelgono
Israele con un margine di 10 a 1 (Gallup, Aprile 2002). Più
di
tre
quarti degli Americani crede inoltre che la pace
israelo-
palestinese
è
in qualche modo o molto importante per gli Stati Uniti.
I
sondaggi mostrano inoltre che il pubblico vede in Israele
un
affidabile
alleato americano, un sentimento che è cresciuto durante
la
[prima]
Crisi del Golfo. Un sondaggio Harris del Gennaio 1991, per
esempio,
ha trovato che l'86% degli Americani considera Israele un
alleato
"vicino" o perfino "amichevole". Questo è
stato il punteggio
più
alto
mai registrato in un sondaggio Harris. Ma anche nel Maggio 2002
un
sondaggio
della Lega Anti-Diffamazione scoprì che il 64% degli
Americani
era
d'accordo che "si può contare su Israele come su un
alleato
leale".
22.04.
[Mito]
"La
politica USA è sempre stata ostile agli Arabi"
22.04.
[Fatti]
Gli
Arabi raramente riconoscono il ruolo americano nell'aver aiutato
i
paesi arabi ad ottenere l'indipendenza. La posizione del Presidente
Wilsono
per l'autodeterminazione di tutte le nazioni, e l'ingresso
degli
USA nella Prima Guerra Mondiale contribuirono a provocare lo
scioglimento
dell'Impero Ottomano ed a stimolare il movimento verso
l'indipendenza
nel mondo arabo.
Gli
Arabi hanno sempre sostenuto che la politica medioorientale
dev'essere
un gioco a somma zero in cui il sostegno per il loro
nemico,
Israele, li mette per forza in svantaggio. Pertanto i paesi
arabi
hanno tentato di costringere gli Stati Uniti a scegliere tra il
sostegno
per loro o per Israele. Normalmente gli Stati Uniti hanno
rifiutato
di cadere in questa trappola. Il fatto che gli USA abbiano
una
stretta alleanza con Israele mantenendo buone relazioni con
diversi
paesi arabi dimostra che le due cose non sono incompatibili.
Gli
USA hanno per molto tempo ricercato relazioni amichevoli con i
capi
arabi e sono stati, una volta o l'altra, in buoni rapporti con
la
maggior parte dei paesi arabi.Negli anni '30 la scoperta del
petrolio
indusse le compagnie americane a stringere stretti rapporti
con
gli Arabi del Golfo. Negli anni '50 gli obbiettivi strategici
americani
stimolarono uno sforzo per formare un'alleanza con i paesi
arabi
filooccidentali. Paesi come l'Iraq e la Libia erano amici degli
USA
prima che dei loro governi si impadronissero dei capi radicali.
L'Egitto,
che era ostile agli USA sotto Nasser, si spostò nel campo
filooccidentale
sotto Sadat.
Sin
dalla Seconda Guerra Mondiale, gli USA hanno offerto aiuti
economici
e militari alla regione, ed oggi sono i principali
sostenitori
di nazioni come la Giordania, l'Arabia Saudita, il
Marocco,
l'Egitto e gli sceiccati del Golfo. Sebbene i paesi arabi
abbiano
incolpato gli USA per le loro sconfitte nelle guerre che
hanno
fatto ad Israele, la verità è che la maggior parte dei
belligeranti
ha ricevuto nella sua storia o l'assistenza americana, o
la
sua offerta.
Talvolta
è sembrato che gli USA abbiano condonato le aggressioni
arabe
contro altri arabi. Per esempio, nel 1963 gli USA riconobbero
il
regime fantoccio insediato dagli Egizi nello Yemen. Nel 1991,
mentre
stavano contrattaccando contro Saddam Hussein,
l'Amministrazione
Bush [Senior] guardava altrove mentre la Siria
completava
l'annessione virtuale del Libano.
Mentre
Israele ha potuto affidarsi solo all'assistenza americana, i
paesi
arabi hanno sempre potuto contare su diversi paesi occidentali,
così
come sull'Unione Sovietica e sui suoi alleati.
"Le
nazioni alleate, con il pieno consenso del nostro governo e del
nostro
popolo concordano che in Palestina si debbono porre le
fondamenta
di un'entità politica ebraica".
—
Presidente Woodrow Wilson, 3 Marzo 1919
22.05.
[Mito]
"Sin
dal 1948 gli USA hanno sostenuto Israele automaticamente"
22.05.
[Fatti]
Gli
Stati Uniti sono stati l'alleato più fedele d'Israele per
tutta
la
sua storia, però gli USA hanno agito molte volte contro i
desideri
dello
Stato ebraico.
Lo
sforzo USA di controbilanciare il sostegno ad Israele con il
placare
gli arabi iniziò nel 1948, quando Truman mostrò segni
di
ondeggiamento
sulla spartizione e chiese invece un mandato
internazionale.
Dopo che i paesi arabi circostanti invasero Israele,
gli
USA osservarono un embargo sugli armamenti che ridusse
notevolmente
la capacità degli Ebrei di difendersi.
Sin
dalla guerra del 1948 gli USA sono stati poco disponibili ad
insistere
sui progetti per reinsediare i profughi arabi. Gli USA sono
stati
anche riluttanti a chieder conto agli Arabi delle violazioni
della
Carta e delle risoluzioni dell'ONU. Così, ad esempio, agli
Arabi
fu permesso di farla franca con il blocco del Canale di Suez,
il
boicottaggio d'Israele e la commissione di atti di terrorismo.
Difatti,
gli USA hanno preso posizione contro Isaele all'ONU più
spesso
che no, e fino al 1972 non hanno usato il loro potere di veto
nel
Consiglio di Sicurezza per bloccare le risoluzioni
anti-Israele.
Forse
l'esempio più drammatico di una politica americana che
divergeva
da quella d'Israele si ebbe durante la Guerra di Suez,
quando
il Presidente Eisenhower prese una forte posizione contro la
Gran
Bretagna, la Francia ed Israele. Dopo la guerra, la pressione
americana
impose ad Israele di ritirarsi dal territorio conquistato.
David
Ben Gurion si fidò di dubbie assicurazioni americane che
invece
piantarono
le radici del conflitto del 1967.
In
diverse altre occasioni, i Presidenti americani hanno agito contro
Israele.
Nel 1981, per esempio, Ronald Reagan sospese un accordo di
cooperazione
strategica dopo che Israele ebbe annesso le Alture del
Golan.
In un'altra occasione, egli sospese la consegna di aerei da
combattimento
perché dispiaciuto di un raidi israeliano in Libano.
Nel
1991 il Presidente Bush tenne una conferenza stampa per chiedere
una
dilazione nell'esaminare una richiesta americana di malleveria
per
aiutare l'assorbimento degli Ebrei sovietici ed etiopi poiché
era
in
disaccordo con la politica israeliana degli insediamenti. Nel
mettere
in gioco il suo prestigio su questa dilazione, Bush ricorse
ad
intemperanze verbali che infiammarono le passioni e fecero temere
alla
comunità ebraica che fosse suscitato
dell'antisemitismo.
Sebbene
spesso descritto come il Presidente più filo-israeliano della
storia,
anche Bill Clinton criticò Israele in molte occasioni. Ed
anche
l'amministrazione di George W. Bush non ha mostrato alcuna
riluttanza
a criticare Israele per azioni che ritiene contrarie agli
interessi
USA, ma in generale è stata più riservata nelle
pubbliche
esternazioni.
22.06.
[Mito]
"Gli
USA hanno sempre dato armi ad Israele per essere certi che
avesse
un margine qualitativo sugli Arabi"
22.06.
[Fatti]
Gli
Stati uniti hanno fornito soltanto quantità limitate di armi
ad
Israele,
comprese munizioni e fucili senza rinculo, prima del 1962.
In
quell'anno, il Presidente Kennedy vendette dei missili antiaerei
HAWK,
ma solo dopo che l'URSS ebbe fornito all'Egitto bombardieri a
lungo
raggio.
Nel
1965 gli USA erano divenuti il principale fornitore d'armamenti
d'israele.
Questo fu in parte richiesto dal cedimento della Germania
Ovest
alle pressioni arabe, che la indusse a smettere di vendere
carri
armati ad Israele. Però, durante gran parte
dell'amministrazione
Johnson, la vendita delle armi ad Israele fu
controbilanciata
da corrispondenti trasferimenti agli Arabi.
Pertanto,
la prima vendita di carri armati americani ad Israele, nel
1965,
fu bilanciata da un'analoga vendita alla Giordania [7].
Gli
USA non fornirono ad Israele aeroplani fino al 1966. Anche
allora,
furono fatti degli accordi segreti per offrire gli stessi
aerei
al Marocco ed alla Libia, e si inviò materiale bellico
supplementare
al Libano, all'Arabia Saudita ed alla Tunisia [8].
Come
nel 1948, gli USA imposero un embargo sugli armamenti ad Israele
durante
la Guerra dei Sei Giorni, mentre gli Arabi continuavano a
ricevere
armi sovietiche. La posizione d'Israele fu ulteriormente
indebolita
dalla decisione dei Francesi di dare l'embargo ai
trasferimenti
di armi allo Stato Ebraico, terminando nei fatti il
loro
ruolo come unico grande fornitore alternativo di armi ad Israele.
Fu
solo dopo che divenne chiaro che Israele non aveva altre fonti di
armamenti,
e che l'Unione Sovietica non aveva interesse a limitare le
sue
vendite alla regione, che il Presidente Johnson acconsentì a
vendere
ad Israele dei Phantom che diedero allo Stato ebraico il suo
primo
vantaggio qualitativo. "D'ora in poi diverremo il principale
fornitore
di armi ad Israele", disse il Vicesegretario alla Difesa
Paul
Warnke all'Ambasciatore israeliano Yitzchaq
Rabin,
"coinvolgendoci ancor più nella situazione della
sicurezza
d'israele
e coinvolgendo ancor più la sicurezza degli Stati Uniti"
[9].
Da
quel momento in poi, gli USA cominciarono a perseguire una
politica
volta a mantenere il margine qualitativo d'Israele. Ma gli
USA
sono anche rimasti impegnati ad armare le nazioni arabe, fornendo
missili
sofisticati, carri armati ed aerei alla Giordania, al
Marocco,
all'Egitto, all'Arabia Saudita ed ai paesi del Golfo.
Perciò,
quando Israele ricevette gli F-15 nel 1978, anche l'Arabia
Saudita
li ricevette (e l'Egitto ricevette gli F-5E). Nel 1981
l'Arabia
Saudita, per la prima volta, ricevette un sistema d'armi che
le
diede un vantaggio qualitativo su Israele - gli aerei radar
AWACS.
Ora
Israele compra equipaggiamento americano di prima, anche se non
di
primissima, scelta, ma anche molti paesi arabi ricevono alcuni dei
migliori
carri armati, aerei e missili. Il margine qualitativo sarà
intatto,
ma è indubbiamente stretto.
"La
nostra società è illuminata dalle intuizioni spirituali
dei
profeti
ebrei. L'America ed Israele hanno un comune amore per la
libertà
umana, ed hanno una comune fede nel modo di vivere
democratico"
- Presidente Lyndon Johnson, Discorso al B'nai B'rith
(10
Settembre 1968).
22.07.
[Mito]
"L'aiuto
americano in Medio Oriente è sempre stato unilaterale, con
gli
Arabi che non prendono praticamente nulla"
22.07.
[Fatti]
Dopo
la vittoria d'Israele nella Guerra d'Indipendenza, gli USA
risposero
ad un appello per un sostegno economico all'assorbimento
degli
immigrati approvando un credito di 135 milioni di Dollari della
Banca
Import-Export e la vendita di beni superflui. In quei primi
anni
dell'esistenza dello Stato d'Israele (ed anche oggi) l'aiuto
americano
fu visto come un mezzo per promuovere la pace.
Nel
1951 il Congresso votò per aiutare Israele ad affrontare i
gravami
economici imposti dall'afflusso di profughi ebrei dai campi
profughi
d'Europa e dai ghetti dei paesi arabi. Allora gli Arabi si
lamentarono
che gli USA li stavano trascurando, sebbene essi non
avessero
allora interesse all'aiuto americano allora. Nel 1951 la
Siria
respinse delle profferte di aiuto americano; l'Iraq e l'Arabia
Saudita,
ricchi di petrolio, non avevano bisogno dell'assistenza
economica
americana, e fino ai tardi anni '50 la Giordania era il
pupillo
della Gran Bretagna. Dopo il 1957, quando gli Stati Uniti si
assunsero
la responsabilità di sostenere la Giordania e ripresero gli
aiuti
economici all'Egitto, l'assistenza ai Paesi arabi fece un
balzo.
Inolre, gli Stati Uniti erano (e sono tuttora) il più grande
paese
ad aiutare i Palestinesi attraverso l'UNRWA.
Israele
ha ricevuto più aiuti diretti dagli Stati Uniti sin dalla
Seconda
Guerra Mondiale di ogni altro paese, ma gli importi per la
prima
metà di questo periodo sono stati relativamente modesti. Tra
il
1949
ed il 1973 gli USA hanno dato ad Israele una media di circa 122
milioni
di Dollari l'anno, per un totale di 3,1 miliardi di Dollari
(e
a dire il vero più di un miliardo di Dollari di questo fu una
serie
di prestiti per materiale militare negli anni 1971-1973). Prima
del
1971, Israele ricevette un totale di appena 277 milioni di
Dollari
in aiuti militari, tutti sotto forma di anticipi sugli
acquisti.
Anche la gran parte degli aiuti economici fu in forma di
prestito
ad Israele. In confronto, i Paesi arabi ricevettero circa il
triplo
dell'aiuto prima del 1971, 4,4 miliardi di Dollari, o 170
milioni
di Dollari all'anno. Inoltre, al contrario d'israele, che
riceve
quasi tutto l'aiuto dagli Stati Uniti, i paesi arabi hanno
ricevuto
assistenza dall'Asia, dall'Europa Orientale, dall'Unione
Sovietica
e dalla Comunità Europea.
È
mia responsabilità verificare che la nostra politica in
Israele
combaci
con la nostra politica in tutto il mondo; secondo, è mio
desiderio
aiutare a costruire in Palestina uno stato democratico
forte,
prospero, libero ed indipendente. Dev'essere grande
abbastanza,
libero abbastanza, e forte abbastanza da rendere il suo
popolo
autosufficiente e sicuro" - Presidente Truman, 28 Ottobre
1948,
discorso elettorale al Madison Square Garden.
Israele
non iniziò a ricevere grandi aiuti fino al 1974, dopo la
guerra
del 1973, e le somme crebbero drammaticamente dopo gli accordi
di
Camp David. In tutto, sin dal 1949, Israele ha ricevuto più di
90
miliardi
di Dollari di aiuti. Sebbene i totali siano impressionanti,
il
valore dell'assistenza ad Israele è stato eroso
dall'inflazione.
Anche
i paesi arabi che hanno firmato degli accordi con Isrele sono
stati
ricompensati. Fin dalla firma del trattato di pace con Israele,
l'Egitto
è stato il secondo più grande destinatario di aiuti
americani
(2 miliardi di Dollari nel 2002, mentre Israele ne
ricevette
2,8). Anche la Giordania è stata beneficiaria di maggiori
livelli
di aiuto sin da quando ha firmato un trattato con Israele
(che
ha portato da meno di 40 milioni di Dollari ad oltre 225
milioni).
Fu anche rimesso il debito multimiliardario di ambo le
nazioni
arabe fino agli USA.
Dopo
gli accordi di Oslo, anche gli Stati Uniti iniziarono a
finanziare
i Palestinesi. Essi ora forniscono 80 miliardi in aiuti
umanitari
attraverso l'Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale.
Essi
non forniscono alcun aiuto diretto all'Autorità Palestinese,
in
quanto
la ritengono corrotta. Il Presidente Bush avvertì
specificamente
i Palestinesi che essi debbono cambiare la loro guida
ed
abbracciare le riforme per ottenere futura assistenza. "Vi posso
assicurare",
disse Bush, "che non daremo un soldo ad una società che
non
è trasparente ed [è] corrotta" [9a].
22.08.
[Mito]
"Gli
USA hanno sempre dato ad Israele miliardi di dollari a fondo
perduto"
22.08.
[Fatti]
Le
donazioni americane ad Israele sono finite nel 1959. L'aiuto
americano
ad Israele da allora fino al 1985 è consistito soprattutto
di
prestiti, rimborsati da Israele, e di beni ormai superflui, che
Israele
comprò. Israele cominciò a comprare armi americane nel
1962,
ma
non ricevette alcun aiuto militare gratuito fino dopo la Guerra
del
Kippur del 1973. Come risultato, Israele ha dovuto indebitarsi
pesantemente
per finanziare il suo sviluppo economico ed i suoi
acquisti
di armi. La decisione di convertire gli aiuti militari in
elargizioni
quell'anno fu basata sulla prevalente opinione nel
Congresso
che senza un forte Israele, la guerra nel Medio Oriente
fosse
più probabile, e che gli USA avrebbero dovuto affrontare
maggiori
spese in una simile eventualità.
Per
molti anni, gran parte dell'aiuto economico d'Israele fu usato
per
ripagare i vecchi debiti. Nel 1984, la legislazione sugli aiuti
all'estero
incluse l'Emendamento Cranston (così chiamato da chi lo
sostenne
al Senato), che diceva che gli USA avrebbero fornito ad
Israele
aiuti economici "in misura non inferiore a" l'ammontare
delle
rate
dei debiti che ogni anno Israele deve ripagare agli USA.
22.09.
[Mito]
"Israele
continua a chiedere un mucchio di aiuti economici sebbene
esso
sia ora un paese ricco che di aiuto non ha più
bisogno"
22.09.
[Fatti]
A
partire dall'anno fiscale 1987, Israele ha ricevuto annualmente 1,2
miliardi
di Dollari in elargizioni per aiuti economici ed in totale
1,8
miliardi di Dollari di elargizioni per aiuti militari. Nel 1998
Israele
si offrì di ridurre volontariamente la sua dipendenza
dall'aiuto
economico USA. Secondo un accordo raggiunto con
l'Amministrazione
Clinton ed il Congresso, il pacchetto di aiuti
economici
di 1,2 miliardi di Dollari sarà ridotto di 120 milioni di
Dollari
ogni anno in modo che esso scompaia in dieci anni.
Metà
dei risparmi annuali nell'assistenza economica (60 milioni di
Dollari)
si aggiungeranno al pacchetto di aiuti militari ad Israele
in
riconoscimento dei suoi accresciuti bisogni nel campo della
sicurezza.
Nel 2001 Israele ha ricevuto 840 milioni di Dollari in
aiuti
economici ed 1,98 miliardi di Dollari di aiuti militari. Nel
2002,
l'aiuto economico ad Israele fu ridotto a 720 milioni di
Dollari,
e l'aiuto militare ad Israele fu fissato a 2,04 miliardi di
Dollari.
Israele
fece l'offerta perché non ha più bisogno dell'aiuto che
gli
serviva
un tempo. Le fondamenta dell'economia israeliana oggi sono
solide;
eppure Israele rimane zavorrato dai debiti passati verso gli
USA,
che, al contrario di quelli di Giordania ed Egitto, non furono
rimessi.
Inoltre, Israele può ancora usare l'aiuto americano. Il
paese
ha tuttora il tremendo peso finanziario di assorbire decine di
migliaia
di immigranti dall'ex-Unione Sovietica, un altissimo tasso
di
disoccupazione ed un numero paurosamente alto di persone che sono
finite
in miseria. La situazione è stata ulteriormente esacerbata
dalla
violenza degli ultimi due anni, che ha devastato l'industria
turistica
e tutti i settori collegati nel campo dei servizi. Inoltre,
le
concessioni fatte nei negoziati di pace hanno richiesto lo
smantellamento
di basi militari e la perdita di preziose risorse che
debbono
essere rimpiazzate.
22.10.
[Mito]
"Israele
si vanta di essere la quarta potenza militare del mondo,
quindi
non ha certo bisogno dell'aiuto militare americano"
22.10.
[Fatti]
Isrele
ha dei trattati di pace con solo due dei suoi vicini. Esso
rimane
giuridicamente in guerra con il resto del mondo arabo-islamico
e
diversi paesi, specialmente l'Iran e l'Iraq, sono apertamente
ostili.
Date le minacce potenziali, è necessario che Israele continui
a
mantenere una forte difesa. Israle è un paese potente, ma come
il
grafico
dell'equilibrio degli armamenti mostra, è tuttora soverchiata
per
numero di effettivi e di armi dai suoi nemici, e deve perciò
affidarsi
al suo vantaggio qualitativo per essere sicura di poterli
sconfiggere,
e questo lo garantisce soltanto il continuo acquisto
delle
armi più moderne. Nuovi carri armati, nuovi missili ed aerei
però
hanno prezzi favolosi, ed Israele non può permettersi con i
suoi
soli
mezzi ciò di cui ha bisogno, pertanto il continuo aiuto
americano
è vitale per la sua sicurezza. Inoltre, i nemici d'Israele
hanno
numerosi fornitori, ma Israele deve affidarsi quasi
completamente
agli Stati Uniti per la sua "ferraglia".
22.11.
[Mito]
"L'aiuto
militare americano sussidia l'industria bellica israeliana a
spese
di quella americana"
22.11.
[Fatti]
Contrariamente
al senso comune, non è che gli USA firmino assegni da
miliardi
di dollari e li diano ad Israele perché li spenda come gli
piace.
Appena il 26% circa (555 milioni di Dollari sui 2,1 miliardi
del
2003) di quel che Israele riceve in Finanziamenti Militari
all'Estero
(FMF) si può spendere in Israele per le forniture
militari.
Il restante 74% è speso negli Stati Uniti per generare
profitti
e posti di lavoro. Più di mille aziende in 47 Stati, nel
Distretto
di Columbia ed a Puerto Rico hanno firmato contratti che
totalizzano
miliardi di Dollari grazie a questo programma negli
ultimi
anni. Ecco le cifre del 2001:
Il
valore dei Finanziamenti Militari all'Estero (FMF) diviso per
Stato
[10]:
Alabama
................ $15,010,584
Arkansas
.................. $496,212
Arizona
................ $23,053,020
California
............ $155,969,600
Colorado
............... $33,864,588
Connecticut
........... $510,697,156
Delaware
.................. $367,011
Distretto
di Columbia ... $3,609,508
Florida
................ $94,222,258
Georgia
............... $158,911,735
Iowa
........................ $4,830
Idaho
..................... $151,977
Illinois
............... $57,492,657
Indiana
................ $46,200,627
Kansas
..................... $91,328
Kentucky
................ $1,539,095
Louisiana
................. $145,824
Massachusetts
.......... $25,080,078
Maryland
............... $62,805,516
Maine
.................. $33,201,400
Michigan
............... $67,447,234
Minnesota
.............. $10,886,633
Missouri
................ $1,927,615
Mississippi
............. $2,571,630
Montana
.................... $30,350
North
Carolina ......... $38,944,632
Nebraska
.................... $3,654
New
Hampshire .......... $17,254,145
New
Jersey ............. $52,750,873
New
Mexico ................. $55,554
Nevada
.................. $1,043,287
New
York .............. $110,854,412
Ohio
................... $42,646,748
Oklahoma
.................. $132,572
Oregon
.................. $5,512,292
Pennsylvania
........... $11,478,193
Rhode
Island .............. $841,354
South
Carolina .......... $4,598,444
South
Dakota ............ $4,893,179
Tennessee
............... $7,752,077
Texas
.................. $62,854,229
Utah
...................... $257,378
Virginia
............... $28,575,976
Vermont
................. $2,062,222
Washington
.............. $3,844,029
Wisconsin
............... $6,407,070
West
Virginia .............. $73,746
Wyoming
.................... $14,500
22.12.
[Mito]
"Le
malleverie USA hanno dato ad Israele miliardi di dollari dei
contribuenti
americani usati per costruire insediamenti in
Cisgiordania
ed a Gaza per ospitare gli Ebrei sovietici"
22.12.
[Fatti]
Dal
1989, circa un milione di Ebrei è migrato in Israele. La
maggioranza,
circa l'80%, è venuta dall'ex-Unione Sovietica. Israele
deve
fornire a questi immigranti vitto, alloggio, impiego e
formazione
professionale. Il compito è ancora più arduo quando si
devono
assorbire degli Ebrei da paesi relativamente sottosviluppati
come
l'Etiopia, a cui spesso occorre insegnare tutto, dall'uso dello
sciacquone
a come si preleva denaro da una banca. Per affrontare
queste
sfide, Israele ha investito miliardi di dollari. Inoltre, la
comunità
ebraico-americana ha contribuito con centinaia di milioni di
dollari
attraverso varie filantropie.
Eppure
il compito era tanto spaventoso che Israele ha chiesto aiuto
agli
Stati Uniti. Per mettere la sfida in prospettiva, considerate
che
gli Stati Uniti, un paese di 250 milioni di persone ed un PIL da
svariati
trilioni di Dollari, ammette appena 125.000 profughi
all'anno.
Nel solo 1990, 185.000 Ebrei sono migrati in Israele.
Gli
Stati Uniti guidarono il Mondo Libero nell'aiutare a garantire la
libertà
degli Ebrei sovietici. A cominciare dal 1972, il Congresso ha
stanziato
dei fondi per aiutare gli Ebrei sovietici a risistemarsi in
Israele.
Dal 1992 sono stati assegnati a questo scopo 80 milioni di
Dollari.
Dopo
che l'Unione Sovietica ebbe aperto le sue porte, il rivoletto di
migranti
divenne un'alluvione, balzando da meno di 13.000 persone nel
1989
a più di 185.000 nel 1990. Allora Israele chiese un diverso
tipo
di
aiuto. Gli Stati Uniti hanno risposto nel 1990 approvando 400
milioni
di dollari in malleverie per aiutare Israele a dar casa ai
nuovi
venuti.
Le
malleverie non sono elargizioni - non si trasferisce un centesimo
dalle
casse federali ad Israele. Gli USA semplicemente avallano dei
crediti
per Israele, cosa che dà ai banchieri la fiducia necessaria
per
prestare ad Israele denaro a condizioni più favorevoli:
interessi
inferiori
e durate superiori - fino a trent'anni, anziché solo cinque
o
sette. Queste garanzie sui crediti non hanno effetto sulla politica
interna
o sulle garanzie interne. Inoltre, essi non nuocciono al
contribuente
americano, a meno che Israele non cessi di pagare i suoi
debiti,
cosa che non ha mai fatto. Per giunta, molto del denaro che
Israele
prende a prestito è speso negli USA per acquistare beni
americani.
Quando
fu chiaro che il flusso di rifugiati era anche superiore al
previsto,
e decine di migliaia continuavano ad arrivare ogni mese,
Israele
si rese conto che aveva bisogno di ulteriore aiuto, e chiese
agli
Stati Uniti altri 10 miliardi di Dollari in malleverie.
Nel
1992 il Congresso autorizzò il Presidente a fornire malleverie
sui
crediti ad Israele come risultato dello straordinario sforzo
umanitario
per risistemare ed assorbire gli immigranti. Queste
malleverie
furono concesse in incrementi annuali di 2 miliardi di
Dollari
per cinque anni. Mentre il costo per il governo USA era
nullo,
Israele ha pagato agli Stati Uniti delle commissioni annue che
ammontavano
a diverse centinaia di milioni di dollari per coprire i
costi
amministrativi e di altro genere.
Secondo
le attuali linee guida, nessun aiuto americano ad Israele può
essere
usato al di là dei confini del 1967. Inoltre, per sottolineare
l'insoddisfazione
per le politiche di insediamento israeliane, il
Presidente
era autorizzato a ridurre le malleverie annuali di un
ammontare
pari al valore stimato delle attività intraprese da Israele
nella
Cisgiordania ed a Gaza l'anno precedente.
Pertanto,
come indica la tabella in
http://www.us-/
israel.org/jsource/US-Israel/Loan_Guarantees_for_Israel.html
, il
Dipartimento
di Stato ha determinato che Israele ha speso poco meno
di
1,4 miliardi di Dollari per l'attività di insediamento tra il
1993
ed
il 1996. Ma il Presidente era comunque autorizzato a non compiere
le
deduzioni quando rendere il denaro disponibile ad Israele era
nell'interesse
della sicurezza degli Stati Uniti. Il Presidente
Clinton
ha usato questa facoltà negli ultimi tre anni del programma,
cosicché
l'effettiva riduzione delle malleverie messe a disposizione
d'Israele
fu di 773,8 milioni di Dollari.
Il
denaro legato agli insediamenti inoltre non aveva nulla a che fare
con
i nuovi immigranti, nessuno dei quali era stato obbligato a
vivere
nei Territori. Infatti, soltanto una minuscola percentuale
scelse
volontariamente di farlo.
Da
ogni punto di vista, il programma di malleverie USA fu un grande
successo.
Israele usò il denaro preso in prestito soprattutto per
accrescere
l'ammontare della divisa estera disponibile per le
attività
commerciali del paese, e per sostenere progetti
infrastrutturali
come strade, ponti, fogne ed elettrificazione. Le
malleverie
aiutarono inoltre Israele a dare casa e lavoro
praticamente
a tutti i nuovi immigranti.
22.13.
[Mito]
"Non
si è mai creduto che Israele avesse un qualche valore
strategico
per
gli Stati Uniti"
22.13.
[Fatti]
Nel
1952 il Generale Omar Bradley, Capo dello Stato Maggiore
Congiunto,
riteneva che l'Occidente avesse bisogno di 19 divisioni
per
difendere il Medio Oriente, e che Israele potesse fornirne due.
Egli
inoltre si aspettava nel 1955 che soltanto tre stati potessero
aiutare
l'Occidente a difendere il Medio Oriente dal cielo: Gran
Bretagna,
Turchia ed Israele. L'analisi di Bradley fu respinta perché
a
livello politico si decise che fosse più importante per gli
Stati
Uniti
cooperare con l'Egitto, e poi con l'Iraq. Si temette che
l'integrazione
delle forze israeliane nella strategia occidentale
avrebbe
alienato gli Arabi [11].
La
schiacciante vittoria d'Israele del 1967 sulle forze arabe
combinate
indusse a rivedere quest'opinione. L'anno dopo, gli Stati
Uniti
vendettero ad Israele degli aerei sofisticati (i Phantom) per
la
prima volta. Washington cambiò la sua politica mediooreintale
dalla
ricerca di un equilibrio delle forze all'assicurare che Israele
avesse
un vantaggio qualitativo sui suoi nemici.
Israele
provò la sua utilità nel 1970, quando gli Stati Uniti
chiesero
aiuto per rafforzare il regime di Re Hussein. La
disponibilità
di Israele ad aiutare Amman, ed i movimenti di truppe
verso
il confine giordano persuasero la Siria a ritirare i carri
armati
che aveva inviato in Giordania per sostenere le forze dell'OLP
che
sfidarono il Re durante il "Settembre Nero" [12].
Nei
primi anni '70 era ormai chiaro che nessun paese arabo avrebbe
potuto
o voluto contribuire alla difesa dell'Occidente nel Medio
Oriente.
Il Patto di Baghdad era scaduto da tempo, ed i regimi amici
degli
Stati Uniti erano deboli, se confrontati con le forze
antioccidentali
di Egitto, Siria ed Iraq. Anche dopo il
riorientamento
egiziano seguente alla firma del suo trattato di pace
con
Israele, gli Stati Uniti non contarono sugli aiuti militari di
alcun
governo arabo.
L'Amministrazione
Carter iniziò ad implementare una forma di
cooperazione
strategica (non la si chiamava così) rendendo Israele
qualificato
a vendere equipaggiamento militare agli Stati Uniti. La
disponibilità
ad impegnarsi in imprese militari limitate e congiunte
fu
vista dal Presidente Carter come una ricompensa ad Israele per
il
"buon comportamento" nei colloqui di pace con
l'Egitto.
Seppure
ancora riluttante a formalizzare la relazione, la
cooperazione
strategica divenne un punto focale della relazione
americano-israeliana
quando Ronald Reagan divenne Presidente. Prima
della
sua elezione, Reagan aveva scritto: "Solo col pieno
apprezzamento
del ruolo critico che lo Stato d'Israele gioca nei
nostri
calcoli strategici noi possiamo costruire le fondamenta per
stroncare
i piani di Mosca su territori e risorse vitali per la
nostra
sicurezza ed il benessere della nostra nazione" [13].
Le
concezioni di Reagan culminarono il 30 Novembre 1981 nella firma
di
un Memorandum d'Intesa sulla "cooperazione strategica". Il
29
Novembre
1983 fu firmato un nuovo accordo che creava il Gruppo
Congiunto
Politico-Militare (JPMG) ed un gruppo che sovraintendeva
all'aiuto
nel campo della sicurezza, il Gruppo Congiunto di
Pianificazione
dell'Aiuto alla Sicurezza (JSAP).
Il
JPMG era originariamente concepito per discutere i mezzi per
contrastare
le minacce poste dall'accresciuto coinvolgimento
sovietico
nel Medio Oriente. Ma ha posto sempre maggiore enfasi sulle
preoccupazioni
bilaterali per la proliferazione di armi chimiche e
missili
balistici.
Il
JSAP fu formato in risposta alla crisi economica della metà
degli
anni
'80. È un gruppo binazionale che si incontra ogni anno a
Washington
per esaminare le necessità presenti e future d'Israele nel
campo
delle forniture militari. Esso formula inoltre piano per
l'allocazione
di crediti agli Acquisti Stranieri di Materiale
Militare
USA alla luce della stima delle minacce correnti e delle
disponibilità
di bilancio americane.
Nel
1987 il Congresso designò Israele il principale alleato
non-NATO.
Questa
legge dichiarò formalmente Israele un alleato, consentendo
alle
sue industrie di competere alla pari con quelle dei Paesi NATO e
di
altri stretti alleati USA per contratti per la produzione di un
significativo
numero di strumenti di difesa.
"Sin
dalla rinascita dello Stato d'Israele, c'è sempre stato un
ferreo
legame tra quella democrazia e questa".
—
Presidente Ronald Reagan, 3 Settembre 1980, discorso al B'nai
B'rith
Nell'Aprile
1988 il Presidente Reagan ha firmato un altro MdI che
comprendeva
tutti gli accordi precedenti. Quest'accordo
istituzionalizzò
la relazione strategica.
Alla
fine del mandato di Reagan, gli USA avevano predisposto del
materiale
bellico in Israele, tenuto regolarmente esercitazioni
congiunte,
iniziato il coprogetto del Missile Balistico Anti-Tattico
Arrow
ed erano impegnati in una legione di altri sforzi di
cooperazione
militare.
Da
allora, la cooperazione strategica USA-Israele ha continuato ad
evolvere.
Ora questi legami strategici sono più forti che mai.
Israele
ora è un alleato _de facto_ degli Stati Uniti.
22.14.
[Mito]
"Gli
Israeliani vivono comodamente grazie all'aiuto americano, e non
vedono
motivo per riformare il sistema economico del loro paese"
22.14.
[Fatti]
Gli
Israeliani sono tra le persone più tassate del mondo, con
imposte
sul
reddito che arrivano al 50%. Ed in un paese in cui l'Israeliano
medio
guadagna 18.000 Dollari.
Per
anni gli Israeliani hanno visto il loro tenore di vita declinare
in
gran parte a causa dello straordinario peso delle spese per la
difesa,
che equivalgono a circa 1/5 - 1/4 del bilancio statale. La
situazione
è migliorata negli ultimi anni, grazie soprattutto al
processo
di pace, cosicché le spese per la difesa si sono ridotte al
16%
del bilancio statale.
Quando
Israele restituì i pozzi petroliferi che sviluppò nel
Sinai
come
parte dell'accordo di pace con l'Egitto, ello sacrificò
l'opportunità
di diventare energeticamente autosufficiente. Di
conseguenza,
la sua economia soffre delle oscillazioni del prezzo del
petrolio.
Più
recentemente, con l'arrivo di centinaia di milioni di immigranti
dall'ex-Unione
Sovietica e dall'Etiopia, gli Israeliani hanno
accettato
di buon grado sacrifici ancora più grandi per facilitare
l'assorbimento
dei nuovi venuti.
È
da molto che gli Israeliani hanno riconosciuto la necessità di
riformare
drammaticamente la loro economia. Nel 1985 Israele
implementò
un programma di stabilizzazione che comprendeva diverse
caratteristiche
principali: un forte taglio ai sussidi sui prodotti e
sui
servizi di base; una forte svalutazione della moneta seguita da
un
tasso di cambio verso il Dollaro stabile; controllo dei salari e
dei
prezzi e la cessazione della "scala mobile"; ed una
politica
monetaria
che controllerebbe l'espansione del credito, così facendo
salire
i tassi d'interesse.
Il
New York Times poi descrisse i sacrifici del popolo israeliano ed
il
messaggio del programma di stabilizzazione come "Ognuno fa un
passo
indietro - tutti insieme" [14].
Il
programma di stabilizzazione israeliano funzionò come "un
mini-
miracolo".
L'inflazione cadde bruscamente, dalle tra cifre allo zero
nel
2000. Il tasso di cambio del siclo si stabilizzò, risalì
l'ammontare
delle riserve valutarie, crebbe l'export e si contrasse
il
deficit pubblico.
Oggi
Israele sta cercando di andare oltre la stabilizzazione, per
compiere
i cambiamenti strutturali sottostanti necessario per una
crescita
economica sostenuta. Il governo ha continuato a tagliare i
sussidi
sul cibo ed i servizi pubblici, comprese la sanità e
l'istruzione,
a rimuovere il controllo dei prezzi ed a riformare la
sua
struttura fiscale. Il governo ha cominciato a privatizzare le
aziende
statali. Sono passi dolorosi, ma gli Israeliani riconoscono
la
necessità di tali difficili misure.
Israele
ha dato il benvenuto agli USA come ad un partner impegnato,
ed
ha provato di essere uno dei pochi destinatari dell'aiuto
straniero
USA che ha risposto positivamente alle proposte americane
di
compiere grandi riforme nella sua economia.
22.15.
[Mito]
"Israele
prende misure protezionistiche che ostacolano il commercio
americano"
22.15.
[Fatti]
Israele
ha uno dei mercati più aperti per i beni americani. Gran
parte
della crescita nel commertio USA-Israele è un risultato
dell'Accordo
di Libero Scambio (FTA) del 1985. L'FTA dà ai prodotti
americani
l'opportunità di competere alla pari con i beni europei,
che
hanno anch'essi libero accesso al mercato interno israeliano.
Questo
è stato il primo accordo di questo genere firmato dagli Stati
Uniti
con qualsiasi governo straniero.
Dalla
firma dell'FTA, le esportazioni USA in Israele sono cresciute
del
234%, mentre il volume totale del commercio tra i duo paesi è
salito
del 317%, fino a quasi 20 miliardi di Dollari. Questa crescita
ha
portato a più vendite e più profitti per gli
esportatori americani.
22.16.
[Mito]
"Il
reclutamento di Jonathan Pollard come spia contro gli Stati Uniti
dimostra
che Israele opera a danno degli interessi americani"
22.16.
[Fatti]
Nel
Novembre 1985, l'FBI arrestò Jonathan Pollard, un analista
dello
spionaggio
della Marina americana, accusandolo di aver venduto
materiale
riservato ad Israele. Pollard fu poi condannato
all'ergastolo,
e la moglie Anna si beccò cinque anni per aver aiutato
il
marito.
Appena
dopo l'arresto di Pollard, Israele porse le sue scuse e spiegò
che
l'operazione non era autorizzata. "È politica d'Israele
astenersi
da
ogni attività spionistica nei confronti degli Stati Uniti",
dichiarò
una presa di posizione ufficiale del governo, "a causa della
stretta
e speciale amicizia" tra i due paesi". Il Primo Ministro
Shimon
Peres affermò: "Spiare gli Stati Uniti è in totale
contraddizione
con la nostra politica" [15].
Gli
Stati Uniti ed Israele lavorarono insieme per investigare
sull'affare
Pollard. L'inchiesta israeliana rivelò che Pollard non
stava
lavorando per il Servizio Segreto Militare od il Mossad. Egli
era
diretto da un'unità piccola ed indipendente di spionaggio
scientifico.
Era stato Pollard a contattare gli Israeliani.
Una
sottocommissione della Commissione Difesa ed Affari Esteri della
Knesset
dedicata allo Spionaggio ed ai Servizi di Sicurezza
concluse:
"Senza dubbio ... il livello operativo (cioè l'Unità
di
Collegamento
Scientifico comandata da Rafael Eitan) decise di
reclutare
e gestire Pollard senza alcun controllo o consultazione con
il
livello politico od averne ricevuto l'approvazione diretta od
indiretta".
La commissione della Knesset chiese conto al governo di
non
aver adeguatamente sovrainteso all'unità scientifica.
Come
promesso al governo USA, l'unità spionistica che aveva diretto
Pollard
fu sbandata, i sui capi puniti ed i documenti sottratti
restituiti
[16]. Quest'ultimo punto fu cruciale per il procedimento
del
Dipartimento di Giustizia USA contro Pollard.
Pollard
negò di aver spiato "contro" gli Stati Uniti. Egli
disse di
aver
fornito solo le informazioni che riteneva vitali per la
sicurezza
israeliana e che erano trattenute dal Pentagono. Queste
comprendevano
dati sulle spedizioni di armi sovietiche in Siria,
sulle
armi chimiche iraqene e siriane, sul progetto pakistano di
bomba
atomica e sui sistemi di difesa aerea libici [17].
Pollard
fu condannato per spionaggio. La sua condanna all'ergastolo è
stata
la più severa mai data per aver spiato per un alleato. È
stata
anche
molto superiore alla condanna media inflitta per aver spiato
per
l'Unione Sovietica ed altri nemici degli Stati Uniti [18].
Sebbene
fosse stato inizialmente snobbato da Israele, il governo di
Benjamin
Netanyahu ammise che Pollard aveva lavorato per lo
spionaggio
israeliano e gli concesse la cittadinanza. Netanyahu
chiese
clemenza per Pollard durante i colloqui di pace alla
Piantagione
di Wye in Maryland nel 1998. Da allora, i funzionari
israeliani
hanno supplicato ancora in pro di Pollard.
Anche
i sostenitori di Pollard negli Stati Uniti chiedono
abitualmente
che egli sia graziato. Si dice che il Presidente Clinton
avesse
preso in considerazione la grazia, ma i funzionari della
Difesa
e dello Spionaggio si sono opposti vigorosamente all'idea. Al
termine
del mandato di Clinton fu riaperta la questione, ed il
Senatore
Richard Shelby (Repubblicano, Alabama), presidente della
Commissione
Scelta del Senato sullo Spionaggio, insieme con la
maggioranza
dei senatori parlò contro la grazia: "Il Signor Pollard è
una
spia condannata che ha messo a repentaglio la nostra sicurezza
nazionale,
ed in pericolo le vite dei nostri agenti segreti", disse
Shelby,
"Non ci sono parole abbastanza forti per esprimere la mia
convinzione
che il Signor Pollard deve scontare ogni minuto della sua
condanna
..." [19].
22.17.
[Mito]
"Israele
ha raggirato gli USA convincendoli a vendere armi all'Iran in
cambio
degli ostaggi, ed ha aiutato a dirottare i profitti verso
i
Contras."
22.17.
[Fatti]
Secondo
il Rapporto delle Commissioni Congressuali d'Inchiesta
sull'Affare
Iran-Contra emesso nel Novembre 1987, la vendita delle
armi
USA
all'Iran attraverso Israele iniziò nell'estate del 1985, dopo
aver
ricevuto
l'approvazione del Presidente Reagan. Il rapporto mostra che
il
coinvolgimento
israeliano fu stimolato da avancese separate nel 1985
del
mercante
d'armi iraniano Manucher Ghorbanifar e dal consulente del
Consiglio
per la Sicurezza Nazionale (NSC) Michael Ledeen, il quale
ultimo
lavorava per il Consigliere alla Sicurezza Nazionale
Robert
McFarlane.
Quando Ledeen chiese assistenza al Primo Ministro Shimon
Peres,
il capo israeliano acconsentì a vendere armi
all'Iran
nell'interesse
dell'America, purché la vendita fosse approvata in alto
loco
negli USA [20].
Prima
che gli Israeliani partecipassero, dice il rapporto, essi
chiesero
"un
consenso chiaro, esplicito e vincolante da parte del Governo
USA".
McFarlane
disse alle Commissioni Congressuali che egli prima
ricevette
l'approvazione
del Presidente Reavan nel Luglio 1985. In Agosto,
Reagan
autorizzò
nuovamente la prima vendita di armi all'Iran, tra le
obiezioni
del
Segretario alla Difesa Caspar Weinberger e del Segretario di
Stato
George
Schultz [21]. Grazie a quell'accordo, il Reverendo Benjamin
Weir,
tenuto
prigioniero in Libano per 16 mesi, fu rilasciato.
Quando
fu proposta nel Novembre di quell'anno una spedizione di
missili
HAWK,
il Ministro della Difesa israeliano Yitzchaq Rabin chiese
nuovamente
una specifica approvazione USA. Secondo McFarlane, il
Presidente
acconsentì.
Nel
Dicembre 1985 il Presidente Reagan aveva deciso che le future
vendite
agli Iraniani sarebbero venute direttamente dagli arsenali
USA.
Secondo
il rapporto delle Commissioni, l'assistente dell'NSC
Tenente
Colonnello
Oliver North usò per la prima volta denaro
dall'operazione
Iran
per finanziare la resistenza nicaraguenze nel Novembre 1985.
Egli
però
testimoniò poi che la distrazione dei fondi ai Contras era
stata
proposta
a lui da Ghorbanifar durante un incontro nel Gennaio 1986.
Il
miliardario saudita che commercia in petrolio ed armi Adnan
Khashoggi
disse
in un'intervista all'ABC-TV del Dicembre 11, 1986, che egli
anticipò
1 milione di Dollari per aiutare a finanziare la prima
spedizione
di armi nello scandalo delle armi Iran-Contra e mise 4
milioni
di Dollari per la seconda spedizione. Secondo lo speciale
comitato
di revisione del Presidente con a capo l'ex-senatore John
Tower,
un funzionario straniero (si dice il Re saudita Fahd) donò da
1
a
2
milioni di Dollari al mese dal Luglio 1984 all'Aprile 1985
per
finanziare
segretamente i Contras. L'Arabia Saudita negò di aver
aiutato
i
ribelli nicaraguegni, ma il New York Times riferì che il
contributo
avrebbe
potuto essere parte di un segreto accordo del 1981 tra Riyadh
e
Washington
"per aiutare i gruppi di resistenza anticomunista intorno
ai
sofisticati
aerei radar americani AWACS, secondo i funzionari USA ed
altri
familiari con l'accordo" [22].
La
Commissione Bicamerale lodò il Governo israeliano per aver
fornito
dettagliate
cronologie degli eventi basandosi su documenti rilevanti e
su
interviste con i partecipanti chiave nell'operazione. Questo
rapporto
inoltre
corroborava la conclusione della Commissione Tower: "I
decisori
USA
hanno preso le loro decisioni de debbono patire la responsabilità
per
le conseguenze" [23].
22.18.
[Mito]
"La
dipendenza americana dal petrolio arabo è diminuita nel corso
degli
anni"
22.18.
[Fatti]
Nel
1973 l'embargo petrolifero arabo inflisse un duro colpo
all'economia
americana. Questo, insieme con i successivi aumenti di
prezzo
dell'OPEC ed una crescente dipendenza americana dal petrolio
straniero,
innescò la recessione dei primi anni '70.
Nel
1973 il petrolio straniero soddisfava il 35% dei consumi
americani
di petrolio, e nel 2001 la proporzione era salita al 53%, e
l'OPEC
forniva il 45% delle importazioni USA. L'Arabia Saudita era al
terzo
posto, l'Iraq al sesto ed il Kuwait al dodicesimo tra i primi
dieci
fornitori di prodotti petroliferi agli USA nel 2001. I soli
stati
del Golfo Persico fornivano da soli il 29% delle importazioni
di
petrolio americane [24].
La
crescente dipendenza dal petrolio importato ha reso inoltre
l'economia
americana ancor più vulnerabile ai rialzi di prezzo, come
quelli
del 1979, 1981, 1982, 1990 e 2000. I rialzi del prezzo del
petrolio
hanno inoltre consentito ai produttori arabi di petrolio di
accumulare
colossali guadagni a spese dei consumatori americani.
Questi
profitti hanno finanziato grandi acquisti di armi e programmi
per
armamenti non convenzionali come quello iraqeno.
La
dipendenza americana dal petrolio arabo ha qualche volta sollevato
lo
spettro di un rinnovato tentativo di ricattare gli Stati Uniti
perché
abbandonassero il loro sostegno ad Israele. Nell'Aprile 2002,
per
esempio, l'Iraq sospese le spedizioni di petrolio per un mese per
protestare
le operazioni israeliane di sradicamento del terrorismo in
Cisgiordania.
Nessun altro produttore arabo di petrolio ha seguito
l'esempio,
e l'azione iraqena ha avuto scarso effetto sul mercato del
petrolio
e nessun risultato politico.
La
buona notizia per gli Americani è che tre dei quattro attuali
principali
fornitori di petrolio agli USA - Canada, Venezuela e
Messico
- sono più affidabili e migliori alleati delle nazioni del
Golfo
Persico.
22.19.
[Mito]
"Le
principali compagnie petrolifere americane non prendono mai
posizione
sul conflitto arabo-israeliano"
22.19.
[Fatti]
Il
Presidente egizio Sadat persuase il defunto Re saudita Faisal a
minacciare
di negare il petrolio all'Occidente per sfruttare a scopi
politici
la crescente dipendenza dell'Occidente industrializzato dal
petrolio
arabo. La tattica ebbe successo: subito le principali
compagnie
petrolifere americane sostennero pubblicamente la causa
araba,
ed in privato operarono per indebolire il sostegno americano
ad
Israele [26].
Secondo
un rapporto della Sottocommissione sulle Aziende
Multinazionali
della Commissione Relazioni Internazionali del Senato,
il
consorzio ARAMCO (Exxon, Mobil, Texaco e SOCAL) tentarono di
bloccare
il ponte aereo d'emergenza dall'America verso Israele
durante
la guerra del 1973. Le compagnie inoltre cooperarono
strettamente
con l'Arabia Saudita per negare olio e combustibile alla
Marina
USA [27].
In
altre occasioni, le maggiori società petrolifere hanno
sostenuto
le
posizioni dei paesi arabi, specialmente dell'Arabia Saudita. Le
principali
società petrolifere hanno vigorosamente premuto sul
Congresso
in pro della vendita degli F-15 nel 1978, e degli aerei
AWACS
nel 1981. Insieme con gli agenti sauditi stranieri, queste
società
reclutarono molte altre aziende americane per premere in
favore
dei SAuditi [28]. L'Arabia Saudita ha una potente lobby negli
Stati
Uniti perché centinaia delle più grandi società
americane fanno
affari
per miliardi di Dollari con il Regno. "Ed ognuna di queste
società",
notò Hoag Levins, "aveva centinaia di subappaltatori e
venditori
egualmente dipendenti dal mantenersi nelle grazi dei capi
mussulmani
i cui paesi ora rappresentano tutti insieme il mercato più
ricco
del mondo" [29].
I
Sauditi spesso attaccano quella che ritengono l'eccessiva influenza
dei
sostenitori d'Israele negli Stati Uniti, ma l'indagatore
giornalista
Steve Emersono ha rovesciato l'accusa. Dopo aver elencato
molti
dei legami tra l'Arabia Saudita ed il mondo degli affari,
dell'università,
dei lobbisti e degli ex-funzionari governativi
d'alto
rango in America, concluse:
"All'ampiezza
ed alla vastità dell'impatto dei petroldollari non c'è
rimedio
giuridico. Con così tante società, istituzioni e
persone la
cui
sete è soddisfatta dal denaro petrolifero, l'influenza dei
petroldollari
è diffusa ovunque nella società americana. Il risultato
è
la sembianza di un sostegno ampio e spontaneo per le politiche
dell'Arabia
Saudita ed altri produttori arabi di petrolio da parte di
istituzioni
americane che vanno dalle università al Congresso. La
proliferazione
di legami d'interesse ha consentito agli interessi di
parte
di confondersi con quelli della nazione.
Non
è mai accaduto prima nella storia americana che una potenza
economica
straniera abbia avuto il successo dell'Arabia Saudita nel
raggiungere
e coltivare potenti sostenitori in tutto il paese. I
Sauditi
hanno scoperto la quintessenza delle debolezze americane,
l'amore
per il denaro, e la connessione con i petroldollari si è
diffusa
per tutti gli Stati Uniti [30].
22.20.
[Mito]
"Gli
Stati Uniti ed Israele non hanno nulla in comune"
22.20.
[Fatti]
Il
rapporto tra USA ed Israele si basa sulle due colonne dei valori
condivisi
e degli intressi comuni. Data questa comunanza d'interessi
e
credenze, non dovrebbe sorprendere che il sostegno ad Israele è
uno
dei
valori più pronunciati e costanti nella politica estera del
popolo
americano.
Sebbene
dal punto di vista geografico Israele sia locato in una
regione
non molto sviluppata e più prossima al Terzo Mondo che
all'Occidente,
Isrele è emerso in meno di mezzo secolo come una
nazione
progredita con le caratteristiche di una società occidentale.
Questo
si può attribuire in particolare al fatto che un'alta
percentuale
della popolazione è venuta dall'Europa o dal Nordamerica
ed
ha portato con sé norme politiche e culturali occidentali. È
anche
una
funzione del comune retaggio ebraico-cristiano.
E
nello stesso tempo, Israele è una società
multiculturale con
persone
che vengono da più di 100 nazioni. Oggi, circa metà di
tutti
gli
Israeliani sono Ebrei Orientali che fanno risalire le loro
origini
alle antiche comunità ebraiche dei paesi islamici del
Nordafrica
e del Medio Oriente.
Mentre
vivono in una regione caratterizzata dalle autocrazie, gli
Israeliti
si sono dedicati alla democrazia in un modo non meno
appassionato
di quello degli Americani. Tutti i cittadini d'Israele,
indipendentemente
dalla razza, dalla religione e dal sesso, sono
eguali
di fronte alla legge e godono pieni diritti democratici. La
libertà
di parola, riunione e stampa è incarnata nelle leggi e nelle
tradizioni
del paese. L'indipendente magistratura israeliana sostiene
vigorosamente
questi diritti.
Il
sistema politico non differisce da quello americano - Israele è
una
democrazia parlamentare - ma è sempre basato su libere
elezioni
tra
partiti diversi. E sebbene Israele non abbia una "costituzione"
formale,
esso ha adottato delle "Leggi fondamentali" che creano
analoghe
garanzie giuridiche.
Gli
Americani hanno per molto tempo ammirato gli Israeliani, almeno
in
parte perché vedono molto di se stessi nel loro spirito
pionieristico
e nella lotta per l'indipendenza. Come gli Stati Uniti,
anche
Israele è una nazione di immigranti. Ad onta dell'onere delle
spese
militari che arrivano quasi ad un quinto del bilancio, ha avuto
un
tasso straordinario di crescita economica per gran parte della sua
storia.
È anche riuscito a mettere al lavoro la maggior parte dei
nuovi
venuti. Come in America, gli immigranti in Israele hanno
tentato
di rendere la vita loro e dei loro figli migliore. Alcuni
sono
venuti da società non molto sviluppate come l'Etiopia e lo
Yemen
e
sono arrivati praticamente privi di beni, istruzione e formazione
professionale,
e sono diventati membri produttivi della società
israeliana.
Gli
Israeliani hanno anche la stessa passione americana per
l'istruzione.
Gli Israeliani sono tra le persone più istruite del
mondo.
Fin dall'inizio, Israele aveva un'economia mista, che
combinava
il capitalismo con il socialismo secondo il modello
britannico.
Le difficoltà economiche sperimentate da Israele - create
soprattutto
dopo la Guerra del Kippur del 1973 dall'aumento del
prezzo
del petrolio e dalla necessità di spendere una sproporzionata
parte
del PIL nella difesa - hanno portato ad una transizione
graduale
verso un sistema di libero mercato analogo a quello
americano.
L'America ha accompagnato quest'evoluzione.
Negli
anni '80 l'attenzione si è sempre più concentrata su
una delle
colonne
del rapporto - gli interessi in comune. Questo fu fatto a
causa
delle minacce alla regione e perché i mezzi per una
cooperazione
strategica vengono più facilmente forniti da iniziative
legislative.
Ad onta della fine della Guerra Fredda, Israele continua
ad
avere un ruolo da giocare negli sforzi comuni per proteggere gli
interessi
americani, compresa la stretta cooperazione nella guerra al
terrore.
La cooperazione strategica è progredita fino al punto in cui
ora
c'è un'alleanza di fatto. Il marchio di fabbrica del rapporto
è
la
costanza e la fiducia: gli Stati Uniti sanno di poter contare su
Israele.
È
più difficile escogitare programmi che facciano aggio sui
valori
condivisi
delle due nazioni che sui loro interessi nel campo della
sicurezza;
cionondimeno, esistono programmi siffatti. Per esempi,
queste
Iniziative sui Valori Condivisi (SVI) coprono un ampia gamma
di
materie come l'ambiente, l'energia, lo spazio, l'istruzione, la
sicurezza
nel lavoro e la salute. Quasi 400 istituzioni americane in
47
Stati, nel Distretto di Columbia ed a Puerto Rico hanno ricevuto
fondi
da programmi binazionali con Israele. Rapporti poco noti come
l'Accordo
sul Libero Scambio, il Programma di Ricerca sullo Sviluppo
Cooperativo,
il Programma di Cooperazione Regionale sul Medio Oriente
e
vari memorandum d'intesa con praticamente tutti gli enti pubblici
federali
americani mostrano la profondità di questo rapporto
speciale.
Anche più importanti possono essere gli ampi legami tra
Israele
ed ognuno dei 50 stati ed il Distretto di Columbia.
22.21.
[Mito]
"Il
sostegno dell'America ad Israele è la ragione per cui i
terroristi
hanno attaccato il World Trade Center ed il Pentagono l'11
Settembre
2001"
22.21.
[Fatti]
I
terribili attacchi contro gli Stati Uniti furono commessi da
fanatici
mussulmani che avevano diverse motivazioni per questi ed
altri
attacchi terroristici. Questi Mussulmani hanno
un'interpretazione
perversa dell'Islam, e credono che debbono
attaccare
gli infedeli, specialmente gli Americani e gli Ebrei, che
non
condividono il loro credo. Essi si oppongono alla cultura ed alla
democrazia
occidentale ed obiettano ad ogni presenza americana nelle
nazioni
islamiche. Essi sono particolarmente irritati dall'esistenza
di
basi militari americane in Arabia Saudita ed altre aree del Golfo
Persico.
Questo sarebbe vero qualunque fosse la politica americana
verso
il conflitto israelo-palestinese. Cionondimeno, un'ulteriore
scusa
per il loro fanatismo è l'essere gli USA alleati con Israele.
Precedenti
attacchi a bersagli americani, come l'USS Cole e le
ambasciate
americane in Kenya e Tanzania, furono compiuti da
bombaroli
suicidi la cui ira verso gli Stati Uniti aveva poco o punto
a
che fare con Israele.
"Osama
bin Laden [prima] fece le sue esplosioni e poi cominciò a
parlare
dei Palestinesi. Non ne ha mai parlato prima".
—
Presidente Egizio Hosni Mubarak [31]
Osama
bin Laden sostenne di aver agito in pro dei Palestinesi, e che
la
sua ira verso gli Stati Uniti fu foggiata dal sostegno americano
ad
Israele. Questa era una nuova invenzione di bin Laden chiaramente
volta
ad attrarre sostegno dal pubblico arabo ed a giustificare i
suoi
atti terroristici. Il fatto à che l'antipatia di bin Laden
verso
gli
Stati Uniti non è mai stata legata al conflitto
arabo-israeliano.
Sebbene
molti Arabi siano stati convinti dal trasparente sforzo di
bin
Laden di coinvolgere Israele nella sua guerra, il Dr. Abd Al-
Hamid
Al-Ansari, preside di Shar'ia e Diritto all'Università del
Qatar,
fu invece critico: "Nella loro ipocrisia, molti degli
intellettuali
[arabi] hanno collegato l'11 Settembre col problema
palestinese
- una cosa che contraddice completamente sette anni di
pubblicazioni
di Al-Qaida. Al-Qaida non ha mai collegato alcunché
alla
Palestina". [31a]
Anche
Yasser Arafat disse al Sunday Times di Londra che bin Laden
dovrebbe
smetterla di nascondersi dietro la causa palestinese. Bin
Laden
"non ci ha mai aiutati, egli stava lavorando in un'area
completamente
diversa, e contro i nostri interessi", disse Arafat
[32b].
Sebbene
l'agenda di Al-Qaida non menzionasse la causa palestinese,
l'organizzazione
ha iniziato ad intraprendere un ruolo più attivo nel
terrore
contro i bersagli israeliani, a cominciare con l'attentato
suicida
del 28 Novembre 2002 contro un albergo di proprietà
israeliana
che uccise tre Israeliani ed 11 Keniani, ed il tentativo
di
abbattere un aereo di linea israeliano con un missile al momento
del
decollo dal Kenia, lo stesso giorno [32c].
22.22.
[Mito]
"Il
dirottamento di quattr
o
aerei di linea in un solo giorno, l'11
Settembre,
è stato un atto terroristico senza precedenti"
22.22.
[Fatti]
Certo,
l'ampiezza del massacro e della distruzione dell'11 Settembre
non
aveva precedenti, così come l'uso di aerei civili a mo' di
bombe.
Ma
non era una novità il dirottamento aereo multiplo.
Il
6 Settembre 1970, i membri del Fronte Popolare per la Liberazione
della
Palestina (FPLP) dirottarono tre aviogetti (della Swissair,
della
TWA e della Pan Am) con più di 400 passeggeri in volo verso
New
York.
Anche un quarto apparecchio, un volo El Al, fu preso di mira,
ma
gli agenti della sicurezza israeliani sventarono il dirottamento
durante
il volo ed uccisero uno dei due terroristi quando essi
tentarono
di irrompere nella cabina di pilotaggio. Il 9 Settembre,
anche
un aviogetto della BOAC fu dirottato dall'FPLP [32].
L'ONU
non riuscì ad emanare una condanna dei dirottamenti. Una
risoluzione
del Consiglio di Sicurezza riuscì soltanto ad esprimere
grave
preoccupazione, e non mise neppure ai voti la questione.
Invece
di schiantare i loro apparecchi contro dei palazzi, loro li
fecero
atterrare in dei campi d'aviazione (tre in Giordania, uno al
Cairo).
Tutti i quattro aerei dirottati furono fatti saltare in aria
(dopo
aver fatto evacuare i passeggeri) il 12 Settembre.
Quasi
quaranta Americani erano tra i passeggeri tenuti in ostaggio in
Giordania
mentre i terroristi tentavano di estorcere dai governi
occidentali
e da Israele uno scambio degli ostaggi con i terroristi
palestinesi
da essi imprigionati. Il 14 Settembre, dopo aver
rilasciato
tutti gli ostaggi tranne 55, i terroristi dissero che
tutti
gli ostaggi americani sarebbero stati trattati come gli
Israeliani.
Questo provocò uno stallo pieno di tensione. Sette
terroristi
furono alla fine liberati da Gran Bretagna, Germania e
Svizzera
in cambio degli ostaggi [33].
Dopo
i dirottamenti, degli scossi membri del Congresso chiesero
un'immediata
azione di forza da parte degli Stati Uniti e della
comunità
internazionale. Essi insistettero sulla rapida adozione di
misure
volte a prevenire la pirateria aerea, che punissero i
colpevoli
e riconoscessero la responsabilità delle nazioni che li
ospitano
[34]. Ma non si è fatto praticamente nulla fino al
2001.
L'FPLP
è un'organizzazione tuttora viva e vegeta, così come
alcuni
dei
singoli partecipanti responsabili, sostenuti dalla Siria,
dall'Autorità
Palestinese e da altri. In effetti, Leila Khaled, la
persona
che tentò di dirottare l'aviogetto della El Al, stava per
essere
ammessa nei territori per partecipare alle sedute del
Consiglio
Nazionale Palestinese nel 1996, ma ella continuava a
rifiutarsi
di disconoscere il terrorismo. Si dice che ora viva ad
Amman.
"La
princpiale delle 'cause' dell'estremismo e del terrorismo
islamico
non è Israele, né la politica americana in Iraq, ma gli
stessi
governi che ora danno ad intendere di sostenere gli Stati
Uniti
mentre consigliano loro di affidarsi ad Ariel Sharon e di
cacciare
Saddam Hussein. Il migliore esempio è l'Egitto. Il suo
regime
autocratico, fondato mezzo secolo fa all'insegna del
nazionalismo
arabo e del socialismo, è politicamente esausto e
moralmente
decotto. Il Signor Mubarak, che teneva sotto controllo gli
estremisti
islamici in Egitto solo mediante la tortura ed il
massacro,
non ha un programma politico moderno od una visione di
progresso
da offrire al suo popolo in alternativa alla vittimlogia
islamica
di Osama bin Laden. Quegli Egizi che hanno tentato di
promuovere
un simile programma ... sono ingiustamente imprigionati.
Invece,
il Signor Mubarak si tratta bene con 2 miliardi di Dollari
all'anno
di aiuto americano, consentendo e pure incoraggiando i
chierici
ed i media controllati dallo Stato a promuovere la
propaganda
antioccidentale, antimoderna ed antiebraica degli
estremisti
mussulmani. Questa politica serve ai suoi scopi per
deviare
la frustrazione popolare per la mancanza di libertà politica
o
di sviluppo economico in Egitto. E spiega anche perché così
tante
reclute
di Osama bin Laden sono Egizie.
—
Washington Post [35]
22.23.
[Mito]
"I
gruppi come Hizballah, Jihad Islamica, Hamas e l'FPLP dovrebbero
essere
esclusi dalla guerra USA al terrorismo perché sono combattenti
per
la libertà e non terroristi"
22.23.
[Fatti]
Quando
gli Stati Uniti dichiararono una guerra ai terroristi ed alle
nazioni
che li ospitavano dopo l'11 Settembre, i paesi arabi ed i
loro
simpatizzanti sostennero che molte delle organizzazioni che
compiono
azioni violente contro gli Americani e gli Israeliani non
dovrebbero
essere tra gli obbiettivi della nuova guerra americana
perché
sono "combattenti per la libertà" anziché
terroristi. Questo è
stato
il mantra degli stessi terroristi, che sostengono che le loro
azioni
sono forme legittime di resistenza all'occupazione israeliana.
"Non
puoi dire che ci sono i terroristi buoni ed i terroristi
cattivi".
—
Consigliere per la Sicurezza Nazionale USA Condoleezza Rice
[36]
Quest'argomento
è profondamente errato. Primo, i nemici d'Israele
razionalizzano
ogni attacco come legittimo a causa di peccati reali e
fantasticati
commessi dagli Ebrei sin dall'inizio del 20° Secolo. Di
conseguenza,
il blocco arabo ed i suoi sostenitori alle Nazioni Unite
sono
riusciti a bloccare qualsiasi condanna di ogni attacco
terroristico
contro Israele. Invece, essi abitualmente sostengono
risoluzioni
che criticano Israele quando reagisce.
Secondo,
in nessun'altra parte del mondo si considera "legittima
forma
di resistenza" l'uccisione di uomini, donne e bambini
innocenti.
La lunga lista di orrendi crimini comprende cecchini che
sparano
a degli infanti, bombaroli suicidi che fanno saltare in aria
pizzerie
e discoteche, dirottatori che prendono ostaggi e li
ammazzano,
infiltrati che ammazzano atleti olimpionici. Hizballah, la
Jihad
Islamica, Hamas, l'FPLP e diversi altri gruppi, perlopiù
palestinesi,
si sono impegnati per decenni in queste attività e
raramente
sono stati condannati o portati davanti ad un giudice.
Tutti
costoro integrano la definizione di gruppo terrorista del
governo
USA: "Terrorismo è l'uso illegale della forza o la
violenza
contro
persone o beni per intimidare o costringere un governo, la
popolazione
civile, od una sua qualsiasi parte, per perseguire
obbiettivi
politici o sociali" [37] - e pertanto dovrebbero essere
bersagli
degli sforzi USA di tagliare i loro fondi, di scalzare i
loro
capi e portarli davanti ad un giudice.
Nel
caso dei gruppi palestinesi, non c'è mistero sull'identità
dei
loro
capi, sulle loro fonti di finanziamento, e su quali nazioni
danno
loro ricetto. Delle organizzazioni caritatevoli americane sono
state
collegate al finanziamento di alcuni di questi gruppi, e
l'Arabia
Saudita, la Siria, il Libano, l'Iraq, l'Iran e l'Autorità
Palestinese
tutti quanti li proteggono e/o sostengono
finanziariamente
e logisticamente.
"...
ci sono responsabilità insite nell'essere il rappresentante
del
popolo
palestinese. E questo significa accertarsi che tu faccia tutto
quel
che puoi per abbassare il livello della violenza, tutto quel che
puoi
per sradicare i terroristi ed arrestarli, per accertarti che la
situazione
della sicurezza nei territori palestinesi - per esempio
l'Area
A - sia una da cui non possa sprizzare il terrore ... queste
sono
responsabilità che abbiamo chiesto al Presidente Arafat di
assumersi,
ed assumersi seriamente. Noi non crediamo ancora che si
sia
fatto abbastanza da questo punto di vista ... Non puoi aiutarci
con
Al-Qaida ed abbracciare Hizbullah. Od Hamas. Questo non è
accettabile".
—
Consigliere per la Sicurezza Nazionale USA Condoleezza Rice
[38]
22.24.
[Mito]
"Il
Mossad d'Israele ha compiuto il bombardamento del World Trade
Center
per suscitare odio americano verso gli Arabi"
22.24.
[Fatti]
Il
Ministro della Difesa Siriano Mustafa Tlass ha detto ad una
delegazione
della Gran Bretagna che Israele era il responsabile per
gli
attacchi agli Stati Uniti dell'11 Settembre 2001. Egli sostenne
che
il Mossad aveva avvertito migliaia di impiegati ebrei di non
recarsi
al lavoro quel giorno al World Trade Center. Egli fu il
funzionario
arabo di più alto rango ad esprimemere pubblicamente
un'opinione
che si dice assai diffusa nel mondo arabo secondo cui gli
attacchi
erano parte di una congiura ebraica per provocare
rappresagli
USA contro il mondo arabo e volgere contro i Mussulmani
l'opinione
pubblica americana. Un sondaggio pubblicato nel giornale
libanese
An Nahar, per esempio, riscontrò che il 31% di chi rispose
riteneva
che fosse Israele il responsabile dei dirottamenti, mentre
solo
il 27% incolpava Osama bin Laden. Un sondaggio Newsweek rinvenne
che
non pochi Egizi ritenevano che gli Ebrei fossero responsabili per
i
bombardamenti del World Trade Center [39].
La
teoria della congiura viene fatta circolare anche da capi islamici
americani.
L'Imam Mohamed Asi del Centro Islamico di Washington disse
che
furono dei funzionari governativi israeliani a decidere di
lanciare
l'attacco dopo che gli Stati Uniti ebbero respinto la loro
richiesta
di reprimere l'Intifada palestinese. "Se noi non siamo al
sicuro,
non lo siete nemmeno voi", fu quello che pensarono gli
Israeliani
dopo il rifiuto USA, secondo Asi [40].
Nessun'autorità
americana ha suggerito, né si è mai esibita alcuna
prova,
che faccia pensare che qualche Israeliano od Ebreo abbia avuto
un
ruolo negli attacchi terroristici. Queste teorie cospiratorie sono
assolutamente
insensate, e riflettono quanto sono pronte molte
persone
nel mondo arabo ad accettare delle panzane antisemitiche e la
mitologia
del potere ebraico. Esso possono anche riflettere il
rifiuto
di credere che dei Mussulmani potessero essere responsabili
per
le atrocità e la speranza che esse potessero essere fatte
ricadere
sugli Ebrei.
22.25.
[Mito]
"Mohammad
Atta, il terrorista che ha mandato l'aereo contro il World
Trade
Center, fece saltare un autobus in Israele nel 1986. All'epoca
Israele
arrestò, processò, condannò, imprigionò
Atta, ma fu convinto
dagli
USA a rilasciarlo come parte dell'accordo di pace di Oslo"
22.25.
[Fatti]
L'Internet
è una meravigliosa innovazione, ma una delle sue
caratteristiche
problematiche è che consente a false voci di
spargersi
rapidamente per il mondo. La storiella secondo cui Atta,
che
si ritiene fosse uno degli organizzatori degli attacchi
terroristici
contro gli Stati Uniti dell'11 Settembre 2002, era stato
rilasciato
da una prigione israeliana in seguito a pressioni
americane,
e che avrebbe poi ringraziato gli USA facendo piombare un
aereo
dentro il World Trade Center è uno di quei falsi pettegolezzi
che
ora vive di vita propria. Non è chiaro da dove venga, e la
risposta
è arrivata lentamente, ma ora sappiamo che la storia sembra
essere
frutto di quasi-omonimia.
Nel
1990 gli Stati Uniti estradarono un Palestinese di nome Mahmoud
Abed
Atta perché venisse processato per il mitragliamento di un
autobus
israeliano a Samaria nell'Aprile 1996 in cui morì il
conducente.
Abed Atta era legato al gruppo terroristico di Abu Nidal
e
fuggì in Venezuela dopo l'omicidio, ma fu deportato negli
Stati
Uniti.
Era anche cittadino americano e per tre anni ingaggiò una
battaglia
legale per evitare l'estradizione. Egli perse e fu
deportato
in Israele il 2 Novembre 1990. Abed Atta fu alla fine
rilasciato
dopo che la Corte Suprema sentenziò che c'erano dei vizi
nel
procedimento di estradizione. Non si sa dove sia ora.
Il
terrorista sospettato dell'attacco dell'11 Settembre, Muhammad
Atta,
era egizio e non aveva parentela alcuna con Abed Atta [41].
22.26.
[Mito]
"Le
università americane dovrebbero disinvestire dalle compagnie
che
fanno
affari in Israele per costringerlo a por fine all''occupazione'
ed
agli abusi nei diritti umani"
22.26.
[Fatti]
La
parola "pace" nelle petizioni di disinvestimento non
compare, cosa
che
rende evidente che l'intento non è di risolvere il conflitto,
ma
di
delegittimare Israele. I richiedenti accusano Israele per la
mancanza
di pace e chiedono che esso compia concessioni unilaterali
senza
contraccambio da parte dei Palestinesi, neppure la cessazione
del
terrorismo. I propugnatori del disinvestimento ignorano inoltre
gli
sforzi d'Israele durante il processo di pace di Oslo, ed agli
incontri
al vertice col Presidente Clinton, di raggiungere uno
storico
compromesso con i Palestinesi che avrebbe creato uno stato
Palestinese.
La
campagna di disinvestimento contro il Sudafrica era diretta
specificamente
contro società che stavano usando le leggi razziste di
quel
paese a loro vantaggio. In Israele non esistono siffatte leggi
razziste;
inoltre, le società che fanno affari lì seguono il
medesimo
standard
di eguali diritti per i lavoratori che si applicano negli
Stati
Uniti.
Il
Rettore dell'Università di Harvard Lawrence Summers osservò
che
gli
sforzi di disinvestimento sono antisemitici. "Opinioni
profondamente
antiisraeliane stanno trovando sempre maggior sostegno
nelle
comunità intellettuali progressiste", disse Summers,
"Persone
serie
e pensose stanno invocando e compiendo azioni che hanno un
effetto,
se non un intento antisemita" [42].
La
pace nel Medio Oriente verrà solo da negoziati diretti tra le
parti,
e solo dopo che i paesi arabi riconoscano il diritto di
Israele
ad esistere, ed i Palestinesi e gli altri Arabi la smettano
di
sostenere il terrorismo. Le università americane non possono
essere
d'aiuto con maldirette campagne di disinvestimento che
ingiustamente
dichiarano Israele la fonte dei conflitti nella
regione.
I proponenti il disinvestimento sperano di marchiare Israele
con
un'associazione con il Sudafrica dell'Apartheid, un confronto
offensivo
che ignora che tutti i cittadini israeliani sono uguali
secondo
la legge.
22.27.
[Mito]
"I
sostenitori d'Israele tentano di azzittire i critici
etichettandoli
come antisemiti"
22.27.
[Fatti]
Non
è detto che criticare Israele faccia di qualcuno un
antisemita.
Il
fattore determinante è l'intento del commentatore. I legittimi
critici
accettano il diritto d'Israele ad esistere, ma gli antisemiti
no.
Gli antisemiti usano un doppio standard quando criticano Israele,
per
esempio negando agli Israeliani il diritto di perseguire le loro
legittime
rivendicazioni, mentre incoraggiano i Palestinesi a farlo.
Gli
antisemiti negano ad Israele il diritto di difendersi, ed
ignorano
le vittime ebree, mentre incolpano Israele per aver
inseguito
i loro assassini. Gli antisemiti non fanno mai, o quasi,
affermazioni
positive su Israele. Gli antisemiti descrivono gli
Israeliani
con termini spregiativi od istigatori, suggerendo, ad
esempio,
che essi siano "razzisti" o "nazisti".
Non
ci sono campagne per impedire alla gente di esprimere opinioni
negative
sulla politica israeliana. Di fatti, i critici più sonori
d'Israele
sono gli stessi Israeliani che usano la loro libertà di
parola
per esprimere ogni giorno le loro preoccupazioni. Un'occhiata
a
qualsiasi giornale israeliano rivelerà una sovrabbondanza di
articoli
che mettono in discussione questa o quella politica del
governo.
Ma gli antisemiti non condividono l'interesse degli
Israeliani
per il miglioramento della loro società; il loro scopo è
delegittimare
lo stato nel breve periodo e distruggerlo nel lungo
periodo.
Non c'è nulla che Israele possa fare per soddisfare questi
critici.
[Note]
[1]
Foreign Relations of the United States 1947, (DC: GPO, 1948), pp.
1173-4,
1198-9, 1248, 1284. [Henceforth FRUS 1947.]
[2]
Mitchell Bard, The Water's Edge And Beyond, (NJ: Transaction
Publishers,
1991), p. 132.
[3]
FRUS 1947, p. 1313.
[4]Harry
Truman, Years of Trial and Hope, Vol. 2, (NY: Doubleday,
1956),
p. 156.
[5]
John Snetsinger, Truman, The Jewish Vote and the Creation of
Israel,
(CA: Hoover Institution Press, 1974), pp. 9-10;
David
Schoenbaum, "The United States and the Birth of Israel,"
Wiener
Library Bulletin, (1978), p. 144n.
[6]
Peter Grose, Israel in the Mind of America, (NY: Alfred A. Knopf,
1983),
p. 217;
Michael
Cohen, "Truman, The Holocaust and the Establishment of
the
State of Israel," Jerusalem Quarterly, (Primavera 1982), p.
85.
[7]
Memorandum di una conversazione sui colloqui Harriman-Eshkol, (25
Febbraio
1965);
Memorandum
di una conversazione tra l'Ambasciatore Avraham Harman
e
W. Averill Harriman, Ambassador-at-Large, (15 Marzo 1965), LBJ
Library;
Yitzhak
Rabin, The Rabin Memoirs, (MA: Little Brown and Company,
1979),
pp. 65-66..
[8]
Robert Trice, "Domestic Political Interests and American Policy
in
the Middle East: Pro-Israel, Pro-Arab and Corporate Non-
Governmental
Actors and the Making of American Foreign Policy, 1966-
1971,"
(Dissertazione dottorale inedita, University of Wisconsin-
Madison,
1974), pp. 226-230.
[9]
Memorandum di una conversazione tra Yitzhak Rabin ed al., e di
Paul
Warnke et al., (4 Novembre 1968), LBJ Library.
[9a]
Jerusalem Post, (27 Giugno 2002).
[10]
Ministero Israeliano della Difesa.
[1]
Dore Gold, America, the Gulf, and Israel, (CO: Westview Press,
1988),
p. 84.
[12]
Yitzhak Rabin, discorso alla conferenza su "Strategia e Difesa
nel
Mediterraneo Orientale", sponsorizzata dal Washington Institute
for
Near East Policy e dall'Associazione dei Corrispondenti Militari
Israeliani,
Gerusalemme, (9-11 Luglio 1986).
[13]
Ronald Reagan, "Recognizing the Israeli Asset," Washington
Post,
(15
Agosto 1979).
[14]
New York Times, (9 Agosto 1987).
[15]
Wolf Blitzer, Territory of Lies, (NY: Harper & Row, 1989), p.
201.
[16]
New York Times, (2 e 21 Dicembre 1985).
[1]
Blitzer, pp. 166-171.
[18]
Alan Dershowitz, Chutzpah, (MA: Little Brown, & Co., 1991), pp.
289-312.
[19]
Washington Post, (23 Dicembre 2000).
[20]
Buona parte di queste informazioni sono state confermate dalla
divulgazione
di conversazioni registrate di figure chiave dello
scandalo,
"Nightline," (2 Ottobre 1991).
[21]
Rapporto delle Commissioni Congressuali d'Inchiesta sull'Affare
Iran-Contra,
(DC: GPO, 1987), pp. 164-76.
[22]
New York Times, (4 Febbraio 1987).
[23]
The Tower Commission Report, (NY: Bantam Books and Time Books,
1987),
p. 84.
[24]
Energy Information Administration.
[25]
Al-Musawwar, (19 Gennaio 1990).
[26]
See Steven Emerson, "The ARAMCO Connection," The New
Republic,
(19
Maggio 1982), pp. 11-16;
Russell
Howe and Sarah Trott, The Power Peddlers, (NY:
Doubleday,
1977), pp. 342-343;
Anti-Defamation
League, The U.S.-Saudi Relationship, (NY: ADL,
1980),
p. 6.
[27]
Steven Emerson, The American House of Saud, (NY: Franklin Watts,
1985),
pp. 36-37;
Steven
Spiegel, The Other Arab-Israeli Conflict: Making
America's
Middle East Policy from Truman to Reagan, (IL: University
of
Chicago Press, 1985), pp. 258-59;
Anthony
Sampson, The Seven Sisters, (NY: Viking Press, 1975),
pp.
248-50;
Hoag
Levins, Arab Reach: The Secret War Against Israel, (NY:
Doubleday,
1983), p. 51.
[28]
Steven Emerson, "The Petrodollar Connection," The New
Republic,
(17
Febbraio 1982), pp. 18-25;
anche
Emerson, (85), pp. 177-213.
[29]
Levins, p. 19.
[30]
Emerson (85), p. 413.
[31]
Newsweek, (29 Ottobre 2001).
[31]
aAl-Raya (Qatar), (6 Gennaio 2002).
[32]Henry
Kissinger, The White House Years. (MA: Little Brown & Co.,
1979),
pp. 600-617.
[32b]
Washington Post, (16 Dicembre 2002).
[32c]
CNN, (3 Dicembre 2002).
[33]
Guardian Unlimited, (1 Gennaio 2001).
[34]
Near East Report, (16 Settembre 1970).
[35]
Editoriale del Washington Post, (11 Ottobre 2001).
[36]
Jerusalem Post, (17 Ottobre 2001).
[37]
Washington Post, (13 Settembre 2001).
[38]
Jerusalem Post, (9 Novembre 2001).
[39]
Jerusalem Post, (19 Ottobre 2001); Sondaggio Newsweek citato
in
"Protocols," The New Republic Online, (30 Ottobre
2001).
[4]
Jewish Telegraphic Agency, (2 Novembre 2001).
[41]
Jerusalem Post, (8 Novembre 2001).
[42]
Discorso per la preghiera del mattino, Memorial Church,
Cambridge,
Massachusetts, (17 Settembre 2002), Ufficio del Rettore,
Università
di Harvard.
Insediamenti,
di Mitchell G.Bard
Miti
da confutare
24.a.
"Israele non ha diritto di risiedere in Cisgiordania. Gli
insediamenti
israeliani sono illegali."
24.b.
"Gli insediamenti sono un ostacolo per la pace"
24.c.
"La Convenzione di Ginevra proibisce la costruzione di
insediamenti
ebraici nei territori occupati"
24.d.
"Israele ha insediato provocatoriamente gli Ebrei
prevalentemente
nelle città arabe, e ha stabilito così tanti elementi
che
il compromesso territoriale non è più possibile."
24.e.
"Israele deve evacuare tutti gli insediamenti ebraici prima che
si
possa realizzare un accordo di pace coi palestinesi"
24.f.
"A Camp David, durante la presidenza di Jimmy Carter, Israele
ha
accettato di fermare la costruzione degli insediamenti per cinque
anni.
Durante i mesi, Israele ha violato gli accordi, instaurando
nuovi
insediamenti in Cisgiordania."
24.g.
"Il contributo finanziario americano fornisce ad Israele
miliardi
di dollari provenienti dai contribuenti americani che sono
stati
usati per costruire insediamenti in Cisgiordania e nella
striscia
di Gaza per dare alloggio agli Ebrei sovietici."
24.h.
"Israele non ha diritto di costruire le case in Har Homa perché
è
parte della Gerusalemme Est araba ed è quindi un altro
progetto di
insediamenti
che impedisce la pace"
24.i.
"Il rapporto Mitchell ha chiarito che la politica di
insediamenti
israeliana va considerata come causa del crollo del
processo
di pace tanto quanto la violenza palestinese, e che un
congelamento
degli insediamenti è necessario per arrestare le
violenze."
24.l.
"Chiunque difenda gli insediamenti razionalizza la perpetua
occupazione
del popolo palestinese e della sua terra"
24.m.
"Gli accordi di pace che Israele ha firmato con i palestinesi
proibiscono
l'attività di insediamento"
24.n.
"La Croce Rossa ha dichiarato che gli insediamenti israeliani
sono
un crimine di guerra"
[I
miti in dettaglio]
24.a.
MITO
"Israele
non ha diritto di risiedere in Cisgiordania. Gli
insediamenti
israeliani sono illegali."
24.a.
FATTI
Gli
Ebrei hanno vissuto in Giudea e Samaria - la Cisgiordania - sin
dai
tempi antichi. L'unica volta in cui agli Ebrei fu proibito di
vivere
nei territori nei decenni recenti fu durante il governo
Giordano
dal 1948 al 1967. La proibizione era contrario al Mandato
per
la Palestina, adottato dalla Lega delle Nazioni, che prevedeva
l'insediarsi
di uno stato ebraico, e incoraggiava
specificatamente
"un insediamento vicino degli Ebrei alla Terra."
Numerose
autorità legali disputano la questione se gli insediamenti
sono
"illegali".
Il
professore di legge internazionale Stephen Schwebel sottolinea che
un
paese che agisce con l'autodifesa può misurare ed occupare il
territorio
quand'è necessario per proteggersi.
Schwebel
osserva inoltre che uno stato può richiedere, come
condizione
per il suo ritiro da un territorio, delle misure di
sicurezza
disegnate per assicurare ai suoi cittadini di non essere
nuovamente
minacciati da quel territorio. [1]
Secondo
Eugen Rostow, il precedente Sottosegretario di Stato agli
Affari
Politici dell'amministrazione Johnson, la risoluzione 242 da
ad
Israele il diritto legale di trovarsi in Cisgiordania. La
risoluzione,
osserva Rostow, "permette ad Israele di amministrare i
territori"
ottenuti nel 1967 "finché non venga realizzata una pace
giusta
e duratura nel medio oriente".[2]
24.b.
MITO
"Gli
insediamenti sono un ostacolo per la pace"
24.b.
FATTI
Gli
insediamenti non sono mai stati un ostacolo per la pace.
Dal
1949 al 1967, quando agli Ebrei era proibito di vivere in
Cisgiordania,
gli Arabi si rifiutarono di firmare la pace con Israele.
Dal
1967 al 1977, il partito laburista stabilì solo alcuni
insediamenti
strategici nei territori, eppure gli arabi non volevano
negoziare
la pace con Israele.
Nel
1977, mesi dopo che il governo del Likud, impegnato ad ampliare
l'attività
di insediamenti, prese potere, il Presidente egiziano
Sadat
andò a Gerusalemme e firmò in seguito il trattato di
pace con
Israele.
Per caso, esistevano degli insediamenti israeliani nel Sinai
e
quelli furono rimossi come parte dell'accordo con l'Egitto.
L'anno
dopo, Israele congelò la costruzione di insediamenti per tre
mesi,
sperando che questo gesto avrebbe incitato gli altri arabi a
partecipare
al processo di pace di Camp David. Ma nessuno lo fece.
Nel
1994, la Giordania firmò un accordo di pace con Israele e gli
insediamenti
non erano stati presi in questione. Oltretutto il numero
di
Ebrei che viveva nei territori stava crescendo.
Tra
il giugno del 1992 e il giugno del 1996 sotto il governo guidato
dai
laburisti, la popolazione ebraica nei territori, crebbe
all'incirca
del 50%. Questa rapida crescita non impedì ai palestinesi
di
firmare gli accordo di Oslo nel settembre 1993 o gli accordi di
Oslo2
nel settembre 1995.
Nel
2000 il primo ministro Ehud Barak offrì di smantellare dozzine
di
insediamenti,
ma i palestinesi non hanno accettato di terminare il
conflitto.
L'attività
degli insediamenti può essere uno stimolo al processo di
pace
perché ha forzato i palestinesi e gli arabi a riconsiderare il
fatto
che il tempo è dalla loro parte.
Sono
frequenti i riferimenti negli scritti arabi a proposito di
quanto
tempo fu necessario per espellere i Crociati e quanto tempo
potrebbe
prendere per fare lo stesso con i Sionisti.
La
crescita della popolazione ebraica nei territori ha forzato gli
arabi
a mettere in discussione questo principio.
"I
palestinesi realizzano ora", disse il sindaco di Betlemme Elias
Freij,
"che il tempo ora è dal lato d'Israele, che può
costruire gli
insediamenti
e creare dati di fatto, e che la sola via d'uscita da
questo
dilemma sono le negoziazioni faccia a faccia." [3]
Molti
israeliani, nonostante ciò, hanno dubbi sull'espansione degli
insediamenti.
Alcuni li considerano una provocazione, altri temono
che
i coloni siano particolarmente vulnerabili, e sono stati
obiettivo
di ripetuti attacchi terroristici palestinesi.
Per
difenderli, viene schierato un grande numero di soldati che
sarebbe
altrimenti allenato e preparato per un possibile conflitto
con
l'esercito arabo.
Alcuni
israeliani obiettano inoltre che la quantità di denaro che va
alle
comunità oltre la linea verde, e i sussidi speciali che sono
stati
forniti per rendere le loro case più affidabili.
Altri
sentono ancora che i coloni forniscono una prima linea di
difesa
e di sviluppo della terra che appartiene giustamente ad
Israele.
La
disposizione degli insediamenti è una questione per le
negoziazioni
dello stato finale. La questione di dove sarà il confine
estremo
tra Israele e un'entità palestinese sarà verosimilmente
influenzato
dalla distribuzione di queste città ebraiche.
Israele
vuole incorporare quanti più coloni possibile dentro i suoi
confini
mentre i palestinesi vogliono espellere tutti gli ebrei dal
territorio
che loro controllano.
Se
Israele si ritirasse entro i confini del 1967 unilateralmente, o
come
parte di un insediamento politico, molti coloni dovrebbero
affrontare
una o più opzioni: rimanere nei territori, essere espulsi
dalle
loro case, o reinsediarsi volontariamente in Israele.
L'impedimento
alla pace non è l'esistenza di questi insediamenti, è
la
riluttanza palestinese di accettare uno stato a fianco di Israele
anziché
uno al posto di Israele.
24.c.
MITO
"La
Convenzione di Ginevra proibisce la costruzione di insediamenti
ebraici
nei territori occupati"
24.c.
FATTI
La
Quarta Convenzione di Ginevra proibisce il trasferimento forzato
di
persone di uno stato in un territorio di un altro stato che ha
occupato
come conseguenza di una guerra.
L'intenzione
era quella di assicurare che le popolazioni locali che
si
erano trovate sotto occupazione che non sarebbero state costrette
a
trasferirsi.
Questo
non è in alcun modo rilevante rispetto alla questione degli
insediamenti.
Gli Ebrei non sono stati costretti ad andare in
Cisgiordania
e nella striscia di Gaza; al contrario, sono ritornati
ai
luoghi
dove
loro, o i loro predecessori, una volta avevano vissuto prima di
essere
espulsi da terzi.
Inoltre
questi territori non sono mai appartenuti legalmente, né alla
Giordania
né all'Egitto, e certamente nemmeno ai palestinesi, che non
hanno
mai avuto l'autorità in alcuna parte della Palestina.
"Il
diritto ebraico di insediamento nell'area è equivalente in
tutti
i
sensi al diritto della popolazione locale di vivere lì,"
secondo il
Professor
Eugene Rostow, precedente Sottosegretario di Stato agli
Affari
Politici. [4]
Per
motivi di prudenza, inoltre, Israele non requisisce le terre
private
per stabilirvi degli insediamenti.
La
costruzione di case è permessa su terre private solo dopo che
è
stato
determinato che non ci siano diritti privati violati. Gli
insediamenti
non spostano inoltre gli arabi che vivono nei territori.
I
media a volte danno l'impressione che per ogni Ebreo che si muove
in
Cisgiordania, diverse centinaia di Palestinesi sono costretti a
spostarsi.
La verità è che la vasta maggioranza degli insediamenti
è
stata
costruita in aree disabitate e anche la manciata di
insediamenti
stabiliti dentro o presso città arabe non hanno
costretto
mai nessun palestinese ad andarsene.
24.c.
LA FRASE CELEBRE
"Gli
insediamenti nelle diverse parti della cosiddetta area
occupata...
[sono stati] il risultato di una guerra che loro [gli
israeliani]
hanno vinto"
Segretario
alla Difesa Statunitense, Donald Rumsfeld [4a]
24.d.
MITO
"Israele
ha insediato provocatoriamente gli Ebrei prevalentemente
nelle
città arabe, e ha stabilito così tanti elementi che il
compromesso
territoriale non è più possibile."
24.d.
FATTI
Complessivamente,
l'area degli insediamenti costruiti è di meno del
2%
di tutti i territori disputati. Circa l'80% dei coloni vive in
quelli
che sono in effetti delle periferie delle maggiori città
israeliane,
come Gerusalemme e Tel Aviv. Queste sono aree che
potenzialmente
l'intera popolazione ebraica ritiene Israele debba
trattenere
per assicurarsi la propria sicurezza, e anche il
presidente
Clinton, sottolineò nel Dicembre 2000 che sarebbero dovute
rimanere
sotto l'autorità permanente Israeliana.[4b]
Questioni
strategiche hanno portato sia i laburisti che il governo
del
Likud a stabilire degli insediamenti. L'obiettivo è di
assicurarsi
una maggioranza ebraica in regioni chiave della
Cisgiordania,
come il corridoio Tel Aviv - Gerusalemme, sfondo di
pesanti
scontri in svariate guerre arabo-israeliane.
Inoltre,
quando cominciarono i colloqui di pace arabo-israeliani nel
tardo
1991, più dell'80% della Cisgiordania non conteneva
insediamenti
o al massimo alcuni popolati in modo sparso. [5]
Oggi
circa 225.000 Ebrei vivono in circa 150 comunità in
Cisgiordania.
La sovrastante maggioranza di questi insediamenti ha
meno
di 1.000 abitanti, e diversi di essi hanno solo alcune dozzine
di
residenti. Gli analisti hanno sottolineato che l'80% degli ebrei
si
potrebbe portare all'interno dei confini israeliani con modifiche
minime
della "Linea Verde".
24.e.
MITO
"Israele
deve evacuare tutti gli insediamenti ebraici prima che si
possa
realizzare un accordo di pace coi palestinesi"
24.e.
FATTI
L'implicazione
delle diverse critiche fatte sugli insediamenti è che
sarebbe
meglio ai fini della pace in Cisgiordania siano Judenrein
(svuotati
dagli Ebrei). Questa idea sarebbe chiamata antisemita se
agli
Ebrei venisse proibito di vivere a New York, o a Parigi, o a
Londra;
vietargli di vivere nella Cisgiordania, la culla della
civiltà
ebraica, non sarebbe meno discutibile.
Qualunque
accordo di pace permetterebbe inevitabilmente agli Ebrei
che
preferiscono vivere fuori dallo Stato d' Israele, sotto
l'autorità
palestinese di vivere in Cisgiordania - così come gli
arabi
oggi vivono in Israele.
Da
nessun governo israeliano ci si aspetterebbe che questo
rinforzasse
il tipo di politiche istituite dai britannici con cui
grandi
aree della Palestina furono dichiarate "off-limits" per gli
Ebrei.
24.f.
MITO
"A
Camp David, durante la presidenza di Jimmy Carter, Israele ha
accettato
di fermare la costruzione degli insediamenti per cinque
anni.
Durante i mesi, Israele ha violato gli accordi, instaurando
nuovi
insediamenti in Cisgiordania."
24.f.
FATTI
Il
periodo di cinque anni concordato a Camp David, fu un periodo
concesso
ai palestinesi di auto-governo nei territori.
La
moratoria israeliana sugli insediamenti in Cisgiordania concordata
dal
Primo Ministro Menachem Begin fu di soli tre mesi. Begin mantenne
questo
accordo.
La
posizione israeliana sulla questione ricevette un supporto da una
fonte
inaspettata: il presidente egiziano Anwar Sadat, che disse: "
Abbiamo
concordato di congelare l'insediamento di colonie per i
prossimi
tre mesi, il tempo necessario nelle nostre stime per firmare
il
trattato di pace ". [6]
I
palestinesi rifiutarono gli accordi di Camp David e perciò i
provvedimenti
a loro relativi non furono mai realizzati.
Se
avessero accettato i termini offerti da Begin, è molto
probabile
che
l'autorità auto-governativa si sarebbe sviluppata molto prima
di
adesso
nello stato che i palestinesi dicono di desiderare.
24.g.
MITO
"Il
contributo finanziario americano fornisce ad Israele miliardi di
dollari
provenienti dai contribuenti americani che sono stati usati
per
costruire insediamenti in Cisgiordania e nella striscia di Gaza
per
dare alloggio agli Ebrei sovietici."
24.g.
FATTI
Dal
1989, circa un milione di Ebrei è immigrato in Israele. La
maggioranza,
circa l'80%, proveniva dall'ex Unione Sovietica. Israele
deve
fornire a questi immigranti cibo, una casa, un impiego e
istruzione.
Il
compito è ancor più difficile quando l'assorbimento è
relativo ad
Ebrei
di luoghi relativamente poco sviluppati come l'Etiopia, cui
spesso
deve venire insegnato tutto, dall'utilizzo di una toilette al
come
si ritirano i soldi da una banca.
Per
affrontare queste sfide, Israele ha investito miliardi di
dollari.
Oltretutto, la comunità degli Ebrei americani ha contribuito
con
milioni di dollari attraverso l'Appello degli Ebrei Uniti della
campagna
Operazione Exodus e di altre associazioni filantrope.
Nonostante
ciò, l'incombenza era così gravosa che Israele si
rivolse
agli
USA per ricevere aiuto. Per mettere in prospettiva la sfida, si
consideri
che gli USA - un paese di 250 milioni di persone, con un
prodotto
nazionale di migliaia di miliardi di dollari - ammette circa
125mila
rifugiati all'anno.
Solo
nel 1990, in Israele sono immigrati 200mila Ebrei.
Gli
USA hanno condotto il Mondo Libero ad assicurare la libertà
degli
Ebrei
Sovietici. Dal 1972, il Congrsso ha stanziato dei fondi per
aiutare
lo stabilirsi degli Ebrei sovietici in Israele.
Dal
1992, 80 milioni di dollari sono stati stanziati a questo scopo.
Dopo
che l'Unione Sovieticà aprì i suoi cancelli, il
"rivolo" di
immigranti
divenne un'inondazione - l'immigrazione da quel paese
arrivò
alle stelle, da meno di 13mila persone nel 1989 a più di
185mila
nel 1990. Israele in seguito chiese diversi tipi di aiuto.
Gli
USA risposero nel 1990 approvando un prestito di 400 milioni di
dollari
garantiti per aiutare Israele a dare una casa ai suoi nuovi
arrivati.
Le
garanzie però non sono promesse - neanche un penny dei fondi
governativi
americani è stato trasferito in Israele. Gli USA hanno
semplicemente
cofirmato dei prestiti per Israele che danno ai
banchieri
il permesso di prestare soldi ad Israele
in
termini più favorevoli: rate di interesse inferiori e periodi
di
rimborso
più lunghi - fino a 30 anni anziché da cinque a
sette.
Questo
prestito inoltre garantisce di non avere effetti sui programmi
interni
o sulle garanzie.
Inoltre
non hanno impatto sui contribuenti americani, a meno che
Israele
non venga meno ai suoi debiti,cosa che non è mai
avvenuta.
Inoltre,
parecchio del denaro preso in prestito da Israele viene
usato
negli USA per comprare beni americani.
Quando
fu chiaro che il fiume di rifugiati era ancora più grosso di
quanto
anticipato, e decine di migliaia continuavano ad arrivare ogni
mese,
Israele capì che era necessario un aiuto maggiore e chiese
agli
Stati
Uniti altre garanzie per 10 miliardi di dollari.
Nel
1992, il Congresso autorizzò il Presidente a fornire garanzie
di
prestito
ad Israele date come effetto dello sforzo straordinario da
parte
d'Israele ad insediare ed assorbire emigranti.
Queste
garanzie furono rese disponibili in un incremento annuale di
due
miliardi di dollari in cinque anni.
Mentre
il costo del governo USA era nullo, Israele pagava agli Stati
Uniti
debiti annuali di diverse centinaia di milioni di dollari per
coprire
costi amministrativi e non.
Secondo
linee guida preesistenti, nessuna assistenza USA ad Israele
può
essere utilizzata oltre i confini precedenti il 1967. Inoltre,
per
sottolineare il malcontento relativo alle politiche israeliani di
insediamenti,
il Presidente
fu
autorizzato a ridurre le garanzie di prestito annuale di un
ammontare
pari a quello stimato essere il valore delle attività
israeliani
in Cisgiordania e nella striscia di Gaza intraprese lo
scorso
anno.
Così,
come indica la tabella, il dipartimento di Stato ha determinato
che
Israele spendesse sotto 1.4 miliardi di dollari per l'attività
di
insediamento
dal 1993 al 1996. Il Presidente fu comunque autorizzato
a
rescindere queste deduzioni nel caso in cui la resa disponibile di
fondi
per Israele sia di interesse
per
la sicurezza degli Stati Uniti. Il Presidente Clinton utilizzò
questa
autorità negli ultimi tre anni del suo programma, così
la
riduzione
attuale nell'ammontare delle garanzie disponibili per
Israele
era di 773.8 milioni di dollari.
I
soldi connessi con gli insediamenti inoltre non hanno niente a che
fare
con i nuovi immigranti, nessuno di loro è stato costretto a
vivere
nei territori.
Infatti
solo una piccola percentuale di essi ha deciso di farlo.
Con
tutte le misure, il programma di prestito garantito degli USA è
stato
un enorme successo.
Israele
ha utilizzato i fondi principalmente per incrementare
l'ammontare
della valuta corrente straniere nel settore d'affari del
paese
e
per supportare progetti di infrastrutture, quali strade, ponti,
acque
di scolo e piani elettrici.
Queste
garanzie hanno inoltre aiutato Israele ha fornire case e
lavoro
potenziali per tutti i nuovi immigranti.
La
disoccupazione tra gli immigrati, che ha raggiunto l'apice al 35%,
è
calata al 6%, circa lo stesso tasso del resto della
popolazione.
Oltre
a contribuire al successo Israeliano di assorbire immigrati
mantenendo
una crescita economica, il programma di garanzie di
prestito
ha inviato inoltre un forte messaggio
ai
mercati capitali privati internazionali relativi alla fiducia che
gli
USA hanno nell'abilità di Israele a sopportare questo
potenziale
fardello
economico.
Di
conseguenza, il tasso di credito di Israele venne migliorato ed
Israele
può prendere in prestito centinaia di milioni di dollari sui
mercati
finanziari internazionali in modo indipendente.
24.h.
MITO
"Israele
non ha diritto di costruire le case ad Har Homa perché è
parte
della Gerusalemme Est araba ed è quindi un altro progetto di
insediamenti
che impedisce la pace"
24.h.
FATTI
Costruire
a Har Homa rappresenta l'ultima fase di un più vasto piano
municipale
di costruzione di case per la città di Gerusalemme
cominciato
nel 1968.
L'intera
area di Har Homa è inferiore ai 460 acro. Quando il progetto
incominciò
era completamente libera e non era adiacente a nessuna
popolazione
araba.
La
decisione originaria di proseguire le costruzione sull' Har Homa
fu
presa dal Primo Ministro laburista Shimon Peres nel 1996; le
costruzioni
non proseguire poiché la questione
era
legata alle corti israeliane. La corte Suprema Israeliana
respinse
gli appelli dei proprietari terrieri ebrei ed arabi e
approvò
l'esproprio di terre per il progetto.
Gli
espropri erano intrapresi sulla base del principio fondamentale
della
legge collettiva del dominio eminente,che permette ai governi
di
espropriare le terre dai proprietari privati per l'uso pubblico.
La
maggior parte della terra , il 75%, fu espropriato agli ebrei.
Il
piano di costruzione fu approvato dal governo Netanyahu dopo la
decisione
della Corte di affrontare la grave scarsezza di case sia
tra
gli arabi che tra gli ebrei a Gerusalemme.
Il
progetto dovrà infine includere 6500 case, così come
anche scuole,
parchi,
edifici pubblici e commerciali e zone industriali.
I
piani di costruzione per 3015 case nei 10 quartieri arabi di
Gerusalemme
saranno implementati contemporaneamente al progetto per
Har
Homa.
24.h.
LA FRASE CELEBRE
"Credo
che dovremmo annettere il quartiere di Har Homa, un quartiere
contro
il quale il mio movimento ha combattuto una stupida campagna.
Har
Homa ha una contiguità territoriale
con
lo Stato d'Israele. Dire che Har Homa disturba la contiguità
dei
territori
palestinesi, e rendere ciò in una causa possibile per la
guerra
è una sciocchezza, è idiozia."
Prof.
Amiram Goldblum - Leader di Peace Now.[7]
24.i.
MITO
"Il
rapporto Mitchell ha chiarito che la politica di insediamenti
israeliana
va considerata come causa del crollo del processo di pace
tanto
quanto la violenza palestinese, e che un congelamento degli
insediamenti
è necessario per arrestare le violenze."
24.i.
FATTI
Nel
Novembre del 2000, l'ex Senatore USA George Mithcell fu
incaricato
di condurre una commissione di rilevamento degli eventi
per
investigare la causa dell'Intifada di al-Aksa ed indagare su come
prevenire
le violenze future.
Il
rapporto redatto dalla sua commissione raccomandava di congelare
gli
insediamenti - essendo una delle più di 15 differenti misure
di
costruzione
- ma Mitchell e Warren Rudman, un altro membro della
commissione
resero chiaro che le attività di insediamento non erano
in
alcun modo
paragonabili
al terrorismo palestinese.
Affermarono
esplicitamente in una lettera chiarificatrice il loro
punto
di vista: "vogliamo proseguire e chiarire che non equipariamo
in
nessun modo
il
terrorismo palestinese con l'attività di insediamento
israeliana,
né
'somiglianti' o altro".
Mitchell
e Rudman hanno anche discusso l'idea che la cessazione della
costruzione
di insediamenti ed il terrorismo fossero connessi.
"Lo
scopo immediato deve essere il termine della violenza.... Parte
dello
sforzo per la cessazione della violenza deve includere una
immediata
ripresa della cooperazione per la sicurezza
tra
il governo Israeliano e l'Autorità Palestinese, mirato a
prevenire
la violenza e a combattere il terrorismo." Hanno aggiunto
poi,
"Riguardo al terrorismo, chiamiamo l'Autorità
palestinese, come
una
misura di costruzione di fiducia, per rendere chiaro
con
azioni concrete, che gli Israeliani e i Palestinesi sono uguali,
e
che il terrore è riprovevole e inaccettabile, e che l'Autorità
Palestinese
deve fare il massimo sforzo per prevenire le operazioni
terroristiche
e per punire chi perpetra questi atti nella sua
giurisdizione."
[8]
24.l.
MITO
"Chiunque
difenda gli insediamenti razionalizza la perpetua
occupazione
del popolo palestinese e della sua terra"
24.l.
FATTI
Mentre
fa un forte caso per i suoi diritti nei territori, il governo
Israeliano
riconosce anche che i palestinesi hanno pretese legittime
su
quell' area e che il compromesso si può raggiungere attraverso
le
negoziazioni:
Politicamente,
la Cisgiordania e la Striscia di Gaza sono meglio
definiti
come territori sui quali ci sono pretese competitive che
dovrebbero
essere risolte con le negoziazioni in un processo di pace.
Israele
ha rivendicazioni valide da affermare in questo territorio
basate
non
solo sulle sue connessioni storiche e religiosa con la terra, ed
anche
per le sue riconosciute ragioni di sicurezza, ma anche sul
fatto
che il territorio non era sotto la sovranità di alcuno state e
che
divenne sotto il controllo israeliano in una guerra di auto
difesa,
imposta ad Israele.
Allo
stesso tempo, Israele riconosce che i palestinesi hanno delle
rivendicazioni
legittime su quell'area. Infatti, il fatto che
entrambe
le parti abbiano accettato di condurre negoziazioni sugli
insediamenti
indica che considerano un compromesso su tale questione.
[9]
Infatti,
durante le negoziazioni del 2000 di Camp David alla Casa
Bianca,
il Primo Ministro Barak comunicò ufficialmente di offrire lo
smantellamento
di almeno 63 territori.[10]. I Palestinesi rifiutarono
tale
proposta.
24.m.
MITO
"Gli
accordi di pace che Israele ha firmato con i palestinesi
proibiscono
l'attività di insediamento"
24.m.
FATTI
Né
la Dichiarazione dei Principi del 13 Settembre 1993, né
l'Accordo
a
Interim contengono alcun provvedimento che proibisce o restringe
l'insediamento
o l'espansione delle comunità ebraiche nella
Cisgiordania
o nella Striscia di Gaza.
Con
la clausola negli accordi che proibisce il cambiamento nello
stato
dei territori, si intendeva assicurare solo che nessuno dei due
lati
prendesse misure unilaterali per modificare lo stato legale
delle
aree (come l'annessione o la dichiarazione di sovranità)
24.n.
MITO
"La
Croce Rossa ha dichiarato che gli insediamenti israeliani sono un
crimine
di guerra"
24.n.
FATTI
Il
rappresentate a Gerusalemme della Commissione Internazionale a
Gerusalemme
(ICRC), Rene Kosimik, il 17 maggio 2001 ha
affermato,
"L'insediamento di una popolazione di un potere occupante
nel
territorio occupato è considerato un movimento illegale, è
una
violazione
grave. Soprattutto è un crimine di guerra." Il deputato
Eliot
Engel protestò presso il Presidente dell'ICRC, Jakob
Kellenberger,
che rispose, "L'espressione crimine di guerra non è
stata
usata dall'ICRC in relazione con gli insediamenti Israeliani
nei
territori occupati nel passato e non sarà mai più usata
nel
contesto
attuale." Ha aggiunto inoltre, "il riferimento fatto ad
essi
del
17 maggio era inappropriato e non sarà ripetuto"
[11]
24.n.
La FRASE CELEBRE
"Se
la costruzione di insediamenti è concentrata ora nelle aree
che i
palestinesi
stessi riconoscono resteranno parte di Israele in
qualunque
accordo di pace futuro, perché incentrare ossessivamente
gli
insediamenti come `ostacolo alla pace ' ?"
Yossi
Klein Halevi [12]
NOTE
1.
American Journal of International Law, (April, 1970), pp. 345-46.
2.
New Republic, (October 21, 1991), p. 14.
3.
Washington Post, (November 1, 1991).
4.
American Journal of International Law, (1990, vol 84), p. 72.
4a.
USA Today, (August 7, 2002).
4b.
Ha'aretz, (September 13, 2001).
5.
Jerusalem Post, (October 22, 1991).
6.
Middle East News Agency, (September 20, 1978).
7.
Iton Yerushalaym, (June 8, 2000).
8.
Letter from George Mitchell and Warren Rudman to ADL Director
Abraham
Foxman, (May 11, 2001).
9.
Israeli Foreign Ministry, "Israeli Settlements and International
Law,"
(May 2001).
10.
Temporary International Presence in Hebron.
11.
Jerusalem Post, (May 24, 2001).
12.
Los Angeles Times, (June 20, 2001).
L'equilibrio
degli armamenti,
di Mitchell G.Bard
Miti
da confutare
25.a.
"La minaccia israeliana e il ritiro dell'offerta degli Stati
Uniti
di costruire la diga di Aswan condusse l'Egitto a cercare armi
dall'Unione
Sovietica nel 1955,. Questo ha cominciato la corsa alle
armi
in Medio Oriente."
25.b.
"Gli stati arabi hanno dovuto mantenere il ritmo della corsa
alle
armi condotta da Israele"
25.c.
"Israele è militarmente superiore ai suoi vicini arabi in
ogni
area
ed ha i mezzi per mantenere i suoi confini qualitativi senza
aiuto
dell'esterno"
25.d.
"La sconfitta dell'Iraq nella Guerra del Golfo assicura che
Israele
affronterà solo la Siria in qualunque altro conflitto futuro.
Altri
coinvolgimenti da parte araba avranno poca influenza"
25.e.
"La vendita degli USA di armi all'Arabia Saudita ha ridotto la
necessità
per le truppe americane di difendere il golfo persico.
Queste
armi non costituiscono alcuna minaccia per Israele."
25.f.
"Israele rifiuta di firmare il trattato di non proliferazione
nucleare
per nascondere il suo arsenale nucleare, di conseguenza
terrorizza
i suoi vicini"
25.g.
"Il controllo di armi nel Medio Oriente resterà
impossibile
fintanto
che Israele si rifiuta di rinunciare alle sue armi nucleari."
[I
miti in dettaglio]
25.a.
MITO
25.a.
"La minaccia israeliana e il ritiro dell'offerta degli Stati
Uniti
di costruire la diga di Aswan condusse l'Egitto a cercare armi
dall'Unione
Sovietica nel 1955,. Questo ha cominciato la corsa alle
armi
in Medio Oriente."
25.a.
FATTI
Nel
1955, Nasser si rivolse adirato verso l'Unione Sovietica poiché
gli
USA avevano armato l'Iraq, odiato nemico dell'Egitto, e avevano
promosso
il Patto di Baghdad.
Nasser
si oppose a quell'accordo, così come fece con qualunque
alleanza
di difesa con l'Occidente.
L'Egitto
cominiciò a ricevere le armi sovietiche nel 1955. Gli Stati
Uniti,
sperando di mantenere un certo grado di influenza in Egitto e
di
indurre Nasser a ridurre le acquisizioni di armi, offrirono di
costruire
la diga di Aswan.
Ma
Nasser incrementò i suoi ordini di armi e respinse
l'iniziativa di
pace
statunitense. L'Egitto si era imbarcato in una politica
di
"neutralismo", che significava che Nasser intendeva
ottenere aiuto
sia
dall'Occidente che dall'Oriente, se avesse potuto, mantenendo
la
sua libertà di attaccare l'Occidente e di assistere gli sforzi
sovietici
di guadagnare maggior influenza nei mondi arabi ed
afro-
asiatici.
Come
effetto di queste azioni, e dell'ostilità crescente di Nasser
nei
confronti dell'Occidente, gli USA ritirarono la loro proposta di
Aswan.
L'Egitto
ha quindi nazionalizzato il canale di Suez.
Immediatamente
dopo che Nasser aveva fatto il suo patto di armi,
Israele
si appellò agli USA - non per ottenere gratuitamente armi,
ma
per il diritto di comprarne.
Gli
USA riconobbero la necessità di mantenere l'equilibrio di
armi,
ma
indirizzarono Israele verso la Francia ed altri fornitori europei.
Non
fu prima del 1962 che gli USA accordarono ad Israele la vendita
del
primo sistema americano, la forza aerea anti-missile HAWK.
25.b.
MITO
25.b.
"Gli stati arabi hanno dovuto mantenere il ritmo della corsa
alle
armi condotta da Israele"
25.b.
FATTI
Nella
maggior parte dei casi, è vero il contrario. L'Egitto ha
ricevuto
il bombardiere sovietico IL-28 nel 1955. Non fu prima del
1958
che la Francia fornì ad Israele un comparabile squadra di
bombardieri
tattici Sud Vautor twin-jet.
Nel
195, l'Egitto ottenne gli aerei da combattimento miG-17. Israele
ricevette
il confrontabile Super Mystere nel 1959.
L'Egitto
aveva i sottomarini nel 1957, Israele nel 1959. Dopo che gli
egiziani
ottennero i MiG-21, gli israeliani ordinarono
l'intercettatore
supersonico e caccia bombardiere Dassault Mirage III.
L'Egitto
ricevette missili terra aria - i SA-2 - due anni prima che
Israele
ottenesse i missili HAWK dagli Stati Uniti. In seguito,
Washington
accettò riluttante di vendere a Israele i carri armati
Patton.
Nonostante
venisse rifornito di armi a prezzi concordati in cambio di
cotone,
e a lungo termine con crediti vantaggiosi, il debito dell'
Egitto
con l'URSS fu stimato essere di 11 miliardi di dollari nel
1977.
[1]
Israele
ha pagato molto di più, oltre agli interessi per armi
equivalenti.
Anche
se gli USA cominciarono a vendere armi ad Israele nel 1960, si
è
mantenuta una politica di equilibrio attraverso la quale vendite
simili
venivano fatte agli stati arabi.
Nel
1965, ad esempio, la maggior vendita di carri armati ad Israele
fu
abbinata ad una per la Giordania.
Un
anno dopo, quando Israele ricevette gli Skyhawks, gli USA
fornirono
al Marocco e alla Libia gli aerei, così come
equipaggiamento
addizionale militare al Libano, all'Arabia Saudita e
alla
Tunisia. [2]
Non
fu prima del 1968, quando l'amministrazione Johnson vendette a
Israele
i jet Phantom, quando la politica americana di trasferimento
di
armi si spostò verso un'enfasi di mantenimento di un vantaggio
qualitativo
dello Stato ebraico.
Da
allora, comunque, gli USA hanno venduto frequentemente armi
sofisticate
(come gli F-15, gli AWACS e i missili Stinger) agli
avversari
d'Israele, che avevano eroso i confini qualitativi dello
Stato
d'Israele.
25.c.
MITO
25.c.
"Israele è militarmente superiore ai suoi vicini arabi in
ogni
area
ed ha i mezzi per mantenere i suoi confini qualitativi senza
aiuto
dell'esterno"
25.c.
FATTI
La
superiorità militare qualitativa israeliana è declinata
da quando
gli
stati arabi e musulmani hanno cominciato ad acquistare sempre più
armi
sofisticate, convenzionali e non.
Difatti,
nonostante il suo impegno, gli Stati Uniti consentono una
dissipazione
del vantaggio qualitativo israeliano. In alcuni casi, il
trasferimento
di armi verso gli arabi sono la ragione di tale
erosione.
Durante
il 1990, gli stati arabi e l'Iran importarono oltre 180
miliardi
di dollari la maggior parte dei quali tra le più sofisticate
armi
e le infrastrutture militare disponibili sia nei blocchi
Occidentali
che Orientali.
Continuano
a spendere circa 30 miliardi annuali per le loro forze
armate.
Diversi paesi tra i più grandi importatori di armi sono state
le
nazioni arabe in uno stato di guerra con Israele: Iraq, Siria,
Arabia
Saudita e Libia.
Mentre
Israele spende circa 9 miliardi in difesa, l'Arabia Saudita ne
spende
più di 20. [3]
Inoltre
alla quantità di armi convenzionali, questi stati stanno
anche
comprando e producendo un crescente numero di armi non
convenzionali.
La
costruzione di armi chimiche e biologiche, combinata con la
ricerca
della capacità nucleare, rende la posizione strategica
israeliana
più precaria.
Oltre
il trattato di sicurezza, questa costruzione di massa richiede
che
Israele spenda un sesto del prodotto nazionale in difesa. Anche
questo
livello di spesa è comunque insufficiente per affrontare la
minaccia
araba, poiché delle restrizioni di budget
hanno
costretto Israele a fare dei tagli sostanziali nelle sue
allocazioni
di difesa.
La
vendita di armi agli arabi ha incrementato significativamente il
costo
per Israele di manutenzione della propria difesa, esacerbando
lo
sforzo dell'economia israeliana.
25.d.
MITO
25.d.
"La sconfitta dell'Iraq nella Guerra del Golfo assicura che
Israele
affronterà solo la Siria in qualunque altro conflitto futuro.
Altri
coinvolgimenti da parte araba avranno poca influenza"
25.d.
FATTI
Israele
non ha altra scelta se non quella di basare i suoi piani di
difesa
sulle capacità attuali arabe.
Se
la storia ci insegna qualcosa, un futuro conflitto arabo-
israeliano
sarebbe il risultato di un'alleanza degli stati arabi, che
si
uniscono, anche solo temporaneamente, per lanciare un attacco a
Israele.
Gli
arabi hanno tradizionalmente accantonato le loro differenze nei
tempi
di conflitto con Israele.
Anche
da sola la Siria, potrebbe costituire una seria minaccia per
Israele.
Damasco ha ricevuto oltre due miliardi dagli stati del golfo
a
causa della crisi del golfo.
La
maggior parte di questi è stata spesa per nuovi e moderni
armamenti
per soddisfare la richiesta di Hafez Assad di una parità
strategica
con Israele.
Oggi,
la Siria ha più carri armati di Israele, e quasi altrettante
truppe
e forze aeree.
La
Siria inoltre ha acquistato missili a lungo raggio dalla Corea del
Nord
e ha acquistato armi chimiche e biologiche.
La
Siria ha capacità di colpire contro postazioni chiave
israeliane,
incluse
basi aeree e punti di truppe di mobilitazione.
L'Iraq
resta la questione a lungo termine per la sicurezza
israeliana.
Saddam ha ancora circa 2400 carri armati e 300 aerei da
combattimento.
Parte
dell'arsenale chimico e del materiale nucleare, degli impianti
di
trattamento e dei lanciatori di missili balistici mobili rimasti
intatti
dopo la Guerra del Golfo e non sono stati rilevati dagli
ispettori
delle Nazioni Unite.
Il
servizio di intelligence della Germania Federale ha redatto un
rapporto
che dice che l'Iraq potrebbe avere entro tre anni la bomba e
che
stava sviluppando un missile balistico di lungo raggio che
potrebbe
terrorizzare l'Europa nel 2005.
Il
rapporto tedesco ha indicato anche che l'Iraq sta mettendo un
grande
sforzo per produrre armi chimiche e possono avere ripristinato
la
produzione di armi biologiche. [5]
Nonostante
il suo imponente arsenale sovietico, la Libia ha
recentemente
limitato le sue capacità di attacco diretto verso
Israele.
La Libia ora ha acquisito la capacità di rifornimento aereo
per
i suoi bombardieri, dandogli la possibilità di arrivare in
Israele.
L'intelligence
USA ha anche scoperto la costruzione di un secondo
impianto
chimico sotterraneo, oltre all'impianto di Rabta ora
operativo.
L'ultimo
viene stimato aver prodotto circa 100 tonnellate di agenti
chimici.
La
Libia inoltre è uno stato sponsor del terrorismo. E'
responsabile
del
bombardamento del Pan Am 103 del 1988, in cui morirono oltre 200
americani.
L'Arabia
Saudita e gli stati del golfo continuano a ordinare armi su
vasta
scala, cercando di acquisire capacità militari molto oltre la
necessità
per la difesa.
Nonostante
sia improbabile che questi paese attacchino Israele,
possono
fornire armi, come hanno fatto in passato per una futura
coalizione
araba che lotta contro Israele.
Mentre
l'Egitto resta in uno stato formale di pace con Israele e
rispetta
i suoi obblighi di Camp David, il Cairo non ha nonostante
ciò
accumulato una capacità militare offensiva sostanziale negli
anni
recenti.
I
prudenti strateghi israeliani non hanno altra scelta se non quella
di
monitorare la crescita egiziana, nel caso che glie venti nella
regione
prendano una svolta drammatica verso il peggio.
Se
il presente regime del Cairo venisse spodestato, la prospettiva di
mantenere
relazioni stabili con Israele diminuirebbe sostanzialmente.
Nonostante
il suo status come alleato degli USA, l'Egitto ha comprato
missili
Scud dalla Corea del Nord e si pensa possieda
anche
armi chimiche. Il suo esercito, la sua forza aerea e navale ora
occupano
una vasta area della maggior parte delle sofisticate armi
Occidentali,
molte di esse identiche alle armi israeliane.
25.e.
MITO
25.e.
"La vendita degli USA di armi all'Arabia Saudita ha ridotto la
necessità
per le truppe americane di difendere il golfo persico.
Queste
armi non costituiscono alcuna minaccia per Israele."
25.e.
FATTI
Le
forze armate saudite sono strutturalmente incapaci di difendere il
proprio
paese. Non avevano aiuto per affrontare la minaccia irachena
nonostante
l'acquisto saudita di più di 50 miliardi
di
dollari di armi e servizi militari statunitensi nella decade
precedente
la Guerra del Golfo. [6]
Se
Saddam Hussein avesse continuato la sua guerra lampo nell'Arabia
Saudita
prima che arrivassero
le
forze americane nell'Agosto del 1990, la maggior parte delle armi
che
gli USA avevano venduto a Riyadh durante gli anni sarebbe stata
ora
in mani irachene.
Anche
se tutte le ultime vendite di armi americane ai sauditi sono
state
approvate dal Congresso
senza
domande o modifiche, ci si chiede se l'equazione militare alla
base,
o il processo di decisione a Riyadh sarebbe stato diverso.
L'esigua
forza armata saudita non può affrontare unilateralmente un
assalto
da una forza tre o quattro volte più grande.
Gli
ufficiali amministrativi spesso discutono se il bisogno saudita
di
armi per affrontare le minacce alla loro sicurezza proveniente da
altri
paesi così potenti come l'ex Unione Sovietica, ma sostengono
che
queste stesse armi non costituiscano un pericolo per Israele.
Gli
USA non possono consegnare un gran numero di aerie e missili alle
forze
armate saudite, se esse non possono garantire che tali armi non
siano
poi usate contro Israele.
Lo
"scenario Iraq" - ovvero, la monarchia viene soverchiata e
un
regime
più ostile
prende
il controllo dell'arsenale saudita - non potrebbe essere
affatto
escluso.
Nelle
passate guerre arabo-israeliane, i sauditi non hanno mai avuto
un
arsenale moderno di dimensione tale da rendere la loro
partecipazione
in una coalizione araba
contro
Israele una seria minaccia.
Il
riarmo saudita sin dalla guerra del 1972 cambia questa equazione.
Il
regno non potrebbe essere pressato in una azione offensiva contro
Israele
da altri partner su fronti
esterni,
proprio a causa di questo riarmo.
25.e.
LA FRASE CELEBRE
"Avrei
preferito che Israele non avesse avuto bisogno di armi di
difesa
di distruzione di massa
o
che le sue forze di difesa siano le più potenti della regione.
Spero
che il mondo non abbia condotto
lo
Stato Ebraico ad una allocazione delle sue risorse limitate
lontano
dalle università e verso il suo esercito,
ma
la sopravvivenza viene per prima, e la forza militare israeliana è
la
chiave della sua sopravvivenza.
Chiunque
creda che la sopravvivenza possa essere assicurata da una
superiorità
morale pensi solamente al Ghetto di Varsavia e alle
camere
a gas di Treblinka"
Alan
Derschowitz [7]
25.f.
MITO
25.f.
"Israele rifiuta di firmare il trattato di non proliferazione
nucleare
per nascondere il suo arsenale nucleare, di conseguenza
terrorizza
i suoi vicini"
25.f.
FATTI
Nonostante
Israele non ammetta formalmente la sua capacità nucleare,
è
stato ampiamente documentato che Israele è stato un membro del
club
nucleare
per
un certo numero di anni.
La
decisione israeliana di non essere vincolato dal Trattato di non
proliferazione
è basata soprattutto sul fatto che il trattato ha
fatto
molto poco
per
opporsi alla proliferazione nucleare nella regione.
L'Iraq
è uno dei firmatari del trattato, e nonostante ciò ha
potuto
accumulare
grandi quantità di materiale nucleare all'insaputa
dell'Agenzia
Internazionale di Energia Atomica.
Israele
ha richiesto la creazione di una zona priva di nucleare nel
Medio
Oriente e ha affermato diverse volte che non sarebbe il primo
stato
che cerca di costruire la propria capacità di armi non
convenzionali.
Secondo
quanto riferito oltre all'Iraq, che si crede possieda il
materiale
per produrre una bomba, Algeria, Siria, Egitto e Iran hanno
tutti
programmi nascosti in corso per produrre armi atomiche.
25.g.
MITO
25.g.
"Il controllo di armi nel Medio Oriente resterà
impossibile
fintanto
che Israele si rifiuta di rinunciare alle sue armi nucleari."
25.g.
FATTI
Il
presunto deterrente nucleare israeliano è un'opzione di ultima
scelta,
dovuto al bisogno di bilanciare il grande squilibrio in armi
convenzionali,
chimiche e missili balistici posseduti
dagli
stati arabi.
Israele
non ha motivo di attaccare unilateralmente i suoi vicini con
armi
nucleari, laddove gli arabi - come ha dimostrato la storia -
hanno
sia la capacità che la motivazione per unirsi in una
guerra
contro Israele.
Il
controllo delle armi deve perciò cominciare con una riduzione
della
capacità offensiva militare araba.
Le
proposte arabe di "controllo delle armi" in sostanza hanno
richiesto
solamente che Israele abbandonasse le sue armi senza
nemmeno
offrire alcunché di significativo in cambio.
NOTE
1.
Adeed Dawisha and Karen Dawisha, Eds., The Soviet Union in the
Middle
East, Policies and perspectives, (NY: Holmes and Meier, 1982),
pp.
8, 11, 15.
2.
Mitchell Bard, The Water's Edge And Beyond, (NJ: Transaction
Publishers,
1991), p. 194-209.
3.
Adapted by Anthony Cordesman from the U.S. Arms Control and
Disarmament
Agency, World Military Expenditures and Arms Transfers,
(DC:
GPO); Cordesman for the International Institute for Strategic
Studies,
Military Balance; Shai Feldman and Yiftah Shapir, Eds., The
Middle
East Military Balance, (Cambridge: MIT Press, 2001).
4.
Jerusalem Post, (January 29, 2001).
5.
Jerusalem Post, (February 25, 2001).
6.
Arms Control and Disarmament Agency; Defense Security Assistance
Agency
Report; World Military Expenditures and Arms Transfers.
7.
Alan Dershowitz, Chutzpah, (MA: Little Brown, and Co., 1991), p.
249.
I
mass-media,
di Mitchell G.Bard
Miti
da confutare
26.a.
"La copertura della stampa relativa ad Israele è
proporzionale
alla
sua importanza negli affari mondiali"
26.b.
"Israele riceve così tanta attenzione perché è
l'unico paese del
Medio
Oriente che incide sugli interessi statunitensi"
26.c.
"La copertura dei media occidentali relativa al mondo arabo
è
uguale
a quella relativa ad Israele"
26.d.
"La copertura mediatica nel mondo arabo è
obiettiva"
26.e.
"I giornalisti che si occupano del medio oriente sono
guidati
dalla
ricerca della verità"
26.f.
"I media lasciano maggior spazio di manovra ad Israele perché
è un
alleato
degli USA"
26.g.
"Israele !!!!!non giustifica così tanta attenzione perché
non è
uno
degli alleati americani"
26.h.
"Israele ottiene una copertura mediatica favorevole perché
gli
ebrei
americani controllano i media è hanno una sproporzionata
influenza
politica"
26.i.
"Gli ufficiali arabi dicono ai giornalisti occidentali le
stesse
cose
che dicono ai loro popoli"
26.l.
"I giornalisti sono molto esperti della storia mediorientale
e
quindi
possono contestualizzare correttamente gli eventi correnti"
26.m.
"I media illustrano propriamente il pericolo che gli
israeliani
devono
affrontare proveniente dai palestinesi "
26.n.
"La copertura mediatica dell'intifada è stata equilibrata
e
corretta"
26.o.
"Israele non può negare la verità delle foto che
illustrano i suoi
abusi"
26.p.
"La stampa non fa apologie dei terroristi"
26.q.
"L'autorità palestinese non pone alcuna restrizione ai
giornalisti
stranieri"
26.r.
"Al-jazeera è la CNN araba e fornisce al mondo arabo una
fonte
obiettiva
di notizie"
26.s.
"I media esaminano attentamente le affermazioni palestinesi
prima
di
pubblicarle"
[I
miti in dettaglio]
26.a.
MITO
26.a.
"La copertura della stampa relativa ad Israele è
proporzionale
alla
sua importanza negli affari mondiali"
26.a.
FATTI
E'
difficile giustificare l'ammontare della copertura di notizie date
su
Israele
basandola sull'importanza che questa nazione ricopre negli
affari
internazionali o sugli interessi nazionali americani. Com'è
possibile
che un paese delle dimensioni del New Jersey meriti
quotidianamente
un'attenzione superiore a quelle che sembrano essere
nazioni
più interessanti come la Russia, la Cina e la Gran
Bretagna?
Israele
probabilmente ha il maggior quoziente di fama procapite al
mondo.
Gli americani conoscono più della politica israeliana che
di
qualunque
altro paese straniero. La maggior parte dei leader israeliani,
ad
esempio, sono più familiari negli USA che quelli dei vicini
americani
in
Canada o in Messico. Inoltre, un'alta percentuale di
americani
discutono
del conflitto arabo-israeliano.
Uno
dei motivi per cui gli americani conoscono così bene Israele è
la
vastità
della copertura mediatica. Le organizzazioni informative
americane
infatti usano tipicamente avere la maggior parte dei
corrispondenti
in Israele, eccezion fatta per la Gran Bretagna.
26.b.
MITO
26.b.
"Israele riceve così tanta attenzione perché è
l'unico paese del
Medio
Oriente che incide sugli interessi statunitensi"
26.b.
FATTI
Il
medioriente è importante per gli USA (e per il mondo
occidentale)
soprattutto
a causa delle sue risorse petrolifere.
Gli
eventi che possono minacciare la produzione e la fornitura
di
petrolio
influiscono sugli interessi vitali degli USA. Inoltre gli Stati
Uniti
hanno anche un interesse a supportare i regimi amici in
quella
regione.
L'attenzione viene giustificata dal fatto che il medioriente è
lo
scenario di ripetute conflagrazioni che direttamente o
indirettamente
influenzano
gli interessi americani.
Eventi
in paesi come la Giordania, il Libano o l'Iran hanno
richiesto
l'intervento
delle truppe USA, e niente focalizza l'opinione pubblica
americana
quanto le vite degli americani messe in pericolo all'estero.
Gli
Stati Uniti sono stati profondamente coinvolti in ciascuna
delle
guerre
arabo-israeliane, ma hanno anche avuto le loro guerre
indipendenti
da esse, tra cui la più nota Guerra del Golfo.
D'altra
parte, gli americani non sono interessati tipicamente in
guerre
fratricide
di popoli in terre lontane dove la lotta non appare avere
alcuna
influenza sugli interessi americani. Questo è vero per
l'Africa,
l'America
Latina e anche per i Balcani.
Similmente,
le guerre tra i paesi arabi non hanno generato lo stesso
tipo
di interesse che hanno i problemi d'Israele.
Comunque,
la disputa israelo-palestinese - due popoli che combattono su
una
sola terra- è una storia particolarmente avvincente. E ciò
che la
rende
ancora più avvincente è che è incentrata sulla
Terra Santa.
Un
altro motivo della copertura sproporzionata che Israele
riceve
relativamente
ai paesi Arabi è che pochi corrispondenti hanno un
background
relativo alla storia mediorientale o parlano i linguaggi
del
luogo.
I
giornalisti hanno maggior familiarità con l'estesa cultura
occidentale
presente
in Israele che con la più aliena cultura delle
società
musulmane.
26.b.
LA FRASE CELEBRE
"Israele
è un paese del medioriente dove i corrispondenti possono
avere
una
fidanzata"
S.
Abdallah Schleifer [1]
26.c.
MITO
26.c.
"La copertura dei media occidentali relativa al mondo arabo
è
uguale
a quella relativa ad Israele"
26.c.
FATTI
La
comunità giornalistica si riferisce al mondo arabo-islamico
come all'
"arco
del silenzio" [2].
I
media in quei paesi sono strettamente controllati dai
regimi
totalitaristi.
Per contro, Israele è una democrazia con uno dei corpi
di
stampa
più liberi del mondo.
L'accesso
limitato viene usato spesso come una scusa per il fallimento
dei
media a coprire le notizie nella regione. Questo è stato il
caso, ad
esempio,
durante la guerra Iran-Iraq - uno dei conflitti più
sanguinosi
delle
ultime quattro decadi. Inoltre, nonostante l'intraprendenza
dei
giornalisti
americani, è scioccante che sia data una copertura così
bassa
anche ai regimi più autoritari.
26.d.
MITO
26.d.
"La copertura mediatica nel mondo arabo è
obiettiva"
26.d.
FATTI
Quando
ai giornalisti è permesso aprirsi un varco all'interno del
velo
di
segretezza, il prezzo dell'accesso ai dittatori e ai terroristi
è
spesso
eccessivo.
I
reporters vengono molte volte intimiditi o ricattati. In
Libano,
durante
gli anni '90, ad esempio, l'Organizzazione per la liberazione
della
Palestina (OLP) ebbe reporters
che
seguivano i suoi comandi come prezzo della protezione e
delle
interviste
che gli venivano concesse.
Durante
l'intifada di al-Aksa i giornalisti israeliani furono
ammoniti
dall'andare
contro l'autorità palestinese e alcuni ricevettero
telefonate
minatorie dopo avere pubblicato articoli critici nei
confronti
della leadership palestinese. [3]
Quando
gli fu chiesto di commentare ciò che molti
osservatori
definiscono
una tendenza contro Israele della CNN, Reese Schonfels, il
primo
presidente dell'emittente rispose: "Quando li vedo in onda
vedo
che
sono molto attenti alla sensibilità degli arabi".
Schonfeld
lasciò intendere che le cronache erano tendenziose perché
la
CNN
non vuole rischiare l'accesso speciale che ha nel mondo arabo.
[5]
Nei
paesi arabi, i giornalisti sono tipicamente scortati per vedere
ciò
che
il dittatore vuole che essi vedano oppure vengono pedinati.
I
cittadini
vengono avvertiti dalle agenzie di sicurezza, a volte
direttamente,
a volte in modo velato, che devono stare attenti a ciò
che
riferiscono
ai visitatori.
Nel
caso della stampa sull'autorità palestinese, i media
occidentali si
basano
su assistenti palestinesi per scortare i loro corrispondenti
nei
territori.
Inoltre,
i palestinesi spesso forniscono notizie che vengono trasmesse
in
tutto il mondo. "Secondo stime personali", scrisse il
giornalista
Ehud
Ya'ari, "oltre il 95% delle immagini televisive trasmesse
via
satellite
ogni sera dai vari canali israeliani e stranieri sono fornite
da
equipe di ripresa palestinesi. Le due agenzie principali nel
mercato
delle
news in TV, l' APTN e la Reuters TV, gestiscono un'intera rete
di
stringers
palestinesi, freelancers e fixers in tutti i territori per
fornire
un'istantanea degli eventi.
Queste
equipe ovviamente si identificano emotivamente e politicamente
con
l'intifada e, nel caso migliore, non osano filmare qualsiasi cosa
che
potrebbe mettere in imbarazzo l'autorità palestinese. Perciò
le
macchine
fotografiche vengono angolate per mostrare una visione
inquinata
delle azioni dell'esercito israeliano, senza mai focalizzarsi
sugli
uomini armati palestinesi, producendo diligentemente un tipo
molto
specifico
di quadro della situazione alla base." [6]
Un
incidente particolarmente spropositato accadde nell'Ottobre
2000
quando
due riservisti non-combattenti israeliani furono linciati a
Ramallah
da una rivolta palestinese.
Secondo
i reporters sul luogo, la polizia palestinese tentò di
evitare
che
i giornalisti stranieri filmassero l'incidente. Un'equipe di
una
televisione
italiana (TG5 N.d.T) riuscì a filmare parte di questo
attacco
e queste scioccanti immagini fecero infine parte dei titoli di
testa
di tutto il mondo. Un'agenzia concorrente italiana (RAI N.d.T.)
seguì
una tattica differente, inserendo un avviso nel principale
quotidiano
palestinese, Al-Hayat-Al-Jadidah, spiegando che non aveva
niente
a che fare con il filmato dell'incidente:
Chiarimenti
speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva
ufficiale
italiana
Miei
cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che
sia
nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno
avuto
luogo
a Ramallah il 12 ottobre.
Una
delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la
rete
televisiva
ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete
ha
filmato gli eventi.
In
seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini
così
come
erano state riprese dalla rete italiana e in questo
modo
l'impressione
del pubblico è stata che noi, cioè la RAI,
avessimo
filmato
quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono
andate
in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo
a
rispettare
le procedure giornalistiche dell'Autorità Palestinese per
il
lavoro
giornalistico in Palestina e
siamo
attendibili per il nostro lavoro accurato.
Vi
ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo
non
è
il nostro modo d'agire (ossia nel senso che non lavoriamo come
le
altre
reti televisive).
Non
facciamo e non faremo cose del genere.
Vi
preghiamo di accettare i nostri migliori auguri.
Riccardo
Cristiano
Rappresentante
della rete ufficiale italiana in Palestina [7]
Se
un'organizzazione di informazione devia dalla linea
filo-palestinese,
viene
immediatamente attaccata. Nel novembre 2000, ad esempio, l'Unione
dei
giornalisti palestinesi si lamentò che l'Associated Press
forniva
una
falsa impressione dell'intifada di al-Aksa. L'unione chiamò
la
cronaca
dell'AP un crimine consapevole contro il popolo palestinese e
disse
che era serva della posizione israeliana.
L'Unione
minacciò di adottare tutte le misure necessarie contro
chi
lavorava
per l'AP così pure contro gli uffici AP siti
nell'Autorità
Palestinese
se l'agenzia avesse continuato a nuocere gli interessi
palestinesi.
[8]
26.e.
MITO
26.e.
"I giornalisti che si occupano del medio oriente sono
guidati
dalla
ricerca della verità"
26.e.
FATTI
Non
sarà una sorpresa sapere che i giornalisti nel
medioriente
condividono
l'interesse nel sensazionalismo coi loro colleghi che si
occupano
della cronaca delle loro questioni locali. L'esempio più
eclatante
viene dai reporter della televisione la cui enfasi sul visivo
sopra
la sostanza incoraggia un trattamento più superficiale
delle
questioni.
Ad
esempio, quando al corrispondente dell' NBC in Israele fu
chiesto
perché
i reporters si presentavano alle dimostrazioni palestinesi
in
Cisgiordania,
pur sapendo che erano state montate, rispose "Continuiamo
a
filmare perché abbiamo bisogno delle immagini" [10].
Le
reti non possono ottenere immagini sensazionali da società
chiuse
come
la Siria, l'Arabia Saudita, l'Iran e la Libia.
Israele
si trova spesso ad affrontare situazioni impossibili in cui
cerca
di contrastare le immagini con le parole. "Quando un
carroarmato
entra
dentro Ramallah non fa una buona impressione in TV", spiega
Gideon
Meir,
ministro degli esteri israeliano. "Sicuramente possiamo
spiegare
perché
siamo lì, e questo è ciò che facciamo. Ma sono
parole. Dobbiamo
lottare
contro le immagini con le parole" [10a]
L'enormità
del problema che Israele deve affrontare è chiarita da
Tami
Allen-Frost,
deputato presidente dell'Associazione della stampa estera
e
produttore per le news della ITN britannica, che afferma
"l'immagine
più
forte che resta nelle menti è un carroarmato in una città"
e che "ci
sono
più incidenti nella Cisgiordania che terroristi suicidi.
In
sostanza,
è la quantità che sta con te" [10b].
26.e.
LA FRASE CELEBRE
"Stavamo
filmando l'inizio della dimostrazione. Improvvisamente un
camioncino
si è spinto all'interno frettolosamente. Dentro,
c'erano
militanti
di al-Fatah.
Hanno
dato ordini e distribuito molotov. Stavamo filmando.
Ma
queste immagini non le vedrete mai.
In
pochi secondi, tutti i giovani ci hanno circondato, minacciato, e
ci
hanno
portato via alla stazione di polizia. Lì, siamo
stati
identificati
ma siamo stati anche costretti a eliminare tutte le
immagini
controverse. La polizia palestinese ha calmato la situazione
ma
ha censurato le nostre immagini. Ora abbiamo la prova che
quelle
rivolte
non erano spontanee.
Tutti
gli ordini venivano da una gerarchia palestinese"
Jean
Pierre Martin [11]
26.f.
MITO
26.f.
"I media lasciano maggior spazio di manovra ad Israele perché
è un
alleato
degli USA"
26.f.
FATTI
Gli
americani tendono ad avere un doppio standard relativamente
agli
Ebrei,
aspettandosi da loro più degli altri popoli. Questo è
in parte
dovuto
dalle stesse elevate aspettative degli Ebrei e dall'obiettivo
di
essere
una "luce tra le nazioni". Così, quando gli
israeliani fanno
qualcosa
di sbagliato, spesso questo attrae l'attenzione, laddove gli
arabi
vengono collocati su uno standard inferiore.
Ad
esempio, quando Israele espulse quattro palestinesi, questo evento
ha
generato
a una serie di titoli a caratteri cubitali, ma quando il Kuwait
ne
ha deportati centinaia di migliaia, non era un evento.
Similmente,
la morte di un palestinese in Cisgiordania ha ricevuto una
copertura
molto maggiore delle migliaia di arabi uccisi in Algeria.
Un
giorno quando Israele ebbe un titolo di testa per avere
ucciso
quattro
terroristi, una storia in formato A19 del Washington Post
seppellì
nei dodici paragrafi la notizia che più di ottanta
persone
erano
state uccise in uno scontro violento tra il Pakistan e l'India.
[11a]
A torto o a ragione, l'attitudine del pubblico e della stampa
è
quella
che gli Ebrei si debbano comportare diversamente.
26.g.
MITO
26.g.
"Israele !!!!!!!!!!non giustifica così tanta attenzione
perché non
è
uno degli alleati americani"
26.g.
FATTI
Israele
fa parte di una relazione unica con gli USA datata alla prima
metà
del secolo quando il Congresso approvò la creazione di uno
Stato
Ebraico
in Palestina.
Harry
Truman è generalmente considerato come la "levatrice"
nella
nascita
del nuovo stato, e gli USA sono stati cruciali
economicamente,
diplomaticamente
e militarmente nel supporto allo sviluppo e alla
sopravvivenza
di Israele.
L'America
ha un'affinità con Israele per via dei valori che
condividono
- democrazia, amore della libertà, obbligo dell'istruzione
-
che
si traduce in un vasto rango di persone ....!!!!!!!!!.
Il
pubblico è affascinato da questo Popolo del Libro, che ha
vagato di
paese
in paese attraverso i secoli, ha sofferto grandi persecuzioni, ed
è
ritornato alla sua terra d'origine, costruendo una società
high-tech
florida,
avendo anche combattuto e sconfitto nemici di
superiorità
schiacciante.
Gli
americani ammirano lo spirito pioniero degli Ebrei che per primi
si
sono
insediati in Palestina creando i Kibbutzim, in parte
perché
rispecchia
la loro storia.
Loro
amano anche !!!!!!!!!i perdenti, che gli Ebrei continuano ad
essere
anche
quando Israele che è cresciuta come potenza militare.
Quando
Israele è cresciuta come potenza militare, è diventato
anche un
alleato
strategico che gode dello stato speciale dell'Alleanza
Maggiore
Non-NATO.
26.h.
MITO
26.h.
"Israele ottiene una copertura mediatica favorevole perché
gli
ebrei
americani controllano i media è hanno una sproporzionata
influenza
politica"
26.h.
FATTI
Se
gli ebrei controllassero i media, sarebbe improbabile sentire
così
tanti
reclami degli ebrei stessi relativi all'inclinazione
anti-israeliana
della stampa.
E'
vero che la quantità di attenzione che riceve Israele è
correlata col
fatto
che la maggior parte della popolazione ebraica nel mondo è
negli
USA
e che Israele è molto legata agli ebrei americani. Un gran
numero di
ebrei
occupa posizioni significanti nei media (anche se comunque non
hanno
modo di controllare la stampa come invece sostengono gli
antisemiti),
e la popolazione ebraica è concentrata per lo più
sui
principali
mercati come New York e Los Angeles, quindi non è
sorprendente
che l'attenzione sia rivolta verso Israele.
Politicamente,
gli ebrei esercitano un potere sproporzionato negli USA e
lo
usano per supportare politiche che rafforzano le
relazioni
Israelo-Statunitensi;
comunque non c'è
alcuna
evidenza che questo si traduca in una copertura mediatica
favorevole
ad Israele.
Si
potrebbe sostenere che le forze pro-arabe, così come le
industrie
petrolchimiche,
hanno molta più influenza sui media ed incoraggiano
una
tendenza
anti israeliana.
26.i.
MITO
26.i.
"Gli ufficiali arabi dicono ai giornalisti occidentali le
stesse
cose
che dicono ai loro popoli"
26.i.
FATTI
Gli
ufficiali arabi, esprimono spesso il loro punto di vista in
modo
molto
diverso quando parlano in inglese rispetto a quando parlano
in
arabo.
Esprimono
i loro veri sentimenti e le loro posizioni ai loro elettori
nella
loro lingua madre. Per l'esterno, comunque gli arabi hanno
imparato
a parlare con toni moderati
e
spesso riferiscono punti di vista molto diversi quando parlano
in
inglese
verso ascoltatori occidentali.
Tempo
fa, i propagandisti arabi divennero molto più
sofisticati.
Ora
appaiono continuamente sulla TV americana durante i telegiornali
e
sono
citati sulla carta stampata e vengono mostrati come
persone
ragionevoli
con legittimi risentimenti.
Ciò
che molte di queste persone dicono in arabo, invece, è spesso
molto
meno
moderato e ragionevole. Da quando gli israeliani possono
tradurre
oralmente
ciò che dicono gli arabi sono molto più
consapevoli
dell'opinione
dei loro nemici. Gli americani e gli altri anglofoni,
comunque,
possono essere facilmente ingannati con scaltre presentazioni
della
propaganda araba.
Per
dare solo un esempio, il negoziatore di pace palestinese Saeb
Erekat
è
frequentemente citato dai media occidentali. Dopo il
brutale
assassinio
di due teen-agers israeliani il 9 maggio 2001, gli fu chiesto
un
commento. Il Washington Post riportò la sua risposta:
Saeb
Erekat, un ufficiale palestinese, ha detto in inglese durante
la
conferenza
stampa che "uccidere civili è un crimine, sia dal
lato
israeliano
che palestinese." Il commento non è stato riportato sui
media
palestinesi
in linguaggio arabo. [12]
L'aspetto
inusuale della storia è che il Post ha riportato il fatto
che
il
commento di Erekat è stato ignorato dalla stampa
palestinese.
Durante
gli anni, Yasser Arafat ha consistentemente detto una cosa in
inglese
ai media occidentali e qualcosa di totalmente diverso alla
stampa
araba nella sua madre lingua.
Per
questo l'amministrazione Bush insistette sul fatto che egli
ripetesse
in arabo ciò che aveva detto in inglese, in particolare
nelle
condanne
degli attacchi terroristici e ai richiami di fine delle
violenz
e.
26.l.
MITO
26.l.
"I giornalisti sono molto esperti della storia mediorientale
e
quindi
possono contestualizzare correttamente gli eventi correnti"
26.l.
FATTI
Un
motivo di incomprensione relativo al medioriente e
all'inclinazione
mediatica
nella cronaca è l'ignoranza dei giornalisti in quella
regione.
Pochi
reporters parlano in arabo o in ebraico, perciò hanno un
accesso
poco
o nullo alle fonti primarie. Rigurgitano frequentemente storie
che
hanno
letto in inglese su pubblicazioni regionali piuttosto
che
riportandole
indipendentemente.
Quando
tentano di porre eventi nel loro contesto storico, spesso
espongono
scorrettamente i fatti e un'impressione inesatta e
ingannevole.
Per
citare un esempio, durante l'esposizione della storia dei
luoghi
sacri
a Gerusalemme, Garrick Utley della CNN ha riportato che gli
ebrei
potevano
pregare presso il Muro del Pianto durante il regno giordano tra
il
1948 e il 1967 [13]. I fatti sono che agli Ebrei era proibita
la
visita
al loro luogo più sacro. Questo è un punto critico
della storia
che
aiuta a spiegare la posizione israeliana rispetto a
Gerusalemme.
26.m.
MITO
26.m.
"I media illustrano propriamente il pericolo che gli
israeliani
devono
affrontare proveniente dai palestinesi "
26.m.
FATTI
Durante
l'intifada era comune per i media dipingere la battaglia in
termini
di Davide e Golia, un'immagine rinforzata dalle riprese dei
bambini
che scagliano pietre contro
I
soldati armati. La situazione era in realtà differente, come
scoprì il
giornalista
americano Sidney Zion nell'agosto del 1988 visitando
Betlemme.
Zion fu quasi colpito da una pietra mentre si trovava in taxi.
"E'
stato un bene che la pietra mi abbia mancato", disse. "Non
l'avevo
vista
arrivare, e non sarei sopravvissuto per vedere l'attimo successivo
in
cui il guidatore aveva accelerato. Fortunatamente nessuno stava
su
quel
sedile, ma era evidente che gli arabi non stavano mirando
nel
vuoto"
Zion
che scrisse di medioriente per oltre 20 anni, disse che ciò i
media
americani
riportavano lo avevano indotto a credere che "i tiratori
di
rocce
miravano all'esercito israeliano, e non ai taxi. Avete mai
visto
qualcosa
di diverso in TV? Avete mai letto qualcosa contraria a ciò
sui
giornali?
I bambini scagliavano pietre sui soldati, questo è
tutto."
"Non
era semplicemente capitato a me che i giornalisti americani
avessero
soppresso delle notizie di pericolo di vita o morte. Solo un
anno
dopo ho scoperto che ciò che accadeva a noi era piuttosto
comune,"
scrisse
Zion, "ogni maledetto giorno nella Cisgiordania, i
civili
israeliani
vengono danneggiati cerebralmente da questi simpatici piccoli
arabi
e dai loro ciottoli." [15]
L'intifada
di al-Aksa è stata rappresentata con molte delle
stesse
immagini
usate per la prima rivolta, e i media hanno continuato a
distorcere
l'impatto sugli israeliani nel modo descritto da Zion.
26.n.
MITO
26.n.
"La copertura mediatica dell'intifada è stata equilibrata
e
corretta"
26.n.
FATTI
I
membri sinceri dei media hanno ammesso che la copertura
dell'intifada
era
deviata. Secondo Steven Emerson, quindi un corrispondente della
CNN,
i
reporter americani hanno accettato il controllo palestinese su ciò
che
veniva
filmato. Un cameraman israeliano che aveva lavorato per diverse
reti
americane disse ad Emerson che "se puntassimo la telecamera
verso
la
scena sbagliata, saremmo morti." In altri casi, le reti
televisive
hanno
distribuito dozzine di telecamere ai palestinesi in modo
che
fornissero
loro stessi il materiale relativo a rivolte, proteste e
funerali.
"Non c'è assolutamente modo di assicurare l'autenticità
di ciò
che
viene filmato, né c'è modo di fermare l'uso delle
telecamere come
mezzo
per mobilitare le dimostrazioni," scrisse Emerson.
[16]
Nonostante
quasi un terzo dei palestinesi uccisi nel 1989 fosse
stato
assassinato
dai loro fratelli arabi, solo 12 delle oltre 150 storie
furono
archiviate dalle reti americane in Cisgiordania quell'anno
relative
alle reciproche ostilità. "Mentre il terrore
politico
palestinese
in Cisgiordania non riesce a fare notizia," osservò
Emerson,
"le
menzogne assolute sulla brutalità israeliana vengono
riportate
acriticamente."
Ad
esempio, all'inizio del 1988, i reporters furono
chiamati
all'ospedale
di el-Mokassed a Gerusalemme per filmare un ragazzo
palestinese
morente. Il suo dottore palestinese lo mostrò agganciato
ai
tubi
vitali, e dichiarò che era stato selvaggiamente
picchiato
dalle
truppe israeliane. L'8 febbraio 1988, Peter Jennings
dell'ABC
introdusse
il suo servizio dicendo che gli ufficiale dell'ONU "dicono
che
gli israeliani hanno picchiato un altro palestinese morto
nei
territori."
NBC e CBS diedero anch'esse grande clamore a queste
affermazioni.
Ma
la storia non era vera. Secondo l'autopsia del bambino e
la
documentazione
medica, era morto di emorragia cerebrale. Era malato da
più
di un anno. Soprattutto le reti americane, scrisse Emerson,
"sono
state
complici in un raggiro di massa relativo al conflitto
in
Cisgiordania”.
Il
capo dell'NBC a Tel Aviv Martin Flechter riconobbe che
l'intifada
aveva
posto un problema di correttezza. Notò che i
palestinesi
manipolavano
i media occidentali dipingendo loro stessi come i "David"
e
gli
israeliani come i "Golia", una metafora usata da Fletcher
stesso in
un
servizio nel 1988.
"L'intero
insorgere era orientato verso i media, e, senza dubbio, si
è
inoltrato
a causa si essi," disse. Fletcher ha ammesso apertamente di
aver
accettato gli inviti palestinesi a filmare i violenti attacchi
contro
gli Ebrei residenti in Cisgiordania.
"E'
davvero un caso di manipolazione dei media. E la questione è:
Quanto
dobbiamo
giocare questo gioco? [Lo facciamo] nello stesso modo in cui
ci
presentiamo
a tutte le occasioni di far foto a Bush o Reagan.
Continuiamo
a giocare perché abbiamo bisogno delle immagini."
[17]
26.n.
CASE STUDY
Una
storia del Washington Post a proposito del ciclo di morte
in
Cisgiordania
includeva un'intervista con Raed Karmi, un officiale di
al-fatah,
la fazione dominante all'interno dell'Organizzazione per
la
Liberazione
della Palestina di Yasser Arafat.
Il
servizio inizia con un'immagine di Karmi che si immette in
una
battaglia
contro i soldati americani afferrando un fucile d'assalto
M-16.
Ciò che la storia sbaglia a menzionare è che la
polizia
palestinese
non dovrebbe essere armata.
Il
servizio implica che la violenza di israeliani e palestinesi
è
equivalente
i questo "ciclo" poiché Karmi dice che sta agendo
per
vendicare
la morte di un palestinese assassinato dagli israeliani per
aver
organizzato un attentato terroristico.
Karmi
ammette che ha partecipato al rapimento e all'uccisione con
un'
esecuzione
di due israeliani che stavano pranzando in un ristorante a
Tulkarem,
Karmi era stato imprigionato dall'Autorità Palestinese, ma
fu
rilasciato
dopo solo quattro mesi e in seguito ha ucciso altri
quattro
israeliani,
incluso un uomo che comprava delle spezie ed un uomo a cui
aveva
teso un agguato. "Continuerò ad attaccare gli
israeliani", ha
dichiarato
al Post.[18]
26.o.
MITO
26.o.
"Israele non può negare la verità delle foto che
illustrano i suoi
abusi"
26.o.
FATTI
Una
foto può essere meglio di mille parole, ma a volte le foto e
le
parole
usate per descrivere sono distorte e devianti.
Non
c'è dubbio che i fotografi e le telecamere cercano le foto
più
drammatiche
che possano trovare, che molto spesso mostrano il
brutale
Israele-Golia
che maltratta il David-Palestinese sofferente, ma il
contesto
spesso manca.
In
un classico esempio, l'Associated Press ha diffuso la foto
(
http://www.us-israel.org/jsource/images/roshpic.jpg
) in tutto il mondo.
La
drammatica immagine fu pubblicata sul New York Times [19] e
ha
fomentato
il risentimento internazionale dato che la didascalia,
fornita
dall'AP,
diceva:"Un poliziotto israeliano e un palestinese sul Monte
del
Tempio".
Scattata
in un momento in cui i palestinesi si rivoltavano a fronte
della
visita controversa di Ariel Sharon alla moschea di al-Aksa, la
foto
appariva essere un lampante
caso
della brutalità israeliana. Si è scoperto, comunque,
che la
didascalia
era scorretta e che la foto in realtà mostrava un
incidente
che
avrebbe dovuto trasmettere quasi l'impressione opposta a
quella
suscitata,
se fosse stata riportata correttamente.
Infatti
la vittima non era un palestinese picchiato da un soldato
israeliano,
si trattava bensì di un poliziotto che proteggeva uno
studente
ebreo americano, Tuvia Grossman, che si trovava in taxi quando
fu
colpito da una pietra di un palestinese. Grossman era stato
tirato
fuori
dal taxi, picchiato e pugnalato. Riuscito a liberarsi si era
diretto
verso un poliziotto israeliano. In quel momento il fotografo
ha
scattato
la foto.
Oltre
a fare un torto alla vittima, l'AP ha anche erroneamente
riportato
che
la fotografia era stata fatta sul Monte del Tempio. (NdT: dove
non
sono
notoriamente presenti distributori di benzina)
Quando
l'AP fu avvertita dei suoi errori, ha apportato una serie
di
correzioni,
molte delle quali non portano ancora alla storia
direttamente.
Com'è tipico, quando i media commettono un errore, il
danno
è già fatto. Molte emittenti che avevano usato la foto
non hanno
poi
pubblicato i chiarimenti. Altri hanno pubblicato correzioni che
non
hanno
ricevuto un rilievo lontanamente paragonabile alla
storia
iniziale.
Un
altro esempio di come le foto possono essere drammatiche e
fuorvianti
è
quello della foto della Reuters mostrata
(
http://www.us-israel.org/jsource/images/reuterpic.jpg
) in cui si ritrae
un
giovane palestinese arrestato dalla polizia il 6 aprile 2001.
Il
ragazzo
è ovviamente spaventato e ha i pantaloni bagnati. Ancora
una
volta
la foto ha attratto la pubblicità del mondo e ha
rinforzato
l'immagine
mediatica degli Israeliani come brutali occupanti che abusano
di
bambini innocenti.
In
questo caso è il contesto ad essere fuorviante. Un altro
fotografo
della
Reuters aveva scattato la fotografia mostrata in
(
http://www.us-israel.org/jsource/images/reuterpic2.jpg
) poco prima che
venisse
scattata la precedente.
Mostra
lo stesso ragazzo che partecipa in una rivolta contro i
soldati
israeliani.
Pochi media hanno pubblicato questa foto.
26.p.
MITO
26.p.
"La stampa non fa apologie dei terroristi"
26.p.
FATTI
Al
contrario, i media accettano quotidianamente e ripetono le
banalità
dei
terroristi e dei loro portavoce che devono tirar l'acqua al
loro
mulino.
La stampa tratta ingenuamente le affermazioni che dicono
che
gli attacchi contro i civili innocenti sono atti di "combattenti
di
libertà".
Negli anni recenti alcune organizzazioni di informazione
hanno
sviluppato
una resistenza al termine "terrorista" e l'hanno
sostituito
con
eufemismi come "militante" perché non vogliono
essere visti come
coloro
che prendono parte o danno un giudizio su questi assassini.
Ad
esempio, dopo che un terrorista suicida palestinese si era
fatto
esplodere
in una pizzeria a Gerusalemme il 9 agosto 2001 uccidendo 15
persone,
il terrorista è stato descritto come un "militante"
(Los
Angeles
Times, Chicago Tribune, NBC Nightly News) e "bombarolo
suicida"
(New
York Times, USA Today).
Le
News della ABC non usarono la parola "terrorista". Al
contrario, ogni
testata
giornalistica ha definito l'attacco dell'11 settembre contro
gli
Stati
Uniti un attacco terroristico.
Clifford
May della Rete di Informazione del Medio Oriente ha
evidenziato
l'assurdità
della copertura mediatica:"Nessun giornale
scriverebbe,
'Militanti
hanno colpito il World Trade Center ieri', o direbbe,
'Potrebbero
considerarsi come combattenti per la libertà, e chi siamo
noi
per giudicare, noi siamo persone di informazione.'"[19a]
Più
che un'apologia dei terroristi, i media a volte ritraggono le
vittime
del terrore come equivalenti ai terroristi stessi.
Ad
esempio, le foto che vengono a volte mostrate delle
vittime
israeliane
sulla stessa pagina con le foto degli israeliani che
catturano
i terroristi, danno l'idea, ad esempio, che i palestinesi
ammanettati
e bendati da un soldato è una vittima tanto quanto una
donna
sotto
shock mentre viene aiutata sulla scena di un attacco
terroristico.
In
uno degli esempi più incredibili, dopo un attacco suicida a
Petah
Tikwa
il 27 maggio 2002, la CNN intervistò la madre del
terrorista,
Jihad
Titi. I genitori della bambina di 15 mesi uccisa nell'attacco,
Chen
e Lior Keinan, furono anch'essi intervistati.
Le
interviste coi Keinan non furono mostrate dalla CNN internazionale
in
Israele
o altrove nel mondo se non dopo diverse ore in cui l'intervista
alla
madre di Titi era stata diffusa svariate volte.
Questo
era anche troppo per la CNN, che di conseguenza annunciò
una
politica
di cambiamento laddove non avrebbe più "riportato su
frasi dei
terroristi
suicidi o delle loro famiglie a meno che non ci sia una
ragione
impellente per farlo"[20a]
26.q.
MITO
26.q.
"L'autorità palestinese non pone alcuna restrizione ai
giornalisti
stranieri"
26.q.
FATTI
Un
caso di studio dell'idea dell'Autorità Palestinese di libertà
di
stampa
si è verificato a seguito dell'attacco terroristico
dell'11
settembre
contro gli Stati Uniti.
Un
cameraman dell'Associated Press aveva filmato un raduno
di
palestinesi
a Nablus che festeggiavano gli attacchi terroristici il
quale
era stato convocato in un ufficio di sicurezza
dell'Autorità
Palestinese
e gli era stato detto che il materiale non andava trasmesso.
I
Tanzim di Yasser Arafat avevano anche affermato di minacciarlo
se
avesse
mandato in onda il filmato. Anche un altro fotografo dell'AP
si
trovava
sul luogo dell'incontro. Era stato avvertito di non fare foto e
di
obbedire.
Diversi
ufficiali dell'Autorità Palestinesi dissero all'AP
di
Gerusalemme
di non mandare in onda il video. Ahmed Abdel Rahman, il
segretario
del Gabinetto di Arafat, disse che l'Autorità Palestinese
non
poteva
garantire la vita del cameraman se il documento fosse
stato
trasmesso.
[20b]
Al
cameraman fu richiesto che il materiale non venisse trasmesso e,
l'AP
cedette
al ricatto e si rifiutò di rilasciare il materiale.
Più
di una settimana dopo, l'Autorità Palestinese rilasciò
il filmato
che
aveva confiscato all'AP che mostrava un raduno nella striscia di
Gaza
in cui alcuni dimostranti portavano dei ritratti supportavano
il
terrorista
saudita Osama bin Laden. Due parti separate del filmato di
sei
minuti che includevano elementi chiave erano state cancellate
dai
Palestinesi,
secondo un ufficiale dell'AP.[20c]
L'Associazione
della Stampa Estera (FPA) in Israele espresse "molta
preoccupazione
in merito alle molestie subite dai giornalisti da parte
dell'Autorità
Palestinese, poiché le forze di polizia e gli uomini
armati
cercavano di impedire foto e filmati relativi al raduno a Nablus
di
Giovedì dove centinaia di palestinesi hanno celebrato gli
attacchi
terroristici
a New York e Washington." L'FPA ha anche condannato la
minaccia
contro i fotografi e "l'atteggiamento degli
ufficiali
palestinesi
che non hanno fatto alcuno sforzo per contenere le
minacce,
controllare
la situazione, o per garantire l'incolumità dei giornalisti
e
la libertà di stampa."
La
radio israeliana riportò il 14 settembre 2001 che
l'Autorità
Palestinese
si era impadronita di tutto l'insieme dei filmati di quel
giorno
ripresi dai fotografi di varie agenzie di stampa
internazionali
(arabe
incluse) relative ai festeggiamenti degli attacchi contro
l'America
tenutisi nelle città attraverso la Cisgiordania e Gaza
da
Hamas.
I celebranti avevano innalzato le foto del terrorista ricercato
Osama
Bin Laden.[21]
Esattamente
gli stessi programmi di notizie e le reti che diffondono le
foto
opportunamente prodotte dall'Autorità Palestinese (Arafat che
dona
il
sangue, gli studenti palestinesi in un momento di silenzio,
dei
poster
che supportano l'America)
hanno
mancato di riportare la notizia che l'Autorità Palestinese usa
il
terrore
e l'intimidazione per scoraggiare la diffusione di
notizie
sfavorevoli.
Nell'Ottobre
2001, dopo che gli USA avevano lanciato l'attacco
contro
l'Afghanistan,
i palestinesi che supportavano Osama bin Laden avevano
organizzato
raduni nella striscia di Gaza che erano stati soppressi
brutalmente
dalla polizia palestinese.
I
Reporters Senza Frontiere di Parigi avevano dato vita ad
un'aspra
protesta
contro l'Autorità palestinese. "Temiamo che
l'Autorità
palestinese
prenda vantaggio dal focus dei media internazionali sulla
risposta
americana per impedire ancora di più il diritto
di
un'informazione
libera", disse Robert Menard, segretario
generale
dell'organizzazione
dei giornalisti.
Il
gruppo aveva anche protestato contro gli ordini palestinesi di
non
diffondere
le chiamate alle rivolte generali, alle attività
nazionalistiche,
alle dimostrazioni e ad altre notizie senza il permesso
dell'Autorità
palestinese. L'obiettivo del blackout giornalistico era
espresso
da un ufficiale palestinese anonimo, "Non vogliamo niente
che
possa
minare la nostra immagine."[22]
Nell'Agosto
2002, l'unione dei giornalisti palestinesi vietarono ai
giornalisti
di fotografare i bambini palestinesi mentre trasportavano
armi
o mentre prendevano parte alle attività delle
organizzazioni
terroristiche
perché queste foto urtavano l'immagine palestinese. Il
divieto
uscì dopo che molte foto erano state mostrate in cui
si
ritraevano
bambini
che
trasportavano armi ed erano vestiti come terroristi suicidi.
Poco
dopo
prima dell'azione dell'unione, sei bambini erano stati
ritratti
mentre
trasportavano fucili M16 e Kalashnikov durante un raduno
pro-Iraq
nella
striscia di Gaza. Un altro gruppo, il sindacato dei
Giornalisti
Palestinesi,
realizzò un divieto simile che includeva le foto di
uomini
mascherati.
L'Associazione della Stampa Estera espresse una
"profonda
preoccupazione"
relativa allo sforzo di censurare la stampa, e alla
minaccia
di sanzioni contro i giornalisti che avrebbero disobbedito
al
divieto.[22a]
I
giornalisti delle nazioni arabe sono anch'essi soggetti alla
censura.
Nel
gennaio 2003, ad esempio, il Servizio di Intelligence
generale
dell'Autorità
palestinese arrestò un corrispondente della
televisione
al-Jazeera.
Il
giornalista era accusato di nuocere all'interesse nazionale
del
popolo
palestinese riportando che al-Fatah aveva dichiarato la
sua
responsabilità
di un attacco suicida a Tel-Aviv.
26.r.
MITO
26.r.
"Al-jazeera è la CNN araba e fornisce al mondo arabo una
fonte
obiettiva
di notizie"
26.r.
FATTI
Al-jazeera
è una rete televisiva in lingua araba con sede nel
Qatar
ampiamente
seguita in tutto il mondo arabo.
Il
canale nacque nel 1996 come un piccolo progetto di un emiro
del
Qatar,
Sheik Hamad bin-Khalifa al-Thani ed ha guadagnato importanza
durante
la guerra USA in Afghanistan per i suoi lunghi contatti coi
Talebani
e con Osama bin Laden. Mandando in onda una serie di punti di
vista,
inclusi quelli degli ufficiali dell'amministrazione Bush, la
rete
tentava
di creare l'impressione di essere una fonte obiettiva di notizie
per
il mondo arabo. Infatti, Al-jazeera ha una lunga storia come
testata
di
propaganda per gli estremisti del mondo arabo. Uno scolaro
musulmano
aveva
criticato la rete per aver incitato le masse arabe contro
l'Occidente
e per aver fatto bin Laden e i suoi aiutanti delle
celebrità.
"C'è una differenza tra il dare alle diverse
opinioni
un'opportunità
[di essere sentite] e lasciare
lo
schermo aperto agli assassini armati per diffondere le loro
idee",
disse
il Dr. Abd Al-Hamid Al-Ansari, preside della facoltà di
Shar'ia e
Legge
della Università del Qatar.[23]
In
un'intervista a 60 Minutes, a un corrispondente di al-Jazeera
era
stato
intervistato in merito alla cronaca della questione palestinese.
Si
riferiva ai palestinesi uccisi come "martiri". Quando Ed
Bradley
evidenziò
che gli israeliani li avrebbero piuttosto chiamati
terroristi,
rispose,
"Questo è un problema degli israeliani. E' un punto di
vista".
Quando
gli fu chiesto come chiamava gli israeliani che vengono uccisi
dai
palestinesi, il reporter rispose, "Li chiamiamo così:
israeliani
uccisi
dai palestinesi". Bradlet aggiunse che la copertura di
al-Jazeera
dell'intifada
era "accreditata con crescenti dimostrazioni
pro-palestinesi
in tutto il medioriente." [24]
26.s.
MITO
26.s.
"I media esaminano attentamente le affermazioni palestinesi
prima
di
pubblicarle"
26.s.
FATTI
I
palestinesi hanno imparato che possono seminare quasi tutte
le
informazioni
ai media e sarà pubblicata o diffusa da qualche parte.
Una
volta che viene raccolta da una testata giornalistica,
è
inevitabilmente
ripetuta dagli altri. Rapidamente, la disinformazione
può
prendere il sopravvento sull'apparenza dei fatti, e mentre
Israele
può
presentare l'evidenza per correggere le inesattezze che
sono
riportate,
il danno di solito è già fatto. Una volta che
l'immagine o
l'impressione
è nella mente di qualcuno, è spesso difficile, se
non
impossibile
cancellarla.
Si
dice che ci sono tre tipi di bugie: bugie, bugie dannate
e
statistiche.
Un
punto della propaganda palestinese è stato di distribuire
false
statistiche
in uno sforzo in cui si cercava di mostrare le azioni
israeliane
come mostruose.
Ad
esempio, se un incidente coinvolgeva alcuni morti o
distruzioni,
esageravano
enormemente le figure e i media ingenui ripetevano i
dati
prefabbricati
finché non diventavano accettati da tutti come
accurati.
Questo
è accaduto, ad esempio, durante la guerra del Libano quando
il
fratello
di Yasser Arafat aveva affermato che le operazioni di Israele
avevano
lasciato 600.000 libanesi senza casa.
Aveva
alzato la cifra, ma era stato ripetuto dalla
Commissione
internazionale
della Croce Rossa e pubblicizzato dai media. In quel
momento
l'ICRC aveva ripudiato quella figura, era tropo tardi per
cambiare
l'impressione delle operazioni militari d'Israele che per
difendere
se stesso dagli attacchi terroristici sui suoi confini
settentrionali
aveva creato senza scrupoli il problema dei rifugiati.
Questo
era accaduto anche dopo l'operazione israeliana a Jenin
nell'aprile
2002 quando il portavoce palestinese Saeb Erekat disse alla
CNN
il 17 aprile che almeno 500 persone erano state massacrate e
1600
persone,
incluse donne e bambini erano dispersi.
Erekeat
non poteva produrre alcuna prova per le sue affermazioni e
infatti,
!!!!!!!!!!la commissione del riesame dei palestinesi riportò
che
il morti arrivavano al massimo a 56 di cui 34 erano combattenti.
Non
erano
riportate donne o bambini dispersi.
Ciò
che forse è maggiormente offensivo più che la
ripetizione della
bugia
di Erekeat è che i media continuano a trattarlo come un
portavoce
legittimato,
dandogli un accesso che gli permette di disseminare
regolarmente
disinformazione. Se un ufficiale americano fosse stato
trovato
colpevole di aver mentito, avrebbe probabilmente perso tutta la
sua
credibilità e avrebbe poche o nessuna chance di partecipare a
una
discussione
per esprimere il suo punto di vista.
NOTE
1.
Daniel Pipes, The Long Shadow: Culture and Politics in the
Middle
East,
(NJ: Transaction Publishers, 1990), p. 278.
2.
Pipes, p. 278.
3.
Jerusalem Report, (May 7, 1991).
4.
Associated Press and Jerusalem Post, (September 13, 2001);
Jewish
Telegraphic
Agency, (September 20, 2001).
5.
New York Jewish Week, (August 31, 2001).
6.
Jerusalem Report, (May 7, 1991).
7.
Al Hayat-Al-Jadidah, (October 16, 2001)
8.
Al Hayat-Al-Jadidah (November 2, 2001)
9.
Jewish Telegraphic Agency, (September 12, 2001).
10.
Near East Report, (August 5, 1991).
10a.
Jerusalem Report, (April 22, 2002).
10b.
Jerusalem Report, (April 22, 2002).
11.
Report filed by Jean Pierre Martin on October 5, 2000, a day
after
his
Belgian television team from RTL-TV1 was filming in the area
of
Ramallah.
11a.
Washington Post, (July 18, 2001).
12.
Washington Post, (May 10, 2001).
13.
CNN, (October 10, 2000).
14.
Al-Hamishmar, (December 6, 1991).
15.
Sidney Zion, "Intifada Blues," Penthouse, (March 1990), pp.
56, 63.
16.
Wall Street Journal, (February 21, 1990).
17.
Near East Report, (August 5, 1991).
18.
Washington Post, (September 7, 2001).
19.
New York Times, (September 30, 2000).
19a.
Washington Post, (September 13, 2001).
20.
Washington Post, (September 13, 2001).
20a.
Forward, (June 28, 2002).
20b.
AP, (September 12, 2001).
20c.
Jewish Telegraphic Agency, (September 20, 2001).
21.
Associated Press and Jerusalem Post, (September 13, 2001);
IMRA,
(September
13-14, 2001); Jewish Telegraphic Agency, (September 20,
2001).
22.
Jerusalem Post, (October 10, 2001).
22a.
Jerusalem Post, (August 26, 2002).
23.
Al-Raya (Qatar), (January 6, 2002).
24.
60 Minutes, "Inside Al Jazeera," (October 10, 2001).
25.
Washington Post, (June 25, 1982).
26.
New York Post, (May 3, 2002).